Did Ped Spec 1-50
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![]() Did Ped Spec 1-50 Description: Didattica e Pedagogia Speciale |



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01. La specificità del discorso didattico deriva dalla sua imprescindibile esigenza di assumere l’apprendimento in correlazione: all’insegnamento. alla pedagogia. alla scienza. all’indottrinamento. 02. La didattica è una scienza che si colloca all’interno del più ampio settore delle scienze: sociologiche. filosofiche. pedagogiche. antropologiche. 03. Interrogarsi sull’apprendimento significa ricercare il senso del processo per il quale l’uomo costruisce il suo: adattamento. ciclo vitale. ambiente. comportamento. 04. Nella scuola, il compito dell’insegnamento è sempre: la differenziazione. l’osservazione. l’educazione. la valutazione. 05. Istruzione e insegnamento: sono la stessa cosa. non riguardano soltanto la scuola. riguardano soltanto gli altri ambienti educativi. riguardano soltanto la scuola. 01. L’educazione pone necessariamente le sue basi nella: scuola. tradizione. memoria. filosofia. 02. “Azione che promuove lo sviluppo umano a più livelli”. La definizione si riferisce al termine: educazione. pedagogia. inculturazione. socializzazione. 03. Circa il concetto di educazione, le definizioni possibili sono: tre. molte. poche. due. 04. La pedagogia è un ragionare sui fatti che hanno a che fare con: l’ambiente scolastico. il quotidiano. il sociale. l’educazione. 05. Il percorso formativo della persona è costantemente: in crisi. problematico. in sé definito. in divenire. 06. Il processo formativo verte soprattutto su scelte: economiche. sociali. interiori. relazionali. 07. Il processo formativo, al giorno d’oggi, segue linee evolutive sempre meno: specifiche. lineari. sostenibili. sviluppate. La formazione è sviluppo del soggetto nella sua: vita quotidiana. fratellanza. scuola. umanità. L’educazione può definirsi come una esperienza: episodica. eccezionale. diffusa. circoscritta. 10. Educazione e formazione, nel linguaggio comune, vengono talvolta usati senza una chiara: differenziazione. formulazione. definizione. titolazione. 01. Parlare di integralità significa porre l’accento sulla totalità delle esigenze: socializzanti della persona. contingenti della persona. individualizzanti della persona. di sviluppo della persona. 01. Del passato bisogna: lamentarsi. sbarazzarsi. fare una utilizzazione saggia. fare una commemorazione. 02. L’educazione costituisce l’insieme degli strumenti necessari per garantire la trasmissione della: società. formazione. cultura. scuola. 03. E’ piuttosto riduttivo considerare l’intervento educativo soltanto come: socializzazione. costruzione. elevazione. formazione. 04. Secondo Leang, i fenomeni di assimilazione alla propria o all’altrui cultura non sono, di per sé: ammessi. possibili. educativi. reali. 05. L’educazione è per un verso volta alla conservazione e per un altro verso al: avvicinamento. radicamento. esclusione. rinnovamento. Tra i tratti essenziali dell’apprendimento, NON rientra: fruizione personale del dato conoscitivo. valutazione delle proprie competenze funzionali. acquisizione delle informazioni. accrescimento della esperienza personale. Le occasioni di interazione tra soggetto ed ambiente devono risultare sempre ricche: di stimolazioni. di fantasia. di guadagno economico. di persone. 01. L’autonomia della scuola deve oggi farsi carico delle istanze pedagogiche della: specificità. unità. uniformità. differenza. 01. Itard contribuì allo sviluppo di un primo approccio, alla persona con disabilità, di tipo: terapeutico. riabilitativo. critico. globale. 02. Che appellativo venne riconosciuto a Victor?. “ragazzo selvaggio”. “ragazzo di Itard”. “ragazzo plusdotato”. “giovane indigeno”. 03. La pedagogia speciale è parte della: didattica. pedagogia generale. pedagogia clinica. formazione. 01. G. Bollea ha fondato: la neuropsichiatria generale. la didattica speciale. la neuropsichiatria infantile. la pedagogia speciale. 02. G. Bollea sosteneva che, se si vuole aiutare un minore in difficoltà, bisogna prima di tutto aiutare: la sua scuola. la sua famiglia. la sua mente. esperienza. 03. La pedagogia speciale, a livello accademico, nasce in Italia nel: 1971. 1864. 1964. 1977. 01. Secondo la pedagogia emendativa, il soggetto considerato “anormale” va: compreso. ignorato. ripreso. corretto. 