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Se proviamo a dare una definizione del Diritto Amministrativo possiamo dire che è: quell'insieme di regole che hanno introdotto il diritto di accesso. quell'insieme di regole che disciplinano l'organizzazione e l'attività della Pubblica Amministrazione. quell'insieme di regole disciplinano le sanzioni amministrative. quell'insieme di regole che disciplinano i principi della trasparenza. La legge n. 241, nota anche anche come Legge sulla trasparenza è stata emanata nell'anno: 1980. 1995. 2000. 1990. I principi di buon andamento e di imparzialità sono previsti nell'art.: 95 della Costituzione. 96 della Costituzione. 97 della Costituzione. 98 della Costituzione. Le disposizione per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalità nella P.A. sono previsti nella Legge: 190/2012. 833/1978. 154/2001. DPR 3/1957. Tra le norme più importanti introdotte dalla Legge n.241/90 vi sono senza dubbio quelle che regolano il diritto di accesso agli atti amministrativi finalizzato a: disciplinare la concessione delle ferie. disciplinare l'orario di ingresso in ufficio dei dipendenti. disciplinare i turni di lavoro durante le festività. una maggiore trasparenza della Pubblica Amministrazione. Tra i principi fondamentali del Diritto Amministrativo, il principio di legalita costituisce la massima espressione dello Stato di Diritto ed esso prescrive che: la P.A. stabilisce autonomamente i poteri che può esercitare. la P.A. può esercitare solo i poteri che sono stati conferiti espressamente dalla legge. la P.A. stabilisce d'intesa con l'autorità sovraordinata i poteri che può esercitare. la P.A. stabilisce i poteri che può esercitare attraverso regolamenti interni. L'art. 97, comma 4, della Costituzione, imponendo l'osservanza delle procedure concorsuali per l'accesso ai pubblici impieghi, intende assicurare: sin dall'instaurarsi del rapporto alle dipendenze con la P.A., l'imparzialità. la puntualità negli adempimenti. la puntualità nel pagamento degli stipendi. la precisa osservanza dell'orario di lavoro stabilito. La P.A. deve agire in base ad una adeguata valutazione di tutti gli interessi, pubblici e privati perseguendo: di volta in volta una giusta conclusione. il rispetto dei principi generali. il rispetto del regolamento. in modo imparziale l'interesse pubblico. La legge di revisione costituzionale n. 1 del 2012, ha introdotto all'art. 97un nuovo comma, secondo il quale: le Pubbliche Amministrazioni garantiscono il principio del contraddittorio. in coerenza con l'ordinamento dell'Unione Europea, le Pubbliche Amministrazioni assicurano l'equilibrio dei bilanci e la sostenibilità del debito pubblico. le Pubbliche Amministrazioni assicurano l'accesso agli atti ai richiedenti. le Pubbliche Amministrazioni assicurano l'accesso agli atti ai richiedenti. Il principio della ragionevolezza comporta che l'amministrazione, oltre a rispettare la legge, agisca in conformità ai criteri di logicità e di razionalità al fine: di garantire il rispetto dei tempi del procedimento nonché di evitare decisioni arbitrarie e irrazionali. di ricercare gli elementi che consentano di dare ragione al privato cittadino. di approvare gli statuti entro il temine di 120 giorni dall'inizio del procedimento. di approvare le delibere degli organi deliberanti entro 60 giorni dall'adozione. Le pubbliche amministrazione, nel perseguire l'interesse pubblico che gli è stato affidato, operano in genere mediante procedimenti amministrativi, nel rispetto delle regole cui sono assoggettate per: fornire le risposte agli utenti in tempi brevi. per garantire il pareggio di bilancio. garantire lo svolgimento imparziale ed efficace dell'azione amministrativa. eseguire le deliberazioni adottate dagli orani deliberanti. Il procedimento amministrativo è caratterizzato da una serie di atti , susseguenti e diversi tra loro, diretti: all'adozione del provvedimento amministrativo. alla stipulazione di un contratto. al rispetto del regolamento vigente. alla pubblicazione delle graduatorie. Con la legge 241/90 e s.m.i il legislatore ha introdotto una una norma volta a definire: i limiti dell'amministrazione. la discrezionalità dell'amministrazione. i principi essenziali ai quali deve attenersi la P.A. nello svolgimento della propria attività. i riferimenti gerarchicamente sovraordinati delle singole amministrazioni. La legge 241/90 stabilisce necessità della partecipazione al procedimento amministrativo dei: soggetti titolari di interessi pubblici o privati, nonché dei portatori di interessi diffusi costituiti in associazioni o comitati. dei soggetti che non hanno interesse. soli soggetti pubblici. dei soli soggetti privati. L'art. 7 delle legge 241/90 prevede l'obbligo per la P.A.di: inviare la comunicazione al competente Ministero. inviare la comunicazione ai soggetti che non sono portatori di interessi. inviare la comunicazione ai soggetti non legittimati ad impugnare il provvedimento. inviare la comunicazione dell'avvio del procedimento ai soggetti nei confronti dei quali il provvedimento finale è destinato a produrre effetti diretti. Ai sensi dell'art. 13 della legge 241/90, le disposizioni in materia partecipativa non si applicano ai procedimenti che: terminano entro 15 giorni dall'avvio del procedimento. terminano entro 20 giorni dall'avvio del procedimento. terminano entro 30 giorni dall'avvio del procedimento. terminano con atti normativi, amministrativi generali, di pianificazione e di programmazione nonché ai procedimenti tributari. La comunicazione di avvio del procedimento non è sempre obbligatoria e lo stesso art. 7 della legge 241/90 esonera l'amministrazione procedente dal comunicare l'avvio del procedimento quando: sussistono ragioni di impedimento derivanti da particolari esigenze di celerità del procedimento. l'amministrazione agisce con discrezionalità. quando l'organo deliberante dell'amministrazione decide l'esonero. quando lo statuto dell'amministrazione prevede l'esonero. Con l'entrata in vigore della legge 241/90, tutte le pubbliche amministrazioni sono tenute a designare per ciascun tipo di procedimento relativo ad atti di loro competenza: il dirigente che coordinerà l'ufficio risorse umane. il dirigente che coordinerà l'ufficio procedimenti disciplinari. l'unità organizzativa responsabile dell'istruttoria e di ogni altro adempimento procedimentale, nonché dell'adozione del provvedimento finale. il dirigente che coordinerà l'ufficio bilancio. I compiti del responsabile del procedimento sono disciplinati: dall'art. 11 della L. 241/90. dell'art. 6 della L. 241/90. dall'art. 12 della L. 241/90. dall'art. 13 della L. 241/90. L'atto di designazione del responsabile del procedimento: comporta un trasferimento di funzioni. comporta un trasferimento di competenze. crea nuove competenze D. non comporta il trasferimento di funzioni amministrative da un organo ad un altro e dunque non crea nuove competenze. Il provvedimento amministrativo è: l'atto finale di una serie procedimentale di atti, esprime la volontà della P.A. ed è generalmente il solo atto del procedimento ad avere efficacia esterna. un atto privo di esevutorietà. un semplice momento del procedimento. è un atto amministrativo emanato all'inizio del procedimento. Gli atti amministrativi non provvedimentali, normalmente, a differenza del provvedimento: spiegano effetti sulla sfera giuridica dei terzi. non spiegano direttamente effetti sulla sfera giuridica dei terzi. hanno efficacia esterna. sono atti normativi. Sono diversi i criteri di classificazione dei provvedimenti amministrativi. Dal punto di vista del procedimento, si distinguono: atti individuali ed atti collettivi. atti con un solo destinatario ed atti con una pluralità di destinatari. atti monostrutturati ed atti pluristrutturati. atti procedimentali ed atti presupposti. Gli elementi essenziali del provvedimento amministrativo sono: contenuto, oggetto, forma e volontà. contenuto, oggetto e condizione. forma, volontà e termine. oggetto condizione e termine. Gle elementi accidentali del provvedimento sono: termine, contenuto e oggetto. termine, condizione, onere e riserva. condizione, oggetto e contenuto. condizione, riserva forma e volontà. L'obbligo di motivazione di ogni provvedimento è sancito: dall'art. 7 della L. 240/2010. dall'art. 7 della L. 833/78. dall'art. 3 della L. 241/90. dall'art. 3 del D.Lgs. 165/2001. L'art. 10 bis della L. 241/90 impone all'amministrazione di comunicare al soggetto interessato, prima dell'adozione di un atto di diniego: i motivi che impediscono l'accoglimento dell'istanza. di ripetere l'istanza. che l'istruttoria non può avvenire prima di sei mesi dal ricevimento dell'istanza. che l'istanza deve essere ripetuta dopo tre mesi. L'art. 1, comma 38, della legge 190/2012 (c.d. anticorruzione) ha introdotto all'art. 2, della legge 241/90 un'ipotesi di motivazione: approfondita. dettagliata. circostanziata. abbreviata e semplificata quando ricorrono specifici presupposti. L'art. 3, comma 3, della legge 241/90, prevede che "se le ragioni dell'amministrazione risultano da altro atto dell'amministrazione richiamato nella decisone, l'atto deve essere indicato e reso disponibile". Questa tecnica è indicata come motivazione: da contratto. che non soddisfa l'obbligo richiesto dalla legge. per relationem. che sarà emessa successivamente. La motivazione, ai sensi dell'art. 3 della legge 241/90, deve indicare: le circostanze di fatto che hanno consigliato la firma del provvedimento. le relative norme di diritto che hanno determinato l'adozione del provvedimento. i comportamenti dell'istante che hanno consigliato l'adozione del provvedimento. i fattori esterni che hanno imposto l'adozione del provvedimento. A proposito della patologia dell'atto amministrativo, la nozione di invalidità, accolta dal legislatore del 2005, comprende i due stati patologici: della nullità e della annullabilità. della illiceità e della imperfezione. della inefficacia e della ineseguibilità. della inefficacia e della imperfezione. L'annullabilità si ravvisa, generalmente: nel caso in cui l'atto è imperfetto. nel caso in cui, taluno degli elementi costitutivi della fattispecie sia viziato e la norma violata sia posta a tutela di interessi particolari. nel caso in cui l'atto è inefficace. nel caso in cui l'atto è illecito. La nullità è tradizionalmente ricondotta: al fatto che la norma violata sia posta a tutela di interessi particolari. al fatto che l'atto non è idoneo a produrre effetti. alla mancanza di un elemento costitutivo della fattispecie, alla violazione di una norma posta a tutela di interessi generali o alla violazione o elusione di una statuizione giurisdizionale passata in giudicato. alla circostanza che è sopravvenuto un fatto ostativo alla sua efficacia. La nullità del provvedimento amministrativo trova la sua disciplina nell'art.: 14 quater della Legge 241/90. 18 della legge 241/90. 20 della legge 241/90. 21-septies della legge 241/90, introdotto dalla L.15/2005. L'annullabilità del provvedimento amministrativo è fondato su tre vizi di legittimità: l'incompetenza, l'eccesso di potere e la violazione di legge. imperfezione, inefficacia ed ineseguibilità. inidoneità, imperfezione ed ineseguibilità. violazione ed elusione del giudicato, incompetenza assoluta, sviamento di potere. L'annullabilità del provvedimento amministrativo è disciplinato dall'art.: 21-octies, comma 1, della legge 241/90. 15 della legge 241/90. 16 della legge 241/90. 18 della legge 241/90. Mentre la nullità dell'atto amministrativo si configura nelle ipotesi tassativamente previste dalla legge, l'annullamento è: sempre possibile. rimedio generale contro i vizi di legittimità dell'atto. possibile quando l'atto è palesemente imperfetto. quando l'atto è inefficace. L'incompetenza è il vizio che consegue alla violazione delle norme che distribuiscono la funzione amministrativa tra diversi enti, organi o uffici secondo diversi criteri (materia, valore ecc.) Essa pertanto costituisce: un'ipotesi particolare di eccesso di potere. un'ipotesi particolare di violazione di legge. un'ipotesi di vizio non caducante. un'ipotesi particolare di nullità. L'eccesso di potere si configura quando la P.A. esercita il potere per: divergenza dell'atto amministrativo dal paradigma normativo di riferimento. un principio di prevalenza della correttezza sostanziale dell'atto sull'illegittimità formale. evitare la comunicazione di avvio del procedimento. finalità diverse da quelle stabilite dalla norma attributiva del potere (c.d. sviamento del potere). La violazione di legge costituisce il vizio: avente portata generale e residuale che si riscontra in ogni caso di divergenza dell'atto amministrativo dal paradigma normativo di riferimento, sia essa formale, procedimentale, contenutistica. della contraddittorietà. della disparità di trattamento. della violazione delle circolari. Con l'espressione invalidità sopravvenuta si indica il fenomeno di: un atto valido al momento in cui è stato adottato, per cause successive alla sua adozione, non risulta più conforme all'ordinamento. un atto non valido già al momento della sua adozione. un atto che era già affetto da un vizio di nullità quando è stato emesso. un atto già inefficace al momento della emanazione. Il merito amministrativo è definito come l'insieme delle soluzioni compatibili con il canone di congruità-logicità che deve regolare l'azione amministrativa discrezionale. I vizi di merito pertanto: indicano le difformità per eccesso di potere. indicano le difformità dell'esercizio della discrezionalità amministrativa dai principi di buona amministrazione, di cui all'art. 97 Cost. le difformità per violazione di legge. indicano le difformità per incompetenza. La nozione di autotutela è generalmenete identificata: nel potere dell'amministrazione di rimuovere unilateralmente ed autonomamente gli ostacoli che si frappongonoalla realizzazione dell'interesse pubblico concreto per cui il potere è stato conferito dalla legge. nel potere di iniziare un contraddittorio con la controparte. nella possibilità di rinviare la decisione all'autorità sovraordinata. nella possibilità di delegare la decisione ad altro dirigente. L'autotutela esecutiva è: la rivalutazione delle situazioni di fatto poste alla base di un provvedimento. l'iniziativa affidata alla pubblica amministrazione per il ripristino della tutela degli interessi pubblici. la verifica dei requisiti di legittimità. l'attività dell'amministrazione diretta all'esecuzione coattiva degli atti provvedimentali. La revoca è: l'atto diretto a rimuovere un precedente provvedimento per vizi di inopportunità, dovuti al mutamento oggettivo delle circostanze presenti al momento dell'adozione dell'atto originario. il potere esercitato dall'amministrazione su ricorso del destinatario dell'atto. il semplice ritiro di un atto. la rimozione di un precedente atto per il mancato esercizio di un diritto. L'annullamento d'ufficio di un provvedimento amministrativo illegittimo, può avvenire: entro sei mesi dal momento dell'adozione. entro ventiquattromesi dal momento dell'adozione. sussistendone le ragioni di interesse pubblico, entro un termine ragionevole, comunque non superiore a dodici mesi. entro il termine di sessanta giorni dall'adozione. Tra i presupposti richiesti per il legittimo esercizio del potere di annullamento d'ufficio vi è: quello dell'illegittimità del provvedimento oggetto di annullamento. quello dei motivi di opportunità. il potere dell'amministrazione di agire con discrezionalità. l'istanza del privato interessato. Il "termine ragionevole" entro cui può avvenire l'annullamento d'ufficio dall'adozione del provvedimento, va valutato: discrezionalmente dall'amministrazione. in concreto tenendo in debito conto il grado degli interessi coinvolti nella vicenda. secondo motivi di opportunità. in base alla istanza del privato. L'art. 21-quinques della L. 241/90, stabilisce che "se la revoca comporta pregiudizi in danno dei soggetti direttamente interessati, l'amminstrazione...": deve emanare un nuovo provvedimento entro 30 giorni. deve emanare un nuovo provvedimento entro 60 giorni. deve emanare un nuovo provvedimento entro 90 giorni. ha l'obbligo di provvedere al loro indennizzo. A fronte della revoca legittima è possibile che il privato non si limiti ad azionare soltanto il meccanismo dell'indennizzo ex art. 21-quinques L. 241/90, ma eserciti anche: un'azione di risarcimento del danno precontrattuale. un'azione