GEOGRAFIA POLITICO ECONOMICA
|
|
Title of test:
![]() GEOGRAFIA POLITICO ECONOMICA Description: questionario elaborato da me per esame Unipeg da 6 cfu-non sono domande d'esame |



| New Comment |
|---|
NO RECORDS |
|
Cosa studia la geografia economica?. Le leggi della fisica. Il territorio e la localizzazione delle attività economiche. La storia delle lingue antiche. Secondo il brano, cosa è fondamentale per l’approfondimento della geografia economica?. La conoscenza dei paradigmi e delle teorie. L'analisi della cultura popolare. La creazione di nuovi linguaggi. Chi ha proposto l’approccio che dà rilevanza alla sostanza rispetto alla definizione della geografia economica?. Adalberto Vallega. Attilio Celant. Sergio Conti. La "dimensione storica" nella geografia regionale, secondo Adalberto Vallega, si riferisce a: Il legame fra la comunità e l’ambiente naturale. Il mercato globale. Le caratteristiche climatiche del territorio. Cos'è la "dimensione impropria" secondo Adalberto Vallega?. La determinazione dell’estensione dello spazio geografico. L’approccio storico alle risorse naturali. L’analisi delle dinamiche economiche globali. Qual è l’oggetto principale dell’approccio di Attilio Celant?. La geografia economica, regionale e le dinamiche localizzative. La storia dell’industrializzazione. La geografia politica internazionale. Quale di queste attività riguarda la valorizzazione del territorio?. La produzione agricola e la gestione delle risorse idriche. La costruzione di grandi città. Il controllo delle frontiere nazionali. La geografia economica si occupa principalmente di territori: Complessi e non semplificabili. Dominati dalla tecnologia. Con risorse naturali limitate. Cosa significa la "complessità" nella geografia economica?. Che i fenomeni territoriali non possono essere ridotti a semplici leggi. Che ogni territorio ha una struttura economica uniforme. Che la geografia economica studia solo le città. Secondo Sergio Conti, cosa dimostra la rinuncia alla conoscenza della complessità?. Che una realtà non prevedibile supera ogni capacità di conoscenza. Che la geografia economica non è utile. Che la scienza economica è troppo semplice per essere studiata. Cosa si intende per "territorio" nel contesto descritto nel brano?. Solo la porzione di suolo agricolo. Una porzione della superficie terrestre, organizzata dal comportamento umano. Un'area geografica priva di attività umane. Quale dei seguenti concetti è legato alla territorializzazione?. La creazione di confini e la divisione dello spazio da parte degli antichi romani. La globalizzazione delle economie. L'espansione degli imperi coloniali. Secondo il brano, cos'è il "territorio" per la geografia economica?. Un concetto statico e privo di valore economico. Un oggetto materiale che acquisisce significato in relazione alle risorse e all'uso che se ne fa. Solo un'entità naturale, priva di influenze umane. Come si definisce il "territorio" in relazione alla geografia economica?. Un sistema complesso di rapporti che unificano le caratteristiche naturali e geomorfologiche. Un’area geografica isolata dal contesto umano. Solo un fattore geografico legato alla natura. Cosa rappresenta la deterritorializzazione?. La creazione di nuove città e regioni. La rottura delle relazioni precedenti su una porzione di spazio, causando una crisi strutturale. La trasformazione di un territorio agricolo in uno industriale. Secondo Claude Raffestein, cosa rappresenta la territorializzazione (T)?. La costruzione di nuove città industriali. La progettazione di un sistema umano su una porzione di superficie terrestre per ridurre la complessità territoriale. La creazione di confini naturali tra Stati. Cos’è la riterritorializzazione (R) nel processo TD?. La creazione di nuovi confini naturali. Il superamento della discontinuità e l'evoluzione o trasformazione radicale del sistema territoriale. La separazione di territori economici distinti. Quale dei seguenti esempi descrive una forma di territorializzazione nel mondo moderno?. La creazione di regioni amministrative come in Italia con le Regioni Costituzionali. La crescita di città senza alcun piano organizzativo. La diffusione globale di internet. Qual è il significato di "territorio come spazio umanizzato"?. Un'area geografica priva di relazioni umane. Un territorio organizzato attraverso il processo di territorialità di un gruppo umano. Una zona naturale che non subisce alterazioni. Che ruolo ha il "territorio" nelle risorse naturali e nel mercato, secondo il brano?. Il territorio non è legato al concetto di mercato. Il territorio diventa un oggetto materiale che acquisisce significato in funzione delle risorse e dell'uso che se ne fa. Il territorio è esclusivamente legato alla divisione politica degli Stati. Cosa significa "regione" nel contesto delle discipline geografiche?. Una semplice divisione politica senza significato geografico. Una porzione di territorio con caratteristiche e relazioni specifiche. Un'area esclusivamente dedicata all'attività agricola. Cos'è il processo di "regionalizzazione"?. La creazione di leggi universali per tutta la geografia. La suddivisione del territorio in porzioni, applicando criteri specifici. L'analisi della struttura delle risorse naturali. Secondo il brano, cos'è un "paradigma" in geografia?. Un modello tradizionale da seguire senza cambiamenti. Un insieme di riferimenti concettuali che guida la suddivisione del territorio. Un metodo matematico per analizzare i fenomeni geografici. Come era l’approccio della geografia tradizionale prima della seconda metà del Novecento?. Basato su leggi universali applicabili a tutti i territori. Escludeva la possibilità di leggi generali e si concentrava sull'osservazione diretta del territorio. Si basava sull'uso di tecniche quantitative. Qual è la principale differenza tra l'approccio deduttivo e l'approccio idiografico in geografia?. L'approccio idiografico è più basato su modelli matematici, mentre quello deduttivo è più pratico. L'approccio deduttivo cerca di formulare leggi generali, mentre l'approccio idiografico si concentra sull'osservazione dettagliata di fenomeni specifici. L'approccio deduttivo si concentra solo su fenomeni storici, mentre l'approccio idiografico è scientifico. Cosa si intende per "scienza nomotetica" in geografia?. Una scienza che studia i fenomeni individuali e unici. Una scienza che utilizza modelli e teorie generali per spiegare i fenomeni. Una scienza che si occupa esclusivamente di fenomeni naturali. Cosa rappresenta la "geografia economica" nel contesto del brano?. Un'analisi statica del territorio, senza considerare le sue trasformazioni. Lo studio dell'attività economica che si sviluppa nel territorio, in relazione alle risorse distribuite. L’analisi delle leggi naturali che governano il territorio. Cos'è il "processo di territorializzazione" descritto nel brano?. Un processo che rende il territorio incontaminato e naturale. La progettazione di un sistema umano su una porzione di superficie terrestre, riducendo la complessità territoriale. La creazione di confini tra Stati e regioni senza considerare le caratteristiche naturali. Come cambia la geografia regionale nel corso del Novecento?. Rimane immutata, senza evoluzioni significative. Subisce un rapido cambiamento con l'introduzione di nuovi modelli e metodi scientifici. Diventa più descrittiva e meno legata alle teorie scientifiche. Qual è il ruolo delle "risorse naturali" nel processo di localizzazione economica?. Le risorse naturali non influenzano mai la localizzazione economica. La localizzazione economica dipende dalla distribuzione delle risorse naturali, umane e finanziarie. Le risorse naturali sono solo un aspetto secondario nella scelta del territorio. Secondo il brano, quale concetto è centrale per comprendere l'evoluzione della geografia regionale?. Il principio della causalità economica. Il paradigma scientifico e lo stadio storico. L'induzione logica e la descrizione fenomenologica. Come si definisce un "paradigma scientifico" nel contesto della geografia regionale?. Un approccio metodologico che cerca di ridurre la complessità dei fenomeni. L'insieme delle proposizioni logiche condivise da una comunità scientifica in un determinato periodo. Un modello matematico che descrive la distribuzione delle risorse naturali. La teoria dei paradigmi scientifici, come introdotto da T.S. Kuhn, implica che: La scienza è un processo lineare che procede in modo prevedibile. La scienza è soggetta a "rivoluzioni scientifiche" che alterano radicalmente il pensiero accettato. I paradigmi scientifici non evolvono mai, poiché sono basati su leggi universali. Cosa si intende con il termine "paradigma generale" nella geografia economica?. Un insieme di teorie relative alla differenziazione spaziale applicabili a tutti i territori. Un modello applicato a livello globale che guida l'evoluzione del pensiero scientifico in vari campi. Un insieme di leggi naturali che determinano la distribuzione delle risorse nel territorio. Qual è il principale contributo di Chorley e Hagget (1967) alla geografia economica?. L'introduzione di un approccio puramente quantitativo. L'adozione di un paradigma dicotomico tra scienza della differenziazione spaziale e approccio quantitativo. La creazione di modelli matematici per l'analisi della geografia politica. Il "dogma" alla base di un paradigma scientifico rappresenta: Una verità che non è messa in discussione dalla comunità scientifica. Una teoria che può essere continuamente modificata in base alle nuove evidenze. Un approccio puramente empirico, basato su osservazioni dirette e non teorizzate. Quale dei seguenti paradigmi generali è stato storicamente dominante nella geografia economica?. Meccanica razionale. Cibernetica. Termodinamica. Secondo Vallega, come si può descrivere un paradigma scientifico?. Come una verità universale che rimane invariata nel tempo. Come un insieme di teorie che non hanno una base empirica. Come un modo di vedere la realtà, che influenza i ricercatori e le loro teorie. La rivoluzione paradigmatica della geografia economica, come descritta nel brano, si è verificata principalmente a causa di: L'adozione di metodi descrittivi che escludono l'uso di modelli matematici. Un passaggio da un approccio idiografico a un approccio nomotetico, basato su modelli e teorie generalizzabili. L'incremento della globalizzazione, che ha reso obsolete le teorie regionali tradizionali. Cosa implica l'approccio quantitativo nella geografia economica, secondo il brano?. L'uso esclusivo di metodi qualitativi per studiare i fenomeni spaziali. L'applicazione di modelli matematici e tecniche statistiche per analizzare le relazioni spaziali e i fenomeni economici. Un'analisi che si concentra solo sulla descrizione dei fenomeni, senza l'uso di teorie o modelli. In che modo un paradigma si collega alle teorie, secondo il meccanismo "a cascata" descritto nel brano?. Un paradigma è formato da una sola teoria che spiega tutto il fenomeno. Un paradigma si compone di una serie di teorie che derivano da esso. Un paradigma è una rappresentazione visiva della realtà, priva di teorie. Secondo il brano, quale è il principale scopo di una teoria in geografia economica?. Ordinare e organizzare la conoscenza riguardante i fenomeni territoriali, formulando ipotesi e tesi verificabili. Fornire una visione dettagliata e complessa di tutti i fenomeni territoriali senza semplificazioni. Costruire modelli matematici che non richiedono verifica empirica. Come viene definito il modello in geografia economica nel contesto del brano?. Una rappresentazione dettagliata e complessa di tutte le componenti di un fenomeno territoriale. Una rappresentazione semplificata della realtà che permette di descrivere la complessità senza rinunciare a essa. Un metodo di analisi che non tiene conto dei principi logici sottostanti ai fenomeni. Cosa distingue un modello da una teoria, secondo il brano?. Un modello è più complesso di una teoria e si occupa di fenomeni generali. Un modello è una semplificazione della realtà, mentre una teoria contiene ipotesi verificabili che conducono a leggi scientifiche. Un modello è un'ipotesi che non richiede verifica, mentre una teoria è sempre verificata. La teoria generale della localizzazione di Alfred Weber si basa sul dogma della: Minimizzazione dei costi di trasporto. Massimizzazione dei profitti industriali. Ottimizzazione delle risorse naturali. Secondo il brano, quali sono le caratteristiche principali dei modelli in geografia economica?. I modelli sono sempre rappresentazioni precise e dettagliate di fenomeni complessi. I modelli sono schemi interpretativi che semplificano la realtà, ma permettono di comprendere la complessità dei fenomeni. I modelli sono privi di valore scientifico e non descrivono i fenomeni reali. Il modello strutturalista della Teoria Generale dei Sistemi di Von Bertalanffy si basa principalmente su quale approccio?. L'approccio quantitativo e la teoria della localizzazione industriale. L'approccio sistemico, che considera le relazioni tra le parti come interdipendenti. Un approccio descrittivo senza l'uso di modelli matematici. Cosa rappresenta un modello specifico regionale sistemico, come descritto nel brano?. Un modello che non considera le relazioni tra diversi fenomeni territoriali. Un modello che si basa sull'approccio strutturalista e nella teoria generale dei sistemi, studiando le interazioni spaziali. Un modello che si concentra esclusivamente sulle risorse naturali, ignorando altri fattori sociali. Qual è il principale scopo di un modello gravitazionale, secondo il brano?. Analizzare le interazioni spaziali e la diffusione della conoscenza. Calcolare il costo di trasporto in diverse aree geografiche. Studiare i fenomeni agricoli legati alla localizzazione delle industrie. In che modo lo sviluppo della teoria in geografia economica è descritto nel brano?. Come un processo lineare e non influenzato da nuovi paradigmi o modelli. Come un processo cumulativo, in cui teorie e modelli si sviluppano e si verificano progressivamente. Come un processo che avviene solo grazie all'introduzione di nuove tecnologie di simulazione. Secondo il brano, quale funzione svolge lo "strumento" nella geografia economica?. Permette di verificare empiricamente tutte le teorie e modelli, senza bisogno di ulteriore ricerca. È il mezzo per dimostrare le teorie e costruire i modelli, come la statistica o la matematica. Si riferisce esclusivamente alla raccolta di dati sul campo, senza applicare teorie preesistenti. Quale strumento matematico è utilizzato nel modello di localizzazione industriale di Weber?. La geometria del triangolo locazionale di Varignon. Le equazioni differenziali per analizzare i flussi economici. La statistica inferenziale per la previsione delle aree di mercato. Come si distingue il livello "elementare" dallo "sintagmatico" nello studio regionale?. Il livello elementare si concentra sull’analisi del cambiamento dei fenomeni nel tempo, mentre il sintagmatico è puramente descrittivo. Il livello elementare riguarda la definizione e collocazione degli elementi nello spazio geografico, mentre il sintagmatico studia le relazioni e i flussi tra questi elementi. Il livello elementare si concentra sull’evoluzione dei fenomeni, mentre il sintagmatico interpreta la realtà. Qual è il principale obiettivo del "livello sistemico" nell'analisi regionale?. Descrivere e collocare gli elementi nello spazio geografico senza fornire interpretazioni. Interpretare la realtà e studiarne l'evoluzione nel tempo, andando oltre le descrizioni statiche. Utilizzare modelli puramente matematici per studiare la distribuzione geografica delle risorse naturali. Cosa si intende per "rivoluzione paradigmatica" secondo Kuhn e Vallega?. Un cambiamento che avviene lentamente e in modo graduale nella geografia economica. Un cambiamento radicale che si verifica quando le confutazioni di un paradigma dominante portano a nuove metodologie e concettualizzazioni. Un periodo di stasi scientifica che precede l'affermazione di un nuovo paradigma. Quale cambiamento nel pensiero scientifico è stato osservato a partire dal 1900, come descritto nel brano?. Un ritorno al determinismo positivista, con un focus su leggi universali applicabili a tutti i fenomeni. La transizione dal pensiero positivista-determinista al relativismo, con un ritorno al metodo descrittivo. L'introduzione di un approccio esclusivamente quantitativo e matematico per analizzare i fenomeni territoriali. Come si può descrivere la geografia dopo la rivoluzione paradigmatica, secondo il brano?. Una disciplina che non si occupa più della differenziazione spaziale. Una scienza che si concentra esclusivamente sulla globalizzazione e sull'interconnessione dei territori. Una scienza della differenziazione spaziale che integra i fenomeni osservabili in una data area, considerando la varietà e la complessità. Cosa implica il concetto di "regione" dopo la rivoluzione paradigmatica in geografia?. La regione diventa una sezione di territorio che può essere facilmente replicata in diverse aree. La regione assume le caratteristiche di un unicum, una sezione della superficie terrestre con una specificità non replicabile. La regione è solo un’entità politica, separata dallo studio delle dinamiche naturali e sociali. Quale concetto diventa uno dei principali pilastri della geografia regionale dopo la rivoluzione paradigmatica?. Il concetto di risorse naturali come unico determinante dello sviluppo regionale. Il concetto di paesaggio, come visione integrata delle realtà locali. Il concetto di tecnologia, che domina tutte le scelte di localizzazione economica. Secondo il brano, quale caratteristica definisce la geografia come scienza della differenziazione spaziale?. La capacità di applicare leggi universali che descrivono i fenomeni economici in ogni contesto. La comprensione della varietà dei fenomeni e delle relazioni che si verificano sulla superficie terrestre, con un'attenzione alle specificità locali. L'approccio che esamina i fenomeni economici solo attraverso modelli matematici e quantitativi. Il pensiero positivista-determinista in geografia si fonda principalmente su: Interpretazioni soggettive dello spazio. La significatività dei fenomeni sulla superficie terrestre. La centralità esclusiva dell’azione umana. Secondo il determinismo, la geografia è vista come: Una disciplina normativa. Una rappresentazione dei fenomeni terrestri. Una scienza esclusivamente sociale. Uno dei compiti fondamentali della geografia determinista è: Prevedere il futuro economico delle regioni. Identificare gli stadi di evoluzione delle società. Analizzare solo i fenomeni naturali. Ogni fase di cambiamento sociale conduce a: Un equilibrio permanente. Una nuova organizzazione sociale temporanea. Una regressione economica. Il periodo di durata di una specifica organizzazione sociale è definito: Ciclo territoriale. Stadio storico. Regione funzionale. Nel modello di Mumford (1934) a scala globale si distinguono: Tre stadi storici. Due stadi principali. Quattro fasi evolutive. Lo stadio paleotecnico di Mumford è collocabile: Nel Medioevo. Tra XVIII e XIX secolo. Dopo la Seconda guerra mondiale. Il modello di Rostow (1960) si differenzia da quello di Mumford perché: Opera solo su scala globale. Analizza l’evoluzione economica nazionale. Ignora la dimensione storica. Secondo Rostow, lo stadio del “decollo” si colloca: Prima del 1700. Dopo il 1800. Dopo il 1950. L’approccio di Adalberto Vallega (1980) è caratterizzato da: Una semplificazione dei processi territoriali. Un’analisi storico-geografica complessa. L’abbandono della dimensione regionale. Gli stadi individuati da Vallega sono: Agrario, industriale, postindustriale. Paleoindustriale, neoindustriale, transindustriale. Preindustriale, industriale, terziario. Nel modello di Vallega, il dualismo metodologico centrale è: Centro–periferia. Natura–società. Innesco–espansione. Il termine “transindustriale” è preferito a “postindustriale” perché indica: La fine dell’industria. Un’evoluzione tecnologica e organizzativa complessa. Il ritorno all’economia agricola. Secondo Vallega, la regione è definibile come: Un’unità amministrativa replicabile. Un unicum territoriale non replicabile. Un’area omogenea solo dal punto di vista naturale. Il paradigma determinista è legato culturalmente a: Idealismo e storicismo. Positivismo e meccanica razionale. Strutturalismo e marxismo. Il paradigma del determinismo geografico si fonda su una relazione di causalità: Bidirezionale tra uomo e ambiente. Complessa e sistemica. Unidirezionale dall’ambiente all’uomo. L’idea di causalità unidirezionale nel determinismo è riconducibile a: Strutturalismo. Meccanicismo e positivismo. Neoidealismo. Secondo il determinismo, l’organizzazione della società è: Il risultato delle scelte culturali. Il prodotto dell’ambiente naturale. Indipendente dalle condizioni fisiche. Il determinismo geografico trova un importante riferimento teorico in: Marxismo. Darwinismo ed evoluzionismo. Fenomenologia. Prima del 1850, la geografia aveva principalmente la funzione di: Elaborare modelli matematici. Osservare e descrivere attraverso l’esplorazione. Analizzare relazioni economiche. Il paradigma determinista privilegia lo studio di: Relazioni orizzontali. Relazioni verticali e causali. Relazioni simboliche. La concezione di regione naturale matura storicamente durante: Il Medioevo. L’Illuminismo. Il secondo dopoguerra. Nella società paleoindustriale emerge: La centralità dell’azione umana. Una concezione deterministica della regione. Il possibilismo geografico. Nel determinismo, il rapporto uomo-ambiente si muove: Dall’uomo verso l’ambiente. In modo reciproco. Dall’ambiente naturale verso l’uomo. La regione naturale è definita sulla base di: Fenomeni economici. Elementi e fenomeni naturali. Scelte politiche. Secondo la visione determinista, il futuro è: Imprevedibile. Determinato dal passato. Dipendente dalle scelte collettive. Il comportamento umano, nel determinismo, è considerato: Autonomo rispetto alla natura. Il risultato di condizionamenti fisici e naturali. Esclusivamente culturale. Il principio regionalizzante fondamentale della regione naturale è: L’attività economica. L’elemento naturale (morfologia e paesaggio). La densità della popolazione. Un classico esempio di regione naturale è: La regione industriale. Il bacino fluviale. La regione amministrativa. Tra gli studiosi associati alla formulazione della regione naturale rientra: Vidal de la Blache. Ratzel. Christaller. La regione omogenea rappresenta un’evoluzione di: Regione funzionale. Regione naturale. Regione polarizzata. La regione omogenea si fonda sulla presenza/assenza di: Un solo elemento naturale. Fenomeni esclusivamente economici. Fenomeni rilevabili e quantificabili, non solo naturali. Quale tra i seguenti NON è un esempio di regione omogenea?. Regione linguistica. Regione religiosa. Regione amministrativa. Nella regione omogenea, il principio regionalizzante può essere: Unicamente geomorfologico. Naturale o socio-economico. Solo politico-istituzionale. La regione naturale può essere considerata: Alternativa alla regione omogenea. Un sotto-insieme della regione omogenea. Più complessa