Neuropsichiatria infantile
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![]() Neuropsichiatria infantile Description: Che Dio ce la mandi bona |



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QUALE AFFERMAZIONE È ERRATA. Le attuali classificazioni diagnostiche non tengono in nessun conto se un disturbo provochi o meno disagio, disabilità o riduzione delle autonomie e della partecipazione e non si occupano di definirne l'entità. i disturbi mentali sono solitamente associati a un livello significativo di disagio o disabilità in ambito sociale, lavorativo o in altre aree importanti. La disabilità psichica è la conseguenza di un disturbo mentale, classificato sia dall'OMS nell'ambito dell'ICD sia dalle linee guida del DSM 5 dell'American Psychiatric Association. Il "disturbo mentale" è una sindrome caratterizzata da un’alterazione clinicamente significativa della sfera cognitiva, della regolazione delle emozioni o del comportamento di un individuo, che riflette una disfunzione nei processi psicologici, biologici o evolutivi che sottendono il funzionamento mentale. QUALE DI QUESTE AFFERMAZIONI È ERRATA?. Nonostante i numerosi sforzi fatti dalla ricerca non esiste ancora una griglia che permette in età evolutiva di descrivere la qualità della relazione madre bambino in quanto si tratta di un'area praticamente impossibile da definire, descrivere e valutare. nel bambino le prime manifestazioni comportamentali che possiamo cogliere sono quelle dell’attaccamento. in certe situazioni, soprattutto quando il figlio ha comportamenti ritenuti problematici o patologici, la madre allora rischia di essere criticata e rientra inadeguata o distruttiva, a causa del comportamento del figlio, proprio dal suo gruppo di donne che potrà svalutarla oppure persino abbandonarla. un noto neurscienziato Panksepp: ha individuato i 7 sistemi emozionali primari che comprendono ricerca, rabbia, paura, sessualità, cura, tristezza e gioco. LO SVILUPPO DELLA RICERCA NELL’AMBITO DELLE NEUROSCIENZE. Nega con chiarezza che tutte le storie di vita di ogni singolo soggetto, a partire dall'incontro relazionale con la realtà dei caregiver primari, ed includendo l'impatto degli elementi traumogeni e di quelli protettivi, sono radicati dinamicamente e con elevati gradi di complessità in uno specifico e relativamente stabile profilo neurobiologico di base. Ha messo al centro solo il modello relazionale che permette di spiegare come tutte le condizioni di salute in neuropsichiatria infantile dipendono esclusivamente dalle relazioni del bambino con i genitori e siano tutte psicogentiche, cioè causate da eventi traumatici e distorsioni relazionali. Sta notevolmente contribuendo ad una diffusione più capillare dei concetti legati alla prospettiva del neurosviluppo che a sua volta ha voluto definire in quali percorsi di natura biologica (e che riguardano anche quella dimensione comunicativa cognitiva emozionale) si costituiscano le caratteristiche del bambino in via di sviluppo e venga limitata e modellata la dimensione della soggettività e dei risultati dell’interazione con l’ambiente. ha scoperto che tutto dipende solo ed esclusivamente dall’anatomia del cervello. LO SVILUPPO DI UN BAMBINO NEL SUO AMBIENTE È UNA QUESTIONE COMPLESSA CHE POSSIEDE UN’AMPIA QUOTA DI VARIABILI. IN PARTICOLARE SCEGLI UN’ALTERNATIVA. i disturbi in neuropsichiatria infantile si collocano al confine tra più categorie diagnostiche e solo raramente un disturbo si presenta da solo allo specialista dei servizi. ancora oggi l’approccio interato ed olistico, così specificato della NPI, si impone con forza. Spesso infatti accanto ad un riconoscibile disturbo del linguaggio o più in generale del neurosviluppo ve n’è un altro che riguarda in profondità e silenziosamente la sfera emotiva. Tutte e tre sono vere. accanto ad un problema specifico non solo del linguaggio, ma anche dell'apprendimento, dell'iperattività o del pervasivo “autismo”, spesso si possono presentare problemi complessi, che