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Fisiologia umana e dello sport

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Fisiologia umana e dello sport

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Dom. 250-331

Creation Date: 2026/04/20

Category: Sport

Number of questions: 82

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La difficoltà nel raggiungere quote elevate dipende da: Ridotta pressione parziale di ossigeno nell’ambiente. Aumentata pressione parziale della CO2. Bassa percentuali di ossigeno nell’aria inspirata. Ridotta pressione barometrica totale.

Rispetto a soggetti non allenati, a parità di intensità dell’esercizio, i soggetti alienati: Possono arrivare a temperature interne di 43-44 °C. Sviluppano una temperatura centrale minore. Sviluppano una temperatura centrale maggiore. Hanno una ridotta sudorazione.

L’evaporazione del sudore dalla superficie cutanea o polmonare, dipende da: Vasodilatazione periferica. Pressione atmosferica. Frequenza cardiaca. Superficie esposta e temperatura dell’aria ambientale.

Caratterizzano un’ipotermia severa: Brividi. Aumento pressione sanguigna. Edema polmonare. Apatia.

Caratterizzano un’ipotermia leggera: Ipoventilazione. Diminuzione gittata cardiaca. Ipotensione. Amnesia.

Identifica i fattori che non influenzano l’evaporazione del sudore della superficie cutanea o polmonare: Correnti convettive d’aria. Temperatura dell’aria ambientale. Superficie esposta. Pressione barometrica.

Quale dei seguenti meccanismi fornisce la maggior difesa fisiologica contro il surriscaldamento in un ambiente con altri temperature e durante esercizi intensi?. Conduzione. Evaporazione. Irraggiamento. Convezione.

L’evaporazione di 1L di acqua dalla superficie cutanea, comporta il trasferimento all’ambiente di circa: 2500 kcal. 1 J. 600 kcal. 1 kcal.

Nella perdita di calore mediante conduzione, l’entità degli scambi termici tra cute e corpi circostanti dipende da: Temperatura ambientale. Gradiente termico tra la cute e la superficie vicina. Temperatura interna. Superficie cutanea esposta.

Le ghiandole sudoripare sono controllate da: Innervazione parasimpatica colinergica. Innervazione simpatica adrenergica. Innervazione parasimpatica adrenergica. Innervazione simpatica colinergica.

Si considera ipotermia severa, un temperatura interna inferiore a: 10 °C. 33 °C. 36 °C. 82 °F.

L’abbigliamento bagnato: Non influisce sulla dispersione di calore. Perde le proprietà isolanti. Migliora le proprietà isolanti. Limita la dispersionedel calore dal corpo.

Il “termostato” per la regolazione della temperatura corporea risiede: Nel talamo. Nell’ipotalamo. Nel midollo spinale. Nei nuclei alla base.

Una sudorazione eccessiva porta a un grave perdita di liquidi e provoca: Un aumento del volume plasmatico. Un annullamento del volume plasmatico. Una alcalinizzazione del volume plasmatico. Una riduzione del volume plasmatico.

L’attività fisica in ambiente caldo comporta per l’organismo: Vasocostrizione sistemica. Determina necessità di deviare sangue dalla superficie cutanea agli organi. Vasodilatazione sistemica. Determina necessità di deviare sangue arterioso verso la superficie cutanea.

Durante l’esercizio in ambiente caldo, l’equilibrio tra vasodilatazione e vasocostrizione: Regola la pressione arteriosa. Permette di diminuire la temperatura interna. Non influisce sulla pressione arteriosa. Porta a livelli basale la pressione arteriosa.

La fatica può sopraggiungere nel caso di una temperatura corporea interna di: 38-40 °C. 33 °C. 44 °C. 40-42 °C.

Caratterizzano un’ipotermia severa: Pupille dilatate. Atassia. Apatia. Perdita di riflessi e movimento volontario.

Si considerano di potermi moderata una temperatura interna inferiore a: 32 °C. 98 °F. 35 °C. 36,5 °C.

Per compensare la rarefazione dell’aria e la riduzione della P02 alveolare ad alta quota: Diminuisce il flusso ematico durante il riposo e l’attività fisica submassimale. Aumento il flusso ematico durante il riposo e l’attività fisica submassimale. Viene inibita l’iperventilazione. Si aumenta la pressione parziale di CO2.

