didattica e pedagogia speciale
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![]() didattica e pedagogia speciale Description: 1a parte Triacca |



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Il termine "educazione" deriva dal latino ex-ducere. Quale significato ne esprime l'etimologia?. trarre fuori e sviluppare ciò che la persona porta già dentro di sè. condurre fisicamente il bambino nei luoghi dell'istruzione. correggere i comportamenti devianti riconducendoli alla norma. riempire la persona di contenuti trasmessi dall'esterno. Cosa caratterizza l'educazione formale rispetto alle altre tipologie di esperienza educativa?. si realizza principalmente attraverso attività di volontariato e associazionismo al di fuori delle strutture scolastiche. comprende tutti gli apprendimenti spontanei della vita quotidiana, non intenzionali e non programmati. è la forma di educazione più efficace perchè avviene in contesti strutturati e privi di elementi informali. si svolge in istituti di istruzione e formazione riconosciuti e si conclude con il conseguimento di diplomi o qualifiche ufficiali. In che modo insegnamento e apprendimento sono collegati ma distinti?. insegnamento e apprendimento coincidono perfettamente: ogni azione didattica di qualità produce in genere un apprendimento significativo. insegnamento e apprendimento sono processi collegati solo in modo indiretto e non richiedono una progettazione intenzionale. l'apprendimento è semplicemente il risultato misurabile dell'insegnamento, e la qualità del primo dipende interamente dalla qualità del secondo. insegnare significa creare le condizioni affinchè l'altro possa appropriarsi dei contenuti, ma un insegnamento efficace non produce automaticamente un buon apprendimento, perchè tra i due non c'è correlazione diretta. In una classe il clima quotidiano, le relazioni tra pari e gli atteggiamenti impliciti degli adulti incidono sull'inclusione quanto i piani educativi formali. Quale consapevolezza esprime questa osservazione?. che l'inclusione dipende principalmente dalle misure compensative e dispensative. che l'inclusione prende forma anche attraverso il curricolo nascosto, e non solo attraverso i dispositivi formali. che i dispositivi formali sono secondari ai fini dell'inclusione. che il clima della classe riguarda l'educazione non formale e non la scuola. Uno studente compie progressi seguiti da momenti di consolidamento e talvolta di regressione, lungo un percorso non lineare. Come si può interpretare questa dinamica?. come la prova che l'apprendimento coincide con l'accumulo di informazioni. come una manifestazione tipica dell'apprendimento, processo articolato che non procede in modo lineare. come una manifestazione atipica dell'apprendimento. come un segnale di fallimento dell'azione didattica. Qual è la portata del passaggio dalla didattica speciale alla didattica inclusiva nel modo di concepire la scuola?. è un arretramento rispetto alla didattica speciale, perchè rinunciando alla specializzazione si perdono strumenti efficaci per gli alunni con disabilità grave. è un cambiamento puramente terminologico: i contenuti e le pratiche rimangono sostanzialmente gli stessi, mentre cambia solo il nome con cui si designano. è un cambio di paradigma: non si tratta più di predisporre solo interventi ad hoc per chi manifesta bisogni speciali, ma di ripensare l'intera progettazione educativa per rispondere fin dall'inizio alla pluralità dei funzionamenti presenti in ogni classe. è un ampliamento quantitativo del campo d'azione: la didattica inclusiva aggiunge semplicemente nuove categorie di alunni a quelle già previste dalla didattica speciale. In che rapporto stanno pedagogia e didattica rispetto al fatto educativo?. la pedagogia è una branca applicativa della didattica. la pedagogia studia i processi di insegnamento, la didattica i valori dell'educazione. la pedagogia si interroga sui fini e i valori dell'educazione, la didattica si concentra sui processi, i contenuti e le forme dell'insegnamento. pedagogia e didattica sono sinonimi e indicano lo stesso campo di studio. Perchè la storia del modo in cui le società hanno trattato la differenza è considerata inseparabile dalla comprensione della pedagogia speciale come disciplina?. perchè le pratiche di esclusione del passato non sono mai state definitivamente superate e sono ancora dominanti nei sistemi educativi contemporanei. perchè lo statuto attuale della pedagogia si è costruito in risposta a pratiche storiche di esclusione e segregazione: comprendere quella storia significa capire per quali ragioni e con quali finalità la disciplina è nata e si è evoluta. perchè la pedagogia speciale si occupa prevalentemente di storia dell'educazione e la conoscenza delle pratiche passate è il suo