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Did Ped Spec 51-96

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Did Ped Spec 51-96

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Didattica e Pedagogia Speciale

Creation Date: 2026/01/23

Category: University

Number of questions: 153

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01. La dislessia è un disturbo specifico: della scrittura. del calcolo. della lettura. dell’ortografia.

02. La diagnosi dei DSA e' effettuata: dagli insegnanti curriculari. dall’insegnante di sostegno. dagli specialisti di ambito sanitario. da persone di fiducia della famiglia dell’allievo.

03. I disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) sono stati riconosciuti e definiti: dalla legge n. 1859 del 1962. dalla legge n. 517 del 1977. dalla legge n. 104 del 1992. dalla legge n. 170 dell’8 ottobre 2010.

04. Nella disortografia, è compromessa la correttezza: del ragionamento. del calcolo. della scrittura. della lettura.

01. Gli allievi con dislessia hanno difficoltà: nella scrittura. del ragionamento. nel calcolo rapido. nella comprensione del testo.

02. Nella scuola, gli allievi che presentano disturbi specifici dell’apprendimento: sono la maggioranza. sono rimasti numericamente invariati negli anni. sono in diminuzione. sono in continua crescita.

03. Le strategie ritenute efficaci per la comprensione del testo degli allievi con DSA si distinguono in: strategie semplici e strategie complesse. strategie statiche e strategie dinamiche. strategie singole e strategie multidisciplinari. strategie singole e strategie multiple.

01. Le misure dispensative sono interventi che consentono all’alunno con DSA di: svolgere alcune prestazioni. riflettere su alcune prestazioni. rimandare alcune prestazioni. non svolgere alcune prestazioni.

02. Per l’alunno con DSA, gli strumenti compensativi: facilitano ma non sostituiscono la prestazione richiesta. consentono non svolgere la prestazione. sostituiscono ma non facilitano la prestazione richiesta. sostituiscono o facilitano la prestazione richiesta.

03. Gli strumenti compensativi e le misure dispensative, a favore degli studenti con DSA, trovano la loro ragion d’essere: nel PEI (piano educativo individualizzato). nel momento della verifica e della valutazione. nella pratica della collegialità. nei principi di individualizzazione e personalizzazione didattica.

04. S. Pinnelli (2015) suddivide gli strumenti compensativi a seconda che siano: a bassa o alta tecnologia. a tecnologia personale o sociale. a tecnologia analogica o digitale. a tecnologia multimediale o ipertestuale.

01. Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) è un disturbo: dell’autocontrollo. dell’autostima. della sfera motoria. della sfera sensoriale.

02. Diversi autori sostengono che il deficit principale della sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) sia rappresentato da difficoltà che si manifestano: sia nelle situazioni scolastiche e lavorative che in quelle sociali. nelle situazioni sociali ma non in quelle scolastiche e lavorative. nelle situazioni lavorative e scolastiche ma non in quelle sociali. nelle situazioni scolastiche ma non in quelle lavorative e sociali.

03. Secondo alcuni autori, la caratteristica distintiva del disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) è: l’impulsività. la dinamicità. la metodicità. l’asocialità.

04. Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) insorge: in epoca prenatale. nell’età adulta. in età evolutiva. in epoca perinatale.

01. L’ipermedialità, secondo Pinnelli, favorisce l’apprendimento degli allievi con sindrome di attenzione e iperattività (ADHD): in parte. si. probabilmente. no.

02. Rispetto alla fruizione della televisione da parte dell’alunno con deficit di attenzione e iperattività (ADHD), la differenza fondamentale è data: dalla tipologia del programma trasmesso. dalla dimensione dello schermo. dalla presenza di altri spettatori. dalla comprensione di ciò che guarda.

03. Gli allevi con sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) hanno, tra gli altri aspetti, un deficit: dell’autostima. sociale. motivazionale. dell’aggressività.

