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Diritto Penale

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Diritto Penale

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Bozheku Ersi

Creation Date: 2026/01/30

Category: Others

Number of questions: 297

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2.1 La differenza tra il mondo dei fatti e il mondo delle norme sta nella circostanza che: non vi è alcuna differenza posto che le regole nascono per disciplinare i fattii. nessuna delle precedenti risposte è corretta. le norme possono disciplinare sia dei fatt iche degli atti a seconda della volontà del legislatore, mentre i fatti sono sempre degli accadimenti esterni. I fatti riguardano degli accadimenti esterni e seguono le regole causali, mentre le norme imprimono ai fatti un modo di essere, pretendendo la comformazione dei cittadini.

3.1 Il principio di frammentarietà significa che: possono essere puniti solo i comportamenti socialmente pericolosi. qualsiasi comportamento può essere punito penalmente. il ricorso allo strumento penale deve essere improtnato all'extrema ratio, cioè devono essere puniti solo quei comportamenti che provocano un grave danno o pericolo per un determinato bene meritevole di tutela. possono essere puniti penalmente solo i fatti che il legislatore ritiene meritevoli di punizione.

3.2 Il principio di sussidiarietà significa che: si può ricorrere alle norme penali solo quando esse sono indispensabili poiché altri tipi di intervento sarebbero inefficaci per tutelare un determinato bene. il ricorso alle norme penali deve essere sussidiario a quelle amministrative. il ricorso alle norme penali e lasciato alla discrezionalità del legislatore. il ricorso alle norme penali deve essere sussidiario a quelle civili.

3.3 L'illuminismo giuridico: poneva alla base l'esigenza di creare un diritto penale fondato sulla probità dei giudici. poneva alla base l'esigenza di creare un diritto penale fondato sulla morale. poneva al centro del sistema penale l'esigenza che sia i fatti che le pene fossero predeterminate. puntava a creare un sistema giuridico fondato sulla consuetudine.

4.1 La legiferazione mediante decreto legislativo in materia penale: è ammessa laddove sussitano dei casi di necessità ed urgenza. è ammessa in quanto il Parlamento detta al Governo le linee guida (legge delega) per poter disciplinare determinate materia del diritto penale che richiedono un alto grado di tecnicismo. è ammessa solo con riferimento a determinate materia (ambiente, pesca, acque, alimenti ecc.). è vietata in quanto si tratta di atti del Governo e non del Parlamento.

4.2 I regolamenti comunitari in materia penale: vincolano il giudice interno, il quale in caso di contrasto dovrà disapplicare la norma interna a favore di quella comunitaria. sono solo dei criteri di orientamento per i giudici quando applicano le norme penali. non vincolano il giudice in quanto in materia penale possono applicarsi solo le leggi dello Stato. sono vincolanti solo se recepiti dallo Stato con un'apposita legge.

4.3 Le norme penali in bianco: sono norme penali senza precisi contenuti e dunque sono costituzionalmente illegittime. soddisfano il principio di legalità in quanto il precetto viene disciplinato dal legislatore, mentre un atto di fote secondaria particolareggia il contenuto del precetto già individuato. non soddisfano il principio di legalità in quanto sono espressione dell'esecutivo. sono contrarie alle costituzione e dunque non fanno parte del sistema in quanto non rispettano il principio di legalità.

4.4. Il principio di legalità in materia penale espresso dagli articoli 25 cost e 2 c.p. prevede che mentre i fatti devono essere previsti dalla legge, le pene possono essere previste anche da fonti subordinate (es. atti del governo ecc.). prevede che sia i fatti penalmente rilevanti che le pene devono essere espressamente e previamente previste dalla legge. prevede che solo i fatti penalmente rilevanti, ma non anche le pene, devono essere espressamente e previamente previsti dalla legge. prevede che solo le pene devono essere previste dalla legge.

4.5 Il principio di legalità: subordina alla legge e agli atti subordinati alla stessa l'esercizio del potere. subordina alla legge l'esercizio del potere. subordina al governo l'esercizio del potere. subordina alla legge e alla volontà del giudice l'esercizio del potere.

5.1 Il principio di tassatività: riguarda il momento di formazione della norma penale. riguarda il momento di interpretazione della norma penale. alla politica criminale e riguarda le valutazioni attinenti all'incriminazione di un determinato fatto. riguarda l'informazione del cittadino circa i fatti penalmente rilevanti.

5.2 L'articolo 27 comma 1 cost. sancisce che: la responsabilità penale è personale salvo casi di responsabilità di gruppo espressamente previsti dal legislatore. che nessuno può essere punito per un fatto che non sia preveduto dalla legge come reato. la responsabilità penale è personale, salvo eccezionali casi di responsabilità per fatto altrui espressamente previsti dalla legge. la responsabilità penale è personale.

5.3 Le fonti comunitarie in materia penale: in forza dell'articolo 10 Cost. sono efficaci anche per il diritto interno. sono valide solo se accompagnate da un di recepimento del Governo. non hanno alcune validità in tale materia in quanto essa è riservata esclusivamente allo Stato. non possono esplicare alcun effetto se non vengono recepite dal legislatore interno.

5.4 La norma penale ha ad oggetto: l'innosservanza di una determinata norma giuridica. La punizione dei fatti socialmente pericolosi. la tutela di un valore di interesse pubblico. qualsiasi atto o fatto che il legislatore ritiene meritevole di punizione.

5.5 Le norme penali incriminatrici sono di stretta interpretazione e quindi: SI può comunque ricorrere all'analogia. non vi è spazio per interpretazioni analogiche. si può comunque ricorrere all'analogia nei casi espressamente previsti dalla legge. si può ricorrere all'analogia solo in casi eccezionali.

