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![]() fthrthrthregerEC Description: lezione da 25 a 50 |



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01. Quali sono le caratteristiche di una comunità?. La Struttura temporale, che dipende dai cicli giornalieri, stagionali, di marea, ... dei fattori ambientali. La Fisiognomia, cioè la forma e la struttura di una comunità che determina il modo in cui essa appare ed è riconoscibile. Struttura verticale, la sua stratificazione, e struttura orizzontale, che dipende dalla disposizione degli individui di ciascuna popolazione. La fisiognomia, e la struttura verticale, orizzontale e temporale. 01. Cosa si intende per diversità di specie?. E' definita come la presenza di specie dominanti e rare nell'ambiente in esame. Nessuna delle precedenti. E' la Gamma-diversità, cioè è la diversità regionale, la ricchezza in specie di un'area in cui si trovano più comunità. È il rapporto tra la diversità alfa e beta. 02. Come si identifica una comunità?. con la lista di specie che definisce la comunità da un punto di vista qualitativo. con la lista di specie che definisce la comunità sia da un punto di vista qualitativo sia da uno quantitativo. con la lista di specie che definisce la comunità da un punto di vista quantitativo. Con la lista di specie. 03. Quali sono le specie dominanti di una comunità. quelle presenti comunemente. quelle che determinano la diversità nel sistema. quelle attraverso cui passa la gran parte dell'energia del sistema. non ci sono specie dominanti nei sistemi ecologici. 04. Cos'è la diversità di specie?. E' una caratteristica naturale di difficile valutazione. È il numero di specie diverse presenti in una data comunità e si misura con la componente evenness (uniformità). È il numero di specie diverse presenti in una data comunità e si misura su due componenti: ricchezza in specie e evenness (uniformità). È il numero di specie diverse presenti in una data comunità e si misura con la componente ricchezza in specie. 05. Quali sono i tipi di diversità che si misurano. Sono tanti e diversificati. sono due: diversità alfa - locale e diversità gamma - regionale. sono tre: diversità alfa - locale, diversità beta - delle aree di transizione, e diversità gamma - regionale. sono due: diversità alfa - locale e diversità beta - delle aree di transizione. 06. Da cosa è prodotta la diversità di specie?. Dal rapporto tra la diversità alfa e beta. Dalla Gamma-diversità, cioè è la diversità regionale, la ricchezza in specie di un'area in cui si trovano più comunità. Nessuna delle precedenti. Dalla presenza di specie dominanti e rare nell'ambiente in esame. 01. Come si definisce la comunità. E' definita dalla lista di specie, che definisce quantitativamente la comunità. La comunità è costituita da tutte le popolazioni che si susseguono in un intervallo di tempo. Insieme delle popolazioni di specie diverse che vivono nella stessa area/volume, persistono per un tempo compatibile e sono tra loro interconnessi tramite trasferimenti di energia e materiali. La comunità è l'insieme degli individui in un habitat. 02. Quali sono i tipi fisiognomici più importanti?. sono Tundra, Taiga, Steppa, Deserto, Savana, Foresta pluviale. sono Tundra, Taiga, Foresta temperata a latifoglie, Foresta e macchia a sclerofille, Steppa, Deserto, Savana, Foresta pluviale. sono quelli delle aree temperate e meridionali: Foresta e macchia a sclerofille, Steppa, Deserto, Savana, Foresta pluviale. sono quelli delle aree settentrionali: Tundra, Taiga, Foresta temperata a latifoglie. 03. Cosa sono i biomi?. Sono ambienti con variazioni stagionali. L'insieme dei fattori biotici che insistono su un sistema. Sono gli habitat che variano latitudinalmente condizionati sia nel numero di individui sia nel numero di specie presenti dal complesso delle condizioni ambientali locali. Tipi di comunità, detti anche formazioni, riconoscibili per la loro fisiognomia. 04. Cos'è un bioma?. La 'formazione' costituita da organismi animali. La 'formazione' costituita da organismi animali e vegetali. E' un definito tipo di comunità, riconoscibile dalla sua componente vegetale; è detto formazione se ci si riferisce alla sola fisiognomia. E' un definito tipo di comunità, riconoscibile dalla sua fisiognomia; è detto formazione se ci si riferisce alla sola componente vegetale. 01. Cosa caratterizza la taiga?. la presenza di boschi di latifoglie; è il bioma terrestre più diffuso sulla Terra. la presenza di boschi di conifere, soprattutto pini, abeti e larici; è il bioma terrestre meno diffuso sulla Terra. la presenza di boschi di conifere, soprattutto pini, abeti e larici; è il bioma terrestre più diffuso sulla Terra. la presenza di specie stenoecie. 02. Cosa caratterizza la tundra?. la distribuzione geografica. la fiorente crescita delle piante nelle brevi stagioni di crescita. la limitata crescita delle piante, determinata da basse temperature e brevi stagioni di crescita. la presenza di specie euriecie. 01. Quali sono le Foreste e macchie a sclerofille. il Chaparral, il Matorral e il Fynbos. la Macchia mediterranea, il Chaparral, il Matorral e il Fynbos. la Macchia mediterranea e il Chaparral. la Macchia mediterranea e il Fynbos. 