principale oggetto di studio. perchè la storia delle civiltà antiche mostra la diversità come un problema da contenere, e la pedagogia speciale ne prende atto limitandosi a gestirne gli effetti. Perché l'esperienza di Itard con Victor è considerata l'atto di nascita della pedagogia speciale?. perchè Victor raggiunse pieni risultati imparando a parlare e a vivere autonomamente. perchè avviò un progetto educativo intenzionale e documentato, dimostrando che era possibile e doveroso educare anche chi era ritenuto irrecuperabile. perchè elaborò il primo trattato sistematico sui bisogni dei bambini disabili. perchè fondò la prima scuola speciale statale per soggetti con disabilità. Come si è trasformato lo sguardo sociale sulla differenza tra l'antichità e la svolta del Settecento?. si è passati direttamente dall'esclusione all'inclusione scolastica piena. si è passati da una risposta prevalentemente segregante ed escludente a primi tentativi, sostenuti dalla ragione illuminista, di comprendere ed educare. si è passati da un'accoglienza diffusa a una progressiva esclusione istituzionale. non si è registrato alcun cambiamento significativo fino al Novecento. Qual è il contributo di Edouard Séguin alla storia della pedagogia speciale?. liberò i folli delle catene all'internato di Bicetre nel 1793, affermando che la follia è una condizione da comprendere e trattare, non da punire. fondò il primo istituto statale per sordomuti a Parigi nel 1760, trasformando pratiche individuali in un'istituzione pubblica riconosciuta. pubblicò nel 1846 il primo trattato sistematico sui bisogni dei bambini disabili, elaborando metodi educativi basati sulla stimolazione sensoriale e motorie che avranno grande influenza, anche su Maria Montessori. avviò in Inghilterra la prima casa di cura in campagna fondata su principi di rispetto e cura, in alternativa al modello della reclusione forzata. Si può dire che la "stagione delle oistituzioni speciali" ottocentesca rappresenti al tempo stesso un progresso e un. sì, è un progresso perchè costruisce metodi e strutture dedicate al posto dell'abbandono e della reclusione; è un limite perchè separa le persone con disabilità dalla vita comune, prefigurando un modello che il Novecento metterà in discussione con il paradigma dell'integrazione e poi dell'inclusione. è soprattutto un progresso: le istituzioni speciali hanno garantito una risposta educativa dedicata, ma il loro successivo superamento ha prodotto più criticità che benefici. non è nè un progresso nè un limite: si tratta di una fase di transizione priva di significato teorico, superata automaticamente dall'evoluzione delle normative scolastiche nel corso del Novecento. è soprattutto un limite: le istituzioni speciali hanno riprodotto logiche segreganti, riducendo il valore delle sperimentazioni educative avviate in quel periodo. Come viene definita la pedagogia speciale nel suo statuto disciplinare?. è la disciplina che si occupa di progettare percorsi educativi separati per alunni con disabilità, al fine di garantire loro un insegnamento adeguato. è la branca della medicina che si occupa della diagnosi e del trattamento delle disabilità in età evolutiva attraverso interventi riabilitativi. è la scienza pedagogica che studia le questioni educative riferite a persone con disabilità, disturbi o situazioni di svantaggio, con l'obiettivo di favorirne il pieno sviluppo e la partecipazione attiva alla vita sociale. è una sottobranca della psicologia clinica che studia i disturbi del comportamento in contesti scolastici. Una docente afferma che la diversità di ciascun allievo è una condizione di base, un "a priori" da cui partire per progettare ambienti capaci di accogliere tutti. Quale visione esprime?. la prospettiva inclusiva, che considera la diversità come punto di partenza e non come semplice deficit individuale. la prospettiva della normalizzazione come correzione. l'idea che l'inclusione coincida prevalentemente con l'inserimento nella classe. la negazione dell'esistenza di bisogni particolari. Quando e con quale evento la pedagogia si afferma come disciplina accademica in Italia?. nel 2001, con l'elaborazione della classificazione ICF. nell'Ottocento, con l'apertura delle prime scuole speciali per sordi e ciechi. negli anni Sessanta, con l'istituzione nel 1964 della prima cattedra universitaria i Pedagogia speciale affidata a Roberto Zavalloni. negli anni Settanta, con la chiusura delle scuole speciali. Qual è la differenza di fondo tra le denominazioni storiche (ortopedagogia, pedagogia emendativa, curativa) e la pedagogia speciale contemporanea?. la pedagogia speciale contemporanea è più medicalizzata di quelle storiche. le prime collocavano il problema nell'individuo da correggere o curare, la secondo considera anche i contesti