02. Le scuole speciali in Italia: non sono mai esistite. sono state abolite. sono attive soltanto in alcuni contesti. sono ancora attive. 03. Gli apprendimenti e le pratiche didattiche, ispirati dalla pedagogia speciale, possono generare nelle classi delle azioni di tipo: selettivo. differenziale. esclusivo. inclusivo. 01. Quando disadattamento e devianza si manifestano all’interno della scuola, vanno trattati: energicamente. pedagogicamente. psichiatricamente. affettivamente. 01. La pedagogia interculturale si sforza di riconoscere il valore delle: differenze. disuguaglianze. somiglianze. identità. 02. Con la globalizzazione della comunicazione e delle conoscenze, non si può più far riferimento a parametri: indefiniti. pluriculturali. generali. monoculturali. 03. La differenza ha sul piano sociale toni e forme molto: variegati. simili. identici. opposti. 01. La disabilità può essere di tipo: grave o gravissima. definito o permanente. transitorio o permanente. medio o lieve. 02. La parola deficit identifica una mancanza: oggettiva e verificabile. oggettiva e non verificabile. soggettiva e congenita. oggettiva e soggettiva. 03. La pedagogia speciale in Italia ha una storia lunga circa: trenta anni. quaranta anni. sessanta anni. cento anni. 01. La legge n. 517/1977 stabilisce la garanzia dell’apprendimento anche per gli alunni: portatori di disabilità. stranieri. delle scuole speciali. indigenti. 02. L’educazione e l’istruzione divengono una chiave di accesso essenziale, per le persone con disabilità, nel raggiungere una cittadinanza: speciale. parziale. funzionale. attiva. 03. L’inclusione, per potersi realizzare, richiede azioni: settoriali. di sistema. cicliche. sovversive. 04. Affrontare il tema dell’inclusione richiede sempre uno sguardo: settoriale. comprensivo. selettivo. ampio. 01. Secondo R. Caldin, se oggi dovessimo indicare che cosa è manchevole nell’integrazione/ inclusione in Italia, essa sarebbe relativa all’area: della garanzia dell’apprendimento. della medicalizzazione. della socializzazione. dell’inclusione. 02. La legge n. 517 è stata emanata nel: 1977. 1927. 1957. 1877. 03. Nel sistema educativo italiano, la possibilità per gli studenti portatori di disabilità di usufruire di tirocini e stage è: illimitata. ricca. limitata. ampia. 04. La legislazione italiana circa la disabilità è tra le più avanzate: in Occidente. in Europa. nel mondo. in Italia. 01. La disuguaglianza è conseguenza tragica della incapacità di accogliere la diversità come: criterio. opzione. principio. valore. 02. La diversità è dovuta ad una molteplicità di: risorse. problemi. persone. variabili. 03. Il più delle volte la diversità viene vista come: un bene comune. un fattore di contesto. un ostacolo. una risorsa. 04. La logica della identificazione tende alla: omologazione. stereotipia. conclusione. originalità. 01. In educazione è improduttivo: costruire. polarizzare. interpretare. armonizzare. 02. I problemi del vantaggio e dello svantaggio socio economico: sono di pertinenza della pedagogia speciale. non sono di pertinenza della pedagogia speciale. potrebbero divenire in futuro di pertinenza della pedagogia speciale. sono soltanto in parte di pertinenza della pedagogia speciale. 03. Il problema della diversità in pedagogia si affronta: definendo il deficit. ignorando il deficit. mettendo in dubbio le potenzialità presenti. valorizzando le potenzialità presenti. 04. L’approccio pedagogico alla diversità ha portato alla considerazione di ciò che v’è nell’altro-diverso di: incompiuto. positivo. negativo. critico. I bisogni educativi presenti in classe oggi sono tra di loro: contraddittori. simili. indefiniti. eterogenei. 02. Il concetto di “speciale normalità” si può attribuire a: L. Cottini. L. d’Alonzo. L. De Anna. D. Ianes. 03. Per garantire, ai soggetti portatori di disabilità, una vantaggiosa vita scolastica: non si deve ignorare la loro diversità. è obbligatorio ignorare la loro diversità. è possibile ignorare la loro diversità. si deve ignorare la loro diversità. 01. I desideri appaiono collegati: ai bisogni. alle necessità. ai vissuti. alle identità. 02. In tutte le interazioni comunicative in primo piano vi è: la figura di chi parla e di chi ascolta. il ruolo di chi parla e di chi ascolta. le ragioni di chi parla e di chi ascolta. l’identità di chi parla e di chi ascolta. 