02. Cosa caratterizza la macchia mediterranea?. la distribuzione geografica in aree a clima continentale mite. la capacità di vivere in aree a elevata disponibilità d'acqua. nessuna delle risposte è corretta. la vegetazione a sclerofille, dal greco a 'foglie dure'. 03. Cosa sono le Foreste Temperate a Latifoglie?. sono boschi di pini e abeti. sono biomi che non mostrano andamenti stagionali. sono i biomi caratteristici di aree a clima continentale più mite. sono biomi caratterizzati dalla presenza di sclerofille. 01. Cos'è la savana?. è un bioma povero. è un bioma a pascolo ininterrotto e ricco di erbe, senza copertura, nonostante l'elevata densità di alberi. non è un bioma. é uno strato erbaceo. 02. Cos'è la steppa?. è un bioma a prati e arbusti senza alberi e generalmente caratterizzata da clima desertico. è un bioma a prati e arbusti senza alberi e generalmente caratterizzata da clima semi-arido e continentale. è un bioma diversificato, caratteristico di aree continentali. non è un bioma. 03. Cos'è un deserto?. è una zona arida caratterizzata da basse precipitazioni e in cui le condizioni di vita sono ostili per piante ed animali. è una zona soggetta alla la cella tropicale (di Hadley). è una zona soggetta alla cella temperata (di Ferrel). è una zona arida completamente disabitata. 04. Perché il deserto è arido pur trovandosi a una latitudine relativamente bassa?. perché le precipitazioni dipendono dai moti convettivi atmosferici e le zone desertiche si producono laddove le circolazioni determinano la carenza d'acqua: tra la cella temperata (Ferrel) e quella tropicale (Hadley). perché le precipitazioni dipendono dai moti convettivi atmosferici e le zone desertiche si producono laddove le circolazioni determinano la carenza d'acqua: all'interno della cella temperata (Ferrel). perché le precipitazioni dipendono dai moti convettivi atmosferici e le zone desertiche si producono laddove le circolazioni determinano la carenza d'acqua: all'interno della cella tropicale (Hadley). La latitudine non determina la disponibilità d'acqua. 01. Cos'è la foresta pluviale?. dette anche i gioielli della Terra, sono gli ecosistemi più diversificati e ricchi, in cui milioni di specie di piante, insetti e microrganismi sono ancora da scoprire. la stragrande maggioranza delle specie delle foreste pluviali sono ancora da scoprire. Il 90-95% di tutte le specie sulla Terra sono indigene delle foreste pluviali. nessuna delle risposte è corretta. 01. Quali sono le funzionalità dell'ecosistema?. Struttura trofica, circuiti energetici, diversità nello spazio e nel tempo, cicli della materia. quelle relative al flusso di energia e materiale. Nessuna delle risposte è corretta. quelle relative al ricircolo di materia e energia. 02. Gli elementi caratterizzanti della struttura trofica degli ecosistemi sono. I batteri e i virus. la componente autotrofa, in cui prevale la fissazione dell'energia luminosa, e la componente eterotrofa, in cui prevale l'utilizzo, il riarrangiamento e la decomposizione di composti complessi (consumatori, decompositori). i produttori, la componente autotrofa in cui prevale la fissazione dell'energia luminosa, l'uso di sostanze inorganiche e la costruzione di composti complessi. consumatori e decompositori, la componente eterotrofa, in cui prevale l'utilizzo, il riarrangiamento e la decomposizione di composti complessi. 03. Come si compone la struttura trofica in un ecosistema?. È caratterizzata da una componente autotrofa (consumatori, decompositori) e una eterotrofa (produttori) interconnesse. La struttura trofica di un ecosistema è composta dalle prede e dai predatori. Si compone della materia inorganica disponibile nell'ecosistema. E' formato da una componente autotrofa, in cui prevale la fissazione dell'energia luminosa, l'uso di sostanze inorganiche e la costruzione di composti complessi, ed una componente eterotrofa, in cui prevale l'utilizzo, il riarrangiamento e la decomposizione di composti complessi. 04. Come si rappresenta la struttura trofica di un ecosistema?. Dipende dalle risorse limitanti. Si rappresenta come il rapporto tra la componente biotica e abiotica di un ecosistema. Può essere rappresentata come piramidi di Numero, Biomassa e Energia che possono essere diritte o capovolte. Si rappresenta con piramidi ecologiche, le reti trofiche, i comparti energetici. 05. Quali sono le proprietà emergenti di un ecosistema?. Comunità e ambiente fisico di una determinata area interagiscono in modo da determinare la ciclizzazione dei nutrienti tra comparto abiotico e biotico. Comunità e ambiente fisico di una determinata area interagiscono in modo da determinare una definita struttura trofica in cui i nutrienti transitano tra comparto abiotico e biotico e la ciclizzazione di materia ed energia. Comunità e ambiente fisico di una determinata area interagiscono in modo da determinare una definita struttura trofica. Comunità e ambiente fisico di una determinata area interagiscono in modo da determinare una definita struttura trofica in cui fluisce materia ed energia, e la ciclizzazione dei nutrienti tra comparto abiotico e biotico. 