della regione omogenea. Una criticità dell’impostazione della regione omogenea è: L’eccessiva considerazione dell’agire umano. La difficoltà di misurazione dei fenomeni. La non considerazione dell’agire dell’uomo. La seconda criticità della regione omogenea consiste nel: Considerare più elementi simultaneamente. Considerare un solo elemento per volta. Privilegiare fenomeni dinamici. Il possibilismo nasce come superamento del: Neoidealismo. Strutturalismo. Positivismo-determinismo. Prima del possibilismo, la geografia era prevalentemente intesa come: Scienza della differenziazione spaziale. Rappresentazione dei fenomeni. Rappresentazione dei fenomeni. Nel possibilismo, la superficie terrestre è vista come: Insieme di fenomeni isolati. Spazio di relazioni molteplici e variabili. Sistema rigidamente determinato. Il concetto di “stadio storico” indica: Una fase casuale di sviluppo. Un periodo stabile di organizzazione sociale. Una fase esclusivamente economica. Secondo Mumford (1934), gli stadi principali a scala globale sono: Industriale e postindustriale. Paleotecnico e neotecnico. Paleoindustriale e transindustriale. Il modello di Rostow (1960) analizza l’evoluzione: Della società globale. Dell’economia di un paese. Dei sistemi regionali complessi. Nel modello di Vallega, lo stadio transindustriale è caratterizzato da: Superamento dell’industria. Integrazione in sistemi complessi. Centralità delle risorse naturali. Il paradigma scientifico-disciplinare del possibilismo si fonda su: Positivismo e meccanica razionale. Neoidealismo e termodinamica. Darwinismo ed evoluzionismo. Il possibilismo nasce come alternativa a: Strutturalismo. Determinismo geografico. Funzionalismo. La matrice culturale del possibilismo è: Positivismo. Darwinismo. Neoidealismo. Il possibilismo si sviluppa originariamente nella: Scuola geografica tedesca. Scuola geografica anglosassone. Scuola geografica francese. Il principale esponente del possibilismo è: Friedrich Ratzel. Paul Vidal de la Blache. Adalberto Vallega. Secondo Vidal de la Blache, il rapporto uomo-ambiente è: Unidirezionale. Casualistico. Bidirezionale. Nel possibilismo, il rapporto uomo-ambiente si basa su un meccanismo di: Dominio dell’uomo sulla natura. Azione-reazione. Determinazione naturale. Nel possibilismo, le cause che determinano la regione sono prevalentemente: Naturali. Umane. Geologiche. L’uomo, secondo il possibilismo, è considerato un fattore geografico perché: Subisce l’ambiente naturale. È solo un utilizzatore di risorse. Ha un ruolo attivo e passivo. Il termine “Possibilismo” viene coniato da: Vidal de la Blache. Lucien Febvre. Carl Sauer. Secondo Febvre, la natura: Impone rigidamente le forme di organizzazione. Offre possibilità di occupazione e uso delle risorse. Determina automaticamente le attività umane. Le comunità umane, nel possibilismo: Non hanno margini di scelta. Scelgono liberamente senza limiti. Scelgono entro determinati limiti. La scelta delle comunità dipende principalmente da: Clima e morfologia. Cultura, tecnologia e circostanze storiche. Risorse naturali disponibili. Il “grado di libertà” della comunità umana è rappresentato da: Tecnologia. Scelta. Ambiente. Nel possibilismo, la regione è concepita come: Somma di fenomeni separati. Spazio uniforme. Un unicum irripetibile. La geografia possibilista privilegia: Le leggi generali universali. La separazione tra fenomeni naturali e umani. L’integrazione dei fenomeni in una regione. Nel possibilismo, il concetto di “genere di vita” indica: Le caratteristiche naturali di un territorio. L’insieme dei comportamenti sociali metodici dell’uomo. Il livello tecnologico di una regione. Il genere di vita si sviluppa principalmente in relazione a: Fattori climatici. Possibilità e resistenze del territorio. Strutture politiche. I generi di vita: Sono immutabili nel tempo. Evolvono con lo sviluppo economico. Dipendono solo dall’ambiente naturale. Nel paradigma possibilista, chi organizza il territorio?. L’ambiente naturale. Il mercato. La comunità umana. Il concetto di paesaggio indica: Una porzione esclusivamente naturale del territorio. Una sintesi geografica di elementi fisici e umani. Un’area amministrativa. Secondo Juillard (1965), il paesaggio: È sempre ripetitivo. È indipendente dall’azione umana. Conferisce fisionomia e identità al territorio. Il paesaggio varia principalmente al variare di: Clima e latitudine. Comportamenti e attività economiche della popolazione. Confini amministrativi. L’uomo è considerato un fattore geografico perché: Subisce passivamente l’ambiente. Sceglie tra alternative attraverso cultura e tecnologia. Dipende esclusivamente dalla natura. La regione secondo Vidal de la Blache e Febvre è definita: Regione naturale. Regione economica. Regione umana o umanizzata. La regione umanizzata può essere definita anche come: Regione funzionale. Regione antropizzata. Regione uniforme. La regione umanizzata nasce dall’interazione tra: Uomo e mercato. Comunità umana e più ambienti fisici contigui. Stato e territorio. Nel possibilismo, il territorio è costituito: Da un solo ambiente fisico. Da ambienti isolati. Da uno o più ambienti fisici contigui. Il disegno organizzativo del territorio dipende soprattutto da: Morfologia e clima. Cultura e tecnologia della comunità. Confini politici. L’approccio scientifico che sostiene il possibilismo è: Meccanica razionale. Darwinismo. Termodinamica. Rispetto al determinismo, la regione nel possibilismo è: Statica e passiva. Estesa, dinamica e modificabile. Determinata esclusivamente dal passato. La teoria classica della localizzazione considera lo spazio come: Variabile casuale. Dimensione strutturale dell’economia. Aspetto secondario della produzione. La scienza regionale nasce dall’idea di: Economia globale e digitale. Sistema economico territoriale. Mercato virtuale. L’obiettivo principale dell’imprenditore nella teoria classica è: Massimizzare la distanza tra produzione e mercato. Minimizzare i costi di trasporto. Aumentare il numero di prodotti senza considerare il costo. Presupposto fondamentale della localizzazione classica: Luogo di produzione = luogo di consumo. Luogo di produzione ≠ luogo di consumo. La distanza non influisce sulla localizzazione. La struttura territoriale tipica considerata nel modello classico è: Città globale - centro finanziario. Campagna-villaggio o borgo-città. Area industriale isolata. Il settore primario comprende: Servizi e trasporti. Attività agricole, allevamento, pesca e silvicoltura. Industria manifatturiera. Il settore secondario include: Attività manifatturiere e industriali. Settore agricolo e rurale. Servizi pubblici e privati. Il settore terziario si riferisce a: Funzioni di comando globale. Servizi rivolti a famiglie e imprese. Produzione industriale. Il settore quaternario riguarda: Agricoltura e pesca. Direzione, programmazione e controllo dell’economia mondiale. Trasporto locale e distribuzione. Lo spazio è considerato isotropo quando: I costi di trasporto variano in modo irregolare. I costi di trasporto sono proporzionali e regolari rispetto alla distanza. Lo spazio è urbano e densamente popolato. I fattori localizzativi riguardano: Spartizione del mercato e distribuzione spaziale. Scelta dell’attività produttiva e mezzi utilizzati. Dimensione del mercato globale. I fattori spaziali riguardano: Scelta del tipo di prodotto. Tecniche di produzione. Distribuzione funzionale delle attività e spartizione del mercato. La visione classica della localizzazione prescinde da: Condizioni naturali e umane. Distanza e trasporto. Tipologia dei settori economici. La rivoluzione spaziale nella scienza regionale si basa su: Digitalizzazione del mercato. Osservazione neutrale, astrazione e deduzione. Crescita demografica spontanea. Il costo di trasporto nella teoria classica: Non influisce sulla scelta del sito produttivo. È la leva su cui l’imprenditore agisce per minimizzare costi. È costante e indipendente dalla distanza. Nei modelli classici, i costi di produzione sono considerati: Variabili e modificabili dall’imprenditore. Trascurabili ed esogeni. Determinanti nella scelta del sito. I costi localizzativi comprendono: Acquisto o affitto dello stabilimento produttivo. Spese di marketing. Solo il costo delle materie prime. Quale costo è endogeno e variabile nei modelli classici?. Costo di trasporto. Costo di produzione. Costo di localizzazione. Lo spazio isotropo è: Ugualmente penetrabile in tutte le direzioni. Caratterizzato da barriere naturali. Specifico per ogni tipo di impresa. Lo spazio continuo significa: Presenza di molte barriere naturali. Assenza di barriere naturali o artificiali. Distribuzione casuale delle attività economiche. Nei modelli classici, i modelli sono definiti atomistici perché: Considerano ogni elemento come indipendente e connesso tramite mercato. Considerano solo l’industria manifatturiera. Si basano sulla macroeconomia. La caratteristica di staticità dei modelli classici significa: Non si tiene conto della dimensione temporale. La tecnologia è variabile. I prezzi cambiano continuamente. Nei modelli classici, l’obiettivo dell’impresa è: Massimizzare il numero di mercati serviti. Minimizzare i costi e massimizzare il profitto. Ridurre la distanza tra consumatore e impresa a zero. La distribuzione spaziale delle risorse nei modelli classici è: Omogenea e uniforme. Irregolare, con risorse ubicate solo in alcuni punti. Non considerata. I modelli classici sono di tipo: Macroeconomico. Microeconomico. Statistico. Il modello di Von Thünen appartiene a: Modelli di area di produzione. Modelli areali di mercato. Modelli di gerarchizzazione spaziale. Il triangolo locazionale di Weber si riferisce a: Modelli classici della localizzazione industriale. Modelli di gerarchizzazione urbana. Modelli di area di produzione. I modelli areali di mercato hanno lo scopo di: Individuare le aree di mercato e distribuire la domanda fra produttori. Massimizzare il profitto globale delle multinazionali. Pianificare infrastrutture logistiche. I modelli di gerarchizzazione spaziale riguardano principalmente: Attività agricole e primarie. Attività terziarie e quaternarie. Produzione industriale di base. La teoria delle località centrali di Christaller appartiene a: Modelli di gerarchizzazione spaziale. Modelli areali di mercato. Modelli di area di produzione. Lo sviluppo agricolo e rurale è descritto come: Un processo guidato principalmente dalle politiche industriali. Un elemento centrale della crescita dei sistemi territoriali. Un settore ormai marginale nelle economie locali. Il presupposto fondamentale dello sviluppo agricolo è: La relazione tra agricoltura e industria. La relazione tra agricoltura e ambiente naturale. La domanda internazionale di prodotti agricoli. Quale tra i seguenti NON è un aspetto della relazione tra settore primario ed economia locale?. Integrazione con altri settori economici. Ruolo dell’innovazione. Centralità del commercio estero. In ambito agricolo, la questione della scala è rilevante perché: Le dinamiche globali e locali coincidono. Le dinamiche globali e locali sono profondamente diverse. La scala locale non ha importanza. La distinzione tra sviluppo agricolo e sviluppo rurale riguarda: La differenza tra agricoltura intensiva ed estensiva. L’attività agricola in senso stretto e l’economia locale basata sull’agricoltura. Il confronto tra paesi sviluppati e in via di sviluppo. Secondo Paola Morelli, lo spazio agricolo è: Un’area esclusivamente produttiva. Un’estensione attraversata da flussi materiali e immateriali. Un territorio isolato dal sistema economico. Secondo Umberto Toschi, i fattori condizionanti esterni dell’attività agricola sono: Fattori di natura economica. Risorse naturali. Scelte organizzative. Quale tra i seguenti è un fattore condizionante interno?. Clima. Fertilità del suolo. Irrigazione. Il sistema agrario può essere definito come: Un insieme di colture presenti in un territorio. La modalità di utilizzo delle risorse territoriali. Un modello astratto di produzione agricola. Secondo Paterson, quali sono le “remore socio-economiche”?. Temperatura e umidità. Struttura della proprietà fondiaria e mancanza di capitali. Fertilità del suolo e rilievo. L’organizzazione di un sistema agrario dipende: Esclusivamente dalle condizioni ambientali. Solo dalle politiche agricole. Da condizioni ambientali e fattori economico-sociali. Tra gli elementi che influenzano l’organizzazione di un sistema agrario rientrano: I mercati di sbocco dei prodotti. La globalizzazione finanziaria. Le strategie industriali. L’analisi dei sistemi agrari tiene conto principalmente di: Omogeneità territoriale. Complessità e diversità. Specializzazione produttiva. Nei modelli semplificati, i fattori produttivi primari sono: Terra, tecnologia, capitale. Terra, capitale, lavoro. Lavoro, innovazione, mercato. Il modello di Von Thünen è noto anche come: Modello della località centrale. Modello dello Stato isolato. Modello della concorrenza imperfetta. Nel modello di Von Thünen il territorio è rappresentato come: Una regione montuosa con più mercati. Una grande pianura senza relazioni esterne. Un sistema urbano policentrico. Il centro urbano nel modello svolge la funzione di: Centro politico. Centro produttivo agricolo. Mercato unico. Quale ipotesi spaziale è valida nel modello di Von Thünen?. Spazio frammentato. Spazio continuo, isomorfo e isotropo. Spazio gerarchizzato. La fertilità del suolo nel modello è considerata: Differenziata. Progressivamente decrescente. Uniforme. Il comportamento degli agricoltori nel modello è: Tradizionale. Irrazionale. Razionale. Il modello di Von Thünen è definito “supply oriented” perché: La domanda è rigida. La produzione guida l’organizzazione spaziale. I prezzi sono fissati dallo Stato. L’obiettivo dell’agricoltore razionale è: Massimizzare la produzione. Minimizzare il lavoro. Massimizzare la rendita. La rendita di posizione dipende principalmente da: Fertilità del suolo. Distanza dal mercato e costi di trasporto. Innovazione tecnologica. Nel punto in cui la rendita è nulla si verifica: Il massimo profitto. L’equilibrio tra offerta e domanda. Profitto nullo. Un prodotto più ingombrante presenta una curva di rendita: Più piatta. Più inclinata. Orizzontale. La disposizione delle colture nello spazio avviene tramite: Aree casuali. Settori radiali. Anelli concentrici. Quale coltura si localizza più vicino al centro urbano secondo il modello classico?. Allevamento estensivo. Ortofrutta. Rotazione dei tre campi. Il modello di Von Thünen si allontana dalla visione di Ricardo perché: Introduce il concetto di profitto. Collega redditività alla distanza e non alla fertilità. Elimina il ruolo del mercato. Secondo Paola Morelli, il modello di Von Thünen può essere utilizzato come: Descrizione esatta della realtà. Linea di tendenza applicabile a diverse scale. Modello valido solo per il XIX secolo. La geografia industriale studia principalmente: La crescita demografica urbana. Le dinamiche e configurazioni della localizzazione industriale. I flussi commerciali internazionali. La localizzazione dei siti industriali è considerata: Casuale. Determinata esclusivamente da fattori naturali. Il risultato dell’interazione di più fattori. Quale tipologia industriale prevale nella prima fase della rivoluzione industriale?. Industria leggera. Industria pesante. Industria dei servizi. Secondo Weber, l’imprenditore è: Vincolato da fattori politici. Irrazionale. Razionale e orientato alla minimizzazione dei costi. Nel modello di Weber, quali costi sono considerati costanti (esogeni)?. Costi di trasporto. Costi di produzione e di localizzazione. Costi totali. Il principale fattore che varia nello spazio nel modello di Weber è: Il costo del lavoro. Il costo di trasporto. Il costo del capitale. Il contributo teorico fondamentale di Weber è contenuto in: Die zentralen Orte. Reine Theorie des Standorts. The Isolated State. Nel modello di Weber, il mercato e le fonti di materie prime sono: Areali. Diffusi. Puntiformi. Il costo di trasporto nel modello di Weber è funzione: Esponenziale della distanza. Lineare della distanza. Discontinua della distanza. Una produzione a pesi netti si verifica quando: Il prodotto pesa più della materia prima. Non si producono scorie. Il costo di trasporto del prodotto è nullo. In una produzione a pesi lordi, l’impresa tende a localizzarsi: In prossimità del mercato. In modo indifferente nello spazio. Vicino al luogo di reperimento delle materie prime. Le isocosti rappresentano: I punti a uguale profitto. I punti a uguale costo di trasporto unitario. Le aree di mercato. In uno spazio continuo, isomorfo e isotropo, le isocosti sono rappresentate come: Poligoni irregolari. Linee spezzate. Cerchi concentrici. Le isodapane indicano: Il costo di produzione. Il costo totale di trasporto. La rendita fondiaria. L’isodapana minima individua: Il massimo profitto. La massima distanza dal mercato. Il punto di minimo costo di trasporto. Il triangolo localizzativo di Weber è utilizzato quando: Esiste un solo luogo di reperimento delle materie prime. Esistono due luoghi di reperimento delle materie prime e un mercato. Il mercato è areale e non puntiforme. Il triangolo localizzativo è noto anche come: Triangolo di Christaller. Triangolo di Dunn. Triangolo di Varignon. Il triangolo di Varignon deriva da: La teoria dei grafi. La meccanica razionale. L’economia marginalista. Nel caso di produzione a pesi netti, la localizzazione ottimale dell’impresa è: Sempre sul mercato. Nel baricentro del triangolo localizzativo. Sul luogo della materia prima più distante. Nel caso di produzione a pesi lordi, la localizzazione tende a: Spostarsi verso il mercato. Privilegiare il luogo della materia prima più pesante. Collocarsi all’esterno del triangolo. Gli isocosti rappresentano: Luoghi a uguale distanza geometrica. Luoghi con uguale costo di trasporto unitario. Luoghi con uguale costo totale di produzione. Le isodapane indicano: Linee di uguale rendita. Linee di uguale distanza. Linee di uguale costo totale di trasporto. La scelta localizzativa nel modello di Weber avviene: Nel punto di massimo profitto. Nel punto di minimo costo totale. Nel punto di massima accessibilità. Una delle principali critiche al modello di Weber riguarda: L’assenza della domanda. Le forti ipotesi territoriali. La non considerazione delle economie di scala. Il passaggio da spazio isotropo a spazio anisotropo implica che: Il costo di trasporto sia uguale in tutte le direzioni. Il costo di trasporto dipenda dalla direzione. La distanza non abbia più importanza. In uno spazio reale, due punti alla stessa distanza in linea d’aria possono avere: Lo stesso costo di trasporto. Costi di trasporto differenti. Identica accessibilità. Le località poste lungo le principali infrastrutture di trasporto risultano: Penalizzate. Neutrali rispetto alla localizzazione. Avvantaggiate. Nel caso di reti di trasporto sviluppate, la forma degli isocosti diventa: Circolare. Stellare. Reticolare. L’introduzione di autostrade o vie di comunicazione comporta: L’annullamento del principio di minimizzazione dei costi. La modifica della geometria degli isocosti e delle isodapane. L’impossibilità di applicare il modello di Weber. Nonostante le critiche, il modello di Weber rimane valido perché: Spiega la distribuzione della domanda. Evidenzia il ruolo centrale del costo di trasporto. Integra pienamente fattori politici e sociali. Nel modello originario di Weber, il costo del lavoro era inizialmente considerato: Variabile endogena. Un fattore localizzativo primario. Un costo dato e costante. L’introduzione del lavoro nel modello di Weber serve a: Sostituire il costo di trasporto. Approfondire la scelta localizzativa. Eliminare l’ipotesi di spazio isotropo. Il lavoro diventa un fattore localizzativo perché: È omogeneamente distribuito. Presenta differenziali territoriali di costo. Dipende esclusivamente dalla tecnologia. L’effetto dei costi della manodopera sulla localizzazione determina: L’annullamento del minimo trasportazionale. Una deviazione dal punto di minimo trasporto. L’obbligo di localizzarsi sul mercato. Il modello insediativo alternativo di Weber si basa su: Differenziali regionali nel costo del lavoro. Economie di agglomerazione. Variazioni della domanda. Gli indicatori che misurano la deviazione dal minimo trasportazionale sono: Costo marginale e profitto. Indice del costo del lavoro e coefficiente del lavoro. Isocosti e isodapane. L’indice del costo del lavoro misura: Il costo totale del lavoro. Il rapporto fra costo della manodopera e fatturato. Il costo del lavoro per unità di distanza. Nell’indice del costo del lavoro, Wi è dato da: w / Y. Y / w. w × Y. Esprimere il fatturato in termini unitari (€1) consente di: Calcolare il profitto. Confrontare settori diversi. Eliminare il costo di trasporto. Il coefficiente del lavoro mette in relazione: Fatturato e costo di trasporto. Costo del lavoro per unità prodotta e peso localizzatore. Costo del lavoro e indice dei prezzi. Il coefficiente del lavoro è espresso come: Costo per chilometro. Costo per unità di prodotto (es. tonnellata). Costo totale annuo. Il peso localizzatore, nel coefficiente del lavoro, serve a: Valutare la distanza dal mercato. Standardizzare il confronto territoriale. Calcolare la rendita. Un elevato coefficiente del lavoro indica: Scarsa incidenza del lavoro. Elevata incidenza del lavoro per unità prodotta. Elevata incidenza del capitale. Nel modello di Weber integrato, il costo di trasporto: Perde importanza. Rimane un elemento basilare. Viene escluso dal calcolo. L’introduzione del fattore lavoro nel modello di Weber consente di: Spiegare localizzazioni lontane dal minimo trasportazionale. Eliminare le ipotesi microeconomiche. Passare a un approccio macroeconomico. L’aumento dell’indice del costo del lavoro comporta: Una riduzione dell’importanza del lavoro. Un aumento dell’influenza della manodopera sulla localizzazione. Un avvicinamento automatico al mercato. Se aumenta l’incidenza dei materiali nel processo produttivo, l’impianto tende a localizzarsi: Vicino al mercato di consumo. In aree a basso costo del lavoro. Presso il luogo di estrazione delle materie prime. L’isodapana critica rappresenta: Il punto di massimo profitto. Il confine oltre il quale la localizzazione non è conveniente. Il minimo costo di trasporto. Oltre l’isodapana critica, la somma tra costi e risparmi risulta: Nulla. Negativa. Positiva e crescente. Il contributo di Weber sulla manodopera è rilevante perché: Spiega la delocalizzazione globale. È il primo a integrare il lavoro nelle scelte localizzative. Supera definitivamente il costo di trasporto. Le forti differenze salariali regionali, secondo il testo, hanno: Avviato una massiccia delocalizzazione. Determinato la concentrazione industriale nelle aree povere. Scarsamente inciso sugli schemi insediativi consolidati. Una delle principali spiegazioni dell’inerzia localizzativa è: L’assenza di infrastrutture. La bassa produttività del lavoro nelle aree a basso salario. La rigidità del capitale. Le teorie che collegano forte incidenza della manodopera a bassi salari: Trovano ampia conferma empirica. Non trovano sufficiente verifica empirica. Sono universalmente valide. Le grandi imprese