Gestione dei Rischi Finanziari
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La necessità di realizzare un processo di risk management è imputabile soprattutto al fatto che le imprese: sono esposte a una serie di rischi che ne minacciano la capacità di generare valore per gli azionisti e che spesso sono trascurati dai manager troppo presi dallo svolgimento della gestione corrente. nessuna delle risposte. sono esposte a una serie di rischi di cui spesso i manager risultano del tutto inconsapevoli. sono costantemente impegnate nell'acquisizione di vantaggi competitivi e hanno lo scopo principale di creare valore per gli azionisti. Il risk management è: un processo aziendale volto a consentire la riduzione del rischio totale all'interno di un’azienda attraverso attività di eliminazione, riduzione, trasferimento e controllo dei rischi. nessuna delle risposte. la funzione posta al vertice aziendale avente il compito di coordinare il processo di gestione dei rischi. la funzione aziendale avente il solo scopo di sviluppare la cultura del rischio in azienda attraverso il dialogo con il vertice aziendale. Indicare quale delle seguenti affermazioni è corretta: Il risk management è un processo organizzato e ben strutturato che consente di salvaguardare il patrimonio aziendale. Il risk management è l’approccio organico e strutturato che consente di salvaguardare il patrimonio aziendale e garantisce la continuità operativa nel tempo dell’impresa. Il risk management è l’unico approccio strutturato che garantisce all'impresa la continuità operativa nel tempo. Il risk management è l’approccio organico e strutturato che consente di salvaguardare il patrimonio aziendale e garantisce la realizzazione di vantaggi competitivi. Uno degli obiettivi del risk manager è quello di: aiutare il vertice aziendale nella definizione dell'obiettivo di salvaguardia del patrimonio aziendale. garantire che tutti i rischi dell’azienda vengano misurati e gestiti dal vertice aziendale. offrire un supporto al vertice aziendale in materia di gestione dei rischi. offrire un supporto al vertice aziendale in materia di definizione dell'obiettivo di creazione di valore per gli azionisti. Indicare qual è la sequenza corretta per una gestione integrata dei rischi: Riduzione, trasferimento e controllo dei rischi. Controllo dei rischi, riduzione e trasferimento. Eliminazione, riduzione e controllo dei rischi. Eliminazione, riduzione, trasferimento e controllo dei rischi. Il processo di risk management : tutte e tre le risposte. deve essere distinto e indipendente rispetto ai processi aziendali. ha il compito di contribuire, attraverso la massimizzazione dei rendimenti e la minimizzazione dei costi, ad aumentare il valore dell'impresa nel tempo. supporta l'attività dell'impresa affinché gli obiettivi aziendali possano essere realizzati. Nell'approccio passivo, il sistema di risk management: anticipa tendenze e fenomeni affinché il management possa riorientare per tempo alcune scelte gestionali. nessuna delle risposte. anticipa tendenze e fenomeni affinché il management possa riorientare alcune scelte gestionali e fornisce utili informazioni per controllare gli indicatori di rischio. fornisce solo utili informazioni per controllare gli indicatori di rischio (o monitorare) e verificare eventuali scostamenti (o criticità). Un risk management integrato deve: tutte e tre le risposte. supportare effettivamente nella definizione dei piani strategici. occuparsi della realizzazione dei piani strategici. comprendere l’impatto delle proprie decisioni sul profilo di rischio dell’impresa. La continuità in un sistema di risk management permette anche di: controllare, ridurre e trasferire i rischi. supportare le infrastrutture tecnologiche informatiche. controllare i rischi. comprendere se i rischi assunti e i relativi risultati sono in linea con le aspettative. I rischi da regolamentazione: comportano la necessità di dover fronteggiare i flussi finanziari in uscita. riguardano gli effetti derivanti dalla presenza di controlli che evidenziano inadempienze nel rispetto delle regole. sono legati ai rapporti che l’intermediario intrattiene con i soggetti finanziati. nessuna delle risposte. La regola della cultura del rischio spiega che: la valutazione dei rischi deve essere effettuata in modo coerente con la loro propensione al rischio degli azionisti. il sistema di risk management deve essere propositivo verso il management nell'anticipare tendenze e fenomeni. la misurazione e la gestione del rischio devono a tutti gli effetti essere presenti nella cultura aziendale. tutte e tre le risposte. Fare induction al Consiglio di amministrazione significa: nessuna delle risposte. mettere il board nelle migliori e più informate condizioni per poter operare. organizzare workshop ed effettuare interviste mirate. ridefinire alcune linee strategiche in relazione alla capacità di rischio. I rischi interni: identificano un variegato insieme di aspetti legati alla vita aziendale. comportano la necessità di dover fronteggiare i flussi finanziari in uscita. sono legati alla possibilità di dover fronteggiare improvvisi squilibri tra entrate e uscite. nessuna delle risposte. Quale regola per la costruzione di un sistema di risk management sostiene la necessità di effettuare delle valutazioni del rischio che siano coerenti con la propensione al rischio degli azionisti: Cultura d’impresa. Indipendenza e integrazione. Approccio passivo. Approccio attivo. Il risk taker è: il soggetto che nell'ambito delle varie funzioni aziendali assume i rischi. nessuna delle risposte. il portatore di capitale di rischio all'interno dell’azienda. il promotore di un sistema indipendente di risk management. Nell'ambito delle regole di risk management, l’indipendenza può essere costruita attraverso soluzioni organizzative e processi che consentano al responsabile della funzione di avere un riporto diretto verso: solo il Consiglio di amministrazione inteso collegialmente. nessuna delle risposte. il Consiglio di amministrazione, nonché il Chief Executive Officer (CEO). solo il Chief Executive Officer (CEO). Il Chief Risk Officer racchiude sotto un’unica responsabilità compiti di: pianificazione, controllo di gestione e risk management. pianificazione e risk management. pianificazione e controllo di gestione. controllo di gestione e risk management. Il Chief Financial Officer: nessuna delle risposte. ha diretta responsabilità nell'assicurare l’attendibilità del sistema di reporting aziendale e delle comunicazioni finanziarie (bilanci). riceve informazioni dal Risk Manager sullo stato dei principali rischi aziendali. ha una responsabilità diffusa a tutta la struttura aziendale. L’Internal audit verifica l’effettivo funzionamento del sistema di gestione dei rischi e l’adeguatezza dello stesso in termini di: Efficacia e efficienza. Efficienza e completezza. Efficienza, efficacia e completezza. Efficacia e completezza. Il Chief Risk Officer (CRO): è un organo di vertice e partecipa al Consiglio di amministrazione. nessuna delle risposte. è la figura che racchiude sotto un'unica responsabilità compiti di pianificazione, di controllo di gestione e di risk management. non partecipa al processo di business (pianificazione, selezione e governo dei rischi). Indicare, tra quelle elencate, una delle tante funzioni del risk manager: definizione dei profili rischio-rendimento. gestione dell’attività di pianificazione aziendale. monitoraggio dell’effettivo funzionamento del sistema di gestione dei rischi. convalida dei flussi informativi necessari ad assicurare tempestività nel controllo delle esposizioni ai rischi. Indicare chi, tra le funzioni di controllo elencate, offre informazioni utili al management sull'adeguatezza del sistema dei controlli interni: il risk taker. il collegio sindacale. il revisore esterno. nessuna delle risposte. Il Risk Analyst è: il soggetto che svolge compiti di supervisione, vigilanza e verifica sui rischi. nessuna delle risposte. il soggetto che nell'ambito delle varie funzioni aziendali assume i rischi. il promotore di un sistema indipendente di risk management. Indicare quale delle seguenti funzioni di controllo si occupa di strutturare i flussi informativi e di reporting per la condivisione dei risultati con la funzione risk management: Compliance. collegio sindacale. revisori esterni. Internal audit. L’attività del collegio sindacale può essere definita di: verifica indipendente del sistema di gestione dei rischi. supervisione e valutazione indipendente. analisi e valutazione dei rischi. collaborazione con la funzione di risk management. I rischi finanziari vengono anche definiti rischi speculativi perché sono rischi che: hanno una valenza esclusivamente negativa. speculano sui danni materiali alla proprietà altrui. possono generare una variazione, in aumento o in diminuzione, del valore dell’investimento realizzato rispetto al valore inizialmente investito. nessuna delle risposte precedenti. Un esempio di rischio puro è il rischio causato da: danni materiali alla proprietà dell’impresa. insolvenza del debitore nei confronti del quale si vanta un credito. variazioni dei tassi d’interesse sulle obbligazioni in proprio possesso. variazioni nel valore di mercato di un’attività finanziaria. Se dal rischio è possibile trarre anche un profitto significa che