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Domande intermedie lezioni-Psicologia della disabilità

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Domande intermedie lezioni-Psicologia della disabilità

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Domande intermedie delle lezioni

Creation Date: 2026/06/02

Category: University

Number of questions: 184

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Quale effetto principale è stato documentato dall’arricchimento ambientale nei modelli murini?. Diminuzione dello spessore corticale e della neurogenesi. Aumento di ramificazione dendritica, sinaptogenesi e neurogenesi, con miglioramento di apprendimento/memoria e effetti neuroprotettivi. Effetti limitati al solo sistema olfattivo.

Quale evidenza è stata osservata in bambini cresciuti in istituti/orfanotrofi?. Incremento della sostanza bianca e dell’attività metabolica orbitofrontale. Riduzione dell’attività metabolica in regioni frontali orbitali, amigdala e ippocampo, con minore sostanza bianca e grigia e maggiore vulnerabilità allo stress. Aumento selettivo del volume dell’amigdala senza cambiamenti metabolici.

Quale affermazione riassume correttamente gli esiti della separazione/deprivazione materna nei modelli animali?. Migliora stabilmente la memoria spaziale in età adulta. Attiva l’asse ipotalamo–ipofisi–surrene solo transitoriamente e senza effetti a lungo termine. Induce ipofunzionalità corticale (prefrontale), iperreattività allo stress, diminuzione di marcatori come decarbossilasi dell’acido glutammico e fattore neurotrofico derivato dal cervello, con peggiori prestazioni mnestiche.

Quale affermazione descrive meglio l’epigenetica e il suo ruolo nello sviluppo?. È lo studio di mutazioni del DNA che cambiano la sequenza genetica. Spiega come i geni determinano il comportamento indipendentemente dall’ambiente. Studia come fattori ambientali modulano l’espressione genica senza alterare la sequenza del DNA, influenzando strutture e funzioni neuronali.

Quale risultato classico deriva da paradigmi di deprivazione durante i periodi sensibili del sistema visivo?. Aumento dell’acuità visiva in entrambi gli occhi. Spostamento della rappresentazione corticale verso l’occhio non deprivato e riduzione dell’acuità/binocularità. Solo un aumento della sensibilità ai colori senza variazione dell’acuità.

Quale sequenza descrive meglio l’attivazione dell’asse ipotalamo–ipofisi–surrene in condizioni di stress o malnutrizione?. Rilascio dell’ormone di rilascio della corticotropina → ormone adrenocorticotropo → aumento dei glucocorticoidi. Attivazione dell’amigdala → rilascio di serotonina → calo dei glucocorticoidi. Rilascio di dopamina → riduzione del cortisolo → attivazione dei gangli della base.

Quale tra le seguenti è una corretta distinzione tra le tre forme di plasticità cerebrale?. La plasticità “in attesa dell’esperienza” dipende esclusivamente dall’apprendimento scolastico. La plasticità indipendente dall’esperienza è guidata da attività spontanee geneticamente programmate; quella “in attesa dell’esperienza” richiede stimoli ambientali tipici; quella dipendente dall’esperienza è modellata dall’apprendimento. Tutte e tre richiedono identici stimoli esterni per attivarsi.

Quale combinazione di meccanismi è direttamente implicata nella plasticità sinaptica dipendente dall’esperienza?. Solo metilazione del DNA, senza coinvolgimento recettoriale. Equilibrio eccitazione/inibizione, recettori del glutammato sensibili a N-metil-D-aspartato, GABA, fattore neurotrofico derivato dal cervello, con consolidamento regolato da processi epigenetici. Esclusivamente l’aumento della serotonina sinaptica.

Quale affermazione sulla mielinizzazione è corretta?. Inizia in via caudo-rostrale già durante la gestazione, prosegue nei primi anni e continua a lungo nelle aree prefrontali. Avanza più rapidamente nelle vie dorsali rispetto a quelle ventrali del sistema visivo. Inizia dopo la nascita e si conclude entro tre mesi.

Quale affermazione descrive correttamente la traiettoria maturativa del sistema nervoso umano?. Maturano prima le aree associative corticali e poi tronco dell’encefalo e diencefalo. La maturazione procede “dal basso verso l’alto”: prima il tronco encefalico, poi mesencefalo e diencefalo, quindi la corteccia. Tutte le strutture maturano in parallelo entro il primo anno di vita.

Quale sequenza descrive correttamente l’ordinamento “inside–out” nella formazione della corteccia?. I neuroni del VI strato migrano per primi, seguiti da V, IV, III, II, I. I neuroni del I strato migrano per primi, seguiti da II, III, IV, V, VI. Tutti gli strati corticali si formano simultaneamente.

Quale differenza tra apoptosi e necrosi è corretta nel contesto dello sviluppo?. Entrambe sono identiche e dipendono solo da fattori ambientali. La necrosi è programmata e selettiva; l’apoptosi è casuale. L’apoptosi è una morte cellulare programmata che regola il numero di neuroni; la necrosi è dovuta a danno cellulare.

Quale struttura origina dal processo di neurulazione e darà luogo al sistema nervoso centrale?. Cresta neurale. Tubo neurale. Doccia cutanea.

Qual è il destino principale delle cellule della cresta neurale?. Formare gran parte del sistema nervoso periferico. Costituire i ventricoli cerebrali. Dare origine alla corteccia cerebrale.

Quale condizione deriva dalla mancata chiusura della porzione posteriore del tubo neurale?. Idrocefalo. Spina bifida. Macroencefalia.

Quale affermazione sulla plasticità e sulle sinapsi è corretta?. L’attività rafforza le sinapsi utilizzate e indebolisce quelle poco attive; dopo la pubertà avviene la potatura sinaptica. Le sinapsi si stabilizzano alla nascita e non cambiano più. La densità sinaptica diminuisce costantemente dall’infanzia all’età adulta.

Quale significato ha avuto, in Italia, la Legge 104/1992 nel percorso di inclusione?. Ha introdotto esclusivamente benefici fiscali. Ha definito la disabilità solo in termini di invalidità civile. Ha avviato una svolta nei diritti e nell’inclusione scolastica e sociale, in linea con sviluppi teorici come l’ICF.