per l'indennizzabilità anche del lucro cessante. una richiesta di responsabilità erariale verso il RUP. una richiesta di responsabilità erariale verso l'amministrazione. Da sempre sono dibattuti i rapporti tra autotutela e atti nulli. L'amministrazione può essa stessa accertare la nullità dell'atto e, di conseguenza, sostituirlo o eliminarlo formalmente dall'ordinamento. Tale eliminazione formale dell'atto nullo consiste: nel c.d. mero ritiro. nel c.d. rinvio. nel c.d. accertamento di opportunità. nel c.d. accertamento d'illegittimità. La potestà dell'amministrazione di tornare sulle proprie decisioni non si manifesta solo attraverso la eliminazione di un atto, ma anche con atti che mirano alla conservazione generalmente definiti: atti in attesa di definizione. atti di convalescenza. atto a durata limitata. atti ordinari. L'Amministrazione può decidere di emettere un atto che mira alla conservazione del provvedimento attraverso la convalida dello stesso; la convalida è disciplinata: dall'art. 21-nonies, comma 2, della L. 241/90, novellata dalla L. 15/2005. dall'art. 14 della L. 241/90. dall'art. 15 della L. 241/90. dall'art. 16 della L. 241/90. Un'altra forma di conservazione dell'atto è la Ratifica che è: una particolare ipotesi di sanatoria. una particolare ipotesi di conversione. una particolare ipotesi di interpretazione autentica. una particolare ipotesi di convalida dell'atto annullabile con la quale l'autorità competente conferma l'atto adottato da un'autorità incompetente dello stesso ramo. Altra manifestazione del potere di autotutela con esito conservativo è data dall'istituto dalle conversione, con cui l'amministrazione: all'esito del riesame dell'atto viziato ne conserva gli effetti attraverso un processo interpretativo che sana l'originario provvedimento invalido, trasformandolo in atto diverso. all'esito del riesame l'amministrazione acquisisce ex post un atto endoprocedimentale. all'esito del riesame l'amministrazione ratifica il precedente atto. all'esito del riesame l'amministrazione elimina gli errori materiali. L'art. 21-bis della L.241/90 stabilisce che i provvedimenti limitativi della sfera giuridica dei destinatari acquistano efficacia: sin dalla adozione del provvedimento. sin dall'inizio della istruttoria. con la comunicazione formali ai destinatari, qualificandoli così come attirecettizi. sin dalla manifestazione della volontà di emanare il provvedimento. Le principali subcategorie dei provvedimenti limitatitivi sono: i provvedimenti ablatori, gli ordini e le diffide, i provvedimenti sanzionatori. i provvedimenti aventi caratteri della imperatività. i provvedimenti aventi i caratteri della nominatività. i provvedimenti aventi carattere della tipicità. Nella sottocategoria dei provvedimenti ablatori rientra un'ampia gamma di atti autoritativi che produco come effetto quello: di ampliare la sfera patrimoniale del destinatario. di ampliare la sfera personale del destinatario. di ampliare la sfera patrimoniale e personale del destinatario. di restringere la sfera patrimoniale e personale del destinatario, estinguendo o modificando situazioni giuridiche soggettive attraverso l'imposizione di obblighi di fare o di non fare. Le sanzioni amministrative costituiscono un ulteriore tipologia di provvedimenti: restrittivi della sfera giuridica del destinatario. ampliativa della sfera giuridica del destinatario. in cui l'amministrazione applica la propria discrezionalità. in cui l'amministrazione instaura un dialogo continuo con il destinatario. Anche le sanzioni amministrative, al pari di quelle penali: sono presidiate dal divieto di applicazione per l'avvenire. sono presidiate dal divieto di retroattività. si applica il principio penalistico del favor rei. nessuno può essere punito per un fatto che secondo una legge posteriore non costituisce reato. Si parla di sanzioni c.d. ripristinatorie ma l'espressione in realtà è ambigua, perché questi atti non sono sanzioni ma: comuni provvedimenti amministrativi e l'effetto afflittivo che il privato subisce è solo la conseguenza indiretta della realizzazione dell'interesse pubblico che viene, attraverso il provvedimento, ripristinato. intimazioni di pagamento. atti che non hanno conseguenze pregiudizievoli per il destinatario. atti di costituzione in mora per il destinatario. La sanzione amministrativa in senso proprio ha esclusivamente finalità afflittiva ed essa non è diretta a curare o realizzare un interesse pubblico particolare ma solo: a intimare al destinatario un corretto comportamento. a punire chi ha trasgredito le regole, per cui alla base della sanzione vi è l'interesse generale all'osservanza della legge. a comunicare al destinatario che non vi saranno ulteriori avvisi. a invitare il destinatario a regolarizzare i pagamenti entro termini perentori. A differenza dei provvedimenti amministrativi, le sanzioni ammistrative si impugnano di regola: dinanzi al Questore. Dinanzi all'Autorità sovraordinata. dinanzi al Consiglio di Stato. dinanzi al Giudice Ordinario mediante opposizione all'ordinanza ingiunzione ai sensi della legge 689/1981. L'ordinamento consente alla pubblica amministrazione di disporre il sequestro dei beni in vista di un provvedimento definitivo a carattere ablatorio e in funzione di: garantire l'effettiva esecuzione di una confisca, anticipando la sottrazione dei beni confiscabili alla sfera giuridica dell'autore dell'illecito, ed evitando ulteriori illeciti da pate del trasgressore. notificare all'autore dell'illecito la volontà dell'amministrazione. instaurare un contraddittorio. consentire all'autore dell'illecito la predisposizione di una memoria difensiva. La confisca è una sanzione amministrativa accessoria punitiva di un illecito amministrativo, più precisamente una sanzione repressiva e viene disposta: per evitare che si verifichi un illecito. quando l'illecito si è già verificato e ha l'effetto di acquisto di altrui beni da parte dello Stato o di altri enti pubblici, senza indennizzo. quando non vi è pericolosità del trasgressore. quando vale a verificare la proporzionalità della misura restrittiva rispetto all'illecito. Il fermo amministrativo è previsto dall'art. 69, ult. Comma, del R.D. n. 2440/1923 . Si tratta di uno strumento cautelare diretto a: legittimare la sospensione temporanea del pagamento di debiti liquidi ed esigibili da parte dello Stato a salvaguardia dell'eventuale compensazione con crediti che altre amministrazioni statali vantino nei confronti del medesimo soggetto. a salvaguardare il patrimonio per garantire il privato da pregiudizi economici. valutare la situazione creditoria del privato. valutare i presupposti per stipulare una transazione favorevole al privato. A proposito dei provvedimenti amministrativi ampliativi della sfera giuridica altrui bisogna certamente indicare: i provvedimenti di autotutela. le concessioni e le autorizzazioni. i provvedimenti sanzianori. i provvedimenti ablatori. L'autorizzazione, secondo una definizione classica, costituisce: un atto di consenso all'esercizio di un'attività o di un potere di cui il soggetto richiedente è già titolare in virtù di una posizione giuridica soggettiva riconosciutagli dall'ordinamento. quel provvedimento con cui l'amministrazione a seguito di un controllo successivo procede a rimuovere un permesso precedentemente rilasciato. è uno strumento di controllo successivo, da parte dell'amministrazione, sullo svolgimento di un'attività. un provvedimento di revoca di una concessione edilizia. La concessione è l'atto con il quale l'amministrazione: rinnova al privato il rilascio di una precedente autorizzazione. attribuisce ex novo o trasferisce la titolarità di un diritto soggettivo in capo ad un soggetto privato. conferma al privato una licenza precedentemente rilasciata. rinnova un precedente provvedimento autorizzativo. La concessione, a differenza dell'autorizzazione, instaura in molti casi: un rapporto di breve durata con il concessionario caratterizzato da reciproci obblighi. un rapporto che accorda un privilegio o una prerogativa già concessa in precedenza. un rapporto con una durata massima biennale prorogabile per una volta per uguale periodo. un rapporto di lunga durata con il concessionario, caratterizzato da diritti ed obblighi reciproci e da poteri di vigilanza continuativa e talora anche di indirizzo delle attività poste in essere in base alla concessione. L'atto con il quale è trasferito al privato l'uso di un bene pubblico ha natura di concessione-contratto e consiste nella combinazione di: a) un provvedimento amministraivo di carattere autorizzatorio e la P.A. conserva i poteri di vigilanza e controllo b)una convenzione di diritto privato contenente la disciplina dettagliata del rapporto. a) un provvedimento di delega totale al privato concessionario, b) un accordo che prevede una relazione annuale del concessionario alla P.A. a) una determinazione dirigenziale con cui la P.A. trasferisce al privato l'intera gestione dell'attività, b) un accordo che disciplina i controlli della P.A. a) un decreto di assegnazione diretta dell'attività al privato, b) un disciplinare che ribadisce i poteri di vigilanza della P.A. Per la concessione di beni pubblici al privato è: sufficiente un'assegnazione diretta. sufficiente una determinazione dirigenziale su delega dell'organo deliberante. è necessario un provvedimento del legale rappresentante su proposta del RUP. sempre necessaria la gara, perché con la concessione di un'area pubblica si fornisce un'occasione di guadagno a soggetti che operano sul mercato e dunque si impone una procedura competitiva. Con decisione n. 18 del 09.11.2021, il Consiglio di Stato (Ad. Plenaria) ha ribadito, che le norme legoslative nazionali che hanno disposto la proroga automatica delle concessioni demaniali marittime per finalità turistico-ricreative: possono essere applicate solo fino al dicembre 2025. possono essere applicate solo fino al dicembre 2026. possono essere applicate solo fino al dicembre 2027. sono in contrasto con il diritto eurounitario e tali norme non devono essere applicate né dai Giudici né dalla Pubblica amministrazione. Sempre con la decisione n. 18 del 09.11.2021, dove il Consiglio di Stato (Ad. Plenaria) è nuovamente intervenuto sulla proroga automatica delle concessioni demaniali marittime per finalità turistico-ricreative, ha precisato che la non applicazione della legge implica che le concessioni già rilasciate: debbano ritenersi "tamquam non esset". debbano ritenersi limitate nel tempo. debbano ritenersi valide solo in casi eccezionali. debbano ritenersi valide se il contratto stipulato dall' amministrazione con il privato era vantaggioso per la P.A. La legge 21/062022 n. 78 che disciplina la "delega al Governo in materia di contratti pubblici", il Governo è delegato: a disciplinare le proroghe delle concessioni marittime. a verificare caso per caso i presupposti per concedere la proroga. ad adottare, entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge, uno o più decreti legislativi recante la disciplina dei contratti pubblici. a confermare le proroghe solo se il privato aveva in precedenza regolarmente adempiuto alle condizioni contrattuali. I provvedimenti amministrativi sono atti giuridici e, come tali possono essere perfetti o imperfetti. Il provvedimento è perfetto quando: anche in carenza di un elemento prescritto. al termine del procedimento di formazione, sono presenti tutti gli elementi rilevanti per la sua esistenza giuridica. sono stati rispettati i termini per la sua emissione. prevede la data della sua efficacia. I provvedimenti amministrativi sono atti giuridici e, come tali possono essere efficaci o inefficaci: Efficacia e inefficacia costituiscono l'esito del giudizio di idoneità o inidoneità dell'atto a produrre effetti. efficacia e inefficacia dipendono dalla formazione dell'atto. efficacia e inefficacia dipendono dalla funzione dell'atto. efficacia e inefficacia dipendono dai termini previsti nell'atto. Retroattività del provvedimento amministrativo significa: che il suo effetto decorre dal momento dell'emanazione. che il suo effetto decorre dal momento della comunicazione all'interessato. che il suo effetto decorre dopo dieci giorni dalla sua notificazione D. che il suo effetto decorre da un momento anteriore rispetto a quello in cui si perfeziona la fattispecie. I provvedimenti ad effetti durevoli sono suscettibili di essere sospesi a salvaguardia degli interesse pubblici che rischiano di venire pregiudicati, ma: la sospensione può durare solo 30 giorni. la sospensione avendo natura cautelare e di salvaguardia, ha necessariamente natura limitata nel tempo e deve contenere un'adeguata motivazione. la sospensione deve già prevedere una durata massima di 60 giorni. a sospensione deve già prevedere una durata massima di 90 giorni. Il termine di durata dell'efficacia del provvedimento può essere prorogato, occorre però: che la proroga sia adottata prima che il termine sia scaduto e sulla scorta dei risultati già conseguiti in base all'atto originario. che la proroga sia adottata quando il provvedimento è ormai scaduto, a seguito di una nuova ponderazione degli interessi e della verifica dei presupposti. che la proroga sia adottata entro trenta giorni dalla scadenza. che la proroga sia adottata entro sessanta giorni dalla scadenza. L'accesso ai documenti amministrativi introdotto dalla Legge 241/90, mira: a modificare l'assetto dei vertici della P.A. a rivedere le norme sulle nomine dei componenti degli organi deliberanti. a favorire il raggiungimento di una performance ottimale. a favorire la partecipazione ai procedimenti e ad assicurare l'imparzialità e la trasparenza della P.A., per cui bisogna dare atto della profonda evoluzione introdotta dal diritto di accesso nel rapporto tra P.A. e amministrati. Un primo ampliamento della nozione di trasparenza è stata introdotta con il D.Lgs, n. 150/2009, il cui art. 11 la definiva come: accessibilità totale alle informazioni, da assicurare anche attraverso lo strumento della pubblicazione sui siti istituzionali delle pubbliche amministrazioni. accessibilità agli atti attraverso apposita istanza inviata all'amministrazione. accesso a coloro che vi hanno un semplice interesse. accesso a coloro che esplicitano i motivi del diritto. La legge 190/2012 (c.d. anticorruzione) fa assurgere la trasparenza dell'azione amministrativa: a diritto illimitato all'accesso. a misura preventiva e trasversale di lotta ai fenomeni corruttivi e alla illegalità nella P.A. a obbligo dell'amministrazione di accogliere l'istanza di accesso. a diritto di accedere a qualunque documento. Sulla base della delega conferita con l'art. 1 del comma 35, della legge 190/2012, è stato adottato: un nuovo regolamento. un nuovo statuto sulla trasparenza. il D.Lgs. 33/2013 che, oltre a raccogliere in un unico corpus normativo gli obblighi di trasparenza disseminati in diverse norme, introduce l'accesso civico, accresce gli atti oggetto di pubblicazione e istituisce la sezione "Amministrazione Trasparente" nei siti delle amministrazioni. un nuovo decreto legge che individua una serie di modalità per garantire maggiore demplicità e immediatezza nella ricerca dei documenti. La vera evoluzione al diritto di accesso si ha con il D.Lgs. N. 97/2016 che introduce il: il dritto di accesso classico bis. il diritto di accesso classico ter. il diritto di accesso civico bis. c.d. accesso "generalizzato", secondo cui la trasparenza oltre all'accesso e alla partecipazione favorisce forme diffuse di controllo. Il diritto di accesso si esercita nei confronti dei documenti amministrativi, ma per essere accessibili: è necessario che l'amministrazione faccia un'apposita attività di ricerca ed elaborazione per soddisfare la richiesta. è necessario che l'amministrazione faccia eventuale richiesta ad altra amministrazione per soddifisfare l'istanza. bisogna imporre all'amministrazione un inesigibile sforzo di elaborazione documentale. è innanzitutto un documento già formato, dunque esistente, determinato o quantomeno determinabile, e detenuto dal soggetto nei cui confronti si esercita il diritto di accesso. L'amministrazione è tenuta solo a produrre documenti già esistenti in rerum natura. Nell'ambito della tematica dell'accesso agli atti interni, è particolarmente dibattuto il tema dell'accessibilità dei pareri legali resi all'amministrazione da un professionista del libero foro o interno: l'accessibilità ai pareri legali