01. Un recente impiego della tecnologia nel campo del disturbo da ADHD viene dall'utilizzo dei sistemi di: intelligenza artificiale. autoregolazione cognitiva. simulazione didattica. Biofeedback (BF) e Neurofeedback (NF).

02. Le aree privilegiate di intervento attraverso le TIC (tecnologie dell’informazione e della comunicazione) sugli alunni con ADHD riguardano compiti. attentivi, organizzativi, di memoria e di autodeterminazione. attentivi, rievocativi, di memoria e di autobiografia. attentivi, organizzativi, di memoria e di autoregolazione. strategici, organizzativi, di memoria e di autoregolazione.

2. È quel “complesso costrutto dell'attività cognitiva che si riferisce a delle abilità specifiche ben coordinate che, una volta apprese, permettono al soggetto di controllare il proprio comportamento senza la necessità di un supervisore esterno”. Stiamo parlando di: autonomia cognitiva. autoregolazione cognitiva. funzione cognitiva. strategia cognitiva.

01. Una difficoltà di funzionamento della persona genera: una disabilità intellettiva. un bisogno educativo speciale. un disturbo specifico dell’apprendimento. una disabilità sensoriale.

02. L’affermazione seguente “un bisogno educativo speciale può scaturire da moltissime combinazioni di fattori sfavorevoli per l’alunno”: non corrisponde a verità. potrebbe corrispondere a verità. corrisponde a verità. corrisponde parzialmente a verità.

03. Nel modello di funzionamento della persona dell’OMS agli estremi superiori e inferiori si trovano: le condizioni familiari e i fattori ereditari. le condizioni fisiche e i fattori mentali. le condizioni fisiche e i fattori contestuali. i fattori contestuali e le condizioni scolastiche.

01. Lo scopo generale della classificazione ICF è di fornire un linguaggio standard e unificato circa: i disturbi specifici dell’apprendimento. un bisogno educativo speciale. il funzionamento della persona. la disabilità motoria.

02. La seguente definizione “insiemi pratici e significativi di funzioni fisiologiche, strutture anatomiche, azioni, compiti, o aree di vita correlate” nell’ICF si riferisce ai: funzioni cognitive. fattori ambientali. domini. fattori contestuali.

03. I domini nell’ICF sono descritti in due elenchi principali: Funzioni e Strutture Corporee; Attività e Partecipazione. Funzioni e Strutture Mentali; Attività e Socializzazione. Funzioni e Strutture Corporee; Attività e Relazione. Funzioni e Strutture Comunicative; Attività e Partecipazione.

01. La sigla PEI sta per: piano educativo istituzionalizzato. piano educativo individualizzato. piano riabilitativo individualizzato. progettazione educativa incorporata.

02. Il PEI è elaborato è approvato: dagli specialisti della patologia. dal GLO (Gruppo di lavoro operativo per l’inclusione). dal team degli insegnanti di sostegno. dal collegio dei docenti.

03. Le sezioni del PEI più significative per la valorizzazione della prospettiva bio-psico-sociale sono quelle dedicate: alle strutture corporee. ai fattori personali. alle strutture mentali. al contesto.

01. Guardare al PEI in prospettiva bio-psico-sociale significa leggere i bisogni educativi speciali in ottica di : salute. malattia. deficit. disabilità.

02. La sigla ICF-CY identifica la Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute (ICF) nella sua versione specifica per: la disabilità intellettiva. l’infanzia e l’adolescenza. i bisogni educativi speciali. l’età adulta.

03. Pensare al PEI in prospettiva bio-psico-sociale significa considerare l’allievo secondo una prospettiva: critica. sistematica. settoriale. globale.

01. Rispetto ad un’azione, compito o funzione, quello che l’alunno è in grado di fare senza alcuna influenza di fattori contestuali, ambientali o personali, si definisce: capacità. performance. prestazione. abilità.

02. Nella componente delle “Funzioni mentali” di ICF troviamo due domini: funzioni mentali semplici e funzioni mentali complesse. funzioni mentali globali e funzioni mentali specifiche. funzioni mentali normali e funzioni mentali speciali. funzioni mentali centrali e funzioni mentali periferiche.