I meccanismi che regolano la temperatura corporea sono attivati da: Recettori a livello endoteliale. I cambiamenti della temperatura ematica che perfonde direttamente l’ipotalamo. Termorecettori a livello del talamo. Termorecettori a livello dei seni carotidei.

Nelle prime fasi di adattamento all’altitudine, si assiste a: Aumento del volume sistolico. Aumento della pressione ematica sistemica. Diminuzione della gittata cardiaca durante esercizi submassimali. Nessun cambiamento della frequenza cardiaca.

Gli adattamenti all’alta quota a lungo termine comprendono: Diminuzione della densità mitocondriale. Diminuzione della concentrazione dell’emoglobina. Aumento della gittata cardiaca massimale. Riduzione del volume ematico e aumento dell’ematocrito.

Gli adattamenti all’alta quota breve termine comprendono: Aumento della frequenza cardiaca massima teorica. Ipoventilazione. Aumento della agitata e frequenza cardiaca a intensità di lavoro submassimali. Aumento della gittata cardiaca massimale.

Sono fattori che permettono di aumentare la temperatura corporea: Conduzione. Termogenesi indotta dall’alimentazione. Convezione. Evaporazione.

Sono fattori che permettono di abbassare la temperatura corporea: Innalzamento attività metabolica basale. Termogenesi indotta dall’alimentazione. Comparsa di brividi. Evaporazione.

I meccanismi che regolano la temperatura corporea e sono attivati da: Termorecettori a livello dei seni carotidei. Organi tendinei del Golgi. Fusi neuromuscolari. I termocettori localizzati nella cute, che provvedono a mandare input ai centri di controllo.

In merito alla regolazione della temperatura corporea, le cellule dell’ipotalamo rilevano: Piccoli cambiamenti della temperatura ematica. Piccole variazioni della temperatura ambientale. Cambiamenti della temperatura del circolo linfatico. Cambiamenti della temperatura dell’aria inspirata.

Si considera ipotermia leggera, un temperatura interna inferiore ad: 32 °C. 15 °C. 35 °C. 28 °C.

L’efficienza della perdita di calore per evaporazione, dipende essenzialmente da: Gradiente termico tra cute e ambiente. Umidità ambientale relativa. Vasocostrizione periferica. Temperatura ambientale.

L’entità dell’evaporazione dei liquidi dalla pelle non dipende da: La superficie esposta all’ambiente. La gittata sistolica. La temperatura e l’umidità relativa dell’aria. L’entità del flusso convettivo di aria sulla superficie corporea.

Quando il sudore gocciola e non evapora: Si ha elevata dispersione termica. Si verifica il fenomeno della convenzione. Non si ha termodispersione. Si ha una perdita eccessiva di sali minerali.

Con umidità ambientale relativamente bassa: Il processo di evaporazione è poco efficace. Il processo di evaporazione è molto efficace. Il processo di irraggiamento perde efficacia. I processi convettivi sono favoriti.

Se la produzione di calore endogeno uguaglia la dispersione termica la temperatura corporea: Aumenta. Diminuisce molto lentamente. Diminuisce. Rimane costante.

Una prima risposta dell’organismo all’esposizione al freddo è: Vasodilatazione periferica con una aumento del flusso ematico cutaneo. Vasodilatazione periferica con una riduzione del flusso ematico cutaneo. Vasocostrizione periferica con una riduzione del flusso ematico cutaneo. Vasocostrizione periferica con una aumento del flusso ematico cutaneo.

In condizioni normali, il flusso ematico cutaneo è di circa: 3 L. 250 L/min. 85 ml/kg/min. 250 ml/min.

L’emoglobina: Può raggiungere il 90% di saturazione anche a pressioni parziali di ossigeno ridotte rispetto al normale. Non raggiunge mai il 90% di saturazione. Lega al massimo il 75% dell’ossigeno presente nel sangue. Non è presente nel feto.

Un danno ai nuclei sottocorticali può causare: Paralisi flaccida. Inibizione dei motoneuroni ipsilaterali. Deficit visivi. Deficit uditivi.

Non influisce sull’affinità dell’emoglobina per l’ossigeno: La concentrazione di ioni idrogeno. La concentrazione di ioni calcio. La temperatura. La pressione parziale di CO2.