si sta parlando di: rischi finanziari. sia di rischi puri che di rischi finanziari. rischi puri. né di rischi puri né di rischi finanziari. Indicare quale delle seguenti affermazioni è corretta: I rischi non sistematici possono essere eliminati attraverso un processo di diversificazione. Nessuna delle risposte. I rischi non sistematici non riguardano la situazione specifica della singola azienda. I rischi sistematici non traggono origine da situazioni generali relative sia all’ambiente esterno e al suo mutamento. Nella teoria della finanza la classificazione dei rischi in relazione alla natura distingue tra: Rischi di mercato, di controparte, di liquidità e operativi. Rischi puri e rischi finanziari. Rischi puri e rischi sistematici. Rischi sistematici e non sistematici. Informazioni incomplete o non veritiere possono portare un soggetto che deve prendere delle decisioni a: effettuare scelte che potrebbero risultate ex post contrarie agli obiettivi perseguiti. nessuna delle risposte. verificare ex post la qualità dell’operazione. realizzare un’attività di valutazione delle caratteristiche tecniche dell’operazione. Il rischio può essere definito come: la condizione di incertezza in cui possono trovarsi le imprese quando svolgono le proprie attività. nessuna delle risposte. il conseguimento dei risultati attesi. la probabilità che i risultati attesi possano differire dai risultati effettivamente realizzati a causa delle condizioni di incertezza in cui vengono prese le decisioni. La disponibilità di informazioni permette di ridurre il rischio perché consente a tutti i soggetti che partecipano all'operazione di: effettuare le proprie scelte in maniera razionale e di far leva su una minore aleatorietà delle variabili impiegate per la valutazione dell’operazione. disporre dei flussi informativi necessari ad assicurare tempestività nel controllo delle esposizioni ai rischi. monitorare l’effettivo funzionamento del sistema di gestione dei rischi. nessuna delle risposte. Il processo di diversificazione consiste: nel ridurre la compensazione dei rischi. nell’assumere numerose variabili non correlate tra loro. nessuna delle risposte. nell’accettare numerose variabili correlate tra loro. Quale delle seguenti tipologie di rischio non può rientrare nella categoria dei rischi finanziari: rischio di liquidità. rischio sistematico. rischio d'insolvenza. rischio di mercato. Indicare quali delle seguenti affermazioni è corretta: Il tasso di rendimento di un investimento deve comprendere un’adeguata remunerazione dell’investimento a fronte solo del rischio sopportato. Il tasso di rendimento di un investimento non può incorporare la remunerazione dovuta per la rinuncia all’utilizzo immediato delle disponibilità finanziarie. Il tasso di rendimento di un investimento dipende solo dalla remunerazione dovuta per il differimento del consumo. Il tasso di rendimento di un investimento deve incorporare la remunerazione dovuta per la rinuncia all'utilizzo immediato delle disponibilità finanziarie e per il rischio sopportato. La misurazione ex ante del rischio è effettuata perché si vuole: sintetizzare tutti i possibili profili di rischi. valutare tutti i possibili rischi assunti. misurare il rischio effettivo e la qualità dell’investimento. limitare il rischio potenziale. Indicare quale delle seguenti affermazioni è corretta: Gli indicatori di rischio assoluti sono rappresentati dalla duration. Gli indicatori di rischio assoluti misurano la variabilità del valore di un’attività finanziaria rispetto al fattore di rischio cui è tipicamente esposta. Gli indicatori di rischio assoluti misurano la variabilità del valore di un’attività finanziaria. Gli indicatori di rischio assoluti misurano la variabilità di un’attività finanziaria rispetto ad un elemento esterno preso come riferimento. Gli indicatori di rischio relativi presentano il vantaggio della: valutazione paritetica delle variazioni di segno opposto. facilità di utilizzo, essendo basati sul confronto. sintesi di tutti i fattori di rischio dell’operazione. semplicità e comprensibilità. La relazione rischio-rendimento indica che: non tutti gli investitori sono disposti a sopportare un elevato rischio. il tasso di rendimento deve consentire un’adeguata remunerazione dell’investimento anche a fronte del rischio sopportato. il tasso di rendimento non può sempre consentire un’adeguata remunerazione dell’investimento. a tassi di rendimento più elevati corrispondono livelli di rischio crescenti. Indicare quale delle seguenti affermazioni è corretta: La neutralità al rischio individua la preferenza verso una soluzione che garantisce un valore atteso certo anche se minore. Nessuna delle risposte. L'avversione al rischio indica la preferenza verso una soluzione aleatoria che potrebbe portare a rendimenti maggiori. La propensione al rischio indica la preferenza verso una soluzione che garantisce valori attesi più o meno probabili. Se un’impresa è avversa al rischio significa che: tenderà a scegliere investimenti più o meno rischiosi che le consentiranno di ottenere rendimenti più elevati. tenderà a scegliere investimenti che le consentiranno di ottenere una remunerazione certa anche se minima. nessuna delle risposte. tenderà a scegliere investimenti che le garantiranno sia rendimenti certi che rendimenti più o meno probabili. Gli elementi oggettivi e soggettivi spiegano: il perché non tutti gli investitori hanno la medesima propensione al rischio. l‘integrazione tra la propensione al rischio degli investitori e i rendimenti attesi prodotti dall’investimento. il legame tra la propensione al rischio degli investitori e le strategie adottate dalle imprese. tutte e tre le risposte. Indicare quale tra quelle elencati può essere definito un elemento soggettivo: l’orizzonte temporale di riferimento. le disponibilità patrimoniali. il grado di cultura finanziaria dell’investitore. gli obiettivi specifici dell’investimento. Indicare quale tra quelle elencati può essere definito un elemento oggettivo: la propensione al rischio del singolo investitore. le disponibilità patrimoniali in termini di consistenza e stabilità nel corso del tempo. il grado di cultura finanziaria dell'investitore. l'esperienza passata dell'azienda. Il rischio morale rappresenta: l’asimmetria informativa che caratterizza il momento precedente la conclusione dell’operazione, quando cioè il datore di fondi non è in grado di valutare l’operazione. l’asimmetria informativa che caratterizza il momento precedente e successivo alla conclusione dell’operazione. l’asimmetria informativa che caratterizza l’operazione nel corso del suo svolgimento, quando cioè il prenditore di fondi può intraprendere comportamenti lesivi degli interessi del datore di fondi. nessuna delle risposte perchè il rischio morale non è collegato all'asimmetria informativa. La teoria dell’incertezza sostiene che l’intermediario è: nessuna delle risposte. in grado di ridurre l’incertezza delle transazioni finanziarie in modo economicamente più conveniente di quanto possa fare il singolo soggetto, grazie allo sfruttamento delle economie di scala. più capace, rispetto ad altri soggetti, di acquisire tutte le informazioni, ex ante e ex post, necessarie per una corretta valutazione dei rischi dell’operazione. capace di rendere alcuni soggetti compartecipi della sua maggiore disponibilità di informazioni, grazie allo sfruttamento delle economie di scala. Secondo la teoria delle asimmetrie informative, l’intermediario finanziario riesce a ridurre il rischio: perchè rende i datori di fondi compartecipi della sua maggiore informazione. tutte e tre le risposte. perché riesce ad acquisire tutte le informazioni, ex ante e ex post, necessarie per una corretta valutazione dei rischi dell’operazione perché riesce ad acquisire tutte le informazioni, ex ante e ex post, necessarie per una corretta valutazione dell’operazione. perché si frappone tra il datore e il prenditore di fondi, riducendo il differenziale informativo tra i due soggetti. Indicare quale delle seguenti affermazioni è corretta: nessuna delle risposte. L’intermediario ha un ruolo diretto nella riduzione del rischio perché riesce a fronteggiare le diverse tipologie di rischio in modo economicamente più conveniente di quanto possa fare il singolo soggetto. L’intermediario ha un ruolo diretto nella riduzione del rischio in quanto, essendo una impresa, sviluppa processi di risk management per gestire e misurare i propri rischi. L’intermediario finanziario ha un ruolo diretto nella riduzione del rischio perché riesce ad acquisire tutte le informazioni necessarie per una corretta valutazione dei rischi. Perché si ritiene fondamentale il ruolo degli intermediari finanziari nel processo di gestione e misurazione dei rischi?. Tutte e tre le risposte. Dispongono e sanno applicare le diverse metodologie di misurazione e gestione dei rischi in quanto nello svolgimento della propria attività d’impresa assumono rischi (propri e della clientela). Permettono di limitare il problema della distribuzione asimmetrica delle informazioni tra diversi soggetti. Consentono di ridurre il problema dell’incertezza. Le economie di scala indicate nella teoria dell’incertezza significano che l’intermediario è in grado di: ridurre le asimmetrie tra prenditore e datore di fondi. ridurre i costi di acquisizione