rischiano di non essere visti ma nascosti o da un’etichetta diagnostica troppo semplificata (che esclude eventuali comorbiltà) o da un’interpretazione sbagliato del sintomo. LA DISABILITÀ COGNITIVA. Ha un’incidenza che non è misurabile in quanto si presenta in modo eterogeneo (a macchia di leopardo) nel territorio italiano. È un disturbo raro (1 soggetto ogni 10000 nati). Non è un disturbo raro (due-tre soggetti ogni 100) ed è invalidante, in quanto si riflette sulle abilità pratiche e sociali. vi sono dati assai controversi e non è stato possibile definirne la prevalenza. LA REGIONE PIEMONTE – ASSESSORATO ALLA SALUTE. Grazie ad appositi veti, proibizioni e rifiuti, e con delibere ad hoc ha evitato con successo che tutte attività dei servizi di NPI venissero indirizzate a quella vasta condizione di salute che ha un impatto nella qualità degli apprendimenti e della partecipazione a scuola, e che ora coincide quasi tutta con l'area dei disturbi del Neurosviluppo. Non aderisce in nessun modo all’idea di un approccio globale biopsicosociale, centrato sulla salute e strutturato nell’ICF. Non condivide infatti il concetto che l’attività clinica acquisti valore se prevede prese in carico multiprofessionali, prolungate nel tempo e con interventi sui determinanti di salute efficaci. In questo modo riduce i costi, ma garantisce appropriatezza, efficacia ed efficienza. Quando vengano individuate quelle condizioni di salute dove siano presenti i disturbi permanenti (da specifici a pervasivi) del neurosviluppo che richiedono una definizione, in chiave multiprofessionale, preferisce affidarsi a singoli professionisti privati ed impone prassi terapeutiche e puntiformi e risolutive del paziente. Ha introdotto e poi promosso, attraverso percorsi formativi e specifiche delibere vincolanti, l’applicazione diffusa ed approfondita dei criteri del modello bio-psico-sociale dell’ICF, che fa parte della più grande famiglia delle classificazioni internazionali dell’OMS. CRESCERE UN BAMBINO PRESENTA SEMPRE INTERROGATIVI COMPLESSI. Non è vero: appartiene alla categoria dei problemi complicati, come, ad esempio mandare un razzo su Marte. Sono molto più difficili, ma per definizione risolvibili. Si è vero. Qui, infatti, le ricette, le formule, hanno un’applicazione molto limitata. Ogni bambino è unico e deve essere tenuto in considerazione come individuo. Non è vero. Crescere un bambino espone a problemi semplici. Occorre trovare una buona ricetta ed eseguirla. Non è necessariamente facile, ma è semplice. Non è vero. Infatti una semplice ricetta non è sufficiente; bastano però le formule esatte con un livello elevato di perizia in una varietà di campi. IL DEFICIT DI ATTENZIONE CON IPERATTIVITÀ È. Un disturbo di cui si sa ancora poco. A causa di famiglie disfunzionali di solito sono bambini svogliati, non abituati al controllo e alla fatica inoltre sono bambini poco artati a casa (genitori troppo impegnati nel lavoro). Un disturbo evolutivo dell’autocontrollo di origine neurobiologica che interferisce con il normale sviluppo psicologico del bambino e ostacola lo svolgimento delle comuni attività quotidiane. Un disturbo poco sensibile alle terapie (cognitivo-comportamentali e farmacologiche) diagnosticato in eccesso ed un po’ alla moda. Di fatto è causato dagli atteggiamenti accomodanti dei genitori o da situazioni emotivamente traumatiche. È un disturbo scoperto da poco (grazie alla risonanza magnetica funzionale) che non ha ancora trovato una sua specifica collocazione ed una definizione diagnostica. I DISTURBI DEL LINGUAGGIO E DELLA COMUNICAZIONE. Vengono diagnosticati con la stessa frequenza a tutte le età anche se normalmente sono rari, soprattutto nell’infanzia. Indicano, dai risultati di una recente ricerca, una prevalenza praticamente identica tra bambini con italiano come seconda lingua L2 e quelli con italiano come prima lingua L1. Mostrano un’incidenza particolarmente elevata tra i bambini in età prescolare e sono tra le cause più