03. Tra le quattro dimensioni fondamentali del nuovo PEI non è presente: la dimensione della comunicazione e del linguaggio. la dimensione dell’autonomia e dell’orientamento. la dimensione della valutazione scolastica. la dimensione della relazione, dell’interazione e della socializzazione.

04. Il modello di PEI voluto dal dm 182/2020 invita a strutturarlo secondo il seguente numero di dimensioni fondamentali: tre. due. cinque. quattro.

01. La certificazione delle competenze dell’allievo portatore di disabilità è prevista al termine: della classe quinta della Scuola Primaria ma non della classe terza della Scuola Secondaria di primo grado. non è prevista. della classe terza della Scuola Secondaria di primo grado ma non della classe quinta della Scuola Primaria. della classe quinta della Scuola Primaria e della classe terza della Scuola Secondaria di primo grado.

02. Le sezioni in cui è suddiviso il nuovo PEI sono in tutto: quattro. dodici. sette. nove.

03. Circa gli interventi, per la scuola dell’infanzia bisogna precisare che i campi di esperienza si sviluppano ed intrecciano in: percorsi educativi e non in percorsi ludici. percorsi educativi e non in percorsi didattici. percorsi propedeutici e non in percorsi didattici. percorsi didattici e non in percorsi educativi.

04. Il progetto individuale è redatto: dall’ente locale. dalla ASL. dalla scuola. dalla famiglia.

01. La prospettiva bio-psico-sociale alla base di ICF identifica, nei fattori contestuali, due grandi ambiti, che interagiscono tra di loro: fattori statici e fattori dinamici. fattori ambientali e fattori personali. fattori intrinseci e fattori estrinseci. fattori personali e fattori sociali.

02. In ambito scolastico possiamo osservare a volte fattori contestuali che hanno: soltanto la valenza di barriera. entrambe le valenze di facilitatore o di barriera. nessuna valenza. soltanto la valenza di facilitatore.

03. Il ruolo dei fattori contestuali nell’influenzare il funzionamento e la partecipazione dello studente: è innegabile. è ambiguo. è irrilevante. non è stato ancora approfondito.

01. Introdurre la dizione “piano educativo individualizzato-progetto di vita” significa aver compreso che occorre: pianificare rigorosamente l’esistenza del soggetto portatore di disabilità. tenere a mente che il soggetto portatore di disabilità non può fare a meno dell’aiuto degli altri. pensare l’esistenza del soggetto portatore di disabilità oltre l’età della scolarizzazione. ricordare che l’esistenza del soggetto portatore di disabilità non va oltre l’età della scolarizzazione.

02. Il raggiungimento di una buona qualità della vita adulta si predispone a partire: dalla prime fasi dello sviluppo. dall’età della scuola primaria. dall’età della scuola secondaria di primo grado. dall’età della scuola secondaria di secondo grado.

03. Lepri osserva che l’idea che le persone con disabilità (in particolare intellettiva) possano “diventare grandi” è : sbagliata. tutta da verificare. ormai ampiamente di maggioranza. ancora ampiamente di minoranza.

01. Il bambino che appartiene al circuito della marginalità e del disagio sociale soffre, a scuola: di scarsa accettazione da parte dei docenti. di nessuna situazione in particolare. di scarsa integrazione nella classe. di scarsa fiducia da parte del docente di sostegno.

02. Il soggetto marginale, rispetto alla sua sfera interiore, ha un dialogo: quotidiano. scarso. proficuo. assiduo.

03. Il soggetto marginale è principalmente povero di: una unità abitativa di proprietà. risorse economiche fisse. relazioni umani efficaci. titoli di studio.

01. Secondo Pines, il desiderio di un figlio, nelle situazioni di marginalità e di deprivazione, può rappresentare, in realtà, quello di prendersi cura: di una nuova famiglia. dell’immagine di sé. delle proprie parti “bambine”. di un neonato.