fortemente automatizzate tendono a localizzarsi: In aree a basso salario. In regioni sovrappopolate e sotto-occupate. Esclusivamente nei distretti industriali. Le aree salariali rappresentano: L’unico fattore determinante della localizzazione. Un aspetto parziale del problema della manodopera. Un fattore irrilevante. Nei paesi ad economia avanzata, i salari tendono a essere: Fortemente differenziati tra regioni contigue. Omogenei per attività analoghe. Determinati solo dal mercato. I fattori non salariali del costo del lavoro includono: Solo i contributi previdenziali. Agevolazioni e servizi a favore dei lavoratori. Esclusivamente la produttività. Perché il livello salariale è uno strumento parziale nell’analisi localizzativa?. Perché ignora il ruolo del capitale. Perché il fenomeno è più complesso e in parte indipendente dal territorio. Perché i salari non esistono più. Nell’impostazione neoclassica di Weber, la mobilità dei fattori produttivi è: Nulla. Imperfetta. Perfetta. Maggiore è il livello di professionalità richiesto, maggiore è: L’orientamento della produzione sul lavoro. La dipendenza dalle materie prime. La rigidità territoriale. La Divisione Internazionale del Lavoro - Le aree emergenti citate nel testo includono: Brasile, Argentina, Cile. Corea del Sud, Taiwan, Singapore. Spagna, Portogallo, Grecia. Le regioni emergenti si sono collocate inizialmente: Fuori dalle dinamiche dei paesi industrializzati. All’interno delle isodapane critiche dei paesi avanzati. In totale autonomia dai mercati globali. Il principale vantaggio competitivo iniziale dei paesi emergenti è stato: L’elevata specializzazione tecnologica. Il basso costo del capitale. Il minor costo della manodopera. I risparmi legati al costo del lavoro erano: Inferiori ai costi di trasporto. Uguali ai costi di trasporto. Superiori ai maggiori costi di trasporto. Nella prima fase, la delocalizzazione ha riguardato soprattutto settori: Capital-intensive. Labour-intensive. Knowledge-intensive. Le produzioni inizialmente localizzate nei paesi emergenti erano caratterizzate da: Alta intensità tecnologica. Bassa incidenza tecnologica. Elevata automazione. Il trasferimento successivo di attività più evolute è stato reso possibile da: Politiche protezionistiche. Processi di crescita economica locale. Riduzione della domanda globale. Tra le attività industriali avanzate trasferite rientra: L’estrazione mineraria. La produzione di hardware e autovetture. L’agricoltura intensiva. La riduzione dei costi di trasporto ha favorito: La concentrazione industriale nei paesi avanzati. L’ubiquitarietizzazione delle lavorazioni industriali. Il declino del commercio internazionale. Per “ubiquitarietizzazione” si intende: La localizzazione industriale solo nei grandi centri urbani. La diffusione delle attività produttive dove le condizioni sono più favorevoli. La scomparsa della produzione manifatturiera. L’ubiquitarietizzazione ha determinato principalmente: Il rallentamento della crescita globale. La crescita dei paesi emergenti. La fine della divisione internazionale del lavoro. Parallelamente alla crescita dei paesi emergenti si è osservata: Una maggiore diffusione dello sviluppo territoriale. Una diminuzione della crescita per contiguità territoriale. Un rafforzamento delle economie regionali arretrate. Le regioni economicamente arretrate all’interno dei paesi avanzati sono state: Le principali beneficiarie. Poco influenzate dal processo. Le prime a subire effetti negativi. Il Mezzogiorno italiano è citato come esempio di: Area emergente. Regione favorita dalla delocalizzazione. Regione penalizzata dal processo. La Divisione Internazionale del Lavoro descritta nel testo evidenzia: Un ritorno alla produzione locale. Una riorganizzazione spaziale globale della produzione. La fine delle disuguaglianze territoriali. Nel modello weberiano, la localizzazione presso il mercato è favorita quando: Il processo produttivo è a pesi lordi. Il costo di trasporto del prodotto finito è uguale o superiore a quello delle materie prime. Il mercato è sempre puntuale. Per Weber, la localizzazione sul mercato rappresenta un caso limite perché: I mercati sono sempre troppo distanti. La perdita di peso nel processo produttivo è poco frequente. La perdita di peso nel processo produttivo è generalmente probabile. Se il peso del prodotto diminuisce durante la produzione, l’impresa tende a: Avvicinarsi al mercato. Avvicinarsi al luogo di reperimento delle materie prime. Localizzarsi indifferentemente nello spazio. Il progresso tecnologico e il miglioramento dei trasporti comportano: Un aumento del costo unitario di trasporto. Una rinnovata importanza del mercato come localizzazione industriale. La perdita di rilevanza della distanza funzionale. La localizzazione sul mercato è favorita quando il rapporto CTpf / CTmp è: Inferiore a 1. Uguale o superiore a 1. Sempre pari a zero. Quale tra i seguenti fattori può favorire la localizzazione presso il mercato?. Elevato valore aggiunto del prodotto. Deperibilità o fragilità del prodotto. Alta perdita di peso nel processo produttivo. Nei modelli teorici iniziali, il mercato è rappresentato come: Un’area estesa. Un sistema territoriale complesso. Un punto nello spazio geografico. L’area di mercato di un’impresa è definita come: Lo spazio in cui avviene la produzione. La superficie in cui risiedono i clienti dell’impresa. Il luogo di localizzazione dell’impianto. Il modello di Palander si fonda su: Una teoria della minimizzazione dei costi di produzione. Una teoria dell’equilibrio spaziale tra domanda e offerta. Una teoria della rendita fondiaria. Nel modello di Palander, l’isostante rappresenta: Il punto di massimo profitto. Il limite dell’area di mercato tra due imprese. Il luogo di localizzazione ottimale. L’isostante individua il punto in cui: I costi di produzione sono minimi. I prezzi di vendita dei due produttori sono uguali. Il costo di trasporto è nullo. Secondo Palander, l’impresa che vende a prezzo inferiore ottiene: Un’area di mercato più piccola. Un’area di mercato uguale a quella del concorrente. Un’area di mercato più estesa. Nel modello, il costo di trasporto è considerato: Fisso e indipendente dalla distanza. Variabile e proporzionale alla distanza. Incluso nel costo di produzione. Una politica commerciale aggressiva consiste nel: Ridurre i costi di localizzazione. Vendere a prezzi inferiori ai costi di produzione. Aumentare il prezzo per i consumatori lontani. Il principale beneficiario di una guerra dei prezzi tra imprese è: L’imprenditore più debole. Il consumatore. Il mercato nel lungo periodo. Secondo August Lösch, l’impresa si localizza in base a: Minimizzazione dei costi di trasporto. Ampiezza delle aree di mercato degli altri produttori. Disponibilità di risorse naturali. L’obiettivo dell’imprenditore in Lösch è: Massimizzare il profitto attraverso la riduzione dei costi di trasporto. Massimizzare il profitto attraverso l’aumento delle vendite. Ridurre la distanza dal mercato. Nel modello di Lösch, la domanda di un bene è: Direttamente proporzionale alla distanza dal punto di vendita. Indipendente dalla distanza. Inversamente proporzionale alla distanza dal punto di vendita. La teoria di Lösch si collega a precedenti contributi di: Alfred Weber. Walter Christaller. August von Thünen. Il modello di Christaller è stato sviluppato principalmente: Negli anni Trenta in Germania. Negli anni Cinquanta negli Stati Uniti. Alla fine del XIX secolo in Italia. Christaller analizza la distribuzione degli insediamenti urbani in termini: Solo quantitativi. Assoluti, quantitativi e qualitativi. Solo qualitativi. Nel modello di Christaller, il centro urbano è il luogo in cui: Si concentra la produzione industriale. Si producono beni agricoli. Si offrono servizi ai consumatori. La domanda nel modello di Christaller dipende da: Due concetti: soglia e portata. La disponibilità di manodopera. I costi di trasporto delle materie prime. La soglia nel modello di Christaller rappresenta: La quantità minima necessaria per la sopravvivenza dell’impresa. La distanza massima che il consumatore può percorrere. La massima quantità di prodotto vendibile. La portata rappresenta: La quantità minima necessaria per coprire i costi. La quantità massima che l’impresa può vendere. La distanza massima tra due centri urbani. L’area di mercato di un’impresa è delimitata da: La soglia e la portata. Il centro urbano e la periferia. La distanza dalle altre imprese. Nel modello di Christaller, il prezzo effettivo del servizio comprende: Solo il costo di produzione. Costo di produzione più costo di localizzazione più costo di trasporto. Solo il costo di localizzazione. Il problema della copertura territoriale porta Lösch a proporre: Aree di mercato circolari sovrapposte. Aree di mercato esagonali senza soluzione di continuità. Aree di mercato triangolari. La forma esagonale dell’area di mercato permette: Coprire tutto il territorio senza spazi scoperti. Ridurre i costi di trasporto al minimo. Massimizzare la soglia minima di vendita. Il contributo di Lösch rispetto a Christaller consiste principalmente in: Applicazione al settore agricolo. Estensione della teoria delle località centrali al settore industriale e generale. Minimizzazione dei costi di trasporto. La forma esagonale nel modello di Christaller garantisce: La minimizzazione dei costi di trasporto. La copertura integrale del territorio senza sovrapposizioni. La concentrazione dei produttori nelle periferie. La dimensione degli esagoni dipende principalmente da: Il costo di trasporto. La curva di domanda dei beni. La disponibilità di manodopera. In presenza di più beni (n beni), ogni bene ha: La stessa area di mercato. La propria curva di domanda e area di mercato esagonale. Solo un punto di vendita centrale. La città, secondo Christaller, offre quantità di servizi in funzione di: La densità demografica e della domanda interna ed esterna. I costi di trasporto e localizzazione. La produttività del lavoro. Nel modello Christaller, le imprese sono principalmente: Cost-oriented. Market-oriented. Material-oriented. La dimensione dell’area di mercato dipende da: La distanza dal luogo di reperimento delle materie prime. Il rango dei servizi offerti. Il costo unitario di trasporto. Il rango gerarchico di una città indica: La popolazione totale indipendentemente dai servizi. La relazione fra servizi offerti e dimensione demografica. La posizione geografica nella regione. Una città di rango elevato è sempre: Grande in termini di popolazione. In grado di offrire servizi elevati. Grande ma non necessariamente con servizi elevati. La Legge Rango-Dimensione (Rank-Size Rule) mette in relazione: Popolazione di un centro urbano e distanza dal mercato. Popolazione di un centro urbano e suo rango gerarchico. Popolazione di un centro urbano e costi di trasporto. Nella formula della Legge Rango-Dimensione, P1 indica: La popolazione del centro più piccolo. La popolazione della città più popolosa della regione. Il numero totale di centri urbani. Nella Legge Rango-Dimensione, r indica: Il raggio dell’area esagonale di mercato. Il posto occupato nel ranking dei centri urbani. Il costo unitario di produzione. Il modello di Christaller è stato originariamente applicato a: La Germania meridionale. L’Italia settentrionale. Gli Stati Uniti. Secondo Christaller, la distribuzione spaziale dei centri urbani: È casuale. È gerarchica e dipendente dall’offerta di servizi. È uniforme su tutto il territorio. Una delle principali critiche al modello di Christaller riguarda: L’eccessiva variabilità della forma esagonale. La regolarità artificiale della configurazione esagonale. L’incapacità di considerare il costo del lavoro. L’importanza del modello di Christaller risiede principalmente in: L’ottimizzazione dei costi di trasporto. La connessione fra domanda, area di mercato e distribuzione dei produttori. La gestione delle risorse naturali. Nei modelli di interazione spaziale, la variabile strategica è: Il costo del lavoro. La distanza. Il capitale investito. Secondo Ullman, quale condizione indica che due luoghi si completano a vicenda nella domanda e offerta di beni?. Trasferibilità. Opportunità. Complementarietà. La condizione di opportunità nei modelli di Ullman si riferisce a: Costi di trasporto bassi. Fattori che incentivano il trasferimento di beni e persone fra alternative virtualmente complementari. La disponibilità di materie prime. La trasferibilità, nel modello di Ullman, è verificata quando: I costi di trasferimento ripagano l’utilità economica. I flussi di persone e beni sono superiori alla popolazione. La domanda è completamente soddisfatta localmente. Quale condizione non era originariamente considerata da Ullman?. Centralità della località. Trasferibilità. Complementarietà. La centralità di una località influisce su: La struttura urbanistica della città. La capacità di attrazione e interazione con altre località. Il costo della manodopera. In relazione all’interazione spaziale, l’area di mercato di una località dipende da: Un singolo settore economico. Tutti i flussi che si originano e si realizzano sul territorio. La presenza di una sola impresa. La matrice culturale dei modelli di interazione e gravitazionali si basa su: Analisi dei costi di trasporto. Fisica sociale associata alla metodologia deduttiva. Leggi di mercato tradizionali. La forza attrattiva di una località è proporzionale a: Il numero di abitanti. La distanza dalla capitale. La quantità di materie prime disponibili. La distanza funzionale include anche: Solo la distanza in linea d’aria. Il tempo di spostamento e fattori psicologici oltre alla distanza fisica. Solo la distanza percorribile su strada. L’obiettivo dei modelli di interazione e gravitazione è: Minimizzare i costi di trasporto delle imprese. Spiegare il rapporto fra area di mercato e sistema di offerta dei centri. Massimizzare la produttività del lavoro. L’interazione presuppone una struttura di località in relazione fra loro, detta: Mercato isolato. Rete di centri. Area esagonale. La connettività di una rete si misura come: Numero di collegamenti fra un centro e tutti gli altri. Rapporto fra numero di centri della rete e i rispettivi collegamenti. Rapporto fra popolazione di un centro e distanza media. L’accessibilità di una rete indica: Il rapporto fra numero di collegamenti fra un centro e tutti gli altri considerando la distanza più breve. La densità demografica di un centro urbano. La quantità di materie prime disponibili. I flussi nel territorio, alla base dell’interazione spaziale, possono riguardare: Solo persone. Prodotti, persone, denaro e informazioni. Solo beni e servizi. Qual è una precondizione fondamentale per la territorializzazione secondo i modelli di interazione spaziale?. La disponibilità di manodopera. La presenza di un sistema di trasporto. La densità demografica. Secondo Taaffe, Morril e Gould (1963), la gerarchia dei centri dipende principalmente da: La posizione dei centri e dai collegamenti della rete di trasporto. La disponibilità di materie prime. Il costo del lavoro. Nella prima fase del modello di sviluppo territoriale, le località sono: Collegate da una rete reticolare completa. Isolate e non collegate fra loro. Gerarchicamente organizzate in un sistema centrale. Nel modello stadiale analitico di Cox (1972), il primo stadio si chiama: Inclusione. Connessione localizzata. Selezione. Lo stadio di “Integrazione” del modello di Cox è caratterizzato da: Una rete embrionale con nodi isolati. Aumento della connettività e vantaggio posizionale dei centri centrali. Marginalizzazione di alcuni centri. Lo stadio terminale “Selezione” implica: Connessione localizzata dei centri. Intense relazioni fra i centri superiori e abbandono di alcune vie di comunicazione. Nessuna gerarchia fra centri. Il modello di Hoyt (1939) identifica come variabile strategica: Il capitale investito. L’occupazione nelle attività di base. La distanza fra i centri. Nel modello di Hoyt, le attività di base generano: Solo occupazione interna. Domanda esterna e reddito moltiplicativo. Aumento dei costi di produzione. Le attività non di base nel modello di Hoyt servono a: Soddisfare la domanda interna. Ridurre il costo del lavoro. Aumentare le esportazioni. La specializzazione di un centro urbano si riferisce a: La valorizzazione delle risorse locali e tipiche. L’aumento dei flussi di denaro. La costruzione di infrastrutture stradali. La formazione di centri urbani di livello superiore dipende principalmente da: La quantità di popolazione residente. I servizi rari e specifici disponibili. La presenza di attività agricole. La relazione fra i centri urbani secondo la moderna analisi regionale è: Gerarchica e complementare, dipendente dalla posizione e dalle economie di agglomerazione. Randomica e casuale. Determinata esclusivamente dalla distanza fisica. Secondo Celant, il rango gerarchico dei servizi è determinato da: La rarità territoriale. La domanda effettiva dei servizi. La dimensione demografica del centro. In una rete policentrica descritta da Celant, il rango di un servizio può non corrispondere a: La domanda di mercato. La rarità territoriale. Il numero di centri connessi. L’evoluzione di una rete di trasporto porta a: La creazione di centri isolati. Una maggiore connettività e attrazione di investimenti, persone e infrastrutture. La riduzione delle funzioni dei centri principali. Qual è la principale difficoltà dei modelli classici (Palander, Christaller) nell’analisi delle aree di mercato?. Determinare il costo di produzione dei beni. Delimitare la potenziale area di attrazione di un centro urbano. Calcolare la produttività del lavoro. La legge di gravitazione commerciale di Reilly si ispira a: La legge di offerta e domanda di Walras. La legge di gravitazione universale di Newton. Il principio di massimizzazione dei profitti di Lösch. Secondo Reilly, l’area di influenza di una città dipende principalmente da: La densità della popolazione e il livello salariale. Entità dei servizi offerti, localizzazione e massa dei centri concorrenti. La distanza dai mercati internazionali. Quale principio logico rimane immutato nei modelli gravitazionali?. La scelta del costo minimo di produzione. L’operare del modello in funzione di obiettivi e ipotesi. L’allocazione esclusiva in aree urbane grandi. I modelli gravitazionali risultano: Molto flessibili e adattabili a ogni realtà territoriale. Scarsamente flessibili e poco adattabili. Applicabili solo a economie agricole. Chi ha introdotto i modelli gravitazionali in Italia negli anni ’50?. Attilio Celant. Guglielmo Tagliacarne. Gabriele Zanetto. Quante aree e subaree di attrazione del commercio al dettaglio sono state individuate da Tagliacarne?. 100. 442. 512. L’applicazione del modello gravitazionale di Celant (1972) riguardava principalmente: La polarizzazione regionale di Roma e gli squilibri economici interni. La distribuzione della popolazione italiana. La definizione dei costi di trasporto tra le province. Il contributo di Zanetto (1979) analizzava: La produttività industriale del Nord Italia. Il potenziale demografico del paese e le caratteristiche della realtà italiana. La specializzazione dei centri urbani. Quali sono le principali criticità dei modelli gravitazionali?. Assenza di un corpus teorico di riferimento e impostazione deterministica. Mancanza di dati statistici sulla popolazione. Difficoltà nel calcolo dei costi di trasporto. L’impostazione meccanicistica dei modelli gravitazionali implica: La possibilità di modificare i parametri in base alle preferenze degli imprenditori. Funzionamento deterministico dei flussi tra centri e mercati. Adattamento automatico alle reti infrastrutturali. I modelli gravitazionali non affrontano adeguatamente: La discriminazione del livello gerarchico dei vari servizi. La disponibilità di manodopera qualificata. I costi di produzione unitari. L’uso dei modelli gravitazionali in Italia ha permesso principalmente: L’analisi quantitativa delle aree di influenza commerciale. La riduzione dei costi di trasporto nazionale. La riorganizzazione dei salari regionali. L’approccio gravitazionale consente di misurare l’attrattività di un centro urbano in funzione di: Numero di centri collegati esclusivamente nella regione. Massa dei centri concorrenti, servizi offerti e localizzazione. Solo densità della popolazione residente. L’interazione spaziale rappresenta un’evoluzione dei modelli: Di localizzazione industriale di Weber. Gravitazionali. Di Christaller. L’ampiezza delle aree di mercato in un modello di interazione spaziale dipende principalmente da: Solo dalla massa dei servizi dei centri urbani. Dalla massa dei servizi e dalla probabilità di spostamento dell’acquirente. Dalla densità demografica esclusiva. Il modello di interazione spaziale introduce il concetto di: Certo comportamento predeterminato. Incertezza e probabilità di spostamento. Costi di trasporto unici e uniformi. Rispetto ai modelli gravitazionali, l’interazione spaziale è: Più semplice e meccanicistica. Più complessa e meno meccanicistica. Indipendente dalla distribuzione dei centri urbani. Il contributo principale di Wilson è l’introduzione del concetto di: Soglia minima di vendita. Entropia. Area esagonale. Nel modello di Wilson, l’entropia viene utilizzata per: Massimizzare l’efficienza dei trasporti. Spiegare la relazione fra comportamento predeterminato e comportamento umano complesso. Definire la densità della popolazione urbana. Il modello di Wilson tiene conto delle economie di scala e delle diseconomie di impedenza relative a: La distanza e le frizioni dovute agli spostamenti. I costi di produzione industriale. La dimensione demografica dei centri. L’organizzazione geografica del territorio secondo Wilson deriva principalmente da: Una teoria generale della rete urbana. La specifica relazione storica dei fenomeni e il comportamento dei flussi. La densità economica dei centri principali. Lo scopo del modello di Wilson è: Massimizzare i profitti delle imprese locali. Definire le aree di mercato e misurare l’intensità dei flussi tra centri urbani. Stabilire i confini amministrativi delle regioni. La differenza principale rispetto ai modelli gravitazionali sta nel fatto che: L’interazione spaziale include un approccio probabilistico ai movimenti dei consumatori. I flussi vengono calcolati solo in base alla distanza lineare. Le aree di mercato sono determinate esclusivamente dalla popolazione del centro. Secondo l’approccio comportamentistico, la massimizzazione del profitto: Rimane l’unico obiettivo dell’imprenditore. Può essere subordinata ad altri obiettivi di natura psicologica, sociale o economica. Non ha alcun ruolo nella scelta della localizzazione. L’homo oeconomicus si distingue dall’imprenditore reale perché: Opera sempre con informazioni incomplete. Punteggia esclusivamente la massimizzazione del reddito psicologico. Agisce con perfetta razionalità e onniscienza. La razionalità limitata implica che l’imprenditore: Ha una conoscenza completa del mondo economico e sociale. Opera decisioni basate su informazioni parziali e percezioni soggettive. Non prende decisioni se non ha dati perfetti. L’approccio comportamentistico introduce formalmente: Il problema della scelta dell’obiettivo