frequenti di consultazione ai servizi di NPI. Si avvantaggiano di dati epidemiologici sulla prevalenza di bambini di lingua italiana in età prescolare, particolarmente particolareggiati e ricchi, permettendo così di fare una mappatura dettagliata del fenomeno su tutto il territorio nazionale. LA DISABILITÀ COGNITIVA FA RIFERIMENTO A UN FUNZIONAMENTO INTELLETTIVO VALUTATO. Nessuna delle precedenti. Esclusivamente con test. In particolare un quoziente intellettivo uguale o inferiore a 85/100 detto anche borderline cognitivo. Esclusivamente sulla base dei test cognitivi specifici con un quoziente intellettivo inferiore a 70/100. Con un’analisi approfondita, globale e ragionata del quoziente intellettivo e del comportamento adattivo. LA DISCIPLINA NEUROPSICHIATRIA INFANTILE. È stato totalmente contraddetta dagli attuali sviluppi clinici (approccio bio-psico-sociale, neuroscienze, applicazione delle teorie psicodinamiche al lavoro istituzionale), e gestionali (valorizzazione dell’epidemiologia e dell’organizzazione dei servizi). Già dai suoi albori aveva voluto evitare ad ogni costo di congiungere all’interno della dimensione medica quella neurologica psichiatrica psicanalitica sociale ed istituzionale. È restata fedele alle sue premesse negli ultimi trent’anni. Infatti, in virtù di un amplissimo spettro di scoperte e riorganizzazioni teoriche che ha radicalmente cambiato la comprensione e la cura delle patologie in età evolutiva si è adattata a queste importanti modifiche avendone intuito i presupposti. Negli anni è diventata più semplice rinunciando alla complessità, caratteristica dello sviluppo in età evolutiva, in quanto oggi i test psicometrici, le valutazioni strumentali, e gli esami bio-chimici ed i test genetici permettono sempre diagnosi certe. LA NOSTRA FACCIA ESPRIME LE NOSTRE EMOZIONI MOLTO PRIMA DELLA PAROLA. Non si può non comunicare: rabbia, paura, disgusto, sorpresa, felicità o tristezza sono le sei emozioni primarie dell’uomo, corrispondenti ad altrettante espressioni tipiche del viso. I bambini affetti dallo spettro dell’autismo possiedono un’innata capacità nel riconoscere immediatamente le espressioni del viso e dello sguardo che osservano con attenzione. I bambini nascono con una assoluta incapacità a riconoscere in modo naturale le espressioni del viso e l’apprendono solo attraverso specifiche istruzioni. E questo riguarda soprattutto i bambini autistici. Tra persone adulte il livello dell’interazione “non verbale”, compresa l’espressione del viso, è molto ridotto: conta sostanzialmente il contenuto manifesto, veicolato dalle informazioni verbali. IN NEUROPSICHIATRIA INFANTILE. L’interesse per alcune problematiche infantili legate soprattutto alle capacità prestazioni a scuola ed al comportamento (in particolare sviluppo del linguaggio, dell’apprendimento e didattica di implementazione e compenso), in pochi anni è drasticamente calato ed ha dimezzato l’accesso ai servizi. Gli operatori per realizzare la loro attività clinica, si affidano al loro buon senso, ai contenuti appresi nei loro percorsi di studi e basandosi su aggiornamenti individuali. La quasi totalità delle attività della NPI è regolata ed ordinata (per indubbie ragioni di omogeneità dei percorsi clinici, di equità di accesso alle cure, di risposta programmata ai bisogni e di appropriatezza nell’uso delle risorse) da leggi ed accordi nazionali, protocolli d’intesa, delibere, indicazioni e raccomandazioni regionali e da linee guida. Lla disciplina è così complessa che non vi è alcuna necessità di stabilire con precisione quali siano (per i sanitari) le condotte cliniche e le specifiche priorità amministrative cui dovranno attenersi. PER QUANTO RIGUARDA L’EFFICACIA DEI PERCORSI DI SALUTE VI SONO ALCUNE CERTEZZE. Tutte le affermazioni sono valide. Concetti come salute mentale, resilienza, partecipazione, barriere, facilitatori, vulnerabilità e resistenza (tutti misurabili attraverso le griglie descrittive ICF) si sono rivelati le direttrici