02. La mancata accettazione dell’esperienza della gravidanza nelle giovani madri disagiate compromette: il rapporto madre-figlio. il rapporto con la famiglia di origine. la situazione economica. la frequenza scolastica.

03. Uno dei maggiori problemi del ritrovarsi incinte in età adolescenziale riguarda probabilmente: le tensioni di coppia. l’elaborazione emotiva di questo stato. l’elaborazione del progetto di vita. la situazione economica legata a questo stato.

04. La condizione di fondo del ritrovarsi incinte in età precoce, e in un contesto di disagio e marginalità sociale, è rappresentata da un sostanziale rifiuto: della presenza della famiglia di origine. della gravidanza. delle regole. del momento del parto.

01. È stato osservato che più si è svantaggiati e più ci si allontana dalla disponibilità: ad accettarsi. a frequentare percorsi scolastici. al dialogo con gli altri. al cambiamento.

02. Lo stereotipo, di per sé, NON: è un elemento importante. è un elemento positivo. esiste. è un elemento negativo.

03. Occorre aiutare l’identità personale dell’adulto marginale a divenire disponibile ad accogliere: il presente. la novità. il passato. la realtà.

04. A volte il formatore del soggetto marginale può essere inconsapevolmente vittima di: episodi di bullismo. emarginazione sociale. pregiudizio. se stesso.

01. Nell’intervento formativo rivolto al soggetto marginale occorre ridurre la diffidenza verso la situazione: personale. di apprendimento. familiare. economica.

02. La marginalità sociale è una forza che inibisce, tra gli altri aspetti, anche la: scolarizzazione. diagnosi. stereotipia. comunicazione.

03. I messaggi comunicativi, rivolti al soggetto marginale, NON devono essere: semplici. complessi. chiari. ridondanti.

04. Nei percorsi di formazione il soggetto in condizione di marginalità sociale spesso avverte uno scollamento tra gli argomenti proposti e: la scuola. la loro utilità a livello cognitivo. il loro significato. la loro utilità nella pratica quotidiana.

01. Paradossalmente, più si è svantaggiati e più ci si allontana dalla disponibilità ad affrontare: nuovi percorsi familiari. nuovi cammini e persone. i problemi personali. nuovi cammini ed orizzonti.

02. L’adulto in condizioni di disagio ha bisogno di progetti impegnativi, oltre: la soglia minima. la scuola. la sua volontà. ogni sua previsione.

03. “Non c’è nulla di più ingiusto che fare parti uguali tra disuguali”. Lo ha affermato. Bartolo Longo. Jerome Bruner. Nicola Paparella. Don Lorenzo Milani.

04. Il tentativo di “puntare in alto” nella formazione degli adulti marginali trova ulteriori ostacoli: in alcune loro prerogative. in alcune loro rigidità. nei loro docenti. nei loro parenti.

01. Ha parlato di “pensiero narrativo”. Si tratta di: J. Piaget. J. Bruner. Bartolo Longo. M. Montessori.

02. Per P. Ricoeur, si esiste nella misura in cui si è capaci di: esprimersi. parlare. raccontare. ribellarsi.

03. Per favorire riscatto ed emancipazione del soggetto marginale, può essere utile offrirgli: modelli identitari cui ispirarsi. modelli speciali cui ispirarsi. racconti fantastici cui ispirarsi. incentivi economici.

01. I soggetti (adulti e bambini) marginali sono in grado di manifestare, nonostante tutto, aree di competenza: note. incongruenti. deficitarie. inaspettate.

02. “Speciale capacità di far fronte agli eventi traumatici, di opporsi alle avversità, di superarle ed a volte persino di uscirne rafforzati, manifestando adattamento, flessibilità e capacità di contrastare le avversità, piegandole a proprio vantaggio”. Stiamo parlando di: progetto di vita. impegno. resilienza. fortuna.