da parte dell’imprenditore. L’ipotesi di mercato perfettamente concorrenziale. La localizzazione esclusiva presso il mercato. La chiave per comprendere il comportamento dell’imprenditore è: La quantità e qualità delle informazioni disponibili. L’accesso a reti di trasporto avanzate. Il rispetto della legge di gravitazione commerciale. Nel modello di Hagerstrand, la distanza fisica influisce sulla diffusione delle innovazioni perché: Determina l’ordine gerarchico dei centri urbani. Influisce sulla probabilità di contatto e quindi sul contagio. Stabilisce i costi di trasporto dei beni. Il modello endemico di Hagerstrand assume: Territorio isotropo e localizzazione del primo innovatore. Territorio con aree di mercato predefinite. Diffusione solo tramite mercato globale. L’effetto di vicinato indica che: La probabilità di contatto tra individui aumenta con la distanza. La probabilità di contatto diminuisce all’aumentare della distanza tra individui. La diffusione dell’innovazione non dipende dalla distanza. La distanza funzionale nel modello di Hagerstrand determina: La diffusione gerarchica delle informazioni, saltando da un luogo all’altro. La riduzione dei costi di produzione. La dimensione delle aree di mercato esagonali. Il processo di diffusione dell’innovazione secondo Hagerstrand si articola in tre stadi: Avvio, sviluppo e chiusura amministrativa. Localizzazione, diffusione centrifuga e saturazione. Mercato locale, mercato nazionale, mercato globale. Qual è il luogo centrale del processo diffusivo nell’approccio comportamentistico?. Il villaggio rurale. Il centro urbano. La periferia industriale. La regione agricola. Cosa genera la correlazione tra dimensione del centro urbano e innovazione?. Il declino economico. La diffusione delle conoscenze. La riduzione della popolazione. La stagnazione dei servizi. Che concetto supera la distanza fisica nell’approccio comportamentistico?. Distanza sociale. Distanza funzionale. Distanza temporale. Distanza economica. Secondo il testo, i flussi di informazione nel processo diffusivo: Sono semplici elementi che si muovono sul territorio. Costituiscono determinanti della struttura del sistema. Non hanno alcuna influenza sulla struttura spaziale. Sono irrilevanti per l’innovazione. Quale limite viene evidenziato negli approcci classici alla diffusione dell’innovazione?. Mancanza di regole spaziali. Eccessiva attenzione al contenuto dell’innovazione. Rigidità e generalità del processo. Sovrapposizione di centri urbani. Nell’approccio comportamentistico, l’elemento spaziale: Risulta più significativo della distanza geografica. Non risulta significativo rispetto alla distanza geografica. È il fattore determinante per l’innovazione. Non viene considerato. Che influenza ha il neopositivismo sulla dinamica delle regioni?. Nessuna. Influenza la dinamica regionale, ma non coglie tutta la complessità. Risolve tutti i problemi di pianificazione territoriale. Elimina le disparità regionali. Quale paradigma scientifico caratterizza la terza concezione di regione nella seconda metà del ‘900?. Neoclassico. Strutturalismo. Positivismo. Marxismo. Nel paradigma del funzionalismo, lo spazio è considerato: Isotropo. Un territorio di gravitazione. Solo agricolo. Immobile e uniforme. Qual è l’obiettivo principale dell’analisi degli squilibri regionali?. Migliorare la mobilità dei cittadini. Attuare politiche di riequilibrio e sviluppo regionale. Ridurre la popolazione urbana. Limitare l’innovazione tecnologica. Secondo Isard (1960), cosa comprende la Scienza Regionale?. Solo economia. Solo geografia fisica. Diverse discipline come economia, sociologia, antropologia, matematica e fisica. Esclusivamente pianificazione urbanistica. Qual è il processo alla base dello sviluppo regionale secondo Perroux, Hirschman e Myrdal?. Convergenza automatica delle risorse. Polarizzazione. Equilibrio spontaneo. Riduzione della densità urbana. Come viene considerato lo sviluppo economico regionale rispetto all’approccio neoclassico?. Lineare e prevedibile. Non lineare e differenziato. Equilibrato automaticamente. Unidirezionale e costante. Quali meccanismi influenzano la dinamica dei sistemi economici nel tempo e nello spazio?. Riduzione dei servizi e della popolazione. Concentrazione e agglomerazione delle attività. Uniformità delle città. Eliminazione degli squilibri. Secondo l’approccio neoclassico ortodosso, le disparità regionali: Sono temporanee e necessitano di intervento attivo. Sono «pure» e si correggono automaticamente. Sono irreversibili. Non influenzano l’economia. L’approccio di Perroux è principalmente basato su: Equilibrio regionale stabile. Crescita regionale. Omogeneità territoriale. Lo spazio nella teoria di Perroux è: Astratto e topologico. Limitato alle città centrali. Uniforme e fisico. Quali forze caratterizzano lo spazio secondo Perroux?. Centrifughe (attrazione) e centripete (repulsione). Centrifughe (repulsione) e centripete (attrazione). Solo centripete. Il polo di sviluppo rappresenta: Una periferia industriale. Il punto origine della crescita del territorio. Un insieme di villaggi isolati. L’industria motrice ha come ruolo strategico: Limitarsi alla produzione locale. Influenzare la configurazione spaziale della regione. Ridurre la mobilità delle risorse. La funzione motrice può estendersi anche a: Settore agricolo esclusivo. Settore terziario e quaternario. Settore pubblico. Quali sono i requisiti fondamentali dell’industria motrice?. Piccola dimensione, nessuna innovazione, relazioni isolate. Grande dimensione, capacità innovativa, relazioni con imprese a monte e valle. Dipendenza esclusiva dal commercio locale. Il processo generato dall’industria motrice è di tipo: Distruttivo. Accumulativo. Stazionario. L’aumento della produzione comporta: Diminuzione della domanda interna. Incremento della domanda interna ed esterna. Riduzione dei posti di lavoro. L’effetto principale nell’area centrale dovuto all’industria motrice è: Depopolamento. Polarizzazione economico, sociale e demografica. Uniformità territoriale. La forza di un centro dipende anche da: Solo dalla dimensione geografica. Capacità di produrre innovazione di prodotto e processo. Distanza dalle altre città. Le economie esterne determinano: Riduzione della produzione e del commercio. Aumento della domanda, dell’offerta e della produzione. Settori agricoli marginali. Come viene considerato il territorio nella teoria di Perroux?. Somma di regioni omogenee. Insieme di elementi eterogenei in continua interazione. Solo spazio geografico fisico. L’oggetto principale di attenzione per Perroux è: La geografia fisica. La crescita economica. La riduzione della mobilità urbana. I processi economici nello spazio di Perroux sono caratterizzati da: Permanenza senza cambiamento. Comparsa, crescita, stabilizzazione e talvolta scomparsa delle unità economiche. Uniformità territoriale. Il modello di Myrdal è definito come: Meccanismo centrifugo di distribuzione di risorse. Causazione circolare cumulativa. Teoria della neutralità economica. Il modello di causazione circolare cumulativa agisce principalmente: Su tutte le aree in modo uniforme. Su una determinata area geografica. Solo sulle aree periferiche. L’agglomerazione delle attività industriali genera: Uniformità territoriale. Squilibri e polarizzazione. Riduzione dei poli industriali. Gli effetti dell’agglomerazione comprendono: Diminuzione della domanda di beni e servizi. Maggiore occupazione e incremento della produzione. Riduzione del capitale disponibile. L’effetto di riflusso si manifesta tramite: Trasferimento di capitale e fattori produttivi verso nuovi poli. Diffusione uniforme della ricchezza sul territorio. Riduzione dell’intensità produttiva nel polo centrale. L’effetto diffusione riguarda: Lo stimolo della domanda periferica. La riduzione della popolazione nei poli industriali. La stagnazione economica delle aree centrali. Lo stadio preindustriale nel modello di Myrdal è caratterizzato da: Tassi di crescita elevati nei poli. Modesti differenziali di sviluppo fra le regioni. Riduzione delle differenze regionali. Lo stadio della causazione circolare registra: Crescita uniforme sul territorio. Tassi di crescita elevati localizzati nei poli. Riduzione dei poli industriali. Con Hirschman, lo sviluppo squilibrato genera: Ridistribuzione uniforme delle imprese. Catena di squilibri parziali di breve periodo. Eliminazione delle differenze tra Nord e Sud. Il processo moltiplicativo di Hirschman comporta: Attrazione della popolazione esterna e aumento dei consumi. Diminuzione della produzione industriale. Riduzione della domanda nei poli centrali. L’effetto indotto nel modello di Hirschman riguarda: Crescita dei salari nelle aree marginali. Aumento della produzione di tutte le imprese. Riduzione della popolazione urbana. Il limite principale della teoria di Hirschman è: Comparsa delle diseconomie di agglomerazione. Mancanza di poli industriali. Uniformità di sviluppo territoriale. L’area definita come «Nord» indica: Aree marginali e arretrate. Aree urbane industriali con crescita concentrata. Piccoli centri agricoli. Nel lungo periodo, gli squilibri possono essere ridotti grazie a: Strategie di sviluppo decise dal Nord o aumento della domanda dal Sud. Riduzione della popolazione nei poli centrali. Trasferimento completo dell’industria al Sud. Il paradigma scientifico generale della seconda metà del ‘900 è: Neoclassico. Strutturalista. Comportamentista. Nel paradigma strutturalista, la realtà: È statica e immutabile. Produce funzioni ed evolve. Si limita a descrivere fenomeni isolati. Il funzionalismo geografico si concentra su: La sola descrizione del territorio. Regione e finalità funzionali ed evolutive. Analisi del mercato globale. Gli squilibri territoriali hanno portato la geografia a: Rafforzare la visione neoclassica. Superare la visione neoclassica. Ignorare lo sviluppo regionale. La regione funzionale si distingue per: La sua adattabilità. La rigidità dei confini amministrativi. Uniformità di reddito e consumo in tutto il paese. La polarizzazione, secondo un approccio normativo, può essere: Ignorata. Una strategia per regioni arretrate. Sempre naturale e spontanea. L’industria motrice svolge: Un ruolo marginale nell’economia regionale. Una funzione di traino per l’economia regionale. Solo una funzione produttiva locale senza effetti esterni. Lo spazio regionale viene «ri-conosciuto» grazie a: Omogeneità interna e disomogeneità esterna. Uniformità di sviluppo economico e sociale. La completa assenza di polo di attrazione. Un polo di sviluppo è: Una semplice somma di unità economiche isolate. Un insieme di unità economiche in relazione fra esse. Solo un centro amministrativo. L’addensamento di attività economiche genera: Effetto espansivo su produzione, reddito e innovazione. Diminuzione della produzione locale. Riduzione degli investimenti e della competitività. Le politiche regionali mirano a: Creare automaticamente equilibri spontanei. Riequilibrare aree urbane in crescita o potenzialmente in crescita. Limitare la crescita dei poli industriali. La creazione di poli artificiali è possibile: Solo attraverso fenomeni spontanei. Attraverso interventi normativi e strategici. Esclusivamente tramite l’industria agricola. Esempi di politiche regionali di polarizzazione in Europa includono: Mezzogiorno italiano e Dunkerque, Fos-sur-Mer in Francia. Tutte le capitali europee. Solo le aree urbane del Nord Europa. Lo sviluppo economico nella regione funzionale: Coincide sempre con l’equilibrio del mercato. È distinto dalla teoria dell’equilibrio. È uniforme in tutte le regioni. Il polo di crescita stimola: Solo la produzione industriale. Un meccanismo di crescita complessivo economico e sociale. Solo la formazione di infrastrutture. Il funzionalismo interpreta il territorio come: Un insieme casuale di elementi non collegati. Un sistema omogeneo con elementi eterogenei collegati ad un insediamento umano. Solo un insieme di aree periferiche. La teoria della regione funzionale si basa sui principi di: E. Juillard (1962). W. Christaller (1933). A. Smith (1776). Secondo Juillard, il primo principio della regione funzionale è: La coesione. L’uniformità del paesaggio. La polarizzazione industriale. La dicotomia fra aree centrali e periferiche riguarda: L’eguaglianza economica. L’integrazione e polarizzazione del territorio. La distribuzione casuale delle risorse. Nel funzionalismo, la struttura sociale è: Un elemento indipendente dalle funzioni territoriali. Il modello osservabile derivante dai rapporti fra soggetti. Identica in tutte le regioni. La regione funzionale è dominata da: Un centro polarizzante di elevato ordine gerarchico. Numerosi poli di uguale dimensione. Solo aree periferiche. La dominanza nella regione funzionale deriva da: La dimensione geografica dell’area. La coesione fra gli elementi. La distanza dai mercati esterni. Lo spazio funzionale è composto da: Elementi isolati e non correlati. Elementi, attributi e interrelazioni fra essi. Solo infrastrutture di trasporto. Le concentrazioni territoriali funzionali possono essere: Puntuali, assiali o areali. Solo puntuali. Solo assiali. L’approccio funzionalista mira a: Fornire un corpus teorico per le politiche e la convergenza regionale. Analizzare esclusivamente la struttura geografica naturale. Limitarsi alla teoria economica astratta. Il polo nella regione funzionale è: Astratto e teorico. Attivatore e diffusore della crescita. Solo un centro amministrativo. La polarizzazione secondo il funzionalismo si concentra principalmente su: La funzione agricola. La funzione industriale. La funzione residenziale. L’approccio funzionalista valorizza le relazioni: Solo verticali (ambiente-soggetto). Solo tra città principali. Orizzontali fra soggetti nello spazio. Gli effetti della regione funzionale sulla crescita riguardano: Solo l’aumento del reddito. Localizzazione dei processi di diffusione e crescita. Solo lo sviluppo infrastrutturale. Le economie di agglomerazione e di scala derivano da: Interazione fra i centri. Politiche internazionali. Crescita demografica spontanea. La crescita economica si riferisce a: Trasformazioni strutturali della società. Variazione positiva delle variabili economiche. Miglioramento della qualità della vita. Quale tra i seguenti è un indicatore tipico della crescita economica?. Tasso di alfabetizzazione. Tasso di crescita del PIL. Accesso ai servizi sanitari. La crescita economica incide sulla struttura del sistema territoriale?. Sì, in modo permanente. No, non modifica la struttura del sistema territoriale. Solo nelle aree urbane. Lo sviluppo è: Misurabile solo attraverso il PIL. Un fenomeno più ampio che include trasformazioni strutturali della società. Esclusivamente legato all’aumento degli investimenti. Quale elemento distingue lo sviluppo dalla semplice crescita?. La variazione positiva delle variabili economiche. La considerazione della dinamica territoriale e temporale. L’aumento della produttività. Per misurare lo sviluppo umano si considerano anche: Solo variabili economiche. Variabili sociali e ambientali oltre a quelle economiche. Solo indicatori demografici. La qualità della vita e il benessere sociale sono indicatori di: Crescita economica. Sviluppo. Inflazione. La dimensione economica della crescita può influenzare lo sviluppo umano?. Sì, favorisce lo sviluppo umano. No, sono fenomeni separati. Solo indirettamente tramite la politica monetaria. Quali indicatori della popolazione vengono considerati nello sviluppo?. Solo il numero totale di abitanti. Composizione per genere, età, saldo migratorio e tassi di dipendenza. Solo l’età media della popolazione. La valutazione dello sviluppo richiede: Solo l’analisi dei tassi di crescita economica. Contestualizzazione delle variabili economiche e analisi di fattori non economici. Solo l’osservazione della produzione industriale. Lo sviluppo territoriale considera: Solo le aree industriali. Trasformazioni economiche, sociali e ambientali. Esclusivamente la crescita demografica. Lo sviluppo e la crescita economica: Non sono correlati. Possono favorirsi reciprocamente nel medio-lungo periodo. Sono concetti identici. La disoccupazione è un indicatore di: Crescita economica. Sviluppo. Solo politica regionale. La misurazione dello sviluppo comprende anche il sistema sanitario: Vero. Falso. Solo per le regioni industrializzate. Quale aspetto temporale è importante nello sviluppo?. Solo breve periodo. Medio-lungo periodo. Esclusivamente istantaneo. Chi ha ideato l’Indice di Sviluppo Umano (HDI)?. Amartya Sen. Mahbub ul Haq. Jeffrey Sachs. Quali tre dimensioni principali misura l’HDI?. Educazione, longevità, standard di vita. Reddito, ambiente, politica. Occupazione, industrializzazione, PIL. L’indice di educazione dell’HDI considera: Solo il tasso di alfabetizzazione degli adulti. Il tasso di alfabetizzazione e il tasso di partecipazione scolastica. Solo l’iscrizione alla scuola primaria. Quale peso viene attribuito all’alfabetizzazione nel calcolo dell’HDI?. 1/2. 2/3. 1/3. Lo standard di vita nell’HDI si misura tramite: PIL nominale. PIL reale pro-capite corretto per PPA. Reddito medio familiare. La Parità di Potere d’Acquisto (PPA) serve a: Misurare la disoccupazione. Confrontare redditi e prezzi tra paesi diversi. Calcolare il tasso di crescita del PIL. Un limite dell’HDI è: Include troppi indicatori. Mancanza di dati per paesi arretrati. Non considera il PIL. Quale indicatore misura le diseguaglianze di genere nello sviluppo?. IPU. Indice di Sviluppo correlato di Genere (ISG). HDI standard. L’Indice di Empowerment di Genere (MEG) misura: La partecipazione attiva delle donne nella vita economica e politica. Il tasso di alfabetizzazione femminile. La longevità delle donne. L’Indice di Povertà Umana (IPU) serve a: Misurare solo il reddito medio. Cogliere le opportunità necessarie per una vita lunga e dignitosa. Valutare la crescita industriale. L’IPU 2 è stato sviluppato per: Misurare la povertà nei paesi industrializzati. Sostituire l’HDI. Calcolare il PIL reale. Lo sviluppo sostenibile si definisce come: Sviluppo esclusivamente economico. Sviluppo che soddisfa i bisogni attuali senza compromettere quelli futuri. Crescita industriale accelerata. Quali dimensioni comprende la sostenibilità?. Solo economica e ambientale. Economica, sociale, ambientale, demografica, culturale e geografica. Solo ambientale. Lo sviluppo sostenibile è multidimensionale perché: Si concentra solo sull’economia. Integra bisogni economici, sociali e ambientali. Misura solo la qualità della vita. Qual è un esempio di programma mondiale per lo sviluppo sostenibile citato nel testo?. Agenda 21. Millennium Development Goals. SDG 2030. Chi ha proposto il modello di convergenza spaziale basato sul funzionalismo?. Amartya Sen. J. Friedmann. Perroux. Quale teoria unisce il modello di Friedmann?. Teoria dei poli di sviluppo e teoria dello sviluppo industriale. Teoria della localizzazione e teoria dello sviluppo economico polarizzato. Teoria della crescita lineare e teoria della diffusione. Quante fasi comprende il modello di Friedmann?. 3. 4. 5. Qual è la prima fase del modello di Friedmann?. Industrializzazione incipiente. Preindustriale. Maturità industriale. Cosa caratterizza la fase preindustriale?. Poli industriali multipli e distribuzione equilibrata. Centro urbano dominante e sfruttamento delle risorse locali. Integrazione spaziale dei centri periferici. Dove sono localizzati i centri principali nella fase preindustriale?. All’interno del territorio centrale. Principalmente sulla costa o sui confini. In periferia. Qual è la seconda fase del modello di Friedmann?. Maturità industriale. Preindustriale. Industrializzazione incipiente. Cosa evidenzia la fase di industrializzazione incipiente?. Integrazione dei centri periferici. Squilibri accentuati e dominanza del polo centrale. Riduzione delle ineguaglianze regionali. Quali aree emergono come marginali nella seconda fase?. CS1 e CS2. P1 e P2. C e CS. Cosa caratterizza la fase della maturità industriale?. Dominanza del centro urbano preindustriale. Riduzione delle ineguaglianze e nascita di nuove centralità periferiche. Rigidità nella distribuzione delle risorse. Quali nuovi centri si sviluppano nella periferia nella terza fase?. P1 e P2. CS1 e CS2. C e P1. Nella fase di integrazione spaziale, cosa caratterizza il sistema spaziale?. Dominanza assoluta del centro urbano originale. Interdipendenza dei centri e integrazione economica funzionale. Emergenza di nuove aree marginali. Qual è la funzione principale dei poli nella maturità industriale?. Creare squilibri permanenti. Ridurre le ineguaglianze regionali. Aumentare la produzione senza effetti sociali. Qual è l’obiettivo generale del modello di Friedmann?. Teorizzare la crescita lineare dei territori. Giungere a una teoria della convergenza spaziale. Spiegare esclusivamente la crescita industriale del Venezuela. La struttura urbana nel modello evolve grazie a: Processi di decentralizzazione spontanea. Espansione della domanda e formazione di nuove periferie. Solo politiche fiscali. Qual è il principio base del modello Centro-Periferia?. Concentrazione uniforme delle risorse sul territorio. Meccanismo di prelevamento dalle aree marginali verso le aree polarizzate. Crescita lineare delle periferie senza polarizzazione. Quanti sotto-sistemi funzionali distingue il modello?. 3. 4. 5. Quale sotto-sistema rappresenta il motore dinamico del sistema economico?. Regioni di frontiera. Centro urbano industriale. Aree transizionali a tendenza discendente. Cosa caratterizza le aree transizionali a tendenza ascendente?. Declino economico e marginalizzazione. Intensivo utilizzo delle risorse produttive con crescita positiva. Bacino di manodopera e risorse. Cosa rappresentano le regioni di frontiera?. Aree industriali centrali. Bacino di manodopera e risorse per il sistema. Zone di innovazione e alta tecnologia. Quali aree sono caratterizzate da declino economico e marginalizzazione?. Centro urbano industriale. Aree transizionali a tendenza discendente. Aree transizionali a tendenza ascendente. Secondo il modello globale, quali paesi fanno parte del Centro?. NICs e BRI(c)S. Nord-America, UE, Giappone e Cina. Africa subsahariana e Sud America. Quali aree aggregano paesi industrializzati più giovani o emergenti?. Aree transizionali a tendenza discendente. Aree transizionali a tendenza ascendente. Regioni di frontiera. Su scala locale, cosa rappresentano i distretti urbani?. Centro urbano industriale. Aree transizionali a tendenza ascendente. Regioni di frontiera. Qual è un esempio di effetto di dominio economico del Centro verso la periferia?. Aumento della produttività periferica senza intervento del Centro. Debolezza crescente della periferia e sfruttamento delle risorse. Concentrazione dei servizi nella periferia. Quale effetto riguarda la concentrazione di servizi avanzati nei poli centrali?. Effetto di produzione. Dominio psicologico. Modernizzazione. Come può essere attenuato l’effetto di dominanza del Centro?. Riduzione del commercio internazionale. Maggiore autonomia della élite periferica. Aumento della migrazione verso il Centro. L’innovazione e le funzioni centrali possono diffondersi verso le periferie se: Le periferie sviluppano autonomia economica e sociale. Il Centro aumenta il suo controllo assoluto. Le aree transizionali decadono completamente. Il modello Centro-Periferia descrive principalmente: Una crescita uniforme e lineare dei territori. Una dinamica polarizzata con meccanismi di dominanza e dipendenza. Una teoria del libero mercato senza concentrazione. Qual è la caratteristica fondamentale della traiettoria di sviluppo della periferia?. È determinata rigidamente dal Centro. Lascia aperti diversi scenari possibili e dinamici. È sempre inferiore a quella del Centro. Negli anni ’70 e ’80, il modello Centro-Periferia si è affermato come: Una semplice teoria locale. Un paradigma per descrivere le relazioni economiche tra aree. Una teoria esclusivamente urbana. L’orientamento che ha ripreso il modello Centro-Periferia in chiave critica contro il neoclassicismo è: Keynesiano. Marxista. Monetarista. Quale autore ha evidenziato la natura asimmetrica dei rapporti centro-periferia?. Adam Smith. Celso Furtado. John Maynard Keynes. André Gunder Frank ha contribuito al modello tra: 1969-1967. 