5.6 In ossequio al principio di tassatività il giudice: deve verificare che il fatto astratto previsto dalla norma incriminatrice sia simile a quello concretamente realizzato. deve verificare che il fatto astratto previsto dalla norma incriminatrice sia identico al fatto concretamente realizzato. deve verificare che il fatto astratto previsto dalla norma incriminatrice non sia identico a quello concretamente realizzato. deve verificare che il fatto astratto previsto dalla norma incriminatrice sia quasi identico a quello concretamente realizzato.

5.7 Il principi di determinatezza: si ricava dall'articolo 40 c.p. in materia di nesso casuale. si ricava dalla disposizione dell'articolo 42 c.p. quando parla del dolo. si ricava dall'articolo 47 c.p. in materia di errore. si ricava dall'articolo 1 c.p. nella parte in cui afferma che parla di "fatto espressamente preveduto dalla legge come reato".

5.8 Il principio di determinatezza costituisce un corollario del principio di legalità: Che deve vincolare il giudice al rispetto della norma scritta dal legislatore. in quanto chiede che sia la legge o i regolamenti a disciplinare la materia penale. poiché chiede che la legge nel prevedere un reato deve descrivere un fatto storico suscettivile di accadimento esteriore. in quanto chiede al legislatore di disciplinare in modo certo i fatti e al Governo le pene per essi previste.

5.9. il principio di determinatezza si rivolge al: ai cittadini, i quali devono conoscere e rispettare la legge penale. al legislatore, il quale nel legiferare in materia penale deve disciplinare dei fatti concreti di verificazione esterna e non meri propositi. al giudice, il quale nel rispetto di tale principio deve evitare interpretazioni analogiche. alla dottrina, la quale deve utilizzare tale principio nell'elaborazione delle categorie penali.

XXX 6.1 L'analogia in bonam parte in materia penale: è ammessa solo con riferimento alle norme permissive che vanno a favore del reo. è sempre ammesso. è amessa solo con riferimento alle norme incriminatrici. è sempre vietata.

6.2 Il nostro codice penale aderisce: ad una concezione mista del reato. alla concezione formale del reato. ad una concezione del reato legata alla pericolosita' sociale dell'autore. alla concezione sostanziale del reato.

6.3 In diritto penale, con riferimento alla norme incriminatrici, l'analogia: è ammessa. è ammessa solo se il giudice deve espletare una interpretazione favorevole per il reo. è vietata, salvo i casi diversamente stabiliti dalla legge. è sempre vietata.

6.4 L'utilizzo dei decreti legge in materia penale: può essere consentito in particolari casi di urgenza. è consentito nella misura in cui ricorrano gli estremi dell'urgenza di cui all'articolo 77 cost. e gli stessi perdono efficacia quando non vengono convertiti in legge. è vietato in quanto tale materia è riservata esclusivamente al Parlamento. può essere consentito nella misura in cui vi sia una preventiva delega del Parlamento in favore del Governo.

6.5 Nel rispetto deil principio di offensivitià: il legislatore deve individuare i fatti penalmente rilevante. il legislatore deve individuare all’interno del catalogo costituzionale I beni oggetto di tutela e dunque disporre delle incriminazioni che effettivamente ledono o mettono in pericolo tali beni. Il legislatore deve individuare ed incriminare i comportamenti moralmente riprovevoli dalla società. il legislatore deve individuare ed incriminare quei comportamenti che sono offensivi per l'etica, la morale e la religione dominante in un determinato momento storico.

6.6 La riserva di legge in materia penale: è relativa, nel senso che sia il Parlamento che le Regioni possono legiferare in materia penale. nessuna delle risposte è esatta. è assoluta, nel senso che solo il Parlamento può emanare norme in matera penale. è concorrente, nel senso che oltre al Parlamento anche le regioni possono legiferare in materia penale per determinate materie ad esse attribiute.

6.7 Con riferimento alle norme penali più favorevoli al reo, il principio di irretroattività in materia penale: in deroga a tale principio si applica la sapravvenuta e più favorevole disposizione. non può essere derogato salvo se vi sia una espressa volontà in tal senso da parte del legislatore. può essere derogato solo se vi è una espressa volontà in tal senso da parte del legislatore. si applica comunque, anche se una legge successiva è più favorevole.

6.8 Coloro che sono contari all'analogia in bonam partem in materia penale sostengono che: essa può trovare applicazione solo in casi eccezionali di volta in volta stabiliti dal giudice. essa può trovare applicazione in casi eccezionali non codificati dal legislatore negli articoli dal 50 al 54 c.p. essa può trovare applicazione solo con riferimento alle norme penali che vanno a favore del reo ma non anche con riferimento a quello incriminatrici. essa non può mai trovare applicazione poste che si rischirebbe di disapplicare in modo arbitrario le norme incriminatrici in violazione del principio della certezza del diritto.

6.9 L'irretroattività in materia penale: è esclusa con riferimento a reati particolarmente gravi come l'omicidio, la violenza sesusale, la rapina ecc. riguarda la possibilità di punire penalmente anche fatti che precedentemente non erano previsti dalla legge come reati. non rappresenta un principio costituzionale e dunque può essere derrogata dal legislatore ordinario. rappresenta un principio corollario di quello di legalità, in quanto garantisce il reo che può essere punito da un legge penale solo per fatti successivi.

6.10 Ai sensi dell'articolo 14 prel., in materia penale l'analogia: è vietata. è permessa. ha una funzione sussidiaria, di integrazione delle lacune lasciate dal legislatore. è un procedimento cui il giudice penale può ricorrere per risolvere i casi non espressamente previsti dal legislatore.