Qual è il contributo principale del modello sociale della disabilità?. Sostiene che la disabilità è solo una questione clinica. Attribuisce la responsabilità dell’inclusione alla sola persona con disabilità. Evidenzia il ruolo delle barriere materiali e culturali nella produzione della disabilità.

Quale limite può avere una versione radicale del modello sociale della disabilità?. Rischia di trascurare le difficoltà fisiche o psichiche effettive della persona. Esclude ogni intervento sull’ambiente. Ignora completamente i diritti delle persone con disabilità.

Qual è il ruolo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel passaggio a una visione integrata della disabilità?. Ha abolito ogni classificazione internazionale. Ha introdotto prima l’ICIDH e poi l’ICF, promuovendo il modello bio-psico-sociale. Ha delegato alle singole nazioni ogni definizione di disabilità.

Qual è il cambiamento concettuale introdotto dal modello bio-psico-sociale dell’International Classification of Functioning, Disability and Health (ICF)?. La disabilità coincide con la diagnosi medica. La disabilità è solo conseguenza della menomazione individuale. La disabilità è il risultato dell’interazione tra condizione di salute, fattori personali e ambientali, attività e partecipazione.

Secondo l’International Classification of Impairments, Disabilities and Handicaps (ICIDH), quali sono i tre livelli distinti?. Malattia, invalidità, esclusione. Disturbo, limitazione, stigma. Menomazione, disabilità, handicap.

Qual è l’impatto principale della Convenzione delle Nazioni Unite (Organizzazione delle Nazioni Unite, ONU) del 2006 sui diritti delle persone con disabilità?. Ha sancito il diritto alla piena partecipazione sociale, educativa e lavorativa senza discriminazioni. Ha sostituito l’International Classification of Functioning, Disability and Health (ICF). Ha mantenuto la disabilità come questione esclusivamente sanitaria.

Perché è importante disporre di un linguaggio condiviso su salute e disabilità?. Per garantire diritti, accesso a risorse e opportunità di inclusione, oltre che per motivi scientifici. Per sostituire le leggi nazionali con linee guida internazionali. Per ridurre i costi sanitari.

Che cosa si intende per “sindrome” nella valutazione dei disturbi in età evolutiva?. Un singolo sintomo particolarmente intenso. Un insieme di sintomi ricorrenti e coerenti richiesti per la diagnosi. Un comportamento raro ma isolato.

Quando l’iperattività tra i 6 e i 10 anni può essere considerata un disturbo?. Sempre, perché è anomala a qualsiasi intensità. Solo se riportata dagli insegnanti. Quando interferisce significativamente con la vita quotidiana/relazionale e non è gestibile da bambino né ambiente.

Quale principio guida evita eccessi patologizzanti o riduttivi nella diagnosi?. Adottare una prospettiva sindromica e multidimensionale, contestualizzata e longitudinale. Basarsi su un unico episodio anomalo. Trascurare il decorso nel tempo.

Perché non esiste una soglia universalmente accettata tra fisiologico e patologico in età evolutiva?. Perché i disturbi infantili sono rarissimi. Perché la “soglia” è in parte arbitraria e dipende dai criteri adottati. Perché i manuali diagnostici non trattano l’età evolutiva.

Quale criterio statistico è citato per definire un comportamento “raro”?. Meno del 10% della popolazione. Più del 50% della popolazione. Meno del 2,5% della popolazione (≈ sotto due deviazioni standard dalla media).

Quale affermazione descrive meglio la differenza tra disturbi fisici e disturbi psicologici in età evolutiva?. Nei disturbi psicologici la distinzione normalità/patologia è netta come nelle malattie fisiche. Nei disturbi fisici la diagnosi è sempre incerta. Nei disturbi psicologici la distinzione normalità/patologia è meno netta e oggettiva.

Quale combinazione di dimensioni aiuta la scuola a decidere se avviare un approfondimento clinico?. Frequenza, intensità, durata/persistenza, compromissione (rendimento/socializzazione), risposta agli interventi. Numero di assenze e rendimento in matematica. Preferenze degli insegnanti e giudizio finale.

Perché il contesto è centrale nella valutazione del comportamento infantile?. Perché i bambini si comportano allo stesso modo in tutti i contesti. Perché età, genere, cultura, ambiente familiare e scolastico modulano il significato del comportamento. Perché il contesto rende inutili i criteri clinici.

Qual è il significato di “accomodamenti ragionevoli” nel contesto lavorativo e scolastico?. Adattamenti e modifiche proporzionati per garantire pari partecipazione senza oneri eccessivi. Preferenze di assunzione automatiche. Dispense generalizzate da ogni compito.

Quali sono due elementi principali considerati dall’ICF?. Temperamento e intelligenza. Status economico e appartenenza culturale. Funzioni/strutture corporee e fattori ambientali.

In che cosa consiste il modello bio-psico-sociale dell’ICF?. Analisi esclusiva delle funzioni corporee. Somma di punteggi clinici e sociali senza relazione. Integrazione di prospettive biologiche, psicologiche e sociali sul funzionamento.

Quale affermazione esprime correttamente l’esempio delle due persone con paraplegia?. La stessa diagnosi implica sempre lo stesso livello di partecipazione. Contesti diversi possono produrre differenze significative nel funzionamento, a parità di condizione clinica. Le barriere architettoniche non incidono sul funzionamento globale.

Quale limite è stato attribuito alla International Classification of Impairments, Disabilities and Handicaps (ICIDH)?. Trascurava completamente l’aspetto clinico. Rifiutava ogni forma di standardizzazione del linguaggio. Manteneva una sequenza lineare e gerarchica tra menomazione, disabilità e handicap.

Qual è il principale avanzamento concettuale introdotto dall’International Classification of Functioning, Disability and Health (ICF)?. Sostituire la diagnosi clinica con l’autovalutazione. Definire la disabilità solo come menomazione irreversibile. Descrivere la disabilità come interazione tra salute, fattori personali/ambientali, attività e partecipazione.

Qual è la finalità del “linguaggio condiviso” promosso dall’ICF?. Uniformare esclusivamente i protocolli medici. Eliminare la valutazione del contesto. Descrivere abilità, attività e partecipazione per guidare pratiche inclusive e diritti.