delle informazioni necessarie allo svolgimento della propria attività. tutte e tre le risposte. fronteggiare le diverse tipologie di rischio in modo economicamente più conveniente rispetto a quanto possa fare il singolo soggetto. Una possibile misura del rischio di un titolo è: il coefficiente di correlazione. la varianza. nessuna delle risposte. la covarianza. Quando il coefficiente di correlazione è pari a 1 significa che : il rischio è nullo. il rischio è la combinazione lineare del rischio delle attività che lo compongono. nessuna delle risposte. si è creato un portafoglio ben diversificato. L’avversione al rischio si determina quando: un soggetto è indifferente rispetto a possibili valori attesi, alcuni dei quali sono certi, mentre altri sono più o meno probabili. nessuna delle risposte. un soggetto preferisce ottenere un risultato certo anziché essere esposto alla condizione che tale risultato possa essere aleatorio nel tempo. un soggetto preferisce una soluzione aleatoria (più rischiosa) che potrebbe portare a rendimenti maggiori, piuttosto che un valore atteso certo ma minore. La covarianza : esprime il segno e l’intensità del legame esistente tra i rendimenti possibili di un titolo. indica, se positiva, che il rischio del portafoglio risulterà inferiore alla semplice media dei rischi dei titoli che lo compongono. misura il segno e l’intensità del legame esistente tra i rendimenti di 2 o più titoli al verificarsi di uno specifico evento. nessuna delle risposte. Il termine downside risk si utilizza per identifica: una opportunità, ossia la parte della distribuzione di probabilità che sta a destra della media. nessuna delle risposte. la probabilità ex ante. una minaccia, ossia la parte della distribuzione di probabilità che sta a sinistra della media. Il rendimento medio atteso si determina: ipotizzando una pluralità di scenari futuri e associando a ognuno di essi una ipotesi di rendimento e una probabilità di accadimento. semplicemente ipotizzando una pluralità di scenari futuri. come differenza tra i rendimenti effettivi (ex-post) e quelli attesi (ex-ante). nessuna delle risposte. Il rischio da un punto di vista economico è: la possibilità di realizzare rendimenti effettivi troppo bassi. la probabilità che i rischi effettivi (ex-post) differiscano da quelli attesi (ex-ante). la distribuzione di probabilità dei flussi di cassa. la probabilità che i rendimenti effettivi (ex-post) differiscano da quelli attesi (ex-ante). Le fonti esterne del rischio sono: nessuna delle risposte. costituite dal tipo di relazione e dalla natura dei soggetti nei confronti dei quali l’intermediario opera. costituite dai rischi relativi alle scelte compiute dallo stesso intermediario. rappresentate dal modo con cui l’intermediario realizza la propria attività produttiva. Nell’ambito del sistema dei rischi, le aree di impatto sono rappresentate: dagli aggregati contabili e extracontabili sensibili ai rischi. solo dalle attività e le passività finanziarie singolarmente considerate. solo dalle singole unità di business che possono incorrere in rischi. nessuna delle risposte. Con il termine banking book si identifica: il portafoglio titoli. il portafoglio prestiti. la negoziazione di titoli. il portafoglio prestiti e il portafoglio titoli. Il termine "sistema dei rischi" indentifica: la gestione dei rischi. la copertura dei rischi. il complesso di tutti i rischi che “gravitano” intorno all’impresa. le modalità di misurazione dei rischi. I rischi da regolamentazione: sono legati ai rapporti che l’intermediario intrattiene con i soggetti finanziati. nessuna delle risposte. riguardano gli effetti derivanti dalla presenza di controlli che evidenziano inadempienze nel rispetto delle regole. comportano la necessità di dover fronteggiare i flussi finanziari in uscita. I rischi interni: sono legati alla possibilità di dover fronteggiare improvvisi squilibri tra entrate e uscite. comportano la necessità di dover fronteggiare i flussi finanziari in uscita. identificano un variegato insieme di aspetti legati alla vita aziendale. nessuna delle risposte. I rischi di liquidità: si manifestano in caso di peggioramento della qualità della controparte. tutte e tre le risposte. sono legati alla possibilità di dover fronteggiare improvvisi squilibri tra entrate e uscite. riguardano l’esistenza di possibili situazioni di insolvenza/inadempienza della controparte. I rischi di controparte: riguardano gli effetti derivanti dall’introduzione di nuove norme che modifichino l’operatività dell’intermediario. sono legati ai rapporti che l’intermediario intrattiene con i soggetti finanziati. sono legati alla possibilità di dover fronteggiare improvvisi squilibri tra entrate e uscite. nessuna delle risposte. Nell’ambito del rischio di mercato, i fattori esogeni sono connessi agli effetti prodotti dalla variabilità di : tutte e tre le risposte. flussi finanziari in uscita. attività e passività finanziarie. tassi d’interesse, tassi di cambio e prezzi degli strumenti. Una possibile causa di rischio può essere dovuta a: tutte e tre le risposte. disfunzione a livello di procedure, personale e sistemi interni, oppure da eventi esogeni. variazioni avverse dei tassi di interesse, dei tassi di cambio, dei prezzi degli strumenti finanziari. incapacità della controparte di far fronte agli impegni assunti in riferimento al pagamento sia degli interessi che della quota capitale. I rischi di mercato derivano: nessuna delle risposte. dall’impatto delle possibili variazioni delle condizioni dei mercati sul valore passività. dall’impatto delle possibili variazioni delle condizioni dei mercati sul valore delle attività. dall’impatto delle possibili variazioni delle condizioni dei mercati sul valore delle attività e delle passività. Il manifestarsi del rischio di interesse : non influenza mai indirettamente l’attività d’intermediazione creditizia per effetto delle variazioni che subiscono i volumi negoziati. nessuna delle risposte. può influenzare direttamente l’attività d’intermediazione creditizia per effetto delle variazioni che subiscono il rendimento degli impieghi, il costo della raccolta e il correlato margine d’interesse. può provocare della variazione dei tassi di cambio sulle posizioni in valute detenute dagli intermediari. Nell’ambito del rischio d’interesse, quale delle seguenti attività presenti nello stato patrimoniale di una banca possono essere sicuramente considerate attività sensibili a variazioni dei tassi d’interesse: i depositi di conto corrente. i prestiti alle imprese con scadenza fino a un anno. i depositi a risparmio. i depositi a vista. Nell’ambito del rischio d’interesse, il gap è : la differenza tra attività e passività sensibili alla variazione dei tassi d’interesse. la variazione dei tassi d’interesse. la differenza tra le attività sensibili alla variazione dei tassi d’interesse. l’attività con scadenza a breve o a vista. Nella gestione del rischio di interesse è necessario, in primo luogo, determinare: quali attività saranno caratterizzate da tassi d’interesse che varieranno nel corso del periodo oggetto di analisi. quali passività saranno caratterizzate da tassi d’interesse che varieranno nel corso del periodo oggetto di analisi. quali attività e passività saranno caratterizzate da tassi d’interesse che varieranno nel corso del periodo oggetto di analisi. nessuna delle risposte. Il rischio di interesse : tutte e tre le risposte. è legato alla volatilità dei tassi di mercato. trae origine solo dall’attività di negoziazione in proprio di strumenti finanziari. può generare della variazione dei tassi di cambio sulle posizioni in valute detenute dagli intermediari. Indicare quali delle seguenti affermazioni è corretta: Il gap rappresenta la variabile che lega le variazioni del margine d’interesse alle variazioni dei tassi di mercato. Il gap costituisce l’unità di misura del rapporto tra il margine d’interesse e le attività e passività sensibili. Tutte e tre le risposte. Il gap rappresenta la variabile che misura le variazioni dei tassi di mercato. Il modello del repricing gap: è un modello di tipo patrimoniale in quanto adotta come variabile obiettivo di eventuali politiche di immunizzazione dal rischio d’interesse il valore di mercato del patrimonio. nessuna delle risposte. è un modello di tipo reddituale in quanto adotta come variabile obiettivo di eventuali politiche di immunizzazione dal rischio d’interesse il valore del reddito d'esercizio. è un modello di tipo reddituale in quanto la variabile obiettivo adottata quale parametro di riferimento è il margine d’interesse che rappresenta una variabile reddituale. La misura sintetica di esposizione al rischio di interesse che lega le variazioni dei tassi di interesse di mercato alle variazioni del margine di interesse si chiama: Gap. Maturity adjusted gap. Repricing gap. nessuna delle risposte. Nell’ambito del modello del repricing gap, quando le passività sensibili che si riadeguano alla variazione positiva dei tassi sono inferiori alle attività sensibili: l’effetto complessivo sul gap è positivo. l’effetto complessivo sul gap è sia positivo che negativo. l’effetto complessivo sul margine di interesse è negativo. l’effetto complessivo sul margine di interesse è positivo. Indicare quali delle seguenti affermazioni non è corretta: Quando le passività sensibili