06. Come si studia un ecosistema?. Le funzionalità dell'ecosistema non possono essere studiate perché sono processi complessi e non facilmente identificabili. Le funzionalità dell'ecosistema devono essere studiate in relazione a: struttura trofica, circuiti energetici, diversità nello spazio e nel tempo, cicli della materia. Le funzionalità dell'ecosistema devono essere studiate in relazione alla diversità ecosistemica nello spazio e nel tempo. Le funzionalità dell'ecosistema devono essere studiate in relazione a: struttura trofica, circuiti energetici, cicli della materia. 07. Come si definisce un ecosistema?. È l'unità che include la comunità che vive in una data area e interagisce con l'ambiente fisico. E' un concetto astratto. E' definito dal flusso di energia. È caratterizzato dalla sola presenza di una componente eterotrofa. 08. Le strutture trofiche sono rappresentate. come piramidi di Numero, di Biomassa oppure di Energia, che possono essere dritte o capovolte. come piramidi di popolazioni. dalla misura in joule. come piramidi di Numero, Biomassa oppure di Energia, che non può essere mai capovolta. 01. Il flusso di energia in un ecosistema. è limitato dall'efficienza con cui l'energia solare che arriva nel sito viene trasformata e trasferita nel sistema, perché la quantità di luce che arriva sulla Terra è uguale dappertutto. dipende dal tempo e dallo spazio. dipende dagli organismi presenti. è limitato dalla quantità di energia solare che arriva in quel sito e dall'efficienza con cui viene trasformata e trasferita nel sistema, per questo la ricchezza degli ecosistemi naturali dipende dal tasso di irradiazione. 02. Cos'è la produttività produttività netta della comunità?. è la misura della respirazione della comunità. è la capacità di produrre sostanza organica dell'intera comunità. è la velocità di immagazzinamento dell'energia, dopo che tutta la comunità ha respirato. è la quantità di sostanza organica necessaria alla respirazione di tutta la comunità. 03. Cos'è la produttività secondaria?. è la quantità di energia chimica residua dopo la respirazione del consumatore. è la velocità di produzione della sostanza organica nei consumatori. è la quantità di energia chimica necessaria per la respirazione del consumatore. è la velocità di assimilazione dell'energia nei trasferimenti tra i consumatori. 04. Cos'è la produttività primaria netta?. è la capacità fotosintetica del consumatore. è la quantità di energia chimica necessaria per la respirazione del produttore. è la velocità di fotosintesi, inclusa la quantità di energia chimica necessaria per la respirazione del produttore. è la velocità di fotosintesi, al netto della quantità di energia chimica necessaria per la respirazione del produttore. 05. Cos'è la produttività primaria?. la somma di produttività primaria lorda e netta. è la velocità di trasformazione dell'energia radiante in sostanza organica. è la velocità di trasformazione dell'energia radiante in sostanza organica, esclusa la quantità di energia chimica necessaria per la respirazione del produttore. è la velocità di trasformazione dell'energia radiante in sostanza organica, inclusa la quantità di energia chimica necessaria per la respirazione del produttore. 06. Le strutture trofiche costituiscono. strutture aleatorie che cambiano nel tempo e nello spazio. catene trofiche o catene alimentari, che permettono il trasferimento di alimento tra gli elementi di una comunità. reti trofiche che permettono la serie di interconnessioni alimentari che si stabiliscono tra gli elementi di una comunità. interconnessioni alimentari che si stabiliscono tra gli elementi di una comunità. 07. Esiste un limite di produttività negli ecosistemi?. No, la limitazione alla produttività può essere risolta con la tecnologia. Si, e dipende dalla quantità di energia chimica trasformata e trasferita nel sistema. Si, e dipende dalla quantità di energia solare che arriva in quel sito e dall'efficienza con cui viene trasformata e trasferita nel sistema. No, non ci sono limitazioni alla produttività ecosistemica. 08. Qual è il fattore ambientale che permette la produzione biologica sulla Terra. La fonte di energia della Terra è la luce solare. La fonte di energia della Terra è la fotosintesi. Nessuna delle risposte è corretta. La fonte di energia della Terra sono i combustibili fossili. 09. Cosa si intende per produttivià?. Nessuna di queste. Si intende il ciclo dell'energia e della materia in una sistema. La produttività netta della comunità è la velocità di immagazzinamento dell'energia da parte dei produttori. Si intende la quantità di energia trasformata in biomassa nell'unità di tempo. 10. Cos'è la produttività primaria lorda?. è la quantità di energia chimica necessaria per la respirazione del produttore. è la velocità di fotosintesi, esclusa la quantità di energia chimica necessaria per la respirazione del produttore. è la capacità fotosintetica del produttore. è la velocità di fotosintesi, inclusa la quantità di energia chimica necessaria per la respirazione del produttore. 