03. Nei contesti didattici è importante capire: quanto si comunica. perché si comunica. dove si comunica. quando si comunica. 01. La comunicazione si motiva e si struttura nel rapporto: Io-me stesso. Io-voi. Io-altro. Io-noi. 02. Ogni nostra visione delle cose ha bisogno, da parte degli altri, di: chiarimento. dibattito. smentita. conferma. 03. La competenza comunicativa si sviluppa: nella fanciullezza. nella giovinezza. nell’età adulta. sin da neonati. 01. Il clima organizzativo: influenza soltanto alcuni aspetti della vita di una organizzazione. influenza tutti gli aspetti della vita di un’organizzazione. non influenza nessun aspetto della vita di una organizzazione. è di ostacolo alla vita di una organizzazione. 01. Secondo Rivoltella, la fruizione delle tecnologie multimediali all’interno del setting didattico viene scandita dalle attività di: rappresentazione, comunicazione, condivisione e costruzione. rielaborazione, comunicazione, condivisione e costruzione. rappresentazione, implementazione, condivisione e costruzione. rappresentazione, ideazione, condivisione e costruzione. 02. I nuovi media suggeriscono all’agire didattico nuovi compiti che sono in tutto: 6. 4. 3. 2. 03. La lettura ipertestuale rende l’apprendimento: divertente e ludico. sociale e di gruppo. sequenziale e lineare. attivo e dinamico. 01. Il più importante prerequisito per intraprendere un intervento di CAA è la effettiva presenza di: disturbi della sfera comunicativa. vicinanza empatica del pattern comunicativo. concrete opportunità di comunicazione. remote opportunità di comunicazione. 02. La comunicazione aumentativa alternativa NON è costituita da: link. immagini. gesti. parole. 03. “E’ una misura di sostegno alla relazione, alla comprensione e al pensiero”. Si tratta: della comunicazione multimediale. della comunicazione aumentativa alternativa. della figura dell’insegnante di sostegno. della comunicazione didattica. 04. L’insegnamento del programma PECS prevede un percorso articolato in: 2 fasi. 4 fasi. 3 fasi. 6 fasi. 01. Fino alla fine degli anni Settanta del secolo scorso, la convinzione generale era che l'allievo in situazione di disabilità dovesse essere inserito in gruppi di coetanei: con deficit simili. con deficit sensoriali. con deficit intellettivi. normodotati. 02. La costituzione delle classi differenziali, parallele a quelle comuni, fu giustificata da un intervento, sul deficit, di tipo prettamente: differenziale. educativo. pedagogico. tecnico-sanitario. 03. La legge n. 118 del 30 marzo 1971, all’art.28, riconobbe agli allievi in situazione di disabilità il diritto all’educazione: in classe differenziale. in ambito familiare. negli istituti per portatori di disabilità. in classe comune. 01. La necessità di individualizzare gli interventi sottende, al suo interno, una logica: efficientistica. personalistica. comune. individualistica. 02. Favorirono la creazione di un ambiente scolastico inclusivo. Si sta parlando delle classi: differenziali. speciali. scoperte. aperte. 03. La legge che introduce la figura dell’insegnante di sostegno è la legge: n. 517 del 1977. n. 118 del 1971. n. 104 del 1992. n. 1859 del 1962. 04. La legge n. 517 del 1977 parla dello svantaggio socioculturale: in alcune sue parti. in molte sue parti. in nessuna sua parte. soltanto all’inizio. 05. Si insiste sulla parola “integrazione” a partire dalla legge: n. 104 del 1992. n. 517 del 1977. n. 118 del 1971. n. 1859 del 1962. 01. Per quanto riguarda l'integrazione scolastica, la legge n. 194/1992 ha fissato le basi, per l’allievo portatore di disabilità, di un progetto al tempo stesso: comprensivo e contestualizzato. individualizzato e circoscritto. globale e individualizzato. contestualizzati e individualizzato. 02. La dichiarazione di Salamanca venne stilata nell’anno: 1992. 1994. 1971. 1962. 03. La legge n. 104/1992 si è occupata dei bisogni educativi speciali: solo in parte. no. soltanto nelle sue conclusioni. si. 04. A partire dalla legge n. 104/1992 un ruolo sempre più attivo viene attribuito: al gruppo dei pari. alla famiglia. agli specialisti di area medica. alla scuola. 01. La legge che sancisce l’ingresso della parola integrazione all’interno del lessico, non soltanto scolastico, è la: n. 118 del 1971. n. 517 del 1977. n. 1859 del 1962. n. 104 del 1992. 