che si riadeguano alla variazione negativa dei tassi sono inferiori alle attività sensibili, l’effetto complessivo sul margine di interesse è negativo. Quando le passività sensibili che si riadeguano alla variazione positiva dei tassi sono superiori alle attività sensibili, l’effetto complessivo sul margine di interesse è negativo. Quando le passività sensibili che si riadeguano alla variazione negativa dei tassi sono superiori alle attività sensibili, l’effetto complessivo sul margine di interesse è positivo. Quando le passività sensibili che si riadeguano alla variazione positiva dei tassi sono inferiori alle attività sensibili, l’effetto complessivo sul margine di interesse è negativo. Il maturity adjusted gap (MAGAP) : si fonda sull’ipotesi semplificatrice che eventuali variazioni dei tassi di mercato si traducono in variazioni degli interessi, su attività e passività sensibili, relative all’intero esercizio. tutte e tre le risposte. è determinato esclusivamente dalla componente certa connessa alle condizioni future dei tassi d’interesse. è la differenza tra attività e passività sensibili ognuna ponderata per il periodo compreso fra la data di scadenza o di revisione del tasso e la fine del gapping period. Il gap standardizzato: considera le attività e le passività sensibili rispetto a un gapping period. risolve la problematica relativa alla variazione dei tassi non uniformi. tutte e tre le risposte. considera dei coefficienti di sensibilità dei tassi attivi e passivi rispetto alle variazioni del tasso di mercato di riferimento. I gap che indicano la differenza tra attività e passività che prevedono la rinegoziazione del tasso in un particolare periodo futuro sono chiamati: Gap standardizzati. Nessuna delle risposte. Gap marginali. Gap cumulati. I gap cumulati sono: la variazione del margine d’interesse conseguente a una determinata variazione del tasso di mercato. la differenza tra attività e passività che prevedono la rinegoziazione del tasso in un particolare periodo futuro. la differenza tra attività e passività sensibili. la differenza fra attività e passività che prevedono la rinegoziazione del tasso entro una determinata data futura. Uno dei limiti del modello del repricing gap deriva dal fatto che: il modello non presenta alcun limite. una variazione dei tassi di mercato non produce delle variazioni anche sui valore di mercato delle attività e delle passività. il grado di sensibilità dei tassi attivi e passivi a variazioni dei tassi di mercato non è necessariamente unitario e uniforme. il modello considera sia valori flusso che valori stock. Secondo il modello del repricing gap, le poste a vista: andrebbero considerate sensibili anche in un orizzonte temporale molto breve. nessuna delle risposte. andrebbero considerate sensibili anche in un orizzonte temporale lungo. non andrebbero considerate sensibili alle variazioni dei tassi. Seguendo la logica di contabilità a valori di mercato l’utile/perdita di esercizio si determina dalla: nessuna delle risposte. variazione tra interessi attivi e passivi. somma tra e la variazione intercorsa nel valore di mercato del patrimonio netto e il risultato della differenza tra interessi attivi e passivi. variazione intercorsa nel valore di mercato del patrimonio netto. Indicare quale delle seguenti affermazioni è corretta: un aumento dei tassi di interesse produce una riduzione del valore di mercato delle attività e passività finanziarie a tasso fisso. nessuna delle risposte. una diminuzione dei tassi di interesse produce una riduzione del valore di mercato delle attività e passività finanziarie a tasso fisso. un aumento dei tassi di interesse non produce alcuna variazione del valore di mercato delle attività e passività finanziarie a tasso fisso. Il modello del duration gap: è un modello di tipo reddituale. esamina la sensibilità del valore di mercato del patrimonio netto alle variazioni dei tassi d’interesse. viene utilizzato per la valutazione del rischio di credito. nessuna delle risposte. Il mark to market: il metodo di valutazione in base al quale il valore di uno strumento è sistematicamente aggiustato in funzione dei tassi d’interesse. il metodo di valutazione in base al quale il valore di uno strumento è sistematicamente aggiustato in funzione dei valori nominali. nessuna delle risposte. il metodo di valutazione in base al quale il valore di uno strumento è sistematicamente aggiustato in funzione dei prezzi correnti di mercato. L’approccio ai valori di mercato è tipico: del modello di reciping gap. nessun modello utilizza l’approccio ai valori di mercato. del modello di duration gap. nessuna delle risposte. Il concetto che fornisce una buona approssimazione della sensibilità del valore di mercato di un titolo a un cambiamento del suo tasso di interesse si chiama: duration gap. duration. repricing gap. duration modificata. La duration di uno strumento finanziario a tasso fisso è tanto maggiore: quanto maggiore è, a parità di vita residua, il flusso periodico connesso alla cedola. quanto maggiore è, a parità di altri elementi, la vita residua dello strumento in esame. nessuna delle risposte. quanto minore è, a parità di altri elementi, la vita residua dello strumento in esame. I titoli obbligazionari con duration maggiore sono quelli con: vita residua maggiore e cedola minore. vita residua minore e cedola maggiore. vita residua minore e cedola minore. vita residua maggiore e cedola maggiore. La duration modificata è espressa dalla seguente espressione: D x (1+y). -(D/1+y) + Δy. - (D/1+y) x Δy. D/1+y. La duration: fornisce una buona approssimazione della sensibilità del valore di mercato di un titolo a un cambiamento del suo tasso di interesse. è un indicatore di rischio. è data dalla media aritmetica delle scadenze dei flussi di cassa ad esso associati. tutte e tre le risposte. La formula della duration considera: nessuna delle risposte. congiuntamente la vita residua dello strumento e l’entità dei flussi prodotti dallo strumento finanziario. solo la vita residua dello strumento. solo l’entità dei flussi prodotti dallo strumento in esame. La duration, essendo un indicatore calcolato come media ponderata delle scadenze dei flussi di cassa di uno strumento finanziario, è espressa in: anni. euro. in anni e frazioni di anno. nessuna delle risposte. Indicare quale delle seguenti affermazioni è corretta: attività finanziarie con vita residua più elevata sono, a parità di flussi di interessi, più sensibili a variazioni dei tassi di interesse. attività finanziarie con vita residua più elevata sono meno sensibili a variazioni dei tassi di interesse. attività con flussi di interessi più bassi sono meno sensibili a variazioni dei tassi di mercato. attività finanziarie con flussi di interessi più alti sono, a parità di vita residua, più sensibili a variazioni dei tassi di mercato. La duration modificata: consente di quantificare la variazione percentuale di prezzo corrispondente a una variazione (infinitesima) dei rendimenti di mercato. è data dal rapporto tra D e (1+y). tutte e tre le risposte. permette di conoscere quanto varia il prezzo di un titolo al variare del suo rendimento interno. La duration di un portafoglio è: la differenza delle duration dei singoli titoli che lo compongono. la media delle duration dei singoli titoli che lo compongono. la media delle duration dei singoli titoli che lo compongono, ognuno ponderato per il proprio valore di mercato. la somma delle duration dei singoli titoli che lo compongono. Nel modello del duration gap, la variazione del valore di mercato del patrimonio in seguito a una variazione dei tassi è una funzione: del duration gap. del valore di mercato del totale dell’attivo e del duration gap. della dimensione della variazione dei tassi di interesse e del duration gap. del valore di mercato del totale dell’attivo, della dimensione della variazione dei tassi d’interesse e del duration gap. La formula del duration gap è: DG = DMA / [(VMP/VMA) x DMp]. DG = DMA – LEV x DMp. DG = DMA - (VMP/VMA). DG = DMA + [(VMP/VMA) x DMp]. Si è immuni dal rischio di interesse se: tutte e tre le risposte. la sensibilità del valore delle attività è uguale a quella delle passività. il duration gap è nullo. il valore delle attività è superiore a quello delle passività. Indicare quali delle seguenti affermazioni non è corretta: poiché la duration è fondata su un’approssimazione lineare della funzione convessa che lega il valore di mercato di uno strumento finanziario al suo tasso di rendimento, l’errore di stima sarà tanto maggiore quanto più forte è la variazione dei tassi di mercato. se una banca riesce ad annullare il suo duration gap l’efficacia di questa strategia di immunizzazione dal rischio risulterà efficace nel tempo. i costi connessi alle politiche di immunizzazione simili politiche richiedono di modificare la duration, e dunque la scadenza, delle attività e delle passività della banca. anche se una banca riesce ad annullare il suo duration gap l’efficacia di questa strategia di immunizzazione dal rischio risulterà limitata nel tempo. Il duration gap, come il repricing gap, si basa sull’ipotesi che: ci siano variazioni solo dei tassi d’interesse passivi. ci siano variazioni non uniformi dei tassi di interesse attivi e passivi. i due modelli non si basano su nessuna ipotesi simile. ci siano variazioni