non è mai possibile. l'accessibilità ai pareri legali è sempre possibile se sono rilasciati da professionisti interni. l'accessibilità ai pareri legali è sempre possibile se sono rilasciati da professionisti del libero foro. Il parere legale richiesto dall'amministrazione ad un professionista, interno o del libero foro, può contenere gli elementi utili a proteggere l'azione amministrativa, per cui non può essere tenuta a rivelare i pareri. A meno che il parere venga acquisito nel corso di un procedimento ed è atto endoprocedimentale e partecipa alla emanazione del provvedimento. L'art. 23 della legge n. 241/90 indica i soggetti passivi del diritto di accesso. L'art. 22, comma 1, lett. E), precisa che, ai fini della disciplina sull'accesso ai documenti amministrativi, il concetto di pubblica amministrazione: soggetti passivi sono tutti gli enti. soggetti passivi sono anche le società private. è riferito a tutti i soggetti di diritto pubblico e i soggetti di diritto privato limitatamente alla loro attività di pubblico interesse disciplinata dal diritto nazionale o comunitario. sono soggetti passivi anche le fondazioni. Anche per le autorità amministrative indipendenti il diritto di accesso è disciplinato dall'art. 23 della legge 241/90: che riconosce alle autorità amministrative indipendenti la competenza a disciplinare, con proprio regolamento, l'accessibilità dei propri documenti, in ragione della loro indipendenza. ove è escluso sempre l'accesso agli atti nei confronti delle autorità amministrative indipendenti. ove è prevista la stessa disposizione applicabile alle altre pubbliche amministrazioni. ove riconosce l'accesso agli atti nei casi indicati in uno specifico articolo a cui rinvia l'art. 23. L'esclusione del diritto di accesso può essere dettata da ragioni non solo di interesse pubblico, ma anche di interesse individuale. L'art. 24, comma 6, lett. D), L.241/90 prevede che l'accesso: non può mai essere negato. può essere negato solo in due casi previo contraddittorio. può essere negato qualora i documenti richiesti "riguardino la vita privata o la riservatezza di persone fisiche, persone giuridiche, gruppi, imprese e associazioni" "con particolare riferimento agli interessi epistolari, sanitario, professionale, finanziario, industriale e commerciale". può essere negato solo a protezione di motivi sanitari. l dibattito sul rapporto tra accesso e riservatezza ha acquista intensità nel corso degli anni novanta, per la crescdnte sensibilità al tema della privacy, in particolare dopo l'adozione della legge 675/96 e del D.Lgs 193/2003, per il trattamento dei dati personali. Il codice della privacy configura la riservatezza: come un diritto che va sempre protetto. come un diritto che deve essere protetto allorchè l'interessato alla riservatezza si oppone all'accesso. come un diritto che non può essere protetto se vi è una istanza di accesso motivata. come un diritto a consistenza concentrica: a)al centro vi sono i dati sensibilissimi, b)in posizione intermedia vi sono i dati sensibili c)infine vi sono i dati comuni. Ad ogni diversa consistenza del diritto alla riservatezza corrisponde un differente livello di tutela. In tema di privacy il livello più elevato di tutela è riservato: ai dati sensibilissimi che riguardano informazioni attinenti alla salute e alla vita sessuale. ai dati attinenti alle convinzioni religiose e alle convinzioni politiche. ai dati idonei a far rilevare l'origine razziale ed etnica. ai dati comuni. Nel tentativo di attuare un bilanciamento tra diritto di accesso e diritto alla riservatezza, la legge fornisce una definizione di controinteressato all'accesso, si tratta: del soggetto che formula l'istanza. del soggetto che decide se accogliere o meno l'istanza. dei soggetti, individuati o individuabili che in base alla richiesta vedrebbero compromesso il loro diritto alla riservatezza. dei soggetti che decidono in sede giurisdizionale se esistono i presupposti per accogliere la richiesta di accesso. La tutela del controinteressato all'accesso trova compiuta disciplina nel DPR n. 184/2006. Queste norme stabiliscono che: l'amministrazione, quando esistono i controinteressati, può consentire informalmente la visione del documento. l'amministrazione, quando esistono i controinteressati, non può consentire informalmente la visione del documento ma è tenuta a chiedere all'istante di presentare domanda scritta per avviare il procedimento di accesso formale. l'amministrazione, quando esistono i controinteressati, può consentire il rilascio di copia del documento al richiedente. l'amministrazione, quando esistono i controinteressati, può consentire il rilascio di copia del documento al richiedente se è stata presentata l'istanza da almeno 7 giorni. Ai sensi dell'art. 24, comma 1, della L. 241/90, l'accesso non può essere negato: ove sia sufficiente fare ricorso al potere di differimento. ove sia sufficiente ripresentare l'istanza. ove l'istanza sia stata presentata da almeno 30 giorni. ove l'istanza sia stata presentata da almeno 60 giorni. L'ordinamento appresta un doppio sistema di tutela del diritto di accesso, uno di tipo giustiziale e l'altro di natura giurisdizionale, la tutela giustiziale: è alternativa a quella giurisdizionale. è obbligatoria rispetto a quella giurisdizionale. è uno strumento facoltativo e conciliativo e si articola in una duplice forma di tutela: dinanzi al difensore civico per gli atti delle amministrazioni, comunali, regionali e provinciali; dinanzi alla Commissione per l'accesso per le amministrazioni centrali e periferiche dello Stato. è uno strumento pregiudiziale il cui procedimento si svolge dinanzi all'Avvocatura dello Stato. In sede di tutela giustiziale il difensore civico e la Commissione per l'accesso si esprimono con un "avviso" che trasmettono all'amministrazione. Se l'amministrazione rimane inerte: l'accesso è consentito, realizzandosi così una fattispecie di silenzio-assenso. l'accesso non è consentito, realizzandosi così una fattispecie di silenzio-rifiuto. Difensore civico o Commissione ritrasmettono l'avviso all'amministrazione sollecitando la risposta. Difensore civico o Commissione convocano direttamente l'istante interessato all'accesso. La tutela giurisdizionale del diritto di accesso si sostanzia in un'actio ad exhibendum da proporre dinanzi al Giudice amministrativo entro il termine perentorio di: 60 giorni dalla conoscenza del rigetto dell'istanza di accesso. 30 giorni dalla conoscenza del rigetto dell'istanza di accesso o dalla formazione del silenzio della Commissione o del Difensore Civico (che equivale a rigetto). 90 giorni dalla conoscenza del rigetto dell'istanza di accesso. 120 giorni dalla conoscenza del rigetto dell'istanza di accesso. Il D.Lgs 33/2013 introduce obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni. Al fine di rendere effettivi gli obblighi di pubblicità l'art. 5 ha introdotto: il c.d. accesso civico garantendo a chiunque di ottenere i dati, le informazioni e i documenti per i quali vi sia l'obbligo di pubblicazione. il c.d. accesso civico che garantisce l'accesso ai dati comuni. il c.d. accesso civico che garantisce l'accesso ai dati comuni ai soggetti che dimostrano di avere interesse. il c.d. accesso comune che garantisce l'accesso a chi ha motivato documentalmente l'istanza. Il D.Lgs n. 97/2016 ha introdotto l'accesso civico generalizzato che consente: l'accesso se vi è la titolarità di una situazione giuridicamente rilevante. l'accesso ad alcuni atti per i quali vi è l'obbligo di pubblicazione. l'accesso ai documenti emanati a tutela del diritto alla privacy. a chiunque, indipendentemente dalla titolarità di situazioni giuridicamente rilevanti, di accedere a tutti i dati e ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, nel rispetto di alcuni limiti tassativamente indicati dalla legge. La capacità negoziale della pubblica amministrazione si manifesta attraverso la conclusione sia di contatti attivi, sia di contratti passivi. I contratti attivi sono: quelli da cui deriva un'entrata per l'amministrazione. quelli da cui deriva una spesa per l'amministrazione. quelli da cui deriva una perdita rilevabile in sede di bilancio. quelli che comportano il pagamento delle rate di un mutuo. La capacità negoziale della pubblica amministrazione sconta un limite che riguarda l'individuazione del contraente. Per questo la formazione della volontà contrattuale è retta da regole di diritto pubblico e si sviluppa in una sequenza procedimentale che culmina: Per questo la formazione della volontà contrattuale è retta da regole di diritto pubblicoe si sviluppa in una sequenza procedimentale che culmina: in un accordo tra le società partecipanti alla gara. nell'adozione di un provvedimento di aggiudicazione. nella scelta della società che ha presentato per prima la richiesta di partecipazione. nella scelta della società che ha sede nella provincia in cui ha sede l'amministrazione. Per contratto di appalto pubbico si intende: un contratto a titolo oneroso avente ad oggetto l'esecuzione di lavori, fornitura di prodotti e prestazione di servizi. un contratto a titolo gratuito. un contratto stipulato tra due soggetti privati. un contratto in cui sono contenuti le condizioni indicate dal giudice. La concessione è un contratto: che può avere efficacia al massimo per un anno. di acquisto di beni. di durata in cui occorre conservare nel tempo la sostenibilità dell'equilibrio economico finanziario. che deve essere prorogato anno per anno. Il contratto di partenariato pubblico privato è: un contratto in cui non sono previsti finanziamenti pubblici. un contratto che non ha obiettivi di carattere sociale. un contratto che può avere una durata massima di tre anni. uno strumento di cooperazione tra pubblica amministrazione e privato, posta in essere allo scopo di finanziare, costruire e gestire servizi e infrastrutture di interesse pubblico. La finanza di progetto, project financing, disciplinata dagli artt. 183 ss. del codice dei contratti pubblici è: una tecnica di realizzazione dei lavori pubblici, che mira ad azzerare o ridurre al minimo gli oneri economici a carico dello Stato. un'operazione di finanziamento a breve termini. un contratto che non comporta alcun rischio per le società private. un contratto stipulata con un privato senza alcuna procedura competitiva. Il global service è: un finanziamento a fondo perduto concesso dalla pubblica amministrazione. un appalto di lavori per la realizzazione solo di immobili a destinazione sanitario. un contratto assicurativo. una figura che rientra nell'ambito degli appalti misti che ha ad oggetto la gestione e la manutenzione degli immobili dell'amministrazione. L'istituto del contratto di affidamento a contraente generale (general contractor): è una forma particolare di contratto affidato ad un soggetto che, seppure non in possesso di sufficiente capacità economico, può contare sull'aiuto di solide imprese. rientra tra le forme più significative di partenariato pubblico-privato, definito dal codice come quel contratto con il quale viene affidato a un soggetto dotato di adeguate capacità la realizzazione, con qualsiasi mezzo,d di un'opera nel rispetto delle esigenze indicate nel progetto definitivo. è una forma particolare di contratto che si limita alla materiale esecuzione dell'opera. è una forma particolare di contratto in cui l'amministrazione conserva e provvede a tutti gli adempimenti di propria competenza. Abbiamo ricordato che il global service è una figura che rientra nell'ambito dei contratti misti, ma vi è anche un'altra figura che rientra nei contratti misti: il contratto di assicurazione globale. il contratto affidato a seguito di trattativa privata. il contratto misto di appalto e permuta. il contratto affidato a seguito procedura tra 5 ditte di fiducia iscritte nell'albo dell'amministrazione. I contratti della pubblica amministrazione nonostante la loro imputazione ad un soggetto pubblico, sono negozi di diritto privato e non di potere pubblicistico. Di ciò si trae conferma dal codice degli appalti che assoggetta i contratti delle pubbliche amministrazioni: alle regole del codice civile e del diritto comune, salvo che non sia diversamente disposto. alle procedure previste per i giudizi dinanzi alle commissioni tributarie di primo grado. alle procedure previste per i giudizi dinanzi alle commissioni tribuìtarie di secondo grado. alla disciplina prevista dal codice del processo amministrativo. Tra le fonti di disciplina dei contratti pubblici rientrano anche i c.d. capitolati generali e speciali, che sono: atti che concorrono a formare la disciplina di gara, che integrano il bando di gara e ne costituiscono documentazione complementare. gli atti con cui le stazioni appaltanti invitano i candidati selezionati a presentare chiarimenti. atti con cui le stazioni appaltanti invitano i candidati selezionati a negoziare. atti con cui l'amministrazione invita il partecipante ad integrare i documenti. I contratti pubblici sono disciplinati per aspetti specifici anche da fonti esterne al codicePer esempio la legge anticorruzione: indica le imprese che possono essere inviate a partecipare alle gare. individua le modalità per l'affidamento dei contratti pubblici nei settori più a rischio. Essa obbliga, pertanto, le stazioni appaltanti a pubblicare sui propri siti internet istituzionali una serie di informazioni. prevede che possano essere integrati i requisiti per la partecipazione alle gare. prevede la possibilità di effettuare dei controlli di routine. Le imprese che partecipano alle gare pubbliche devono rispettare la normativa antimafia e sono soggette: alla pubblicazione di scritture contabili contenenti introiti e spese. a controlli mensili da parte dell'ANAC. obblighi di tracciabilità dei flussi finanziari derivanti dalle commesse pubbliche anche nei rapporti con i subappaltatori e subcontraenti in modo da prevenire il rischio di infiltrazioni criminali. a controlli mensili delle stazioni appaltanti. Il codice del processo amministrativo dedica alcuni articoli alle controversie in materia di contratti pubblici che configurano: la possibilità di ricorrere in via alternativa al giudice ordinario. la possibilità di imporre all'amministrazione di sospendere la procedura in atto. la possibilità per le imprese di acquisire gli elementi che consentono la partecipazone alla procedura di gara, anche dopo aver presentato la domanda di partecipazione. un rito speciale accelerato volto a rendere più rapida ed effettiva la tutela delle imprese che partecipano alla gara. La trasparenza, in particolare nel codice dei contratti pubblici, si risolve in un diritto di accesso garantito alle imprese che partecipano alla gara e si risolve in una prescrizione particolare, per cui: l'amministrazione deve pubblicare il provvedimento di esclusione delle imprese o di ammisiione alla gara entro due giorni dall'adozione, al fine di garantire il ricorso previsto dall'art. 120 del CPA. l'amministrazione, nel caso di dubbi in sede di verifica dei documenti, deve richiedere chiarimenti all'impresa entro due giorni. l'amministrazione, ove ritenesse che sia necessario chiedere l'integrazione di documenti utili alla regolare partecipazione delle imprese, deve richiedere l'integrazione entro due giorni da quando è sorta detta necessità. l'amministrazione nel caso dovesse rilevare la mancanza dei requisiti, di partecipazione alla gara, anche di una sola impresa può procedere all'annullamento della procedura. Il principio di parità di trattamento discende dal più generale principio di uguaglianza, al pari del principio di non discriminazione fondata sulla nazionalità. Si tratta di principi che assolvono la funzione di: assicurare uniformi condizioni di accesso al mercato a tutti i partecipanti alle procedure di gara. garantire la fissazione di requisiti di aggiudicazione diversi tra i partecipanti. garantire una diversità di criteri nella valutazione delle offerte presentate. assicurare condizioni diverse in modo da non consentire ai partecipanti di poter valutare in anticipo le chanches di aggiudicarsi un determinato contratto. La disciplina dei contratti della pubblica amministrazioneè governata da critero funzionali di matrice economico-aziendalistica, normalmente adottati per la gestione delle attività private. Entrano nel circuito di tali contratti i principi di: certezza, omogeneità, simultaneità. efficienza, efficacia, economicità. generali e