devo svolgere, dopo la diagnosi clinica, i percorsi continuativi di cura. La qualità di quanto i bimbi hanno ricevuto e le loro specifiche doti di base, sono state il fattore di un benessere continuativo nel presente e di acquisizione di abilità e di salute nel tempo. Le famiglie, l’inclusione a scuola, il contesto sociale, i percorsi specifici riabilitativi e l’enfasi sui determinanti di salute e sull’ambiente in generale, sono fattori centrali. NEL BAMBINO LE PRIME MANIFESTAZIONI COMPORTAMENTALI CHE POSSIAMO COGLIERE SONO QUELLE DELL’ATTACCAMENTO. Le risposte che i genitori danno al proprio bambino, normalmente sono automatiche e uniformi e quindi non producono tipologia di legame diversificate. Bowlby (1975; 1976; 1983) le inquadrò nel contesto di una teoria basata sull’osservazione di comportamenti interattivi in quanto l’attaccamento costituisce uno dei sistemi di controllo del comportamento, che motiva il bambino ad avvicinarsi alla figura di accudimento per mantenere un senso di sicurezza e ricevere protezione. Occorre sempre insegnare al bambino piccolo come sviluppare un legame di attaccamento con chi si prende cura di lui, in quanto sin da piccolo è naturalmente carente del bisogno di sicurezza e di ricerca di protezione. Comportamenti di attaccamento sono visibili nel bambino solo oltre il secondo anno di vita (ed in concomitanza con lo sviluppo del linguaggio), nel riconoscimento uditivo, olfattivo, tattile e visivo della propria madre. Il suo attaccamento è indiscriminato. I DISTURBI SPECIFICI DEL LINGUAGGIO FANNO PARTE DEI DISTURBI NEL NEUROSVILUPPO. No. Si sempre, ed anche senza una comorbilità. Solo in comorbilità con i disturbi della coordinazione motoria e l’ADHD e se poi esisteranno in disturbo specifico dell’apprendimento. Solo se in presenza di disabilità intellettiva. L’ETÀ MINIMA IN CUI È POSSIBILE EFFETTUATE LA DIAGNOSI DI DISLESSIA. Non c’è un’età minima ci si basa soprattutto su segni indiretti (dislessia nei genitori, ritardo del linguaggio, scarsa stimolazione ambientale). Coincide generalmente con il completamento del secondo anno della scuola primaria. Nella scuola materna, soprattutto se si è in presenza di profili di funzionamento cognitivo molto compromessi e in presenza di altri specifici diagnostici (disturbo del linguaggio, autismo, familiarità accertata per disturbo di lettura). All’inizio della prima perché non dipende dalla durata dell’iniziale scolarizzazione (cioè l’”immersione in’ambiente di letto-scrittura”). LA SALUTE MENTALE, STATO DI BENESSERE EMOTIVO E PSICOLOGICO NEL QUALE L’INDIVIDUO È IN GRADO DI. Partecipare costruttivamente ai mutamenti dell’ambiente e adattarsi alle condizioni esterne e ai conflitti interni. Sfruttare le sue capacità cognitive o emozionali ed esercitare la propria funzione all’interno della società. Tutte e tre sono valide. Rispondere alle esigenze quotidiane della vita di ogni giorno e stabilire relazioni soddisfacenti e maturare con gli altri. LA CAPACITÀ DI UN INDIVIDUO, DI RESISTERE AGLI URTI. Si tratta della capacità degli individui di far fronte allo stress e alle avversità, ed uscirne rinforzati. Si chiama resilienza e riguarda la capacità degli individui e dei sistemi famigliari e sociali, di far fronte allo stress e alle avversità, ed uscirne rinforzati. Togliendo di mezzo il polo malattia, permette di comprendere un ampio arco di fenomeni che va dall’intrapsichico al sociologico. È una caratteristica totalmente innata che fa parte del temperamento (una dote naturale) e che resta stabile nel tempo -tutte e tre sono valide. Viene promossa nell’individuo esponendolo preventivamente a traumi ripetuti e cumulativi, che per definizione, allenano e rinforzano notevolmente ogni persona. I DISTURBI DEL NEUROSVILUPPO SONO UN GRUPPO DI CONDIZIONI CON ESORDIO NEL PERIODO DELLO SVILUPPO CHE. Tutte e tre sono valide. Si manifestano tipicamente nelle prime fasi dello sviluppo, spesso prima che il bambino inizi la scuola elementare e si presentano