e la specificità da valorizzare. si tratta solo di un cambio di nome, senza variazioni concettuali. le prime valorizzavano i contesti, la seconda di concentra solo sul singolo individuo. Che cosa caratterizzava l'ortopedagogia e la pedagogia emendativa rispetto alla concezione della disabilità?. concepivano la disabilità come prodotto delle barriere ambientali e dei contesti. adottavano una prospettiva bio-psico-sociale del funzionamento. concepivano la disabilità come deviazione da una norma e l'intervento come correzione o emendamento del soggetto. ponevano al centro la valorizzazione delle differenze individuali di tutti. In un contesto sociale segnato da spinte alla frammentazione, affermare che ogni persona ha diritto a una piena partecipazione viene descritto come "un atto di resistenza culturale". A quale carattere della disciplina rimanda?. al carattere "trasgressivo e ancora rivoluzionario" della pedagogia speciale, controcorrente rispetto alle tendenze alla separazione. al carattere medicalizzato e riabilitativo della disciplina. all'idea che l'inclusione sia ormai acquisita e priva di ostacoli. alla rinuncia della pedagogia speciale a una propria identità. Che differenza c'è tra la didattica differenziale e la didattica speciale che ne raccoglie l'eredità?. la didattica speciale è più riabilitativa e meno educativa della differenziale. la didattica differenziale calibrava interventi sul singolo per tipologie di disabilità, senza dialogo con il contesto; la didattica speciale supera questo limite rivolgendosi al soggetto nel suo intero progetto di vita. la didattica differenziale considerava il progetto di vita, la speciale solo il deficit. le due prospettive si sovrappongono in larga parte e non presentano differenze sostanziali. In quale posizione disciplinare si colloca la didattica speciale?. come branca autonoma della medicina riabilitativa. come disciplina indipendente priva di rapporti con la didattica generale. all'intersezione tra la pedagogia speciale, di cui condivide l'orientamento ai bisogni educativi, e la didattica generale, di cui eredita le radici teoriche e metodologiche. come semplice applicazione pratica della psicologia clinica. Strategie come il cooperative learning, il tutoring tra pari e la comunicazione aumentativa, nate per chi è più in difficoltà, si rivelano utili per tutti gli allievi. Quale principio della didattica speciale illustra questo fatto?. che pensare ai bisogni di chi "fatica di più" non impoverisce la proposta formativa, ma la arricchisce. che tali strategie vanno riservate principalmente agli allievi con disabilità. che la didattica speciale è solo una raccolta di tecniche per categorie separate. che la didattica generale è poco coerente con i bisogni speciali. Una scuola adotta una didattica che progetta percorsi differenziati per ogni tipologia di disabilità, calibrati sul singolo alunno ma senza dialogo con la classe. A quale metodo storico corrisponde questa impostazione?. alla didattica inclusiva contemporanea. alla didattica generale rivolta a tutti gli allievi. alla didattica individualizzata e personalizzata. alla didattica differenziale, antecedente storico della didattica speciale. In che senso l'accezione di "speciale" connota la didattica?. indica un livello di eccellenza riservato agli allievi più dotati. indica il carattere principalmente medico delle metodologie impiegate. indica che si tratta di una didattica separata e priva di rapporti con quella comune. indica una specificità riferita soprattutto ai destinatari, allievi con disabilità per i quali il docente ricorre a conoscenze specialistiche. Che cos'è il "dilemma della differenza" richiamato da Norwich?. l'opposizione tra valutazione formativa e valutazione dommativa. il conflitto tra didattica e pedagogia, irrisolvibile per definizione. la difficoltà di distinguere e disturbi specifici di apprendimento. la contrapposizione tra l'efficacia legata alla differenziazione e il rischio di marginalizzazione che essa comporta. Quali sono due delle tre posizioni del dibattito scientifico sul rapporto tra didattica inclusiva, generale e speciale?. una sostiene che la didattica non sia una scienza; un'altra che lo sia solo quella speciale. una riguarda la scuola primaria; un'altra principalmente l'università. una propone il superamento della didattica speciale a favore di quella inclusiva; un'altra rivendica l'attenzione specifica ai bisogni di disabilità e BES. una nega l'esistenza delle differenze; un'altra propone di ripristinare le classi speciali. Di fronte al "dilemma della differenza", un autore propone di tenere insieme le due posizioni opposte in un dialogo costante, cercando un equilibrio che ne limiti i rischi. Quale proposta teorica esprime questa via d'uscita?. la