6.11 Per alcuni autori l'analogia in bonam partem: è sempre ammessa se va a favore del reo. non è mai ammessa. è ammessa con riferimento alle norme penali che sono favorevoli al reo. è ammessa solo nei casi espressamente previsti dal legislatore.

7.1 Il principio di materialità non trova applicazione: per il reati particolarmente gravi. in ordine alle misure di sicurezza verso le persone particolarmente pericolose. con riferimento all'applicazione delle misure di sicurezza in ordine alle ipotesi di cui agli articoli 49 e 115 c.p. con riferimento a delitti come l'omicidio, la rapina e la violenza sessuale. o.

7.2 Il bene giuridico oggetto di tutela penale: deve avere un referente esplicito od implicito nella Costituzione, fungendo cosi da limite per il legislatore. viene individuato discrezionalmente dal legislatore. può essere individuato dal giudice nella valutazione del caso concreto. può essere individuato in qualsiasi comportamento contrario allo spirito della società in un determinato momento storico.

7.3 l principio di materialità presuppone che: si possano incriminare solo fatti percepibili dai sensi. che si possano incriminare fatti, pensieri o atteggiamenti moralmente riprovevoli. che si possano incriminare tutti i fatti che il legislatore individua come pericolosi. si possano incriminare solo condotte attive ma non anche quello di natura prettamente omissiva.

8.1 Con la sentenza 42/1965 la Corte Costituzionale ha affermato che: che in caso di concorso anomalo di persone il compartecipe risponde sempre del reato diverso, dallo stesso non voluto. che in caso di concorso anomalo di persone il compartecipe risponde del reato diverso non voluto, ma la sua pena è attenuata. ai fini della responsabilità penale è sufficiente il mero nesso causale tra fatto e autore. ai fini della responsabilità penale non è sufficiente il mero nesso causale tra fatto e autore ma occorre anche un legame di natura psichica tra la condotta e le sue conseguenze.

8.2 L'articolo 27 comma 1 cost. sancisce che: si è puniti solo in forza di una legge entrata in vigore prima del fatto commesso. la responsabilità penale è personale. la responsabilità penale è personale salvo casi di responsabilità di gruppo espressamente previsti dal legislatore. nessuno può essere punito per un fatto che non sia espressamente preveduto dalla legge come reato.

8.3 La responsabilità oggettiva è: una delle forme di imputazione della responsabilità penale previste dal nostro codice e consiste nel mero legame causele tra il fatto realizzato e l'autore dello stesso. è una forma di responsabilità penale che oltre al nesso materiale tra fatto e autore richiede anche un legame di natura psicologica. è una forma di responsabilità per fatto altrui e come tale bandita dal nostro ordinamento. è una forma di responsabilità penale di natura concorsuale.

8.4 Ai sensi dell'articolo 27 comma 3 Cost. la pena deve essere finalizzata: al ripristino dell'ordine sociale violato dal reo. alla punizione dei colpevoli di reato, secondo il principio di proporzionalità tra la condatta tenuta e il danno cagionato. all'isolamento dei soggetti pericolosi dalla società. alla rieducazione del reo.

8.5 con le sentenze 364/1988 e 1085/1988 la Corte Costituzionale affermò: che in caso di concorso anomalo di persone il compartecipe risponde sempre del reato diverso, dallo stesso non voluto. che i delitti di plagio e percosse dovevano ritenersi incostituzionali poiché in violazione del principio di determinatezza. il principio della responsabilità personale e colpevole, per cui oltre al legame causale occorre che vi sia anche un legame psicologico, individutato quanto meno nella colpa, tra il fatto è l'autore del reato. che in virtù dell'articolo 10 Cost. l'Italia doveva uniformarsi alla legislazione comunitaria anche in materia penale.

10.1 La legge penale abrogata: continua ad esplicare i propri effetti limitatamente ai fatti commessi durante la sua vigenza solo con riferimento alla contravvenzioni. continua ad esplicare i propri effetti limitatamente ai fatti commessi durante la sua vigenza. continua ad esplicare i propri effetti limitatamente ai fatti commessi durante la sua vigenza se è più favorevole al reo. non può esplicare più alcun effetto in quanto abrogata.

10.2 L'articolo 2 comma 4 c.p. stabilisce che: se la legge del tempo in cui fu commesso il reato e le posteriori sono diverse, si applica quella le cui disposizioni sono piu` favorevoli al reo. se la legge del tempo in cui fu commesso il reato e le posteriori sono diverse, si applica quella le cui disposizioni sono piu` favorevoli al reo, salvo che sia stata pronunciata sentenza ancora non irrevocabile. se la legge del tempo in cui fu commesso il reato e le posteriori sono diverse, si applica quella le cui disposizioni sono piu` favorevoli al reo, salvo che sia stata pronunciata sentenza irrevocabile. non vi è responsabilità penale se il fatto è previsto come reato da una legge successiva alla sua commissione.

10.3 L'abolitio criminis riguarda: L'ipotesi in cui al momento della commissione del fatto, lo stesso non era preveduto dalla legge come reato. l'ipotesi in cui un fatto prima preveduto dalla legge penale come reato, non viene più previsto come tale da una legge posteriore. l'ipotesi in cui viene emanata successivamente alla commissione del fatto una legge più sfavorevole per il reo. l'ipotesi in cui viene emanata successivamente alla commissione del fatto una legge più favorevole per il reo.

10.4 Ai sensi dell'articolo 2 comma 1 c.p.: nessuno può essere punito per un fatto che non sia espressamente preveduto dalla legge come reato. in caso di leggi penali diverse nel tempo, si applica quella più favorevole al reo. nessuno può essere punito per un fatto che secondo la legge del tempo in cui fu commesso non costituiva reato. se la legge successiva è più favorevole al reo, si applica quest'ultima e non quella del momento in cui fu commesso.

