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Lingua e Letteratura Latina 12 cfu

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Creation Date: 05/05/2024

Category: Open University

Number of questions: 210
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1. Le Mémoires d'Hadrien prendono l'avvio da: un'epistola di Marco Aurelio ad Adriano un'epistola di Adriano a Marco Aurelio un'orazione un'episola di Adriano ad Antonino Pio .
2. Uno dei pilastri della ricerca condotta da Marguerite Yourcenar per la stesura del romanzo è: Dione Cassio Spartaco Svetonio Tacito.
3. In relazione al romanzo di Marguerite Yourcenar non è vero che: si cala nei panni di uno storico del tempo consulta fonti greche inventa i dati sulla vita del princeps elimina le fonti fantasiose .
4. Componendo il romanzo, Marguerite Yourcenar non prende in considerazione: la corrispondenza amministrativa di Adriano il romanzo storico composto da Adriano il discorso di Lambesa di Adriano le poesie di Adriano citate da autori del tempo .
5. Adriano, scrivendo a Marco Aurelio, afferma di essere affetto da: lebbra malattia respiratoria febbre quartana idropsia del cuore .
6. Il medico Ermogene consiglia all'imperatore l'uso di: amuleti piante con virtù prodigiose formule magiche salasso .
7. Nell'epistola di Adriano è realizzata una descrizione delle attività: del vir Romanus del sovrano ellenistico del dictator crudele dell'uomo colto, ma non impegnato dal punto di vista militare .
8. Adriano confessa di aver attirato le rampogne di Traiano per: il suo otium le sue mire espansionistiche la sua cultura filo-ellenistica la sua caccia al cinghiale .
9. Tra le attività menzionate da Adriano, stando ai passi del romanzo citati, non c'è: la corsa il nuoto l'equitazione la lotta .
10. Adriano denuncia 'un vizio romano', vale a dire: l'ozio il mangiar troppo l'arroganza il bere troppo .
1. Non è vero che: i testi da tradurre riflettono una società in cui la distinzione tra liberi e schiavi è fondamentale è necessario che il traduttore abbia una profonda conoscenza in materia di civiltà il traduttore non subisce una serie di estraniamenti in rapporto al testo da capire e da tradurre il traduttore deve conoscere le istituzione della società romana .
2. È vero che: non è importante prendere in considerazione gli aspetti retorici il dominio della retorica si estende anche sull''ordo verborum' il dominio della retorica non si estende sull''ordo verboum' le figure retoriche non orientavano la comprensione del messaggio .
3. Il corretto paradigma di 'legere' è: lĕgo, lēgis, legi, lectum, lĕgĕre lēgo, lēgis, legi, lectum, lēgēre lēgo, lēgis, legi, lectum, lĕgĕre lĕgo, lĕgis, legi, lectum, lĕgĕre .
4. L'opera di Varrone si colloca nel: I sec. a.C. I sec. d.C. II sec. d.C. II sec. a.C. .
5. Per Varrone, non deriva dal verbo 'legere': 'ligna' 'legatus' 'legumen' 'licentia' .
6. Nella voce del "Dictionnaire etimologique de la langue latine" di Ernout e Meillet è chiarito che: 'lego' (leggere) è diventato un verbo dipendente da 'lego' (scegliere) 'lego' (leggere) è diventato un verbo indipendente da 'lego' (scegliere) nelle lingue romanze è persistito il significato di "scegliere" 'relego' significa "leggere fino alla fine" .
7. Macrobio fu attivo: tra II e III sec. tra III e IV sec. tra IV e V sec. tra V e VI sec. .
8. È falso che Macrobio: riflette sulla tecnica compositiva di Virgilio dimostra che Didone è già nella produzione ellenistica dimostra l'enorme ascendente che Virgilio ha avuto nella storia della cultura e dell'arte rappresenta ai lettori le possibili letture che hanno spinto Virgilio a fingere il personaggio di Didone .
9. Il vocabolo tecnico che designa l'operazione compiuta da Virgilio, che attinge al repertorio ellenistico per la 'fabula' di Didone, è: 'formare' 'transferre' 'uti' 'celebrare' .
10. Il commento di Servio ad Verg. Aen. 6,34 conferma che: 'perlegere' è usato solo per indicare l'atto di 'leggere' un testo 'perlegerent' equivale a 'perspectarent' 'perlegere' è usato solo per indicare l'atto di 'leggere' un'opera d'arte 'perlegere' è usato con il significato di "raccogliere" un'opera d'arte .
1. Per gli Stoici, l'etimologia: è il significato stabilito dai filosofi non è il significato 'vero' di una parola è l'espressione naturale del pensiero non coincide con la perfetta corrispondenza fra significante e significato .
2. Fra questi, appartiene alla scuola grammaticale di Pergamo: Zenodoto Aristarco Lucilio Cratete di Mallo .
3. A Roma, tra i poeti che si occuparono di questioni grammaticali, c'è: Plauto Pacuvio Aristofane di Bisanzio Accio .
4. Varrone fece ricorso all'autorità di Elio Stilone per: approfondire l'anomalia conoscere la differenza tra anomalia e analogia per conoscere la dottrina epicura in materia di etimologia la delucidazione di antichi carmi latini .
5. Secondo Varrone, è vero che: la ricerca condotta sui testi antichi è più fruttuosa dal punto di vista pratico la ricerca condotta sul linguaggio corrente consente di conoscere l'origine prima delle parole non è possibile dare l'etimologia di tutte le parole analizzando i testi antichi, è possibile dare l'etimologia di tutte le parole .
6. Elio Stilone fu maestro di Varrone e di: Cicerone Cratete di Mallo Aristarco Lucilio .
7. È vero che: il fine che Varrone prefigge alla propria indagine etimologica è uguale a quello stoico per Varrone, il recupero dell'origine di una parola ha solo un valore euristico Varrone è interessato esclusivamente all'indagine semantica Varrone mira ad acquisire consapevolezza del retto valore di un termine, non solo dal punto di vista sincronico .
8. In Varrone, 'de lingua Latina' 6,86 ('nunc primum ponam de censoriis tabulis'), 'ponam' è: indicativo futuro attivo I persona singolare congiuntivo presente attivo I persona singolare accusativo di un sostantivo della prima declinazione indicativo piuccheperfetto attivo I persona singolare .
9. L''anquisitio' è: il procedimento successivo alla 'quaestio' un sinonimo di 'quaestio' il procedimento che precede la 'provocatio' il procedimento che precede la 'quaestio' .
10. In questo testo di Varrone, 'de lingua Latina' 6,89 ('Quare hi[n]c accenso, illic praeconi dicit, haec est causa: in aliquot rebus item ut praeco accensus acci[pi]ebat, a quo accensus quoque dictus. accensum solitum ciere Boeotia ostendit, quam comoediam Aquilii esse dicunt, hoc versu'), 'acciebat' equivale all'italiano: chiamare provocare comandare acciuffare .
1. La concezione dell'origine del linguaggio espressa da Varrone rispecchia le dottrine: epicuree pitagoriche stoiche platoniche.
2. Il lessicografo Paolo Festo mette in correlazione il termine mundus con: il verbo 'movere' l'aggettivo 'mundus' il sostantivo 'munditia' con l'avverbio 'modo' .
