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DIDATTICA E PEDAGOGIA SPECIALE

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DIDATTICA E PEDAGOGIA SPECIALE

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Lorenzo Moretti

Creation Date: 2026/10/11

Category: University

Number of questions: 180

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La pedagogia generale studia principalmente: i processi educativi e formativi della persona. le sole tecniche di valutazione scolastica. esclusivamente le patologie dell’apprendimento. la classificazione clinica delle disabilità.

La pedagogia speciale si caratterizza perché: approfondisce le condizioni che richiedono mediazioni educative specifiche. nega i principi della pedagogia generale. si occupa soltanto di diagnosi cliniche. riguarda esclusivamente la scuola dell’infanzia.

Il principio di educabilità afferma che: ogni persona conserva possibilità di apprendimento e sviluppo. i limiti personali rendono inutile la progettazione. solo gli studenti senza disabilità possono raggiungere obiettivi formativi. l’intervento educativo è efficace soltanto nell’infanzia.

Porre la persona al centro significa soprattutto: non ridurre l’identità della persona al deficit o alla certificazione. sostituire l’osservazione con la diagnosi. proporre gli stessi interventi a tutti. ignorare le difficoltà effettive.

La didattica generale analizza: le relazioni tra insegnamento, apprendimento, contenuti e contesti. soltanto i contenuti disciplinari. esclusivamente le norme scolastiche. solo le tecnologie assistive.

La didattica speciale contemporanea tende a: costruire condizioni di accesso e partecipazione nel contesto comune. separare stabilmente gli studenti con difficoltà. ridurre le richieste educative per tutti. sostituire sempre la didattica disciplinare.

L’esperienza educativa di Itard con Victor dell’Aveyron è rilevante perché: mostrò il valore dell’osservazione e dell’intervento intenzionale. sostenne l’ineducabilità del ragazzo. eliminò ogni riferimento ai sensi. introdusse il PEI nazionale.

Nel metodo di Séguin assume particolare importanza: l’attività graduata che coinvolge movimento, sensi e autonomia. la separazione tra educazione motoria e intellettuale. il rifiuto delle autonomie quotidiane. la sola memorizzazione verbale.

Nella pedagogia montessoriana l’ambiente preparato: favorisce autonomia, scelta e controllo dell’errore. impone un’unica attività contemporanea a tutti. rende superflua l’osservazione dell’adulto. sostituisce completamente la relazione educativa.

Il modello medico-individuale colloca la causa principale della disabilità: nella menomazione o nel deficit individuale. nelle barriere sociali e organizzative. nell’interazione dinamica tra persona e ambiente. esclusivamente nelle scelte didattiche.

Secondo il modello sociale, la disabilità deriva in larga misura: dalle barriere prodotte dalla società e dall’ambiente. dalla mancanza di volontà della persona. da una ridotta motivazione familiare. dall’assenza di diagnosi.

Il modello bio-psico-sociale interpreta il funzionamento come: il risultato dell’interazione tra condizioni personali e fattori contestuali. un dato esclusivamente biologico. una semplice somma di diagnosi. una caratteristica immutabile.

La prospettiva fondata sui diritti umani valorizza in particolare: dignità, non discriminazione, accessibilità e partecipazione. la segregazione protettiva. la standardizzazione dei percorsi. la delega agli specialisti.

Il principio di normalizzazione nasce con l’obiettivo di: garantire condizioni di vita il più possibile ordinarie e dignitose. rendere tutte le persone identiche. eliminare ogni sostegno specifico. adattare la persona a qualsiasi contesto senza modificarlo.

La differenza più significativa tra integrazione e inclusione consiste nel fatto che l’inclusione: richiede la trasformazione del contesto per accogliere la variabilità. riguarda soltanto gli studenti con certificazione. elimina qualsiasi intervento personalizzato. coincide con la presenza fisica in aula.

L’espressione «speciale normalità» richiama: l’integrazione tra bisogni comuni e sostegni specifici. la normalizzazione intesa come conformità. la rinuncia alle competenze specialistiche. la creazione di programmi sempre separati.

La partecipazione scolastica implica: possibilità di essere coinvolti, riconosciuti e contribuire alle attività. la sola frequenza regolare. la presenza senza relazioni. l’esecuzione di compiti individuali separati.

Un docente inclusivo considera l’inclusione: responsabilità condivisa da tutti i docenti. responsabilità esclusiva del docente di sostegno. compito riservato ai servizi sanitari. attività aggiuntiva facoltativa.

L’osservazione educativa è finalizzata principalmente a: comprendere funzionamento, risorse, bisogni e contesti. confermare aspettative già formulate. attribuire rapidamente un’etichetta. sostituire il dialogo con lo studente.

La riflessività professionale del docente consiste nel: analizzare criticamente le proprie pratiche e modificarle quando necessario. ripetere sempre le strategie già utilizzate. evitare il confronto con i colleghi. separare teoria ed esperienza.

Quale rapporto descrive meglio pedagogia generale e pedagogia speciale?. La pedagogia speciale appartiene all’orizzonte della pedagogia generale e approfondisce le condizioni che richiedono mediazioni specifiche. La pedagogia speciale sostituisce la pedagogia generale quando è presente una disabilità. La pedagogia generale riguarda la scuola, mentre la pedagogia speciale riguarda soltanto i servizi sanitari. Le due discipline hanno oggetti completamente separati e non condividono principi educativi.

Perché il principio di educabilità non equivale alla negazione del limite?. Perché riconosce le difficoltà reali senza trasformarle in previsioni definitive sulle possibilità di apprendimento e sviluppo. Perché considera ogni limite esclusivamente prodotto dall’ambiente. Perché afferma che tutti devono raggiungere gli stessi risultati negli stessi tempi. Perché esclude la necessità di osservare bisogni e condizioni personali.

Quando una mediazione didattica speciale può essere definita inclusiva?. Quando risponde a un bisogno specifico e aumenta l’accesso, l’apprendimento e la partecipazione nel contesto comune. Quando viene svolta sempre fuori dalla classe. Quando riduce stabilmente gli obiettivi culturali dello studente. Quando è utilizzata esclusivamente dal docente di sostegno.