1975-1980. 1950-1960. Samir Amin ha contribuito al modello Centro-Periferia nel: 1973. 1985. 1960. Wallerstein ha applicato il modello Centro-Periferia alla storia dal: Medioevo al Rinascimento. Cinquecento alla rivoluzione industriale. Rivoluzione industriale al XX secolo. Secondo Wallerstein, le aree centrali erano caratterizzate da: Lavoro servile e basso sviluppo. Lavoro salariato e produzione avanzata. Agricoltura di sussistenza. Le aree periferiche, secondo Wallerstein, erano caratterizzate da: Schiavitù e servitù. Industria avanzata. Innovazione tecnologica elevata. Che cosa indica la “semiperiferia”?. Aree isolate senza interazioni. Stati con relazioni intermedie tra Centro e Periferia. Aree centrali emergenti. Secondo Reynaud, il Centro è il luogo di: Povertà e assenza di innovazione. Concentrazione di ricchezza, mezzi e capacità di innovazione. Agricoltura e manifattura tradizionale. La periferia, secondo Reynaud, è caratterizzata da: Elevata concentrazione di informazioni. Assenza di mezzi, ricchezza e innovazione. Infrastrutture avanzate. Il principio fondamentale della differenziazione spaziale è: La densità demografica. La distanza dal Centro. La ricchezza media del paese. Quali autori recenti hanno approfondito l’organizzazione socio-economica alle diverse scale territoriali?. Amin e Thrift, Knox e Agnew, Vandermotten e Marissal. Perroux, Myrdal e Hirschman. Friedmann, Juillard e Vallega. Il modello Centro-Periferia recente può essere visto come: Una teoria lineare della crescita uniforme. Una relazione gerarchica basata su relazioni asimmetriche. Un modello esclusivamente urbano. Lo sviluppo della periferia può essere limitato da: L’assenza di flussi migratori. La concentrazione di risorse e informazioni nel Centro. La costruzione di infrastrutture periferiche. Introdurre il tema dello sviluppo regionale significa: Concentrarsi solo sulle città globali. Analizzare la relazione tra regione e sviluppo economico. Studiare esclusivamente le risorse naturali. Secondo Vallega, lo sviluppo regionale è un: Concetto limitato alla geografia fisica. «Giro di boa» per comprendere la relazione tra regione e sviluppo economico. Sinonimo di crescita industriale. L’evoluzione dello spazio regionale può essere compresa estendendo: L’approccio marxista. L’approccio funzionale. L’approccio neoclassico. La teoria generale della polarizzazione ha condotto a una coincidenza con: La politica agricola. Le politiche keynesiane. La politica monetaria. Il fenomeno dell’industrializzazione diffusa comporta: Concentrazione totale delle attività in un unico polo. Diffusione della crescita e ri-concentrazione funzionale in centri specifici. Riduzione della complessità del territorio. I tre fattori di convergenza dell’industrializzazione diffusa riguardano: Produzione, costo dei fattori e natura del territorio. Solo la tecnologia. Solo la cultura locale. L’approccio top down è caratterizzato da: Iniziative locali e sviluppo endogeno. Programmazione centralizzata su scala regionale e nazionale. Esclusiva attenzione alla cultura locale. L’obiettivo delle politiche top down è: Creare nuovi poli industriali in periferia. Maggiore integrazione funzionale dello spazio e rimozione delle barriere. Sviluppare solo il settore agricolo. L’approccio bottom up si basa su: Attivazione del potenziale endogeno della regione. Interventi governativi centralizzati. Trasferimento di risorse dal Centro alla Periferia. Gli elementi fondamentali dell’approccio bottom up includono: Risorse locali controllate dalla comunità e strategie selettive. Solo risorse naturali trasferite da altre regioni. Nessuna relazione con la comunità locale. La differenza principale tra spazio e territorio è che: Lo spazio è più grande del territorio. Lo spazio è neutro e oggettivo, il territorio è sedimentato di relazioni sociali. Il territorio non ha funzioni economiche. Il territorio come categoria concettuale è: Valido in ogni tempo e luogo. Sedimentato localmente di relazioni specifiche e non trasferibili. Limitato alla superficie urbana. La polarizzazione nello sviluppo regionale riguarda: Solo la dimensione economica. La distribuzione di attività industriali e servizi avanzati. Solo l’organizzazione politica. L’approccio bottom up si applica: Solo alle regioni metropolitane. Alle diverse scale geografiche, fino a un certo limite. Solo su scala nazionale. La differenza tra spazio e territorio è fondamentale perché: Determina la densità della popolazione. Influenza la pianificazione e la generazione di sviluppo endogeno. Determina esclusivamente le infrastrutture di trasporto. Il neoregionalismo si riferisce a: Un approccio top down alla pianificazione territoriale. Un corpus di principi, linguaggi e metodologie legate allo sviluppo locale e alla complessità territoriale. Una strategia esclusivamente economica. Il neoregionalismo è strettamente collegato a: Approccio bottom up, competizione territoriale e relazioni multilivello. Industrializzazione diffusa. Polarizzazione industriale. I tre fattori principali del neoregionalismo sono: Crescita, innovazione, occupazione. Coesione territoriale, capitale sociale e path dependency. Polo di sviluppo, periferia e centro. La coesione territoriale comprende: Solo il sistema economico. Le dimensioni economiche, sociali e fisico-ambientali. Solo la dimensione sociale. Con il termine qualità territoriale, nel neoregionalismo, si intendono: Solo le infrastrutture. Caratteristiche ambientali, sociali, infrastrutturali ed economiche, e valori territoriali. Solo la produttività industriale. L’efficienza territoriale riguarda: La modalità di utilizzo delle risorse. La distribuzione della popolazione. La densità urbana. L’identità territoriale riguarda: Solo le istituzioni locali. Specificità, vocazioni produttive, cultura, know-how e capitale sociale. La quantità di risorse naturali disponibili. Il capitale sociale si riferisce a: Reti di cooperazione e valori condivisi. Solo al capitale finanziario disponibile. Il numero di imprese presenti nel territorio. Il concetto di path dependency indica: La relazione tra il territorio e le scelte fatte nel tempo, influenzando la traiettoria evolutiva. La distribuzione delle infrastrutture di trasporto. La densità di popolazione urbana. Il pensiero sistemico considera le proprietà essenziali di un sistema come: Proprietà delle singole parti. Proprietà dell’insieme, derivanti dalle interazioni tra le parti. Proprietà esclusivamente economiche. La teoria del sistema generale di von Bertalanffy è alla base di: Approccio riduzionista. Paradigma sistemico e approccio complesso ai fenomeni territoriali. Analisi puramente statistica. I principi fondamentali del paradigma sistemico sono: Riduzionismo, causalità ed esaustività. Olistico, teleologico e aggregativo. Crescita, sviluppo e polarizzazione. I tre costituenti fondamentali di un sistema regionale sono: Polo centrale, periferia, distretti industriali. Elementi, stato, relazioni tra elementi e stati. Territorio, spazio, regione. Due proprietà principali di un sistema sono: Dominanza e perifericità. Apertura (scambio con l’ambiente esterno) e retroazione (non sommatività). Crescita e accumulazione. Secondo il paradigma sistemico: Gli elementi del sistema possono essere analizzati isolatamente senza perdita di significato. Il tutto è più della somma delle singole parti, includendo le relazioni e le interazioni. Lo sviluppo territoriale è lineare e prevedibile. Un sistema chiuso è caratterizzato da: Scambio continuo di energia, informazioni e materiali con l’esterno. Assenza di scambio con l’esterno. Scambio solo di informazioni ma non di energia. Secondo Harvey, la regione è concepita come: Una semplice area di gravitazione. Un insieme organicista di punti interdipendenti. Una rete isolata di insediamenti. Racine distingue tra punto di vista sistemico e funzionalista. Quale dei due è aperto?. Funzionalista. Sistemico. Nessuno. La regione sistemica può essere rappresentata bimodulare. I due moduli sono: Centro e periferia. Comunità umana ed elementi umani e ambiente naturale-ecosistema. Polo industriale e rete di trasporto. Il principio dell’equifinalità afferma che: Lo stesso stato finale può essere raggiunto solo da un’unica condizione iniziale. Lo stesso stato finale può essere raggiunto attraverso diversi itinerari. Tutti i sistemi evolvono nello stesso modo. Secondo von Bertalanffy, un sistema è: Una collezione di elementi isolati. Un complesso di elementi interagenti che evolvono in relazione all’ambiente. Una struttura statica immutabile. Un sistema aperto passivo: È completamente indipendente dall’ambiente. Dipende in parte dall’ambiente e aperto a energia e informazioni, ma chiuso rispetto all’organizzazione interna. Regola attivamente i propri scambi con l’esterno. Un sistema aperto attivo: È completamente chiuso. È capace di regolare i propri scambi con l’esterno e si evolve. Non ha relazioni con l’ambiente. Secondo Sergio Conti, il sistema regionale è: Autoreferenziale ed auto-organizzato. Chiuso e rigido. Passivo e statico. Il sistema territoriale è definito come: Un insieme di elementi fisici, ambientali, sociali ed economici che interagiscono tra loro verso un obiettivo condiviso. Una semplice area geografica senza interazioni. Una struttura esclusivamente economica. Il processo regionale rappresenta: L’insieme dei cambiamenti dell’organizzazione del sistema regionale nel tempo. L’espansione del PIL regionale. La semplice crescita demografica. Secondo Celant, i sistemi territoriali: Sono unità territoriali complesse e strategiche per lo sviluppo economico. Sono solo aree di insediamento urbano. Non hanno rilevanza economica. La geografia economica si occupa principalmente di: I singoli elementi isolati. Le relazioni tra gli elementi. La mera classificazione delle regioni. Nel pensiero sistemico, le proprietà delle parti: Possono spiegare l’intero sistema. Possono essere comprese solo nel contesto dell’insieme più ampio. Sono indipendenti dalle relazioni tra le parti. L’approccio sistemico sostituisce il principio di causalità con: Il principio cartesiano. Il principio teleologico. Il principio di determinismo ambientale. Nel paradigma sistemico, l’analisi di un fenomeno significa: Smontarlo nei singoli elementi. Osservarlo nel contesto dell’insieme. Misurare solo le variabili economiche. Il passaggio dal principio di esaustività a quello della selettività implica che: Occorre osservare tutte le parti di un oggetto complesso. È necessario selezionare solo gli elementi pertinenti all’obiettivo conoscitivo. Non è possibile studiare i sistemi complessi. Le regioni formali sono: Omogenee, individuate rispetto a specifici attributi come clima e vegetazione. Caratterizzate da relazioni orizzontali tra centri. Sempre policentriche. Le regioni funzionali si distinguono per: La coesione interna rispetto ad attributi uniformi. Le relazioni spaziali e le connessioni tra elementi. La rigidità delle caratteristiche fisiche. Una regione funzionale monocentrica ha: Un unico centro con funzioni concentrate. Più centri specializzati. Nessun centro dominante. Una regione funzionale policentrica: Ha più centri, ognuno specializzato in funzioni e in relazione verticale. È completamente uniforme e omogenea. Non presenta interconnessioni tra i centri. La regione complessa nasce: Dalla somma di più regioni elementari, combinando regioni funzionali e formali. Solo dall’analisi dei fattori economici. Esclusivamente dalle caratteristiche fisiche del territorio. Secondo Ricchieri, la sovrapposizione di più regioni elementari genera: Una regione elementare. Una regione complessa. Una regione omogenea. Secondo Vallega, la regione complessa è caratterizzata da: Interdipendenze tra elementi che determinano coesione. Omogeneità senza relazioni tra elementi. Assenza di tessiture regionali. Cosa indica il termine "territorio" nel contesto dei sistemi regionali?. Solo la porzione di suolo naturale. La superficie terrestre considerata insieme alla società e alle attività umane. Solo la popolazione che abita un’area. Le relazioni verticali o ecologiche connettono: Gruppi umani con caratteristiche ambientali dei luoghi. Gruppi economici tra città diverse. Solo le risorse minerarie tra regioni. Le relazioni orizzontali connettono: Gruppi economici in luoghi diversi per scambi di merci, lavoro e servizi. Elementi naturali tra diverse regioni. Solo le città principali con il centro nazionale. Secondo Raffestin, il territorio è: Una costruzione naturale priva di intervento umano. La proiezione del lavoro umano attraverso pratiche e conoscenze della società. Solo l’insieme delle risorse economiche. La territorializzazione consiste in: L’uso esclusivo delle risorse naturali. La progettazione di un sistema umano di intenzioni su una superficie terrestre. La definizione dei confini politici. I sistemi territoriali sono: Unità complesse rilevanti solo dal punto di vista amministrativo. Unità territoriali complesse strategiche per lo sviluppo economico. Solo un insieme di elementi naturali. La regione sistemica è caratterizzata da: Forza coesiva interna basata su fattori socio-economici e altri fattori unificanti. Assenza di interazioni tra elementi. Solo elementi naturali. La forza aggregante di un sistema territoriale: È sempre costante. Può essere alta nei sistemi evoluti e bassa in quelli in formazione. Non influisce sullo sviluppo. La costituzione di un sistema territoriale dipende da: Decisioni governative esclusivamente centrali. Processi di identificazione e organizzazione da parte della popolazione. Solo dall’economia globale. La dinamica di un sistema territoriale può essere rappresentata graficamente come: Una linea retta. Una curva logistica. Un diagramma circolare. Le variazioni quantitative in un sistema territoriale si qualificano come: Processi di rivoluzione. Processi di crescita (evoluzione). Processi casuali. Le variazioni qualitative configurano: Processi di sviluppo o rivoluzione. Crescita quantitativa semplice. Fenomeni trascurabili. Nelle fasi evoluzionarie: I rapporti funzionali tra elementi cambiano radicalmente. I rapporti tra elementi rimangono sostanzialmente proporzionali. Il sistema non evolve. Il momento rivoluzionario in un sistema territoriale comporta: Modifiche radicali dei rapporti tra elementi strutturali. Nessuna alterazione del sistema. Solo aumento quantitativo della popolazione. Le nuove variabili in fase rivoluzionaria: Non influiscono sulla struttura del sistema. Impongono un andamento cinetico agli elementi e generano una nuova fase sistemica. Si sviluppano indipendentemente dal sistema. Secondo De Matteis, come viene comunemente percepito lo spazio geografico?. Come un’entità astratta e invisibile senza significato pratico. Come un contenitore reale di oggetti fisici della superficie terrestre. Solo come coordinate geografiche. Lo spazio geografico comprende: Solo elementi naturali. Oggetti selezionati per caratteristiche intrinseche e relazioni con altri oggetti. Solo la popolazione che abita un’area. Il territorio è: Uno spazio discontinuo, disomogeneo e costruito dall’uomo. Solo il suolo fisico. Solo l’estensione di uno Stato. La territorializzazione è: L’appropriazione e organizzazione dello spazio da parte di un gruppo umano. La formazione di confini politici naturali. L’uso esclusivo delle risorse naturali. Lo spazio è qualificato dall’uomo perché: Gli conferisce una posizione assoluta e unica. Viene osservato ma non modificato. È solo un’entità naturale preesistente. Il territorio incorpora: Valori, proprietà e attributi dello spazio, prodotti dall’interazione umana. Solo caratteristiche fisiche. Solo le infrastrutture di uno Stato. La territorialità, secondo Raffestin, è: Un insieme di relazioni tra una società e l’ambiente esterno per soddisfare bisogni. Solo la proprietà esclusiva di un’area. L’assenza di interazioni sociali. La territorialità positiva significa: Esclusione degli altri dal possesso di una cosa. Strumento per avere relazioni fruttuose con altri. Solo dominio politico-militare. La territorialità negativa significa: Mezzo per relazioni cooperative. Rapporto di proprietà e esclusione di altri dal possesso. Condivisione di risorse con altre comunità. Il territorio umano è un sistema socio-spaziale fondato su: Comportamenti di comunicazione, cooperazione e scambio. Solo la geologia e il clima. Solo i confini amministrativi. Il concetto di territorio evoluto dagli anni ’80 identifica il territorio come: Spazio naturale senza influenza umana. Spazio socializzato appropriato dai suoi abitanti. Solo superficie di uno Stato. L’esteriorità in termini di territorialità si riferisce a: Ambiente esterno e relazione con altri. Solo l’ambiente naturale senza interazione umana. Confini amministrativi. La costruzione territoriale è: Un processo additivo di appropriazione dello spazio. Un processo progressivo e umano di trasformazione dello spazio fisico. Determinata esclusivamente da leggi naturali. La territorialità passa sempre attraverso: Reti di comunicazione astratte senza relazione con l’ambiente fisico. Cose materiali e trasformazioni materiali. Decisioni politiche centrali. Secondo il testo, il territorio può essere considerato: Solo un’entità naturale. Una costruzione socio-politica e spaziale basata sull’azione umana. Solo una superficie di coordinata geografica. La produzione di territorio e la trasformazione del paesaggio sono conseguenze di: Urbanizzazione spontanea. Territorializzazione e strutturazione. Crescita demografica. La forza aggregante dei fattori unificanti in un sistema territoriale: È sempre bassa. È alta nei sistemi evoluti e bassa nelle regioni in formazione. Non influisce sulla coesione. Secondo Formica (1999), il territorio è: Solo il suolo fisico. Lo spazio umanizzato dall’uomo. Una costruzione esclusivamente politica. Il concetto di territorio consente di comprendere le relazioni: Solo fisiche e ambientali. Solo socio-economiche. Dall’ambiente-uomo, dai processi fisici, ambientali e socio-economici. Le relazioni orizzontali tra gruppi economici servono a: Determinare il clima locale. Favorire comunicazione e scambio di merci, lavoro, informazioni e servizi. Stabilire la proprietà privata dei terreni. Le relazioni verticali connettono: Comunità umane con caratteristiche ambientali dei luoghi. Solo enti amministrativi. Solo infrastrutture industriali. Secondo Raffestin, la territorializzazione consiste in: La delimitazione politica di uno Stato. La progettazione di un sistema umano di intenzioni su una superficie terrestre. L’urbanizzazione spontanea. Il processo TDR indica: Trasformazione, Distribuzione, Riorganizzazione. Territorializzazione, Deterritorializzazione, Riterritorializzazione. Traslazione, Decentramento, Riqualificazione. La deterritorializzazione può essere intesa come: L’abbandono o la soppressione dei limiti del territorio. La costruzione di nuove infrastrutture. La manutenzione dei confini storici. La riterritorializzazione corrisponde a: La perdita definitiva del territorio. Il riprendere e riconquistare il territorio perduto. La creazione di confini amministrativi. La territorialità è definita come: Uno stato compiuto e codificato di relazioni instabile. La proprietà privata di un territorio. Un insieme di infrastrutture fisiche. Le tre forme di controllo del territorio durante la territorializzazione sono: Politico, economico, culturale. Intellettuale (denominazione), materiale (reificazione), strutturale (strutturazione). Locale, regionale, globale. La denominazione simbolica incorpora: Valori, credenze e simboli sociali. Solo coordinate geografiche. La produzione industriale del territorio. La denominazione referenziata incorpora: Attributi del luogo. Solo simboli sociali. Concetti astratti senza legame con il territorio. La reificazione esprime: Modellamento intellettuale del territorio. Modellamento della domesticazione e controllo materiale. Una fase della deterritorializzazione. Secondo Conti, le relazioni orizzontali connettono: Gruppi economici in luoghi diversi per comunicazione e scambio. Comunità umane con l’ambiente fisico. Solo le istituzioni politiche locali. Le relazioni verticali connettono: Gruppi umani con caratteristiche ambientali dei luoghi. Solo le imprese economiche. I flussi di capitale internazionale. Il territorio deve essere interpretato come: Uno spazio statico e confinato. Ambito dinamico e attivo, capace di reagire a stimoli endogeni ed esogeni. Solo superficie amministrativa. I flussi che interessano il territorio provengono da: Solo dal territorio stesso. Dal territorio, verso il territorio e sul territorio. Solo dall’esterno. I flussi globali sul territorio richiedono: Solo regolamentazioni nazionali. Cooperazione, coordinamento e governance. Nessuna pianificazione territoriale. Una lettura incrociata del territorio serve a: Misurare esclusivamente le dimensioni fisiche. Interpretare le dinamiche territoriali e i rapporti fra attori locali, sistema e regioni. Definire confini amministrativi senza considerare relazioni. L’evoluzione di un territorio indica: La semplice delimitazione amministrativa di una regione. Il passaggio verso un fine attraverso la creazione di strutture e reti di nodi e connessioni. La produzione agricola e industriale. I flussi che organizzano la rete territoriale comprendono: Solo beni e servizi. Beni, servizi, capitali, persone e informazioni. Solo persone e denaro. La connettività di un nodo misura: Il grado di connessione tra più luoghi. La distanza fisica tra due città. L’accessibilità alle risorse naturali. L’accessibilità di un nodo è data da: La somma dei segmenti necessari per connetterlo agli altri nodi. La quantità di risorse naturali presenti. La popolazione residente nel nodo. Un nodo con basso valore di accessibilità è: Più facilmente raggiungibile. Più isolato. Più centrale. I sistemi territoriali sono unità complesse e strategiche per: Lo sviluppo economico. La produzione agricola. La delimitazione dei confini. La forza aggregante dei sistemi territoriali è alta: Nei sistemi evoluti, ben strutturati. Nelle regioni in via di formazione. Nei territori privi di