particolari. uniformità, compattezza, analogia. Il rispetto dei principi di efficienza, efficaci ed economicità rileva principalmente: nella valutazione dei punteggi. nella valutazione dei requisiti. ai fini dei controlli e delle responsabilità. nella valutazione dei documenti. Il principio di tempestività prende in considerazione il fattore temporale come elemento fondamentale dello svolgimento delle procedure di aggiudicazione e di esecuzione dei contratti pubblici. Esso si sostanzia: in un principio con valore solo programmatico. nell'applicazione di una sanzione nel caso di durata eccessiva della procedura. in una dilatazione del numero delle sedute delle commissioni di gara. nell'esigenza di non dilatare il tempo di conclusione del procedimento di evidenza pubblica e di esecuzione del contratto in mancanza di ragioni obiettive. Il principio di qualità delle prestazioni si riferisce: al principio cardine di tutti i settori della contrattualistica pubblica. Il principio informa le norme sui requisiti che i soggetti privati devono possedere per poter aspirare a divenire parti di un contratto con la pubblica amministrazione. al prezzo più basso offerto da una impresa nella partecipazione alla procedura di gara. al prezzo offerto da una impresa in rapporto alla fornitura di beni richiesto dall'amministrazione in una procedura di gara. al tipo di prestazione dei servizi offerti da una impresa in una procedura di gara. La disciplina dei contratti pubblici è caratterizzato da una ripartizione tra affidamenti a rilevanza europea e affidamenti c.d. sotto soglia. I primi, c.d. sopra soglia, riguardano: contratti pubblici che per l'entità del corrispettivo dovuto dalla P.A.assumono rilevanza ai fini dell'applicazione della normativa europea a tutela della concorrenza del mercato. contratti pubblici di minore importo. contratti pubblici aventi ad oggetto solo alcuni tipi di forniture di beni. contratti pubblici aventi ad oggetto solo alcuni tipi di acquisti di beni. La disciplina dei contratti sotto soglia si differenzia da quella per gli affidamenti a rilevanza europea: non è necessario applicare i principi di non discriminazione e di concorrenza. ma è comunque ispirata ad una regola di procedimentalizzazione che si pone in linea di continuità con la disciplina dettata dalle norme di contabilità di stato per i contratti pubblici, per cui si applicano gli stessi principi dell'aggiudicazione di contratti sopra-soglia. non è necessario applicare i principi di pubblicità e trasparenza. non è necessario applicare il principio di proporzionalità. Il legislatore esclude dal campo di applicazione della normativa in tema di evidenza pubblica alcune tipologie negoziali: non vi sono tipologie escluse dal campo di applicazione della normativa per l'evidenza pubblica. la normativa non si applica solo ad una fattispecie. le ragioni dell'esclusione, differenti a seconda della singola fattispecie, dipendono dalla presenza di interessi preminenti rispetto alle esigenze di tutela del mercato, ovvero da caratteristiche di certi contratti che non si conciliano con la rigidità delle norme di evidenza pubblica. la normativa si applica in ogni caso. del codice anche gli appalti pubblici e le concessioni di servizi, aggiudicate da un'amministrazione aggiudicatrice: a soggetti titolari una grande impresa. a soggetti titolari di una media impresa. a soggetti titolari di una serie di imprese. a soggetti titolari di un diritto esclusivo. Un ulteriore fattispecie contrattuale esclusa dall'ambito di applicazione del codice dei contratti pubblici, è quella delle opere realizzate a spese del privato: si verifica nel caso in cui un'amministrazione pubblica stipuli una convenzione con la quale un soggetto si impegni alla realizzazione, a sua totale cura e spesa, di un'opera pubblica o di un suo lotto funzionale o di aprte dell'opera prevista nell'ambito di programmi urbanistici. Si verifica nel caso in cui l'amministrazione stipula una convenzione in cui si assicura al privato una qualche forma di utilità. Si verifica quando l'amministrazione stipula una convenzione con il privato, per la realizzazione di un'opera, facendo venir meno la natura gratuita. SI verifica quando l'amministrazione stipula una convenzione con il privato, per la realizzazione di un'opera, in cui sia previsto solo il godimento del bene da parte del privato. Le controparti contrattuali della pubblica amministrazione sono: le imprese che hanno proposto ricorso. i soggetti ammessi a partecipare alle procedure di affidamento del contratto. le imprese escluse dalla partecipazione alle procedure. le imprese che non hanno presentato la documentazione richiesta dall'amministrazione. La paretecipazione alle procedure a evidenza pubblica è consentita: senza limiti, sia per ciascuno dei tipi societari disciplinati dal codice civile che per i soggetti qualificabili come imprenditori. solo agli imprenditori. solo alle società di persone. solo alle società di capitali. Nella categoria degli operatori economici in forma plurisoggettiva rientra il c.d. raggruppamento temporaneo di imprese (RTI), la figura ricorre: quando un soggetto chiede di far parte di un consorzio ordinario. quando un soggetto chiede di far parte di un consorzio stabile. quando si costituisce una nuova persona giuridica. quando più soggetti danno luogo ad un unico operatore economico allo scopo di offrire sul mercato la realizzazione di di lavori ed opere , la fornitura di prodotti o la prestazione di servizi. Il codice individua tre differenti tipologie di raggruppamenti temporanei d'impresa: esterno, interno, definitivo. organizzativo, esecutivo, direttivo. orizzontale, verticale, misto. soggettivo, collettivo, indiretto. Il ruolo di controparte contrattuale può essere assunto anche da consorzi, che possono essere: ordinari e stabili. definitivi e provvisori. congiunti e disgiunti. diretti e indiretti. Nell'ambi del procedimento dell'informativa antimafia, che mira a prevenire eventuali tentativi di infiltrazioni mafiose, l'autorità competente al rilascio dell'informazione è: Prefetto. Questore. Presidente del Tribunale. Sindaco. I protocolli di legalità sono: accordi che disciplinano il rapporto con l'impresa alla fine della procedura. sono clausole che non possono essere inseriti nei bandi. strumenti volti a garantire maggiore trasparenza ai processi decisionali pubblici e a prevenire l'insorgenza di fenomeni corruttivi derivanti dall'infiltrazioni di organizzazioni si stampo mafioso. sono strumenti che non impegnano le imprese durante l'esecuzione dei contratti. I requisiti speciali sono quelli che consentono: di stabilire, sotto il profilo qualitativo, la capacità dell'operatore economico di eseguire la prestazione oggetto del contratto da affidare. di stabilire solo se l'impresa è in possesso di alcune certificazioni. di stabilire la situazione in termini di bilancio negli ultimi cinque anni. di verificare la situazione dell'impresa nei rapporti con l'agenzia delle entrate. In relazione ai requisiti speciali per gli appalti di lavori, il compito di accertare l'esistenza, in capo agli esecutori di lavori pubblici, dei requisiti di qualificazione è affidato: al Prefetto. ad organismi di diritto privato (Società Organismo di Attestazione - SOA). al Questore. al Presidente del Tribunale. Ai fini della individuazione dei requisiti di carattere speciali, nei lavori pubblici la qualificazione si basa sul sistema unico di attestazione, per gli appalti di servizi e forniture invece: la stazione appaltante nomina un'apposita commissione di esperti. la stazione appaltante stabilisce che possono essere indicati nel corso della procedura. la stazione appaltante stabilisce che possono essere indicati alla fine della procedura. la stazione appaltante individua i requisiti minimi di partecipazione (i criteri di selezione) in relazione a ciascuna gara predeterminandoli nel bando in base ad un apprezzamento di carattere discrezionale. Le direttive europee in materia di contratti pubblici e il codice hanno realizzato una semplificazione delle procedure di verifica dei requisiti di partecipazione, da parte delle stazioni appaltanti, mediante: presentazione, ad opera dei partecipanti alle gare, di un certificato rilasciato dalla camera di commercio. presentazione di un'autodichiarazione, cioà del documento di gara unico europeo (DGUE) o analogo documento rilasciato dal Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti per autocertificare il possesso dei requisiti. presentazione, ad opera dei partecipanti alle gare di un certificato rilasciato da presidente del tribunale. dal Presidente dell'Anac. Nel caso di raggruppamenti temporanei di imprese, i requisiti di ordine generale devono: essere posseduti e dimostrati da parte di tutti i soggetti che costituiscono il raggruppamento. essere posseduti solo da un soggetto. essere posseduti solo dai due terzi dei soggetti che costituiscono il raggruppamento. essere posseduti solo dalla metà dei soggetti che costituiscono il raggruppamento. Il codice dei contratti pubblici ha introdotto il c.d. rating d'impresa, si tratta di: un accordo tra imprese che consente di integrare i requisiti per la partecipazione alle gare. un certificato che contiene la solidità dell'impresa rilasciato dalla camera di commercio. un nuovo strumento di qualificazione delle imprese che intendano partecipare a procedure di evidenzapubblica, fondata su un sistema di premialità/penalità attribuita dall'ANAC sulla base di indici capaci di misurare capacità ed affidabilità dell'impresa. un certificato che riporta le precedenti aggiudicazioni dell'impresa rilasciato dal Ministero delle Infrastrutture. L'avvalimento è: un motivo di esclusione dalla procedura di gara. un certificato rilasciato dal Prefetto che consente la partecipazione alle gare. un'autodichiarazione che certifica il possesso dei requisiti di partecipazione, fatta salva la successiva verifica. l'istituto che consente ad un operatore economico di poter prendere parte ad una gara utilizzando i requisiti di ordine economico-finanziario e tecnico-professionale di cui è titolare altro soggetto. Il soccorso istruttorio è un istituto che trova applicazione in qualunque procedimento amministrativo, per garantire la completezza istruttoria. Nei contratti pubblici la ratio è: quella di limitare le ipotesi di esclusione degli operatori economici dalle procedure di gara ai soli casi di carenze gravi e sostnziali dei requisiti di partecipazione. riproporre nuovamente tutta la procedura. consentire la partecipazione anche agli operatori che non hanno proposto domanda. modificare i requisiti richiesti per la partecipazione. La determina a contrarre è: un provvedimento con cui l'amministrazione aggiudica una procedura di gara. un provvedimento, adottato prima di avviare la procedura, con cui l'amministrazione manifesta all'esterno la propria volontà di stipulate un contratto. una comunicazione all'impresa con cui l'amministrazione invita le imprese ad integrare la documentazione. un provvedimento di accettazione delle domande pervenute. Il bando di gara è: un atto preparatorio attraverso cui la stazione appaltante rende nota l'intenzione di aggiudicare un contratto, comunicando ai possibili candidati l'oggetto e le condizioni del contratto stesso. un atto normativo. una comunicazione che preannuncia la necessità di integrazione di documenti. la comunicazione di avvenuta aggiudicazione. Il disciplinare di gara e i capitolati generali e speciali sono: gli atti con cui le stazioni appaltanti invitano i candidati selezionati a presentare chiarimenti. atti che concorrono a formare la disciplina di gara, che integrano il bando di gara e ne costituiscono documentazione complementare. atti con cui le stazioni appaltanti invitano i candidati selezionati a negoziare. atti con cui l'amministrazione invita il partecipante ad integrare i documenti. La lettera d'invito: integra le condizioni dei capitolati. è alternativa al bando di gara. assolve, al pari del bando di gara, la funzione di lex specialis della procedura, ma è in una posizione subordinata rispetto al bando, e nel caso di contrasto fra il contenuto dei due documenti prevale la prescrizione del bando. in caso di contrasto con il bando prevalgono le prescrizioni della lettera d'invito. Il termine per la presentazione delle domande di partecipazione alle gare deve: avvenire entro quindici giorni dalla richiesta, ed è questo il termine di ricezione delle domande che deve fissare l'amministrazione. avvenire entro venti giorni dalla richiesta, ed è questo il termine di ricezione delle domande che deve fissare l'amministrazione. avvenire entro dieci giorni dalla richiesta, ed è questo il termine per la ricezione delle domande che deve fissare l'amministrazione. consentire alle imprese interessate di predisporre la documentazione richiesta dal bando e di formulare un'offerta adeguatamente ponderata e idonea a conseguire l'aggiudicazione, per cui le amministrazioni, nel fissare i termini per la ricezione delle domande, devono tener conto della complessità dell'appalto e del tempo necessario per preparare le offerte. Il controllo di gestione: è volto a verificare la formale legittimità degli atti dell'amministrazione. è un supporto all'attività degli organi di direzione politica. verifica l'efficacia, l'efficienza e l'economicità dell'azione amministrativa. è volto ad assicurare che i risultati conseguiti siano raggiunti in modo adeguato. Il controllo interno di regolarità amministrativa e contabile è: la funzione per valutare l'adeguatezza delle scelte compiute in sede di attuazione dei piani e dei programmi. è diretto a garantire la legittimità, la regolarità e la correttezza dell'azione amministrativa ed è esercitata dagli organi di revisione, dagli uffici di ragioneria e dai servizi ispettivi. la capacità di verifica e di giudizio interno della propria attività. un controllo preventivo di legittimità. Il controllo preventivo di legittimità della corte dei conti interviene nella fase integrativa dell'efficacia del provvedimento. Esigenze di certezze e celerità dell'azione amministrativa hanno indotto il legislatore a introdurre un meccanismo di silenzio assenso, per cui gli atti trasmessi alla corte per il controllo preventivo di legittimità divengono in ogni caso esecutivi trascorsi: 30 giorni dalla loro ricezione. 60 giorni dalla loro ricezione. 90 giorni dalla loro ricezione. 120 giorni dalla loro ricezione. La corte dei conti ha il potere di esercitare un controllo successivo sugli atti amministrativi oltre a quello preventivo. Si tratta di un controllo di regolarità amministrativa e contabile. Se la corte riscontra l'illegittimità dell'atto, rende una dichiarazione di non conformità a legge dell'atto, a seguito del quale: viene convocata in audizione il rappresentante legale dell'amministrazione. viene convocato il direttore generale dell'amministrazione. l'amministrazione deve integrare l'atto. l'amministrazione deve adottare le necessarie consequenziali misure tra cui l'annullamento d'ufficio dell'atto e valutare se sussistano responsabilità del dirigente. La legge n.20/1994 ha attribuito alla corte dei conti il controllo successivo sulla gestione del bilancio e del patrimonio delle amministrazioni pubbliche: Si tratta: di un controllo che consente di accertare la rispondenza dei risultati dell'attività amministrativi agli obiettivi stabiliti dalla legge. di un controllo che consente di accertare se le spese siano state effettuate correttamente. di un controllo che consente di accertare la regolarità delle decisioni degli organi deliberanti. di un controllo che consente di controllare la regolarità del bilancio. I icorsi amministrativi introducono un procedimento amministrativo di secondo grado, di riesame di atti amministrativi precedentemente adottati. La ratio è: quella di ricercare all'interno della stessa amministrazione una soluzione alle controversie insorte con il privato, in ossequio al principio dell'economia dei mezzi giuridici, evitando il ricorso agli organi giurisdizionali. quella di proporre ricorso ad una sezione speciale del Tar. quella di rivolgersi ad altra amministrazione gerarchicamente sovraordinata. quella di consentire al pruvato di rivolgersi direttamente ad una speciale amministrazione che ha il compito di risolvere questi conflitti. Il ricorso amministrativo dal punto di vista strutturale è un procedimento semicontenzioso: attivabile esclusivamente dall'amministrazione. ispirato al principio del contraddittorio, attivabile esclusivamente su istanza di parte ed è vincolato ai motivi di ricorso. che può riguardare qualunque tipo di vizio. che può riguardare anche i vizi non dedotti. Il ricorso amministrativo e il ricorso giurisdizionale sono strumenti di tutela che mirano ad affermare la giustizia del caso concreto. Si differenziano perchè: l'autorità amministrativa non può concedere una sospensione. l'autorità amministrativa può concedere una sospensione solo per dieci giorni. l'autorità amministrativa può concedere una sospensione solo per quindici giorni. l'autorità amministrativa decidente, in presenza di gravi motivi, può concedere la sospensione dell'esecuzione del provvedimento impugnato. Il DPR n. 1199/1971 prevede tre forme di ricorsi amministrativi: il ricorso gerarchico, il ricorso in opposizione e il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica. il ricorso dinanzi al tar, dinanzi al consiglio di stato e dinanzi alla corte di cassazione. il ricorso dinanzi al Tar, dinanzi al consiglio di stato e dinanzi alla commissione tributaria. il ricorso dinanzi al tar, dinanzi alla commissione tributaria e dinanzi alla corte di giustizia. Il ricorso gerarchico proprio è disciplinato dagli artt. 1-5 del DPR 1199/1971, che configurano l'istituto come: come rimedio di carattere speciale. come rimedio di carattere straordinario. come rimedio di carattere generale con cui l'interessato può impugnare dinanzi all'autorità gerarchicamente sovraordinata a quella che l'ha adottato. come rimedio di carattere naturale. Il ricorso straordinario al presidente della Repubblica è ammesso: contro gli atti amministrativi non definitivi. contro gli atti amministrativi definitivi ed è esperibile solo per vizi di legittimità. solo contro vizi di merito. contro atti contrari alle norme di buona amministrazione. Il ricorso straordinario al presidente della Repubblica è esperibile entro il termine di: 30 giorni. 