Quale elemento accomuna, pur con differenze, le esperienze di Itard, Séguin e Montessori richiamate nel modulo?. La fiducia nelle possibilità educative e l’uso intenzionale di osservazione, gradualità, attività e mediazione. Il ricorso esclusivo alla spiegazione verbale. La convinzione che l’educazione debba limitarsi alla custodia. Il rifiuto dell’autonomia come finalità educativa.

Nell’approccio delle capacità, l’equità richiede di considerare soprattutto: Le opportunità effettive che la persona ha di essere e fare ciò che considera significativo. La quantità identica di risorse assegnata a tutti. La sola presenza di una diagnosi clinica. La conformità del comportamento della persona a uno standard unico.

Quale affermazione distingue correttamente normalizzazione e conformazione?. La normalizzazione mira a condizioni di vita ordinarie e dignitose senza cancellare le differenze individuali. La normalizzazione richiede che la persona si comporti come la maggioranza. La conformazione garantisce maggiore autodeterminazione della normalizzazione. Normalizzazione e conformazione indicano esattamente lo stesso processo.

Quale situazione esprime meglio il concetto di appartenenza scolastica?. Lo studente è riconosciuto come membro del gruppo, partecipa alle attività e può offrire un contributo reale. Lo studente è fisicamente presente ma svolge sempre attività separate. Lo studente frequenta regolarmente ma non viene coinvolto nelle decisioni o nei gruppi. Lo studente riceve aiuto soltanto da un adulto e non interagisce con i compagni.

Quale tra le seguenti è un esempio di microesclusione?. Far uscire sistematicamente uno studente dalla classe per svolgere attività poco collegate al lavoro dei compagni. Predisporre una consegna più chiara per tutta la classe. Consentire modalità diverse di risposta mantenendo lo stesso obiettivo. Organizzare gruppi flessibili con ruoli significativi per tutti.

La co-progettazione tra docente curricolare e docente di sostegno è coerente con l’inclusione quando: Le competenze dei due docenti vengono integrate in una responsabilità condivisa verso l’intera classe. Il docente di sostegno decide autonomamente il percorso dello studente con disabilità. Il docente curricolare si occupa soltanto degli studenti senza certificazione. I due docenti lavorano stabilmente con gruppi separati e non scambiano i ruoli.

Quale sequenza rappresenta correttamente una logica di ricerca-azione del docente riflessivo?. Individuare un problema, progettare un intervento, raccogliere dati, valutarne gli esiti e ridefinire il percorso. Definire una soluzione, applicarla sempre nello stesso modo e attribuire gli insuccessi allo studente. Osservare un problema, chiedere una diagnosi e sospendere la progettazione fino al responso clinico. Raccogliere opinioni informali senza modificare le pratiche.

L’articolo 3, secondo comma, della Costituzione impegna la Repubblica a: rimuovere gli ostacoli che limitano libertà e uguaglianza. delegare il diritto allo studio agli enti privati. garantire programmi identici senza adattamenti. riservare l’istruzione obbligatoria a pochi.

Il diritto della scuola aperta a tutti è espresso in modo diretto dall’articolo: 34. 2. 38. 97.

La Legge 118/1971 rappresenta una tappa importante perché: favorì l’inserimento degli alunni con disabilità nelle classi comuni. introdusse il PDP per i DSA. istituì il GLO. adottò il modello nazionale di PEI.

Il Documento Falcucci del 1975 sostenne che: l’integrazione richiede una trasformazione della scuola. gli alunni con disabilità devono essere istruiti solo in sedi speciali. il sostegno sostituisce i docenti curricolari. la diagnosi è sufficiente a definire il percorso.

La Legge 517/1977 è associata soprattutto: al superamento delle classi differenziali e alla programmazione collegiale. alla classificazione ICF. alla chiusura di ogni servizio territoriale. al riconoscimento della plusdotazione.

La Legge 104/1992 è: la legge-quadro per assistenza, integrazione sociale e diritti delle persone con disabilità. una legge dedicata esclusivamente ai DSA. un regolamento sulla valutazione universitaria. una direttiva sui soli BES linguistici.

La Legge 170/2010 riconosce come DSA: dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia. tutte le difficoltà scolastiche temporanee. autismo, ADHD, disprassia e disfasia. disabilità intellettiva e sensoriale.

Il D.M. 5669/2011 e le relative Linee guida riguardano: le misure educative e didattiche per gli studenti con DSA. l’organizzazione del GLO. la certificazione di disabilità ai fini scolastici. l’istruzione domiciliare.

Uno strumento compensativo ha la funzione di: sostituire o facilitare una prestazione resa difficoltosa dal disturbo. eliminare gli obiettivi di apprendimento. dispensare da ogni forma di valutazione. ridurre automaticamente il programma.

Una misura dispensativa consiste nel: evitare una prestazione non essenziale o eccessivamente onerosa, quando motivato. fornire sempre un computer. attribuire un voto aggiuntivo. escludere lo studente dalla classe.

La Direttiva ministeriale del 27 dicembre 2012: estende l’attenzione inclusiva all’area dei Bisogni Educativi Speciali. elimina la personalizzazione. abroga la Legge 104/1992. rende obbligatorio il PEI per ogni difficoltà.

La Circolare ministeriale n. 8 del 2013: fornisce indicazioni operative per l’applicazione della Direttiva BES. introduce il modello medico di disabilità. istituisce le classi differenziali. sostituisce la Costituzione.

Il concetto di BES nella normativa scolastica: può comprendere bisogni anche temporanei rilevati pedagogicamente. coincide sempre con una diagnosi clinica. riguarda soltanto la disabilità certificata. determina sempre l’assegnazione del sostegno.

Il D.Lgs. 66/2017 disciplina principalmente: la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità. la valutazione dei docenti universitari. la formazione dei soli dirigenti scolastici. la tutela del diritto d’autore.

Il D.Lgs. 96/2019: modifica e integra il D.Lgs. 66/2017. abroga la Legge 170/2010. introduce le classi speciali. elimina la partecipazione delle famiglie.