La maggior parte dei muscoli contiene: Tutti e tre i tipi di fibre. Solo fibre glicolitiche rapide. Solo fibre glicolitiche ossidative rapide. Solo fibre ossidative lente.

I tubuli T: Sono i dotti principali del pancreas. Si trovano sulle teste globulari. Interagiscono con il nucleo cellulare. Interagiscono con le cisterne terminali del reticolo sarcoplasmatico.

Una contrazione muscolare comincia con: L’avvio di un potenziale d’azione. La rimozione del calcio dalla troponina. Con lo scorrimento di filamenti sottili su quelli spessi. La scissione dell’ATP.

Una contrazione muscolare isotonica è caratterizzata da: La presenza di tetano muscolare. Una concentrazione di ioni calcio costante. Un allungamento del muscolo stesso. Un accorciamento del muscolo stesso.

Costituiscono il filamento sottile: Actina e miosina. Tropomiosina e miosina. Actina, troponina, tropomiosina. Miosina e troponina.

Il filamento spesso è costituito da: Miosina. Actina, troponina, tropomiosina. Tropomiosina e miosina. Actina e miosina.

Quale tra le seguenti non è un tipo di fibra muscolare: Glicolitiche lente. Glicolitiche rapide. Ossidative lente. Glicolitiche ossidative rapide.

Le differenze nella velocità massima di accorciamento dipendono da: Lunghezza delle teste globulari. Diversi enzimi miosinici con alta o bassa attività ATPasica. Lunghezza del sarcomero. Affinità delle fibre con ioni calcio e sodio.

Le fibre glicolitiche rapide, rispetto alle fibre ossidative: Producono una tensione minore. Si affaticano più lentamente. Hanno un diametro medio più grande. Hanno un diametro medio più piccolo.

Le fibre glicolitiche rapide, rispetto alle fibre ossidative: Producono una tensione maggiore. Hanno un diametro medio più piccolo. Producono una tensione minore. Si affaticano più lentamente.

Le fibre ossidative lente hanno: Grande diametro delle fibre. Elevata velocità di affaticamento. Pochi capillari. Molti mitocondri.

La tensione titanica isometrica massima viene prodotta: Alla minima lunghezza del sarcomero. Solo nei muscoli agonisti. Alla massima lunghezza del sarcomero. Alla lunghezza ottimale del sarcomero.

Le fibre glicolitiche ossidative rapide sono caratterizzate da: Elevata velocità di contrazione. Molti capillari. Pochi capillari. Elevato contenuto di glicogeno.

I crampi muscolari: Sono contrazioni tetaniche involontarie. Non sono legati a squilibri elettrolitici. Sono contrazioni tetaniche volontarie. Sono contrazioni tetaniche sottomassimali.

Le proprietà del muscolo: Possono essere influenzate dalla regolarità con cui un muscolo viene usato. Sono innate. Sono geneticamente predeterminate. Non possono essere influenzate dalla regolarità con cui un muscolo viene usato.

Con atrofia da disuso si intende: Presenza di muscolo normale ma con perdita di tessuto nervoso. Rigidità muscolare indotta da eccessivo allenamento. Presenza di muscolo atrofizzato ma con apporto nervoso intatto. Un muscolo denervato.

Un esercizio aerobico induce generalmente: Una diminuzione della capillarizzazione. Un aumento del numero di mitocondri. Un’atrofia localizzata. Una diminuzione del numero di mitocondri.

L’ipertrofia è causata da: Aumentata lunghezza dei sarcomeri. Diminuzione del diametro delle cellule muscolari. Aumento della dimensione della placca motrice. Aumentata sintesi dei filamenti di actina e miosina.

L’aumento di forza muscolare: Si può verificare senza un contestuale significativo aumento dell’ipertrofia muscolare. È indipendente da fattori nervosi. È legato a un aumento dell’input inibitori afferenti dei recettori sensoriali tendinei. È limitato nelle donne.

La diminuzione delle capacità muscolari con l’invecchiamento è dovuto a: Aumento delle fibre glicolitiche. Principalmente a un calo del diametro medio delle fibre muscolari. Rigidità tendinea. Denervazione periferica.

Le cellule muscolari lisce: Contengono striature. Hanno più nuclei. Non sono innervate. Sono fusiformi.

Le cellule muscolari lisce: Non contengono filamenti di actina e miosina. Sono anche striate. Hanno 2 nuclei. Contengono filamenti di actina e miosina.