60 giorni. 90 giorni. 120 giorni. Il ricorso straordinario al presidente della repubblica: viene deciso direttamente dal capo dello stato. viene deciso dal presidente della repubblica su parere del ministro della giustizia. viene deciso dal presidente della repubblica, sentito il presidente del consiglio dei ministri. viene deciso con decreto del presidente della repubblica su proposta del ministro competente, sulla base del parere del consiglio di stato. Il decreto del presidente della repubblica che decide il ricorso straordinario è impugnabile dinanzi al giudice amministrativo: solo per vizi alla forma e al procedimento intervenuti successivamente all'emissione del parere del consiglio di stato. per vizi inerenti alla procedura. per vizi inerenti al contenuto del parere. per qualsiasi vizio rilevato dal ricorrente. I decreti del presidente della repubblica che decidono i ricorsi straordinari possono essere impugnati per revocazione: nei casi previsti dall'art. 100 del codice del processo amministrativo. nei casi previsti dall'art. 395 del codice di procedura civile. negli stessi casi in cui è previsto il ricorso al consiglio di stato. nei casi previsti dall'art. 92 del c.p.a. Il codice del processo amministrativo precisa nei termini generali quali controversie sono devolute alla giurisdizione del giudice amministrativo nell'art. 7. 8. 9. 10. Il codice del processo amministrativo precisa nei termini generali quali controversie sono devolute alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo all'art. 136. 135. 134. 133. La competenza è la frazione di giurisdizione che, in concreto, spetta ad un determinato giudice rispetto ad una determinata controversia. Per un principio generale la competenza deve essere determinata: sulla base delle norme processuali vigenti al momento della proposizione della domanda. sulla base delle norme processuali vigenti prima del momento della proposizione della domanda. sulla base delle norme processuali vigenti dopo il momento della proposizione della domanda. a seconda dei mutamenti legislativi successivi alla proposizione della domanda. Nel processo amministrativo il principale criterio di ripartizione è : quello territoriale. quello per grado. quello per materia. quello funzionale. L'art. 14 c.p.a. prevede ipotesi di competenza funzionale e una delle ipotesi più rilevante è quella prevista dal comma 1 di detto articolo: la competenza funzionale del Tar Lombardia sede di Milano. la competenza funzionale del Tar Lazio sede di Roma. la competenza funzionale del Tar Emilia Romagna sede di Bologna. la competenza funzionale del Tar Campania sede di Napoli. L'articolo 29 del codice del processo amministrativo prevede che l'azione di annullamento per violazione di legge, incompetenza ed eccesso di potere si propone nel termine di decadenza di: 30 giorni. 60 giorni. 90 giorni. 120 giorni. L'art. 1 c.p.a. stabilisce che la giurisdizione amministrativa assicura una tutela piena ed effettiva secondo i principi della costituzione e del diritto europeo. L'art. 2, comma 1, stabilisce che il processo amministrativo attua i principi: della parità delle parti, del contraddittorio e del giusto processo previsto dall'art. 101, comma 1, Cost. della violazione del canone della sinteticità. del thema decidendun. del ricorso incidentale. L'art. 3 del codice del processo amministrativo enuncia il principio: della inammissibilità del ricorso. della facoltà del giudice di procedere d'ufficio. del ricorso incidentale. dell'obbligo di motivazione per le decisioni del giudice amministrativo e lobbligo per tutte le parti di rispettare il canone della sinteticità nella redazione di rispettivi atti. Un principio generale del processo amministrativo è: Il principio della domanda; il giudizio amministrativo s'instaura solo a seguito di azione di parte. la facoltà del il giudice di procedere d'ufficio. la facoltà del giudice di pronunciarsi su domande non espressamente proposte dalle parti. l'introduzione del giudizio mediante atto di citazione. Glu strumenti per esercitare le azioni dinanzi al giudice amministrativo sono: atto di citazione e memoria conclusiva. il ricorso introduttivo, il ricorso incidentale, i motivi aggiunti. richiesta di liquidazione delle spese e richiesta di essere sentiti. presentare atti difensivi non sintetici e redigere atti complessi. Il diritto processuale ha abbandonato l'idea che debbano essere le forme, le modalità e i contenuti dell'azione in giudizio. L'azione è una: tipica. imminente. atipica. immediata. Le azioni di riforma e di produzione sono quelle che: attribuiscono il potere al ricorrente di chiedere al giudice di modificare l'atto amministrativo impugnato, di adottare un atto in sostituzione di quello adottato dall'amministrazione o, comunque, di adottare in via diretta la regolamentazione del rappoto tra le parti. consentono al giudice di emettere un'ordinanza provvisoria in favore dell'amministrazione. consentono al giudice di emettere un'ordinanza provvisoria di integrazione documenti all'amministrazione. attribuiscono al ricorrente di proporre domanda direttamente al consiglio di stato. Sin dall'istituzione della IV Sezione del consiglio di stato, l'azione principe, se non l'unica, esperibile dinanzi al giudice amministrativo in sede giurisdizionale generale di legittimità è stata: quella di accesso ai documenti. quella avverso il silenzio. quella del giudizio di ottemperanza. quella costitutiva di annullamento. In ossequio ai canoni costituzionali ed europei, richiamati dall'art. 1 del c.p.a., è necessario che il giudice non si fermi al riscontro estrinseco della legittimità dell'atto, ma: si sostituisca di fatto all'amministrazione. agisca con la massima discrezionalità. entro i limiti consentitisi spinga oltre, scrutinando il rapporto regolato dall'atto e giudicando in merito alla fondatezza della pretesa sostanziale a quel bene della vita. condanni sempre alle spese di giudizio l'amministrazione. Quando il giudice esamina il merito della controversia le decisioni sono: di rinvio. di accertamento. di nullità. di accoglimento (totale o parziale) o di reiezione del ricorso. Per il principio di atipicità delle misure di tutela cautelare, oltre alla sospensione pura e alla tutela con effetti positivi automatici, il giudice può adottare misure propulsice (c.d. remand): con la tecnica del remand si investe nuovamente l'amministrazione della questione portata al vaglio del giudice amministrativo affinché l'amministrazione stessa faccia luogo ad una riedizione del potere senza i vizi riscontrati in sede cautelare e alla lice della motivazione dell'ordinanza cautelare. si tratta dell'invito rivolto al ricorrente di rinunciare alla domanda proposta in considerazione di una evidente inammissibilità. si tratta di una ordinanza di integrazione dei controinteressati. si tratta di una ordinanza con cui si invita l'amministrazione gerarchicamente sovraordinata ad intervenire per una soluzione. Il principio d effettività della tutela giurisdizionale si riflette nell'esigenza di garantire celerità alla tutela giurisdizionale e costituisce espressione del principio secondo cui: il processo deve concludersi entro 60 giorni dalla domanda. la durata del processo non deve andare a danno dell'attore che ha ragione, in attuazione dell'art. 24 della Cost. il processo deve concludersi entro 90 giorni dalla domanda. il processo deve concludersi entro 120 giorni dalla domanda. Tra le misure cautelari che il principio di atipicità consente al giudice di adottare vanno annoverate tutte quelle ordinanze: che consentono di preservare integra la posizione soggettiva dell'istante fino alla definizione del ricorso principale, pur senza anticipare gli effetti che conseguono alla decisione di merito. sospendono parzialmente il provvedimento impugnato. rinviano a data da destinarsi la decisione della sospensione. che annullano direttamente il provvedimento. La tutela cautelare è strumentale, il giudice amministrativo: può concedere in sede cautelare alla parte più di quanto le possa spettare per effetto della sentenza. nel concedere la sospensione può infliggere una sanzione all'amministrazione. nel concedere la sospensione può rivolgere un monito all'amministrazione. non può concedere in sede cautelare alla parte più di quanto le possa spettare per effetto della sentenza. In sede di decisione della domanda cautelare, il collegio, purchè siano passati almeno 20 giorni dall'ultima notifica e accertata la completezza del contraddittorio: può rinviare per il merito. può rinviare l'iniziativa alla competente amministrazione. può definire il giudizio con sentenza in forma semplificata (c.d. giudizio immediato). può rinviare dinanzi al consiglio di stato. Il codice del processo amministrativo elenca in maniera tassativa i mezzi di impugnazione nell'articolo: 61. 71. 81. 91. La revocazione viene tradizionalmente definita: come una impugnazione ordinaria. come una impugnazione limitata o "a critica vincolata" in quanto esperibile solo nei casi tassativamente i dicati nell'art. 395 c.p.c. al quale l'art. 106 c.p.a. fa rinvio. come una impugnazione ammessa solo dinanzi al consiglio di stato. come una impugnazione ammessa solo dinanzi alla corte di cassazione. Il ricorso per revocazione è esperibile: solo contro le sentenze di primo grado. solo contro le sentenze di appello. sia contro le sentenze di primo grado sia di appello. solo contro le sentenze della corte di cassazione. La sentenza emessa al termine del giudizio di revocazione: è sottoposta agli stessi mezzi d'impugnazione della sentenza revocata. il codice esclude che possa essere impugnata per revocazione. può essere impugnata solo se il giudizio è avvenuto dinanzi al Tar. non può essere impugnata. può essere impugnata solo se il giudizio si è tenuto dinanzi al consiglio di stato. L'opposizione di terzo è il mezzo: un soggetto che non è stato parte formale di un giudizio, può impugnare la sentenza conclusiva, in quanto idonea ad arrecare un pregiudizio alla situazione giuridica soggettiva di cui è titolare. d'impugnazione esperibile solo entro 10 giorni dal deposito della sentenza non esecutiva. d'impugnazione esperibile solo entro 15 giorni dal deposito della sentenza non passata in giudicato. d'impugnazione esperibile solo entro 20 giorni dal deposito della sentenza. Il giudicato soddisfa l'esigenza, connaturata al sistema della giustizia: di essere sempre contestabile. di garantire certezza alle situazioni giuridiche soggettive e assicurare stabilità alle relazioni intersoggettive. di rendere possibile una serie riesami. di rendere possibili una serie di impugnazioni. Il giudicato implicito è quello che si forma, ad esempio,: sulla questione relativa al difetto di giurisdizione, poiché la decisione del giudice di primo grado sulla legittimità dell'atto presuppone la giurisdizione dl giudice adito. sulla questione relativa alla incompetenza. sulla questione relativa all'eccesso di potere. sulla questione relativa alla violazione di legge. Il giudicato amministrativo produce una pluralità di effetti: quelli di consentire all'amministrazione di riemanare lo stesso atto. quello di consentire all'amministrazione di non eliminare i vizi rilevati. quello primario e formale è l'annullamento dell'atto con l'effetto di eliminarlo ex tunc, il secondo è quello ripristinatorio cioè l'obbligo per la p.a. di ripristinare le situazioni ante provvedimento dichiarato illegittimo. quello di consigliare all'amministrazione di non ripetere gli stessi errori. La motivazione ha la finalità di spiegare e sorreggere la decisione, ma costituisce: anche un momento in cui non vi è corrispondenza tra dispositivo e motivazione. anche un adempimento di un preciso obbligo costituzionale (111 Cost.). un rapporto solo formale tra motivazione e decisione. di fatto la decisione sembra confliggere con la motivazione. Gli effetti sostanziali del giudicato sono colti e definiti non solo nella materialità ma anche nella soggettività. La regola generale è che: il giudicato non vincola soggetti diversi da quelli che hanno preso parte al giudizio. non vincola solo i soggetti che hanno preso parte al giudizio. il giudizio di ottemperanza non può essere promosso da soggetti che non hanno preso parte al giudizio di cognizioneso parte. non sono vincolati gli eredi. Il giudizio di ottemperanza è: un rimedio esperibile quando l'amministrazione si conforma alla decisione. è quell'atto che consente di non adeguarsi al decisum. un rimedio esperibile nel caso in cui l'amministrazione non si conformi al decisum del giudice. posto in essere direttamente dall'amministrazione. Il giudizio di ottemperanza trova uno spazio applicativo: solo nei confronti delle sentenze del giudice amministrativo. oltre che nelle sentenze di giudice amministrativo anche nel caso delle sentenze di condanna del giudice ordinario nei confronti della pubblica amministrazione. solo nei confronti del giudice amministrativo poiché nei confronti delle sentenze del giudice civile possono essere esperite altre azioni. solo nei confronti del giudice amministrativo poiché nei confronti delle sentenze del giudice civile possono essere esperite esclusivamente gli strumenti esecutivi previsti nel codice di procedura civile. L'art. 113 c.p.a. individua il giudice competente per l'ottemperanza. La competenza è di tipo funzionale: spetta al giudice che ha emesso il provvedimento della cui ottemperanza si tratta. Per le sentenze del giudice ordinario spetta al Tar nella cui circoscrizione ha sede il giudice cche ha emesso la sentenza di cui è chiesta l'ottemperanza. spetta al giudice di appello. spetta al giudice individuato dalla corte di cassazione. spetta al giudice ordinario. Il giudice dell'ottemperanza è munito di poteri sostitutivi nei confronti dell'amministrazione finalizzati all'integrale esecuzione del giudicato. Quanto alle modalità di esercizio del potere esecutivo: egli individua il tar competente ad agire. egli individua il giudice ordinario competenze ad agire. egli delega il legale rappresentante dell'amministrazione. il giudice dell'ottemperanza può emanare direttamente gli atti necessari per eseguire il giudicato oppure nominare un commissario ad acta. Sulla figura del commissario ad acta si è sviluppato in passato un ampio dibattito, oggi risolto dall'art. 21 del c.p.a.: Il commissario ad acta è un ausiliario del giudice. il commissario ad acta è scelto dall'amministrazione. il commissario ad acta è scelto dal prefetto. il commissario ad acta è scelto dal ministero cui afferisce l'amministrazione che non ha ottemperato. L'art. 114, comma 4, lettera e), c.p.a., prevede che il giudice dell'ottemperanza, su richiesta di parte: fissa la somma di denaro dovuta dal resistente per ogni violazione o inosservanza successiva e tale istituzione costituisce titolo esecutivo. fissa una successiva udienza. verifica l'eventuale necessità di integrazione del contraddittorio. verifica la necessità di integrare la documentazione utile per la decisione. La penalità di mora: individua un obbligo del ricorrente. indica un provvedimento che il giudice emette di propria iniziativa. delinea una misura coercitiva indiretta a carattere pecuniario. individua un provvedimento che emette ad istanza di parte resistenre. L'art. 118 c.p.a. disciplina il rito per decreto ingiuntivo nelle materia di giurisdizione esclusiva, che può essere emesso: dal giudice civile. dal presidente del tar o da un magistrato da lui delegato. dal presidente del tribunale civile. dal presidente della corte d'appello. Il legislatore, nell'art. 119,ha introdotto nel processo amministrativo un binario privilegiato per alcune tipologie di controversie bisognose di una trattazione accelerata : l'art. 119 c.p.a. individua un intervento particolare in materia esecutiva. l'art. 119 c.p.a. individua l'ambito di applicazione del c.d. rito abbreviato, caratterizzato dal dimezzamento dei termini. l'art. 119 c.p.a. individua una particolare disciplina per il giudizio di ottemperanza. l'art. 119 c.p.a. individua una particolare discplina per la nomina del commissario ad acta. La giurisdizione del giudice amministrativo in materia elettorale comprendele controversie concernenti le operazioni elettorali degli organi elettivi dei comuni, province, regioni nonché l'elezione dei membri del parlamento eutopeo spettanti all'italia. Invece le controversie riguardanti le operazioni elettorali relative all'ammissione del componenti della camera dei deputati e del senato sono affidate alla cognizione: della giurisdizione amministrativa. della giurisdizione ordinaria. dell'ufficio centrale nazionale e della giunta per le elezioni. della commissione tributaria. La costituzione proclama la salute quale fondametale diritto dell'individuo e interesse della collettività all'art. 30. 