01. Come si definisce la successione ecologica?. Lo sviluppo di un ecosistema, processo ordinato di sviluppo delle comunità. Non dipende da modificazioni dell'ambiente fisico dovute alla comunità. Nel passaggio da comunità pioniere verso il clima le specie K-strategist vengono sostituite da r-strategist. È un processo ordinato e prevedibile che non implica variazioni nel tempo della struttura in specie e della funzionalità delle comunità. 02. Come si classificano le successioni ecologiche?. Con i metodi di analisi delle comunità. Possono essere primarie o secondarie, e culminano in un ecosistema stabile, detto climax; le comunità intermedie sono dette stadi serali o sere. Possono essere stabili, dette climax, o intermedie, dette sere. E' molto difficile classificare le successioni per via delle loro molteplici variazioni nello spazio e nel tempo. 03. Il concetto di successione ecologica si consolida nel XX secolo con le teorie di: Clemens e Gleason non si sono occupati di successioni ecologiche. Clemens e Gleason, il primo sosteneva che l'unità fosse un'entità organica, che come un organismo cresce, matura e muore; il secondo sosteneva che invece fosse un'associazione casuale, a malapena un'unità vegetazionale. Gleason e Clemens, il primo sosteneva che l'unità fosse un'entità organica, che come un organismo cresce, matura e muore; il secondo sosteneva che invece fosse un'associazione casuale, a malapena un'unità vegetazionale. Gleason e Clemens, che sostenevano entrambi come l'unità fosse un'entità organica che, come un organismo, cresce, matura e muore. 01. Il climax edafico è. Lo stadio finale a cui arriva la comunità localmente in relazione alle condizioni microclimatiche, topografiche, geologiche e pedologiche del sito. Lo stadio finale della comunità determinato da latitudine, altitudine e continentalità. Uno degli stadi intermedi della successione. Lo stadio finale raggiunto in accordo con l'ipotesi del monoclimax fatta da Clements. 01. La successione primaria. E' la sequenza che parte in uno spazio già colonizzato in precedenza che è stato sottoposto a perturbazione. E' la condizione primaria di un sito sottoposto a perturbazioni. E' quello che succede in un sito prima che si avvii una sucecssione. E' la serie di comunità che si susseguono in uno spazio mai colonizzato prima [substrato] da altri organismi, è caratterizzato da una lunga sequenza iniziale. 01. Nel corso della successione il processo di facilitazione. E' quello per cui le specie precoci escludono i colonizzatori successivi per predazione, competizione, ecc. E' quello per cui le specie tardive risultano più efficienti di quelle precoci a livelli più bassi di risorse, finendo per escluderle competitivamente. E' quello per cui le specie precoci modificano le condizioni ambientali favorendo la colonizzazione delle specie tardive. Non si verifica quasi mai, viene rilevato solo in alcune specifiche condizioni ambientali. 02. La successione autotrofa. E' quella successione che, in base agli aspetti produttivi, mostra una produzione maggiore della respirazione. Non esistono le successioni autotrofe, sono solo eterotrofe. E' quella in cui negli stadi iniziali la produttività netta della comunità è elevata. E' quella successione che, in base agli aspetti produttivi, mostra una respirazione maggiore della produzione. 01. Cosa sono i cicli bio-geo-chimici?. E' il tempo necessario per la decomposizione di un organismo. Sono l'insieme delle reazioni biochimiche che esegue un organismo. Sono il continuo trasferimento di elementi chimici tra la componente biotica e quella abiotica, e viceversa, nell'ecosistema. Sono le reazioni che modificano la chimica di una sostanza. 02. Nei cicli biogeochimici il pool di riserva. E' una componente di piccole dimensioni, responsabile degli scambi tra organismi e ambiente. E' un altro modo di chiamare il pool di scambio. E' la componente di maggiore dimensione, non biologica, con movimenti di materiale molto lenti. E' il sito dove si rilevano l'elemento di interesse in elevate quantità. 03. I cicli si classificano come. I cicli non si classificano. Gassosi o Sedimentari, nel primo caso se il pool di riserva è localizzato nelle rocce, nel secondo se il pool di riserva è localizzato in atmosfera o negli oceani. Gassosi se il pool di riserva è localizzato nell'atmosfera oppure negli oceani. Gassosi se il pool di riserva è localizzato nella litosfera. 04. La vita sulla Terra si è evoluta sulla base di. Una consistente disponibilità di energia e di elementi chimici. Una consistente disponibilità di elementi chimici e una quantità finita di energia. Una consistente disponibilità di energia e una quantità finita di elementi chimici. Una disponibilità limitata di energia e di elementi chimici. 01. Il pool di riserva del ciclo del Carbonio. E' l'oceano, come previsto per i cicli gassosi. E' l'atmosfera, infatti è il cico del C è classificato come ciclo gassoso. E' la litosfera, in quanto il Carbonato di calcio è il componente principale di rocce come la dolomia. E' la litosfera, in quanto grandi quantità di carbonio sono stoccate nella crosta terrestre sotto forma di combustibili fossili e sedimenti organici. 