Cosa cambia, in ambito educativo, adottando il modello bio-psico-sociale?. Centrare l’intervento solo sul deficit documentato. Progettare un ambiente che favorisca la partecipazione (es. PEI e metodologie flessibili). Sostituire gli insegnanti curricolari con specialisti.

Qual è la ragione principale per cui i nati pretermine sono considerati “a doppio rischio” per disturbi del neurosviluppo?. Solo per fattori genetici ereditari. Solo perché l’ambiente postnatale è sempre sfavorevole. Per la combinazione di vulnerabilità biologiche e maggiore esposizione a criticità ambientali (sensibilità agli stimoli, stress familiare).

Come viene definito l’intervento precoce nei primi anni di vita?. Un insieme di cure mediche esclusivamente farmacologiche. Un supporto scolastico avviato dopo i 6 anni. Un pacchetto di servizi multidisciplinari, tempestivi e centrati sulla famiglia, per promuovere competenze emergenti e ridurre ritardi e disabilità dalla nascita ai 5 anni.

Quale tra i seguenti non è un principio guida dell’intervento precoce efficace?. Approccio multidisciplinare e intensità adeguata. Standardizzazione rigida e identica per tutti i bambini. Tempestività dell’avvio nel periodo di massima plasticità.

Che cosa si intende per “ambiente arricchito” nei programmi precoci?. Solo attività motorie ad alta intensità. Un ambiente privo di stimoli per evitare sovraccarico. Un contesto che offre stimolazioni mirate motorie, cognitive, sensoriali e sociali per favorire l’apprendimento.

Quale programma di terapia intensiva neonatale si basa sul contatto della pelle prolungato e promuove l’allattamento al seno?. Newborn Individualized Developmental Care and Assessment Program (NIDCAP). Creating Opportunities for Parent Empowerment (COPE). Kangaroo Mother Care (KMC).

Quale effetto è stato associato al massaggio infantile e alla stimolazione multisensoriale nei prematuri?. Accelerazione della maturazione del sistema visivo e sostegno alla plasticità, con possibili mediatori biologici come IGF1 e cortisolo. Riduzione permanente della plasticità sinaptica. Peggioramento dell’interazione genitore-bambino.

Quale risultato è stato riportato per il sistema domiciliare CareToy nei nati pretermine a basso rischio?. Nessuna differenza rispetto alle cure standard. Miglioramenti nello sviluppo motorio e visivo e ricadute positive sull’interazione genitore-bambino. Benefici linguistici.

Quale affermazione sulle tecniche di stimolazione cerebrale non invasiva in età pediatrica è più corretta?. Sono promettenti e generalmente ben tollerate in studi preliminari, ma l’uso clinico resta cauto per mancanza di prove robuste su efficacia, dosi e follow-up. Hanno effetti collaterali gravi e frequenti che ne sconsigliano l’uso in ricerca. Sono terapie di prima linea standardizzate per i disturbi del neurosviluppo.

Nel manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, quinta edizione, su cosa si basa la determinazione della gravità della disabilità intellettiva?. Sul valore esatto del quoziente intellettivo. Sull’età di esordio dei sintomi. Sul grado di compromissione del funzionamento adattivo (abilità concettuali, sociali, pratiche).

Secondo le raccomandazioni dell’American College of Medical Genetics, quando è sempre indicata la risonanza magnetica encefalica?. In tutti i casi di disabilità intellettiva, senza eccezioni. Solo in presenza di disturbi del linguaggio. In presenza di micro/macrocrania e/o segni neurologici.

Quale quota di casi di disabilità intellettiva rimane senza eziologia identificata nonostante gli accertamenti?. 10–20%. 30–40%. 60–70%.

Qual è la definizione attuale di disabilità intellettiva?. Solo un quoziente intellettivo inferiore a 70. Un deficit esclusivamente cognitivo senza impatto sulla vita quotidiana. Limitazioni nel funzionamento intellettivo e nel comportamento adattivo, con esordio in età evolutiva.

Da quale età è generalmente considerata sufficientemente affidabile la diagnosi di gravità?. Dalla nascita. Dai 10 anni. Dai 4 anni.

Quale percentuale di maschi con disabilità intellettiva risulta positiva al test per la sindrome dell’X fragile?. 0,5-1%. 2-3%. 5-7%.

Qual è la resa diagnostica tipica dell’Arra-Comparative Genomic Hybridization nell’identificare sbilanciamenti cromosomici criptici nella disabilità intellettiva?. 5–8%. 12–15%. 25–30%.

Qual è la prevalenza stimata della disabilità intellettiva nei Paesi occidentali?. 1–3%. 5–10%. 0,1–0,5%.

Qual è una caratteristica tipica dell’adulto con disabilità intellettiva lieve?. Dipendenza totale per l’autocura. Compromissioni delle funzioni esecutive con approccio ai problemi tendenzialmente concreto. Assenza di linguaggio simbolico.

Quali sono i tre ambiti usati per descrivere i profili di funzionamento ai diversi livelli di gravità?. Cognitivo, emotivo, motorio. Concettuale, sociale, pratico. Biologico, psicologico, sociale.

Qual è un principio cardine della presa in carico secondo un approccio per “progetto di vita” e programmazione dei sostegni?. Sostegni fissi e invariabili nel tempo. Obiettivi descrittivi, non operazionalizzati. Progressiva riduzione dei sostegni verso la massima autonomia e autodeterminazione, con valutazione periodica degli esiti.

Quali comorbidità psichiatriche sono più frequenti nelle forme gravi/estreme?. Disturbi della condotta e disturbo ossessivo-compulsivo. Disturbi dello spettro autistico, movimenti stereotipati e auto/etero-aggressività. Disturbi specifici dell’apprendimento.

Secondo il DSM-5, cosa determina il livello di gravità della disabilità intellettiva?. Valori-soglia fissi del quoziente intellettivo. Il funzionamento adattivo nei contesti di vita. L’andamento del rendimento scolastico negli ultimi 12 mesi.