3. A detta di Macrobio, 'Saturnalia' 1,13,3 , il mattino è chiamato 'mane': perché coincide con il momento in cui le belve immani si svegliano perché l'inizio della luce emerge dai Mani perché ha la sua radice nel sostantivo 'manus' perché i Mani sono malvagi .
4. Varrone, nel 'de lingua Latina' 6,5 afferma che 'crepusculum' significa: 'dubbio' 'giorno' 'metà del giorno' 'certo' .
5. Secondo Varrone, 'de lingua Latina' 6,6, 'nox' deriva da: 'noceo' 'nosco' 'notus' 'nascor' .
6. In Varrone, 'de lingua Latina' 6,7, è citato un verso di Plauto, che definisce il periodo più buio della notte, ossia il tempo del silenzio: 'iubar' 'vesperugo' 'concubium' 'conticinium' .
7. L'attributo 'intempesta', in relazione a 'nox', significa: 'ventosa' 'silenziosa' 'paurosa' 'fonda' .
8. La 'bruma' è: il solstizio d'estate l'equinozio di primavera l'equinozio d'autunno il solstizio d'inverno .
9. Secondo Mauro Servio Onorato ad Verg. Aen. 1,269, 'annus' è imparentato con: 'anulus' 'anus' (femminile) 'ambire' 'circumire' .
10. Ateio Capitone, che, stando a Varrone, 'de lingua Latina' 1,14,5, ritiene che il nome 'anno' derivi dal giro del tempo, è: commediografo giurista 'grammaticus' filosofo stoico .
1. Secondo Varrone, 'de lingua Latina' 6,9, il sostantivo 'hiems' potrebbe derivare da: 'hibernacula' 'hibernum' 'hiatus' 'hibernalis' .
2. Nel brano di Varrone, 'de lingua Latina' 6,10 ('quartum autumnus, ab augendis hominum opibus dictus frugibusque coactis, quasi auctumnus'), 'augendis' è: gerundio di 'augeo' gerundivo di 'ago' gerundivo di 'augeo' gerundio di 'ago' .
3. Il 'lustrum', per Varrone, 'de lingua Latina' 6,11, è chiamato così dal: verbo 'luere' sostantivo 'lux' verbo 'salvare' verbo 'lustrare' .
4. Stando a Varrone, 'de lingua Latina' 6,10 ('Ab sole, sic mensis a lunae motu dictus, dum ab sole profecta rursus redit ad eum') è vero che: il mese è così chiamato dal movimento del sole l'anno è così chiamato dal movimento della luna il mese è così chiamato dal movimento della luna il mese è il periodo in cui il sole, partito dalla luna, ritorna a essa .
5. Secondo Varrone, 'de lingua Latina' 6,2, i 'dies Agonales' sono così chiamati per il fatto che il celebrante domanda 'agone?', che significa: 'devo gareggiare?' 'devo essere io il capo?' 'è opportuno che egli faccia un sacrificio?' 'debbo io procedere al sacrificio?' .
6. Varrone, 'de lingua Latina' 6,12-13, racconta che 'februatus', giorno dei Lupercali, è legato a 'februs', che, usato dagli antichi, indica: la pelle del lupo l'abito indossato dai Luperci il sacrificio del lupo la pelle del capro .
7. Stando a Varrone, 'de lingua Latina' 6,13 ('Feralia ab inferis et ferendo, quod ferunt tum epulas ad sepulcrum quibus ius [s]ibi parentare'), 'parentare' equivale a: creare rapporti di parentela offrire offerte ai parenti in vita offrire sacrifici agli altri membri della curia offrire sacrifici funebri .
8. Varrone, nel 'de lingua Latina' 6,13, sostiene che i 'Feralia' sono così chiamati: solo da 'inferi' solo da 'ferre' da 'ferox' da 'inferi' e da 'ferre' .
9. In questo brano di Varrone, 'de lingua Latina' 6,14 ('Liberalia dicta, quod per totum oppidum eo die sedent sacerdotes Liberi anus hedera coronatae cum libis et foculo pro emptore sacrificantes'), 'anus' è: un nominativo singolare un vocativo plurale un accusativo plurale un nominativo plurale .
10. I 'Fordicidia', per Varrone, 'de lingua Latina' 6,15, derivano da: 'fordae cadere' 'fordae casus' 'ferre' e 'caedere' 'fordae' e 'caedere' .
1. Secondo la testimonianza di Macrobio, "Saturnalia" 3,2,3-4 ("nam ex disciplina haruspicum et ex praecepto pontificum verbum hoc sollemne sacrificantibus est… Porricere ergo, non proicere proprium sacrificii verbum est"), il verbo da utilizzare per i sacrifici è: 'proicere' 'sacrificare' 'praecipere' 'porricere' .
2. In Varrone, "de lingua Latina 6,16" ("Robigalia dicta ab Robigo; secundum segetes huic deo sacrificatur, ne robigo occupet segetes"), 'occupet' è: indicativo presente attivo congiuntivo imperfetto attivo indicativo futuro attivo congiuntivo presente attivo .
3. 'Condere' significa: tenere all'oscuro spiare condire consumare .
4. I 'Consualia' sono così chiamati: dal 'consul' dal magistrato Conso dal dio protettore delle porte dal dio Conso .
5. Il segno diacritico † sta ad indicare che il passo: è stato pubblicato postumo è una citazione indiretta è una citazione diretta non è integro .
6. Non è vero, secondo Varro, "de lingua Latina 6,18 ss., che: le None Caprotine sono sono così chiamate perché le donne sacrificano in quel giorno a Giunone Caprotina pare che i 'Poplifugia' abbiano tratto il loro nome dal fatto che in questo giorno il popolo d'improvviso fuggì tumultuosamente i 'Vinalia' rustici sono dedicati a Marte i 'Portunalia' erano dedicati al dio Portuno .
7. Stando a Varrone, "de lingua Latina" 6,20-21 ("Octobri mense Meditrinalia dies dictus a medendo, quod Flaccus flamen Martialis dicebat"), 'mederi' equivale all'italiano: medicare mendicare meditare mentire .
8. Questo carmen, citato da Paolo Festo 123 Morel, "Vetus novum vinum bibo veteri novo morbo medeor", ha un andamento ritmico che coincide con quello: dell'esametro del pentametro del saturnio del trimetro giambico .
9. In Varro, "de lingua Latina" 6,22-23 ("sed quod de his prius, id ab ludendo aut lustro, id est quod circumibant ludentes ancilibus armati"), il verbo 'ludere' equivale in italiano a: giocare rappresentare ridicolizzare purificare.
10. Secondo quanto afferma Macrobio, il nome del dio Saturno deriva da 'satus', che significa: sufficienza sazietà opera semina .
1. In Varro, "de lingua Latina" 6,27-28 ("de his diebus nunc iam, qui hominum causa constituti, videamus. primi dies mensium nominati kalendae, quod his diebus calantur eius mensis nonae a pontificibus", 'calantur' equivale all'italiano: 'sono pronunciate' 'sono sospese' 'sono viste' 'sono fissate' .