02. A seguito dell’abolizione delle classi differenziali, l’inserimento dei portatori di disabilità nelle classi normali venne da alcuni definito come: integrato. speciale. comune. selvaggio. 03. La legge n. 118 del 1971 sancì che l'istruzione dell'obbligo per i soggetti portatori di disabilità doveva avvenire nelle classi normali: della scuola privata. della scuola speciale. della scuola pubblica. della scuola paritaria. 2. “A questa legge si riconosce l’aver introdotto la parola “inserimento”, per sancire il processo di accoglienza, all’interno delle mura scolastiche, degli allievi con disabilità”. Si tratta della legge: n. 1859 del 1962. n. 118 del 1971. n. 104 del 1992. n. 517 del 1977. 01. La prospettiva inclusiva scaturisce da un cammino iniziato: negli anni Settanta del secolo scorso. negli anni Cinquanta del secolo scorso. negli anni Quaranta del secolo scorso. negli anni Sessanta del secolo scorso. 02. La Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità introduce il concetto di: inserimento. inclusione. integrazione. accoglienza. 03. Per favorire il diritto allo studio occorre che la scuola elabori risposte: articolate e plurime. individualizzate e personalizzate. semplici e complesse. esaustive e autosufficienti. 01. d’Alonzo (2017) sottolinea come la scuola italiana non riesca a dare risposta di valore: a molti suoi alunni. alle famiglie degli alunni. a tutti i suoi alunni. ad alcuni suoi alunni. 02. Attualmente, i gruppi classe appaiono sempre meno disposti: soltanto degli allievi senza problematiche. all’ascolto. soltanto degli allievi portatori di disabilità. dei presidi socio-sanitari. 03. Una scuola inclusiva pianifica avendo presente la necessità di dare risposte in primo luogo: ai portatori di BES. al dirigente scolastico. al corpo docenti. a tutti i suoi allievi. 01. Le strategie di gestione della classe risultano ormai: desuete. affidate all’estro di ciascun docente. assodate e validate dalla ricerca. difficili da definire. 02. In una scuola inclusiva il soggetto in difficoltà non deve avere la percezione di essere: incluso. uguale agli altri. integrato. un corpo estraneo. 03. La didattica speciale per una scuola inclusiva inizia necessariamente dal concetto di gestione: degli allievi portatori di disabilità. dei metodi. della classe. del corpo docenti. 01. Nella disabilità intellettiva, la compressione delle abilità psichiche si manifesta durante il periodo: evolutivo. clinico. scolastico. diagnostico. 5. I domini interessati dalla disabilità intellettiva sono in tutto: due. cinque. quattro. tre. 03. Le aree di deficit delle funzioni intellettive sono in tutto: due. sei. tre. quattro. 01. I disturbi dello spettro autistico rientrano nell’ambito dei: disturbi sistemici dello sviluppo. disturbi clinici dello sviluppo. disturbi invalidanti dello sviluppo. disturbi pervasivi dello sviluppo. 02. La compromissione, sempre presente nei disturbi dello spettro autistico, è quella relativa: all’intelligenza spaziale. alla competenza logico-matematica. all’interazione sociale. alla competenza motoria. 03. La classe dell’allievo con disturbi dello spettro autistico può divenire un contesto inclusivo se si adatta facilmente: alle sue peculiari modalità aggressive. alle sue difficoltà di apprendimento. alle sue peculiari crisi comportamentali. alle sue peculiari modalità di funzionamento. 04. La presenza ed il ruolo dei compagni, per l’allievo con disturbi dello spettro autistico, rappresentano: un elemento di disturbo. un fattore di criticità. un elemento ininfluente. una risorsa. 01. La sfera cognitiva, nella disabilità sensoriale, in genere: non è compromessa. è compromessa. è irrilevante. è sempre parzialmente compromessa. 02. I vari livelli di ipoacusia e le loro differenze comportano, per chi ne è affetto, diverse esperienze: degli altri. di se stesso. del mondo. della scuola. 03. La pluridisabilità sensoriale prevede la presenza simultanea di: disabilità sensoriale e intellettiva. disabilità tattile e visiva. disabilità motoria e cognitiva. disabilità visiva e uditiva. 04. Le disabilità sensoriali implicano una serie di difficoltà nella sfera: sociale e dell’autonomia personale. intellettiva e dell’autonomia personale. motoria e linguistica. cognitiva e sociale. 01. Il soggetto sordo percepisce la propria differenza come una propria: originalità. carenza. prerogativa. peculiarità. 