Quale strumento è ampiamente usato per valutare le abilità cognitive tra 6 e 16 anni e riflette l’attenzione a memoria di lavoro e velocità di elaborazione?. Matrici Progressive di Raven (PM). Wechsler Intelligence Scale for Children – Quarta Edizione (WISC-IV). Bayley Scales of Infant Development.

Quale affermazione descrive meglio l’eziopatogenesi della disabilità intellettiva?. È sempre identificabile con un test genetico. È dovuta prevalentemente a fattori postnatali ambientali. È multicausale (genetica, pre/peri/postnatale, socio-culturale) e in una quota rilevante rimane non identificata.

Quale misura standardizzata del comportamento adattivo valuta, tra gli altri, comunicazione, abilità della vita quotidiana e socializzazione (con una scala motoria in specifiche età)?. Vineland Adaptive Behavior Scales – Seconda Edizione (Vineland-II). Child Behavior Checklist (CBCL). Conners Rating Scales.

Qual è il modello oggi più utilizzato per descrivere la qualità della vita delle persone con disabilità intellettiva?. Felce & Perry (cinque domini). Cummins (otto domini). Schalock & Verdugo (otto dimensioni validate cross-culturalmente).

Quale strumento prevede due forme parallele (autovalutazione e eterovalutazione) per integrare la prospettiva della persona e di chi la sostiene su tutti gli otto domini della qualità della vita?. PWI-ID. WHOQOL-BREF. Personal Outcomes Scale (POS).

Cosa suggeriscono le ricerche sul rapporto tra indicatori oggettivi e soggettivi della qualità della vita?. Sono sempre fortemente correlati, quindi basta misurarne uno. Gli indicatori soggettivi non sono affidabili nelle DI. La correlazione è modesta: entrambi i livelli vanno integrati.

Quali tre fattori di ordine superiore riassumono le otto dimensioni di Schalock & Verdugo nella qualità della vita?. Capacità, resilienza, salute. Indipendenza, partecipazione sociale, benessere personale. Funzioni, strutture, attività.

Per ridurre bias come acquiescenza o “recency” quando si chiede direttamente alle persone con disabilità intellettiva della propria qualità della vita, quale strategia è più appropriata?. Questionari lunghi con molte alternative di risposta. Interviste solo online, senza supporti. Linguaggio semplice e concreto, poche alternative con supporti visivi, intervista semistrutturata.

Come possono usare i servizi i punteggi di qualità della vita per favorire equità e miglioramento continuo?. Definendo il budget solo in base al quoziente intellettivo medio. Limitando la raccolta dati al momento dell’ingresso. Confrontando punteggi per servizio/territorio per identificare pratiche che promuovono partecipazione, autonomia e benessere nei vari domini.

In che modo la qualità della vita si collega al modello dell’Associazione Americana su Disabilità Intellettive e dello Sviluppo (AAIDD)?. Orienta obiettivi personali (personal outcomes) dentro cinque dimensioni e guida il sistema personalizzato di sostegni. Riduce la pianificazione al solo comportamento adattivo. Esclude fattori contestuali per evitare confondenti.

Quale strumento è autovalutativo e sintetico, focalizzato su indicatori soggettivi della qualità della vita?. Personal Well-Being Index – Intellectual Disability (PWI-ID). Personal Outcomes Scale (POS) – forma caregiver. Vineland Adaptive Behavior Scales.

Qual è la cornice valoriale che guida l’orientamento inclusivo descritto?. Centralità esclusiva delle performance accademiche. Approccio basato sui diritti, accomodamenti ragionevoli e sostegni personalizzati. Logica meritocratica e selettiva.

Quale distinzione aiuta a progettare interventi efficaci per studentesse e studenti con disabilità intellettiva?. Tra discipline umanistiche e scientifiche. Tra competenze orientative generali e competenze orientative specifiche. Tra apprendimenti formali e non formali.

Quali sono fattori associati a esiti favorevoli di transizione?. Alte aspettative scolastiche senza sostegni. Rotazioni rapide tra molti contesti. Autoconoscenza, competenze funzionali, ambienti facilitanti, sostegni mirati.

Qual è la finalità principale dell’orientamento in una scuola inclusiva?. Fornire informazioni sulle offerte post-diploma. Concentrarsi solo sugli studenti con alto rendimento. Sostenere identità, autodeterminazione e progettualità lungo tutto il percorso di vita scolastica.

Quale approccio di orientamento viene proposto come più adeguato nel tempo?. Processo diacronico-formativo integrato nel curricolo e nel Piano Educativo Individualizzato. Percorsi opzionali solo extrascolastici. Intervento informativo breve nell’ultimo anno.

Quale combinazione di attori è ritenuta cruciale per una transizione positiva alla vita adulta?. Solo i servizi sociali. Solo la famiglia. Scuola, famiglia, servizi territoriali e reti informali in regia condivisa.

Qual è il rischio principale quando l’orientamento viene ridotto a “consulenza informativa”?. Aumenta la motivazione intrinseca. Migliora la collaborazione scuola–famiglia. Non sostiene il passaggio ai ruoli adulti né la costruzione di un progetto di sé.

Quali pratiche risultano più promettenti secondo le evidenze richiamate?. Tirocini ben progettati, esperienze autentiche, tutoraggio trasversale, co-progettazione. Lezioni frontali aggiuntive su materie teoriche. Questionari anonimi a fine ciclo scolastico.

Che cosa indica l’acronimo FASD?. Disturbi dello spettro fetale-sensoriale. Disturbi dello spettro alcol-correlato fetale. Disturbi dello spettro metabolico fetale.

Qual è il meccanismo principale del danno nella FASD durante la gravidanza?. L’alcol non attraversa la placenta, ma altera solo la flora materna. L’alcol e l’acetaldeide attraversano la placenta; il feto li metabolizza lentamente e l’esposizione è più prolungata. L’alcol e l’acetaldeide attraversano la placenta e il feto li metabolizza rapidamente.

Quale pattern di memoria è più tipico nei bambini con FASD nei compiti verbali?. Deficit primario di recupero con codifica intatta. Deficit primario di codifica con recupero relativamente conservato. Deficit esclusivamente della memoria procedurale.