2. In Varro, "de lingua Latina" 6,27-28 ("de his diebus nunc iam, qui hominum causa constituti, videamus. primi dies mensium nominati kalendae, quod his diebus calantur eius mensis nonae a pontificibus, quintanae an septimanae sint futurae, in Capitolio in curia Calabra sic dicto quinquies 'kalo Iuno Covella', septies dicto 'kalo Iuno Covella'", 'Iuno Covella' è: un nominativo un ablativo un vocativo un accusativo .
3. 'Fari', attestato in Varro, "de lingua Latina" 6,29("dies postridie kalendas, nonas, idus appellati atri, quod per eos dies nihil novi inciperent. dies fasti, per quos praetoribus omnia verba sine piaculo licet fari"), è: il genitivo singolare di un sostantivo della II declinazione il dativo singolare della III declinazione l'infinito presente di un verbo deponente un infinito perfetto .
4. Secondo Varro, "de lingua Latina" 5,155 ("comitium ab eo quod coibant"), 'comitiales' è fatto derivare indirettamente dal verbo 'coire', che significa: pregare il dio insieme festeggiare insieme parlare insieme andare tutti insieme .
5. Quintus Mucius, citato da Varro, "de lingua Latina" 6,30 ("si prudens dixit, Quintus Mucius non ambigebat eum expiari ut impium non posse"), fu: il primo pontefice massimo il primo giurista romano a comporre un'opera complessiva di diritto romano autore di un'opera sulla lingua latina console nell'85 a.C. .
6. Il 'dies Alliensis' ricorda la battaglia avvenuta presso il fiume Allia il 18 luglio 390 a.C. tra Romani e: Etruschi Greci Galli Senoni Cartaginesi .
7. Il "de verborum significatu" è opera di: Varrone Festo Paolo Diacono Macrobio .
8. Marco Fulvio Nobiliore, vincitore della battaglia di Ambracia, ispirò un tragedia che fu composta da un suo amico, vale a dire: Nevio Varrone Catone Ennio .
9. 'Dies februatus', secondo Varro,"de lingua Latina" 6,34 ("ego magis arbitror Februarium a die februato, quod tum februatur populus, id est lupercis nudis lustratur antiquum oppidum Palatinum gregibus humanis cinctum"), indica il: "giorno della purificazione" "giorno della punizione" "giorno della processione per gli dèi inferi" "giorno delle febbri" .
10. Censorino fu: console un 'grammaticus', autore del 'de die natali' un 'grammaticus', autore del 'de verborum significatu' avversario di Catone .
1. La versione italiana del "Vocabulaire Essentiel de Latin" (C. Cauquil - J.Y. Guillallmin) curata da F. Piazzi ("Lessico essenziale di latino") non contiene: la strutturazione dei vocaboli per famiglia l'indice di frequenza la propagazione nell'odierno vocabolario italiano e francese la propagazione dei vocaboli nell'odierno vocabolario italiano .
2. In Varro, "de lingua latina 6,36" ("quartum quod neutrum habet, ut ab lego lecte ac lectissime"), 'lecte' significa: in forma scelta in forma sceltissima letto legato .
3. In Varro, "de lingua latina" 6,35 ("Quod ad temporum vocabula Latina attinet, hactenus sit satis dictum; nunc quod ad eas res attinet quae in tempore aliquo fieri animadvertuntur, dicam, ut haec sunt: legisti, cursurus, ludens"), 'cursurus' è: nominativo singolare di un sostantivo participio futuro del verbo 'curso' participio futuro del verbo 'curro' nominativo plurale di un sostantivo .
4. In Varro, "de lingua Latina" 6,37 ("Primigenia dicuntur verba ut lego, scribo, sto, sedeo et cetera, quae non sunt ab aliquo verbo, sed suas habent radices. Contra verba declinata sunt quae ab aliquo oriuntur, ut ab lego legis, legit, legam et sic indidem hinc permulta"), per 'verba primigenia' si intendono: le prime parole imparate dal bambino le parole che non derivano da nessun'altra parola le parole che derivano da una sola parola le parole da insegnare prima di tutte le altre .
5. Secondo Varro, "de lingua Latina 7,4", 'equites' deriva da: 'equitatus' 'equus' 'eques' 'equinus' .
6. Nel "de lingua Latina", Varrone dedica alla 'delinatio' i libri I-III II-VII VIII-XIII XIV-XIX .
7. Secondo Varrone, "de lingua Latina" 8,5, le parole nascono per: 'impositio' e 'declinatio' 'inventio' e 'dispositio' solo per 'inventio' solo per 'impositio' .
8. A partire da Varro, "de lingua Latina" 6,38("ut enim processit et recessit, sic accessit et abscessit; item incessit et excessit, sic successit et decessit, discessit et concessit"), 'abscessit' significa: si ritirò si allontanò subentrò decedette .
9. Secondo Varro, "de lingua Latina" 5,3 ["Quae (scil. verba) ideo sunt obscuriora, quod neque omnis impositio verborum extat, quod vetustas quasdam delevit, nec quae extat sine mendo omnis imposita, nec quae recte est imposita, cuncta manet (multa enim verba litteris commutatis sunt interpolata), neque omnis origo est nostrae linguae e vernaculis verbis, et multa verba aliud nunc ostendunt, aliud ante significabant, ut hostis: nam tum eo verbo dicebant peregrinum qui suis legibus uteretur, nunc dicunt eum quem tum dicebant perduellem"], non è vero che: 'hostis' non indicava originariamente solo lo straniero, ma anche il nemico di guerra alcune parole le ha fatte scoparire il tempo molto parole hanno subìto delle modificazione nell'ordine delle lettere quelle (parole) che rimangono in vita non sono state tutte create in maniera irreprensibile .
10. In Varro, "de lingua Latina" 6,39 ("et reliqua ostendat, quod non postulat, tamen immanem verborum expediat numerum", 'expediat' è: indicativo presente attivo congiuntivo presente attivo imperativo presente attivo indicativo futuro attivo .
1. Il verbo 'consulo' con dativo ha il significato di: guardarsi da… provvedere a… essere libero da… trattenersi .
2. Stando a Varro, 'de lingua Latina' 6,42 ['Cogitare a cogendo dictum: mens plura in unum cogit, unde eligere possit. (sic e lacte coacto caseus nominatus, sic ex hominibus contio dicta, sic coemptio, sic compitum nominatum)'], la 'coemptio' è: l'assemblea il formaggio il crocevia il matrimonio per compra-vendita .
3. 'Cogito' è un verbo: frequentativo di 'cogo' incoativo frequentativo di 'ago' causativo .
4. 'Contio', 'coemptio', 'compitum' e 'concilium' hanno in comune con 'cogo' e 'cogito': solo la radice solo il prefisso la radice e il prefisso il significato .
5. Stando a Varro, 'de lingua Latina' 6,44 ('Sic reminisci, cum ea quae tenuit mens ac memoria, cogitando repetuntur. hinc etiam comminisci dictum, a con et mente, cum finguntur in mente quae non sunt') è vero che 'reminisci' è: un infinito ed equivale all'italiano 'ricordarsi' un nominativo plurale ed equivale all'italiano 'ricordi' un infinito ed equivale all'italiano 'fantasticare' un nominativo plurale ed equivale all'italiano 'fantasie' .
