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[LIN-LET-LAT] (3di9) LM-39 LINGUA E LETTERATURA LATINA

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[LIN-LET-LAT] (3di9) LM-39 LINGUA E LETTERATURA LATINA

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[LIN-LET-LAT] (3di9) LM-39 LINGUA E LETTERATURA LATINA

Author:
AVATAR

Creation Date:
01/03/2023

Category:
Open University

Number of questions: 50
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In latino, non ha il significato di 'uccidere' il verbo: necare deligere obtruncare interficere.
Varrone ('de lingua Latina 6,67) accosta i verbi 'fremere', 'gemere', 'clamare', 'crepare' in quanto essi: sono sinonimi hanno la stessa etimologia sono verbi onomatopeici sono verbi con omoteleuto.
Stando a Varro, 'de lingua Latina' 6,68 ('Vicina horum quiritare, iubilare'), 'quiritare' significa: gridare di gioia lamentarsi strillare crepitare.
Non ha la stessa radice degli altri verbi indicati: 'capio' 'concipio' 'recupero' 'recapito'.
Stando a Varro, 'de lingua Latina' 6,69 ('Spondere est dicere spondeo, a sponte: nam id valet et a voluntate. [...] ab eadem sponte, a qua dictum spondere, declinatum spondit et respondet et desponsor et sponsa, item sic alia. spondet enim qui dicit a sua sponte spondeo;', è vero che: 'sponte' deriva da 'spondeo' 'despondeo' è l'opposto di 'respondeo' colui che ha promesso è il garante 'sponte' non ha lo stesso valore di 'a voluntate'.
In Varro, 'de lingua Latina 6,71' ('Qui spoponderat filiam, despondisse dicebant, quod de sponte eius, id est de voluntate, exierat'), 'despondisse': è un infinito prefetto e significa 'che l'aveva abbattuta' è un infinito prefetto e significa 'che l'aveva promessa allontanandola da sé' è un congiuntivo piuccheperfetto sincopato e significa 'che l'aveva data in sposa' è un congiuntivo piuccheperfetto e significa 'allontanare dalla casa del marito'.
Con 'sponsio' si indica: lo sposo il giorno delle nozze il contratto matrimoniale il deposito a garanzia .
Il verbo 'video' deriva da: 'vis' 'invideo' 'vigilo' un'antica radice indoeuropea.
In relazione a Varro, 'de lingua Latina' 6,81 ('Cerno idem valet: itaque pro video ait Ennius: 'lumen iubarne in caelo cerno?' Canius: 'sensumque inesse et motum in membris cerno.' dictum cerno a cereo, id est a creando; dictum ab eo quod cum quid creatum est, tunc denique videtur'), non e vero che: 'cerne' viene da 'cereo' 'creo' viene da 'cerno' quando qualche cosa e creata allora infine si vede Ennio lo usa ('cerno') al posto di 'video'.
'Despicio' significa: guardo dall'alto in basso guardo indietro mi guardo le spalle guardo con sospetto.
Il 'grammaticus' Servio fu attivo nel: I sec. a.C. III sec. d.C. IV sec. d.C. VI sec. d.C.
Stando a cio che afferma Servius, ad Vergilii Aeneidem 1,1-7('sciendum praeterea est quod, sicut nunc dicturi thema proponimus, ita veteres incipiebant carmen a titulo carminis sui, ut puta Arma virumque cano, Lucanus bella per Emathios, Statius Fraternas acies alternaque regna profanis') non e vero che: sul punto di incominciare a parlare noi esponiamo in anticipo l'argomento gli antichi incominciavano il loro poema dal titolo le opere antiche non avevano un titolo l'incipit dell'opera di Lucano e 'bella per Emathios'.
In Servius, ad Vergilii Aeneidem 1,1 ('ARMA [...]omnes tamen inania sentire manifestum est, cum eum constet aliunde sumpsisse principium sicut in praemissa narratione monstratum est'), 'constet' e: congiuntivo presente attivo indicativo presente attivo indicativo futuro attivo perfetto indicativo attivo.
In Servius, ad Vergilii Aeneidem 1,1 ('ARMA [...]omnes tamen inania sentire manifestum est, cum eum constet aliunde sumpsisse principium sicut in praemissa narratione monstratum est'), 'sumpsisse' e: congiuntivo piuccheperfetto attivo avverbio infinito perfetto superlativo di un avverbio.
Stando a Servius ad Vergilii Aen. 1,1 ('Et est tropus metonymia. nam arma quibus in bello utimur pro 'bello' posuit, sicut toga qua in pace utimur pro 'pace' ponitur, ut Cicero 'cedant arma togae', id est 'bellum paci''), il verbo 'utor' si costruisce con: dativo accusativo pro + ablativo ablativo.