popolazione. Il processo di identificazione e organizzazione del territorio dipende da: Sistemi culturali e di vita della popolazione. Solamente dalla tecnologia disponibile. Dalla posizione geografica. La morfostasi indica: Una fase di declino del sistema territoriale. Una condizione di equilibrio strutturale senza fenomeni di morfogenesi. Una fase rivoluzionaria del sistema. La destrutturazione territoriale comporta: L’aumento della coesione interna. La dissoluzione della forza coesiva e aumento dell’entropia. Il rafforzamento della rete di nodi e connessioni. La funzione logistica della dinamica regionale suddivide le fasi in: Crescita e declino. Evoluzione e rivoluzione. Formazione e disgregazione. Le fasi evoluzionarie si caratterizzano per: Modifiche radicali nei rapporti funzionali degli elementi del sistema. Rapporti funzionali sostanzialmente inalterati o evoluti proporzionalmente. Aumento dell’entropia. Le fasi rivoluzionarie comportano: Cambiamenti quantitativi minimi. Modifiche qualitative radicali dei rapporti strutturali. La semplice manutenzione della struttura. Il termine transizione indica: Un movimento di instabilità morfogenetica tra due stadi di sviluppo. Il consolidamento della struttura territoriale. La riduzione della rete di nodi. Un territorio strutturato permette: Di ignorare le complessità ambientali. Di superare la sfida alla complessità attraverso la perimetrazione. Solo la delimitazione dei confini amministrativi. La dinamica di un sistema territoriale indica: Lo stato immutabile del territorio. L’insieme dei cambiamenti cui è soggetta l’organizzazione del sistema nel tempo. La semplice estensione geografica della regione. Il sistema territoriale interagisce con l’ambiente esterno grazie a: Meccanismi di retroazione (feedback). Esclusivamente fattori naturali esterni. Processi di urbanizzazione. L’effetto degli impulsi esogeni sul sistema dipende da: La componente endogena del sistema. La densità di popolazione esterna. La posizione geografica assoluta. Nel modello “predatori e prede”, l’asse x rappresenta: La consistenza del gruppo prede. La consistenza del gruppo predatori. Il numero totale di individui nella comunità. Nel modello “predatori e prede”, l’asse y rappresenta: La consistenza del gruppo predatori. La consistenza del gruppo prede. La variazione delle risorse del territorio. La traiettoria nel piano delle fasi rappresenta: La posizione geografica dei nodi del sistema. L’andamento dello stato del sistema territoriale nel tempo. La quantità di capitale investito. Quando lo stato del sistema tende verso un punto di stabilità indipendente dallo stato iniziale: Si instaura un equilibrio stabile tra i gruppi. Il sistema diverge verso l’instabilità. Il sistema mostra oscillazioni cicliche senza stabilità. Quando lo stato del sistema ruota attorno a un punto di equilibrio con oscillazioni regolari: Il sistema è stabile e non fluttua. Il sistema fluttua ciclicamente intorno allo stato di equilibrio. Il sistema diverge senza possibilità di ritorno. Quando lo stato del sistema diverge da un punto iniziale con oscillazioni crescenti: Il sistema raggiunge uno stato di equilibrio. Il sistema è instabile e rischia l’estinzione di uno o più gruppi. Il sistema diventa ciclicamente stabile. La divergenza nel sistema predatori-prede porta: Alla stabilizzazione dei gruppi. All’estinzione del gruppo prede e successivamente dei predatori se non si forma un nuovo gruppo prede. Alla crescita proporzionale dei gruppi. La dinamica territoriale può essere rappresentata su: Uno spazio bidimensionale o n-dimensionale. Una mappa topografica esclusivamente. Una scala amministrativa. Nel primo caso di dinamica evolutiva (oscillazioni progressivamente ammortizzate): La regione raggiunge uno stato di equilibrio stabile. La regione diverge in maniera incontrollata. La regione mostra oscillazioni regolari senza equilibrio. Nel secondo caso di dinamica evolutiva (oscillazioni regolari cicliche): La regione non cambia mai. La regione fluttua ciclicamente con ritardi fra gruppi. La regione entra in morfostasi. Nel terzo caso di dinamica evolutiva (oscillazioni divergenti): Il sistema territoriale diventa stabile. Il sistema territoriale è instabile e può portare all’estinzione di uno o più gruppi. Il sistema raggiunge un nuovo equilibrio senza rischi. Generalizzando, la dinamica evolutiva dei sistemi territoriali evidenzia: Equilibrio, ciclicità o divergenza a seconda delle caratteristiche endogene ed esogene. Stabilità costante e indipendente dai flussi esterni. Solo effetti determinati dall’ambiente esterno. L’equilibrio e la stabilità sono: Sinonimi perfetti. Concetti diversi. Concetti usati esclusivamente in fisica. Perché un sistema non meccanico non è in equilibrio statico?. Perché può essere soggetto a scambi di materia e energia con l’ambiente esterno. Perché non segue le leggi della fisica. Perché non ha variabili di stato. Una condizione di equilibrio richiede che: Tutte le variabili di stato non cambino e il sistema sia isolato dall’esterno. Il sistema sia sempre in evoluzione. Le variabili di stato cambino continuamente. Lo stato di un organismo che mantiene il peso costante ma ingerisce ed espelle materia è: Equilibrio perfetto. Stabilità o costanza. Instabilità totale. La stabilità globale è caratterizzata da: Molteplici punti di stabilità nello spazio delle fasi. Un unico punto di stabilità nello spazio delle fasi. Nessun punto di stabilità definito. Un esempio di stabilità globale è: Sistemi marini in stadio climax. Piccoli insediamenti rurali soggetti a cambiamenti continui. Una città in via di sviluppo instabile. La stabilità locale implica: Un unico punto di stabilità. Molteplici punti di stabilità nello spazio delle fasi. Nessuna stabilità possibile. In un sistema territoriale, la stabilità locale è più appropriata perché: I sistemi territoriali sono statici e immutabili. I sistemi territoriali subiscono continue forze modificanti. I sistemi territoriali non reagiscono ai disturbi esterni. Equilibrio stabile in meccanica significa: La sfera rimane nel punto di equilibrio dopo una perturbazione. La sfera cambia stato per trovare un nuovo equilibrio. La sfera perde equilibrio se perturbata oltre una soglia. Equilibrio instabile in meccanica significa: La sfera rimane ferma anche se perturbata. La sfera cambia stato e raggiunge un nuovo equilibrio. La sfera mantiene sempre il vecchio equilibrio. Equilibrio metastabile significa: La sfera rimane stabile solo se le perturbazioni sono inferiori a una soglia. La sfera non è mai stabile. La sfera è stabile indipendentemente dalle perturbazioni. Nelle fasi di biforcazione di un sistema territoriale: L’obiettivo del sistema rimane invariato. L’obiettivo del sistema può cambiare. Il sistema non subisce alcuna trasformazione. Durante la biforcazione, il sistema: Deve sempre evolvere verso livelli superiori. Può involvere o semplificarsi, perdendo forza coesiva. Rimane statico e immutabile. La destrutturazione di un sistema territoriale avviene quando: Il sistema mantiene la sua forza coesiva. La forza coesiva tra gli elementi diminuisce e il sistema si semplifica. Il sistema raggiunge un nuovo punto di stabilità. In ambito territoriale, il concetto più utilizzato è: Stabilità globale. Stabilità locale. Equilibrio perfetto e statico. Il concetto di sviluppo non coincide esclusivamente con: Crescita economica. Soddisfazione dei bisogni essenziali. Accumulo di ricchezza. La dimensione umana dello sviluppo comprende: Solo il PIL pro-capite. Opportunità politiche, economiche e sociali. Produzione industriale. La crescita economica favorisce lo sviluppo umano se: Genera piena occupazione e sicurezza. Aumenta solo il PIL senza distribuire benefici. Ignora le libertà individuali. Lo sviluppo umano favorisce la crescita economica perché: Le persone sane e istruite sono più produttive. Le persone devono solo consumare. L’istruzione non ha impatto sulla produttività. La dimensione ambientale dello sviluppo è importante perché: Le risorse naturali promuovono e mantengono lo sviluppo economico. L’ambiente è irrilevante per l’economia. Lo sviluppo può avvenire senza risorse naturali. L’Indice di Sviluppo Umano (ISU) combina: PIL pro-capite, speranza di vita alla nascita, tasso di alfabetizzazione. Solo il PIL pro-capite. Solo la speranza di vita. L’ISU evidenzia: La connessione tra dimensione economica e umana dello sviluppo. Solo la crescita economica. Solo le opportunità politiche. Limiti dell’ISU: Non considera libertà e ambiente. Non considera il PIL. Non considera la speranza di vita. L’Indice di Sviluppo correlato al Genere (ISG) misura: Disuguaglianze tra uomini e donne nelle stesse dimensioni dell’ISU. Solo il PIL femminile. La crescita della popolazione femminile. Il Gender Empowerment Measure (MEG) valuta: Partecipazione delle donne alla vita economica e politica. Solo istruzione femminile. Solo reddito femminile. L’Indice di Povertà Umana (IPU) considera: Opportunità necessarie per vita lunga, sana e dignitosa. Solo reddito inferiore. Solo istruzione. L’IPU-2 è stato elaborato per: Misurare la deprivazione nei paesi industrializzati. Misurare PIL nei paesi in via di sviluppo. Valutare l’ambiente. La misurazione dello sviluppo secondo più dimensioni: Può modificare la classifica mondiale dei paesi. Non ha alcun impatto sulle classifiche. Si basa esclusivamente sul PIL. Indicatori multidimensionali di sviluppo forniscono: Considerazioni quantitative e qualitative. Solo valori numerici. Solo percezione soggettiva. Una corretta misurazione dello sviluppo: È punto di partenza per politiche di miglioramento della qualità della vita. Serve solo a stilare graduatorie. Non influenza le decisioni politiche. La crescita e lo sviluppo: Sono sinonimi e misurabili allo stesso modo. Necessitano di differenti interpretazioni. Non hanno alcuna relazione. La crescita economica misura principalmente: Lo sviluppo umano. L’evoluzione temporale e la variazione positiva di una variabile economica. Il benessere ambientale. La crescita economica può essere espressa attraverso: Produzione interna e nazionale (PIL e PNL), prezzi, costi, occupazione. Solamente istruzione e salute. Solo reddito pro-capite. L’occupazione in economia regionale può essere analizzata con: Teorie sulla disuguaglianza di genere. Modelli di policy per ridurre la disoccupazione in contesto di risorse non utilizzate. Analisi della biodiversità. La dimensione ambientale dello sviluppo è: Facile da misurare e non necessita di indicatori specifici. Ostica da misurare e richiede indicatori ambientali sviluppati dopo gli anni ’80. Irrilevante nel concetto di sviluppo. Gli indicatori di sviluppo sostenibile servono a: Valutare esclusivamente la crescita economica. Definire politiche di sviluppo sostenibile. Misurare solo la popolazione urbana. L’iniziativa OECD “Better Life Initiative” (BLI) considera: Solo il PIL. Fattori che influenzano la qualità della vita dei cittadini. Solo indicatori ambientali. Tra i temi considerati dal BLI non rientra: Relazioni sociali. Lavoro. PIL pro-capite. Gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) delle Nazioni Unite si riferiscono a: Solo tematiche economiche. Domini ambientali, sociali, economici e istituzionali. Solo salute e istruzione. Il progetto BES dell’Istat mira a: Misurare la crescita del PIL. Coglierne la vita di una comunità in termini di benessere, comportamenti, relazioni e opportunità. Monitorare solo la disoccupazione. Il BES utilizza: 130 indicatori suddivisi in 12 domini. Solo 10 indicatori principali. Solamente indicatori economici. Tra i domini del BES rientrano: Salute, istruzione, lavoro, ambiente, sicurezza. Solo reddito, PIL, occupazione. Solo innovazione e tecnologia. Lo sviluppo sostenibile: Si concentra esclusivamente sulla crescita economica. Promuove bisogni essenziali e diritti umani con una prospettiva intergenerazionale. Ignora la capacità di rigenerazione delle risorse naturali. L’approccio della sostenibilità guida il progresso delle società: Senza considerare i limiti ambientali. Nel rispetto della capacità di rigenerazione delle risorse e di assorbimento dei rifiuti. Solo attraverso l’incremento del PIL. Il fine ultimo dello sviluppo sostenibile è: Aumentare la ricchezza materiale dei paesi. La persona umana e la promozione del benessere umano. La crescita industriale senza limiti. Quale tipo di evoluzione non altera la struttura sistemica?. Morfodinamica. Morfostatica. Stocastica. L’evoluzione morfodinamica è caratterizzata da: Retroazione negativa e stabilizzazione. Retroazione positiva e modificazione della struttura. Nessuna variazione del sistema. Le relazioni di crescita di un sistema possono essere: Deterministiche o stocastiche. Morfostatiche o stocastiche. Allometriche o omeostatiche. Una relazione deterministica contiene: Variabili, parametri, costanti. Solo variabili. Variabili, parametri, casualità. In un sistema a una sola componente, la dinamica deterministica dipende da: Condizione iniziale. Fattori casuali esterni. Innovazioni tecnologiche. La relazione stocastica si differenzia da quella deterministica perché: Contiene una componente casuale. Non usa variabili. Non tiene conto dello stato iniziale. Nella crescita allometrica, la crescita relativa di un elemento è proporzionale a: Il tempo trascorso. La crescita relativa del sistema complessivo. La dimensione fisica del territorio. La formula della crescita allometrica è: y = a + bx. y = ax^b. y = a*b + x. Se b < 1 in una crescita allometrica: L’elemento cresce più del sistema complessivo. L’elemento cresce meno del sistema complessivo. L’elemento cresce proporzionalmente al sistema. Se b = 1 in una crescita allometrica: L’elemento cresce meno del sistema. L’elemento cresce proporzionalmente al sistema. L’elemento cresce più del sistema. Se b > 1 in una crescita allometrica: L’elemento cresce meno del sistema. L’elemento cresce proporzionalmente al sistema. L’elemento cresce più del sistema. Nel caso del reddito della classe lavoratrice che aumenta da 50 a 50,5 milioni mentre il reddito totale cresce del 2%, il parametro b è: 0.5. 1. 2. Il processo di retroazione negativa è associato a: Morfodinamica. Morfostatica. Crescita allometrica. Il processo di retroazione positiva è associato a: Morfodinamica. Morfostatica. Deterministica. Le relazioni di crescita stocastiche sono utili soprattutto per: Analizzare sistemi statici. Fasi di transizione con incertezza. Crescita allometrica proporzionale. I modelli stadiali di sviluppo si basano principalmente su: Previsioni normative del futuro sviluppo. Analisi descrittiva delle fasi di sviluppo. Misurazioni quantitative del PIL. Il modello stadiale utilizza quale tipo di rappresentazione per distinguere le fasi di sviluppo?. Curva logistica. Funzione esponenziale. Diagramma a barre. Il modello stadiale spiega la modalità di transizione da uno stadio all’altro?. Sì, in maniera deterministica. No, non spiega la transizione. Solo per i paesi industrializzati. Negli anni Cinquanta, i modelli stadiali erano principalmente applicati ai: Paesi ad economia avanzata. Paesi in ritardo economico (PVS). Paesi europei. L’obiettivo dei modelli applicati ai paesi in via di sviluppo era: Misurare il PIL pro capite. Affrontare fame e disuguaglianze nella distribuzione della ricchezza. Promuovere solo l’industrializzazione. I modelli di sviluppo a carattere normativo: Sono descrittivi e non indicano percorsi predeterminati. Tendono a far coincidere crescita economica e sviluppo. Non considerano le caratteristiche sociali dei paesi. I modelli normativi sono influenzati principalmente dalla cultura di: Paesi in via di sviluppo. Paesi occidentali o industrializzati. Paesi asiatici emergenti. Secondo la visione occidentale di sviluppo, il passaggio riguarda: Società urbana → Società rurale. Società rurale → Società urbana. Società digitale → Società agricola. La modernizzazione implica: Aumento dell’uso delle tecnologie arretrate. Sostituzione di tecnologie tradizionali con tecnologie moderne ad alto capitale. Riduzione del capitale impiegato nel lavoro. Nel modello occidentale, lo sviluppo è legato a: Solo crescita demografica. Produzione, reddito, industrializzazione, urbanizzazione. Solo miglioramento della salute. I modelli stadiali hanno: Un intento normativo e predeterminato. Un intento descrittivo e non predeterminato. Solo un intento economico. I modelli descrittivi: Semplificano il processo di sviluppo senza indicare percorsi obbligati. Impongono un unico percorso di sviluppo. Sono esclusivamente matematici. Il dibattito sulla relazione crescita-sviluppo negli anni Cinquanta: È ormai superato. È ancora attuale. È stato risolto dai modelli normativi. Il concetto di sviluppo secondo i modelli occidentali presuppone: Una società ancora agricola senza trasformazioni. Il passaggio dal settore primario al secondario e terziario. Solo l’aumento della popolazione urbana. Il dibattito moderno sullo sviluppo sottolinea: L’importanza di strategie autonome dei paesi in ritardo economico. L’unica via di sviluppo è quella occidentale. Lo sviluppo coincide solo con l’industrializzazione. L’approccio allo sviluppo umano teorizzato negli anni Ottanta mira a: Misurare esclusivamente la crescita economica. Ampliare lo sviluppo includendo dimensioni sociali, culturali e politiche. Promuovere solo l’industrializzazione. Secondo l’approccio antropocentrico dell’UNDP, lo sviluppo umano si basa su: Solo PIL pro capite e crescita economica. Salute, istruzione e accesso alle risorse. Espansione urbana e industriale. L’Human Development Index (HDI) è conosciuto anche come: Indice di povertà umana. Indice di sviluppo umano (ISU). Indice di libertà politica. Gli obiettivi generali dello sviluppo umano includono: Miglioramento della salute e dell’istruzione. Solo la promozione economica. Incremento della popolazione urbana. L’Human Freedom Index (HFI) misura: La distribuzione del reddito. Il grado di libertà degli individui. La crescita economica. Il Political Freedom Index (PFI) rileva: Solo la libertà di espressione. Il grado di libertà politica degli individui. L’accesso all’istruzione. L’HFI e il PFI furono calcolati: Annualmente dal 1991. Solo per un anno a causa di difficoltà nei dati. Solo nei paesi sviluppati. Il Gender-Related Development Index (GRDI o ISG) misura: Solo la disuguaglianza tra generi. Lo sviluppo umano tenendo conto delle disuguaglianze di genere. La crescita economica delle donne. Il valore dell’ISG varia tra: 0 e 100. 0 e 1. 1 e 10. Un valore basso dell’ISG indica: Alta uguaglianza di genere. Bassa disparità di genere. Maggiore disparità di genere. L’indice equamente distribuito (IED) serve a: Combinare reddito e PIL. Penalizzare le differenze nei risultati di genere. Misurare solo l’istruzione. Il coefficiente α nell’ISG rappresenta: La media tra HDI e reddito. La dimensione della penalità per la disuguaglianza di genere. La percentuale di popolazione femminile. Se α = 0, significa che: Esiste massima disparità di genere. HDI e ISG coincidono perfettamente. Il PFI è nullo. Se α aumenta, la penalizzazione per la disparità di genere: Diminuisce. Rimane invariata. Aumenta. L’approccio multidimensionale allo sviluppo umano si basa su: Salute, istruzione, diritti umani, partecipazione democratica, ambiente. Salute e crescita economica. Libertà politica e reddito. Il Gender Empowerment Measure (GEM) misura: Le capacità individuali delle donne. La partecipazione attiva delle donne in settori economici e politici. Solo il reddito medio femminile. Il termine "empowerment" si riferisce a: Il processo di acquisizione attiva di partecipazione democratica. La distribuzione automatica di ricchezza. Il calcolo statistico della popolazione. Gli indicatori parziali del GEM comprendono: Percentuale di popolazione femminile che genera reddito, impiego professionale/manageriale, seggi parlamentari. Percentuale di popolazione maschile con istruzione universitaria. Solo reddito complessivo della popolazione. Il potere sulle risorse economiche nel GEM è misurato: In termini di PIL pro capite nazionale. In base al reddito percepito stimato delle donne e degli uomini (USD ppa). Con la quota di capitale posseduta dai governi. La partecipazione economica e il potere decisionale nel GEM si misurano tramite: Quote percentuali di donne e uomini in posizioni da legislatori, alti funzionari e dirigenti. Solo la percentuale di donne occupate. Il reddito medio di uomini e donne. La partecipazione politica e il potere decisionale sono misurati da: La quota di seggi parlamentari occupati da donne rispetto agli uomini. Solo la presenza femminile in municipalità. Il numero di leggi approvate dalle donne. Come l’HDI, il GEM varia tra: 0 e 100. 0 e 1. 1 e 10. La Percentuale Equivalente Distribuita Equamente (PEDE) serve a: Misurare la crescita economica annua. Media ponderata della popolazione per calcolare il GEM. Misurare l’istruzione universitaria. Il coefficiente α nel GEM è: Il tasso di crescita del reddito femminile. Coefficiente di avversione alla disuguaglianza, ipotizzato pari a 2. Percentuale di seggi femminili nel parlamento. La PEDE è indicizzata dividendo per 1/2 perché: Si assume un uguale empowerment fra i generi. La quota femminile è sempre maggiore. Si misura solo l’uguaglianza salariale. Il GEM finale è calcolato come: Somma dei tre indicatori. Media semplice delle tre PEDE indicizzate. Prodotto dei tre indicatori. Una debolezza dei principali indici di sviluppo riguarda: La loro eccessiva complessità per i non specialisti. La carenza di serie di dati in paesi in ritardo economico. Il calcolo della media aritmetica. Gli indici tendono a: Valutare tutti gli aspetti dello sviluppo reale, compresi cultura e ambiente. Favorire variabili strettamente connesse allo sviluppo economico. Misurare esclusivamente il PIL. Un limite metodologico degli indici riguarda: La costruzione lineare delle variabili parziali che può appiattire le differenze. La difficoltà nel calcolare il PIL. La misurazione della popolazione totale. Il valore massimo della speranza di vita è generalmente riscontrato in: Paesi ad economia avanzata. Paesi in ritardo economico. Paesi con bassa densità abitativa. Secondo Amartya Sen, la povertà: È mancanza di reddito. Comprende la perdita di opportunità e la mancata possibilità di soddisfare le funzioni essenziali della vita. È relativa all’accesso al cibo. La Misura di Povertà delle Capacità (MPC) del 1996 considera: Il reddito medio della popolazione. Cibo e salute infantile, salute riproduttiva ed educazione. Il tasso di disoccupazione. Quale variabile misura la salute infantile nella MPC?. Percentuale di bambini malnutriti o sottopeso. Percentuale di bambini iscritti a scuola. Percentuale di adulti con malattie croniche. La salute riproduttiva nella MPC si misura tramite: Percentuale di nascite senza assistenza sanitaria qualificata. Tasso di natalità totale. Percentuale di donne con reddito basso. L’educazione nella MPC è misurata tramite: Percentuale di adulti maschi analfabeti. Percentuale di adulti femminili analfabeti. Percentuale di bambini iscritti alle scuole elementari. HPI-1 misura la povertà in base a quante dimensioni?. 2. 3. 