03. Per ottenere resilienza, nel gruppo in formazione il soggetto marginale: non deve rientrare. va posto al centro. va esentato dai compiti. va posto accanto al formatore.

01. La finalità dell’intervento formativo, destinato a soggetti adulti marginali è di: renderli conformi alla normalità. renderli conformi alla convivenza civile. incrementare il loro bagaglio esperienziale. incrementare il loro bagaglio lessicale.

02. Un fronte sul quale lavorare, per assicurare empowerment al soggetto in condizione di marginalità, è il sostegno: al suo sistema familiare. al linguaggio. al reddito. alla motivazione.

03. Il soggetto marginale, mediante le nuove conoscenze acquisite in un percorso formativo, va ad arricchire: il gruppo dei formatori. l’istituzione che rappresenta. le pratiche formative. il suo contesto di vita.

01. Dal punto di vista educativo, lo stato di madre sola disagiata può penalizzare anche l’esercizio della funzione: esecutiva. riproduttiva. simbolica. genitoriale.

02. Sulla categoria delle madri sole disagiate si concentrano una serie di: disagi. partner. figli. eventi fortuiti.

03. Le giovani madri sole disagiate risultano povere soprattutto di: validi riferimenti affettivi. valide soluzioni abitative. validi titoli di studio. validi sussidi economici.

01. Come osserva F. Bimbi, le madri sole nubili, in passato, erano soggette ad una forte: empatia da parte dei familiari. considerazione sociale. depressione. disapprovazione sociale.

02. I legami sentimentali di una giovane madre sola disagiata sono in genere caratterizzati: dalla presenza di un partner stabile. dall’assenza di un partner stabile. dal supporto della propria madre. dalla presenza di violenza.

03. Le giovani madri sole disagiate rappresentano un fenomeno sociale non ancora adeguatamente analizzato anche dal punto di vista: psichiatrico. sociale. psicologico. pedagogico.

01. Una importante risorsa per la vita della madre sola disagiata è rappresentata: da alcuni sussidi economici. dalla rete amicale. dai figli maggiorenni. dalla parentela più prossima.

02. La rete parentale della giovane madre sola disagiata può essere al tempo stesso: ampia e ristretta. risorsa e fonte di problematicità. utile e inutile. affidabile e inaffidabile.

03. Come evidenzia Giullari, le condizioni per imbastire un processo di reciprocità nel sostegno, per la giovane madre sola disagiata, è alquanto: improbabile. facile. immediato. possibile.

04. Occorre impedire che si formi, nella giovane madre sola disagiata, una cultura della dipendenza come parte integrante della loro: professionalità. famiglia. specificità. identità.

01. Una ricerca internazionale ha messo il luce come le giovani madri sole siano esposte a periodi di dipendenza dall’assistenza pubblica: sporadici. più lunghi della media. brevi. alternativi.

02. Le forme di aiuto per le madri sole disagiate possono generare: indipendenza. dipendenza. autonomia. soddisfazione.

03. Le due principali forme di aiuto per le madri sole disagiate sono rappresentate da: assistenza sociale pubblica e sostegno della famiglia d’origine. assistenza sociale pubblica e aiuti da parte di amici. sostegno della famiglia d’origine e lavoro autonomo. assistenza sociale pubblica e assistenza sociale privata.

04. Come avvertono E. Ruspini e F. Bimbi, la povertà femminile è sempre intrecciata ad un percorso di: dipendenza. attaccamento. devianza. incoerenza.

01. Per favorire il destino di una giovane madre sola disagiata possono influire: condizioni fisiche e variabili contestuali. condizioni etniche e variabili ambientali. condizioni familiari e variabili contestuali. condizioni soggettive e condizioni oggettive.

02. Bolton, Laner e Kane affermano che i bambini di una madre sola adolescente sono esposti al rischio di: maltrattamento. devianza. difficoltà comportamentali. malformazioni.