Laddove Virgilio ricorre ad 'arma' in luogo di 'bellum', il poeta ricorre alla figura retorica: della sineddoche della metonimia della similitudine della prosopopea.
In Servius ad Vergilii, Aen. 1,1 ('Arma virvmqve figura usitata est ut non eo ordine respondeamus quo proposuimus; nam prius de erroribus Aeneae dicit, post de bello. hac autem figura etiam in prosa utimur. sic Cicero in Verrinis 'nam sine ullo sumptu nostro coriis, tunicis frumentoque suppeditato maximos exercitus nostros vestivit, aluit, armavit'', e vero che: 'arma virumque' e una figura retorica, consistente nel fatto che trattiamo gli argomenti nello stesso ordine col quale li abbiamo proposti Virgilio parla prima della guerra poi delle traversie di Enea la figura retorica usata da Virgilio nel v. 1 dell''Eneide' e attestata anche in prosa la figura retorica usata da Virgilio nel v. 1 dell''Eneide' e opposta a quella a cui ricorre Cicerone, 'In Verrem'.
Per Serv. ad Vergilii, Aen. 1,1 ('Et est poeticum principium professivum 'arma virumque cano', invocativum 'Musa mihi causas memora', narrativum 'urbs antiqua fuit'. et professivum quattuor modis sumpsit: a duce 'arma virumque cano', ab itinere 'Troiae qui primus ab oris', a bello 'multa quoque et bello passus', a generis successu 'genus unde Latinum''), e vero che: esiste solo un tipo di proemio l'enunciato virgiliano ha preso le mosse dalla nascita del genero il proemio non puo mai enunciare subito il contenuto c'e un proemio che puo contenere l'invocazione.
Secondo Servio, il verbo 'cano', utilizzato nell''incipit' ha il valore di: elogio recito ritmicamente profetizzo ricostruisco.
In relazione alla permutazione (siamo in Aen. 1,1) e vero che essa: consiste nel modificare il valore di un sostantivo per adattarlo al contesto consiste nel modificare l'ordine dei sintagmi nella frase e quello dei morfemi nel sintagma non e in grado di realizzare un valore iconico non ha a che fare con l'ambito della retorica.
Non e sinonimo degli altri sostantivi: 'metus' 'formido' 'pavor' 'scelus'.
Secondo le 'Differentiae verborum' (e codice Vindobonensi 16, f. 68 v), 'discumbere' e proprio: degli dei degli uomini delle fiere delle piante.
A partire da 'Differentiae verborum (e codice Vindobonensi 16, f. 68 v)', 'commoneo' si usa in relazione: ai fatti che accadono davanti a noi (con il significato di 'richiamo l'attezione') ai fatti che sarebbe meglio evitare ('con il significato di 'metto in guardia' ai fatti che potranno accadere (con il significato di 'chiedo di fare attenzione') ai fatti che sono accaduti (con il significato di 'riporto la memoria').
I verbi 'moneo', 'surgo', 'precor', 'duco' sono: 'verba primigenia' verbi derivati sinonimi verbi apofonici.
Stando alle 'Differentiae verborum' (e codice Vindobonensi 16, f. 68 v), 'laetum' e: l'accusativo di un sostantivo che significa 'morte' l'accusativo di un aggettivo che significa 'felice' il nominativo di un sostantivo che significa 'morte' l'accusativo di un aggettivo che significa 'mortale'.
Tra queste, e vera l'affermazione secondo cui: 'exanimatum' si dice di uno che e morto 'contingunt' si dice quando capitano eventi sfortunati 'inanis' di dice di un uomo che e privo di tutto 'ebrium' si dice di uno che sempre si fa lungue bevute.
Se 'malum' ha la sillaba 'ma' breve indica: il male solo il malanno voluto dagli dei la vela della nave l'albero.
Se 'oblitum' viene pronunciato, tenendo conto che la sillaba 'li' e lunga, esso e: participio del verbo 'oblino' e significa 'spalmare' participio del verbo 'obliviscor' e significa 'spalmare' participio del verbo 'obliviscor' e significa 'dimenticare' participio del verbo 'oblino' e significa 'dimenticare'.
'Concĭdit' è composto di: cum+caedo cum+cedo cum+cado cum+cido.
'Occīdit' è composto di: ob+caedo ob+cedo ob+cado ob+cido.