Il GLO è il gruppo che: elabora e verifica il PEI del singolo studente con disabilità. gestisce tutte le sanzioni disciplinari. definisce il bilancio dell’istituto. certifica clinicamente i DSA.

Il GLI opera principalmente a livello: di intera istituzione scolastica. di singolo studente certificato. di commissione medica. di singola famiglia.

Il modello nazionale di PEI è collegato: al D.I. 182/2020, successivamente modificato. alla sola Legge 170/2010. alla Direttiva sull’orientamento universitario. al Codice civile.

La partecipazione della famiglia nei processi inclusivi è: parte integrante della collaborazione educativa e, nel GLO, della progettazione del PEI. eventuale e priva di rilievo. limitata alla firma finale. vietata per ragioni di riservatezza.

La responsabilità dell’inclusione scolastica appartiene: all’intera comunità scolastica, secondo ruoli e competenze. esclusivamente al docente di sostegno. solo al dirigente scolastico. soltanto ai servizi sanitari.

Nella prospettiva dell’uguaglianza sostanziale, trattare in modo equo gli studenti significa: Rimuovere gli ostacoli reali anche attraverso sostegni e adattamenti differenziati per rendere effettivi diritti comuni. Proporre a tutti esattamente gli stessi strumenti e gli stessi tempi. Ridurre gli obiettivi per chi incontra una difficoltà. Riservare gli adattamenti soltanto agli studenti con disabilità certificata.

Perché la Legge 118/1971 è considerata una tappa verso l’inserimento scolastico?. Perché favorì la frequenza degli alunni con disabilità nelle classi comuni, pur in una fase ancora precedente alla piena integrazione. Perché istituì il Piano Didattico Personalizzato. Perché introdusse il modello nazionale di PEI. Perché rese obbligatorio l’ICF in tutte le scuole.

Quale idea centrale del Documento Falcucci viene ripresa dalla Legge 517/1977?. L’integrazione richiede una trasformazione della didattica e dell’organizzazione della scuola comune. La necessità di ricostituire classi differenziali. La delega della progettazione agli specialisti sanitari. La separazione tra valutazione e programmazione collegiale.

Dire che il docente di sostegno è una risorsa della classe significa che: Contribuisce alla progettazione e all’inclusione dell’intero gruppo, senza sostituire la responsabilità dei docenti curricolari. È responsabile esclusivo dello studente con disabilità. Può essere impiegato solo in attività individuali fuori dall’aula. Sostituisce il consiglio di classe nelle decisioni didattiche.

Quale aspetto mantiene un valore fondativo nella Legge 104/1992?. La tutela organica dei diritti e il raccordo tra scuola, famiglia, servizi e istituzioni. L’obbligo di utilizzare lo stesso programma per ogni studente. La sostituzione del PEI con il PDP. L’abolizione della collaborazione con gli enti territoriali.

Quale distinzione tra strumenti compensativi e misure dispensative è corretta?. Gli strumenti compensativi facilitano o sostituiscono una prestazione strumentale; le misure dispensative riducono o evitano prestazioni non essenziali e particolarmente onerose. Gli strumenti compensativi eliminano gli obiettivi; le misure dispensative aumentano il numero di esercizi. Gli strumenti compensativi sono sempre digitali; le misure dispensative sono sempre temporanee. Le due espressioni indicano lo stesso tipo di intervento.

In presenza di un bisogno educativo non riconducibile a disabilità o DSA, quale affermazione è più corretta?. La scuola può personalizzare la didattica e, quando utile, adottare collegialmente un PDP motivato senza trasformare il BES in una diagnosi. La scuola non può intervenire finché non arriva una certificazione sanitaria. È obbligatorio predisporre un PEI. È sempre necessario assegnare un docente di sostegno.

Quale innovazione caratterizza il D.Lgs. 66/2017 nel quadro dell’inclusione?. Il rafforzamento della prospettiva bio-psico-sociale, del funzionamento e della progettazione collegiale attraverso strumenti come Profilo di funzionamento e PEI. Il ritorno a una lettura esclusivamente clinica della disabilità. L’abolizione del coinvolgimento della famiglia. L’estensione automatica del PEI a tutti i BES.

Qual è la differenza essenziale tra GLO e GLI?. Il GLO opera sul percorso del singolo studente con disabilità; il GLI sostiene l’inclusione a livello di istituzione scolastica. Il GLO opera a livello regionale e il GLI a livello nazionale. Il GLO certifica i DSA e il GLI assegna i voti. GLO e GLI hanno identica composizione e identiche funzioni.

Quale relazione è corretta tra Piano per l’inclusione e PTOF?. Il Piano per l’inclusione si colloca nel quadro del PTOF e orienta l’uso coordinato delle risorse e il miglioramento della qualità inclusiva dell’istituto. Il Piano per l’inclusione sostituisce il PTOF. Il PTOF riguarda soltanto gli studenti senza bisogni educativi speciali. Il Piano per l’inclusione è un documento sanitario esterno alla scuola.

Un Bisogno Educativo Speciale può essere definito come: una condizione che richiede una risposta educativa adeguata, anche temporanea. una diagnosi medica obbligatoria. un giudizio negativo sul rendimento. un sinonimo esclusivo di disabilità.

Le tre macroaree richiamate dalla Direttiva BES comprendono: disabilità, disturbi evolutivi specifici e svantaggio. DSA, plusdotazione e bocciatura. solo disabilità motorie, visive e uditive. malattie, assenze e comportamento.

Nella disabilità intellettiva è rilevante considerare: funzionamento intellettivo e comportamento adattivo. soltanto il quoziente intellettivo. esclusivamente la velocità di lettura. la presenza obbligatoria di problemi motori.

Il comportamento adattivo riguarda: le abilità concettuali, sociali e pratiche necessarie nella vita quotidiana. solo il comportamento disciplinare. unicamente la prestazione nei test. la sola memoria a breve termine.