03. La trasmissione di madre in figlia della condizione di giovane madre sola disagiata è: dimostrata dal punto di vista scientifico. è vera. non dimostrata dal punto di vista scientifico. difendibile.

01. Il bambino in condizione di disagio sociale vive l’esperienza scolastica con forte: trasporto. coinvolgimento emotivo. entusiasmo. distacco emotivo.

02. Crosnoe e Copper affermano che i bambini in stato di marginalità sociale, economicamente svantaggiati, a scuola ottengono: più considerazione da parte dei docenti. punteggi più alti rispetto agli altri compagni. più considerazione da parte dei compagni. punteggi più bassi rispetto agli altri compagni.

03. La scuola frequentata dal bambino in condizione di marginalità sociale può essere il luogo in cui intercettare i suoi primi segnali: di apprendimento. di insofferenza. di disagio. di comunicazione.

01. Il focus del disagio infantile oggi può essere legato al concetto di povertà: sociale. familiare. economica. educativa.

02. Il fenomeno della povertà educativa non può lasciare indifferente lo sguardo: delle scienze pedagogiche. delle scienze economiche. delle scienze sociologiche. dei genitori.

03. Nei contesti del disagio sociale, avere un solo genitore rappresenta un: ulteriore fattore di sostegno. grande punto di forza. fattore ininfluente. ulteriore fattore di criticità.

01. La finalità dell’intervento educativo, destinato ai portatori di disagio sociale, punta allo sviluppo in loro di: emozione. resistenza. differenza. resilienza.

02. Bisogna aiutare il soggetto in condizione di disagio sociale a prendere consapevolezza dei propri bisogni e anche delle proprie: debolezze. lacune. criticità. capacità.

03. La complessità che caratterizza il disagio sociale richiede una condivisione ampia della responsabilità: giuridica. educativa. personale. familiare.

01. Il passaggio dagli istituti alla comunità si è reso necessario per rendere il modello assistenziale dei portatori di disagio sociale meno: complesso. personalizzato. lungo. spersonalizzante.

02. Il progetto educativo individualizzato viene realizzato in comunità: soltanto per qualche ospite con particolari problematiche. soltanto per coloro che presentano disabilità certificata. per ciascun ospite. soltanto per i bambini stranieri.

03. L’èquipe dei professionisti operanti in struttura predispone, per ciascun ospite un progetto educativo: globale. standardizzato. unico. individualizzato.

01. Rispetto alle madri inserite nelle comunità di accoglienza, l’intervento educativo intende migliorare le loro capacità: contestuali. ambientali. soggettive. genitoriali.

02. Il problema, da parte dell’utenza, della mancata accettazione del percorso comunitario, specie in fase iniziale, è piuttosto: frequente. normale. saltuario. raro.

03. Come ha affermato M. Zappa, “chiudere davvero gli istituti” significa soprattutto lavorare sul territorio per costruire, a favore delle famiglie, una politica: di negoziazione. di partecipazione globale. di animazione sociale. di responsabilità condivisa.

01. Il bambino si manifesta nel mondo e struttura una propria identità mediante: il corpo e la sua vivacità. il ruolo degli insegnanti. il ruolo degli educatori. il corpo e il movimento.

02. Alle funzioni motorie (corpo e movimento) sono collegate quelle: organiche. psichiche. fisiologiche. ambientali.

03. Quale dei seguenti NON è un obiettivo educativo contemplato nel progetto educativo individualizzato di un bambino ospite di una comunità educativa di accoglienza: Acquisizione delle routine quotidiane. Raggiungimento del successo scolastico. Miglioramento del carattere. Incremento delle capacità relazionali.

01. Il modello di convivenza nella comunità di accoglienza ha come riferimento: il contesto scolastico. il contesto assistenziale. l’ambiente esterno. l’ambiente familiare.

02. La maternità deve essere una condizione: fortemente voluta. fortemente ricercata. critica. assegnata.

03. L’intervento educativo, rispetto alla dimensione assistenziale: deve andare oltre. è precedente. è ripetitivo. è successivo.