02. La fissazione del Carbonio nel ciclo biogeochimico. Il ciclo biogeochimico del Carbonio non include la fissazione. E' il processo di restituzione all'atmosfera della CO2 che si ottiene ossidando materia organica. Avviene attraverso il processo fotosintetico con cui gli autotrofi sono in grado di convertire l'energia luminosa proveniente dal Sole in energia chimica, utilizzando CO2 e acqua per fissarla in molecole di zucchero. E' generalmente chiamato respirazione e riguarda tutti gli organismi. 01. Il leaching dell'Azoto. E' il processo per cui i sali solubili dell'Azoto vengono dilavati con la pioggia dagli ecosistemi terrestri, entrando in quelli acquatici, fino al mare, rappresentando uno dei maggiori responsabili dell'eutrofizzazione. Non si verifica perché l'azoto non è solubile. E' il processo per cui i sali solubili dell'Azoto vengono concentrati negli ecosistemi terrestri. Non è coinvolto nel processo dell'eutrofizzazione. 02. La fissazione dell'Azoto nel ciclo biogeochimico. E' la produzione di nitrato dai composti 'biologicamente utili' che avviene nel suolo, in presenza di O2. E' un processo complesso perché l'azoto atmosferico è estremamente stabile, in cui N2 è ridotto ad ammoniaca, 'biologicamente utile' e incorporato in proteine, acidi nucleici, ecc. E' la transformazione effettuata dalle radici delle piante: è un processo efficiente, ma richiede molta energia (10 g glucose/g N). E' la trasformazione di nitrato in nitrito che avviene nel suolo, in presenza di O2. 03. Il ciclo biogeochimico dell'Azoto. E' un ciclo gassoso in cui l'intervento di gruppi di batteri specializzati è sporadico. E' un ciclo gassoso piuttosto complesso e molto costoso in termini energetici in cui gruppi di batteri specializzati intervengono nella modifica dell'atomo di azoto. E' un ciclo gassoso che non prevede la modifica dello stato di ossidazione dell'atomo di azoto. E' un ciclo sedimentario piuttosto complesso e molto costoso in termini energetici in cui gruppi di batteri specializzati intervengono nella modifica dell'atomo di azoto. 01. Il ciclo biogeochimico del fosforo. E' un ciclo sedimentario piuttosto semplice e ben regolato. E' un ciclo in cui i comparti terrestre ed acquatico hanno dinamiche completamente separate. E' un ciclo sedimentario piuttosto semplice, poco regolato perché ci sono perdite consistenti nei sedimenti profondi; l'aumento del fosforo nei mari contribuisce all'eutrofizzazione. E' un ciclo gassoso piuttosto semplice, poco regolato perché ci sono perdite consistenti nei sedimenti profondi; l'aumento del fosforo nei mari contribuisce all'eutrofizzazione. 02. Il ciclo dell'acqua. E' diverso dai cicli biogeochimici degli elementi perchè l'acqua cambia solo solo il suo stato fisico. Nel ciclo dell'acqua solo l'ideogeno cambia stato di ossidazione. Nel ciclo dell'acqua sia l'ossigeno che l'ideogeno cambiano stato di ossidazione. Nel ciclo dell'acqua solo l'ossigeno cambia stato di ossidazione. 03. Il ciclo biogeochimico dello zolfo. E' un ciclo in cui i comparti terrestre ed acquatico hanno dinamiche completamente separate. E' un ciclo sedimentario complesso, in cui gruppi di batteri specializzati intervengono nella modifica dell'atomo di zolfo; le emissioni con i combustibili fossili determinano l'aumento dello zolfo in atmosfera che si trasforma in deposizioni acide. E' un ciclo gassoso complesso, in cui gruppi di batteri specializzati intervengono nella modifica dell'atomo di zolfo; le emissioni con i combustibili fossili determinano l'aumento dello zolfo in atmosfera che si trasforma in deposizioni acide. E' un ciclo sedimentario che non prevede la modifica dello stato di ossidazione dell'atomo di fosforo. 01. Che cos'è il Global warming o Riscaldamento globale?. L'incremento della temperatura della Terra, dovuto all'aumento della concentrazione dei gas serra in atmosfera degli ultimi anni, che ha prodotto profonde alterazioni del clima. È sinonimo di effetto serra. L'incremento della concentrazione dei gas serra in atmosfera. La riduzione delle temperatura sulla Terra. 02. Che cos'è l'effetto serra?. E' il fenomeno per cui solo la radiazione solare riflessa viene intrappolata da alcuni gas atmosferici. E' il fenomeno naturale per cui la radiazione solare - che arriva sulla Terra e viene in parte assorbita e in parte riflessa sotto forma di radiazione calda - viene intrappolata da alcuni gas atmosferici, rendendo il pianeta più caldo. E' il fenomeno per cui la radiazione solare riflessa viene espulsa fuori dalla stratosfera da alcuni gas atmosferici. È sinonimo di global warming. 01. L'ozono in atmosfera: quale delle seguenti affermazioni è corretta?. Non è una forma particolarmente reattiva dell'O2 ed è uno dei costituenti naturali dell'atmosfera, importante perché filtra la radiazione UV proveniente dal Sole. E' un componente delle basse quote atmosferiche nelle aree industriali inquinate, non è presente in altri comparti dell'atmosfera. È una forma particolarmente reattiva dell'O2 ed uno dei costituenti naturali dell'atmosfera, presente come un sottile strato continuo nella porzione superiore della stratosfera, continuamente ricostituito a partire dall'ossigeno atmosferico; filtra (e assorbe) quantitativamente/qualitativamente la radiazione UV che arriva dal Sole. Nessuna delle risposte è corretta. 