Quale area scolastica risulta, in media, più vulnerabile all’esposizione prenatale all’alcol?. Matematica, in particolare elaborazione numerica. Ortografia. Lettura espressiva.

Quale combinazione di funzioni esecutive appare più spesso compromessa nella FASD?. Pianificazione, problem solving, flessibilità cognitiva e memoria di lavoro. Solo attenzione sostenuta. Pianificazione intatta con sola inibizione deficitaria.

Nella sfera linguistica, quale profilo è riportato più frequentemente nella FASD?. Produzione più compromessa della comprensione. Profilo prassico puro senza impatto sul linguaggio. Comprensione relativamente più compromessa della produzione.

Quale descrizione riassume meglio i problemi attentivi nella FASD?. Riguardano una minoranza e si limitano all’iperattività senza disattenzione. Coinvolgono spesso vigilanza, tempi di reazione e velocità di elaborazione, con alta prevalenza. Sono rari e limitati ai compiti di lettura.

Quali sono le “disabilità secondarie” frequenti nella FASD se non si interviene precocemente?. Disturbi di salute mentale, problemi con la giustizia, abbandono scolastico, abuso di sostanze. Miopia, diabete di tipo 1, celiachia. Ipertensione, asma, allergie stagionali.

Quale tra le seguenti non è una causa congenita di minorazione visiva?. Albinismo oculare. Cataratta congenita. Glaucoma senile.

Che cosa si intende per minorazione visiva secondo l’organizzazione mondiale della sanità?. una riduzione temporanea della vista. una perdita totale della capacità visiva. una riduzione significativa dell’acuità o del campo visivo, anche con correzione.

Il termine ipovisione indica: una riduzione parziale ma permanente della capacità visiva. una condizione reversibile legata alla stanchezza visiva. una totale mancanza della percezione visiva.

L’acuità visiva viene misurata attraverso: l’otoscopio. la scala di Snellen. la risonanza magnetica.

La cecità legale in Italia viene riconosciuta quando: la persona non distingue i colori. l’acuità visiva è superiore a 5/10. l’acuità visiva è pari o inferiore a 1/10.

La diagnosi funzionale nella minorazione visiva serve a: misurare la pressione oculare. definire la terapia chirurgica più adatta. valutare le abilità residue e la capacità di compensazione.

Il campo visivo rappresenta: la porzione di spazio percepita senza muovere gli occhi. la capacità di distinguere i colori. la velocità dei movimenti oculari.

La cecità assoluta si caratterizza per: la percezione di forme confuse. la capacità di distinguere ombre e luci. l’assenza totale di percezione luminosa.

Qual è il principio fondamentale della comunicazione educativa con persone con cecità o ipovisione?. mantenere una distanza formale. adottare una comunicazione chiara, diretta e multisensoriale che valorizzi i diversi canali percettivi. utilizzare esclusivamente il linguaggio verbale e scritto.

Secondo Bronfenbrenner, quale ruolo svolge la famiglia nel percorso di una persona con disabilità visiva?. si limita ad accettare passivamente la diagnosi. nessuno, poiché l’inclusione dipende dai servizi pubblici. è il primo e più significativo microsistema di inclusione o isolamento.

Che cosa rappresenta il Braille nella prospettiva culturale dell’inclusione?. un codice tecnico per uso medico. una forma di comunicazione superata dalle tecnologie digitali. una forma di alfabetizzazione alternativa che esprime l’equivalenza culturale tra vedenti e non vedenti.

Secondo la Legge 138/2001, la cecità parziale è definita come: una visione confusa ma sufficiente per la lettura. un residuo visivo non superiore a 1/20 in entrambi gli occhi o nell’occhio migliore, con campo visivo inferiore al 10%. una percezione limitata ai colori principali.

Quale concetto pedagogico emerge dal pensiero di Lev Vygotskij rispetto alla cecità?. che la cecità rappresenta una diversa modalità di organizzazione sensoriale e cognitiva e non un deficit assoluto. che la persona cieca è priva di capacità simboliche. che la cultura dipende unicamente dalla vista.

Qual è l’obiettivo principale della Legge 3 aprile 2001, n. 138?. regolare l’uso delle tecnologie per i ciechi. introdurre una classificazione unitaria delle minorazioni visive e uniformare la normativa italiana ai parametri dell’OMS. stabilire criteri per la concessione di pensioni di invalidità.

Che cosa rappresenta oggi la disabilità visiva secondo una prospettiva sociale e culturale?. una semplice condizione biologica legata alla vista. un insieme di sintomi da correggere. un fatto culturale e sociale che dipende dal modo in cui la società percepisce e accoglie la diversità.

Quale rischio si cela nelle rappresentazioni culturali tradizionali della disabilità visiva?. la tendenza a oscillare tra pietà e idealizzazione, negando la reale umanità della persona. la riduzione della partecipazione familiare. la sottovalutazione del linguaggio Braille.

Il linguaggio dei bambini con cecità può risultare: sempre povero e ritardato. limitato ai soli nomi concreti. ricco sul piano verbale ma talvolta povero sul piano semantico, con fenomeni come l’ecolalia.

Tra gli atteggiamenti disfunzionali più frequenti nella relazione genitori-figlio con disabilità visiva rientra: il rinforzo dell’autonomia pianificata. la delega agli insegnanti di ogni decisione. l’iperprotezione, che riduce le opportunità di esplorazione e autonomia.

Il percorso di adattamento psicologico descritto in letteratura si conclude con: la dipendenza stabile dall’adulto. l’identità matura, in cui la disabilità è integrata nel sé. la negazione della disabilità.

Nei primi anni di vita, l’assenza del canale visivo può determinare: un ritardo apparente nello sviluppo psicomotorio, linguistico e cognitivo. un deficit intellettivo stabile e inevitabile. un miglioramento dell’orientamento spaziale.

Lo schema corporeo nel bambino non vedente si costruisce prevalentemente attraverso: la visione residua e lo specchio. il tatto, il movimento e la mediazione verbale dell’adulto. l’osservazione dei pari vedenti.

La disabilità visiva incide principalmente su: la sola coordinazione motoria. la memoria a breve termine. lo sviluppo psicologico, cognitivo e affettivo della persona.

