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DIDATTICA E PEDAGOGIA SOECIALE Prof. SIMONE

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DIDATTICA E PEDAGOGIA SOECIALE Prof. SIMONE

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PARTE SECONDA

Creation Date: 2026/03/28

Category: Others

Number of questions: 24

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Per praticare davvero percorsi di deistituzionalizzazione delle risposte di accoglienza in comunità educativa sono fondamentali: relazione e corresponsabilità. valutazione e azione. relazione e comprensione. corresponsabilità e azione.

Nella pratica professionale quotidiana dell’educatore, non è più ammissibile una assenza, seppur parziale, di: progettualità. controllo. serenità. imprenditorialità.

La comunità educativa di accoglienza esprime e rivendica una forte identità: terapeutica. pedagogica. istituzionale. riabilitativa.

I professionisti operanti nelle comunità educative di accoglienza devono primariamente essere disposti: alla valutazione. a raccontare. alla conversazione. all’ascolto.

Nella comunità educativa di accoglienza, per gli assisti, il benessere diventa una prospettiva esistenziale: scontata. già raggiunta in passato. da raggiungere. irrilevante.

Le figure professionali presenti nell’organigramma di una comunità educativa mamma-bambino sono generalmente: psicologo, pedagogista, assistente sociale. il team degli educatori professionali. coordinatore, psicologo, assistente sociale, avvocato. coordinatore, pedagogista, psicologo, assistente sociale, educatore.

La normativa vigente prevede che le comunità educative abbiano a disposizione un massimo di: 25 posti. 7 posti. 20 posti. 10-12 posti.

La permanenza in struttura educativa mamma-bambino è strettamente connessa al tempo necessario al raggiungimenti degli obiettivi previsti: dal servizio sociale territoriale. dal coordinatore. dal comune di residenza. dal progetto educativo individualizzato.

Anche per il piccolo ospite della comunità, come per la sua mamma, va predisposto e perseguito un: progetto educativo individualizzato. piano di verifica. progetto educativo di comunità. piano di lavoro.

Si auspica che la permanenza del bambino in una comunità educativa sia il più possibile: affollata. breve. vivace. sinergica.

I bambini che nascono in comunità rappresentano ad oggi un fenomeno sociale: sconosciuto dal punto di vista scientifico. scarsamente indagato dal punto di vista scientifico. ampiamente conosciuto dal punto di vista scientifico. scarsamente accettato dal punto di vista scientifico.

La comunità educativa mamma-bambino nasce dall’esigenza di non privare il piccolo della presenza di una madre: valida. molto adeguata. sola. seppur parzialmente adeguata.

La teoria dell’attaccamento ha sottolineato come il legame con la madre sia il contesto privilegiato per lo sviluppo: sociale. infantile. umano. globale.

La finalità dell’intervento educativo, destinato ai portatori di disagio sociale, punta allo sviluppo in loro di: resilienza. differenza. resistenza. emozione.

Bisogna aiutare il soggetto in condizione di disagio sociale a prendere consapevolezza dei propri bisogni e anche delle proprie: capacità. criticità. lacune. debolezze.

La complessità che caratterizza il disagio sociale richiede una condivisione ampia della responsabilità: familiare. personale. educativa. giuridica.

Gli allievi di origine straniera, portatori di disabilità, sono caratterizzati da doppia: differenza. potenzialità. difformità. socialità.

L’attenzione pedagogica sugli allievi di origine straniera, portatori di disabilità, finora è stata: misurata. scarsa. continua. consistente.

La disabilità è una variabile anche di tipo: speciale. linguistico. eccezionale. culturale.

Silva sostiene che una scuola in grado di accogliere le diversità degli alunni deve necessariamente essere attenta anche alle loro: famiglie. razze. leggende. etnie.

Dainese sottolinea che, nel nostro Paese, le pratiche rivolte a garantire una funzionale collaborazione con le famiglie di origine immigrata, con figli portatori di disabilità: non risultano ancora del tutto consolidate. risultano consistenti. risultato attualmente bloccate. risultano del tutto consolidate.

La famiglia dell’allievo di origine immigrata, portatore di disabilità, collabora attivamente con la scuola se si percepisce come: risorsa. indipendente. autonoma. propria.

Il principale ostacolo, per un proficuo rapporto scuola-famiglia dell’allievo di origine immigrata, portatore di disabilità, è rappresentato dal gap: potenziale. linguistico. sociale. grammaticale.

Recenti ricerche attestano che le famiglie di origine immigrata sono caratterizzate da una condizione di: deprivazione. solitudine. arretratezza. maleducazione.

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