Il disturbo dello spettro autistico presenta una grande variabilità perché: il profilo individuale può differire per comunicazione, interazione, interessi e supporti necessari. tutte le persone hanno le stesse caratteristiche. dipende esclusivamente dall’età. riguarda soltanto il linguaggio.

Una strategia utile per ridurre l’imprevedibilità può essere: utilizzare anticipazioni, routine e supporti visivi. cambiare continuamente le consegne. evitare qualsiasi comunicazione. escludere lo studente dalle attività nuove.

L’ADHD riguarda principalmente difficoltà persistenti di: attenzione e/o iperattività-impulsività. visione e udito. calcolo scritto soltanto. comprensione lessicale in lingua seconda.

Di fronte a un comportamento problematico è pedagogicamente utile: osservarne antecedenti, funzione e conseguenze. punirlo senza analizzare il contesto. ignorarne sistematicamente le conseguenze. interpretarlo sempre come provocazione volontaria.

Per uno studente con disabilità visiva è particolarmente importante: garantire accessibilità dei materiali e dei canali informativi. affidarsi esclusivamente alla spiegazione alla lavagna. ridurre sempre gli obiettivi cognitivi. evitare le tecnologie.

La disabilità uditiva: può richiedere differenti modalità comunicative e condizioni acustiche accessibili. implica necessariamente disabilità intellettiva. produce lo stesso profilo linguistico in ogni persona. rende impossibile la partecipazione al gruppo.

La disabilità motoria riguarda: il movimento e l’accesso, con effetti variabili sulla partecipazione. esclusivamente la capacità di apprendere. sempre il linguaggio verbale. necessariamente il comportamento.

La pluridisabilità richiede generalmente: una progettazione multidimensionale e coordinata. una lettura frammentata dei singoli deficit. un unico intervento standard. la sospensione degli obiettivi educativi.

La dislessia si manifesta principalmente nella difficoltà di: decodifica accurata e fluente della lettura. comprensione di ogni contenuto orale. realizzazione grafica dei segni. regolazione del comportamento.

La disgrafia riguarda in modo specifico: la realizzazione grafica della scrittura. gli automatismi del calcolo. la comprensione del testo. la comunicazione sociale.

La disortografia riguarda: i processi linguistici di transcodifica e correttezza ortografica. la qualità del tratto grafico. la coordinazione motoria globale. la memoria autobiografica.

La discalculia interessa: gli automatismi del calcolo e l’elaborazione numerica. soltanto la motivazione verso la matematica. ogni forma di ragionamento logico. la capacità di scrivere testi.

La presenza contemporanea di più disturbi o difficoltà è definita: comorbilità. normalizzazione. dispensa. mediazione.

Per un alunno neoarrivato con limitata conoscenza dell’italiano è corretto: osservare le competenze anche attraverso canali non esclusivamente verbali e facilitare la lingua dello studio. confondere automaticamente la difficoltà linguistica con un disturbo. escluderlo dalle attività disciplinari. attendere senza predisporre interventi.

La plusdotazione può richiedere: arricchimento, approfondimento e cura degli aspetti emotivi e relazionali. soltanto accelerazione e aumento quantitativo dei compiti. nessuna attenzione educativa. un PEI obbligatorio.

Una prospettiva inclusiva sui BES evita di: trasformare le categorie in etichette rigide e predittive. valorizzare le potenzialità. utilizzare strategie flessibili. osservare i contesti.

Quale differenza distingue un bisogno educativo permanente da uno temporaneo?. La durata e l’evoluzione del bisogno, che devono essere osservate nel tempo e nel rapporto con il contesto. Il tipo di voto ottenuto dallo studente. La presenza obbligatoria di una certificazione medica. Il fatto che il bisogno permanente riguardi solo la disabilità motoria.

Perché una diagnosi non determina automaticamente l’intervento didattico?. Perché studenti con la stessa diagnosi possono presentare funzionamenti, risorse, bisogni e risposte ai contesti differenti. Perché la diagnosi non contiene mai informazioni utili. Perché la scuola deve ignorare la documentazione clinica. Perché ogni diagnosi produce necessariamente gli stessi effetti scolastici.

Nella disabilità intellettiva, quale ruolo assumono i sostegni?. Sono parte essenziale della lettura del funzionamento e possono modificare concretamente autonomia, partecipazione e prestazioni nei contesti di vita. Servono soltanto a confermare il quoziente intellettivo. Hanno una funzione esclusivamente assistenziale. Sono utili solo quando gli obiettivi scolastici vengono eliminati.

Per uno studente nello spettro autistico, prevedibilità e supporti visivi possono: Ridurre l’incertezza, rendere più comprensibili sequenze e transizioni e favorire la partecipazione. Eliminare la necessità di osservare il profilo individuale. Sostituire ogni forma di comunicazione con i compagni. Essere utilizzati soltanto in attività individuali fuori dalla classe.

Considerare un comportamento problematico come possibile forma di comunicazione significa: Analizzare antecedenti, funzione e conseguenze per comprendere che cosa il comportamento produce o segnala nel contesto. Attribuirlo sempre a una scelta volontaria di opposizione. Ignorare l’effetto che il comportamento ha sugli altri. Sospendere ogni regola fino alla scomparsa del comportamento.

Quale insieme comprende funzioni esecutive che possono risultare fragili nell’ADHD?. Inibizione, memoria di lavoro, pianificazione, organizzazione e autoregolazione. Acuità visiva, udito e sensibilità tattile. Decodifica fonologica e correttezza ortografica soltanto. Esclusivamente memoria autobiografica e vocabolario.

Qual è la differenza tra accessibilità fisica e accessibilità operativa?. La prima riguarda la possibilità di raggiungere gli spazi; la seconda la possibilità di utilizzare concretamente ambienti, materiali e attività. La prima riguarda la didattica, la seconda solo l’architettura. L’accessibilità operativa coincide sempre con l’uso di una tecnologia. Non esiste alcuna differenza tra i due concetti.

Quando uno strumento è realmente compensativo?. Quando riduce l’impatto di una difficoltà strumentale e permette di accedere alla competenza che si intende apprendere o valutare. Quando rende automaticamente più facile qualsiasi compito. Quando sostituisce in modo permanente ogni apprendimento. Quando viene assegnato a tutti indipendentemente dal bisogno e dall’obiettivo.