02. Vapore d'acqua in atmosfera: quale delle seguenti affermazioni è corretta?. Non è presente in atmosfera. E' presente in atmosfera per via dell'evaporazione di mari e acque superficiali e della traspirazione degli organismi ma non ha capacità di accumulare calore. E' immesso in atmosfera con l'evaporazione di mari e acque superficiali e dalla traspirazione degli organismi ed ha specifiche capacità termiche che determinano la sua capacità di accumulare calore. Non rappresenta un rischio perché non ha effetto serra. 03. Metano in atmosfera: quale delle seguenti affermazioni è corretta?. Non è un gas naturale dell'atmosfera, ed è presente a elevate concentrazioni per via delle attività umane. È uno dei gas naturali dell'atmosfera, presente a bassissima concentrazione (0,7 ppm), prodotto da numerosi processi anaerobi che avvengono in paludi/risaie e dai processi digestivi di ruminanti e termiti. E' un gas così raro che non sono note le sue dinamiche. È uno dei gas naturali dell'atmosfera e viene consumato in numerosi processi anaerobi che avvengono in paludi/risaie e nei processi digestivi di ruminanti e termiti. 04. Cos'è il GWP, Global Warming Potential?. è la misura di quanto calore intrappola un gas serra in atmosfera. Confronta il calore intrappolato da una massa di gas serra rispetto a quello intrappolato dalla stessa massa di CO2, il GWP della CO2 è 1. è la misura della concentrazione di gas serra in atmosfera. Nessuna delle risposte è corretta. è la misura di quanto calore intrappola la CO2 in atmosfera. 05. Qual è la causa dell'incremento della CO2?. La combustione dei combustibili fossili che immette in atmosfera quantità di CO2 maggiori di quelle assorbite dagli organismi fotosintetici, sbilanciando il ciclo del carbonio. Non è stata dimostrato l'incremento di CO2 in atmosfera. L'inquinamento marino che riduce la quantità di organismi fotosintetici. La riduzione della quantità di foreste sulla Terra. 06. Quali e quanti sono i gas serra?. Non è stata dimostrata la presenza di gas serra in atmosfera. I principali gas serra sono i clorofluorocaburi, una classe formata da numerosi composti. I principali gas serra sono cinque: Anidride carbonica, Metano, Vapor d'acqua, Ozono e Ossido nitrico. I principali gas serra sono sei: Anidride carbonica, Metano, Vapor d'acqua, Ozono, Ossido nitrico e Clorofluorocarburi. 07. Il metano in atmosfera. È incrementato da fonti antropogeniche come estrazione e combustione di combustibili fossili ma l'incremento è bilanciato dal consumo nei processi naturali anaerobi, inclusa la digestione dei ruminanti. È incrementato da fonti antropogeniche come estrazione e combustione di combustibili fossili ed è aumentato dai 700 ppm del periodo preindustriale a ben oltre 1700 ppm per via delle attività umane, una fonte importante è la zootecnia (allevamento ruminanti). Non è incrementato dalle attività umane. Non è presente in atmosfera. 01. Quali sono gli effetti già rilevati del Global warming?. Non ci sono effetti rilevati attualmente. Ha determinato un leggero incremento della temperatura terrestre, che ancora non ha alterato la copertura nevosa nè innalzato il livello dei mari. Globalmente ha determinato un progressivo incremento della temperatura terrestre, che ha ridotto la copertura nevosa e quella dei ghiacci Artici e innalzato il livello dei mari. Non ci sono effetti direttamente imputabili al Global warming. 02. Qual è il ciclo naturale alterato dal riscaldamento globale?. Gli effetti del Global Warming saranno principalmente dovuti all'alterazione del ciclo dell'acqua, ma saranno effetti differenziati a seconda dei siti: nelle zone umide, l'aumento della evaporazione e della traspirazione determinerà un aumento della piovosità che determineranno inondazioni e allagamenti; nelle zone aride invece, l'aumento dell'evaporazione ridurrà la già bassa disponibilità d'acqua che determinerà la riduzione della vegetazione con inaridimento e desertificazione delle aree. Gli effetti del Global Warming non saranno rilevati né sui cicli biogeochimici né sul ciclo dell'acqua. Il ciclo dell'azoto. Tutti i cicli biogeochimici dei nutrienti saranno modificati. 03. I clorofluorocarburi in atmosfera: quale delle seguenti affermazioni è corretta?. Nonostante i protocolli di riduzione non si sono rilevati miglioramenti. nessuna delle risposte è corretta. Gruppo di idrocarburi alogenati, sono tutti gas persistenti e in grado di intrappolare la radiazione calda in atmosfera; sono tutti composti di origine industriale, altrimenti assenti dall'atmosfera; la loro concentrazione in atmosfera è particolarmente preoccupante per il loro elevato Global Warming Potential. Sono citati dal Protocollo di Montreal che auspica una parziale riduzione del loro uso per il 2030. 