uniformi dei tassi di interesse attivi e passivi. Le banche sono le più esposte al rischio di liquidità perchè: una parte significativa del loro passivo è immobilizzata in prestiti difficilmente negoziabili e una parte rilevante dell’attivo è caratterizzato da depositi a vista. nessuna delle risposte. una parte rilevante dell’attivo è immobilizzata in prestiti difficilmente negoziabili e una parte rilevante del passivo è caratterizzato da depositi a vista. la diversa struttura per scadenza dell’attivo e del passivo di una banca origina rischi per la sua redditività. La diffusione di notizie circa la veridicità dei bilanci di una banca sono: Nessuna delle risposte. Fattori che non incidono sul rischio di liquidità. Fattori sistemici. Fattori individuali. Il mismatch temporale tra passività a breve ed attività più a lungo termine : crea rischio di credito. può provocare l’impossibilità di onorare tempestivamente un volume di richieste di rimborso inaspettatamente elevato delle passività. non produce rischio di liquidità. genera una corsa agli sportelli. Il rischio di liquidità è: nessuna delle risposte. l’incapacità di un intermediario di far fronte economicamente ai propri impegni di pagamento. l’incapacità di un intermediario di far fronte tempestivamente ai propri impegni di pagamento. l’incapacità di un intermediario di far fronte economicamente e tempestivamente agli impegni di pagamento assunti. Con il termine market liquidity risk si intende: il rischio di trovare limiti e ostacoli nello smobilizzo delle attività detenute. il concetto di corsa agli sportelli. il mismatch temporale tra passività a breve ed attività più a lungo termine. il rischio di non essere in grado di recuperare tutte le risorse necessarie nei tempi richiesti. Indicare quali delle seguenti affermazioni è corretta: i rischi di liquidità non sono correlati alle capacità di raccolta di un intermediario. una situazione di crisi sui mercati finanziari può innescare molto velocemente reazioni negative da parte solo dei depositanti. una situazione di crisi sui mercati finanziari può innescare molto velocemente reazioni negative da parte dei depositanti e degli azionisti. i rischi di liquidità non riguardano il rapporto di fiducia con la propria clientela. Il rischio di liquidità può essere accentuato nel caso di: tutte e tre le risposte. prodotti che consentono alle controparti di scegliere come determinare i flussi di cassa futuri. prodotti che richiedono alla banca di versare margini di garanzia che possono aumentare in maniera inattesa. prodotti come gli strumenti derivati negoziati in mercati non regolamentati. La gestione del rischio di liquidità avviene: mantenendo nel proprio bilancio solo attività liquide. eliminando le operazioni di cartolarizzazione realizzate. evitando la corsa agli sportelli. adottando strategie di diversificazione delle fonti di finanziamento. La duration della liquidità: contrappone attività e passività dopo averle classificate in funzione della propensione a essere trasformate in moneta. contrappone attività e passività dopo averle classificate in funzione della loro naturale scadenza. consente di valutare come un eventuale aumento (o riduzione) del costo del funding a breve si traduca in un aggravio (contenimento) degli oneri di aggiustamento degli squilibri di liquidità. nessuna delle risposte. Indicare quale tra questi fattori non ha inciso sullo sviluppo del rischio di liquidità nel corso degli ultimi anni: Concentrazione tra grandi gruppi finanziari. Sviluppo di tecnologie che consentono il rapido trasferimento dei fondi. Globalizzazione dei mercati finanziari. Esistenza di un efficiente sistema dei pagamenti. L’approccio degli stock per la misurazione del funding risk: di norma si considerano non i flussi di cassa contrattuali, ma quelli effettivi. misura lo stock di attività finanziarie prontamente “monetizzabili” utilizzabili per fronteggiare un’eventuale crisi di liquidità. tutte e tre le risposte. determina la Cash Capital Position (CCP). Indicare quali delle seguenti affermazioni è corretta: l’approccio ibrido misura lo stock di attività finanziarie prontamente “monetizzabili” utilizzabili per fronteggiare un’eventuale crisi di liquidità. nessuna delle risposte. l’approccio degli stock prevede che ai flussi di cassa effettivi vengono sommati i flussi ottenibili attraverso la vendita (o l’utilizzo come garanzia) delle attività finanziarie prontamente monetizzabili. l’approccio dei flussi di cassa confronta i flussi di cassa attesi in entrata e in uscita, raggruppandoli in fasce di scadenza omogenee e verificando che i primi garantiscano la copertura dei secondi. Nell’ambito dell’approccio agli stock, un’attività monetizzabile è: il contante vero e proprio. gli impegni irrevocabili assunti a favore della banca da terzi. la quota di depositi a vista non stabile. la raccolta da controparti professionali. L’approccio dei flussi di cassa: riclassifica il bilancio secondo una “scala delle scadenze” (maturity ladder) che non comprenda però un dettagliato ventaglio di fasce temporali. considera che nella realtà esistono infinite “sfumature” di liquidità. prevede che ai flussi di cassa effettivi vengono sommati i flussi ottenibili attraverso la vendita delle attività finanziarie prontamente monetizzabili. confronta le attività monetizzabili con le passività volatili, raggruppandoli in fasce di scadenza omogenee. I risultati che conseguono dall’utilizzo di un approccio ibrido determinano che: nessuna delle risposte. i liquidity gap legati alle fasce di scadenza più ravvicinate dovrebbero apparire più positivi rispetto al caso in cui si utilizza l’approccio agli stock o l’approccio dei flussi di cassa. i lquidity gap emergono dalla differenza tra valori di stock (impieghi, depositi, titoli). i liquidity gap legati alle fasce di scadenza meno ravvicinate dovrebbero apparire più positivi rispetto al caso in cui si utilizza l’approccio agli stock o l’approccio dei flussi di cassa. La Cash Capital Position (CCP): tutte e tre le risposte. è la porzione di attività monetizzabili non assorbita da passività volatili. in alcuni casi considera anche gli impegni ad erogare. indica la capacità di resistere a tensioni di liquidità innescate da una volatilità delle fonti di provvista superiore alle attese o da problemi nell’utilizzo delle attività monetizzabili. L’approccio ibrido: riclassifica il bilancio secondo una “scala delle scadenze” (maturity ladder) che comprenda un dettagliato ventaglio di fasce temporali. valuta che nella realtà esistono infinite “sfumature” di liquidità. confronta le attività monetizzabili con le passività volatili, raggruppandoli in fasce di scadenza omogenee. considera il fatto che i flussi di cassa associati ai titoli possono essere utilizzati come garanzie per finanziamenti anche nel brevissimo termine. Gli approcci moderni di misurazione del rischio di mercato del trading book sono nati per: sostituire i modelli del Value at Risch (VaR). tutte e tre le risposte. valutare la redditività del capitale di debito. quantificare, confrontare o aggregare il rischio connesso a posizioni e portafoglio differenti. Il modello RiskMetrics è: Un modello VaR che non è mai stato reso pubblico. Un modello VaR adottato di recente da JP Morgan. Un modello VaR reso pubblico da JP Morgan. Nessuna delle risposte precedenti. I rischi di mercato inerenti il portafoglio di negoziazione sono: i rischi legati all’attività di banking book. i rischi che traggono origine dall’attività di trading book. nessuna delle risposte. i rischi che traggono origini dall’attività creditizia tradizionale della banca. Indicare quale delle seguenti affermazioni è corretta: la composizione del trading book può essere modificata in maniera sensibile nel corso di un breve arco di tempo. la scelta di affrontare con approcci differenti la stessa tipologia di rischio su portafogli diversi non trova alcuna giustificazione. La composizione del banking book necessita di un monitoraggio continuo. il trading book e il banking book sono soggetti a uguali regole contabili. rischi di mercato legati al trading book hanno assunto una rilevanza sempre maggiore in seguito: all’impiego di strumenti derivati. all’utilizzo di operazioni di securitization. tutte e tre le risposte. alla diffusione degli standard contabili internazionali. Gli approcci tradizionali di misurazione del rischio di mercato del trading book sono: metodi che non utilizzano il concetto di valore nominale. generalmente basati su valori nominali delle singole posizioni. generalmente basati sui modelli del “valore a rischio”. nessuna delle risposte. Uno dei limiti relativo all’impiego del valore nominale per determinare il rischio di mercato del trading book è legato al fatto che: il valore nominale non può cogliere il diverso grado di sensibilità di titoli differenti rispetto alle variazioni di fattori di mercato. il valore nominale di una posizione rispecchia il suo valore di mercato. nessuna delle risposte. il valore nominale tiene in considerazione le condizioni di volatilità e di correlazione dei prezzi/tassi di mercato. Il Value at Risk (VaR) consente di rispondere alla seguente domanda: “qual è la perdita massima che potrebbe essere subita tale che vi sia una probabilità molto bassa che la perdita effettiva risulta superiore a tale importo?”