02. L'esposizione ad una lingua dei segni, per il soggetto sordo, produce vantaggi: indubbi. irrilevanti. probabili. improbabili. 03. Il soggetto sordo presenta una carenza di dati informativi: su se stesso. sulla sua disabilità. sul mondo. sulla scuola. 04. Il soggetto sordo, in ambito didattico, presenta difficoltà nella lingua: dei segni. scritta ma non parlata. scritta e parlata. parlata ma non scritta. 01. La distanza ottimale nella conversazione con l'allievo sordo non deve mai essere oltre: un metro. 30 centimetri. un metro e mezzo. due metri. 02. Per utilizzare la lingua italiana dei segni (LIS) occorre ricorrere: all’insegnante di sostegno. all’insegnante curriculare. ad un mediatore linguistico. alla sensibilità dei compagni. 01. In assenza della vista, gli altri sensi cooperano tra di loro per sopperire a tale mancanza mediante un processo note come: dissonanza. assonanza. vicarianza. corrispondenza. 02. Nell’ambito della stessa disabilità visiva, molto differente può essere la percezione della realtà a seconda se si sia: vedente o ipovedente. ipovedente o disabile intellettivo. non vedente o disabile intellettivo. non vedente o ipovedente. 03. Il disabile visivo, circa l’apprendimento, necessita di: tempi più brevi. stimoli uditivi. tempi più lunghi. stimoli visivi. 01. Le strategie didattiche più favorevoli ad un alunno con disabilità visiva fanno riferimento a una prospettiva di tipo: concettuale. esperienziale. cognitivo. visivo. 02. Nell’intervento didattico a favore dello studente con disabilità visiva, occorre anche ponderare il ruolo dei meccanismi: di difesa. impliciti. espliciti. di vicarianza. 03. Tra gli obiettivi dell’intervento didattico a favore dello studente con disabilità visiva, vi è anche l’acquisizione di una buona competenza: personale. linguistica. relazionale. psicologica. 01. La sfida della pedagogia speciale, in materia di progettazione didattica, è di riuscire a coniugare la didattica curricolare alle esigenze dettate: dall’insegnamento. dall’istruzione. dall’inclusione. dall’apprendimento. 02. La progettazione dell'insegnamento è l'analisi della situazione da cui prende avvio l’azione: valutativa. di sostegno. scolastica. didattica. 03. In ottica inclusiva, il curricolo comune va adattato per accogliere le esigenze: di ciascuno studente. degli insegnanti curricolari. degli allievi portatori di disabilità. della dirigenza scolastica. 01. L’adattamento degli obiettivi didattici e dei materiali di apprendimento è parte integrante: del PEI (piano educativo individualizzato) e del PDP (Piano didattico personalizzato). del PEI ma non del PDP. del PDP ma non del PEI. soltanto del PEI. 02. Quale, tra le seguenti, NON è una strategia di adattamento didattico: semplificazione. sostituzione. facilitazione. relazione. 03. Nella classe inclusiva le strategie di adattamento: tornano utili soprattutto alla dirigenza scolastica. tornano utili a tutti gli allievi. sono destinate soltanto agli allievi con bisogni educativi speciali. sono utili soprattutto ai docenti. 01. Una delle seguenti NON è una strategia di adattamento didattico: facilitazione. inversione. sostituzione. partecipazione alla cultura del compito. 02. La strategia didattica della facilitazione prevede: un esonero dallo svolgimento dell’attività. una aggiunta di informazioni per svolgere l’attività. la riduzione del contenuto dell’attività. l’offerta di attività libere. 03. Nella strategia didattica della sostituzione, si vanno a sostituire: gli obiettivi. le consegne. i materiali. i metodi. 01. Nel caso di ipoacusia, il banco va posto di fronte: ai compagni. alla cattedra. alla foresta. alla finestra. 02. In presenza di deficit uditivo, la compromissione dell’udito si può compensare con: il tatto. la vista. la voce. appositi strumenti. 03. In presenza di deficit visivo si possono utilizzare: riassunti. audiolibri. schemi. mappe. 04. Per quanto riguarda la comprensione del testo per un allievo ipovedente, si può utilizzare del materiale di lettura: speciale. alternativo. LIS. in Braille. 05. In caso di disabilità sensoriale, a carico della vista e dell’udito, il PEI suggerisce: semplificazioni o facilitazioni. partecipazione alla cultura del compito. sostituzioni o semplificazioni. scomposizione dei nuclei fondanti della disciplina. 