04. Quali potranno essere gli effetti futuri del Global warming?. Il Global warming non è ancora dimostrato. Sebbene non si sappia esattamente quali potranno essere gli effetti del riscaldamento globale, sicuramente si può ipotizzare che si verificheranno: problemi di salute da eccessivo calore, maggiore diffusione di patogeni e infestanti; ma anche estinzione di specie stenoterme (microterme) dovute alle modifiche degli ecosistemi come scioglimento dei ghiacciai. Inoltre, ci saranno i danni dovuti all'innalzamento del livello dei mari. Sebbene non si sappia esattamente quali potranno essere gli effetti del riscaldamento globale, si può ipotizzare che si verificheranno modifiche degli ecosistemi ma senza effetti sugli organismi, incluse le popolazioni umane. Poiché non ci sono effetti attualmente imputabili al Global warming, non ci saranno neanche effetti futuri. 05. L'ossido nitrico in atmosfera: quale delle seguenti affermazioni è corretta?. E' un prodotto naturale dell'attività batterica nel suolo e nell'acqua, prodotto in grandi quantità dall'agricoltura intensiva, dalle attività industriali (es. produzione del nylon), e dalla combustione di combustibili fossili; la sua concentrazione atmosferica è aumentata del 13% negli ultimi 50 anni. E' un gas tossico. E' un gas non naturale, prodotto da attività industriali (es. produzione del nylon) e dalla combustione di combustibili fossili; per questo la sua concentrazione atmosferica è aumentata significativamente negli ultimi 50 anni. E' un gas tossico ma non rappresenta un rischio perché non ha effetto serra. 01. Cos'è lo strato di ozono?. E' uno strato discontinuo di O3, che si trova nella porzione più bassa della troposfera continuamente degradato e ricostituito dalla reazione dell'ossigeno atmosferico con gli inquinanti atmosferici. E' uno strato continuo di O3, che si trova nella porzione più bassa della stratosfera; esso viene continuamente degradato e ricostituito dalla reazione dell'ossigeno atmosferico con gli UV. Nessuna delle risposte è corretta. E' uno strato continuo di O3, che si trova nella porzione più bassa della troposfera continuamente degradato e ricostituito dalla reazione dell'ossigeno atmosferico con gli UV. 02. Come si produce l'ozono?. Nella stratosfera l'O3 viene prodotto per effetto della radiazione solare sull'ossigeno biatomico (fotolisi), che produce ossigeno atomico che si combina con altro O2 producendo O3. Nella troposfera l'O3 viene prodotto per effetto della radiazione solare sull'ossigeno biatomico (fotolisi), che produce ossigeno atomico che si combina con altro O2 producendo O3. Nella stratosfera l'O3 viene prodotto per reazione delle ODS con l'ossigeno biatomico, che produce ossigeno atomico che si combina con altro O2 producendo O3. Nella stratosfera l'O3 viene prodotto per l'effetto della presenza di smog fotochimico sull'ossigeno biatomico, che produce ossigeno atomico che si combina con altro O2 producendo O3. 03. L'ozono in atmosfera: quale delle seguenti affermazioni è corretta?. L'ozono viene mantenuto nella stratosfera perché la produzione è maggiore della degradazione. L'ozono quando arriva nella troposfera non si degrada. L'ozono viene mantenuto nella stratosfera da un processo dinamico in equilibrio tra produzione e degradazione. L'ozono quando arriva nella stratosfera raggiunge una forma chimicamente stabile. 04. Come si degrada l'ozono?. L'ozono si degrada tramite una serie di cicli catalitici dovuti allo smog fotochimico. L'ozono si degrada tramite una serie di cicli catalitici che coinvolgono ossigeno e azoto. L'ozono non si degrada. L'ozono si degrada tramite una serie di cicli catalitici che coinvolgono ossigeno, azoto, alogenuri e idrogeno. 05. Che cos'è l'ozono?. L'ozono è uno dei gas naturali dell'atmosfera, è una forma particolarmente reattiva di ossigeno caratterizzata da odore forte e colore bluastro. L'ozono non è un gas naturale, è presente in atmosfera perché prodotto delle attività antropiche; è una forma particolarmente reattiva di ossigeno caratterizzata da odore forte e colore bluastro. Nessuna delle risposte è corretta. L'ozono è un gas naturale presente nella crosta terrestre, che viene prodotto con le attività estrattive. 01. Chi sono gli alocarburi, composti responsabili della deplezione dello strato di ozono stratosferico?. Gli alocarburi sono idrocarburi che contengono atomi di alogeni (fluoro, cloro o bromo), con molti impieghi industriali: refrigeranti per impianti frigoriferi, propellenti per bombolette spray, agenti schiumogeni, ecc. nonostante siano relativamente stabili e inerti, e anche piuttosto tossici. Nessuna delle risposte è corretta. Gli alocarburi sono idrocarburi che non contengono atomi di alogeni (fluoro, cloro o bromo), molto utilizzati perché stabili, inerti, non tossici e con molti impieghi industriali: refrigeranti per impianti frigoriferi, propellenti per bombolette spray, agenti schiumogeni, ecc. Gli alocarburi sono composti che contengono atomi di alogeni (fluoro, cloro o bromo), molto utilizzati perché stabili, inerti, non tossici e con molti impieghi industriali: refrigeranti per impianti frigoriferi, propellenti per bombolette spray, agenti schiumogeni, ecc. 02. Com'è cambiato lo spessore dello strato di ozono stratosferico?. Lo strato di ozono attorno alla Terra non si è ridotto in atmosfera. Lo strato di ozono attorno alla Terra si è ridotto in maniera omogenea in tutta l'atmosfera. Alle medie latitudini (35-60 °N e 35-60 °S), nel periodo 1980-1996, è stata osservata la più marcata riduzione dello strato di ozono, ridotto al 6% dei