Perché la competenza comunicativa quotidiana non coincide con la lingua dello studio?. Perché comprendere e usare la lingua nelle interazioni quotidiane non garantisce la padronanza del lessico, delle strutture e dei testi richiesti dallo studio disciplinare. Perché la lingua dello studio si apprende soltanto a casa. Perché la comunicazione quotidiana è sempre più complessa dei testi scolastici. Perché uno studente che comunica bene non può incontrare difficoltà nei testi disciplinari.

Che cosa si intende per doppia eccezionalità?. La coesistenza di alto potenziale cognitivo con una disabilità, un DSA o un’altra condizione che può mascherare punti di forza o difficoltà. La presenza contemporanea di due lingue nella storia dello studente. Il passaggio anticipato di due classi scolastiche. La presenza di due diagnosi mediche necessariamente gravi.

L’ICF è una classificazione dell’Organizzazione mondiale della sanità relativa a: funzionamento, disabilità e salute. risultati scolastici. soli disturbi psichiatrici. metodi di insegnamento.

Passare dalla diagnosi al funzionamento significa: descrivere come la persona agisce e partecipa nei contesti. negare l’utilità di ogni informazione clinica. ridurre l’osservazione ai test. sostituire la progettazione con un codice.

Il modello bio-psico-sociale considera la disabilità come: un’interazione dinamica tra persona e contesto. un difetto esclusivamente individuale. un giudizio morale. una condizione esclusivamente sociale.

Nell’ICF il codice «b» identifica: le funzioni corporee. le strutture corporee. i fattori ambientali. le attività scolastiche.

Nell’ICF il codice «s» identifica: le strutture corporee. i fattori sociali. i sostegni didattici. le strategie cognitive.

Nell’ICF il codice «d» riguarda: attività e partecipazione. docenti e didattica. diagnosi e disturbi. dati anagrafici.

Nell’ICF il codice «e» identifica: i fattori ambientali. gli esiti scolastici. le emozioni. l’età.

I fattori personali nell’ICF: sono descrivibili ma non classificati con codici specifici nella struttura ICF. sono irrilevanti. sono sempre barriere. coincidono con le funzioni corporee.

La capacità descrive: ciò che la persona può fare in un ambiente standard o facilitato. ciò che la persona fa nel suo ambiente abituale. il massimo voto scolastico. la diagnosi clinica.

La performance descrive: ciò che la persona realizza nel contesto reale. il livello di gravità della diagnosi. la sola intenzione di agire. la competenza teorica dell’osservatore.

Una differenza positiva tra capacità e performance può indicare che: il contesto facilita l’azione della persona. l’osservazione è sempre inutile. la diagnosi è errata. non esistono bisogni educativi.

Un qualificatore ICF serve a: indicare l’intensità o l’estensione del problema o del facilitatore. definire il programma ministeriale. assegnare un voto scolastico. identificare il docente responsabile.

Un ascensore funzionante che consente l’accesso ai laboratori è: un facilitatore ambientale. una funzione corporea. un fattore personale. una diagnosi.

Una consegna esclusivamente orale e molto rapida può rappresentare: una possibile barriera comunicativa e didattica. sempre un facilitatore. un fattore personale. una struttura corporea.

L’osservazione libera è particolarmente utile: nelle fasi esplorative per cogliere aspetti non previsti. solo quando esiste già una griglia rigida. per attribuire codici senza contesto. per sostituire ogni altra fonte.

L’osservazione sistematica richiede: indicatori, tempi e modalità di registrazione definiti. assenza di obiettivi. solo impressioni generali. la presenza esclusiva di uno psicologo.

La triangolazione delle informazioni consiste nel: confrontare dati provenienti da più osservatori, strumenti e contesti. usare una sola fonte molto dettagliata. eliminare le informazioni della famiglia. trasformare ogni dato in diagnosi.

Un indicatore osservabile deve essere: descrittivo di comportamenti o condizioni rilevabili. formulato come tratto immutabile. generico e astratto. identico per ogni studente.

Nel collegamento tra ICF e progettazione educativa è essenziale: selezionare priorità significative e intervenire anche sul contesto. trasformare ogni codice in un obiettivo. considerare soltanto le difficoltà. ignorare preferenze e interessi.

Una lettura ICF corretta evita di: ridurre il funzionamento a un elenco di deficit. considerare i fattori ambientali. descrivere la partecipazione. raccogliere informazioni in contesti diversi.

Che cosa si intende per determinismo diagnostico?. La tendenza a dedurre in modo automatico capacità, limiti e futuro della persona a partire dall’etichetta diagnostica. L’uso della diagnosi come una delle fonti informative disponibili. La descrizione di attività e partecipazione nei contesti reali. Il confronto tra osservazioni scolastiche e informazioni cliniche.

Perché l’ICF viene definita una classificazione universale?. Perché descrive il funzionamento umano e può essere utilizzata per tutte le persone, non soltanto per chi presenta una disabilità. Perché sostituisce tutte le classificazioni diagnostiche esistenti. Perché assegna automaticamente un codice a ogni studente. Perché viene utilizzata esclusivamente nei sistemi scolastici.

Perché l’ICF non è un test né un programma didattico?. Perché è una classificazione e un linguaggio per organizzare informazioni sul funzionamento, non uno strumento che misura da solo la persona o prescrive attività. Perché contiene soltanto informazioni mediche. Perché può essere compilata solo dai docenti. Perché non considera i fattori ambientali.

Qual è la posizione attuale dell’OMS rispetto all’ICF-CY richiamata nel modulo?. I contenuti dell’ICF-CY sono stati integrati nell’ICF e la versione per bambini e adolescenti non è più mantenuta come classificazione separata. L’ICF-CY ha sostituito completamente l’ICF per tutte le età. L’ICF-CY è una classificazione esclusivamente scolastica italiana. ICF e ICF-CY devono sempre essere compilate insieme come due strumenti distinti.