31. 32. 33. L'azienda sanitaria era contemplata nell'originaria formulazione dell'art. 3 D.Lgs. N.502/92, come organo strumentale della regione. Con la successiva riforma è divenuta: dipartimento della regione. ente di diritto pubblico a se stante dotato di autonomia imprenditoriale. area della regione. presidio dell'area sanitari della regione. L'organo di governo delle aziende sanitarie locali, al quale spetta la responsabilità complessiva della gestione e la rappresentanza legale dell'azienda è: il direttore sanitario. il direttore amministrativo. il direttore generale. il consiglio dei sanitari. L'art. 3, comma 1 bis del D.Lgs. N. 502/92 e s.m.i. prescrive che l'organizzazione e il funzionamento delle aziende sanitarie sono disciplinate con atto aziendale di diritto privato che è adottato: dal ministero della salute. dalla regione. dal direttore generale. dal direttore sanitario dell'azienda. Il direttore amministrativo e il direttore sanitario delle aziende sanitarie locali sono nominati: da una commissione regionale composta da esperti. dal direttore generale dell'azienda. dal ministero della salute. dal consiglio dei ministri. In base all'art. 3 -bis, comma 8 del D.Lgs. 502/1992, il rapporto di lavoro del direttore generale, del direttore amministrativo e del direttore sanitario delle ASL è regolato: da un contratto di diritto privato. da un contratto di diritto pubblico. da una convenzione con la regione. da un accordo con il ministero della salute. In base all'art. 3 -bis, comma 8 del D.Lgs. 502/1992, il rapporto di lavoro del direttore generale, del direttore amministrativo e del direttore sanitario è di durata: non inferiore a 1 anno e non superiore a tre anni. non inferiore a tre anni e non superiore a cinque anni, rinnovabile. non inferiore a cinque anni e non superiore a sette anni, rinnovabile. non inferiore a due anni e non superiore a quattro anni, rinnovabile. L'atto aziendale attribuisce ai direttori generali: l'obbligo di seguire le disposizioni della regione. l'obbligo di seguire le disposizione del collegio sindacale. la competenza e la responsabilità di decidere le strategie aziendali, tenendo conto delle linee programmatiche e degli indirizzi fissati delle regioni. l'obbligo di seguire le direttive del ministero della salute. La legge-quadro sul servizio sanitario nazionale conforma la responsabilità del direttore generale: alla stregua di quella dei funzionari regionali. alla stregua dei funzionari ministeriali. alla stregua dei direttori di dipartimento delle università. alla stregua di quella manageriale. L'atto aziendale può definirsi in sostanza un regolamento di organizzazione: che individua le strutture operative dotate di autonomia ch gestionale o tecnico-professionale, soggette a rendicontazione analitica. che individua i responsabili degli uffici delle risorse umane. che individua i responsabili degli uffici del bilancio. che individua i responsabili degli uffici tecnici. Con la sentenza n. 104 del 23 marzo 2007, la corte costituzionale ha soppresso il sistema dello spoils system, dichiarando l'illegitttimità costituzionale dell'art. 71, comma 1,3 e 4 lettera a) della legge regionale del lazio n. 1 dell' 11 novembre 2004, nella parte in cui: prevedevano che i direttori generali delle ASL decadessero dalla carica il novantesimo giorno successivo alla prima seduta del consiglio regionale, salvo conferma con le stesse modalità previste per la nomina. prevedevano che i direttori generali delle Asl sarebbero decaduti lo stesso giorno dell'elezione del nuovo presidente. prevedevano che i direttori generali delle Asl sarebbero decaduti il giorno della costituzione della giunta regionale. prevedevano che i direttori generali delle Asl sarebbero decaduti lo stesso giorno di insediamento del nuovo consiglio regionale. Lo spoils system era metodo che: si conciliava bene con le riforme in atto negli anni 90. si poneva in stridente contrasto con le finalità delle grandi riforme degli anni 90 che hanno mirato a separare l'attività politica da quella amministrativa. si conciliava bene con le disposizioni del D.Lgs. 502/92. si conciliava bene con le disposizioni del D.Lgs 229/99. Il direttore amministrativo e il direttore sanitario delle ASL: nominano rispettivamente i responsabili dei settori amministrativi e sanitari. firmano solo i provvedimenti di rispettive competenze. concorrono, con proposte e pareri, alla formazione delle decisioni della direzione generale. non possono firmare i provvedimenti a firma del direttore generale. tra le funzioni del direttore sanitario delle ASL c'è quella: di nominare i responsabili di presidio. di nominare i primari. di nominare i responsabili delle strutture semplici. di presiedere il consiglio dei sanitari. Il collegio sindacale delle asl: esercita funzioni di verifica, vigilanza accertamento e controllo sull'attività aziendale. esercita funzioni di indirizzo al direttore generale. comunica le direttive da seguire al direttore generale. comunica le direttive agli uffici del bilancio. Il dipendente pubbico in generale, e quello dell'amministrazione sanitaria in particolare, può incorrere, nell'esercizio delle sue funzioni, in alcune reponsabilità: civile, penale, amministrativo-contabile, disciplinare e dirigenziale. solo civile e disciplinare. solo civile e penale. solo disciplinare e dirigenziale. In ambito medico le acquisizioni della scienza e della tecnica se, da un lato, determinano un miglioramento qualitativo dei trattamenti erogati dal SSN, dall'altro: il miglioramento qualitativo è divenuto costoso. comportano un notevole accrescimento delle aspettative di cura, generando conflittualità e contenziosi. il miglioramento qualitativo è accessibile solo ai soggetti con redditi più alti. il miglioramento qualitativo conduce ad un abbandono del tradizionale rapporto di alleanza terapeutica. La previsione dell'art. 9 della legge Gelli, 24/2017 si inserisce in un complesso articolato normativo che regola diversi profili di responsabilità, quello dinanzi alla corte dei conti: è di tipo civile. è di tipo penale. è di tipo erariale. è di tipo amministrativo-contabile. In relazione ai profili di danno erariale da malpractice, per il giudice contabile è irrilevante che la responsabilità civile su cui si basa la condanna di un ente pubblico abbia natura contrattuale o extracontrattuale, ciò che rileva per la corte dei conti: è la condotta del sanitario. è la colpevolezza o meno del medico. è il comportamento assunto dal sanitario a seguito delle rimostranze del paziente. è l'avvenuto esborso di denaro pubblico per una condotta attiva o omissiva doloso o gravemente colposa. Va ricordato che in caso di danni arrecati all'amministrazione sanitaria da un proprio dipendente, l'ente danneggiato, oltre alla corte dei conti, potrebbe recuperare il risarcimento: anche attraverso una normale azione civile di rivalsa. attraverso un'azione penale. attraverso un'azione dinanzi alla giurisdizione amministrativa. dinanzi alla commissione tributaria. I convenuti nei giudizi di mal practice sono di regola medici e infermieri, ma non è esclusa la evocabilità in giudizio dei vertici gestionale, qualora il danno si sia verificato oltre che per imperizia medica: anche per altri motivi dovuti a carenze strutturali ed organizzative. anche per motivi da ricondurre alla mancata risposta del cup. anche per ritardi attribuibili a personale amministrativo. anche per ritardi attribuibili alla confusione determinata dalla mancanza di personale. In relazione alla responsabilità erariale, non sono peraltro da escludere, sul piano etiologico-causale, possibili contributi di vertici politici regionali: qualora non sia stato nominato il competente assessore. per carenze organizzative e finanziarie per mezzi e uomini formalmente richiesti dalla ASL. quando gli uffici regionali non hanno risposto nei trenta giorni alle richieste della ASL. qualora la mancata risposta risposta regionale sia dovuta a colpa grave. Di regola non è sindacabile da parte della corte dei conti la scelta discrezionale della P.A. di transigere: qualora il direttore sanitario abbia valutato che l'avvio di un contenzioso lungo e dispendioso costituiva un rischio elevatissimo di soccombenza. la scelta discrezionale costituisce una ipotesi legittima della P.A. ove si dovesse censurare la scelta discrezionale vi sarebbe il blocco dell'attività amministrativa. censurare le scelte discrezionali costituirebbe un vulnus per i vertici gestionali. Il danno erariale prodotto da un dipendente del comparto sanità non è limitato alla sola malpractice, ma: può consistere anche nel mancato rispetto dell'orario di lavoro. nella mancata risposta ad una mail del dirigente. nel deterioramento o nella perdita di beni come per esempio l'appropriazione o uso non istituzionale di beni dell'ufficio. nella dimenticanza del tesserino che attesta la presenza. Per i casi di malpractice normati dalla L. 24/2017 si è innanzi ad una ipotesi di danno indiretto, che cagiona all'Azienda: un danno emergente pari al quantum risarcito al paziente. un lucro cessante. un danno solo ipotizzato ma non realizzato. un danno già pagato da un'assicurazione. La pregressa condanna civile dell'azienda sanitaria non comporta un'automatica e consequenziale condanna, da parte della corte dei conti, del sanitario autore della condotta attiva o omissiva foriera del danno a paziente e risarcita dall'ente pubblico: in quanto l'ente potrebbe decidere di non rivalersi sul sanitario. in quanto l'ente, nonostante vi sia una sentenza civile di condanna, ritiene che non via sia colpa del sanitario. occorre sempre una autonoma rivalutazione dei fatti in sede giuscontabile con riferimento all'elemento psicologico della colpa grave. occorre sempre una autonoma valutazione dei fatti in sede giuscontabile con riferimento all'esistenza della colpa lieve. La colpa grave, prevista dalla legge n. 20 del 1994, per la responsabilità del sanitario, deriva dal fatto che: il legislatore ha preso atto del numero ingente e della gravosità dei doveri posti a carico dei dipendenti pubblici e ha voluto evitare che il dipendente venisse chiamato a rispondere di danni derivanti da errori non gravi. il legislatore ha preso atto della impossibiltà di non commettere errori. il legislatore ha preso atto che vi sarebbe stato un blocco delle attività. il legislatore ha preso atto che la colpa può essere attribuita solo alla struttura. Con riferimento specifico all'arte medica, lo stesso codice civile eleva talvolta la soglia psicologica alla colpa grave: perché vi sono dei casi in cui il danno è altamente probabile e non si concretizza la colpa grave. se la prestazione implica la soluzione di problemi tecnici di speciale difficoltà (art. 2236 c.c.), mentre dinanzi alla corte dei conti il requisito del dolo o colpa grave opera in ogni caso. non si può parlare di colpa grave solo per una mera violazione di una obbligazione. non si può parlare di colpa grave solo per una mera violazione di una norma. Un utile referente per la individuazione di alcune macro ipotesi di colpa grave è costituito, oltre che dalla giurisprudenza della corte di cassazzione, del sempre valido indirizzo espresso dalla procyra generale della corte dei conti con una sorte di circolare esplicativa del 1996, che ravvisa l'elemento psicologico in caso di: errore professionale inescusabile. errore professionale lieve. errore professionale semplice. errore professionale tenue. L'accertamento della colpa grave per un sanitario assume una nuova coloritura alla luce dell'art. 5 della L. 24/2017, secondo cui: anche in caso in cui siano osservata le line guida il sanitario risponde del danno in quanto responsabile. l'osservanza delle linee guida esclude la punibilità per i reati di omicidio o lesioni colpose, anche se la giurisprudenza contabile, sotto la vigenza della legge Balduzzi, ha rivendicato l'autonomia valutativa della sezione giurisdizionale giudicante. in ogni caso il sanitario risponde del danno causato. il sanitario è comunque sottoposto a giudizio erariale. Il giudizio dinanzi alla corte dei conti è regolato in via generale: dalla legge 833/78. dal d.lgs. 165/2001. dal d.lgs. 174/2016 con le settoriali novità introdotte dalla legge 24/2017 (c.d. riforma Gelli). dpr 3/57. Il giudizio dinanzi alla corte dei conti non subisce interferenze dall'eventuale parallelo giudizio di rivalsa civile intrapreso innanzi all'a.g.o. dall'azienda verso il sanitario, e una previa condanna in sede civile : avrà effetto impeditivo dell'azione contabile solo se integralmente satisfattiva del credito erariale. non ha mai un effetto impeditivo. blocca sempre il giudizio dinanzi alla corte dei conti. blocca il giudizio dinanzi alla corte dei conti se il blocco è deciso dal procuratore generale della corte. La procura della corte dei contii, anche nel casi di malpractice, inizia le indagini, non già attraverso generalizzate verifiche (che porterebbero alla nullità degli atti ex art. 51 d.lgs. 174/2016) ma: solo se ha notizie da articoli di giornali. solo e soltanto su conoscenze puntuale e dettagliate di fatti dannosi, doverosamente segnalati dai vertici delle strutture sanitarie. solo su indicazione della regione. solo su indicazione della procura della repubblica. L'omessa denuncia alla corte dei conti di una sentenza di condanna civile nei confronti di un'azienda sanitaria da parte dei vertici, con conseguente prescrizione dell'azione contabile, comporta: l'obbligo per l'azienda di proporre appello. che a rispondere del danno saranno tutti i sanitari dell'azienda. che a rispondere del danno saranno tutti i dipendenti dell'azienda sanitaria. che a rispondere del danno saranno gli omessi segnalatori in base all'art. 1 legge 20/94. Venuta a conoscenza del danno, la procura regionale territorialmente competente svolge le sue indagini per verificare: se sussustano i presupposti di colpa grave o dolo del sanitario. se il sanitario ha effettivamente causato il danno. se nel giudizio devono essere coinvolti altri sanitari. se nel giudizio devono essere coinvolti anche i vertici dell'azienda per difetti della organizzazione. Gli obblighi del