Il perfetto indicativo attivo I persona singolare del verbo 'exurere', attestato in Verg. Aen. 1,34-41 ('Quippe vetor fatis. Pallasne exurere classem / Argivom atque ipsos potuit submergere ponto / unius ob noxam et furias Aiacis Oili?'), è: exurui exuri exussi excusui.
Stando a Serv. ad Verg. Aen. 1,41, 'noxia' indica: il castigo la tortura la vendetta la colpa.
Tenendo conto delle 'differentiae verborum' di Flavius Sosipater Charisius e vero che: il 'donum' e quello che si da agli amici 'silet' colui che non ha neppure cominciato a parlare 'tacet' colui che non ha neppure cominciato a parlare puo essere definito 'munus' la corona vallare.
E vero che: 'istum' si usa per indicare qualcosa che e lontano 'eum' si riferisce a qualcosa che non sta con noi, ma e assente 'illum' serve a indicare qualcosa che non e davanti ai nostri occhi 'hunc' serve a indicare qualcosa che sta molto lontano.
In Verg. Aen. 1,224-234, 'quid Troes potuere, quibus tot funera passiscunctus ob Italiam terrarum clauditur orbis?', 'posuere' e: perfetto indicativo attivo infinito presente infinito perfetto imeprativo attivo II persona singolare.
Stando a Serv. ad Verg. 1,224-234 ('despiciens deorsum aspiciens, sicut 'suspiciens' sursum aspiciens. notandum sane, quia si dispiciens dixerimus, diligenter inquirens significamus', 'despicio'', 'suspicio' significa che: vedo dall'alto verso il basso guardo verso l'alto guardo di qua e di la guardo attentamente.
Tra i seguenti verbi significa 'parlo con naturalezza': narro sermocinor loquor for.
Stando alle 'Differentiae Ciceronis', 'sumimus' significa che: sommiamo le cose che prendiamo teniamo cose che sono in nostro possesso accettiamo cose che ci vengono date prendiamo cose che sono poggiate.
Si usa 'ituemur' quando: guardiamo volontariamente guardiamo per un preciso motivo guardiamo internamente guardiamo vicino.
Stando alle 'Differentiae Ciceronis' proposte, e vero che: 'facinus' lo si dice anche per elogiare una buona azione 'scelus' non e il reato 'furor' e difetto che uno si porta per sempre 'insania' e un difetto a tempo.
In Verg. Aen. 5,71, 'Ore favete omnes et cingite tempora ramis', la formula 'favete ore' e: un invito a fare silenzio un invito a mantenere il ritmo del carmen un invito a favorire il racconto un invito a intonare il canto.
Come precisa Serv. Ad Verg. Aen. 5,69, 'caestus' e: un sostantivo della II declinazione e indica 'la cintua di Venere' un sostantivo della II declinazione che ha solo il singolare e indica 'il cesto' un sostantivo della 4 declinazione che ha solo il singolare e che indica gli strumenti d'offesa del pugile un sostantivo della 4 declinazione che ha anche il plurale e che indica gli strumenti d'offesa del pugile.
Mario Plozio Sacerdote fu attivo: tra I e II sec. tra II e III sec. tra III e IV sec. tra IV e V sec.
In relazione alla 'differentia' tra 'fragrare' e 'flagare' è vero che: 'flagare' non è opportuno quando si parla di incendi 'flagare' deriva da 'flatus' 'flagare' solo eccezionalmente si può utilizzare per gli odori 'fragare' è opposto al verbo 'frangere.
Non è vero che: 'tum' è un avverbio 'dolus' indica il raggiro con 'theatrum' si indicano gli spettacoli 'augurium' indica il canto degli uccelli.
Con 'probrum' si indica: una persona giusta una cosa proibita una persona negativa una cosa scandalosa.
Il sostantivo 'auspicium' è un composto di: aus+picio aves+specio aves+spicio augurium+specio.
In relazione a Verg. Aen. 1,418 ('Corripuere viam interea, qua semita monstrat') è vero che 'corripuere' è: un infinito ed equivale all'italiano 'divorare' un perfetto ed equivale all'italiano 'abbreviarono' un perfetto ed equivale all'italiano 'divorarono' un infinito ed equivale all'italiano 'percorrere'.
In Verg. Aen. 1,92-119('Extemplo Aeneae solvontur frigore membra'), 'extemplo' e: un ablativo singolare di un sostantivo un avverbio e significa 'immediatamente' un ablativo singolare di un aggettivo della prima classe un avverbio e significa 'fuori dal tempio'.
Elio Donato ha commentato: le commedie di Plauto le commedie di Plauto e di Terenzio le commedie di Terenzio le satire di Persio.
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