frequentemente in concomitanza. Sono caratterizzati da deficit dello sviluppo che causa una compromissione del funzionamento personale, sociale, scolastico o lavorativo. Presentano un range di deficit dello sviluppo che varia da limitazioni molto specifiche dell’apprendimento o del controllo delle funzioni esecutive (attenzione, inibizione, pianificazione, memoria ...) fino alla compromissione globale delle abilità sociali o dell’intelligenza. QUALE DI QUESTE AFFERMAZIONI È ERRATA. secondo il DSM 5 la disabilità Intellettiva è un tipico disturbo del neurosviluppo degli adulti e può essere diagnosticato solo dopo i 18 anni d’età. Basta uno specifico test intellettivo. il primo passo per migliorare la qualità di vita, ovvero migliorare il contesto in cui si trova il bambino DSA è comprendere le caratteristiche del disturbo e le relative implicazioni, al fine di garantire il diritto alla personalizzazione didattica e valutativa. In molti casi, è l’ambiente a creare la disabilità, ovvero quando il contesto non è in grado di prevenire (quando possibile), riconoscere precocemente, supportare e gestire le difficoltà del singolo individuo mettendo in atto le opportune misure dispensative e consentendo l’impiego dei necessari strumenti compensativi. la disabilità viene definita come “una condizione di salute in un ambiente sfavorevole”. QUALE DI QUESTE AFFERMAZIONI È ERRATA. L’intelligenza è una funzione dell’intera personalità. L’intelligenza può essere definita come una competenza generale, una capacità globale che consente a un individuo di predisporsi alla comprensione del mondo e ad affrontarne le sfide. L’efficacia con cui i soggetti fanno fronte alle esigenze della vita quotidiana e alla capacità di adeguamento alle richieste di autonomia personale non è valutabile e non ha importanza per le diagnosi che utilizzano il modello bio-psicosociale nell’ottica ICF. l’intelligenza può essere contenuta dalle seguenti tre capacità: apprendere, adattarsi all’ambiente e saper controllare i propri processi cognitivi (metacognizione). I NEURONI SPECCHIO SONO UNA CLASSE DI NEURONI CHE. Che si attivano quando un individuo compie un'azione e quando l'individuo osserva la stessa azione compita da un altro soggetto; attraverso studi di risonanza magnetica, si è visto che i neuroni attivati dall'esecutore durante l'azione sono attivati anche nell'osservatore della stessa azione). Non hanno nulla a che vedere con l’empatia in quanto quest’ultima è una capacità acquisita con un esercizio psicologico molto complesso e prolungato nel tempo. Che si attivano in un individuo quando compie un’azione e deve imitare a specchio o come davanti ad uno specchio il movimento di un’altra persona. Sono alla base dell’imitazione e dei fenomeni di sincronizzazione motoria degli esercizi di gruppo vedi nuoto sincronizzato. Specifica solo dell'uomo (sono visibili grazie alla risonanza magnetica funzionale e non appartengono ad altri generi di mammiferi) di loro non si conosce il significato funzionale. SEMPRE A PROPOSITO DI ADHD, QUALE DI QUESTE AFFERMAZIONI È ERRATA. Questi bambini non hanno nessuna colpa ne dato meno i genitori che invece vengono spesso assetati come incapaci di svolgere bene il proprio ruolo di educatori. Circa lo 0,2% della popolazione pediatrica è affetta dalla “Sindrome da deficit di attenzione e iperattività” quindi tutto sommato parliamo di numeri bassi, trascurabili e di una patologia poco significativa. Solo con l’ausilio di una giusta terapia i bambini cambieranno radicalmente il loro modo di vivere e tutti, genitori, insegnanti, compagni ma soprattutto il bambino potranno finalmente cogliere la bellezza di una vita normale. Se il bambino risponde ad una serie di criteri clinici ben definiti dal mondo scientifico la loro è una vera a propria patologia organica e come tale meritevole di una precisa terapia. LO STATO DI SALUTE MENTALE IN ETÀ EVOLUTIVA. è frutto di un’interazione dinamica, complessa e multifattoriale tra fattori di rischio (vulnerabiltà) e fattori protettivi (resilienza) e del complesso intreccio tra problemi di salute e caratteristiche di uno specifico contesto che a sua volta può agire da barriera o da facilitatore determinando così schemi di funzionamento anche molto differenti. È una struttura stabile ed innata, relativamente autonoma rispetto agli input esterni; qui bastano formule esatte ed un livello elevato di pazienza in una varietà di campi per individuare fattori di vulnerabilità e promuovere resistenza. è frutto della somma di un numero ridotto e misurabile di fattori di rischio (vulnerabilità) e fattori protettivi (resilienza), individuati i quali è poi sempre possibile guarire rapidamente le malattie. è strettamente legata alla nozione un gene=una malattia in quanto in salute mentale è ormai accettata l’origine monofattoriale (è il gene che provoca la malattia) della quasi totalità dei disturbi neuropsichiatrici. NELLA RECENTE PUBBLICAZIONE DELLA QUINTA EDIZIONE 2013 DEL DSM-5 È STATA COSTRUITA QUESTA NUOVA CATEGORIA DIAGNOSTICA, DENOMINATA DISTURBI DEL NEUROSVILUPPO CHE COMPRENDE. Disturbo dello spettro autistico, disabilità intellettiva, disturbo specifico dell’apprendimento, disturbi della comunicazione, ADHD, disturbi del movimento. PAralisi cerebrale infantile, psicosi, disturbi bipolari, depressione, disturbo di personalità tipo borderline. Tutte sono vere. Malattie neuromuscolari e neurodegenerativa encefalopatia acquisite tumori celebrali disabilità complessa ADHD disturbi della condotta disturbi del comportamento alimentare. L’AMBIENTE INTESO NELL’ACCEZIONE DELLA CLASSIFICAZIONE INTERNAZIONALE DEL FUNZIONAMENTO DELLA DISABILITÀ E DELLA SALUTE ICF. assume un ruolo cardine non solo quando si parla di disabilità cognitiva, ma anche quando si affronta il tema dell’ADHD ed in generale di tutti i disturbi del neurosviluppo. normalmente è divenuto ostile nei confronti di tali bambini e delle loro famiglie, e quindi appare particolarmente arduo tentare di modificarlo. nel caso dell’ADHD è poco importante. ha un impatto poco incisivo, perché le possibilità di adattamento scolastico dipendono solo dalla severità della compromissione funzionale, dalle risorse individuali e dalle problematiche psicologiche del singolo individuo (es motivazione, ansietà, scarsa autostima basso senso di autoefficacia). I MINORI IN PIEMONTE NELL’ANNO 2017. Erano 3.678.494, di cui 3.729 stranieri. L’ultima estrazione e pubblicazione ufficiale del Report, relativa sempre all’anno 2017, mostra che vengono seguiti 5.163 minori mentre sono 15.000 i nuovi pazienti (tre volte i pazienti già in carico negli anni passati). Erano 78.494, di cui 43.729 stranieri. L’ultima estrazione e pubblicazione ufficiale del Report relativa sempre all’anno 2017, mostra che vengono seguiti 50.163 minori (pari al 0,7% di quelli residenti) di cui: c.a. 15.000 i nuovi pazienti (2,23% dei minori residenti). Erano 378.494, di cui 293.729 stranieri. L’ultima estrazione e pubblicazione del Report, relativa sempre all’anno 2017, mostra che vengono seguiti 15.163 minori di cui: c.a. 15.000 sono i nuovi pazienti. Erano 678.494, di cui 93.729 stranieri. L’ultima estrazione e pubblicazione del Report SMAIL, relativa sempre all’anno 2017, mostra che vengono seguiti 50.163 minori (pari al 7,1% di quelli residenti) di cui: c.a. 15.000 i nuovi pazienti (2,23% dei minori residenti). I 2/3 dei minori seguiti sono di sesso maschile. PERCHÉ OCCORRONO PERCORSI DIAGNOSTICI ACCURATI E MULTIPROFESSIONALI?. Perché un approccio integrato ed olistico (così specifico della NPI) continua ad imporsi con necessità e forza. Tutte le alternative. Perché i disturbi in neuropsichiatria infantile si collocano sempre al confine tra più categorie diagnostiche e solo raramente un disturbo si presenta da solo. Perché insieme al problema specifico, spesso si possono nascondere problemi complessi, che rischiano di non essere visti ma nascosti da un’etichetta diagnostica troppo semplificata (“una parte per il