valori pre-1980, che è poi aumentato del 2% dopo che sono entrati in vigore i regolamenti restrittivi (1996-2009). Nelle aree tropicali non sono stati registrati segni di variazione, anche perchè i composti alogenati sono assai rari nell'area. Alle latitudini maggiori dell'emisfero meridionale (Antartide) è stata osservata una diminuzione meno marcata dello spessore dello strato di ozono, rispetto alla mappatura dell'ozono dei primi anni 1970, minima in primavera (da settembre a inizio dicembre). Alle medie latitudini (35-60 °N e 35-60 °S), nel periodo 1980-1996, lo strato di ozono si è ridotto al 6% dei valori pre-1980 per poi è aumentatre del 2% dopo che sono entrati in vigore i regolamenti restrittivi (1996-2009). Nelle aree tropicali non sono stati registrati segni di variazione, anche perchè i composti alogenati sono assai rari nell'area. Alle latitudini maggiori dell'emisfero australe (Antartide) è stata osservata la più marcata diminuzione dello spessore dello strato di ozono a partire dai primi anni 1970 nel periodo primaverile (settembre-dicembre). 03. Quali sono le Ozone Depleting Substances (ODS)?. Sono i composti che causano la deplezione dello strato di Ozono, come clorofluorocarburi e i composti alogenati, sono composti di sintesi, persistenti, che contengono alogeni. Nessuna delle risposte è corretta. Sono i composti che causano la deplezione dello strato di Ozono, come clorofluorocarburi e i composti alogenati, sono composti per la gran parte naturali, persistenti, che contengono alogeni. Sono i composti che causano la deplezione dello strato di Ozono, come clorofluorocarburi e i composti alogenati, sono composti per la gran parte naturali, instabili, che contengono alogeni. 04. Com'è strutturato lo strato di ozono attorno alla Terra?. Lo strato di ozono attorno alla Terra e più spesso nell'emisfero boreale che in quello australe e varia nel corso dell'anno: nell'emisfero Sud alle latitudini più elevate ha il massimo spessore nel periodo agosto-ottobre e il minimo nel periodo febbraio-aprile ; la variazione è presente in tutto l'emisfero ma sempre con minore entità al diminuire della latitudine, nelle zone tropicali-equatoriali la variazione è praticamente assente. Lo strato di ozono attorno alla Terra e più spesso nell'emisfero australe che in quello boreale e varia nel corso dell'anno: nell'emisfero Sud alle latitudini più elevate ha il massimo spessore nel periodo febbraio-aprile e il minimo nel periodo agosto-ottobre; la variazione è presente in tutto l'emisfero ma sempre con minore entità al diminuire della latitudine, nelle zone tropicali-equatoriali la variazione è praticamente assente. Lo strato di ozono attorno alla Terra e più spesso nell'emisfero boreale che in quello australe e varia nel corso dell'anno: nell'emisfero Nord alle latitudini più elevate ha il massimo spessore nel periodo febbraio-aprile e il minimo nel periodo agosto-ottobre; la variazione è presente in tutto l'emisfero ma sempre con minore entità al diminuire della latitudine, nelle zone tropicali-equatoriali la variazione è praticamente assente. Lo strato di ozono attorno alla Terra e più spesso nell'emisfero australe che in quello boreale e varia nel corso dell'anno: alle latitudini più elevate ha il massimo spessore nel periodo febbraio-aprile e il minimo nel periodo agosto-ottobre; la variazione è presente in tutto l'emisfero ma sempre con minore entità all'aumentare della latitudine, nelle zone circumpolari la variazione è praticamente assente. 05. Quali sono i composti responsabili della deplezione dello strato di ozono stratosferico?. L'ozono non si degrada. I gas serra sono ritenuti la causa principale della degradazione dell'ozono perché tutti questi composti, per reazione con la radiazione UV, liberano alogeni sotto forma di radicali che degradano l'ozono. I clorofluorocarburi e i composti alogenati sono ritenuti la causa principale della degradazione dell'ozono perché questi composti, per reazione con la radiazione UV, liberano alogeni sotto forma di radicali che innescano una reazione di degradazione ciclica dell'ozono. I gas serra sono ritenuti la causa principale della degradazione dell'ozono perché tutti questi composti, interagiscono chimicamente e degradano l'ozono. 06. Qual è l'effetto delle Ozone Depleting Substances (ODS)?. Le ODS non hanno effetti significativi sul passaggio degli UV. Bloccare l'assottigliamento dello strato di ozono nei punti dove avviene reiteratamente la reazione ozono/alogeni, rendendo stabile e omogeneo lo strato di ozono attraverso cui passa la radiazione UV (inclusa la radiazione UV-C, dannosa). L'assottigliamento dello strato di ozono nei punti dove avviene reiteratamente la reazione ozono/alogeni, che rendono disomogeneo lo strato e producono una serie di soluzioni di continuità attraverso cui passa integralmente la radiazione UV (inclusa la radiazione UV-A, dannosa). L'assottigliamento dello strato di ozono nei punti dove avviene reiteratamente la reazione ozono/alogeni, che rendono disomogeneo lo strato e producono una serie di soluzioni di continuità attraverso cui passa integralmente la radiazione UV (inclusa la radiazione UV-C, dannosa). |