6. Il senso originario del verbo 'horreo' è, come riporta Varrone: 'inorridire' 'rizzarsi' 'odiare' 'incutere paura' .
7. Secondo Varro, 'de lingua Latina' 6,47 ('Lubere ab labendo dictum, quod lubrica mens ac prolabitur, ut dicebant olim. ab lubendo libido, libidinosus ac Venus Libentina et Libitina, sic alia'), da 'lubere' non si ha: 'libidinosus' 'labi' 'Libitina' 'libido' .
8. Stando a Varro, 'de lingua Latina' 6,49 ('Meminisse a memoria, cum id quod remansit in mente †in id quod rursus movetur; quae a manendo ut manimoria potest esse dicta') è vero che: 'memoria' viene da 'meminisse' 'memoria' non può venire dal verbo 'manere' 'memoria' può venire dal verbo 'manere' i 'manimoria' sono sinonimi di 'dicta' .
9. 'Maerere', attestato in Varro, 'de lingua Latina' ('Maerere a marcere, quod †etiam corpus marcescere'), equivale all'italiano: avvizzire rallegrarsi ricordare affliggersi .
10. Giovenzio, citato da Varrone ('de lingua Latina' 6,50), fu: lessicografo poeta tragico poeta comico 'grammaticus' .
1. L'attributo 'vetus' è adatto per: le persone gli animali le cose le piante .
2. Stando a Varro, "de lingua Latina" 6,51 ("Narro, cum alterum facio narum, a quo narratio, per quam cognoscimus rem gestam"), 'narum' significa: consapevole narratore inesperto osservatore .
3. In Varro, "de lingua latina" 6,53 ("hinc effari templa dicuntur: ab auguribus effantur qui in his fines sunt. hinc fana nominata, quod pontifices in sacrando fati sint finem"), la "iunctura' 'effari templa" equivale all'italiano: fissare i confini di una regione pronunciare formule religiose stabilire i giorni fasti determinare le aree di osservazione dei segni celesti .
4. Stando a Varro, "de lingua Latina" 6,55 ("Ab eodem verbo fari fabulae, ut tragoediae et comoediae, dictae. hinc fassi ac confessi, qui fati id quod ab is quaesitum"), i 'fassi' sono: coloro che hanno vaticinato coloro che hanno ammesso coloro che hanno confessato coloro che sono ingannati .
5. Tra i seguenti verbi può avere l'accezione di 'consolare': 'eloqui' 'concinne loqui' 'loqui' 'adloqui' .
6. Il "de compendiosa doctrina" è opera di: Paolo Diacono Festo Varrone Nonio Marcello .
7. Con 'reloquus' si intende: colui che risponde alle offese colui che dà un responso colui che parla troppo colui che respinge le accuse .
8. In Varro, "de lingua Latina" 6,61 ("Hinc, ab dicando, indicium; hinc illa indicit illum, indixit funus, prodixit diem, addixit iudicium; hinc appellatum dictum in mimo ac dictiosus; hinc in manipulis castrensibus dicata a ducibus; hinc dictata in ludo; hinc dictator magister populi, quod is a consule debet dici; hinc antiqua illa addici numo et dicis causa et addictus"), la 'iunctura' "indixit funus" significa: ha differito il giorno ha invitato al funerale ha assegnato il processo invita al funerale .
9. Il verbo 'addicere' è proprio del linguaggio: religioso agricolo medico giuridico .
10. 'Docere' è causativo del verbo: 'discere' 'discernere' 'ducere' 'dicere' .
1. In latino, non ha il significato di 'uccidere' il verbo: necare deligere interficere obtruncare .
2. Varrone ('de lingua Latina 6,67) accosta i verbi 'fremere', 'gemere', 'clamare', 'crepare' in quanto essi: hanno la stessa etimologia sono sinonimi sono verbi onomatopeici sono verbi con omoteleuto .
3. Stando a Varro, 'de lingua Latina' 6,68 ('Vicina horum quiritare, iubilare'), 'quiritare' significa: gridare di gioia lamentarsi strillare crepitare .
4. Non ha la stessa radice degli altri verbi indicati: 'capio' 'concipio' 'recupero' 'recapito' .
5. Stando a Varro, 'de lingua Latina' 6,69 ('Spondere est dicere spondeo, a sponte: nam id valet et a voluntate. [...] ab eadem sponte, a qua dictum spondere, declinatum spondit et respondet et desponsor et sponsa, item sic alia. spondet enim qui dicit a sua sponte spondeo;', è vero che: 'sponte' deriva da 'spondeo' 'despondeo' è l'opposto di 'respondeo' colui che ha promesso è il garante 'sponte' non ha lo stesso valore di 'a voluntate' .
6. In Varro, 'de lingua Latina 6,71' ('Qui spoponderat filiam, despondisse dicebant, quod de sponte eius, id est de voluntate, exierat'), 'despondisse': è un infinito prefetto e significa 'che l'aveva abbattuta' è un infinito prefetto e significa 'che l'aveva promessa allontanandola da sé' è un congiuntivo piuccheperfetto sincopato e significa 'che l'aveva data in sposa' è un congiuntivo piuccheperfetto e significa 'allontanare dalla casa del marito' .
7. Con 'sponsio' si indica: lo sposo il giorno delle nozze il contratto matrimoniale il deposito a garanzia .
8. Il verbo 'video' deriva da: 'vis' 'invideo' 'vigilo' un'antica radice indoeuropea .
9. In relazione a Varro, 'de lingua Latina' 6,81 ('Cerno idem valet: itaque pro video ait Ennius: 'lumen iubarne in caelo cerno?' Canius: 'sensumque inesse et motum in membris cerno.' dictum cerno a cereo, id est a creando; dictum ab eo quod cum quid creatum est, tunc denique videtur'), non è vero che: 'cerne' viene da 'cereo' 'creo' viene da 'cerno' quando qualche cosa è creata allora infine si vede Ennio lo usa ('cerno') al posto di 'video' .
10. 'Despicio' significa: guardo dall'alto in basso guardo indietro mi guardo le spalle guardo con sospetto .
1. Il 'grammaticus' Servio fu attivo nel: I sec. a.C. III sec. d.C. IV sec. d.C. VI sec. d.C. .
2. Stando a ciò che afferma Servius, ad Vergilii Aeneidem 1,1-7('sciendum praeterea est quod, sicut nunc dicturi thema proponimus, ita veteres incipiebant carmen a titulo carminis sui, ut puta Arma virumque cano, Lucanus bella per Emathios, Statius Fraternas acies alternaque regna profanis') non è vero che: sul punto di incominciare a parlare noi esponiamo in anticipo l'argomento gli antichi incominciavano il loro poema dal titolo le opere antiche non avevano un titolo l'incipit dell'opera di Lucano è 'bella per Emathios' .
3. In Servius, ad Vergilii Aeneidem 1,1 ('ARMA [...]omnes tamen inania sentire manifestum est, cum eum constet aliunde sumpsisse principium sicut in praemissa narratione monstratum est'), 'constet' è: congiuntivo presente attivo indicativo presente attivo indicativo futuro attivo perfetto indicativo attivo .
4. In Servius, ad Vergilii Aeneidem 1,1 ('ARMA [...]omnes tamen inania sentire manifestum est, cum eum constet aliunde sumpsisse principium sicut in praemissa narratione monstratum est'), 'sumpsisse' è: congiuntivo piuccheperfetto attivo avverbio infinito perfetto superlativo di un avverbio .