11.1 La legge penale entrata in vigore successivamente alla commissione del fatto illecito: si applica anche ai fatti puniti da una precedente legge penale se quest'ultima risulta più sfavorevole al reo e non vi è stata sentenza di condanna definitiva. si applica solo per i fatti commessi dopo la sua entrata in vigore mentre non si estende a quelli precedenti. è l'unica che si applica al caso ancora in esame dal giudice. non si applica mai, ma i fatti puniti da una precedente legge penale continuano ad essere disciplinati da quest'ultima.

11.2 In caso di abolizione della legge penale: il reo continua ad espirare la pena per i fatti già giudicati con sentenza definitiva. se precedentemente vi è stata condanna, ne cessano gli effetti anche laddove vi sia stata sentenza passata in giudicato. il reo continua ad espirare la pena per i fatti già giudicati con sentenza di primo grado. se precedentemente vi è stata condanna, ne cessano gli effetti salvo che la sentenza sia stata passata in giudicato.

11.3 In caso di modifica della legge penale: la sua applicazione trova un limite nel passaggio in giudicato della sentenza. si applica sempre la legge più favorevole al reo. la sua applicazione trova quale limite l'emissione della sentenza di primo grado. la legge più favorevole si applica solo per i fatti commessi successivamente alla sua entrata in vigore.

xx 12.1 La modifica delle leggi penali interpretative: si applica sempre la legge vigente al momento della commissione del fatto. soggiace al regime della successione delle leggi penali nel tempo in quanto si tratta di norme che producono effetti penali. si applica il regime del tempus regit actum. non soggiace al regime della successione delle leggi penali nel tempo in quanto tali norme non sono di natura incriminatrice.

12.2 In tema di successione di leggi processuali penali: si applica la disciplina del temus regit actum, cioè quella della legge vigente al momento di applicazione della norma. si applica la legge in vigore al momento del fatto. si applica la disciplina della successione delle leggi penali di cui all'articolo 2 c.p. si applica la disciplina della legge processuale penale più favorevole.

12.3 l'articolo 133 c.p. riguarda: 'individuazione dei criteri cui il giudice deve tener conto nella commisurazione della pena, una volta accertata la sussistenza di un fatto di reato. la disciplina della colpa. la disciplina della causalità. la disciplina del dolo.

13.1 L'istituto dell'estradizione: è funzionale a garantire i latitanti alla giustizia. si applica ai cittadini stranieri. è funzionale a garantire alla giustizia i colpevoli di particolari e gravissimi delitti puniti con pene superiori a venti anni di reclusione. mira ad assicurare la presenza del reo nel territorio dello Stato che intenda procedere penalmente contro di lui.

13.2 Il mandato di arresto europeo consiste: nell'esecuzione di un ordine di cattura emesso dalla Corte di Giustizia Europea. in una decisione giudiziaria emessa da una autorita’ di uno Stato membro dell’Unione Europea, denominato stato membro di emissione, in vista dell'arresto e della consegna di una persona da parte di altro Stato membro (denominato Stato membro d'esecuzione) al fine dell'esercizio di azioni giudiziarie in materia penale o dell'esecuzione di una pena o misura sicurezza privativa della libertà personale. nell'esecuzione di un ordine di cattura emesso dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo. nell'esecuzione di un ordine di cattura emesso dalla Corte Penale Internazionale.

13.3 L'estradazione è esclusa: quando vi è il rischio di applicazione della pena di morte. per i delitti politici nei confronti del cittadino o di chi gode lo status di rifugiato, ovvero quando vi è il rischio di applicazione della pena di morte. per i delitti di omicidio. per i delitti politici.

13.4 ai sensi dell’art. 6 c.p. il reato si considera commesso nel territorio dello Stato quando: si è ivi verificato l'evento che è la conseguenza dell'azione od omissione. l'azione o l'omissione che lo costituisce è ivi avvenuta in tutto o in parte. l'azione o l'omissione che lo costituisce è ivi avvenuta in tutto o in parte ovvero si è ivi verificato l'evento che è la conseguenza dell'azione od omissione. sempre, a prescindere nel luogo dove avviene, posto che il legislatore italiano prevede il principio della giurisdizione universale in ordine a tutti i reati.

13.5 Il momento consumativo del reato coincide con: il luogo in cui si è verificato l'evento che è la conseguenza dell'azione od omissione. con il luogo deve si è svolta l'azione od omissione. con il luogo dove l'azione o l'omissione che lo costituisce è avvenuta in tutto o in parte ovvero si è il luogo dove si è verificato l'evento che è la conseguenza dell'azione od omissione. con il luogo dove ha inzio l'esecuzione della condotta vietata.

14.1 Le norme incriminatrici sono quelle norme che: istituiscono un obbligo, la cui violazione determina la commissione dell’illecito da cui deriva la necessaria risposta da parte dello stato, la pena. se combinate con altre norme penali definiscono la dimensione dell'illecit. definisco il contenuto di altre norme penali. sono norme che disciplinano gli istituti del diritto penale di parte generale.

14.2 Quando non è in grado di ricondurre un fatto ad una norma penale, il giudice: deve in via analogica applicare quella che più si attaglia a quel fatto. deve condannare l'imputato. deve rimettere la decisione della questione alla Corte Costituzionale affinché trovi la soluzione per il caso concreto. deve assolvere l'imputato perché il fatto non è previsto dalla legge come reato.

14.3 Durante l'interpretazione della legge penale, il giudice: deve verificare l'esatta identità tra il fatto descritto dalla norma e quello realizzato dall'imputato. deve verificare che il fatto realizzato dal reo posso in qualche modo ricondursi a quello previsto dalla fattispecie incriminatrice. deve attenersi alle interpretazioni della Corte di Cassazione. deve verificare che il fatto realizzato dal reo sia il più possibile simile a quello descritto dalla norma incriminatrice.