. nessuna delle risposte. “qual è la perdita minima che potrebbe essere subita entro un determinato orizzonte temporale, tale che vi sia una probabilità molto bassa che la perdita effettiva risulta superiore a tale importo?”. “qual è la perdita massima che potrebbe essere subita entro un determinato orizzonte temporale, tale che vi sia una probabilità molto bassa che la perdita effettiva risulta superiore a tale importo?”. Indicare quali delle seguenti affermazioni è corretta: Il VaR confronta le diverse alternative di impiego del capitale di rischio di un’istituzione finanziaria. Tutte e tre le risposte. Il VaR consente di “prezzare” in modo corretto le singole posizioni sulla base del relativo grado di rischio. Il VaR valuta la redditività del capitale allocato. La definizione corretta di Value at Risk (VaR) è: Il VaR indica la massima perdita potenziale che un portafoglio può subire. Il VaR indica la massima perdita potenziale che un portafoglio può subire mantenendo inalterato il portafoglio per un certo periodo di tempo. Il VaR stima la perdita massima probabile che un portafoglio può subire mantenendo inalterato il portafoglio per un certo periodo di tempo dato un certo livello di confidenza. Nessuna delle risposte. L’approccio varianze-covarianze: ipotizza che le possibili variazioni nei valori di tutti i fattori di mercato seguano una distribuzione anormale. riassume in una matrice di varianza e covarianza tutte le informazione sui possibili valori futuri dei fattori di mercato e sulle loro correlazioni. è una misura basata solo sull’orizzonte temporale. calcola il VaR analizzando l’intera distribuzione delle perdite future e individuandone il valore massimo. Il Value at Risk (VaR) è una misura: tutte e tre le risposte. facilmente comprensibile. utilizzabile per qualunque posizione. sintetica. Il Value at Risk (VaR): non dipende dal livello di confidenza. assume valori diversi in corrispondenza di uguali livelli di confidenza. assume valori diversi in corrispondenza di diversi livelli di confidenza. assume valori uguali in corrispondenza di diversi livelli di confidenza. La metodologia di misurazione che calcola il VaR come un multiplo della devianza standard delle perdite future si definisce: approccio varianze-covarianze. non esiste una metodologia del genere. approccio basato su tecniche di simulazione. full-valuation. Il rischio connesso al mutamento del merito creditizio del debitore che si riflette sui tassi d’interesse applicati, viene definito: rischio di recupero. rischio di spread. rischio di migrazione. rischio d’insolvenza. Il rischio di spread: è connesso a eventi di natura politica o legislativa. è espresso in termini di perdita pari al prodotto tra l’esposizione effettiva e il tasso di perdita. riguarda i tempi e/o il valore di realizzo delle garanzie in caso di insolvenza. è connesso al premio per il rischio. Il rischio espresso in termini di perdita pari al prodotto tra l’esposizione effettiva e il tasso di perdita si definisci: rischio di migrazione. rischio di insolvenza della controparte. rischio di spread. rischio paese. La perdita attesa: costituisce la perdita associata a una posizione creditizia in funzione della probabilità di default assegnata e del tasso di recupero in caso di default. tutte e tre le risposte. è determinata ex ante e incorporata nel tasso d’interesse praticato. rappresenta il valore medio stimato della distribuzione delle possibili perdite associate a ogni operazione di finanziamento. Il rischio di credito riguarda: sia il mancato pagamento degli interessi che la mancata restituzione del capitale. solo il mancato pagamento degli interessi. nessuna delle risposte. solo la mancata restituzione del capitale proprio. Nel caso di compravendita a termine: il rischio di regolamento produce effetti negativi sulle condizioni di prezzo. il rischio di regolamento può diventare rischio di credito. nessuna delle risposte. il rischio di regolamento è maggiore in quanto il danno è riconducibile alla necessità di trovare sul mercato, all’ultimo istante, una controparte in grado di eseguire la transazione. Per fissare l’impatto e le possibili conseguenze del rischio di regolamento vanno congiuntamente considerate: non ci sono condizioni da considerare per determinare l’impatto e le conseguenze del rischio di regolamento. la contestualità delle prestazioni e la scadenza dell’esecuzione del contratto. la scadenza e l’esecuzione del contratto. le operazioni a pronte e le operazioni a termine. Il rischio di credito: riguarda il trading book. è di pertinenza dell’attività di finanziamento svolta dall’intermediario attraverso la concessione di fidi o la sottoscrizione di titoli. rappresenta il rischio di insolvenza della controparte contrattuale obbligata a consegnare una certa somma di denaro in contropartita di determinati strumenti finanziari. nessuna delle risposte. I rischi di regolamento: riguardano il trading book. nessuna delle risposte. sono legati al banking book. sono di pertinenza dell’attività di finanziamento svolta dall’intermediario attraverso la concessione di fidi o la sottoscrizione di titoli. I rischi di controparte: sono distinti in rischi di regolamento e rischi di credito. derivano dalla possibilità che alcuni clienti risultino parzialmente inadempienti entro un determinato intervallo temporale. riguardano tutte le operazioni attive che un intermediario pone in essere con la propria clientela. tutte e tre le risposte. Nell’ambito dei portafogli, la perdita inattesa: viene completamente eliminata attraverso una politica di diversificazione. può essere ridotta attraverso una buona politica di diversificazione. nessuna delle risposte. non può essere ridotta attraverso una politica di diversificazione. In quali delle operazioni menzionate può risultare più difficile determinare l’ammontare dell’EAD: un deposito. un mutuo. un’apertura di credito in conto corrente. nessuna delle risposte. La perdita attesa si ottiene attraverso la seguente formula: EL = EAD x PD x LGD. EL = PD x LGD. EL = EAD + PD + LGD. EL = EAD / PD x LGD. La Loss Given Dafault (LGD) è: il complemento a 1 dell’ammontare effettivamente recuperabile dell’esposizione al momento del default. la perdita in caso di default. la percentuale dell’esposizione che la banca prevede di non riuscire a recuperare. tutte e tre le risposte. Quando la perdita attesa si manifesta significa che: il prestatore consegue un rendimento inferiore a quello che si era prefissato. il prestatore consegue il rendimento netto che si era originariamente prefissato. nessuna delle risposte. il prestatore si trova a non recuperare parte del rendimento. Indicare quali delle seguenti affermazioni non è corretta: il Recovery Rate è il tasso di recupero. il Recovery Rate è il complemento a 1 dell’ammontare effettivamente recuperabile dell’esposizione al momento del default. il Recovery Rate è il complemento a 1 del tasso di perdita in caso di default (LGD). il Recovery Rate è l’ammontare effettivamente recuperabile dell’esposizione al momento del default. L’ammontare dell’esposizione al momento del fallimento (EAD) è: la percentuale dell’esposizione che la banca prevede di non riuscire a recuperare. nessuna delle risposte. il rischio che la perdita si dimostri, a posteriori, superiore a quella inizialmente stimata. il valore atteso dell’esposizione in caso di insolvenza. La perdita attesa: viene stimata ex post dal prestatore e quindi non viene caricata in termini di spread sul tasso applicato sul prestito. nessuna delle risposte. rappresenta il vero rischio di un’esposizione creditizia. non rappresenta il vero rischio di un’esposizione creditizia. Per inadempienza oggettiva si intende: l’incapacità di adempiere che può risultare però non eccessivamente grave. nessuna delle risposte. l’incapacità di adempiere alle obbligazioni a seguito della quale la banca giudica improbabile, senza il ricorso a particolari azioni, che l’obbligato adempia in toto alle sue obbligazioni verso il gruppo bancario. la situazione in cui l’obbligato è in mora da oltre 90 giorni su un’obbligazione rilevante verso il gruppo bancario. Indicare quale delle seguenti affermazioni non è corretta: la perdita inattesa di un portafoglio è pari alla somma delle perdite attese degli impieghi che lo compongono. la perdita attesa di un portafoglio è semplicemente pari alla somma delle perdite attese degli impieghi che lo compongono, indipendentemente dalla natura di tali impieghi. la perdita inattesa di un portafoglio è la variabilità rispetto al valore medio. la perdita inattesa di un portafoglio risulta tanto minore quanto minore è il grado di correlazione tra i singoli impieghi che compongono il portafoglio. Indicare tra le seguenti variabili quella che non viene utilizzata nel modello dello Z-score di Altman: utili distribuiti/totale attivo. capitale circolante/totale attivo. fatturato/totale attivo. utili non distribuiti/totale attivo. Gli score assegnati al gruppo delle imprese sane e gli score assegnati al gruppo delle imprese insolventi devono essere tali da: nessuna delle risposte. massimizzare la varianza degli score all’interno di ciascuno dei due gruppi. massimizzare la distanza tra le medie degli score dei due gruppi. minimizzare la distanza tra le medie degli score dei due gruppi. Nell'analisi discriminante