4. La dimensione della sopravvivenza in HPI-1 è rappresentata da: Percentuale di popolazione con speranza di vita inferiore a 40 anni. Percentuale di popolazione disoccupata. Percentuale di bambini sottopeso. La dimensione della conoscenza in HPI-1 è misurata tramite: Percentuale di adulti analfabeti. Percentuale di iscritti all’università. Percentuale di bambini con voti insufficienti. La dimensione della vita dignitosa in HPI-1 comprende: Accesso all’acqua potabile, ai servizi sanitari e bambini malnutriti. Reddito medio familiare. Accesso a cibo e istruzione. Il coefficiente α in HPI-1 serve a: Pesare maggiormente la dimensione di maggiore deprivazione. Calcolare la media aritmetica delle dimensioni. Misurare il PIL pro capite. HPI-2 (IPU-2) è stato introdotto per: Sostituire HPI-1 nei paesi in ritardo economico. Misurare le deprivazioni nei paesi ad economia matura. Misurare esclusivamente l’istruzione. HPI-2 aggiunge quale dimensione rispetto a HPI-1?. Esclusione sociale. Accesso all’acqua potabile. Salute infantile. La deprivazione nella longevità in HPI-2 si misura tramite: Percentuale di popolazione con speranza di vita inferiore a 60 anni. Percentuale di adulti analfabeti. Percentuale di bambini malnutriti. La deprivazione relativa alla vita dignitosa in HPI-2 è calcolata tramite: Percentuale della popolazione sotto la soglia di povertà ISPL. Percentuale di adulti maschi analfabeti. Percentuale di persone con malattie croniche. La dimensione dell’esclusione sociale in HPI-2 si misura tramite: Percentuale di popolazione disoccupata da almeno 12 mesi. Percentuale di bambini non iscritti a scuola. Percentuale di adulti con reddito basso. Gli indici HPI-1 e HPI-2 sono: Indicatori monetari della povertà. Indici compositi per misurare la povertà umana. Indicatori di crescita economica. Gli indici sulla povertà umana sono pubblicati da: Banca Mondiale. UNDP. FMI. L’approccio multidimensionale alla povertà permette di: Misurare solo il reddito. Considerare aspetti economici e non economici del benessere. Contare solo la popolazione sotto la soglia di povertà. Quali variabili aggiuntive possono essere considerate oltre alla povertà in senso stretto?. Reddito, patrimonio, consumi. Solo reddito e PIL. Solo disoccupazione. L’approccio multidimensionale considera anche: La partecipazione e l’occupazione per genere e età. Solo la mortalità infantile. Solo il PIL pro capite. La dimensione della salute nell’approccio multidimensionale può comprendere: Speranza di vita alla nascita, mortalità per genere ed età, caratteristiche e spese del sistema sanitario. La mortalità infantile. La percentuale di adulti malati. La dimensione culturale e educativa può essere misurata tramite: Percentuale della popolazione per grado di istruzione e analfabetismo, durata istruzione, divario digitale. Livello di istruzione degli adulti. Iscrizioni scolastiche. Una questione significativa nella costruzione degli indici compositi riguarda: La scelta delle variabili e il peso attribuito al coefficiente. La scelta del PIL come unica variabile. Il numero di paesi considerati. L’approccio multidimensionale alla povertà consente: Una misura esclusivamente monetaria della povertà. Una misura economica e indiretta del benessere. Solo una misura della disuguaglianza di genere. Lo sviluppo sostenibile nasce dalla necessità di: Gestire l’ambiente e l’economia senza degradare gli ecosistemi. Crescere economicamente senza considerare l’ambiente. Garantire la crescita industriale. Gli indicatori ambientali nei modelli economici territoriali servono a: Informare sui fenomeni ambientali e le relazioni tra cause antropiche e ambiente socioeconomico. Misurare esclusivamente il PIL. Misurare la produttività industriale. Il concetto di sviluppo sostenibile è stato reso noto in contesti come: Club di Roma (1972) e Rapporto Brundtland (1987). Organizzazione Mondiale del Commercio (1990). Conferenza di Kyoto (2000). I principi fondamentali dello sviluppo sostenibile includono: Equità intragenerazionale e intergenerazionale. Solo incremento del PIL. Solo innovazione tecnologica. Negli anni Novanta, il tema centrale dello sviluppo diventa: Lo sviluppo sostenibile. La crescita del PIL. La liberalizzazione dei mercati. Il dibattito sullo sviluppo ha affrontato inizialmente: Dicotomia crescita-sviluppo, industrializzazione, dipendenza, bisogni di base e interdipendenza. L’innovazione tecnologica. Le politiche fiscali. Il concetto moderno di sviluppo sostenibile include: La crescita economica. Ambiente, sviluppo umano e dimensione multidimensionale. L’industrializzazione. Nelle prime fasi di decollo di un’economia, l’ambiente viene considerato principalmente: Come risorsa di fruizione e turismo. Come fonte di materie prime e “cestino” di raccolta rifiuti. Come bene culturale. Nelle fasi successive di sviluppo, l’ambiente è considerato anche: Solo come fonte di energia. Come risorsa da conservare, valorizzare e fruire. Solo come spazio di produzione industriale. Le dimensioni della sostenibilità includono: Economica, ambientale, demografica, sociale, geografica e culturale. Solo economica e sociale. Solo ambientale e tecnologica. Gli obiettivi fondamentali dello sviluppo sostenibile sono stati promossi da: Agenda 21 e Millennium Development Goals. ONU. Banca Mondiale. Il concetto di “limite” in ecologia si riferisce a: Capacità di un sistema ambientale di assorbire elementi connessi all’azione antropica. Solo la capacità di produzione industriale. Solo la capacità di riciclo dei rifiuti. Il superamento del limite ambientale può essere affrontato tramite: Politiche e tecnologie per ridurre l’impatto ambientale. Aumento della produzione senza considerazioni ambientali. Educazione ambientale. Negli anni Sessanta, le prime politiche ambientali riguardavano: Il turismo. Tutela della salute pubblica e settori specifici come navigazione e pesca. Le foreste. Il rapporto “Limits to Growth” del MIT (1972) denunciava: Crescita esponenziale degli impatti ambientali sul sistema socio-economico. Necessità di industrializzazione rapida. Solo crescita del PIL. Il Rapporto “Our Common Future” (Brundtland, 1987) ha formulato: Linee guida per lo sviluppo sostenibile basate su equità intra- e intergenerazionale. Solo strategie di crescita economica. Linee guida per la liberalizzazione dei mercati. Equità intragenerazionale significa: Garantire parità di accesso alle risorse per tutti gli abitanti attuali. Assicurare sviluppo ai paesi industrializzati. Garantire i diritti economici. Equità intergenerazionale significa: Garantire alle future generazioni le stesse opportunità di sviluppo delle generazioni presenti. Garantire solo risorse naturali alle generazioni future. Garantire solo sviluppo tecnologico. Lo sviluppo sostenibile comporta l’interazione tra: Fattori economici, sociali e ambientali. Economia e tecnologia. Politiche sociali. La funzione del reporting ambientale è: Analizzare, monitorare e responsabilizzare soggetti pubblici e comunità sulle condizioni ambientali. Contare emissioni di CO₂. Stilare rapporti per l’industria. I principali ambiti del reporting ambientale comprendono: Uso delle risorse ambientali e degrado/compromissione ambientale. Monitoraggio della biodiversità. Gestione dei rifiuti industriali. Gli indicatori ambientali sono considerati: Strumenti per il monitoraggio delle risorse economiche. Strumenti sintetici di informazioni per rappresentare fenomeni ambientali e le relazioni con cause antropiche. Indicatori statistici senza funzione decisionale. La principale funzione degli indicatori ambientali è: Predire la crescita economica. Rappresentare lo stato ambientale e pianificare politiche ambientali. Misurare le emissioni industriali. Tra le funzioni principali degli indicatori ambientali vi è: Funzione di pianificazione e funzione di comunicazione. Funzione di calcolo delle tasse ambientali. Funzione educativa. La funzione di pianificazione degli indicatori ambientali serve a: Fornire supporto ai decisori pubblici e privati su obiettivi, priorità e allocazione delle risorse. Calcolare il PIL nazionale. Determinare il numero di aree protette senza considerare l’efficacia delle politiche. La funzione di comunicazione degli indicatori ambientali serve a: Sensibilizzare l’opinione pubblica e costruire indicatori di secondo livello. Trasmettere dati solo ad autorità locali. Limitarsi alla raccolta dati statistici senza interpretazione. L’interpretazione dei dati ambientali deve considerare: Aspetti economici. La dicotomia tra soggettività e oggettività. Solo parametri fissi senza possibilità di confronto. La proliferazione di sistemi di indicatori ambientali può essere dovuta a: La carenza di protocolli condivisi e l’assenza di riferimento teorico solido. Eccessiva uniformità dei dati raccolti. Necessità esclusiva di comparazione internazionale. Le principali organizzazioni internazionali che utilizzano modelli di indicatori ambientali sono: OECD, UNCSD, World Bank. Le ONG ambientali. Governi locali. A livello europeo, le organizzazioni di riferimento per indicatori ambientali sono: EEA (European Environment Agency) e EUROSTAT. Parlamento Europeo. Le università. Il modello di A. Friend, adottato dall’OECD, si chiama: Modello pressione-stato-risposta. Modello input-output economico. Modello costo-beneficio ambientale. Gli indicatori aggregati e le serie di indicatori servono a: Fornire una visione sintetica dello stato dell’ambiente e delle relazioni con attività umane. Sostituire completamente i dati originali. Analizzare i processi industriali. Gli indicatori ambientali devono essere inquadrati in chiave: Settoriale esclusivamente economica. Multidisciplinare, considerando economia, territorio, ecologia, urbanistica, sociologia e medicina. Tecnica e scientifica. Il reporting ambientale è strettamente collegato a: Funzione comunicativa degli indicatori ambientali. Alla produzione di rifiuti. Alla crescita industriale. Gli indicatori ambientali permettono: Confronto dei dati tra aree e periodi diversi attraverso soglie standardizzate. Rilevazione locale senza comparazione. La costruzione di grafici senza interpretazione. La mancanza di protocolli condivisi negli indicatori ambientali può portare a: Sistemi di indicatori disomogenei e confusi. Dati perfettamente uniformi. Eliminazione della funzione di comunicazione. Quale tra i seguenti è un indicatore ambientale aggregato tradizionale e molto utilizzato?. Human Development Index. Living Planet Index (LPI). Gender Empowerment Measure. L’indice Ecological Footprint misura: L’inquinamento atmosferico. Il consumo di risorse naturali da parte dell’uomo e l’emissione di rifiuti rispetto alla biocapacità. La quantità di popolazione urbana. Il Living Planet Index (LPI) è composto da tre indicatori principali di stato dell’ecosistema: Area delle foreste naturali, popolazione di specie di acqua dolce, popolazione di specie marine. Emissioni di CO₂, deforestazione, inquinamento urbano. Reddito pro-capite, urbanizzazione, PIL. L’obiettivo principale dell’Ecological Footprint è: Misurare la superficie di territorio necessaria per produrre risorse e assorbire rifiuti di un sistema umano. Calcolare la crescita del PIL ambientale. Stabilire il numero di aree protette globali. L’Impronta Ecologica considera quali tipi di superficie?. Superficie agricola. Superficie per energia, agricola e pascolo, forestale e degradata. Superficie urbana. Quando l’Ecological Footprint è all’interno della capacità rigenerativa annua della natura, si parla di: Sostenibilità. Sovrasfruttamento. Degrado irreversibile. Il presupposto dell’Ecological Footprint è che: Ogni entità vivente possieda un’impronta ecologica specifica per dimensione. Solo le città hanno impatto sull’ambiente. L’energia non influisce sul consumo di risorse naturali. L’indice LPI misura essenzialmente: L’abbondanza delle risorse naturali e come essa si è trasformata nel tempo. La qualità dell’aria. La quantità di popolazione urbana. L’Ecological Footprint confrontata con la biocapacità permette di capire: Se il consumo umano supera la capacità rigenerativa della natura. Il livello di industrializzazione. La distribuzione della popolazione mondiale. LPI e Ecological Footprint rientrano in: Indicatori di sostenibilità ambientale e misure per valutare il benessere ecologico. Indicatori di sviluppo umano esclusivamente economico. Indicatori di disuguaglianza di genere. La Serie Centrale di indicatori ambientali in ambito OECD serve principalmente a: Valutare la disuguaglianza di genere nei paesi. Rendere accessibili e comprensibili informazioni ambientali a fini decisionali e informativi. Misurare il PIL pro capite. Il modello PSR si basa su tre componenti principali. Quali sono?. Produzione, consumo, distribuzione. Pressione, stato, risposta. Input, output, feedback. Gli indicatori di pressione nel modello PSR misurano: La capacità di rigenerazione naturale dell’ecosistema. La pressione esercitata dalle attività umane sull’ambiente. La risposta politica alle problematiche ambientali. Quale esempio rientra negli indicatori di stato del modello PSR?. Emissioni di CO₂ nell’atmosfera. Definizione di standard ambientali. Concentrazione di gas serra e deposizioni acide. Gli indicatori di risposta hanno lo scopo di: Mostrare le trasformazioni qualitative e quantitative delle risorse naturali. Misurare la capacità e l’efficienza delle azioni intraprese per mitigare gli impatti antropici. Calcolare il consumo energetico pro-capite. Un esempio di azione volontaria tra gli indicatori di risposta è: Eco-bilanci o bilanci ambientali. Tassazione ambientale obbligatoria. Misurazione della temperatura globale. Il modello PSR è considerato neutrale perché: Analizza esclusivamente le connessioni tra pressione, stato e risposta, senza giudicare la natura dell’impatto. Determina se un fenomeno è positivo o negativo. Si concentra solo sugli impatti economici delle attività umane. Quale dei seguenti è un indicatore di pressione legato al consumo di risorse naturali?. Densità di traffico urbano. Numero di bilanci ambientali pubblicati. Percentuale di foreste naturali conservate. Il modello PSR supporta i soggetti decisori: Solo nel calcolo del PIL verde. Verso un approccio integrato delle questioni ambientali ed economiche-sociali. Esclusivamente nella gestione dei rifiuti. Le categorie principali della Serie Centrale di indicatori includono: Monitoraggio del progresso tecnico, informazione al pubblico, tracciare il progresso ambientale, promozione dell’integrazione. Misura del reddito, occupazione, istruzione, salute. Urbanizzazione, industrializzazione, deforestazione, inquinamento. Gli indicatori di sviluppo sostenibile combinano: Indicatori economici e sociali. Indicatori ambientali fisici con manifestazioni economiche. Indicatori politici e culturali. Gli indicatori di sviluppo sostenibile sono suddivisi dalla Banca Mondiale in: Indicatori aggregati e serie di indicatori. Indicatori qualitativi e quantitativi. Indicatori locali e globali. Quale dei seguenti è un indicatore aggregato tradizionale?. Ecological Footprint. GPI (Indicatore di Progresso Genuino). PSR. L’indicatore GPI nasce per: Misurare esclusivamente il PIL. Correggere le lacune del PIL nella misurazione del benessere. Valutare la quantità di risorse naturali disponibili. GPI si basa su quale indice precedente?. HDI. ISEW (Index of Sustainable Economic Welfare). HPI. Nell’ISEW, la sostenibilità dipende: Solo dalla crescita del PIL. Dalla capacità di preservare la ricchezza e dall’uso delle risorse naturali. Dal numero di imprese attive in un paese. Quale voce di consumo riduce il GPI pur aumentando il PIL?. Spese per beni durevoli. Reddito familiare. Investimenti pubblici. GPI aumenta quando: La distribuzione del reddito è più equa. La distribuzione del reddito è più diseguale. Aumentano le spese militari. L’RPI (Resource Depletion Index) misura: Il consumo di energia elettrica. L’impiego delle risorse naturali non riproducibili rispetto al capitale fisso creato. La crescita del PIL verde. La condizione di sostenibilità secondo RPI è: Rn > K. Rn ≤ K. Rn = 0. Una criticità principale dell’RPI è: La mancanza di dati sul PIL. La comparazione di risorse naturali e capitale umano in unità comparabili. La mancanza di indicatori ambientali. Il Barometro della Sostenibilità misura: Solo lo stato delle comunità umane. Lo stato di benessere della società e degli ecosistemi. Solo la pressione ambientale. Gli assi del Barometro della Sostenibilità rappresentano: Economico e sociale. Ecosistemi (x) e comunità umane (y). Produzione e consumo. Quale scala qualitativa NON fa parte del Barometro della Sostenibilità?. Bad. Medium. Excellent. Il punteggio del Barometro della Sostenibilità determina: Il PIL pro capite. Il punto sul grafico di ecosistemi e comunità umane. La quantità di emissioni di CO₂. L’IRSA (Indice di reintegro dello stress ambientale) rappresenta: La pressione ambientale negativa. Lo sforzo dell’ente locale nel correggere i danni ambientali. La quantità di risorse naturali rinnovabili. L’IRSA può assumere valori: Da 0 a 100. Da 0 a 1. Da -1 a 1. Tra le spese considerate dall’IRSA, rientra: Gm - spese per sviluppo economia montana. Tasse sulle importazioni. Spese per armi. La componente Gop dell’IRSA riguarda: Urbanizzazione. Opere pubbliche a favore dell’ambiente. Ricerca scientifica. La componente Gap dell’IRSA riguarda: Spese per aree protette. Spese per infrastrutture pubbliche. Investimenti esteri. La componente Grs dell’IRSA rappresenta: Spese per ricerche e studi ambientali. Spese militari. Spese familiari. Quale dei seguenti approcci è utilizzato dal GPI per misurare il benessere?. Solo dati monetari. Consumi pro capite, lavoro non contabilizzato e costi sociali. Solo risorse naturali rinnovabili. L’Indice RPI enfatizza l’importanza di: Risorse rinnovabili. Creazione di capitale fisso equivalente al consumo di risorse non riproducibili. Reddito nazionale lordo. Il Barometro della Sostenibilità bilancia: Visione antropocentrica e biocentrica. Visione economica e politica. Visione locale e globale. Gli indicatori del Barometro considerano, tra gli altri, anche: Tasso di natalità. Scolarizzazione e pressione ambientale. Numero di banche attive. Il GPI sottrae dal benessere: Costi sociali e deprezzamento del capitale naturale. Investimenti pubblici. Spese familiari e personali. Nel GPI, le spese per beni durevoli hanno effetto: Positivo sul PIL e sul GPI. Negativo sul GPI. Nessun effetto. L’IRSA è considerato, secondo l’approccio OECD, un indicatore di: Stato. Pressione. Risposta. Le spese per eventi calamitosi naturali rientrano in quale componente IRSA?. Gk. Gop. Grs. La metodologia del Barometro della Sostenibilità si ispira a: PIL. GPI. HPI. Le condizioni di crescita di un territorio dipendono principalmente da: La distribuzione della popolazione. La localizzazione dei fattori strategici e dei servizi. Il clima. L’aumento dell’efficienza di un servizio comporta: Una riduzione dell’area di mercato. Un aumento del rango gerarchico del centro. Nessuna conseguenza territoriale. La centralità di una città dipende da: Numero di abitanti. Presenza di servizi specifici. Superficie territoriale. I tradizionali fattori di localizzazione sono considerati oggi: Ancora validi. Non più validi. Applicabili solo alle aree rurali. L’impresa necessita di: Strutture, investimenti ed esternalità positive. Solo capitale umano. Solo risorse naturali. La localizzazione dei servizi oggi è influenzata da: Suddivisione amministrativa. Relazione fra città e centro metropolitano. Superficie del territorio. Il principio della gerarchia territoriale è: Ancora dominante. Superato. Applicabile solo alle città minori. Le funzioni strategiche nei sistemi metropolitani tendono a essere: Localizzate solo nei centri urbani principali. Diffuse anche nei comuni periferici. Concentrate in aree rurali. Le nuove funzioni localizzative dipendono principalmente da: Connessione delle reti e capacità decisionale. Numero di abitanti. Estensione territoriale. Un processo innovativo endogeno si sviluppa: Linearmente dalla ricerca all’innovazione. Attraverso interazioni tra struttura produttiva e società. Solo grazie al singolo imprenditore. L’innovazione cumulativa si basa su: Sequenze lineari di invenzione. Accumulazione di conoscenze lungo una traiettoria data. Solo investimenti finanziari. Il processo innovativo endogeno coinvolge: Imprese leader. Interazione di diversi soggetti e conoscenze individuali. Istituzioni pubbliche. L’organizzazione reticolare consente: Decisioni unilaterali. Generazione di conoscenza e soluzioni condivise. Solo scambi di capitale. Una rete d’innovazione ha come effetto principale: Incremento individuale della produttività. Apprendimento collettivo e creatività sinergica. Riduzione della concorrenza. Quale delle seguenti non è una dimensione di una rete d’innovazione?. Economica. Storica. Meteorologica. La dimensione cognitiva della rete si riferisce a: Capacità produttiva superiore alla somma delle capacità individuali. Numero di imprese presenti nel territorio. Investimenti pubblici e privati. La dimensione normativa della rete riguarda: Gli investimenti in capitale fisso. L’insieme di regole che delimitano i rapporti fra i soggetti. La posizione geografica. Le reti gerarchiche sono caratterizzate da: Relazioni simmetriche e informali. Un’impresa leader che controlla il processo innovativo. Cooperazione tra soggetti senza gerarchia. Le reti non gerarchiche si basano principalmente su: Gerarchia e transazioni bilaterali. Cooperazione e relazioni simmetriche. Solo accordi formali. L’integrazione territoriale degli attori è rilevante soprattutto in: Reti gerarchiche. Reti non gerarchiche. Nessuna rete. La dimensione spaziale è essenziale per: La produzione tecnologica endogena e l’apprendimento collettivo. L’espansione del PIL. La regolamentazione statale. Il sapere si trasmette efficacemente mediante: Relazioni codificate. Relazioni non codificate fra agenti economici. Solo istruzione formale. Un processo innovativo richiede come elementi fondamentali: Solo investimenti finanziari. Organizzazione informale, cultura tecnica condivisa, comportamenti collettivi, atmosfera imprenditoriale. Solo infrastrutture fisiche. Le condizioni locali che favoriscono l’innovazione sono dette: Milieu di innovazione. Cluster industriale generico. Zona franca economica. Il milieu di innovazione comprende: Risorse economiche, sociali, culturali e ambientali specifiche. Solo capitale finanziario. Solo tecnologia hardware. Il carattere contingente dell’agire economico deriva da: Vincoli tecnologici. Radicamento in un contesto culturale, politico e sociale. Norme internazionali. L’apprendimento collettivo nella rete endogena è: Cumulativo e specifico. Standardizzato e lineare. Esogeno e limitato. Le relazioni informali fra attori innovativi si sviluppano meglio in: Condizioni di prossimità geografica. Reti virtuali isolate. Reti internazionali solo formali. Un processo di innovazione non lineare si basa su: Sequenze rigide invenzione → innovazione. Interazioni complesse tra soggetti e conoscenze. Solo brevetti individuali. Le reti innovative informali permettono: Relazioni meno codificate e maggiore flessibilità. Controllo