Un principio chiave per l’inclusione scolastica e tra pari consiste nel promuovere: attività cooperative, esperienze multisensoriali e mediazione pedagogica nel gruppo classe. la separazione in attività parallele non condivise. l’uso esclusivo di strumenti tecnologici senza mediazione.

Nel processo familiare di accettazione, le fasi individuate da Kübler-Ross includono: negazione, rabbia, contrattazione, depressione, accettazione. negazione, oblio, sostituzione, adattamento. rabbia, oblio, assuefazione, compensazione.

La sordità congenita può essere causata da: traumi successivi alla nascita. infezioni virali materne, fattori genetici o sofferenze perinatali. l’uso di cuffie ad alto volume.

Le sordità trasmissive interessano: l’orecchio esterno o medio e derivano da alterazioni nella trasmissione del suono. la coclea e il nervo acustico. le aree cerebrali deputate al linguaggio.

Gli impianti cocleari sono dispositivi che: amplificano i suoni ambientali senza modificarli. stimolano direttamente il nervo acustico bypassando la parte danneggiata dell’orecchio. riproducono suoni artificiali di supporto.

Quando la perdita uditiva si manifesta prima che il linguaggio sia stato appreso, si parla di: sordità postlinguale. sordità prelinguale. ipoacusia tardiva.

L’approccio educativo più efficace oggi è quello che: impone l’uso esclusivo della lingua vocale. integra la LIS e la lingua parlata in un modello bilingue. esclude l’uso della LIS a scuola.

Dal punto di vista medico, si parla di sordità quando: la perdita uditiva è totale o quasi totale. la capacità di percepire i suoni è solo lievemente ridotta. sono danneggiati solo gli ossicini dell’orecchio medio.

Sul piano culturale e identitario, la sordità viene considerata: un disturbo della comunicazione da eliminare. una patologia da curare con tecniche mediche. una forma di diversità linguistica e culturale che arricchisce la società.

Quando parliamo di disabilità uditiva, ci riferiamo a: una condizione che coinvolge solo la percezione acustica. un problema esclusivamente medico e anatomico. un insieme di esperienze che influenzano comunicazione, apprendimento e sviluppo dell’identità.

Sul piano psicologico e sociale, la sordità viene oggi interpretata come: una differenza linguistica e culturale che arricchisce la società e non un limite da correggere. una disfunzione comportamentale. una malattia del sistema uditivo.

L’approccio oralista, storicamente dominante, sosteneva che: l’apprendimento della lingua parlata e della lettura labiale fosse superiore e più “civile” rispetto alla lingua dei segni. le persone con sordità dovessero usare la LIS come unico canale. la lingua dei segni non avesse valore linguistico.

Nei primi mesi di vita, il dialogo tonico e sonoro tra madre e neonato: non ha un ruolo significativo nello sviluppo affettivo. svolge una funzione fondamentale di sicurezza e di legame emotivo, che nelle persone con sordità deve essere sostituita da altri canali comunicativi. si limita alla trasmissione di informazioni linguistiche.

L’attuale prospettiva educativa riconosce che la lingua dei segni italiana (LIS) è: una lingua completa, con propria grammatica, sintassi e valore culturale. un linguaggio artificiale di supporto all’oralismo. un codice gestuale privo di regole grammaticali.

La famiglia ha un ruolo fondamentale perché: deve delegare la comunicazione agli educatori. costituisce il primo contesto di relazione e deve accogliere la sordità come parte integrante dell’identità del figlio. può evitare l’uso della lingua dei segni per favorire la parola.

La sordità non rappresenta soltanto una perdita sensoriale, ma: una limitazione che riguarda esclusivamente la comunicazione verbale. una condizione che coinvolge lo sviluppo globale della persona, le relazioni e l’identità. un semplice disturbo dell’udito privo di effetti psicologici.

La sordità prelinguale si riferisce a una perdita uditiva che: avviene dopo l’acquisizione del linguaggio. è sempre temporanea e reversibile. insorge prima che il linguaggio sia stato appreso, influenzando profondamente lo sviluppo cognitivo e linguistico.

L’approccio bilingue nella sordità si fonda sull’idea che: l’uso simultaneo di due lingue generi confusione comunicativa. la lingua parlata debba sostituire la LIS. l’integrazione tra LIS e lingua italiana consenta una partecipazione piena e un’identità equilibrata.

La famiglia, nel processo di inclusione, rappresenta: un elemento esterno alle decisioni educative. solo un supporto logistico per la scuola. una parte integrante del progetto educativo e il primo luogo di accoglienza e riconoscimento.

Il modello di riferimento che supera la visione medico-sanitaria della disabilità è: il modello biopsicosociale dell’ICF. il modello terapeutico tradizionale. il modello comportamentista.

L’inclusione sensoriale non è semplicemente una pratica educativa, ma: una modalità organizzativa delle scuole. una cultura che valorizza la diversità come risorsa e diritto di partecipazione per tutti. un insieme di norme amministrative.

Nell’ambito educativo, la didattica inclusiva si fonda su: ambienti di apprendimento flessibili e personalizzati che valorizzano le potenzialità di ciascuno. programmi standardizzati per gruppi omogenei. attività differenziate per tipologia di disabilità.

Il principio educativo che meglio sintetizza la cultura dell’inclusione sensoriale afferma che: l’educazione deve tendere all’uniformità. la diversità deve essere ridotta attraverso interventi di normalizzazione. educare significa creare le condizioni perché ciascuno possa esprimere liberamente le proprie capacità.

Perché l’inclusione diventi una vera cultura sociale è necessario: limitarsi agli interventi scolastici. estenderla a tutti gli ambiti della vita. applicarla esclusivamente ai contesti pubblici.

Secondo il paradigma dell’inclusione, la differenza tra integrazione e inclusione consiste nel fatto che: l’integrazione accoglie le diversità senza modificarle. l’inclusione riguarda solo la scuola e non la società. l’integrazione adatta la persona al sistema, mentre l’inclusione trasforma il sistema per accogliere tutti.