04. Il problema, da parte dell’utenza, della mancata accettazione del percorso comunitario, specie in fase iniziale, è piuttosto: raro. frequente. saltuario. normale.

01. Il progetto educativo individualizzato in comunità educativa di accoglienza serve per tenere attiva: la dimensione valutativa degli interventi da realizzare. la dimensione organizzativa degli interventi da realizzare. la dimensione simbolica degli interventi da realizzare. la dimensione progettuale degli interventi da realizzare.

02. La costruzione di un progetto educativo individualizzato in comunità educativa di accoglienza non può prescindere da un coinvolgimento: del consulente legale dell’utente. dell’ambiente comunitario ospitante. del soggetto per il quale viene realizzato. dell’assistente sociale.

03. La struttura di un progetto educativo individualizzato realizzato in comunità educativa di accoglienza rimane: articolata. conclusa. coesa. flessibile.

04. Da una comunità educativa di accoglienza occorre essere dimessi: nel più breve tempo possibile. mutati rispetto alla fase di ingresso. immutati rispetto alla fase di ingresso. nei primi due mesi.

05. Il progetto educativo individualizzato in comunità educativa di accoglienza è previsto: Soltanto per i bambini. Soltanto per le madri. Per tutti gli utenti accolti. Soltanto per i maggiorenni.

01. Progettare, in ambito educativo, significa riuscire ad anticipare: la domanda dell’utenza. un risultato atteso. un indicatore di valutazione. la risposta dell’utenza.

02. “Identifica la missione educativa della struttura e descrive la sua natura sistemica”. Ci stiamo riferendo al: progetto educativo di comunità. progetto educativo contingente. progetto educativo complessivo. progetto educativo individualizzato.

03. Il verbo “progettare” deriva dal latino proiectum, traducibile con: “gettare in avanti”. “gettare indietro”. “mettersi alle spalle”. “progettando”.

04. Attraverso una adeguata progettazione educativa, la struttura educativa di accoglienza definisce la sua speciale: forma. sostanza. identità. personalità.

01. Per praticare davvero percorsi di deistituzionalizzazione delle risposte di accoglienza in comunità educativa sono fondamentali: corresponsabilità e azione. relazione e comprensione. valutazione e azione. relazione e corresponsabilità.

02. Nella pratica professionale quotidiana dell’educatore, non è più ammissibile una assenza, seppur parziale, di: serenità. imprenditorialità. controllo. progettualità.

01. La comunità educativa di accoglienza esprime e rivendica una forte identità: riabilitativa. istituzionale. pedagogica. terapeutica.

02. I professionisti operanti nelle comunità educative di accoglienza devono primariamente essere disposti: all’ascolto. alla conversazione. a raccontare. alla valutazione.

03. Nella comunità educativa di accoglienza, per gli assisti, il benessere diventa una prospettiva esistenziale: irrilevante. da raggiungere. già raggiunta in passato. scontata.

01. La comunità educativa mamma-bambino nasce dall’esigenza di non privare il piccolo della presenza di una madre: seppur parzialmente adeguata. sola. molto adeguata. valida.

02. La teoria dell’attaccamento ha sottolineato come il legame con la madre sia il contesto privilegiato per lo sviluppo: globale. umano. infantile. sociale.

01. Le figure professionali presenti nell’organigramma di una comunità educativa mamma-bambino sono generalmente: coordinatore, pedagogista, psicologo, assistente sociale, educatore. coordinatore, psicologo, assistente sociale, avvocato. il team degli educatori professionali. psicologo, pedagogista, assistente sociale.

02. La normativa vigente prevede che le comunità educative abbiano a disposizione un massimo di: 10-12 posti. 20 posti. 7 posti. 25 posti.

03. La permanenza in struttura educativa mamma-bambino è strettamente connessa al tempo necessario al raggiungimenti degli obiettivi previsti: dal progetto educativo individualizzato. dal comune di residenza. dal coordinatore. dal servizio sociale territoriale.