15.1 L'ignoranza della legge penale è inevitabile quando: quando il soggetto per circostanze di natura oggettiva era impossibilitato a conoscere il contenuto della norma. il soggetto non si è informato circa la sua esistanza. il soggetto non si è sufficientemente informato circa la sua esistanza. il soggetto non ne ha avuto conoscenza, anche se era nella sua possibilità conoscerla.

15.2 Le norme penali incriminatrici: stabiliscono un precetto. stabiliscono delle regole in materia di nesso di causalità. stabiliscono delle regole in materia di concorso di reati. stabiliscono delle regole in materia di concorso di persone.

15.3 L'articolo 56 c.p. rappresenta: una norma di disciplina. una norma penale in bianco. una norma permissiva. una norma incriminatrici, la cui entita’ viene data dalla combinazione di due elementi, contenuti in due disposizioni diverse del codice.

16.1 Nel giudizio di tipicità il giudice: valuta se vi sia o meno l'elemento psicologico della colpa. valuta se vi sia o meno l'elemento psicologico del dolo. valuta l'esatta rispondenza tra il fatto concretamente realizzato e quello astrattamente descritto dalla norma incriminatrice. si limita ad accertare il nesso casuale tra la condotta e l'evento.

16.2 Nelle norme incriminartici a forma libera la condotta vietata. può essere di qualsiasi tipo, basti che sia causalmente idonea a cagionare l'evento tipico. può essere solo di natura omissiva. può essere solo di natura commissiva. è espressamente descritta dal legislatore.

16.3 Nelle norme incriminatrici a forma vincolata: è sufficiente qualsiasi condotta purché casualmente idonea alla verificazione dell'evento. rilevano solo le condotte di natura commissiva. l legislatore individua specificamente le condotte che intende perseguire. rilevano solo le condotte di natura omissiva.

17.1 L'articolo 132-bis c.p. disciplina: le regole di giudizio in tema di commisurazione della pena. la non punibilità per ipotesi di particolare tenuità del fatto. il giudizio di tipicità. il giudizio di colpevolezza.

18.1 Nelle norme interpretative suppletive: il legislatore stabilisce il contenuto della norma. è il giudice che crea liberamente il significato della norma. il legislatore indica il percorso interpretativo da seguire nell'interpretare la norma. il legislatore non stabilisce il contenuto della norma.

18.2 Nelle norme di interpretazione autentica: spetta alla parti stabilire quale è stata la volontà del legislatore nel momento in cui ha realizzato una determinata norma. il legislatore prescrive delle particolare condotte da osservare da parte del reo durante lo svolgimento del giudizio. è il legislatore che diffidando di possibili errori interpretativi ne da il significato autentico ad una disposizione. viene demandato al giudice il compito di stabilire il significato autentico di una disposizione penale.

19.1 Con riferimento alle cause di giustificazione, l'analogia in bonam partem è problematica: no, a patto che il giudice espleti un ragionamento rigoroso attraverso una dettagliata motivazione in sentenza. si, poiché c'è il rischio di minare il principio di tassatività, posto che la loro funzione è quella di disapplicare le norme penali. si, sè il reo si imbatte in un giudice non all'altezza del proprio compito. no.

19.2 L'articolo 14 delle preleggi stabilisce: i casi e i modi in cui si può ricorrere all'analogia ina materia penale. il divieto di analogia in materia penale. Il principio del tempus regit actum. Il principio di legalità.

19.3 L'analogia in bonam partem riguarda: una speciale ipotesi di analogia in materia penale espressamente disciplinata dal legislatore con riferimento alle contravvenzioni. una speciale ipotesi di analogia in materia penale espressamente disciplinata dal legislatore. la possibilità di ricorrere all'analogia con riferimento alle norme penali che vanno a favore del reo. la possibilità di ricorrere all'analogia con riferimento alle norme penali incriminatrici.

20.1 Con riferimento alle persone non imputabili che hanno commesso un reato, la pericolosità sociale: si presume solo con riferimento ai delitti. si presume. si presume solo con riferimento a reati particolarmente gravi. deve essere accertata caso per caso.

20.2 La distinzione tra delitti e contravvenzioni: sta nel fatto che le contravvenzioni sono punite solo con la pena della multa, mentre i delitti con la pena della reclusione. si ricava avendo riguardo alle conseguenze giuridiche previste dal legislatore per il singolo reato. non sussiste, in quanto per entrambi sono previste le stesse regole. sta nel fatto che le contravvenzioni sono punite solo con la pena dell'arresto, mentre i delitti con la pena della reclusione e della multa.

20.3 Lo scopo del diritto penale è: di punire che si pone contro lo Stato e la morale dominante. di ripristinare l'quilibrio sociale messo in discussione dalla commissione di un fatto socialmente riprovevole. il contrasto al male sociale (il reato), in un ottica di prevenzione generale e non mera punizione del trasgressore (prevenzione speciale). di affermare i valori morali, religiosi e sociali violati da chi compie atti a loro contrari.

20.4 Per la legge italiana, il minore di anni 14: è considerato incapace di intendere e di volere solo con riferimento ai delitti. è sempre considerato incapace di intendere e di volere. è considerato semi incapace di intendere e di volere. è considerato incapace di intendere e di volere solo con riferimento alle contravvenzioni.

20.5 L'imputabilità sussiste: se vi è la sola capacità di intendere. se si ha la suitas. se vi è la sola capacità di volere. se vi è sia la capacità di intendere che di volere.