La tecnologia, nel contesto dell’inclusione sensoriale, rappresenta: un alleato prezioso che favorisce autonomia e accessibilità. uno strumento utile solo in età scolare. un fine in sé.

Come si manifesta tipicamente la dislessia nelle lingue a ortografia trasparente come l’italiano?. Con numerosi errori di lettura e scarsa comprensione. Con difficoltà esclusivamente nella lettura di non-parole. Con una lettura generalmente corretta ma lenta e poco fluente.

Quale evidenza dimostra che anche i bambini italiani con dislessia utilizzano la lettura lessicale?. La presenza di effetti di lessicalità e di frequenza simili ai normolettori. L’uso esclusivo della conversione grafema-fonema. L’assenza di errori nella lettura di non-parole.

Quale affermazione descrive correttamente l’ipotesi del “phonological core deficit” in relazione all’italiano?. È pienamente confermata da studi su bambini italiani. È messa in discussione dall’assenza di un’associazione sistematica tra dislessia e deficit fonologico. Spiega completamente tutte le difficoltà di lettura osservate.

Perché la letteratura italiana è prudente nel classificare la dislessia evolutiva in sottotipi?. Perché i sottotipi sono stati dimostrati validi solo in età adulta. Perché mancano evidenze convincenti di dissociazioni stabili tra componenti lessicali e non-lessicali. Perché i test disponibili non misurano correttamente la lettura di parole.

Quale caratteristica definisce classicamente la dislessia fonologica nei modelli anglofoni?. Marcata difficoltà nella lettura di non-parole. Difficoltà nella lettura di parole irregolari. Lentezza generalizzata nella lettura di testi.

Secondo le evidenze sperimentali, dove risiede principalmente la difficoltà di lettura nei bambini con dislessia italiana?. Nel controllo generale dei movimenti oculari. Nelle prime fasi di elaborazione visuo-percettiva dello stimolo scritto. Nella comprensione semantica del testo.

Perché la difficoltà nella lettura di non-parole non è considerata un indicatore selettivo di deficit fonologico in italiano?. Perché anche i lettori tipici trovano le non-parole più difficili delle parole. Perché i bambini italiani non leggono non-parole a scuola. Perché le non-parole non vengono usate nella pratica clinica.

Quale rapporto emerge tra disturbo specifico del linguaggio (DSL) e dislessia evolutiva?. Tutti i bambini con DSL sviluppano dislessia. DSL e dislessia sono disturbi distinti ma frequentemente associati. La dislessia è una conseguenza diretta del DSL.

Perché la scrittura deve essere considerata un’abilità autonoma rispetto alla lettura in ambito clinico?. Perché segue un percorso evolutivo più rapido della lettura. Perché coinvolge processi cognitivi e motori in parte differenti e può presentare disturbi specifici. Perché non è mai associata ai disturbi di lettura.

Qual è la principale difficoltà iniziale nel passaggio dal linguaggio orale a quello scritto?. La scarsa conoscenza del vocabolario. L’uso delle regole sintattiche. La segmentazione del parlato continuo in unità fonologiche discrete.

Nelle prime fasi dell’apprendimento della scrittura, quale via viene utilizzata prevalentemente?. La via fonologica. La via semantica. La via lessicale.

Perché la scrittura manuale comporta un carico motorio particolarmente elevato?. Perché implica l’acquisizione e l’automatizzazione di diversi pattern grafomotori. Perché richiede solo movimenti fini delle dita. Perché non può essere supportata dalla memoria.

Quale caratteristica distingue la scrittura di testi dal semplice scrivere parole?. La necessità di pianificazione, coesione testuale e controllo del contenuto. L’uso esclusivo della conversione fonema–grafema. La riduzione del carico cognitivo.

Secondo il DSM-5, i disturbi della scrittura: Possono riguardare componenti ortografiche, grammaticali o testuali. Coincidono esclusivamente con la disgrafia. Sono sempre inclusi nei disturbi della lettura.

Quale prova è particolarmente utile per valutare la via fonologica nella disortografia?. La copia di un testo. La composizione libera di un testo. La scrittura di non-parole sotto dettatura.

Quale indicatore è considerato centrale nella valutazione clinica della disgrafia?. Il numero di errori grammaticali. La fluenza della scrittura, oltre alla leggibilità. La correttezza ortografica.

La discalculia evolutiva è definita come: Un disturbo dovuto a lesioni neurologiche acquisite. Un ritardo globale dello sviluppo cognitivo. Un disturbo specifico delle abilità numeriche in soggetti con intelligenza nella norma.

Quali sono gli ambiti principali che possono risultare compromessi nella discalculia evolutiva?. Concetto di numero, fatti aritmetici, calcolo, ragionamento matematico. Linguaggio, memoria a lungo termine, attenzione. Motricità fine, prassie, abilità visuo-costruttive.

Secondo le linee di indirizzo più condivise, quando è prudente porre una diagnosi di discalculia?. Alla fine della prima primaria. Alla fine del terzo anno della scuola primaria. All’inizio della scuola secondaria di primo grado.

Quale distinzione è centrale nelle formulazioni valutative più recenti della discalculia?. Tra calcolo scritto e calcolo mentale. Tra abilità linguistiche e abilità motorie. Tra componenti di base dell’elaborazione numerica e componenti procedurali/esecutive.

Che cosa si intende per “senso del numero”?. Una competenza appresa esclusivamente con l’istruzione scolastica. Una capacità precoce e prelinguistica di rappresentare quantità e grandezze. La conoscenza formale delle operazioni aritmetiche.

Quale profilo descrive una discalculia “profonda” o semantica?. Difficoltà limitate agli algoritmi del calcolo scritto. Senso del numero preservato e difficoltà solo attentive. Apprendimento meccanico delle etichette numeriche senza solido significato quantitativo.

Un indicatore precoce di rischio per discalculia è: Il ricorso rigido al conteggio da uno per risolvere semplici addizioni. L’errore occasionale nei problemi complessi. L’uso flessibile di strategie di calcolo mentale.

Secondo il modello del triplo codice, una difficoltà nella discalculia può derivare da: Una transcodifica inefficiente tra codice analogico, verbale e visivo. Un deficit esclusivo del codice verbale. Una mancanza di esposizione culturale ai numeri.