tutto…”). IN QUESTI ULTIMI ANNI SONO RIVOLTE AI SERVIZI PER UN PRIMO CONTATTO, MOLTE PIÙ FAMIGLIE CHE SINO A QUALCHE ANNO PRIMA NON AVREBBERO AVUTO OCCASIONE DI INCONTRARE UNA PROFESSIONISTA DELL’AREA NEUROPSICHIATRICA – PSICOLOGICA. Non ci sono dati gestionali in grado di misurare tale flusso. Sì, soprattutto per effetto dell’aumentato interesse per alcune problematiche inutili, legate soprattutto alle capacitò prestazionali ed al comportamento a scuola. Non lo possiamo sapere, in quanto siamo in assenza di un quadro normativo indirizzato, soprattutto ai disturbi del neuro-sviluppo. No in quanto Disturbo dell’apprendimento, disabilità cognitiva, ADHD sono da sempre un fenomeno stabile ma quantitativamente (pochi casi ogni 100oo studenti) ridotto e di difficile rilevazione diagnostico. LA CAPACITÀ DI UN INDIVIDUO O DI UN SISTEMA DI RESISTERE AGLI URTI. Si chiama resilienza e riguarda la capacità degli individui e dei sistemi famigliari e sociali, di far fronte allo stress e alle avversità, ed uscirne rinforzati. Togliendo di mezzo il polo malattia, permette di comprendere un ampio arco di fenomeni che va dall’intrapsichico al sociologico. Si tratta della capacità degli individui di far fronte allo stress e alle avversità, ed uscirne rinforzati. È una caratteristica totalmente innata che fa parte del temperamento (una dote naturale) e che resta stabile nel tempo. Tutte le alternative. Viene promossa nell’individuo esponendolo preventivamente ed attivamente a traumi ripetuti e cumulativi (meglio se di forte intensità), che per definizione, allenano e rinforzano notevolmente ogni persona. LA COMPLESSITÀ, LA NUMEROSITÀ E LE CATEGORIZZAZIONI DELL’UNIVERSO DEI DISTURBI IN NPIA TRA CLASSIFICAZIONI, NOSOGRAFIE ED ARTICOLAZIONI DIAGNOSTICHE. Negli ultimi trent’anni è rimasta praticamente stabile. Ha presentato un incremento minimo. Infatti, anche solo le recenti classificazioni, le nosografie, le articolazioni diagnostiche (racchiuse ora nei Manuali DSM-5, ICD-11, PDM-2) sono assai meno complesse di un tempo, mentre le Linee Guida sulla gestione dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) pubblicata alla fine del 2021 sono ora un documento di poche pagine. Si è fortemente ridotta perché ora grazie ad appositi software molto potenti si caricano i dati e si ottengono subito risposte e diagnosi senza dover fare ipotesi cliniche. Nessuna delle alternative. QUALE CARATTERISTICA COMUNE VIENE CONDIVISA DA TUTTI I DISTURBI DEL NEUROSVILUPPO?. L’esordio nella prima infanzia, insieme ad un ritardo o a un’anomalia nelle funzioni strettamente connesse con la maturazione biologica del sistema nervoso centrale. Il corso caratterizzato da costanti remissioni o ricadute (anche 3-4 nella stessa giornata), come invece non accade mai in tutti gli altri disturbi mentali che hanno decorso stabile. Che sono presenti esclusivamente nelle femmine. Vi è sempre l’esclusione categorica che fattori genetici siano implicati nella loro eziologia (infatti nelle anamnesi famigliari non sono mai presenti disturbi a loro simili o correlati). IL FENOMENO DELLA DISABILITÀ È SEMPRE STATO IN PRIMO PIANO MA IN PASSATO ERA NASCOSTO NELLE ISTITUZIONI DEDICATE. Si ma in modo assai minore. Alla data del 31 dicembre 1960 i minori ricoverati in istituti a carattere dui internato risultavano essere 1200 in tutt’Italia. Erano infatti già in atto efficaci sistemi di inclusione sociale. Non è vero si tratta di un fenomeno recente. Si, ed alla data del 31 dicembre 1960 i minori ricoverati in istituti a carattere di internato risultavano essere 310.326. È un’affermazione falsa perché non vi sono i dati per dimostrarla. PERCHÉ I DISTURBI DEL NEUROSVILUPPO “DISTURBANO” LO SVILUPPO DEL BAMBINO NELLA SUA COMPLESSITÀ?. Tutte le alternative. Nessuna delle alternative. Perché provocano, nel bambino, frustrazione, isolamento relazionale, dolore, impotenza appresa e provocano nell’ambiente reazioni non pensate, rigide, frustranti e distorte, che generano a loro volta