20.6 L'imputabilità è un concetto: naturalistico che coincide con la capacità di intedere e di volere alla commissione di un fatto. che riguarda i casi in cui una persona incapace di intendere e di volere compie un reato. che riguarda i casi in cui una persona parzialmente incapace di intendere e di volere compie un reato. normativo, cioè disciplinato dalla legge e che non sempre coincide con quello naturalistico.

20.7 L'imputabilità riguarda: la capacità di intendere e di volere del reo. uno status soggettivo proprio delle persone con ridotte capacità di intendere e di volere. la capacità di orientarsi ragionevolemente nel mondo. la capicità di agire.

20.8 La pericolosità sociale si fonda: in un giudizio prognostico circa la probabilità che il soggetto possa compiere altri reati. in un giudizio diagnostico con riferimento al fatto che il soggetto ha compiuto. sul fatto che si è dinanzi a dei soggetti che avendo compiuto un reato sono in sé pericolosi. in un giudizio prognostico circa la probabilità che il soggetto possa compiere delitti gravi, puniti con la reclusione superiore nel massimo di 15 anni.

20.9 La definizione di reato: viene espletata dal giudice, il quale secondo coscienza decide quando un fatto è contrario ai valori espressi dalla società e dunque è un reato. è di natura formale e giuridica. viene data dalla violazione dei valori morali e sociali dominanti in una società in un determinato momento storico. si ricava dalle condotte socialmente riprovevoli.

20.10 Le misure di sicurezza si applicano: solo con riferimento a reati particolarmente gravi. ad un soggetto che abbia commesso un reato e che sia al contempo pericoloso. a tutti coloro che hanno compiuto un reato. ai soggetti pericolosi.

21.1 L'ubriacchezza o l'intossicazione, quando sono croniche: rappresentano delle circostanze aggravanti da applicare al reo. escludono l'imputabilità, ma al reo possono applicarsi le misure di sicurezza laddove si tratti di un soggetto pericoloso. non rilevano ai fini della valutazione dell'imputabilità del reo, la quale si presume. rappresentano delle circostanze attenuanti da applicare al reo.

21.2 Ai sensi dell'articolo 90 c.p., gli stati emotivi e passionali che escludono di fatto la capacità di intendere e di volere: escludono solo parzialmente l'imputabilità dell'agente. non rilevano ai fini dell'esclusione dell'imputabilità. escludono l'imputabilità dell'agente. escludono l'imputabilità dell'agente con riferimento ai soli delitti a sfondo passionale.

21.3 L'imputabilità del maggiore di 14 anni ma minore di 18: non è mai esclusa, ma è prevista comunque una attenuazione di pena. è sempre esclusa con riferimento alle contravvenzioni. p. viene stabilita caso per caso. è sempre esclusa.

21.4 L'infermità mentale: esclude l'imputabilità solo con riferimento ad alcune tipologie di reato. esclude l'imputabilità se vi è una totale incapacità di intendere e di volere. esclude l'imputabilità se vi è una condizione che scema grandemente la capacità di intendere e di volere. esclude l'imputabilità per i delitti doloso, ma non anche per quelli colposi e le contravvenzioni.

21.5 L'imputabilità del minore di anni 14: è sempre esclusa, nel senso che vi è una presunzione di legge in merito alla sua incapacità di intendere e di volere. non è esclusa e quindi lo stesso viene punito per il reato commesso, ma la pena è attenuata. è sempre esclusa con riferimento alle contravvenzioni e ai delitti colposi, mentre rimane in forma attenuata con riferimento ai delitti dolosi. è esclusa in via di principio, salvo che si provi che al momento del fatto fosse pienamente maturo.

21.6 L'infermità totale dovuta all'assunzione di sostanze stupefacenti o ubriacchezza: esclude l'imputabilità solo con riferimento alle contravvenzioni e ai delitti dolosi. non esclude l'imputabità, salvo che si tratti di stato di necessità o forza maggiore. esclude solo parzialmente l'imputabilità. esclude l'imputabilità, posto che naturalisticamente l'agente manca della capacità di intendere e di volere.

22.1 La differenza tra imputabilità e capacità processuale sta nel fatto che: sono sostanzialmente la stessa cosa. in entrambi i casi il processo si definisce con sentenza di non luogo a procedere. la prima attiene alla capacità del reo nel momento della realizzazione del fatto mentre la seconda al momento dello svolgimento del processo. in entrambi i casi il processo si sospende.

22.2 La capacità a delinquere: va valutata con riferimento al fatto commesso dal reo, nonché alla sua capacità di realizzare nuovi reati nel futuro. va valutata solo con riferimento a coloro che hanno realizzato dei reati puniti con la pena delle reclusione superiore ad anni 15. va valutata solo con riferimento a coloro che hanno realizzato dei reati puniti con la pena delle reclusione superiore ad anni 10. è identica alla pericolosità sociale.

23.1 Ai fini della configurazione di un reato occorre: che venga realizzato un fatto colposo. che sussista un fatto, antiguiridico e colpevole. che venga realizzato un fatto preterintenzionale. he venga realizzato un fatto doloso.

23.2 L'antigiuridicità attiene: all'offesa del bene giuridico che si consuma con la realizzazione del fatto di reato. al conflitto tra un fatto e una norma che lo vieta. all'offesa che si reca attraverso un determinato comportamento. alla violazione dell'ordine sociale tutelato dalla norma.

23.3 Gli elementi essenziali del reato sono: Il fatto e il dolo. il fatto, l'assenza di cause che escludono l'antigiuridicità e la colpevolezza. Il fatto e la colpevolezza. Il necco causale e la colpa.

23.4 Il fatto: riguarda le dinamiche causali tra condotta e colpevolezza. riguarda i rapporti tra autore e dolo. riguarda un accadimento storico. riguarda l'atteggiamento che il reo ha verso la proprio condotta.