La velocità di accorciamento della fibra muscolare: Si riduce con aumenti di carico. Non può essere variata. Aumenta linearmente all’aumentare del carico. Aumenta esponenzialmente all’aumentare del carico.

Nella contrazione muscolare: Gli ioni calcio si legano alla tropomiosina. Gli ioni calcio si legano all’actina. Gli ioni sodio si legano all’troponina. Gli ioni calcio si legano alla troponina.

Il muscolo liscio: Si contrae alla stessa velocità muscolo striato. Ha un basso ritmo di scissione dell’ATP. Ha un alto ritmo di scissione dell’ATP. Si contrae a una velocità superiore rispetto al muscolo striato.

Il trasporto attivo del sodio attraverso un epitelio: Blocca il trasporto del potassio. Aumenta l’osmolarità su un lato della cellula e la riduce sull’altro. Blocca lo spostamento dell’acqua per osmosi. Provoca lo spostamento dell’acqua per trasporto mediato.

La diffusione di ioni attraverso una membrana dipende: Solo dal potenziale di membrana. Sempre da un gradiente pressorio. Solo gradiente di concentrazione. Sia dal gradiente di concentrazione, sia dal potenziale di membrana.

Il flusso di ioni attraverso una membrana: Non può essere alterato, aprendo o chiudendo canali ionici. Può essere alterato, aprendo o chiudendo canali ionici. Può essere alterato aprendo o chiudendo canali ionici. È sempre unidirezionale.

Il trasporto mediato di molecole da un lato all’altro di una membrana comporta il legame del soluto: A una molecola di ATP. A una proteina carrier nella membrana. A un lipide carrier nella membrana. A un gruppo amminico.

Quale tra le seguenti non è una caratteristica di un sito di legame dei carrier?. Saturazione. Affinità. Specificità chimica. Bipolarità.

La diffusione facilitata: Caratterizza la glicolisi. È un particolare tipo di osmosi. È un processo di trasporto mediato. Richiede energia metabolica.

Il trasporto attivo è un processo di trasporto mediato che sposta molecole contro un gradiente: Pressorio. Di concentrazione. Elettrochimico. Termico.

Il trasporto attivo è un processo: Mediato da un gradiente termico. Che prevede il consumo di energia. Che non prevede l’utilizzo di un carrier. Che non prevede il consumo di energia.

L’acqua attraversa le membrane mediante: Trasporto attivo. Di fusione attraverso il doppio strato lipidico e attraverso canali proteici nella membrana. Un flusso libero casuale. Trasporto mediato.

L’osmosi è la diffusione d’acqua attraverso una membrana: Da una regione ad alta temperatura ad una regione a temperatura inferiore. Da una regione ad alta concentrazione idrica a una a concentrazione inferiore. Per mezzo di carrier. Da una regione a bassa concentrazione idrica a una a concentrazione superiore.

L’osmolarità è: La capacità di diffusione dell’acqua. La concentrazione parziale di soluti in una soluzione. La quantità di energia extracellulare. La concentrazione totale di soluti in una soluzione.

Non è una componente del muscolo scheletrico: Linea Z. Banda A. Linea M. Linea T.

Il rilassamento di una fibra muscolare, dopo la contrazione, è il risultato: Del trasporta TiVo di ioni calcio dal reticolo sarcoplasmatico alla membrana cellulare. La deplezione delle molecole di ATP. Del trasporto attivo di ioni calcio dal citosol nuovamente nel reticolo sarcoplasmatico. Del trasporto mediato di ioni sodio dal citosol nuovamente nel reticolo sarcoplasmatico.

Non è una componente del muscolo scheletrico: Linea M. Linea Z. Banda Y. Banda A.

Non è una componente del muscolo scheletrico: Linea M. Banda A. Banda F. Linea Z.

Nel muscolo scheletrico, il ponte trasverso ha: 3 teste globulari. 5 teste globulari. 2 teste globulari. 4 teste globulari.

Il sito di legame per l’actina si trova: Sulla troponina. Sul filamento sottile. Sulla tropomiosina. Su una testa globulare di un ponte trasverso.

Il sito di legame per l’ATP si trova: Sulla troponina. Su una testa globulare di un ponte trasverso. Sulla tropomiosina. Sul filamento sottile.

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