5. Stando a Servius ad Vergilii Aen. 1,1 ('Et est tropus metonymia. nam arma quibus in bello utimur pro 'bello' posuit, sicut toga qua in pace utimur pro 'pace' ponitur, ut Cicero 'cedant arma togae', id est 'bellum paci''), il verbo 'utor' si costruisce con: dativo accusativo pro + ablativo ablativo .
6. Laddove Virgilio ricorre ad 'arma' in luogo di 'bellum', il poeta ricorre alla figura retorica: della sineddoche della metonimia della similitudine della prosopopea .
7. In Servius ad Vergilii, Aen. 1,1 ('Arma virvmqve figura usitata est ut non eo ordine respondeamus quo proposuimus; nam prius de erroribus Aeneae dicit, post de bello. hac autem figura etiam in prosa utimur. sic Cicero in Verrinis 'nam sine ullo sumptu nostro coriis, tunicis frumentoque suppeditato maximos exercitus nostros vestivit, aluit, armavit'', è vero che: 'arma virumque' è una figura retorica, consistente nel fatto che trattiamo gli argomenti nello stesso ordine col quale li abbiamo proposti Virgilio parla prima della guerra poi delle traversie di Enea la figura retorica usata da Virgilio nel v. 1 dell''Eneide' è opposta a quella a cui ricorre Cicerone, 'In Verrem' la figura retorica usata da Virgilio nel v. 1 dell''Eneide' è attestata anche in prosa .
8. Per Serv. ad Vergilii, Aen. 1,1 ('Et est poeticum principium professivum 'arma virumque cano', invocativum 'Musa mihi causas memora', narrativum 'urbs antiqua fuit'. et professivum quattuor modis sumpsit: a duce 'arma virumque cano', ab itinere 'Troiae qui primus ab oris', a bello 'multa quoque et bello passus', a generis successu 'genus unde Latinum''), è vero che: esiste solo un tipo di proemio l'enunciato virgiliano ha preso le mosse dalla nascita del genero il proemio non può mai enunciare subito il contenuto c'è un proemio che può contenere l'invocazione .
9. Secondo Servio, il verbo 'cano', utilizzato nell''incipit' ha il valore di: elogio recito ritmicamente profetizzo ricostruisco .
10. In relazione alla permutazione (siamo in Aen. 1,1) è vero che essa: consiste nel modificare il valore di un sostantivo per adattarlo al contesto consiste nel modificare l'ordine dei sintagmi nella frase e quello dei morfemi nel sintagma non è in grado di realizzare un valore iconico non ha a che fare con l'ambito della retorica .
1. Non è sinonimo degli altri sostantivi: 'metus' 'formido' 'pavor' 'scelus' .
2. Secondo le 'Differentiae verborum' (e codice Vindobonensi 16, f. 68 v), 'discumbere' è proprio: degli dèi degli uomini delle fiere delle piante .
3. A partire da 'Differentiae verborum (e codice Vindobonensi 16, f. 68 v)', 'commoneo' si usa in relazione: ai fatti che accadono davanti a noi (con il significato di 'richiamo l'attezione') ai fatti che sarebbe meglio evitare ('con il significato di 'metto in guardia' ai fatti che potranno accadere (con il significato di 'chiedo di fare attenzione') ai fatti che sono accaduti (con il significato di 'riporto la memoria') .
4. I verbi 'moneo', 'surgo', 'precor', 'duco' sono: 'verba primigenia' verbi derivati sinonimi verbi apofonici .
5. Stando alle 'Differentiae verborum' (e codice Vindobonensi 16, f. 68 v), 'laetum' è: l'accusativo di un sostantivo che significa 'morte' l'accusativo di un aggettivo che significa 'felice' il nominativo di un sostantivo che significa 'morte' l'accusativo di un aggettivo che significa 'mortale' .
6. Tra queste, è vera l'affermazione secondo cui: 'exanimatum' si dice di uno che è morto 'contingunt' si dice quando capitano eventi sfortunati 'inanis' di dice di un uomo che è privo di tutto 'ebrium' si dice di uno che sempre si fa lungue bevute .
7. Se 'malum' ha la sillaba 'ma' breve indica: il male solo il malanno voluto dagli dèi la vela della nave l'albero .
8. Se 'oblìtum' viene pronunciato, tenendo conto che la sillaba 'li' è lunga, esso è: participio del verbo 'oblino' e significa 'spalmare' participio del verbo 'obliviscor' e significa 'spalmare' participio del verbo 'obliviscor' e significa 'dimenticare' participio del verbo 'oblino' e significa 'dimenticare' .
9. 'Concĭdit' è composto di: cum+caedo cum+cedo cum+cado cum+cido .
10. 'Occīdit' è composto di: ob+caedo ob+cedo ob+cado ob+cido .
1. Il perfetto indicativo attivo I persona singolare del verbo 'exurere', attestato in Verg. Aen. 1,34-41 ('Quippe vetor fatis. Pallasne exurere classem / Argivom atque ipsos potuit submergere ponto / unius ob noxam et furias Aiacis Oili?'), è: exurui exuri exussi excusui .
2. Stando a Serv. ad Verg. Aen. 1,41, 'noxia' indica: il castigo la tortura la vendetta la colpa .
3. Tenendo conto delle 'differentiae verborum' di Flavius Sosipater Charisius è vero che: il 'donum' è quello che si dà agli amici 'silet' colui che non ha neppure cominciato a parlare 'tacet' colui che non ha neppure cominciato a parlare può essere definito 'munus' la corona vallare .
4. È vero che: 'istum' si usa per indicare qualcosa che è lontano 'eum' si riferisce a qualcosa che non sta con noi, ma è assente 'illum' serve a indicare qualcosa che non è davanti ai nostri occhi 'hunc' serve a indicare qualcosa che sta molto lontano .
5. In Verg. Aen. 1,224-234, 'quid Troes potuere, quibus tot funera passiscunctus ob Italiam terrarum clauditur orbis?', 'posuere' è: perfetto indicativo attivo infinito presente infinito perfetto imeprativo attivo II persona singolare .
6. Stando a Serv. ad Verg. 1,224-234 ('despiciens deorsum aspiciens, sicut 'suspiciens' sursum aspiciens. notandum sane, quia si dispiciens dixerimus, diligenter inquirens significamus', 'despicio'', 'suspicio' significa che: vedo dall'alto verso il basso guardo verso l'alto guardo di qua e di là guardo attentamente .
7. Tra i seguenti verbi significa 'parlo con naturalezza': narro sermocinor loquor for .
8. Stando alle 'Differentiae Ciceronis', 'sumimus' significa che: sommiamo le cose che prendiamo teniamo cose che sono in nostro possesso accettiamo cose che ci vengono date prendiamo cose che sono poggiate .
9. Si usa 'ituemur' quando: guardiamo volontariamente guardiamo per un preciso motivo guardiamo internamente guardiamo vicino .
10. Stando alle 'Differentiae Ciceronis' proposte, è vero che: 'facinus' lo si dice anche per elogiare una buona azione 'scelus' non è il reato 'furor' è difetto che uno si porta per sempre 'insania' è un difetto a tempo .