23.5 Con il termine struttura del reato si intende: l'insieme degli elementi essenziali per la configurazione del reato stesso. la somma degli elementi essenziali e delle circostanze del reato. il reato nel suo insieme. una norma incriminatrice.

24.1 L'elemento oggettivo del reato è composto da: condotta, nesso causale e dolo. condotta, nesso causale, evento e dolo. condotta, nesso causale ed evento (nonché l'assenza di elementi di esclusione dell'antigiuridicità, per i sostenitori della teoria bipartita). azione, nesso causale, evento e dolo.

24.2 Per la teoria tripartita, l'antigiuridicità: rappresenta uno status esterno al reato. non fa parte della struttura del reato. è collocata all'interno del fatto tipico. rappresenta un elemento assestante nella struttura del reato.

24.3 Per la teoria bipartita, l'antiguridicità: non fa parte della struttura del reato. rappresenta uno status esterno al reato. rappresenta l'insieme degli elementi negativi che non devono sussistere ai fini della configurazione del reato. rappresenta un elemento assestante.

25.1 Ai sensi dell'articolo 40 c.p.: deve sussistere la colpa in capo all'agente. deve sussistere il dolo in capo all'agente. non deve sussistere un rapporto di causalità tra l'evento e la condotta. deve sussistere un rapporto di causalità tra l'evento e la condotta.

25.2 Il nesso causale rappresenta: il rapporto tra l'elemento oggettivo e l'elemento soggettivo del reato. il rapporto tra condotta e l'elemento psicologico. il nesso tra l'imputabilità e la colpevolezza. il rapporto di causa ed effetto tra la condotta e l'evento.

25.3 Nei reati a forma libera: la condotta vietata è espressamente descritta dal legislatore. vi è pena libertà nella realizzazione dell'evento ma non della condotta che è tassativamente descritta. è tipica quella condotta idonea a produrre l'evento. il legislatore descrive in modo dettagliato la condotta vietata.

25.4 Ai sensi dell'articolo 40 comma 2 c.p., nei reati omissivi impropri la fonte dell'obbligo di attivarsi: si trova in appositi regolamenti della P.A. si trova in apposite norme previste dal legislatore per tale categoria di reati. in qualsiasi atto giuridico (legge, regolamento, contratto ecc.). si trova nella singola norma incriminatrice.

25.5 La condotta penalmente rilevante consiste: solo in un non fare (un'omissione). una azione od omissione produttive di un evento in senso materiale. in un fare o un non fare (in un azione o un omissione). solo in un fare (un'azione).

25.6 Nei reati ommissivi, l'obbligo di tenere una determinata condotta: deve essere individuato nella legge. deve essere individuato in un atto dell'autorità giudiziaria. deve essere previsto da un atto dell'autorità di polizia. deve essere individuato in qualsiasi fonte giuridica.

25.7 Nei reati omissivi si è puniti: per aver omesso di tenere una condotta che si aveva l'obbligo giuridico di tenere. per non aver rispettato la legge. per aver omesso di tenere una determinata condotta. per non aver fatto qualcosa.

26.1 Le cause sopravvenute quando sono state da sole sufficienti a produrre l'evento: escludono la configurazione del reato. non escludono la configurazione del reato, ma attenuano la pena da un terzo a due terzi. non escludono la configurazione del reato. non escludono la configurazione del reato, ma attenuano la pena di un terzo.

26.2 In tema di concorso di cause, ai sensi dell'articolo 41 comma 1 c.p., la cause preesistenti, simultanee e sopravvenute: sono delle circostanze che attenuano la pena. non escludono la configurazione del reato. escludono la configurazione del reato. escludono la configurazione delle sole contavvenzioni.

26.3 In tema di causalità, il nostro codice penale aderisce alla teoria: dell'aumento del rischio. dell'imputazione obbiettiva dell'evento. della conditio sine qua non. della causalità umana.

27.1 L'errore inescusabile sulle scriminanti: esclude la responsabilità a titolo do dolo, ma non a titolo di colpa. non esclude la configurazione del reato, posto che nel nostro sistema vige il principio per cui l'ignoranza della legge penale non scusa. rappresenta una circostanza attenuante del reato. esclude sempre la responsabilità.

27.2 Le scrimianti sono: cause di estinzione del reato. cause di esclusione dell'antigiuridicità. cause di estinzione della pena. cause di esclusione della colpevolezza.

27.3 In presenza di un fatto scrimnato, l'agente: deve risarcire almeno i famigliari della vittima. deve ripristinare lo stato dei luoghi cui venne il fatto. deve comunque risarcire il danno cagionato. non deve risercire il danno cagionato, posto che il fatto realizzato è lecito.

27.4 Ai sensi dell'articolo 59 c.p., le circostanze aggravanti del reato si applicano all'agente: solo se da egli ignorate. se da lui conosciute, ignorate per colpa o ritenute inesistenti per errore determinato da colpa. solo se da egli ingorate per errore;. solo se da egli conosciute;.

28.1 Il consenso dell'avente diritto trova applicazione: sempre. solo nei casi stabiliti dalla legge. sia con riferimento a diritti disponibili che per diritti non disponibili (come la vita). con riferimento ai diritti disponibili da parte della persona offesa.

28.2 Ai fini dell'applicazione dell'esimente del consenso dell'avente diritto di cui all'articolo 50 c.p., occorre che il titoloare del diritto abbia: la capacità di intendere e di volere. la capacità di agire. la capacità di autodeterminarsi. la capacità di intendere o di volere.

28.3 L'esercizio di un diritto esclude la punibilità: solo se la sua fonte è riconosciuta in Italia. sempre. anche se la sua fonte non è riconosciuta. se la sua fonte è riconosciuta in un qualsiasi Paese anche se diverso dall'Italia.