lineare: tutte e tre le risposte. i coefficienti di correlazione minimizzano la differenza complessiva tra i due gruppi di imprese. lo score si costruisce come combinazione lineare delle variabili indipendenti. i coefficienti di discriminazione massimizzino la differenza tra le imprese dello stesso gruppo. I modelli si scoring: possono essere suddivisi in tre categorie. utilizzano come input i principali indici economico-finanziari di un’impresa. tutte e tre le risposte. sono i più diffusi per la previsione dell’insolvenza di un’impresa. L'analisi discriminante lineare è: nessuna delle risposte. un modello empirico di tipo induttivo. un modello di scoring. un modello di regressione. Ciò che distingue l'analisi discriminante lineare dalle reti neurali e dagli algoritmi genetici riguarda: nessuna delle risposte. l'appartenenza o meno ai modelli di scoring (solo l'analisi discriminante lineare rientra in questa categoria). la capacità complessiva di assumere il rischio. il tipo di approccio utilizzato per spiegare le cause dell’insolvenza. Nell'ambito dell'analisi discriminante lineare, il cut off point è: nessuna delle risposte. la combinazione lineare delle variabili indipendenti. la soglia la disotto della quale un'impresa non è rischiosa. la soglia al disotto della quale un’impresa viene considerata insolvente. Lo Z-score individuato da Altman è: tutte e tre le risposte. funzione di cinque variabili. il più noto score discriminante applicato al rischio di credito. uno studio eseguito utilizzando i dati di bilancio. Nell'ambito dello Z-score di Altman, maggiore è il valore dello z di un’impresa: maggiore è la sua probabilità di insolvenza. nessuna delle risposte. minore è la sua probabilità di insolvenza. peggiore è la qualità creditizia dell'impresa. Indicare quale tra i seguenti approcci può essere definito un approccio puramente empirico di tipo induttivo: modello di regressione. modello logit. modello probit. algoritmi genetici. Nel metodo stepwise: le variabili sono selezionate con un ragionamento teorico. i coefficienti discriminanti vengono stimati congiuntamente. il modello è costruito in modo aprioristico. le variabili vengono selezionate sulla base della capacità discriminante dimostrata sui dati del campione di stima. Nel metodo stepwise, la selezione delle variabili che avviene partendo da un’unica variabile a cui si aggiungono quelle con maggior potere discriminante, si definisce: nessuna delle risposte. forward selection. stepwise selection ibride. backward elimination. Un errore del primo tipo produce una perdita: sotto forma di commissioni e margine d’interesse. corrispondente agli interessi e al capitale perduto in seguito all’insolvenza dell’impresa erroneamente classificata come sana. nessuna delle risposte. corrispondente al mancato guadagno. Il rapporto tra la somma delle devianze degli score all’interno dei due gruppi di imprese sane e anomale e la devianza totale del campione si definisce: calibrazione del cut-off point. errore del secondo tipo. errore del primo tipo. lambda di Wilks. I modelli che tentano di riprodurre il meccanismo di apprendimento che caratterizza la conoscenza e la memoria umana si definiscono: reti neurali. algoritmi genetici. nessuna delle risposte. modelli di scoring. Indicare tra i seguenti un limite dei modelli di scoring: esistono pochi gradi di insolvenza. nessuna delle risposte. i campioni di stima possono essere “sbilanciati” ed includere una percentuale di imprese insolventi troppo elevata. trascurano numerosi fattori quantitativi. Nei modelli di natura induttivi si parte dall’ipotesi che: molte imprese anomale presentano valori di un certo indice sempre superiori a una soglia di riferimento k. le variabili indipendenti sono direttamente proporzionali alla probabilità di insolvenza. nessuna delle risposte. le variabili dipendenti sono direttamente proporzionali alla probabilità di insolvenza. La Loss Given Default (LGD) costituisce: l’esposizione creditizia di una banca. la perdita inattesa. il tasso di recupero. il tasso di perdita sperimentato da una banca. L’approccio per la misurazione della LGD che utilizza i prezzi delle esposizioni per calcolare il tasso di recupero si chiama: Workout LGD. nessuna delle risposte. Loss Given Default Rate. Market LGD. La Loss Given Default (LGD) si determina con la seguente formula: 1 - RR. EAD x LGD. 1 + RR. 1 - PD. Indicare quale tra i seguenti NON costituisce uno dei fattori che influenzano la LGD: il Paese in cui opera il debitore. la presenza di garanzie reali. il grado di priorità dell’esposizione. il grado di solvibilità della banca. I rating attribuiti dalle agenzie di rating agli emittenti di obbligazioni si definiscono: quantitativi. interni. esterni. qualitativi. I sistemi di rating sono metodologie di: natura più qualitativa. nessuna delle risposte. tipo matematico-statistico. natura più quantitativa. Il rating di emissione valuta: la probabilità d’insolvenza. la Loss Given Default. congiuntamente la probabilità di default e la Loss Given Default. il tasso di recupero. Nell’analisi del rischio finanziario si: studiano le future strategie gestionali e di sviluppo. utilizzano i dati di bilancio. valuta la posizione competitiva all’interno del settore. esamina il contesto economico e di mercato dell'emittente. Indicare quale delle seguenti affermazioni NON è corretta: Le agenzie di rating non assegnano esplicitamente una PD. Le agenzie di rating traggono parte dei propri ricavi anche dalle attività di formazione fornite a banche e intermediari per lo sviluppo di processi interni di rating. Le agenzie di rating assegnano esplicitamente una PD. Le agenzie di rating classificano gli emittenti in classi. Un sistema di rating granulare: aiuta a evitare la concentrazione dei debitori in una o poche classi. significa che il numero delle classi in cui sono divisi i debitori è elevato. tutte e tre le risposte. consente un pricing dei prestiti più accurato. L’approccio nel quale il tasso di insolvenza passato delle diverse classi di rating é utilizzato come stima della PD futura dei debitori assegnati alle differenti classi si definisce: del through the cycle. statistico. del mapping. attuariale. Indicare quale dei seguenti rischi può essere classificato come rischio interno: Rischio di credito. Rischio operativo. Rischio di mercato. Rischio di cambio. I rischi legati alla perdita di reputazione sul mercato possono essere considerati dei rischi interni. Non sempre, devono esserci delle indicazioni di legge precise. Non esistono rischi del genere. Falso. Vero. Indicare quali dei seguenti casi rientrano nella categoria dei rischi operativi: comportamenti scorretti o non pienamente trasparenti nei confronti della clientela. comportamenti erronei o dolosi dei dipendenti. adozione di strategie di business dannose per l’immagine esterna. rilevanti cambiamenti nei volumi di attività causati da significativi cambiamenti nei gusti della clientela. Il rischio strategico puro: concerne i possibili effetti derivanti da momenti di forte cambiamento aziendale. scaturisce da un deficit di fiducia fra l’istituzione finanziaria e i soggetti che vi si relazionano. riguarda variazioni indotte, sui risultati aziendali, da rilevanti cambiamenti nei volumi di attività. considera gli effetti negativi (perdite inattese) prodotti sui risultati economici di un intermediario. Gli eventi associabili a rischi operativi possono essere classificati secondo: la frequenza del loro accadimento. tutte e tre le risposte. la gravità delle conseguenze. l’onerosità delle conseguenze. Il rischio operativo è un rischio: di mercato. puro. speculativo. sistemico. Nell’ambito del rischio operativo, il Comitato di Basilea include: il rischio strategico e di reputazione. nessuna delle risposte. solo il rischio strategico. il rischio legale, ma non quello strategico e di reputazione. Indicare qual è la sequenza corretta delle fasi di misurazione del rischio operativo: mapping delle possibili fonti di rischio e dei relativi eventi; stima della probability of event; stima della severity; stima della perdita attesa. mapping delle possibili fonti di rischio e dei relativi eventi; stima della severity; stima della perdita attesa; stima della probability of event. stima della severity; mapping delle possibili fonti di rischio e dei relativi eventi; stima della probability of event; stima della perdita attesa. mapping delle possibili fonti di rischio e dei relativi eventi; stima della severity; stima della probability of event; stima della perdita attesa. Il database delle perdite operative dovrebbe includere dati: sul proprietario delle perdite. tutte e tre le risposte. sulla tipologia di esborso. sulla data d’inizio e di fine del fenomeno che ha causato la perdita. La perdita inattesa del rischio operativo può essere determinata: separatamente per ogni unità di business. in modo aggregato per l’intera banca. tutte e tre le risposte. separatamente per ogni fattore di rischio. Nell’ambito della gestione del rischio operativo, l’opzione “Insure”: si associa solitamente agli eventi di rischio a basso impatto. tutte e tre le risposte. prevede il trasferimento del rischio a imprese di assicurazione. può generare problemi di adverse selection. Nell’ambito della gestione del rischio operativo, una volta identificata e quantificata una