1. In Verg. Aen. 5,71, 'Ore favete omnes et cingite tempora ramis', la formula 'favete ore' è: un invito a fare silenzio un invito a mantenere il ritmo del carmen un invito a favorire il racconto un invito a intonare il canto .
2. Come precisa Serv. Ad Verg. Aen. 5,69, 'caestus' è: un sostantivo della II declinazione e indica 'la cintua di Venere' un sostantivo della II declinazione che ha solo il singolare e indica 'il cesto' un sostantivo della 4 declinazione che ha solo il singolare e che indica gli strumenti d'offesa del pugile un sostantivo della 4 declinazione che ha anche il plurale e che indica gli strumenti d'offesa del pugile .
3. Mario Plozio Sacerdote fu attivo: tra I e II sec. tra II e III sec. tra III e IV sec. tra IV e V sec. .
4. In relazione alla 'differentia' tra 'fragrare' e 'flagare' è vero che: 'flagare' non è opportuno quando si parla di incendi 'flagare' deriva da 'flatus' 'flagare' solo eccezionalmente si può utilizzare per gli odori 'fragare' è opposto al verbo 'frangere' .
5. Non è vero che: 'tum' è un avverbio 'dolus' indica il raggiro con 'theatrum' si indicano gli spettacoli 'augurium' indica il canto degli uccelli .
6. Con 'probrum' si indica: una persona giusta una cosa proibita una persona negativa una cosa scandalosa .
7. Il sostantivo 'auspicium' è un composto di: aus+picio aves+specio aves+spicio augurium+specio .
8. In relazione a Verg. Aen. 1,418 ('Corripuere viam interea, qua semita monstrat') è vero che 'corripuere' è: un infinito ed equivale all'italiano 'divorare' un perfetto ed equivale all'italiano 'abbreviarono' un perfetto ed equivale all'italiano 'divorarono' un infinito ed equivale all'italiano 'percorrere' .
9. In Verg. Aen. 1,92-119('Extemplo Aeneae solvontur frigore membra'), 'extemplo' è: un ablativo singolare di un sostantivo un avverbio e significa 'immediatamente' un ablativo singolare di un aggettivo della prima classe un avverbio e significa 'fuori dal tempio' .
10. Elio Donato ha commentato: le commedie di Plauto le commedie di Plauto e di Terenzio le commedie di Terenzio le satire di Persio .
1. Stando a Serv ad Vergilii Aeneidem 1,177-178('FESSI RERVM hoc est penuria fatigati, id est esurientes, quod fere laborem fames subsequitur. et fessus generale est; dicimus enim fessus animo, id est incertus consilii, ut ter fessus valle resedit (Aen. 8,232), et fessus corpore, quod magis est proprium, et fessus rerum a fortuna venientium, ut hoc loco'), non è vero che 'fessus' indica: uno che è stanco fisicamente uno che è stato psichicamente uno che è stremato per le cose che capitano uno che è assonnato .
2. Il sostantivo 'fatis' ha il significato di: fessura stanchezza destino fame .
3. Non deriva dal sostantivo 'fatis': fatiscor fessus fatigo fatidicus .
4. Le 'Origines' o 'Etymologiae' sono opera di: Mauro Servio Onorato Isidoro di Siviglia Festo Paolo Diacono .
5. Stando a Serv. ad Vergilii Aeneidem 3,366 ('PRODIGIVM CANIT prodigium, portentum et monstrum modico fine discernuntur, sed confuse pro se plerumque ponuntur. Varro sane haec ita definit: 'ostentum, quod aliquid hominibus ostendit; portentum, quod aliquid futurum portendit; prodigium, quod porro dirigit; miraculum, quod mirum est; monstrum, quod monet''), è vero che: 'portentum' equivale a dire che [l'evento] mostra qualcosa agli uomini; 'ostentum' equivale a dire a che [l'evento] mostra a indicare che nel tempo avverrà qualcosa 'prodigium' equivale a dire che [l'evento] spinge a immaginare qualcosa che in seguito si verificherà 'monstrum' equivale a dire che [l'evento] si rivelerà come capace di meravigliare .
6. La corretta scansione metrica di Verg. Aen. 3,356, 'Iamque dies alterque dies processit et aurae' è: Iāmquĕ diēs, āltērquĕ dĭēs prōcēssĭt, ĕt aūraē Iāmquē dĭēs, āltērquĕ dĭēs prōcēssĭt, ĕt aūraē Iāmquĕ dĭēs, āltērquĕ dĭēs prōcēssĭt, ĕt aūraē Iāmquē diēs, āltērquĕ dĭēs prōcēssĭt, ĕt aūraē .
7. Stando a Serv. ad Vergilii Aeneidem 2,681 ('MIRABILE MONSTRVM τῶν μέσων est: dictum a monstrando, id est monendo. et refertur ad praesens eius significatio. 'prodigium' autem est quod in longum tempus dirigit significationem'), non è vero che: 'monstrum' è una 'vox media' 'monstrum' è una cosa il cui senso è proiettato verso una più lunga durata 'monstrum' deriva da 'monstrare' 'monstrum' si riferisce a una situazione del momento .
8. Secondo Flavio Sosipatro Carisio ('prodigium quod mores faciunt, per quod detrimentum exspectatur. itaque qui prodigia faciunt prodigi vocantur, in ostento raritas admirationem facit, in monstro rectus ordo naturae vincitur, in portento differtur eventus, in prodigio detrimenta significantur'), ad andare di pari passo con le abitudini è: il 'prodigium' il 'monstrum' il 'portentum' l''ostentum' .
9. Tra i seguenti, non è un sinonimo degli altri tre: 'portentum' 'monstrum' 'prodigium' 'deforme' .
10. Secondo Paolo Festo (PAUL. Fest., de verborum significatu, pag. 125 Morel'Monstrum dictum velut monestrum, quod moneat aliquid futurum; prodigium velut praedicium, quod praedicat; portentum quod portendat; ostentum quod ostendat'), sta a significare che nel tempo avverrà una cosa: il 'prodigium' il 'portentum' l'ostentum' il 'praedicium' .
1. In Verg. Aen. 2,171, "nec dubiis ea signa dedit Tritonia monstris" si può tradurre: né con i dubbi Pallade diede segni mostruosi e con manifesti prodigi ce ne avvertì Pallade e con manifesti prodigi ci avverte Pallade e con dubbi Pallade dà segni mostruosi .
2. In relazione al Thesaurus linguae Latinae, alla voce 'mostrum', non è vero che: 'monstrum' deriva da 'monere' il sostantivo 'mostrum' non è attestato prima del I sec. d.C. ci sono loci tratti dal commento di Servio ad Verg. Aen. per Paolo Festo, 'mostrum' potrebbe derivare da 'moneo' o da 'monstro' .
3. Stando alla voce 'monstrum' nel "Dictionnaire étymologique de la langue Latine", è vero che: il 'mostrum' non è di carattere soprannaturale a 'monstrum' si collega 'mostellaria' 'monstrum' non è un termine del vocabolario religioso 'monstrare' ha conservato il valore religioso .
4. Nel Thesaurus linguae Latinae si trovano tutte le occorrenze di un determinato termine: dal IV sec. a.C. al III sec. d.C. dal III sec. a.C. al I sec. d.C. dal III sec. a.C. al III sec. d.C. dal III sec. a.C. al VI sec. d.C. .