lavoratore pubblico privatizzato è attualmente previsto da tre basilari fonti: a) contratto collettivo, b) codice di comportamento ex dpr n. 62/2013, c) la legge. a) L. 241/90, b) d.lgs. 33/2013, c) d.lgs. 80/98. a) d.lgs. 165/2001, b) contratto integrativo, c) L.190/2012. a) L. 300/1970, b) L. 20/1994, c) D.L. 34/2019. I vari CCNL di comparto (compreso sanità) fissano le infrazioni (un tempo definiti "doveri"): nel regolamento. nel c.d. codice disciplinare ove si indicano le sanzioni previste a fronte della inosservanza di relativi obblighi. nello statuto. nel decreto del legale rappresentante. Ciascuna amministrazione del comparto ha l'obbligo, sanzionato dall'anac con misure percuniarie, di redigere: un regolamento generale. un regolamento di contabilità. un codice della trasparenza. un codice di comportamento aziendale. Gli obblighi comportamentali (art. 2, comma 3 dpr 62/2013) vincolano: solo i dipendenti a tempo indeterminato. solo i dipendenti a tempo determinato. tutti i dipendenti, ma anche tutti i collaboratori o consulenti, con qualsiasi tipologia di contratto o incarico e a qualsiasi titolo, ai titolari di organi e di incarichi negli uffici in diretta collaborazione delle autorità politiche, nonché nei confronti dei collaboratori a qualsiasi titolo di prese fornitrici di beni o servizi o che realizzano opere in favore dell'amministrazione. solo i consulenti legale. Altra fonte di obblighi di valenza discilplinare è la legge, in quanto infrazioni e sanzioni previste nei CCNL non preclude affatto interventi legislativi . Anzi, tale scelta è decisamente perseguita: dalla L. 241/90. dalla riforma Brunetta e dalla riforma Madia, oltre che dalla legge anticorruzione n. 190/2012. d.lgs. 33/2016. d.lgs 165/2001. Il procedimento disciplinare nel diritto del lavoro, pubblico o privato, si fonda su alcun principi portanti. L'obbligatorietà dell'azione disciplinare (a differenza dell'impiego privato dove la scelta di sanzionare è discrezionale) nel pubblico l'azione disciplinare è obbligatoria in quanto: rispondente ai principi costituzionali di buona andamento della P.A. e di legittimità dell'azione. è espressamente prevista nei regolamenti. è prevista nello statuto. è prevista nel contratto di lavoro. La mancata attivazione del procedimento disciplinare o l'immotivato abbandono può dunque originare: l'applicazione di una sanzione più severa. responsabilità disciplinari, amministrativo-contabili e penali in capo alla dirigenza. il prolungamento dei termini della durata del procedimento. una più approfondita istruttoria. La tesi dell'obbligatorietà dell'azione disciplinare nell'impiego pubblico è stato definitivamente stabilito: dall'art. 40 del d.lgs. N.165/2001. dall'art. 35 del d.lgs. 165/2001. dall'art. 55-sexies, comma 3, d.lgs. 165/2001, con la previsione della sospensione dal servizio con privazione della retribuzione fino al licenziamento del dirigente titolare dell'azione discilplinare. dall'art. 20 del d.lgs. 165/2001. Altro principio del procedimento disciplinare è la proporzionalità: della durata. del numero dei componenti della commissione. dei parametri stabiliti. della giusta sanzione da applicare, facendo riferimento alla intenzionalità del comportamento, alla rilevanza della violazione di norme, al grado di disservizio provocato... Un altro principio è la tempestività dell'azione disciplinare; la segnalazione all'Ufficio procedimento disciplinate, da parte del capo struttura, deve avvenire: entro 10 giorni. entro 15 giorni. entro 20 giorni. entro 30 giorni. Il decreto Madia n. 75 del 2017 ha novellato il riparto delle competenze previste dall'art. 55-bis, d.lgs. n.165/01, attribuendo al capo-struttura: solo il richiamo verbale, mentre le restanti sono devolute all'UPD. la sospensione dal servizio per un giorno. la sospensione dal servizio per due giorni. la sospensione dal servizio per tre giorni. Il riparto delle competenze per l'applicazione delle sanzioni a conclusione del procedimento disciplinare è fissato da norme imperative (art. 55, D.Lgs.165/01, per cui: possono essere derogate dai contratti collettivi nazionali di lavoro. non possono essere derogati dai contratti collettivi, le cui previsioni in contrasto sono da ritenere nulle e sostituite di diritto dall'art. 55 e segg. D.lgs. 165/01. può essere derogato solo dal regolamento dell'amministrazione. può essere derogato solo dallo statuto. Per i soli dirigenti, le sanzioni, dopo l'istruttoria dell'UPD andranno a firma: del dirigente di altra amministrazione che ha la competenza di avviare i procedimenti disciplinari. del dirigente ministeriale a cui è attribuita la competenza. del dirigente generale o del titolare d'incarico ex art. 19, comma 3, del d.lgs. 165/2001. del ministro competente. In relazione al procesimento disciplinare, la contestazione degli addebiti: è l'atto indefettibile che, a pena di nullità (salvo che per la censura), nel contestaare al lavoratore necessariamente in forma scritta ad substantiam, i comportamenti in contrasto con obblighi contrattuali (o ex lege) assunti, instaura il contraddittorio con l'incolpato. è l'atto con cui si conclude il procedimento disciplinare. è l'atto con cui si applica la sanzioni. è l'atto con cui il dipendente concorda con l'amministrazione una sanzione più lieve. Il procedimento disciplinare si connota per il pieno rispetto del contraddittorio, pertanto alla contestazione segue l'audizione dell'interessato, che deve essere convocato: dal legale rappresentante dell'ente. dal direttore generale dell'ente. dal diretto superiore. dal titolare dell'azione disciplinare per l'audizione. Assai ricorrente è l'evenienza che un medesimo fatto illecito assuma rilevanza non solo disciplinare ma anche penale. In passato vi era la c.d. pregiudiziale penale (ovvero la sospensione del procedimento disciplinare in attesa della definizione del procedimento pemale). Allo stato attuale: la riforma Brunetta, confermata dalla Madia: rispondendo ad una ratio acceleratoria, supera la c.d. pregiudiziale penale, ponendo come regola la non sospensione della dell'azione disciplinare e, come eccezione, la sospensione non più obbligatoria ma facoltativa solo per fatti sanzionabili con misure superiori a 10 giorni di sospensione. supera la pregiudiziale penale e non può mai essere sospesa. la sospensione è sempre facoltativa. prevede la discrezionalità della sospensione solo se i fatti contestati potrebbero comportare il licenziamento. Se il procedimento disciplinare non sospeso si conclude con l'irrogazione di una sanzione e, successivamente, il procedimento penale viene consluso con l'assoluzione piena del dipendente: l'amministrazione non può revocare la sanzione disciplinare precedentemente irrogato. l'amministrazione revoca automaticamente la sanzione disciplinare lo stesso giorno dell'assoluzione in sede penale. l'autorità competente, ad istanza di parte, da proporsi entro i sei mesi dalla irrevocabilità della pronuncia penale, riapre il procedimento disciplinare per modificare o confermare la sanzione in relazione all'esito del giudizio penale. l'amministrazione riapre il procedimento disciplinare con la stessa proceduta adottata precedentemente. Se il procedimento disciplinare non sospeso si conclude con l'archiviazione, e il il procedimento penale viene consluso con una sentenza irrevocabile di condanna del dipendente: l'autorità competente non può più riaprire il procedimento disciplinare. l'amministrazione applica automaticamente la sanzione disciplinare che ritiene applicabile. l'amministrazione chiede un parere all'avvocatura generale dello stato in merito alle iniziative da adottare. l'autorità competente riapre il procedimento disciplinate per adeguare le determinazioni conclusive all'esito del procedimento penale. Il procedimento disciplinare è, altresì, riaperto se dalla condanna penale si rileva che il dipendente può essere licenziato, mentre era stata applicata una sanzione conservativa. Il dipendente con qualifica dirigenziale come ogni pubblico dipendente può incorrere in responsabilità disciplinare ogni qual volta, con dolo o colpa, non osservi le regole giuridiche dell'attività di sua competenza. Il sistema per la dirigenza prevedeva solo il recesso del datore di lavoro; successivamente, sulla scia della riforma 150 del 2009: i vari CCNL di comparto 2006-2009, area dirigenza, hanno ribadito le precedenti regole. i vari CCNL di comparto 2006-2009, area dirigenza, hanno ribadito le precedenti regole. i vari CCNL di comparto 2006-2009, area dirigenza, hanno disciplinato solo l'iter della procedura. i vari CCNL di comparto 2006-2009, area dirigenza, hanno regolamentato l'iter procedurale e hanno introdotto un codice disciplinare che prevede anche per i dirigenti la possibilità di applicare sanzioni conservative. Altri due strumenti normativi connotano peculiarmente il regime disciplinare dei dirigenti del comparto sanità: tutele di tipo obbligatorie e indennitarie. a) la differibilità, per un massimo di 30 giorni, da parte dell'azienda, della sospensione del servizio; a) la trasformazione consensuale della sospensione in sanzione pecuniaria per assicurare la continuità assistenziale. a) la riduzione d'ufficio della sospensione; b) la possibilità della cancellazione d'ufficio della sospensione. a) l'impegno del dirigente a non violare mai più le norme di comportamento collegate alle sue competenze e la conseguente cancellazione della sanzione; b) lasciare al dirigente la possibilità di di presentare le dimissioni e conseguente cancellazione del procedimento disciplinare. Il diritto alla salute è uno dei principali diritti sociali di caratura costituzionale che prevede la tutela del diritto primario di ciascun singolo individuo. Tale diritto come noto è sancito dall'art. 32 della Cost. e costituisce la pietra miliare: dal quale trae origine la responsabilità medica in generale e del personale sanitario in partocolare. dal quale traggono origine i livelli essenziali di assistenza. dal quale traggono origine i fondi sanitari integrativi. sal quale traggone origine le le polizze sanitarie. La responsabilità del personale sanitario, sia esso medico che paramedico si origina in genere: per un errore del personale addetto alle prenotazioni delle visite. da una prestazione inadeguata che ha prodotto effetti negativi sulla salute del paziente. dal rinvio di una visita ambulatoriale non urgente. da uno sciopero improvviso del personale sanitario. La disciplina delle obbligazioni del sanitario va innanzitutto individuata: nell'art. 1200 c.c. nell'art. 1201 c.c. nelle disposizioni sull'adempimento delle obbligazioni in generale, e segnatamente nell'art. 1176, comma 2, c.c.,. nell'art. 1202 c.c. Il sanitario, pur non essendo tenuto ad una obbligazione di risultato, negli interventi e nelle terapie di facile soluzione è astrattamente ritenuto responsabile nel caso di peggioramento del peggioramento: a meno che il paziente ammetta di non aver seguito le indicazioni mediche. salvo che il paziente nel frattempo abbia seguito le indicazioni di un altro sanitario. salvo che il paziente abbia preferito curarsi con prodotti non medici. salvo che egli dimostri che tale peggioramento si sia verificato per una causa a lui non imputabile. L'indampimento del personale sanitario non si desume ipso facto dal mancato raggiungimento del risultato che il paziente pensava di poter conseguire: ma deve essere concretamente valutato e parametrato in base a quanto disposto dall'art. 1176, comma 2, c.c. deve essere valutato dal carattere del sanitario stesso. deve essere valutato dal numero di visite effettuate al paziente. deve essere valutato dal numero dei collaboratori presenti. In base al tipo di attività che si riconduce all'attività del sanitario opera un differente regime probatorio. E' così nel caso in cui il chirurgo abbia assunto nei confronti del paziente, con il quale ha stipulato un contratto, un obbligazione di risultato, come può accadere in alcune fattispecie nell'ambito della medicina estetica, l'inadempimento consiste, appunto, nel mancato raagiungimento del risultato: il medico andrà indenne da responsabilità solo ove riesca a dimostrare che l'inadempimento è stato determiniato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile (art. 1218 c.c.). il medico andrà indenne da responsabilità ove il paziente non ha seguito le indicazioni del medico. il medico andrà indenne da responsabilità ove il paziente ha tolto le fasce dopo 24 ore anzichè dopo sette giorni. il medico andrà esente da responsabiltà se il paziente è partito per una crociera il giorno dopo, anziché seguire le disposizioni cure e riposo. L'art. 7 della riforma Gelli, fermo restando il carattere contrattuale della responsabilità della struttura unitamente a quella degli esercenti la professione sanitaria, che abbiano assunto un'obbligazione contrattuale direttamente con il paziente: prevede una responsabiità contrattuale. prevede, per gli esercenti la professione all'interno delle strutture pubbliche o private, la responsabilità aquiliana. prevede una responsabilità amministrtativo-contabile. prevede una responsabilità omissiva. Le linee guida sono state spesso per i giudice un faro, ma si è posto il problema della non universalità delle linee guida, esistendo differenti orientamenti scientifici; ecco dunque che l'operato dell'esercente la professione viene valutato positivamente non solo dalla pura e semplice conformità alle linee guida, ma: dall'aver agito secondo proprie convinzione dettate dalla esperienza. dovendo comunque accertare se la specificità del quadro clinico del paziente impone un percorso terapeutico diverso rispetto a quello indicato dalle linee guida, secondo la specificazione dei giudici della suprema corte. ma quando ha operato nella convinzione che le diverse linee guida della struttura erano più efficaci. quando ha ritenuto di integrare le linee guida ricordando un caso precedentemente seguito. In considerazione della coesistenza di numerose linee guida accreditate presso le differenti scuole di pensiero, il legislatore è tornato ad occuparsi della materia. L'art. 5 della legge, infatti, rubricato "buone pratiche clinico-assistenziali e raccomandazioni previste dalle linee guida: ha delineato la opportunità di seguire solo alcune linee guida. ha delineato la necessità di seguire solo alcuni pensieri scientifici ritehuti efficaci. ha indicato una sola scuola di pensiero ritenuta più affidabile. ha delineato delle linee guida scientifico-ministeriali periodicamente aggiornate (ogni due anni) e pubblicate devono essere elaborate ed emanate da enti ed istituzioni pubblici e privati nonché dalle società scientifiche e dalle associazioneiscritte in apposito elenco istituito con decreto del ministro della salute. Se non pubblicate il sanitario dovrà attenersi alle buone pratiche clinico-assistenziale. Con la riforma del 2017 il legislatore ha previsto l'istituzione di "osservatorio nazionale delle buone pratiche sulla sicurezza nella sanità", allo scopo di acquisire dai "centri regionali…": il numero degli interventi chirurgici. il numero delle visite ambulatoriali. i dati inerenti ai rischi ed eventi avversi unitamente alle cause e all'entità del contenzioso. il dato relativo al numero dei sanitari che hanno seguito corsi di aggiornamento. La legge Gelli fonda le proprie disposizioni sul rischio sanitario e la sua assicurazione sull'assunto che: il rischio sia contenibile ma non evitale. il rischio debba essere eliminato. che il rischio può essere evitato. il rischio sarà sempre più alto. Dalla legge Gelli si rileva che il rischio deve essere meglio accettato attraverso la sua assicurazione e dunque il pronto risarcimento del danno. Perché ciò sia possibile: il premio per il pagamento delle polizze sarà sempre più alto. il premio per il pagamento delle polizze deve essere ridotto al minimo. occorre che rischio e danno vengano mantenuti entro i limiti di sostenibilità economica. bisognerà stipulare due polizze. Per far si che il rapporto rischio/assicurazione funzioni è necessario che i premi non siano una variabile indipendente. Essi non possono crescere oltre certe soglie: altrimenti i sanitari dovranno rivolgersi ad assicuratori esteri. altrimenti non saranno accettabili dagli assicurati con la conseguenza della impraticabilità dell'assicurazione. altrimenti potranno essere stipulate solo polizze collettive per abbattere i prezzi. altrimenti potranno essere stipulate polizze contenenti franchigie pesanti per gli assicurati. Affinchè la garanzia assicurativa sussista, è necessario che essa sia accessibile a tutti i professionisti ed a premi socialmente tollerati. Questa è: la sostenibilità. una ipotesi priva di fondamento. una pura illusione. un'idea impossibile da raggiungere. Per raggiungere la sostenibilità del sistema è necessario: aumentare le polizze. pagare i risarcimenti a costi alti. pagare i risarcimenti entro30 giorni dalla richiesta. a) ridurre i rischi, b) definire in maniera univoca e non punitiva i contorni della responsabilità medica, c) pagare i risarcimenti in ammontare contenuto e prevedibile. L'art. 10 della legge n. 24 del 2017 stabilisce l'obbligo per le strutture sanitarie pubbliche e private di disporre un'assicurazione della rssponsabilità professionale (o di altre analoghe misure). Tale copertura deve: riflettere coerentemente i termini della r.c. contrattuale cui sono soggette le strutture nei rapporti con i pazienti (art. 1218 c.c.) e ricomprendere la categoria essenziale dei lavoratori sanitari dipendenti (art. 1228 c.c.). deve contenere le condizioni minime di copertura per le strutture. deve contenere le clausole necessarie a tutela del paziente. deve contenere le condizioni minime a tutela del sanitario. Il secondo periodo del primo comma dell'art. 10 specifica che tale obbligo assicurativo : copre solo la prestazione libero professionale. si estende a coprire le prestazioni sanitarie svolte in regime di libera professione intramuraria o in regime di convenzione con il servizio sanitario nazionale. copre solo alcune prestazioni di chirurgia semplice. copre solo alcune prestazione di alta chirurgia. Pur nell'obbligo assicurativo previsto dall'art. 10 legge 24/2017, naturalmente rimane ferma la rivalsa dell'ente sanitario e della compagnia si assicurazione: ma solo nel caso di colpa semplice. ma solo nel caso di dolo. solo nel caso di colpa grave. ma solo nel caso di ammissione di errore da parte del sanitario. Il terzo comma dellart. 