Perché i fattori personali non sono codificati nell’ICF?. Per la loro grande variabilità individuale, sociale e culturale, che non ha portato a una classificazione condivisa all’interno dell’ICF. Perché i fattori personali non influenzano il funzionamento. Perché sono compresi automaticamente nei fattori ambientali. Perché possono essere descritti soltanto attraverso una diagnosi medica.

Che cosa può suggerire uno scarto tra capacità e performance?. Che il contesto, i supporti o le barriere stanno facilitando o ostacolando ciò che la persona riesce effettivamente a fare nelle situazioni reali. Che la diagnosi è necessariamente errata. Che capacità e performance sono sinonimi. Che la persona non possiede alcuna competenza stabile.

Perché una tecnologia disponibile non è automaticamente un facilitatore?. Perché deve essere accessibile, conosciuta, utilizzabile e realmente funzionale alle attività e alla partecipazione della persona. Perché le tecnologie sono sempre barriere. Perché un facilitatore deve essere necessariamente umano. Perché l’ICF non considera prodotti e tecnologie tra i fattori ambientali.

In quale caso un supporto può trasformarsi in barriera?. Quando è eccessivo, non pertinente o limita autonomia, iniziativa e partecipazione invece di sostenerle. Quando permette allo studente di svolgere un compito prima inaccessibile. Quando viene concordato sulla base di osservazioni. Quando viene gradualmente ridotto in relazione ai progressi.

Che cosa significa triangolare le informazioni nell’osservazione educativa?. Confrontare dati provenienti da osservatori, momenti, metodi o contesti diversi per rafforzare l’interpretazione. Ripetere la stessa osservazione con un solo osservatore. Trasformare ogni osservazione in un codice ICF. Scegliere soltanto i dati che confermano l’ipotesi iniziale.

Perché la progettazione educativa deve intervenire sia sulla persona sia sul contesto?. Perché il funzionamento deriva dall’interazione tra caratteristiche individuali e condizioni ambientali, quindi obiettivi e interventi devono agire su entrambe. Perché ogni difficoltà dipende esclusivamente dall’ambiente. Perché gli interventi sulla persona non hanno mai utilità. Perché il contesto può essere modificato solo dopo aver raggiunto tutti gli obiettivi individuali.

Individualizzare significa principalmente: proporre obiettivi comuni attraverso percorsi e tempi differenziati. utilizzare soltanto attività individuali. assegnare obiettivi casuali a ogni studente. eliminare la programmazione di classe.

Personalizzare significa: costruire un percorso attento a caratteristiche, potenzialità e obiettivi della persona. rendere identici tutti i percorsi. ridurre sempre i contenuti. sostituire il curricolo con attività ricreative.

Il PEI è destinato: agli alunni e studenti con disabilità certificata ai fini dell’inclusione scolastica. a ogni studente con una difficoltà temporanea. agli studenti con DSA. soltanto agli studenti maggiorenni.

Il PEI ha natura: educativa e didattica, con attenzione anche al contesto. esclusivamente sanitaria. disciplinare e punitiva. soltanto amministrativa.

Il modello nazionale di PEI considera quattro dimensioni, tra cui: relazione e socializzazione, comunicazione, autonomia e orientamento, area cognitiva e dell’apprendimento. frequenza, disciplina, voto e condotta. solo matematica, italiano, scienze e storia. diagnosi, terapia, prognosi e farmaci.

Gli interventi sul contesto nel PEI servono a: modificare barriere e potenziare facilitatori. descrivere soltanto il deficit. evitare il coinvolgimento della classe. sostituire gli obiettivi individuali.

Il GLO ha il compito principale di: elaborare e verificare il PEI. rilasciare la diagnosi clinica. approvare il bilancio scolastico. assegnare voti disciplinari.

La famiglia nel GLO: partecipa al processo di conoscenza e progettazione. non può esprimere osservazioni. può essere informata solo a fine anno. sostituisce i docenti nelle decisioni didattiche.

Il PDP per uno studente con DSA è previsto in relazione: alla Legge 170/2010 e alle disposizioni attuative. alla sola Legge 104/1992. al regolamento di disciplina. al codice della strada.

Nel PDP gli strumenti compensativi devono essere: collegati alle difficoltà funzionali e sperimentati nella didattica. scelti in modo standard per diagnosi. sempre digitali. utilizzati solo durante l’esame.

Una misura dispensativa è appropriata quando: evita una prestazione non essenziale o sproporzionatamente onerosa, senza compromettere gli obiettivi fondamentali. elimina ogni richiesta cognitiva. serve a migliorare automaticamente il voto. sostituisce ogni strumento compensativo.

Per gli altri BES il PDP: può essere deliberato e motivato collegialmente quando utile. è vietato in assenza di diagnosi. è sempre automatico. comporta sempre il docente di sostegno.

Il Profilo di funzionamento è finalizzato a: descrivere il funzionamento in prospettiva bio-psico-sociale e sostenere la progettazione. attribuire i voti scolastici. sostituire il PEI. definire soltanto la diagnosi.

Il Progetto individuale previsto dalla Legge 328/2000 riguarda: l’integrazione coordinata di interventi e servizi per la persona. la sola programmazione didattica. unicamente il sostegno scolastico. la certificazione dei DSA.

Il Progetto di vita mette al centro: desideri, scelte, partecipazione e prospettive future della persona. soltanto l’anno scolastico in corso. la diagnosi come destino. un programma standard per l’età adulta.

Il Piano per l’inclusione riguarda: la capacità inclusiva complessiva dell’istituzione scolastica. il singolo studente con DSA. solo le attività extrascolastiche. esclusivamente la formazione sanitaria.

Il PTOF: è il documento identitario e progettuale dell’istituzione scolastica. coincide con il PEI. è compilato dai servizi sanitari. riguarda solo l’orario delle lezioni.

Una differenza fondamentale tra PEI e PDP riguarda: destinatari, base normativa, soggetti responsabili e contenuti. il colore del documento. la presenza della famiglia. la possibilità di usare strategie didattiche.