Il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD) è definito come: Un disturbo del neurosviluppo con disattenzione, iperattività e impulsività. Un disturbo dell’umore con prevalenza stagionale. Un disturbo d’ansia con esordio in adolescenza.

Secondo il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, quinta edizione (DSM-5), l’età massima di esordio per porre diagnosi di Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD) è: Entro i 5 anni. Entro i 10 anni. Entro i 12 anni.

Per la diagnosi, il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, quinta edizione (DSM-5) richiede: 6 sintomi su 9 nei bambini; 5 su 9 in adolescenti/adulti. 9 sintomi su 9 in tutte le età. 4 sintomi su 9 nei bambini; 3 su 9 negli adulti.

Quale cambiamento diagnostico introduce il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, quinta edizione (DSM-5) rispetto ai “sottotipi” del Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD)?. Elimina la distinzione dei profili clinici. Mantiene i sottotipi ma ne aggiunge due. Sostituisce i sottotipi con “manifestazioni prevalenti”.

Quale affermazione epidemiologica sul Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD) è corretta?. Prevalenza mondiale 10%. Prevalenza europea 4,5% e mondiale 5,29%. Prevalenza in Nord America 3%.

In adolescenza, quale quadro è tipico secondo il testo per il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD)?. L’iperattività aumenta e la disattenzione scompare. Iperattività/impulsività diminuiscono, mentre la disattenzione persiste. Solo miglioramento delle funzioni esecutive.

Solo miglioramento delle funzioni esecutive (?). Circa il 20% presenta un disturbo associato. Almeno il 70% presenta un disturbo associato. Meno del 5% ha disturbi associati.

Quali percentuali di comorbidità con disturbi da comportamento dirompente sono riportate per il Disturbo Oppositivo Provocatorio (DOP) e per il Disturbo della Condotta (DC) negli individui con Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD)?. Disturbo Oppositivo Provocatorio (DOP) 40–50%; Disturbo della Condotta (DC) 10–15%. Disturbo Oppositivo Provocatorio (DOP) 10–15%; Disturbo della Condotta (DC) 40–50%. Disturbo Oppositivo Provocatorio (DOP) e Disturbo della Condotta (DC) entrambi 25%.

Qual è il significato di “differenziano i casi dai controlli” nel contesto descritto?. Che i fattori causano direttamente il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD). Che i fattori sono osservati più spesso nei bambini con ADHD rispetto ai bambini senza ADHD. Che i fattori non hanno alcuna relazione con l’ADHD.

Quali sono i tre fattori ambientali citati come più frequenti nei bambini con ADHD (presentazione disattentiva o combinata)?. Depressione post-partum, stress in gravidanza, cambi del caregiver principale nei primi tre anni. Inquinamento atmosferico, dieta povera di ferro, basso livello di attività fisica. Infezioni neonatali, allattamento artificiale, mancanza di sonno.

Come va interpretata la presenza più frequente di depressione post-partum, stress in gravidanza e cambi di caregiver primario nei bambini con Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD) rispetto ai controlli?. Come indizio di associazione che richiede ulteriori verifiche e non dimostra causalità. Come prova certa di causa-effetto tra fattori e ADHD. Come evidenza che i fattori sono irrilevanti per l’ADHD.

Cosa si intende per “presentazione disattentiva” del Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD)?. Prevalenza di iperattività senza disattenzione. Prevalenza di sintomi di disattenzione. Assenza di sintomi di impulsività.

Cosa si intende per “presentazione combinata” del Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD)?. Presenza sia di sintomi di disattenzione sia di iperattività/impulsività. Solo iperattività/impulsività. Solo disattenzione.

Nel confronto tra gruppi, chi sono i “controlli”?. Bambini con Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD). Genitori dei bambini con ADHD. Bambini senza ADHD usati come gruppo di confronto.

Quale affermazione riflette correttamente il senso del confronto casi–controlli?. I fattori ambientali sono identici in entrambi i gruppi. I fattori ambientali compaiono casualmente senza pattern. I fattori ambientali sono riscontrati con maggiore frequenza nel gruppo con ADHD.

Quale tra i seguenti è un esempio di fattore ambientale precoce associato più frequentemente ai bambini con disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD) rispetto ai coetanei senza ADHD?. Depressione post-partum materna. Alta statura alla nascita. Frequenza sportiva settimanale.

Quali funzioni neuropsicologiche risultano principalmente compromesse nell’ADHD?. Linguaggio e memoria episodica. Attenzione, inibizione, memoria di lavoro e funzioni esecutive. Intelligenza generale e abilità visuo-percettive.

Qual è la principale conclusione dello studio di Coghill, Seth e Matthews (2014)?. Tutti i bambini con ADHD mostrano gravi deficit neuropsicologici. L’ADHD è una sindrome neuropsicologicamente eterogenea. I deficit neuropsicologici spiegano completamente i sintomi clinici.

Quale affermazione descrive correttamente il rapporto tra ADHD e linguaggio?. I disturbi linguistici sono sempre presenti. Le evidenze sui deficit linguistici sono non omogenee. La fluenza semantica è sempre compromessa.

Quale componente dell’attenzione è maggiormente coinvolta nell’ADHD?. Attenzione selettiva. Vigilanza (attenzione sostenuta). Orientamento spaziale.

In base al modello di Baddeley, quale ambito della memoria di lavoro risulta più compromesso nell’ADHD?. Memoria a lungo termine. Circuito visuo-spaziale nei compiti a elevato carico cognitivo. Circuito fonologico in compiti semplici.

Quale deficit caratterizza maggiormente i bambini con ADHD “puro”?. Difficoltà di pianificazione. Rallentamento della velocità di risposta. Compromissione globale delle funzioni esecutive.

Che cosa si intende per “delay aversion” nell’ADHD?. Preferenza per ricompense piccole ma immediate. Difficoltà a inibire risposte impulsive. Deficit di flessibilità cognitiva.

Qual è un principio fondamentale nella diagnosi di ADHD?. L’osservazione clinica ambulatoriale è sufficiente. I test neuropsicologici permettono una diagnosi certa. I sintomi devono essere rilevati in almeno due contesti di vita.

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