10 legge 24/2017, impone al medico dipendente la polizza di assicurazione della propria colpa grave coerente con la copertuta ombrello della struttura. La suddetta polizza del dipendente: deve coprire l'ipotesi della rivalsa. è sufficiente che contenga le condizioni minime di copertura. non deve contenere l'ipotesi di copertura della rivalsa. deve essere garantita dalla struttura. Interessante è il sesto comma dell'art. 10 legge 24/2017, che prevede un decreto attuativo da emanare a cura del ministero dello sviluppo economico che: conferma l'obbligo di stipulare l'assicurazione. individua le compagnie con cui stipulare le polizze. individua il broker da cui farsi consigliare. definisce i requisiti minimi per le polizze med-mal (massimali, franchigie, limiti, esclusioni etc.) con indicazioni di classi di rischio per i premi, differenziate, in funzione degli indici di sinistrosità della specialità sanitaria interessata. Le figure soggette all'obbligo assicurativo disposto dall'art. 10 della legge Gelli, sintetizzando, sono: ospedali pubblici e privati, così come i liberi professionisti indipendenti, hanno l'obbligo di assicurare la propria responsabilità contrattuale verso i pazienti e quella extracontrattuale in nome e conto dei propri dipendenti. solo gli ospedali pubblici. solo le strutture privare. solo i liberi professionisti indipendenti. I sanitari dipendenti dovranno assicurarsi, a propria cura e spese, per la rivalsa a loro carico per il caso di colpa grave. E' importante sottolineare come, per calmierare i costi della polizza, l'art. 9, comma 5, legge Gelli dispone: che al momento del pagamento del premio avranno uno sconto del 50%. che nella rivalsa gius-contabile la condanna del sanitario non può superare il triplo della sua retribuzione annua. che l'amministrazione di afferenza contribuirà al pagamento della polizza per la metà dell'importo. i sanitari dipendenti potranno stipulare una polizza collettiva al fine di ottenere singolarmente un abbattimento dei costi. Lo scopo che la norma attribuisce alla tutela assicurativa: è quella di evitare il rischio della medicina difensiva da parte dei sanitari. è quella di proteggere le strutture. è di proteggere il paziente danneggiato dalla insolvenza del sanitario, o della struttura, danneggiante. è quella di garantire la stipula di un numero adeguato di polizze. All'art. 11 della legge n.24/2017 si affronta la questione centrale della operatività della garanzia assicurativa infatti: la garanzia assicurativa deve durare almeno tre anni. la garanzia assicurative deve durare almeno 5 anni. la garanzia assicurative deve durare almeno 7 anni. la garanzia assicurativa deve prevedere una operatività temporale anche per gli eventi accaduti nei dieci anni antecedenti la conclusione del contratto assicurativo. In caso di cessazione definitiva dell'attività professionale deve essere previsto un periodo di ultrattività entro i dieci anni successivi. L'art. 12 della legge 24/2017, prevede, a miglior tutela del paziente danneggiato: che egli possa rivolgersi direttamente all'assicuratrice del sanitario o della struttura. che egli possa ricevere già un acconto del 20% rispetto al danno lamentato. che egli possa ricevere già un acconto del 30% rispetto al danno lamentato. che egli possa ricevere già un acconto del 40% rispetto al danno lamentato. Il SSN ha attraversato fasi di profonda trasformazione scandite da una serie di fattori interdipendenti tra loro, quali l'evoluzione della scienza medica, la sempre maggiore limitatezza delle risorse finanziare da investire etc..Ciò ha imposto azioni e correttivi delle politiche socio-sanitarie: nel senso di ridimensionare il ruolo dell'ospedale e ricercare nuove forme di assistenza potenziando la formazione che è necessaria per rispondere alle richieste di cura in base al rinnovato concetto di salute. si tratta solo di ipotesi dovute alla grande paura causata dalla recente pandemia. si tratta di ipotesi non sostenute dalla comunità scientifica. si tratta solo di ipotesi che erano inizialmente richiamate in alcune linee guida, ipotesi che sono state poi stralciate. La pandemia ha evidenziato una criticità, vale a dire l'impreparazione e la carenza di intervento e coordinamento. Su tali tematiche si è sviluppato un dibattito dentro e fuori lo Stato e tra Stati: ciò in vista di un grande convegno a cui parteciperanno tutti gli Stati. ciò in vista dell'unico obiettivo comune, vale a dire un elevato livello di protezione della salute umana preservandola dalle epidemie e di ogni minaccia e/o pericolo, colmando le lacune delle politiche sanitarie. ciò in vista della redazioni di linee guida comuni ed applicabili in tutti gli Stati. ciò in attesa di tutte le informazioni utili che presenteranno le maggiori comunità scientifiche. La eccessiva responsabilizzazione della classe medica ha omesso di considerare altri profili di fondamentale importanza: i profili organizzativi che necessitano di un ripensamento, si pensi all'esigenza di riportare il finanziamento della sanità pubblica a livelli adeguati, di semplificare e potenziare il reclutamento del personale sanitario etc. la necessità di calmierare i prezzi delle polizze. la necessità di potenziare i fondi sanitari integrativi. la necessità di creare ulteriori strutture sanitarie. Il concetto di salute non si identifica con una condizione statica di equilibrio perfetto. Al contrario: questo concetto si identifica con un continuo dialogo con il paziente. questo concetto si identifica con una assistenza continua garantita al paziente. esso si identifica non con una condizione statica ma con uno sforzo continuo di adattamento alle mutevoli condizioni ambientali. questo concetto si identifica con le garanzie di assistenza domiciliare. La piena realizzazione del diritto alla salute e all'autodeterminazione del paziente, postulano: l'esistenza di un maggior numero di medici di base. l'esistenza di un maggior numero di medici negli ospedali. di un maggior numero di infermieri e volonatri che garantiscano l'assistenza domiciliare a tutti i pazienti con gravi patologie. l'esistenza e il funzionamento di una complessa organizzazione sanitaria nella quale la relazione con il cittadino-utente avente ad oggetto un insieme di prestazioni personalizzate in base alla malattia. Da sempre l'organizzazione sanitaria ha assunto un ruolo fondamentale e centrale, confermato anche dalla riforma del 1978 che si preannunciava epocale: assumendo il carattere e il valore di un riordinamento totale sulla base di principi assolutamente nuovi della sanità pubblica, prospettando soluzioni che seppure non tempestive avevano il pregio di considerarsi adeguate ai tempi e addirittura all'avanguardia. in quanto prevedeva maggiori finanziamenti pubblici. in quanto prevedeva l'assunzione di numerosi operatori sanitari. in quanto prevedeva un aiuto determinante nelle strutture ospedaliere delle più grandi associazioni di volontariato. Sta di fatto che a fronte della pluralità di livelli e strumenti di pianificazione amministrativa della sanità: a tutt'oggi non si è avuto alcun miglioramento di quei livelli. la politica sanitaria degli ultimi anni denota ancora scarsa attenzione al contenuto clinico delle prestazioni da cui deriva l'inefficacia e l'inappropriatezza della terapia. manca ancora l'applicazione di quella pianificazione. non sono mai stati messi a disposizione i finanziamenti. Le difficoltà di coordinamento e di raccordo tra le politiche sanitarie statale e regionali nel tempo hanno solo alimentato il dibattito, per cui contrariamente alle aspettative: si è tentato di integrare la legge 833/1978 già lo stesso anno della sua emanazione. si è pensato di sottrarre la sanità allo stato. già all'indomani dell'entrata in vigore della legge 833/1978 il sistema ha evidenziato carenze, insufficienze e altre difficoltà esistenziali dell'organizzazione connesse alla gestione politicizzata. si è avuto un aumento di crescita delle strutture private. Alle leggi nn. 24/2017 (Gelli-Bianco) 119/2017 e 219/2017 va riconosciuto il merito: di aver previsto l'assunzione di un notevole numero di medici. di aver previsto l'assunzione di un notevole numero di infermieri. di aver previsto l'acquisto di un quantitativo elevato di strumenti diagnostici. di avere arricchito il significato di un concetto che sottende una declinazione nuova e più estesa del diritto alla salute e alla sicurezza delle cure nell'interesse sia individuale che collettivo. Il paziente occupa una posizione di rilievo assumendo un ruolo proattivo: partecipando attivamente al percorso terapeutico ed alla formazione delle scelte di salute, in qualità di ", "utente sovrano" "esigente" e "competente" e di interlocutore necessario e privilegato. essendo continuamente sentito dai medici. essendo continuamente ascoltato dagli infermieri. scegliendo egli stesso le cure. In seguito all'accettazione del paziente, finalizzata al ricovero, sorgono in capo alla strutturi obblighi e doveri "di protezione accessori" e responsabilità in caso di inadempimento: l'inadempimento degli obblighi accessori connessi alla prestazione principale, collocati nella fase pre e post operatoria presuppone un'organizzazione complessa ed è fonte di responsabilità contrattuale ex artt. 128-1228 c.c. l'inadempimento degli obblighi accessori comporta una sanzione pecuniaria nei confronti della struttura. l'inadempimento degli obblighi accessori comporta un ispezione dell'asl di riferimento. l'inadempimento degli obblighi accessori comporta la nomina di una commissione regionale che chiederà l'acquisizione di ogni documento utile. Sempre in tema di obblighi accessori, quindi, la struttura sanitaria risponde per fatti propri ma anche per azioni commissivi o omissivi, dolosi o colposi, posti in essere dai medici, dal personale dipendente o dai collaboratori esterni della cui opera la strutture si avvale: ne consegue che la responsabilità ricade interamente sulla struttura. ne consegue l'applicazione della relativa disciplina in materia di accertamento della responsabilità solidale della struttura con l'autore materiale della condotta, responsabile es art. 2043 c.c. in concorso con la struttura sanitaria, e delle regole di riparto dell'onere probatorio. ne consegue la sola responsabilità dell'autore materia della condotta da cui è scaturito il danno. ne consegue la nomina di una commissione di esperti esterni che valuteranno a chi è da attribuire la responsabnilità del danno. Anche nelle ipotesi in cui la struttura risponda in proprio ex artt. 2050 e 2051 c.c. per problemi legati a prestazioni accesorie concordate con il paziente: spetterà al medico la prova dell'assenza di responabilità. spetterà ad una commissione di esperti valutare i fatti e attribuire la responsabilità. spetta al creditore-danneggiato la dimostrazione dell'esistenza del contratto e dell'esistenza del nesso causale tra l'insorgenza (o l'aggravamento) della patologia e la condotta del sanitario, e alla struttura/medico la prova dell'impossibilità di adempiere per causa ad essi non imputabile. l'onere probatorio è interamente a carico del paziente. La complessità delle Aziende sanitarie si misura anche con i costi della scarsa qualità dell'assistenza e/o dell'inappropriatezza delle cure che genera il contenzioso giudiziario: in genere attivato dagli operatori sanitari. in genere attivato dalle strutture. in massima parte attivato dai pazienti che lamentano una errata assistenza, vuoi per carenze strutturali, vuoi per errore del singolo medico. in genere attivato da enti esterni che hanno ricevuto le segnalazioni. Le conseguenze dei contenziosi giudiziari: si ripercuotono sulla struttura e, indirettamente, sulla collettività che si accolla il costo dei risarcimenti, determinando l'aumento dei premi assicurativi per quelle aziende dove il rischio di eventi è più elevato. comporta un abbassamento della qualità dell'assistenza, con conseguente aumento del rischio che si verifichino ulteriori errori. si ripercuotono sui profili della responsabilità disciplinare. è il crescente timore di subire condanne con conseguente abbassamento della qualità dell'assistenza. Le criticità della legge 24/2017 si sono acuite ed attualizzate durante l'emergenza sanitaria che ci si augura possa avere avuto un impatto sull'approccio al clinical risk management al fine: di colmare le carenze generalmente riconducibili all'assenza di adeguati sistemi di protezione, oltre che di specifici protocolli organizzativi etc…. rispondere in modo più immediato alle richieste dei pazienti. affrontare con decisone le criticità del pronto soccorso. garantire un'immediata attenzione verso i paziente che arrivano al pronto soccorso. La pandemia ha attualizzato e intensififato i problemi, richiamando l'attenzione: sulla scarsità del numero dei medici. sui profili attinenti alla ricerca, alla sperimentazione ed alla gestione organizzativa, nonché sugli obiettivi delle organizzazioni sanitarie. sulla scarsità del numero degli infermieri. sul numero limitato delle attrezzature. L'impreparazione del SSN ad affrontare le sfide dell'emergenza sanitaria si è misurata: con l'assenza di mascherine. con la scarsità delle bombole d'ossigeno. con il numero dei decessi di pazienti e medici correlati alla carenza di adeguati dispositivi di protezioni individuali. con lo scarso numero di autoambulanze. Il tema della responsabilità medica per infezioni nosocomiali da Covid-19 richiama: il basso livello di igiene. la scarsità dei disinfettanti. la mancanza di stanze singole nelle strutture ospedaliere. le responsabilità organizzative e da omessa o insufficiente prevenzione del rischio di infezioni della struttura e del personale degli operatori sanitari. Per quanto, indubbiamente, la situazione di emergenza pandemica abbia reso di speciale difficoltà molte operazioni diagnostiche, terapeutiche ed organizzative: è evidente, tuttavia, che la violazione di basilari norme volte a limitare la diffusione del contagio nell'interesse di pazienti ed operatori integra gli estremi di una condotta gravemente diligente o imprudente. è evidente che bisognava immediatamente assumere numerosi medici presenti nelle graduatorie concorsuali. è evidente che bisognava immediatamente assumere numerosi infermieri presenti nelle graduatorie concorsuali. è evidente che bisognava immediatamente richiamare in servizio medici e infermieri andati in pensione e in buono stato di salute. |