Un obiettivo ben formulato dovrebbe essere: osservabile, realistico e collegato a criteri di verifica. espresso come etichetta personale. generico e non verificabile. identico per tutta la classe in ogni situazione.

Il monitoraggio di PEI e PDP serve a: verificare l’efficacia delle scelte e apportare modifiche. compilare il documento una sola volta. sostituire la valutazione degli apprendimenti. confermare sempre le decisioni iniziali.

Quando un adattamento didattico può essere considerato equo?. Quando riduce una barriera non pertinente e permette allo studente di accedere alla competenza senza trasformarsi in un vantaggio arbitrario. Quando rende sempre più semplice il contenuto. Quando viene applicato esclusivamente agli studenti con disabilità. Quando elimina qualsiasi criterio comune di valutazione.

Quale formulazione rappresenta meglio un obiettivo del PEI?. Un risultato significativo, osservabile e collegato a condizioni e criteri di verifica. Un giudizio generale sulla personalità dello studente. Una descrizione della diagnosi clinica. Un elenco di attività senza indicare il cambiamento atteso.

Qual è la funzione principale del PEI provvisorio?. Formulare, nei casi previsti di nuova certificazione, prime indicazioni e proposte relative alle risorse necessarie per l’anno successivo. Attribuire i voti finali dell’anno scolastico. Sostituire definitivamente il PEI ordinario. Essere utilizzato come PDP per gli studenti con DSA.

Come può essere resa sostanziale la partecipazione dello studente al GLO?. Raccogliendo e considerando preferenze, vissuti e obiettivi con modalità comunicative adeguate alle sue possibilità. Limitandosi a chiedere una firma al termine dell’incontro. Escludendolo sempre per evitare di influenzare le decisioni. Affidandogli la responsabilità di definire da solo tutte le misure scolastiche.

Quale insieme di condizioni rende più efficace un incontro del GLO?. Preparazione, dati condivisi, linguaggio accessibile, priorità chiare, decisioni tracciabili e responsabilità definite. Lettura integrale di un documento già deciso dal docente di sostegno. Discussione esclusiva sul numero di ore di sostegno. Assenza di un ordine del giorno per favorire una conversazione libera.

Perché il PDP per gli altri BES non è automatico?. Perché dipende da una valutazione pedagogica collegiale che deve motivare l’utilità della formalizzazione rispetto al bisogno osservato. Perché può essere utilizzato soltanto dopo una certificazione di disabilità. Perché è vietato in presenza di svantaggio linguistico. Perché ogni difficoltà deve essere gestita esclusivamente con un PEI.

Come va affrontato uno svantaggio linguistico significativo?. Con facilitazione linguistica, accesso progressivo ai contenuti e, se utile, un PDP temporaneo senza confondere la differenza linguistica con un disturbo. Con una riduzione permanente del curricolo. Con l’assegnazione automatica del sostegno. Con la sospensione della valutazione fino al completo apprendimento dell’italiano.

Qual è la funzione del Profilo di funzionamento nella progettazione scolastica?. Offrire una base multidisciplinare in prospettiva bio-psico-sociale per comprendere il funzionamento e sostenere la predisposizione del PEI e del progetto individuale. Con una riduzione permanente del curricolo. Sostituire il PEI e il lavoro del GLO. Attribuire una valutazione numerica alle competenze dello studente.

Quale rapporto esiste tra Piano per l’inclusione e PTOF?. Il Piano per l’inclusione si inserisce nella progettazione di istituto espressa dal PTOF e orienta l’organizzazione delle risorse e il miglioramento delle pratiche inclusive. Il Piano per l’inclusione è un documento sanitario separato dal PTOF. Il PTOF viene redatto soltanto per gli studenti con certificazione. I due documenti non devono avere alcun collegamento.

Quale affermazione descrive correttamente il rapporto tra individualizzazione, personalizzazione, PEI e PDP?. Individualizzazione e personalizzazione sono principi complementari che possono essere integrati sia nel PEI sia nel PDP, pur con presupposti normativi e ampiezza progettuale differenti. Il PEI utilizza soltanto individualizzazione e il PDP soltanto personalizzazione. Il PEI non può prevedere obiettivi personalizzati. Il PDP richiede sempre obiettivi disciplinari differenti da quelli della classe.

Una progettazione didattica inclusiva parte da: analisi dei bisogni, degli obiettivi e del contesto. separazione degli studenti in gruppi fissi. scelta casuale delle tecnologie. riduzione preventiva degli obiettivi.

L’allineamento progettuale richiede coerenza tra: obiettivi, attività e valutazione. diagnosi e voto di condotta. età e numero di compiti. libro di testo e registro.

L’Universal Design for Learning propone di: progettare fin dall’inizio per la variabilità degli studenti. adattare soltanto dopo l’insuccesso. utilizzare esclusivamente strumenti digitali. eliminare la personalizzazione.

I tre grandi ambiti dell’UDL riguardano molteplici modalità di: coinvolgimento, rappresentazione, azione ed espressione. diagnosi, terapia e certificazione. lezione, interrogazione e compito. presenza, assenza e ritardo.

Offrire testo scritto, audio e supporti visivi risponde soprattutto al principio di: molteplici modalità di rappresentazione. responsabilità individuale. valutazione sommativa. dispensa generalizzata.

Nel cooperative learning l’interdipendenza positiva significa che: il successo individuale è collegato al contributo reciproco dei membri. ogni studente lavora senza conoscere il compito degli altri. il gruppo riceve un unico voto senza responsabilità personale. il docente non interviene mai.

La responsabilità individuale nel lavoro cooperativo serve a: evitare che alcuni membri si sottraggano al compito. eliminare il confronto. assegnare sempre attività differenti. sostituire l’interdipendenza.

Il peer tutoring prevede: una relazione strutturata di aiuto tra pari con ruoli definiti. gruppi senza obiettivi. la sostituzione del docente con lo studente più bravo. una competizione permanente.

La didattica laboratoriale si caratterizza per: azione, esplorazione, produzione e riflessione sull’esperienza. passività e sola ascolto. esclusione della teoria. assenza di obiettivi.