centralizzato totale. Eliminazione di interazioni locali. Il ciclo di vita del prodotto segue tipicamente: La curva esponenziale. La curva logistica. La curva lineare. Nelle discipline territoriali, il ciclo di vita del prodotto aiuta a spiegare: La distribuzione della popolazione. La dinamica della divisione spaziale del lavoro. La formazione dei prezzi. Le aree centrali o "Centro" corrispondono principalmente a: Paesi ad economia arretrata. Paesi ad economia avanzata e matura. Paesi agricoli non industrializzati. La prima fase del ciclo di vita del prodotto richiede: Manodopera non qualificata. Attività di ricerca, capitale finanziario e manodopera qualificata. Capacità commerciali. Il Centro ha vantaggi nella fase iniziale grazie a: Alto costo della manodopera. Ampio mercato di consumo e accesso a risorse tecnologiche. Solo disponibilità di materie prime. Nella fase di crescita, le imprese tendono a: Spostare tutte le funzioni fuori dal Centro. Mantenere ricerca nel Centro e spostare produzione in Semiperiferia. Standardizzare immediatamente il prodotto nella Periferia. La Semiperiferia riceve la produzione nella fase di: Introduzione. Crescita. Maturità. Le caratteristiche della Semiperiferia includono: Autonomia tecnologica completa. Dipendenza tecnologica e finanziaria dal Centro. Produzione agricola esclusiva. La fase della maturità coincide con: Elevata innovazione radicale. Completa standardizzazione e saturazione della domanda. Introduzione del prodotto sul mercato. Nella Periferia, il fattore localizzativo più rilevante è: Accesso ai capitali finanziari. Basso costo del lavoro. Vicinanza ai mercati di consumo. Le tecnologie vengono trasferite nella Periferia perché: Sono altamente innovative. Sono ripetitive e richiedono manodopera a basso costo. Sono protette da brevetti. Il modello del ciclo di vita presuppone la diffusione della tecnologia: Solo verso il Centro. Automatica dal Centro verso Semiperiferia e Periferia. Solo in regioni agricole. Il modello del ciclo di vita non considera: Innovazioni radicali. Innovazioni incrementali. Crescita della domanda. Le innovazioni incrementali nel ciclo di vita: Riducono la durata del prodotto. Dilatano la vita tecnologica del prodotto. Non influenzano il ciclo di vita. La «caduta della tecnologia» prescinde da: Condizionamenti sociali, economici e culturali. Disponibilità di manodopera. Livello dei capitali investiti. Nei beni tecnologicamente avanzati, la durata del ciclo di vita è: Lunga e standardizzata. Breve, con elevati tassi di innovazione. Indeterminata e casuale. I beni tecnologicamente avanzati mostrano spesso: Tutte e quattro le fasi del ciclo di vita in sequenza tradizionale. Brevità del ciclo e assenza di fase di maturità. Nessuna innovazione. La localizzazione nella produzione avanzata dipende principalmente da: Accesso a materie prime a basso costo. Manodopera altamente qualificata e input di ricerca scientifica costanti. Domanda di consumo locale. Il fenomeno di inerzia localizzativa indica: Spostamento immediato della produzione alla Periferia. Vantaggi di agglomerazione che mantengono le imprese in determinate aree. Innovazioni incrementali costanti. Il ciclo di vita dei prodotti tecnologici avanzati può avere durata: Inferiore a un anno. Sempre superiore a dieci anni. Fissa e predeterminata. Le imprese multinazionali nascono principalmente in: Periferia. Centro. Paesi emergenti. Il trasferimento degli stabilimenti verso paesi a basso costo avviene nella fase: Introduzione. Crescita. Maturità. Il Centro ha un ruolo strategico perché: Ha accesso a input tecnologici e capitale finanziario qualificato. Ha manodopera a basso costo. Produce solo beni standardizzati. La Periferia è caratterizzata da: Elevata innovazione tecnologica. Povertà diffusa e arretratezza tecnologica. Controllo della ricerca globale. La fase di introduzione del prodotto richiede: Standardizzazione della produzione. Innovazione, servizi alla produzione e manodopera qualificata. Trasferimento degli impianti nella Periferia. Il ciclo di vita e le logiche localizzative sono modificati da: Solo la domanda di mercato. Innovazioni incrementali e rapida successione delle fasi. La disponibilità di materie prime. Il modello classico del ciclo di vita: Tiene conto di tutte le condizioni socio-economiche locali. Considera solo innovazioni radicali e tecnologia. Include innovazioni incrementali e adattamenti. La fase di standardizzazione tende a: Migliorare la qualità del prodotto. Ridurre i costi e spostare produzione in aree a basso costo. Aumentare la complessità tecnologica. La semiperiferia comprende: Solo economie arretrate. Paesi industrializzati controllati dal Centro. Paesi con totale autonomia tecnologica. Il modello del ciclo di vita non spiega completamente: L’andamento delle vendite. La diffusione reale della tecnologia e le innovazioni incrementali. Le strategie commerciali. L’innovazione dipende principalmente da: Dal prezzo dei prodotti. Dal contesto sociale, economico e culturale. Solo dal capitale finanziario. La “traiettoria tecnologica” indica: La direzione di sviluppo dell’innovazione in base a mercato e comparto. Il percorso fisico dei prodotti. La collocazione geografica delle imprese. Il “selection environment” rappresenta: Il contesto territoriale che stimola o vincola l’innovazione. Le tecnologie disponibili. Le politiche commerciali di un paese. Secondo Pavitt, le imprese possono essere classificate in base a: Dimensione e capitale sociale. Propensione ad innovare. Posizione geografica. Le imprese dipendenti dai fornitori di tecnologia: Producono tecnologie avanzate autonomamente. Operano in settori tradizionali e necessitano di tecnologia esterna. Sono multinazionali di grandi dimensioni. I fornitori specializzati di sistemi produttivi mirano a: Realizzare produzioni affidabili e migliorare processi specifici. Controllare l’intero mercato globale. Produrre solo beni agricoli. Le imprese basate sulla scienza sono caratterizzate da: Piccola dimensione e basso investimento in R&S. Elevata specializzazione e ampia quota di investimento in R&S. Produzione esclusivamente di beni tradizionali. L’innovazione tecnologica nasce da: Una singola impresa altamente tecnologica. L’interazione di imprese con diverso potenziale innovativo. Solo dalle grandi multinazionali. Maggiore competitività di un comparto implica: Necessità di innovazione tecnologica più alta. Maggiore indipendenza dalle innovazioni. Nessun cambiamento nel processo produttivo. I fattori discreti di area: Sono legati esclusivamente alla distanza geografica. Sono attributi specifici che favoriscono produzione tecnologica. Sono prezzi dei terreni industriali. La presenza di fattori discreti di area: Non è rilevante per la localizzazione. È indispensabile per spiegare la localizzazione di attività innovative. Determina automaticamente il successo commerciale. L’interazione sullo spazio tra imprese e società genera: Una crisi del mercato. Processi sinergici tra struttura produttiva e società. Solo costi aggiuntivi. I beni relazionali principali sono: Materiali, immobiliari e tecnologici. Sociale, culturale e istituzionale. Solo economici. I soggetti territoriali diventano attivatori dello sviluppo se: Possiedono capitale finanziario. Hanno intenzionalità progettuale, interessi e preferenze collettive. Operano esclusivamente nel settore privato. La ricchezza di un sistema territoriale deriva da: Solo beni materiali. Beni materiali e beni relazionali. Solo capitale finanziario. L’agire comunicativo consente agli attori di: Perseguire solo interessi individuali. Apprendere collettivamente e decidere in condizioni di incertezza. Operare senza scambi informativi. La struttura di un sistema territoriale dipende da: Solo dalle infrastrutture. Qualità e intensità delle interdipendenze comunicative. Prezzo del lavoro locale. Esempi di beni relazionali includono: Materie prime e macchinari. Economie di agglomerazione. Capitale naturale. Le economie di scala interne: Sono generate dalla concentrazione nello spazio di imprese diverse. Sono interne all’impresa e legate al volume di produzione. Sono beni pubblici locali. Le economie di localizzazione: Risultano dalla concentrazione di imprese dello stesso settore in un’area. Sono interne all’impresa. Non dipendono dalla densità di imprese. Le economie di urbanizzazione: Sono interne all’impresa. Derivano dall’alta densità e varietà di attività produttive in un sistema urbano. Non hanno effetto sul territorio. I beni relazionali pubblici locali si caratterizzano per: Prezzo elevato sul mercato. Non disponibilità sul mercato e assenza di tariffa. Esclusiva produzione privata. Esempi di beni collettivi locali includono: Difesa nazionale, istruzione, alcune infrastrutture. Produzione industriale privata. Materie prime agricole. Le vecchie economie di agglomerazione comprendono: Economie di localizzazione settoriale e urbanizzazione. Solo economie interne all’impresa. Solo beni relazionali istituzionali. Il capitale sociale territoriale comprende: Macchinari e fabbriche. Conoscenza tacita, fiducia e cooperazione. Conoscenze codificate. Il capitale sociale: Può esistere indipendentemente dalla dimensione territoriale. Deriva da processi localizzati e include beni relazionali intangibili. È indipendente dai processi di cooperazione. I beni relazionali legati allo scambio sociale derivano dalla: Prossimità geografica. Solo tecnologia digitale. Politica fiscale. Le economie di urbanizzazione e localizzazione sono beni di: Natura relazionale. Natura esclusivamente materiale. Natura esclusivamente finanziaria. Le economie di agglomerazione generano vantaggi: Solo alle imprese private. Alle imprese che si localizzano in prossimità di altre imprese. Solo agli stati centrali. La dimensione territoriale è chiave per: Il prezzo dei beni locali. La traiettoria territoriale e il vantaggio competitivo locale. L’accesso alle materie prime. Secondo Trigilia, i processi di generazione dei beni collettivi locali sono: Spontanei, consapevoli e casuali. Spontanei, consapevoli e derivanti da reti sociali. Spontanei, infrastrutturali e finanziari. Il primo tipo di processo nella produzione di beni collettivi locali è: Scelte infrastrutturali consapevoli. Emergere di effetti positivi di scelte non coordinate. Esistenza di reti sociali che legano soggetti economici. Il primo tipo di processo favorisce: Alta concorrenza tra imprese. Produzioni flessibili e di qualità con bassi costi di transazione. Investimenti pubblici. I costi di transazione comprendono: Costo della manodopera. Costo della contrattazione, negoziazione, ricerca di informazioni e mercato. Tasse e imposte. Il secondo tipo di produzione spontanea si caratterizza per: Coordinamento elevato tra tutti gli attori. Effetti positivi di scelte non coordinate. Politiche infrastrutturali deliberate. Un esempio del secondo tipo di produzione è: La costruzione di una strada pubblica. Una ristrutturazione aziendale che libera forza lavoro e genera nuova imprenditorialità. La realizzazione di un centro di formazione. Il terzo tipo di produzione dei beni collettivi locali è: Spontanea e legata a reti informali. Consapevole, tramite scelte infrastrutturali. Determinata solo dal mercato. Esempi del terzo tipo di produzione includono: Realizzazione di strade e centri di formazione. Innovazioni incrementali aziendali. Produzione di beni industriali privati. Il modello strategico di Porter analizza: La competizione fra singoli individui. La dimensione strategica dell’impresa interdipendente con l’ambiente. Il prezzo dei prodotti. L’interdipendenza tra impresa e ambiente significa che: L’impresa è autosufficiente. I confini dell’impresa non sono più determinati a priori e le regole concorrenziali si rivalutano. L’impresa è isolata dal contesto locale. I due principali elementi del modello di Porter sono: Catena del valore e ambito competitivo. Capitale sociale e infrastrutture. Innovazione incrementale e radicale. Le attività primarie della catena del valore includono: Approvisionamento e gestione risorse umane. Logistica in entrata, produzione, logistica in uscita, marketing, servizi connessi. Politiche pubbliche e regolamentazione. Le attività di supporto alla catena del valore comprendono: Produzione e distribuzione. Approvvigionamento, sviluppo tecnologico, risorse umane, attività infrastrutturali. Vendita e marketing. Il sistema del valore consiste in: Attività di produzione interne all’impresa. L’interazione tra fornitori, clienti e produttori che genera vantaggio competitivo. Solo imprese tecnologiche. L’ambito competitivo dipende da: Modalità di posizionamento lungo le catene del valore concorrenti. Esclusivamente dalla dimensione geografica. Solo dalle strategie delle multinazionali. I concorrenti possono essere: Solo effettivi. Effettivi, potenziali e produttori di beni sostitutivi. Solo locali. La dimensione storica dell’ambito competitivo permette di: Comprendere le forze in gioco nel tempo. Misurare il PIL. Determinare le infrastrutture. La dimensione geografica individua: Le strategie localizzative delle imprese. La dimensione sociale del capitale umano. Solo le economie di scala. Le determinanti di base del diamante competitivo includono: Condizioni dei fattori, domanda, settori correlati, strategie e rivalità. Solo la disponibilità di tecnologia. Politiche fiscali e prezzi locali. Ulteriori determinanti aggiunte al diamante competitivo sono: Caso e politiche. Solo capitale umano. Solo infrastrutture. I territori competono: Le imprese locali. Nazionalmente, regionalmente e tra sistemi territoriali. Nel mercato globale. I principali vantaggi competitivi locali secondo Porter includono: Risorse naturali. Ubicazione strategica, domanda locale, integrazione con cluster, risorse umane. Tecnologia. L’ubicazione strategica comprende: Infrastrutture e prossimità. Capitale sociale. Solo tecnologie avanzate. L’integrazione con i cluster regionali favorisce: Accesso a cluster competitivi esterni e creazione di nuove imprese. Solo la produzione interna. Politiche fiscali. La domanda locale di mercato riguarda: La popolazione urbana. Aree limitrofe al centro con domanda anche non locale. Export internazionale. Le risorse umane come vantaggio competitivo includono: La forza lavoro. Forza lavoro e imprenditorialità. Capitale finanziario. Un cluster è definito come: Un singolo stabilimento industriale. Insieme di condizioni di contesto che danno a un territorio una posizione dominante in certi settori. Solo un gruppo di imprese senza relazione territoriale. Secondo Martin-Sunley, un cluster è: Insieme di industrie geograficamente localizzate con legami verticali e orizzontali. Una rete sociale spontanea. Un centro di ricerca tecnologica. Il cluster permette di: Non influenzare la competitività locale. Mutare la scala rispetto al vantaggio competitivo. Limitare la produzione. Il modello di Porter si applica: Alle imprese singole. A sistemi territoriali, imprese e interazioni locali. Alle multinazionali. Il sistema territoriale: È univoco e uniforme. Non è univoco e risponde a meccanismi differenti. È sempre regolato dal mercato globale. La domanda localizzativa specializzata: Proviene esclusivamente dai governi locali. Proviene dalle imprese e influenza lo sviluppo delle capacità locali. Dipende solo dai flussi finanziari internazionali. Le aspettative delle imprese nei confronti dell’offerta territoriale: Non variano mai. Variano in relazione alla struttura organizzativa e all’attività svolta. Dipendono solo dalla densità della popolazione. Le imprese multilocalizzate tendono ad orientarsi verso aree che presentano: Basse tasse. Caratteristiche comuni come tradizione industriale consolidata e qualità ambientale. Alta disponibilità di manodopera. Le piccole e medie imprese preferiscono aree con: Prossimità a subfornitori e concorrenti. Solo vantaggi fiscali. Nessuna infrastruttura tecnologica. Le relazioni istituzionali comprendono: Solo le norme scritte dallo Stato. Convenzioni formali e informali che costituiscono il tessuto connettivo della società. Solo le decisioni di multinazionali. La densità istituzionale definisce: La quantità di infrastrutture urbane. La caratteristica che garantisce l’integrità del sistema sociale. La distribuzione del reddito. I processi decisionali territoriali influenzano: Solo la produzione agricola. La competitività delle imprese di un territorio. Solo le politiche nazionali. Le determinanti economiche della competitività territoriale derivano: Dall’agglomerazione fisica e dalle interdipendenze di mercato. Solo dai flussi finanziari globali. Solo dalle istituzioni locali. Le determinanti relazionali derivano: Dalle relazioni non mercantili fra attori e organizzazioni su scala locale. Solo dalle multinazionali. Dal PIL pro capite. Le componenti del sistema socioeconomico locale includono: Solo infrastrutture fisiche. Mercato del lavoro qualificato, capitali di rischio, strutture produttive integrate. Solo politiche pubbliche. La capacità innovativa del sistema locale dipende da: Meccanismi di apprendimento e produzione/riproduzione della conoscenza. Solo dalla disponibilità di risorse naturali. Solo dal capitale finanziario. L’atmosfera urbana comprende: Solo la disponibilità di infrastrutture. Qualità della vita e risorse urbane. Solo l’accesso alla rete internet. Le componenti del sistema decisionale locale includono: Efficienza tecnica del governo, flessibilità della P.A., capacità innovativa, istituzioni intermedie. capitale umano. la densità di imprese. Il vantaggio competitivo locale è: Statico e immutabile. Dinamico e da riprodurre nel tempo. Determinato solo dalla posizione geografica. Le reti di soggetti locali permettono: Di ignorare le politiche pubbliche. Di produrre e riprodurre componenti del vantaggio competitivo. l’incremento della popolazione urbana. La formazione di attori collettivi è connessa a: La globalizzazione e alla conquista di quote della domanda globale. Solo la produzione agricola locale. L’assenza di relazioni istituzionali. Secondo Saskia Sassen, le multinazionali tendono ad: Restare confinate nei confini territoriali. Affrancarsi dai confini territoriali generando sistemi complessi di prossimità. Operare solo in economia locale. Le innovazioni finanziarie globali si sviluppano per: Aumentare la tassazione locale. Risolvere problemi o evitare regolamentazioni. Solo ridurre il costo della manodopera. La globalizzazione produce: Effetti economici. Dinamiche multiple di scambi culturali e finanziari. Riduzione dello Stato. Il rescaling indica: Il passaggio continuo tra scala locale e globale. La creazione di nuovi distretti industriali. L’aumento della densità demografica. La deterritorializzazione consiste in: Estensione degli scambi oltre confini nazionali. Centralizzazione delle funzioni locali. Solo produzione locale. La riterritorializzazione consiste in: Centralizzazione delle funzioni in luoghi specifici. Riduzione della mobilità urbana. Solo decentralizzazione dei servizi. Secondo Brenner, la globalizzazione: Riduce la densità istituzionale. Moltiplica i livelli di riferimento dell’azione collettiva. Impone restrizioni locali. Secondo Omhae, la globalizzazione può: Portare alla fine dello Stato Nazione. Creare vantaggi economici. Limitare la concorrenza. Altri autori sostengono che il ruolo statuale: È in fase di mutamento, non di riduzione. Scompare completamente. È identico al periodo pre-globalizzazione. Le istituzioni sovranazionali includono: Governi locali. EU, UN, WB, IMF, OECD, WTO. Le aziende multinazionali. La glocalizzazione indica: Adattamento dei fenomeni globali alle condizioni locali. Esclusiva uniformità globale. La diffusione di innovazioni tecnologiche. Il termine glocalizzazione deriva dal giapponese: ‘Dochakuka’, adattamento delle tecniche agricole alle condizioni locali. ‘Kaizen’, miglioramento continuo. ‘Bonsai’, crescita controllata. Le città globali svolgono il ruolo di: Motore regionale dell’economia globale. Centri solo amministrativi. Luoghi di produzione agricola. La funzione avanzata delle città riguarda: Settori secondario e terziario strategici e innovativi. Il commercio locale. Servizi pubblici. Il vantaggio competitivo urbano dipende da: Funzioni strategiche e innovative della città. Solo densità demografica. Solo accesso alle risorse naturali. La delega ai territori locali implica: Funzioni decisionali affidate ai governi locali. Solo produzione industriale. Riduzione della governance. L’interazione dei fattori urbani suggerisce: Un ritorno della città e dei sistemi urbani nella competizione economica. Decentralizzazione delle imprese. Riduzione dei confini nazionali. La globalizzazione provoca: Stravolgimento dei concetti tradizionali di territorio, autorità e diritti. Nessun cambiamento territoriale. incremento dei flussi turistici. La competitività territoriale dipende da: capitale umano. Componenti economiche e relazionali. infrastrutture materiali. La prossimità territoriale permette: La produzione e riproduzione continuativa del vantaggio competitivo. riduzione dei costi di trasporto. concentrazione demografica. Le piccole e medie imprese si localizzano preferibilmente dove esistono: economie di scala interne. Prossimità a subfornitori e presenza di conoscenza tacita. mercati globali. Le imprese multilocalizzate mostrano: Comportamenti identici tra le sedi. Comportamenti diversificati orientati verso aree con caratteristiche comuni. Nessuna preferenza territoriale. Le relazioni istituzionali assicurano: Trasmissione di informazione e conoscenza. applicazione di leggi nazionali. attività economiche private. La competitività territoriale può essere: Riprodotta attraverso politiche di rete e meccanismi pilotati. Fissa e immutabile. determinata dal capitale finanziario. Gli attori collettivi si formano per: Ampliare la scala della competizione economica. incrementare la popolazione urbana. sviluppare infrastrutture. L’affrancamento delle multinazionali dai confini territoriali genera: Sistemi complessi di prossimità e diversificazione degli investimenti. riduzione dei costi fiscali. vantaggi locali. La deterritorializzazione rende: Irrilevanti i confini nazionali rispetto ai flussi globali. Più forti i confini nazionali. Solo centralizzate le politiche urbane. La riterritorializzazione può avvenire: A scala infranazionale e sovranazionale. a livello locale. a livello statale. Lo stato postnazionale si caratterizza per: Interfacce con società civile delle città globali. Isolamento totale dai processi globali. Solo centralizzazione delle decisioni. Secondo Swyngedouw, la glocalizzazione implica: Emergere di nuove scale territoriali di governance. Solo produzione locale. Esclusiva liberalizzazione dei mercati. I sistemi locali possono resistere alla globalizzazione grazie a: Concentrazione territoriale delle attività economiche. politiche nazionali. riduzione delle tasse. La scala glocale rappresenta: Il punto di incontro fra deterritorializzazione e riterritorializzazione. la scala urbana. la scala nazionale. Storper e Scott sostengono che le città globali: Sono motori regionali dell’economia globale. Hanno solo funzioni amministrative. Non influenzano il commercio internazionale. |