separazione definitiva tra didattica generale e didattica speciale, come suggerito da Ianes. l'abbandono della prospettiva inclusiva in favore della differenziazione, come sostenuto da Demo. la dialogica della Speciale Normalità di Ianes, che lega i due contrari in una ricerca continua di sintesi. il ridimensionamento della didattica speciale a favore di quella generale, come suggerito da Calvani. Secondo Demo, in che cosa consiste la didattica inclusiva?. nella progettazione, realizzazione e valutazione di azioni educative che attivano apprendimento e partecipazione di tutti gli allievi, valorizzando le differenze individuali. nella predisposizione di interventi mirata riservati agli allievi con disabilità e BES. nella riproposizione delle scuole speciali in forma aggiornata. nell'applicazione prevalente di misure compensative e dispensative. Un collegio docenti decide di non adattare il curricolo solo per chi ha bisogni speciali, ma di progettarlo fin dall'inizio tenendo conto delle possibili differenze individuali. Quale approccio tra adottando?. la riproduzione delle forme di personalizzazione dei percorsi. l'applicazione delle sole misure compensative previste per i BES. la progettazione del curricolo in prospettiva inclusiva, secondo l'Universal Design for Learning o la differenziazione didattica. la logica dell'adattamento ad hoc tipica della didattica differenziale. Qual è la differenza tra concepire l'inclusione come adattamento a posteriori o come principio strutturante?. nel primo caso si coinvolge tutta la scuola, nel secondo solo il sostegno. non vi è una differenza sostanziale, perchè entrambi gli approcci partono dal bisogno del singolo. nel primo caso si valorizza la diversità, nel secondo la si ignora. nel primo caso si modifica il curricolo standard solo dopo, nel secondo si parte da un curricolo pensato fin dall'inizio per il più ampio numero di studenti. Secondo la concettualizzazione di Cottini, che cos afferma il piano dei principi dell'inclusione?. che l'inclusione dipende dalla disponibilità contingente di risors della scuola. che l'alunno con disabilità è un ospite da accogliere temporaneamente nella classe. che l'inclusione si realizza soprattutto attraverso misure tecniche e compensative. che l'orientamento inclusivo è una posizione non negoziabile, fondata sul diritto di ogni persona ad accedere all'istruzione in contesti comuni. Come va intesa la funzione delle tecnologie nella didattica inclusiva?. come aggiunta esterna alla didattica, utile ma non integra nella mediazione. principalmente come strumento compensativo riservato agli allievi con disabilità. non solo come funzione compensativa per alunni, ma come sostegno a una progettazione più flessibile e personalizzabile per l'intero gruppo classe. come alternativa alla relazione educativa e alla progettazione del docente. Un docente introduce peer tutoring, cooperative learning e pratiche metacognitive per sostenere autonomia e partecipazione. Secondo la prospettiva di Cottini, a quale piano dell'inclusione appartengono queste scelte?. al piano dei principi. al piano dell'evidenza empirica. al piano metodologico-didattico. al piano organizzativo. Su quanti piani Cottini sviluppa il costrutto di educazione inclusiva?. quattro piani complementari e interagenti: dei principi, organizzativo, metodologico-didattico e dell'evidenza empirica. cinque piani indipendenti tra loro, da attivare in sequenza. due piani contrapposti: quello dei principi e quello delle risorse. tre piani gerarchici: normativo, clinico e didattico. Che cosa rappresenta la Legge 517/1977 nella storia dell'integrazione scolastica italiana?. la Legge che definisce per la prima volta i Bisogni Educativi Speciali. il provvedimento che reintroduce le scuole speciali. la prima norma che istituisce le classi differenziali. il vero punto di svolta, che abolisce classi differenziali e scuole speciali e istituisce l'insegnante di sostegno. Quale strumento introduce la Legge 104/1992 sul piano scolastico?. il Piano Didattico Personalizzato per gli allievi con DSA. il Profilo di Funzionamento su base ICF. il Piano Annuale per l'Inclusività. l'individualizzazione dell'attività didattica, il cui strumento essenziale il il Piano Educativo Individualizzato (PEI). Qual è la differenza tra la fase dell'inserimento e quella della consapevolezza integrativa?. non vi è differenza, poichè indicano la stessa fase storica. l'inserimento prevedeva l'insegnante di sostegno, la consapevolezza integrativa no. l'inserimento fu una prima ammissione con insegnanti impreparati ("inserimento selvaggio"), mentre negli anni Ottanta matura una cultura dell'accoglienza con competenze e progettualità. l'inserimento riguardava la scuola superiore, la consapevolezza integrativa la primaria. |