5. 'Ostentum' non può avere il significato di: spettacolo meraviglia miracolo prodigio .
6. 'Ostentum' deriva dal verbo: ostento, is, …, ĕre ostendo,is,…, ĕre ostendo, as ostendo, is, …, ēre .
7. Non è un derivato di 'ostentarius' significa: che rivela il miracolo che mostra il dio relativo ai presagi che ostenta .
8. 'Portentum' è legato al verbo: porto portendo portento potio.
9. Appartiene alla stesa famiglia di 'portentum' porticus portentifericus portificus portentificus.
10. È vero che: 'portentum' ha conservato il suffisso del presente del verbo da cui deriva il 'portentum' è rivelato da qualche fenomeno giustificabile sulla base delle leggi di natura 'portentum' è un termine della lingua augurale 'portentum' deriva da un verbo composto da portus+tendo .
1. A proposito dell'"Istitutio oratoria" di Quintiliano non è vero che: è volto a spiegare come deve essere allenato e preparato chi intende svolgere il ruolo di oratore risale al I sec. d.C. non c'è spazio per la trattazione della sinonimia insegna che le parole devono essere abbinate ad un registro .
2. In Quint. Inst. 10,1 ("instruamus qua in oratione quod didicerit facere quam optime quam facillime possit"), 'instruamus' è: congiuntivo presente attivo I persona plurale del verbo 'instruēre' congiuntivo presente attivo I persona plurale del verbo 'instruĕre' congiuntivo presente attivo I persona plurale del verbo 'instruire' indicativo futuro attivo I persona plurale del verbo 'instruĕre' .
3. Stando a Quin. Institutio oratoria 10,1,7 "Et quae idem significarent scio solitos ediscere, quo facilius et occurreret unum ex pluribus, et, cum essent usi aliquo, si breue intra spatium rursus desideraretur, effugiendae repetitionis gratia sumerent aliud quo idem intellegi posset. Quod cum est puerile et cuiusdam infelicis operae, tum etiam utile parum: turbam enim tantum modo congregat, ex qua sine discrimine occupet proximum quodque", è inutile: ricorrere ai sinonimi evitare le ripetizioni leggere opere 'infelici' imparare a memoria i sinonimi .
4. Le espressioni 'non ignoro', 'non me praeterit', 'quis nescit?', 'nemini dubium est' sono accomunate da: sinonimia ipallage omoteleuto allitterazione .
5. Tra le seguenti opzioni, in cui è proposto il testo latino e la relativa traduzione non è corretta: "Non semper enim haec inter se idem faciunt", "Infatti non sempre essi producono il medesimo effetto" "Alia circumitu verborum plurium ostendimus, quale est 'et pressi copia lactis'. Plurima vero mutatione figurarum", "Altre cose esponiamo con perifrasi, come in et pressi copia lactis, e moltissime con l'ipallage" "Sed ut copia verborum sic paratur, ita non verborum tantum gratia legendum vel audiendum est", ""Ma, come in questo modo ci si procura abbondanza di termini, così la lettura e l'ascolto sono necessari non esclusivamente per amore delle parole" "Quorum nobis ubertatem ac divitias dabit lectio, ut non solum quo modo occurrent sed etiam quo modo oportet utamur", "Questi difetti lessicali emergeranno dalla lettura, col risultato che sapremo usare i termini non solo come ci si offriranno, ma anche come si conviene". .
6. Non è un sinonimo degli altri sostantivi proposti: 'gladius' 'clipeus' 'ensis' 'mucro' .
7. Tra le seguenti opzioni, in cui è proposto il testo latino e (tratto da Lucano, Bellum Civile") e la relativa traduzione non è corretta: "Iam pectora non tegit armis / ac veritus credi clipeo laevaque vacasse / aut culpa vixisse sua tot volnera belli / solus obit densamque ferens in pectore silvam / iam gradibus fessis, in quem cadat, eligit hostem", "Ormai non ripara più il petto con le armi e si vergogna di proteggersi con lo scudo e di non aver utilizzato la mano sinistra o di essere sopravvissuto per propria colpa" "«Parcite,» ait «cives, procul hinc avertite ferrum; / coniatura meae nil sunt iam volnera morti: / non eget ingestis, sed volsis pectore telis", "«Risparmiate i cittadini,» disse «girate il ferro; altre ferite concorreranno alla mia morte: non c'è più bisogno di scagliare dardi, ma anzi di toglierli dal mio petto. "Pompei vobis minor est causaeque senatusquam mihi mortis amor»", "L'amore che voi provate per Pompeo e per la causa del Senato è inferiore a quello che io provo per la morte»" "felix hoc nomine famae, /si tibi durus Hiber aut si tibi terga dedisset / Cantaber exiguis aut longis Teutonus armis", "il tuo nome sarebbe stato fortunato per la gloria conseguita, se avessi messo in fuga i crudeli Iberi o i Cantabri dalle corte lance o i Teutoni dalle lunghe aste" .
8. Lucano racconta la guerra civile tra Cesare e Pompeo, già raccontata da: Catone l'Uticense Cicerone Cesare Pompeo .
9. Relativamente a Lucano, "bellum civile" 7,558-561 ("inspicit et gladios, qui toti sanguine manent, / qui niteant primo tantum mucrone cruenti, / quae presso tremat ense manus, quis languida tela, / quis contenta ferat, quis praestet bella iubenti") è vero che: 'inspicit' è un presente indicativo attivo del verbo 'inspicēre' 'niteat' è un congiuntivo presente attivo del verbo 'nitēre' 'iubenti' è il genitivo singolare di un participio 'tremat' è il presente indicativo attivo del verbo 'tremare' .
10. Stando alla voce del "Dictionnaire étymologique de la langue Latine", non è vero che: 'ensis' è proprio del linguaggio poetico 'gladius' dovrebbe derivare dal greco per Quintiliano, 'ensis' ha lo stesso significato di 'gladius' 'ensis' non è passato nelle lingue romanze .
1. Stando a Quintiliano, Institutio oratoria 8,6,17-18 ('In illo vero plurimum erroris, quod ea quae poetis, qui et omnia ad voluptatem referunt et plurima vertere etiam ipsa metri necessitate coguntur, permissa sunt convenire quidam etiam prosae putant. At ego in agendo nec ‘pastorem populi’ auctore Homero dixerim nec volucres per aëra ‘nare’, licet hoc Vergilius in apibus ac Daedalo speciosissime sit usus. Metaphora enim aut vacantem locum occupare debet aut, si in alienum venit, plus valere eo quod expellit') è vero che: e' opportuno concedere alla prosa le licenze poetiche in una causa, Quintiliano potrebbe usare forme poetiche i poeti non devono mutare il testo per esigenze poetiche la metafora può occupare uno spazio vuoto .
2. A proposito di sineddoche, non è vero che: con essa intendiamo dal genere la specie a essa ricorrono poeti e oratori con essa intendiamo da una più cose 'mucro' indica per sineddoche 'gladius' .
3. In Quintiliano, 'Institutio oratoria' 8,6,19-20 ('Quod [aliquando] paene iam magis de synecdoche dicam. Nam translatio permovendis animis plerumque et signandis rebus ac sub oculos subiciendis reperta est'), 'signandis' è: gerundio gentivo singolare di un attributo della II classe dativo plurale di un sostantivo della II declinazione gerundivo .