01. Anche per il piccolo ospite della comunità, come per la sua mamma, va predisposto e perseguito un: piano di lavoro. progetto educativo di comunità. piano di verifica. progetto educativo individualizzato.

02. Si auspica che la permanenza del bambino in una comunità educativa sia il più possibile: sinergica. vivace. breve. affollata.

03. I bambini che nascono in comunità rappresentano ad oggi un fenomeno sociale: scarsamente accettato dal punto di vista scientifico. ampiamente conosciuto dal punto di vista scientifico. scarsamente indagato dal punto di vista scientifico. sconosciuto dal punto di vista scientifico.

01. Gli allievi di origine straniera, portatori di disabilità, sono caratterizzati da doppia: differenza. socialità. difformità. potenzialità.

02. L’attenzione pedagogica sugli allievi di origine straniera, portatori di disabilità, finora è stata: consistente. continua. scarsa. misurata.

03. La disabilità è una variabile anche di tipo: culturale. eccezionale. linguistico. speciale.

01. Silva sostiene che una scuola in grado di accogliere le diversità degli alunni deve necessariamente essere attenta anche alle loro: etnie. leggende. razze. famiglie.

02. Dainese sottolinea che, nel nostro Paese, le pratiche rivolte a garantire una funzionale collaborazione con le famiglie di origine immigrata, con figli portatori di disabilità: risultano del tutto consolidate. risultato attualmente bloccate. non risultano ancora del tutto consolidate. risultano consistenti.

03. La famiglia dell’allievo di origine immigrata, portatore di disabilità, collabora attivamente con la scuola se si percepisce come: propria. autonoma. indipendente. risorsa.

04. Il principale ostacolo, per un proficuo rapporto scuola-famiglia dell’allievo di origine immigrata, portatore di disabilità, è rappresentato dal gap: sociale. grammaticale. linguistico. potenziale.

05. Recenti ricerche attestano che le famiglie di origine immigrata sono caratterizzate da una condizione di: arretratezza. maleducazione. solitudine. deprivazione.

01. La presa in carico dell’allievo portatore di disabilità è di pertinenza: degli insegnanti curricolari. esclusiva del docente di sostegno. degli educatori socio sanitari. dell’intera comunità scolastica.

02. La famiglia dell’allievo straniero portatore di disabilità collabora attivamente con la scuola se si percepisce come: indipendente. risorsa. autonoma. propria.

03. Secondo Ianes, la figura dell’insegnante di sostegno oggi richiede una forte: dose di pazienza. specializzazione universitaria. retribuzione economica. esperienza sul campo.

01. Nel caso dell’allievo di origine immigrata, portatore di disabilità, è consigliabile rivedere diagnosi, piano educativo individualizzato, profilo di funzionamento tenendo conto: della capacità di risposta dell’allievo. della storia del percorso migratorio dell’allievo. delle indicazioni degli operatori socio sanitari. del carattere dell’allievo.

02. Nella pratica didattica e osservativa, l’insegnante può essere soggetto a: incomprensioni. vari tipi di problematiche. nervosismo. stereotipi.

03. L’osservazione scolastica dell’alunno con disabilità, proveniente da altra cultura, è funzionale anche alla realizzazione di una buona: valutazione finale. diagnosi funzionale. progettazione educativa individualizzata. osservazione finale.

01. In alcune situazioni, la modalità di lavoro individualizzata può escludere l’allievo di altra origine culturale, portatore di disabilità: dalla sua cultura di origine. dalla vita della classe. dalla considerazione dei docenti. dall’autovalutazione delle sue competenze.

02. La presenza di differenze e di diversità nella scuola è problema a carico: dell’intera comunità scolastica. del docente di sostegno. dell’allievo che ne risulta portatore. della classe interessata.

03. Il tratto che più caratterizza una comunità scolastica è la sua dimensione: strumentale. architettonica. inclusiva. valutativa.

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