Un compito autentico richiede allo studente di: applicare conoscenze e competenze a una situazione significativa. ripetere una definizione isolata. copiare un modello senza modificarlo. rispondere soltanto vero/falso.

Nella flipped classroom il tempo in presenza è usato soprattutto per: attività applicative, confronto e supporto del docente. ascoltare una lunga registrazione. evitare l’interazione. svolgere esclusivamente test sommativi.

La metacognizione riguarda: la consapevolezza e il controllo dei propri processi di apprendimento. la diagnosi dei disturbi. soltanto la memoria meccanica. l’uso obbligatorio di mappe.

Lo scaffolding consiste nel: fornire un supporto temporaneo che viene gradualmente ridotto. eliminare l’autonomia. mantenere per sempre lo stesso aiuto. assegnare compiti più semplici senza obiettivo.

I mediatori iconici utilizzano principalmente: immagini, schemi, mappe e rappresentazioni visive. esperienze motorie dirette. giochi di ruolo. soltanto formule astratte.

Una tecnologia assistiva è: uno strumento che sostiene funzioni e partecipazione in relazione a specifici bisogni. qualsiasi dispositivo usato a scuola. un premio per gli studenti. un software utilizzato soltanto dal docente.

La Comunicazione Aumentativa e Alternativa mira a: sostenere e ampliare le possibilità comunicative. sostituire sempre il linguaggio verbale. ridurre gli scambi sociali. insegnare soltanto simboli grafici.

Un materiale digitale accessibile dovrebbe: avere struttura chiara, testo leggibile e alternative ai contenuti non testuali. dipendere esclusivamente dal colore. usare caratteri molto piccoli. contenere immagini senza descrizione.

Un clima di classe inclusivo è favorito da: regole comprensibili, relazioni rispettose e partecipazione. aspettative basse per alcuni studenti. richiami pubblici umilianti. competizione costante.

La valutazione formativa serve principalmente a: fornire informazioni durante il percorso per migliorare apprendimento e insegnamento. certificare soltanto il risultato finale. classificare gli studenti. eliminare gli errori dalle attività.

Una rubrica valutativa efficace rende espliciti: criteri e livelli di qualità della prestazione. i tempi di assenza. soltanto i voti finali. le diagnosi degli studenti.

Qual è la funzione dell’analisi di barriere e facilitatori nella progettazione didattica?. Anticipare condizioni che possono ostacolare o sostenere accesso, partecipazione e apprendimento e orientare le scelte progettuali. Classificare gli studenti in gruppi fissi. Sostituire la definizione degli obiettivi. Individuare soltanto le difficoltà personali dello studente.

Qual è la differenza tra un obiettivo e un’attività?. L’obiettivo descrive il cambiamento o l’apprendimento atteso; l’attività è una situazione o un’azione attraverso cui si lavora per raggiungerlo. L’obiettivo indica il materiale e l’attività indica il voto finale. Obiettivo e attività sono termini intercambiabili. L’attività è sempre più importante dell’obiettivo.

Perché l’Universal Design for Learning non coincide con l’uso della tecnologia?. Perché è una cornice di progettazione per la variabilità che può usare strumenti digitali ma riguarda soprattutto scelte su coinvolgimento, rappresentazione, azione ed espressione. Perché l’UDL esclude le tecnologie digitali. Perché l’UDL è un programma informatico. Perché l’UDL riguarda soltanto l’accessibilità fisica degli edifici.

Quali temi sono rafforzati nelle Linee guida CAST 3.0 richiamate nel modulo?. Agency, identità, appartenenza, interdipendenza e attenzione alle barriere prodotte da pregiudizi e sistemi di esclusione. Memorizzazione meccanica, lezione frontale e uniformità dei percorsi. Diagnosi, terapia e certificazione clinica. Riduzione degli obiettivi e separazione dei gruppi.

Quali elementi distinguono il cooperative learning da un generico lavoro di gruppo?. Interdipendenza positiva, responsabilità individuale, interazione promozionale, abilità sociali e riflessione sul lavoro del gruppo. La presenza di almeno quattro studenti nello stesso tavolo. L’assenza di ruoli e obiettivi condivisi. Un unico voto di gruppo senza verifica del contributo individuale.

Quando il peer tutoring è più efficace?. Quando ruoli, obiettivi, tempi e modalità di feedback sono strutturati e l’aiuto tra pari non diventa dipendenza o gerarchia fissa. Quando il tutor svolge il compito al posto del compagno. Quando il ruolo di tutor è assegnato sempre allo stesso studente. Quando il docente non definisce alcun obiettivo.

Quale differenza descrive meglio Problem-Based Learning e Project-Based Learning?. Nel Problem-Based Learning un problema guida l’indagine e l’apprendimento; nel Project-Based Learning il percorso è organizzato anche intorno alla realizzazione di un prodotto o progetto complesso. Il Problem-Based Learning è solo teorico e il Project-Based Learning solo manuale. Il Problem-Based Learning non prevede collaborazione. Le due metodologie coincidono con la lezione frontale.

Come si insegna in modo esplicito una strategia cognitiva o metacognitiva?. Rendendo visibili i passaggi, modellando la strategia, guidandone l’applicazione, offrendo feedback e riducendo progressivamente l’aiuto. Limitandosi a consegnare una scheda con il nome della strategia. Chiedendo allo studente di scoprirla sempre da solo. Mantenendo lo stesso livello di aiuto anche quando cresce l’autonomia.

Quali sono le quattro tipologie principali di mediatori didattici presentate nel modulo?. Attivi, iconici, analogici e simbolici. Visivi, auditivi, tattili e digitali. Compensativi, dispensativi, diagnostici e valutativi. Individuali, di gruppo, scolastici e territoriali.

Che cosa significa valutare secondo equità?. Predisporre condizioni e supporti appropriati affinché la prova rilevi la competenza prevista, evitando che barriere non pertinenti alterino il risultato. Attribuire a tutti lo stesso voto per garantire uguaglianza. Utilizzare sempre la stessa modalità di prova senza adattamenti. Ridurre automaticamente gli obiettivi degli studenti con difficoltà.

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