sofferenza inutile. Perché rappresentano, se non riconosciuti o disconosciuti, un vero e proprio elemento traumatico cronico che appartiene alle conseguenze delle richieste quotidiane dell’ambiente cui loro riescono a rispondere con performances adeguate, comportamenti appropriati e sistemi comunicativi coerenti. LA DISABILITÀ COGNITIVA. È un disturbo raro (un soggetto ogni 10.000 nati). Ha un’incidenza che non è misurabile in quanto si presenta in modo eterogeneo (“a macchia di leopardo”) nel territorio italiano. Vi sono dati assai controversi e non è stato possibile definirne la prevalenza. Non è un disturbo raro (due-tre soggetti ogni 100) ed è invalidante, in quanto si riflette sulle abilità pratiche e sociali. SECONDO UNA DEFINIZIONE DELL’OMS, LA SALUTE MENTALE È UNO STATO DI BENESSERE EMOTIVO E PSICOLOGICO NEL QUALE L’INDIVIDUO È IN GRADO DI. Tutte le alternative. Rispondere alle esigenze quotidiane della vita di ogni giorno e stabilire relazioni soddisfacenti e mature con gli altri. Sfruttare le sue capacità cognitive o emozionali ed esercitare la propria funzione all’interno della società. Partecipare costruttivamente ai mutamenti dell’ambiente e adattarsi alle condizioni esterne e ai conflitti interni. QUALI DI QUESTI CONCETTI ERANO GIÀ PRESENTI OD EMERGENTI ALL’ORIGINE DELLA DISCIPLINA NPI?. Tutte le alternative. L’approccio integrato alla persona, divenuto poi il modello bio-psicosociale. La visione congiunta di mente e cervello, approfondita dalle neuroscienze. Lo sviluppo e l’applicazione dell’approccio relazionale, investigato dall’Infant Research. QUAL È IL PRINCIPALE CRITERIO NECESSARIO A STABILIRE LA DIAGNOSI DI DISTURBO SPECIFICO DI APPRENDIMENTO (DSA). Del ritardo di apprendimento: i tempi di apprendimento del bambino sono più lenti, la progressione delle tappe di acquisizione sono le stesse di uno sviluppo normale e le prestazioni del soggetto sono qualitativamente analoghe a quelle di bambini normali più piccoli. La sola presenza delle difficoltà di apprendimento: cioè le difficoltà incontrate da uno studente durante tutta la sua carriera scolastica; sono problematiche ampie, sono modificabili con interventi didattici mirati ed esprimono una difficoltà di adattamento nell’impatto con le richieste scolastiche o ad un aumento della complessità (2^ ciclo delle elementari o 1^ media). Della sola presenza di difficoltà lessicali legate al bilinguismo od immigrazione. La <<discrepanza>> tra “abilità nel dominio specifico interessato” (deficitaria in rapporto alle attese per l’età e/o la classe frequentata) e l’intelligenza generale (adeguata, per l’età cronologica). PER QUALE MOTIVO LA TOTALITÀ DELLE ATTIVITÀ DELLA NPI È REGOLATA DA LEGGI ED ACCORDI NAZIONALI, PROCOLLI D’INTESA, DELIBERE E RACCOMANDAZIONI REGIONALI, E DA LINEE GUIDA?. Perché stabiliscono con precisione quali siano (per i sanitari) le condotte cliniche e le specifiche responsabilità e priorità, anche amministrative e burocratiche, cui dovranno attenersi. Per ragioni di equità di accesso alle cure, di risposta ai bisogni e di appropriatezza nell’uso delle risorse. Per la necessità di coerenza ai percorsi clinici. Tutte le alternative. LA DISCIPLINA “NEUROPSICHIATRIA INFANTILE”, CHE ABBIAMO CONOSCIUTO NEGLI ANNI ’80, CONGIUNGEVA GIÀ ALL’INTERNO DELLA DIMENSIONE MEDICA “TRADIZIONALE”, QUELLA NEUROLOGICA, PSICOANALITICA, SOCIALE ED ISTITUZIONALE?. Solo in parte, in quanto i concetti maturati negli attuali sviluppi clinici (l’approccio integrato bio-psicosociale, la visione congiunta di mente e cervello secondo le neuroscienze, lo sviluppo e l’applicazione di nuove teorie nell’ambito dell’Infant Research e della nuova psicoanalisi) non sono applicabili a questa disciplina. No. Nessuna delle alternative. Si, ed era sin da subito in linea con valori quali l’approccio olistico alla persona, la valorizzazione e la protezione dell’infanzia, soprattutto quella portatrice di sofferenze emotive e famigliari, di ingiustizie sociali e di disabilità. |