certa area di rischio, l’alternativa “Hedge” significa che: il rischio viene coperto attraverso polizze assicurative. il rischio viene ignorato. il rischio viene coperto con investimenti in risorse umane. il rischio viene conservato dalla banca. Nell’ambito della gestione del rischio operativo, una volta identificata e quantificata una certa area di rischio, l’alternativa “Keep” significa che: il rischio viene ignorato. il rischio viene “coperto” con investimenti in risorse umane. il rischio viene coperto attraverso polizze assicurative. il rischio viene “conservato” dalla banca. L'Economic Value Added (EVA): non è in grado di fornire indicazioni adeguate a guidare l'operato gestionale del management al fine di creare valore. è pari al risultato operativo della gestione meno il costo di tutte le forme di finanziamento dell'impresa, incluso il costo dei mezzi propri forniti dai soci/azionisti non considerato dalla contabilità convenzionale. nessuna delle risposte. è una misura di performance convenzionale come il ROE o l'utile per azione. La finalità dell'introduzione di procedure gestionali guidate da Economic Value Added è di: perseguire l'obietivo della massimizzazione del profitto. tutte e tre le risposte. avere manager e collaboratori motivati e capaci di perseguire l'obiettivo della creazione del valore nel lungo periodo. guidare le scelte gestionali. Il metodo basato sul Capital Asset Pricing Model (CAPM): considera il valore attribuito da un azionista alle azioni della banca come funzione di due fattori. suddivide il rischio in rischio diversificabile e rischio sistematico. si basa sul rapporto prezzo/utile (price/earnings, p/e) delle azioni della banca. tutte e tre le risposte. Il dividend valuation model: si basa sul rapporto prezzo/utile (price/earnings, p/e) delle azioni della banca. considera come noti i dividendi che la banca prevede di incassare e il rendimento corretto per il rischio giudicato equo. considera come noti i dividendi che la banca prevede di incassare ma non il rendimento corretto per il rischio. nessuna delle risposte. Si indichi tra quelle seguenti la formula corretta di calcolo dell'Economic Value Added: EVA = NOPAT + capitale investito x WACC. EVA = NOPAT + capitale investito / WACC. EVA = NOPAT - capitale investito / WACC. EVA = NOPAT - capitale investito x WACC. Nel caso di un rischio di credito su un prestito a un'impresa, l'unico modo di ridurre il rischio è: modificare le caratteristiche dell'investimento. mantenere inalterate le caratteristiche dell'investimento. eliminare il prestito. nessuna delle risposte. L'indipendenza tra l'attività di risk managment e quella di capital budgeting si realizza: solo nell'ipotesi di mercati non perfetti. sempre. solo nell'ipotesi di mercati finanziari privi di attriti. quando il prezzo del rischio dipende dalla natura del portafoglio di progetti in essere presso la singola impresa. Nel processo di calcolo dell'Economic Value Added: lo stato patrimoniale è la fonte per la derivazione del NOPAT. il conto economico è la fonte per la derivazione del NOPAT. il conto economico è la fonte per la derivazione del WACC. il conto economico è fonte per la derivazione del capitale investito. Nell'ambito dell'Economic Value Added, le rettifiche apportate sia ai dati reddituali che a quelli patrimoniali: possono essere introdotte a scelta. nessuna delle risposte. possono essere sia rettifiche di base che rettifiche introdotte a scelta. possono essere rettifiche di base necessarie per la correttezza del calcolo. Nell'ambito dell'Economic Value Added, il Net Operating Profit After Taxes (NOPAT) rappresenta: tutte e tre le risposte. il profitto generato dalle attività caratteristiche dell'impresa. l'incremento di ricchezza degli azionisti. la somma del costo percentuale di ogni forma di finanziamento. In base all'attività sottostante, gli strumenti derivati possono essere chiamati: future. financial derivatives. contratti a termine. swap. Nell'ambito dei catastrophe bond gli investitori: ottengono un rendimento che è correlato a quello di altri titoli. nessuna delle risposte. ottengono un rendimento più elevato rispetto ad altri titoli. non pagano in tutto o in parte il capitale. I catastrophe bond sono delle obbligazioni che: nessuna delle risposte. permettono il trasferimento del rischio dall'investitore all'assicuratore. consentono il trasferimento del rischio dall'assicuratore agli investitori. concedono un rendimento più basso agli investitori rispetto ad altri titoli. Nell'ambito della copertura dei rischi attraverso le assicurazioni, il moral hazard è: l'attività necessaria per attirare solo i clienti meno desiderabili. nessuna delle risposte. la situazione in cui una politica di prezzo porta a gestire gli eventuali risarcimenti. il rischio che l'esistenza di un contratto cambi il comportamento di una o entrambe le parti. Nell'ambito della copertura dei rischi attraverso le assicurazioni, la selezione avversa è: l'attività necessaria per predisporre l'assicurazione e per gestire gli eventuali risarcimenti. nessuna delle risposte. la situazione in cui una politica di prezzo porta ad attirare solo i clienti meno desiderabili. il rischio che l'esistenza di un contratto cambi il comportamento di una o entrambe le parti. Gli strumenti derivati : richiedono un investimento netto iniziale particolarmente elevato. nessuna delle risposte. sono contratti il cui valore dipende dall'andamento di un'attività sottostante. sono contratti che possono avere come attività sottostante solo i titoli azionari, i tassi di interesse e di cambio. Il Plain vanilla swap: è la forma più conosciuta di Interest rate swap. prevede che una parte effettui pagamenti a tasso variabile e riceva pagamenti a tasso fisso per tutta la durata del contratto. è uno strumento derivato. tutte e tre le risposte. Gli strumenti derivati che consentono di scambiarsi due somme di denaro calcolate applicando diversi parametri su uno stesso capitale nozionale si definiscono: swap. future. opzioni. contratti a termine. Nei contratti a termine: l'acquirente e il venditore si coprono dal rischio di credito. si acquisisce la facoltà di acquistare o di vendere una specifica attività a una data prestabilita a un prezzo prefissato. si possono assumere posizioni lunghe o posizioni corte. l'acquirente e il venditore effettuano l'operazione per motivi non speculativi. Le opzioni sono: una particolare tipologia di contratti swap che consentono l'acquisto a termine di un'attività sottostante. nessuna delle risposte. una particolare tipologia di compravendita a termine in virtù della quale una parte si riserva la facoltà di eseguire o meno un acquisto o una vendita a termine, in cambio del pagamento di un premio alla controparte. contratti che prevedono un accordo tra due parti per la consegna di una determinata quantità di una attività sottostante a un prezzo e a una data prestabiliti. Il margine iniziale è: una garanzia nei contratti future. una garanzia negli swap. una garanzia nelle opzioni. una garanzia nei contratti a termine. L'Interest rate futures rientra nella categoria dei: Financial futures. Commodities futures. Swap. Opzioni. Nel caso dell'opzione call: La perdita massima per l'acquirente è illimitata, mentre il profitto è delimitato dall'importo del premio pagato. La perdita massima per l'acquirente è delimitata dall'importo del premio pagato, mentre il profitto è illimitato. La perdita massima e il profitto per il venditore sono delimitati dall'importo del premio pagato. La perdita massima per il venditore è delimitata dall'importo del premio pagato, mentre il profitto è illimitato. Nelle opzioni, la posizione out of-the money identifica: la convenineza all'esercizio dell'opzione. la non convenienza all'esercizio dell'opzione. l'indifferenza all'esercizio dell'opzione. nessuna delle risposte. Il contratto mediante il quale una parte acquista il diritto, ma non l'obbligo, di concludere un successivo acquisto per una quantità determinata di una data attività a un prezzo prefissato si chiama: opzione put. strike price. swap. opzione call. La Clering house: è una società per azioni posseduta prevalentemente dagli stessi intermediari che partecipano al mercato delle opzioni. assicura la compensazione e il buon fine dei contratti swap. nessuna delle risposte. si interpone in ogni scambio sui future e garantisce il buon fine dei contratti. Rispetto ai contratti a termine, i future: nessuna delle risposte. sono standardizzati. sono negoziati in mercati over the counter. non sono standardizzati. I contratti futures sono: contratti negoziati in mercati over the counter. contratti a termine che prevedono un accordo tra due parti per la consegna di una determinata quantità di una attività sottostante a un prezzo e a una data prestabiliti. società per azioni posseduta prevalentemente da intermediari finanziari. tutte e tre le risposte. La Clering house garantisce la compensazione e il buon fine dei contratti in quanto: al momento dell'apertura di qualunque posizione ciascun intermediario deve versare il cosiddetto margine iniziale. provvederà a calcolare e liquidare con cadenza giornaliera il margine di variazione dei prezzi. tutte e tre le risposte. accetta di divenire controparte negoziale solo nei confronti degli intermediari membri della Cassa stessa. |