4. In relazione all'enallage del numero non è vero che: essa consiste nella preferenza accordata al plurale, laddove ci si aspetterebbe il singolare essa consiste nella preferenza accordata al singolare, laddove ci si aspetterebbe il plurale essa non si usa nel linguaggio quotidiano al tempo di Quintiliano essa non è confinata al 'gergo' degli oratori .
5. Non è un equivalente di 'acies': schiera percorso taglio siepe .
6. In Verg. Aen. 2,331-332 ('portis alii bipatentibus adsunt, / milia quot magnis umquam venere Mycenis /obsedere alii telis angusta viarum /oppositis'), è vero che: 'venere' è un ablativo singolare del sostantivo 'venus' 'telis' è un genitivo singolare 'obsedere' è infinito del verbo 'obsido' 'venere' è una forma verbale .
7. In Verg. Aen. 2,333-335 ('obsedere alii telis angusta viarum / oppositis; stat ferri acies mucrone corusco /stricta, parata neci'), 'acies' va concordato: con 'mucrone' solo con 'stricta' con 'stricta' e con 'parata' con 'neci' .
8. In relazione a Verg. Aen. 6,291-294 ('et ni docta comes tenuis sine corpore vitas / admoneat volitare cava sub imagine formae,/ inruat et frustra ferro diverberet umbras'), è vero che: 'ni' introduce una proposizione finale 'admoneat' è un congiuntivo imperfetto 'diverberet' è un congiuntivo imperfetto 'frustra' è un avverbio .
9. Quelle parole che, identiche nella forma, significano però varie cose sono definite: sinonimi perifrasi omonimi antifrasi .
10. A partire dal commento di Servio (ad Aen. 2,333: 'stat aut horret, ut 'stant lumina flamma:' aut 'stat' a stantibus in medio armatis tenetur'), 'stat' non può equivalere a: è irta è minacciosa è drizzata contro si infiamma .
1. A Roma, dopo la scuola del 'ludi magister' vi era la scuola del: rhetor grammaticus poeta orator.
2. La silloge curata da Heinrich Keil nell'Ottocento non contiene: testi di interesse metrico poeti minori grammatici 'differentiae verborum' .
3. Con 'genus commune' si intende: quello di parole che sono o maschili o femminili, ma che all'occasione si possono utilizzare anche nell'altro genere quello di parole che sono comuni e a più declinazioni quello costituito dal duale quello di parole indeclinabili fra maschile e femminile .
4. Secondo Charisius, Institutiones grammaticae, II, Keil, 2, p.156 ('Sunt quoque quaedam homonyma, quae una loquella plura significant, ut nepos acies. significat enim nepos et certum cognationis gradum et rei avitae consumptorem. similiter acies et oculorum dicitur et ferri et exercitus'), non è vero che: 'nepos' indica chi dissipa il patrimonio degli avi 'acies' indica l'acutezza degli occhi 'acies' indica l'acutezza della spada 'nepos' indica solo il nipote .
5. L'aggettivo 'mediocris' ha: solo il primo grado positivo il primo e il secondo grado di comparazione il primo e il terzo grado di comparazione il secondo e il quarto grado di comparazione .
6. È vero che: 'ultimus' è il secondo grado di comparazione di 'ulterior' 'pius' ha solo il primo e il terzo grado di comparazione 'iuvenis' non ha il secondo grado di comparazione 'novissimus' è il secondo grado di comparazione .
7. L''amphibolia' è: l'espressione che si ritrova in latino e in greco un'espressione che persuade una parte del discorso l'espressione ambigua .
8. 'Aio te, Aeacida, Romanos vincere posse' è un caso di: ossimoro sinonimia anfibologia omonimia .
9. '...quo uno nomine multa significantur' è la definizione che Isidoro di Siviglia propone per: l'anfibologia la sinonimia l'omonimia l'ossimoro .
10. In relazione a Isidoro, Origines 1,34,13-16 ('Fit et per incertam distinctionem, ut: Bellum ingens geret Italia. Incerta distinctio, utrum «bellum ingens», an «ingens Italia». Fit et per commune verbum, ut: «Deprecatur Cato, calumniatur Cicero, praestolatur Brutus, dedignatur Antonius»; nec ostenditur in hac ambiguitate utrum ipsi alios, an alii ipsos deprecati sunt aut calumniati') non è vero che: anfibologia si può dare anche nel caso di incerta suddivisione di una frase è un caso di anfibologia 'Bellum ingens geret Italia' è chiaro in «Deprecatur Cato, calumniatur Cicero, praestolatur Brutus, dedignatur Antonius» quale sia il soggetto l'anfibologia può nascere dal verbo di uso comune .
1. Stando a Fronto p. 144, 17 segg. v.d.H. (de eloquentia)("Tum si quando tibi negotiis districto perpetuis orationis conscribundae tempus deesset, nonne te tumultuaris quibusdam et lucrativis studiorum solaciis fulciebas, synonymis colligendis, verbis interdum singularibus requirendis, ut veterum commata, ut cola synonymorum ratione converteres, ut de volgaribus elegantia, de contaminateis nova redderes, imaginem aliquam accommodares, figuram iniceres, prisco verbo adornares, colorem vetusculum adpingeres?", 'iniceres' è: un congiuntivo perfetto attivo e il verbo significa 'introdurre' un congiuntivo imperfetto attivo e il verbo significa "introdurre" un congiuntivo imperfetto attivo e il verbo significa "ornare" un congiuntivo presente attivo e il verbo significa "ornare" .
2. Non è un sinonimo degli altri tre sostantivi: alvus scutum venter uterus .
3. Il sostantivo 'scortum', essendo un omonimo, può indicare la prostituta e: il giuramento la macchina da guerra il cuoio la marcia .
4. "sunt nomina positione singularia, intellectu pluralia" non appartiene a questa categoria di nomi, indicata da Marco Valerio Probo ("Instituta artium", Keil, IV, pag.121): castra contio populus plebs.
5. Non è un sinonimo di 'vafer': veterator capitalis vegetus insidiosus .
6. È un sinonimo di 'impellit': coniector erupit lacessit abiit .
7. Non appartiene al 'vocabolario delle armi da punta': venabulum verum adsecula contus .
8. Isidoro di Siviglia visse tra: VI-VII sec. d.C. VII-VIII sec. d.C. IV-V sec. d.C. V-VI sec. d.C. .
9. Non è vero, in relazione a Isidoro, "Differentiae verborum" 1,198 ("Inter Ensem et gladium, Ensis est ferrum tantum, gladius vero totus. Mucro autem non tantum gladii, sed et cuiuscunque teli acumen est. Item gladium generaliter dicimus, ensem in proelio, mucronem in opere") si dice 'mucro' per indicare la punta di qualsiasi arma gladius' è solo la parte di ferro si dice 'ensis' quando si è in battaglia si dice 'mucro' a proposito del manufatto .
10. Non è vero che: il 'semispatium' è così chiamato perché punge la 'framea' è così chiamata perché fatta di ferro il 'gladius' è così chiamato perché divide la gola il 'clunabulum' è così chiamato perché si appoggia ad un 'clunis' .
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