01. Nell’ambito dei disturbi generalizzati dello sviluppo, la strategia didattica della facilitazione prevede il ricorso al mediatore: iconico. testuale. verbale. globale. 02. In caso di disturbi di attenzione, concentrazione e iperattività, i materiali didattici vanno presentati con: complessità e disposizione. semplicità e ordine. appositi strumenti. rapidità e tempestività. 03. Le strategie di facilitazione nei disturbi oppostivi provocatori e comorbilità con ADHD si possono strutturare mediante la modalità: on line. di visual learning. scritta. di e learning. 04. Un esempio di sostituzione, nell’ambito dei disturbi dello spettro autistico, è: la comunicazione aumentativa alternativa. la facilitazione. la partecipazione alla cultura del compito. la scomposizione dei nuclei fondanti della disciplina. 01. La LIM può essere parte del generale processo di semplificazione delle attività didattiche, specialmente per quanto riguarda la semplificazione: della complessità concettuale. della sostituzione. dell’espressione corporea. dell’espressione grafico-pittorica. 02. Lo schermo della LIM diviene per gli alunni spazio condiviso: di elaborazione e azione diretta. di elaborazione e azione pregressa. di concettualizzazione e azione indiretta. di calcolo e concettualizzazione automoma. 03. La LIM scardina la centralità: dell’allievo. del testo scritto. dell’insegnante. della voce umana. 01. Secondo l’approccio dell’Universal Design for Learning, “quello che è necessario per qualcuno, finisce per diventare utile: “per tutti”. “per nessuno”. “per la maggioranza”. “per alcuni”. 02. L’approccio dell’Universal Design for Learning si fonda sulla consapevolezza che gli allievi hanno: livelli di giudizio differenti. disabilità differenti. abilità e stili di apprendimento differenti. abilità uguali e stili di apprendimento differenti. 01. Secondo l’Universal Design for Learning, includere significa promuovere: tutte le intelligenze. la creatività. tutti gli allievi. tutti i portatori di disabilità. 02. Secondo il criterio della tolleranza dell’errore, la proposta didattica è tanto più efficace quanto più è pensata per: favorire la semplificazione. contenere gli errori. limitare l’insuccesso. facilitare l’espressione corporea. 03. I principi dell’Universal Design for Learning sono in tutto: due. sei. tre. quattro. 04. Le linee Guida elaborare dal CAST circa l’Universal Design for Learning risalgono al: 2021. 1999. 2016. 2011. 01. La possibilità di attività coinvolgenti e motivanti per lo studente si può attuare mediante: verifiche di gruppo. lavori di gruppo. verifiche individuali. lavori individuali. 02. Secondo il principio “fornire molteplici mezzi per manifestare impegno”, l’apprendimento in classe è un processo di: valutazione. implementazione. costruzione di gruppi di lavoro. costruzione di significato. 01. La direttiva del 27 dicembre 2012 pone alla scuola, per la prima volta, il problema: delle scarse competenze dei suoi allievi. della collegialità. delle criticità comportamentali dei propri allievi. dei bisogni educativi speciali dei suoi allievi anche senza certificazione o diagnosi. 02. La persona con svantaggio socio-economico linguistico culturale, senza alcuna diagnosi: è esclusa categoricamente dai BES. non rientra nei BES. rientra nei BES. potrebbe rientrare nei BES. 01. Come sostiene d’Alonzo, la scuola italiana possiede risorse e una notevole tradizione, sul piano inclusivo: antiquate rispetto agli altri paesi. ambigue rispetto agli altri paesi. inferiore quantitativamente rispetto agli altri paesi. che nessun paese al mondo possiede. 02. La direttiva del 27 dicembre 2012 ha evidenziato che l'area dello svantaggio scolastico: è molto più specifica di quella riferibile soltanto alla presenza di deficit certificato. è molto più ristretta di quella riferibile soltanto alla presenza di deficit certificato. si circoscrive alla presenza di deficit certificato. è molto più ampia di quella riferibile soltanto alla presenza di deficit certificato. 03. Se si desidera rispondere ai bisogni educativi speciali è necessario attivarsi per sviluppare le risorse: degli studenti che ne sono portatori. delle scuole. dei docenti. della strumentazione disponibile. 04. Nei BES, l’interesse principale dei docenti va rivolto: alle criticità dell’ambiente. alle potenzialità di ciascun studente. alle difficoltà latenti. alle difficoltà presenti. |