29.1 Ai sensi dell'articolo 51 comma 3 c.p., in caso di ordine illegittimo, del reato ne risponde: chi l'ha eseguito. nessuno. sia chi l'ha eseguito che chi ha dato l'ordine. chi ha dato l'ordine.

29.2 Ai fini dell'esercizio del diritto di cronaca la notizia deve: vera e rilevante. rilevante. vera, rilevante e continente. essere vera.

29.3 Ai fini dell'applicazione della scrimenante dell'adempimento di un dovere, occorre che: il dovere sia riconosciuto da una fonte giuridica.i. il dovere sia stabilito dalla legge. il dovere sia stabilito da un atto dell'autorità giudiziaria. il dovere sia stabilito da un atto dell'autorità di polizia.

30.1 Nella legittima difesa, l'offesa ingiusta deve essere: deve essersi conclusa non oltre 24 ore dalla reazione dell'offeso. deve essersi conclusa. attuale. deve essersi conclusa non oltre 1 ora dalla reazione dell'offeso.

30.2 Ai sensi dell'articolo 52 comma 2 c.p., nella legittima difesa in casa, si può ricorrere all'utilizzo di un arma: per diffendere la propria proprietà. per difendere i propri beni. per difendere la persona. sempre.

31.1 In tema di stato di necessità, perché trovi applicazione l'articolo 54 c.p.: deve trattarsi di reati particolarmente importanti come l'omicidio, la rapina ecc. in pericolo deve essere particolarmente grave, tale da mettere a rischio la vita delle persone. deve trattarsi solo di casi estremi, come calamità naturali. il pericolo non deve essere stato generato dallo stesso soggetto agente.

31.2 Ai fini della configurazione della scriminante di cui all'articolo 53 c.p., l'utilizzo delle armi da parte del privato è legittimo: mai. in occasione di tumulti. se lo stesso legittimamente le possiede. se ordinato da un pubblico ufficiale.

32.1 La suitas riguarda: la rappresentazione e volizione del reato. la coscienza e volontà (consapevolezza) della condotta. il dolo. il dolo e la colp.

32.2 Il reato commesso in circostanza di costringimento fisico o caso fortuito esclude: il nesso causale. il dolo. la colpa. la suitas.

33.1 L'imputazione a titolo di colpa o preterintenzione è prevista: nei soli casi espressamente indicati dalla legge. solo per le contravvenzioni. per i reati a forma libera. sempre.

33.2 Il titolo di imputazione soggettiva nella contravvenzioni è: indifferentemente dolo o colpa. il dolo. la preterintenzione. la colpa.

33.3 Il nesso psicologico consiste: nella colpa. nel legame psicologico tra fatto e autore. nel dolo. nel legame causale tra condotta ed evento.

33.4 Nel nostro ordinamento li titolo principale di imputazione soggettiva del reato è: la responsabilità oggettiva. il dolo. La colpa. la preterintenzione.

34.1 L'errore sul fatto di reato: esclude la configurazione del reato a titolo di dolo, ma non anche a titolo di colpa. esclude la sussistenza della suitas. esclude la configrazione del reato. esclude la sussistenza del nesso psicologico tra fatto e autore.

34.2 L'errore è scusabile quando: mai. l'agente è stato disattento nella propria condotta. chiunque al posto dell'agente poteva cadere nello stesso errore. esistono elementi tali per ritenere che l'agente non voleva la commissione di quel determinato fatto di reato.

34.3 Le componenti del dolo sono: La rappresentazione e la volizione. la negligenza, l'imprudenza e l'imperizia. L'azione e l'omissione. la suitas.

35.1 L'errore su di un elemento specializzante: esclude sempre il dolo. esclude la configurazione del fatto realizzato, ma l'agente ne rispondere per il reato eeffettivamente voluto. esclude sempre la colpa. esclude la punibilità a titolo di dolo ma non anche quella a titolo di colpa.

35.2 Nell'errore indotto, del reato commesso risponde: colui che ha generato l'errore. l'esecutore del fatto solo se si tratta di reati colposi. nessuno. l'esecutore del fatto.

35.3 L'errore sulla legge extra penale: esclude il dolo se si traduce in un errore di fatto. non rileva mai. esclude il dolo se si traduce in un errore di fatto, ma non anche la responsabilità a titolo di colpa salvo che si tratti di errore scusabile. esclude il dolo se si traduce in un errore di fatto, ma non anche la responsabilità a titolo di colpa.

36.1 Nel dolo intenzionale: vi è una perfetta coincidenza tra il rappresentato, il voluto e il realizzato. l'agente non si rappresenta l'evento. l'agente si rappresenta l'evento come altamente probabile. l'agente si rappresenta l'evento come possibile conseguenza della propria condotta ed agisce accettando il rischio della sua verificazione.

36.2 Nel dolo eventuale, l'agente: si rappresenta ma non vuole la realizzazione dell'evento, tuttavia agisce al costo di determinarlo. l'agente si rappresenta ma ritiene non concretamente possibile la verificazione dell'evento che si realizza, confidando eccessivamente nelle proprie capacità o sottovalutando il rischio. non si rappresenta e non vuole la realizzazione dell'evento. si rappresenta e vuole la realizzazione dell'evento.

36.3 Nella struttura del reato, l'evento in senso giuridico: non è configurabile. determina la modifica della realtà circostante e dunque lede il bene giuridico protetto. non comporta una modifica della realtà, ma coincide con la messa in pericolo del bene protetto. rappresenta una sottoforma dell'evento in senso materiale.

36.4 In caso di reato putativo, l'agente: non risponde penalmente, salvo che il fatto realizzato costituisca un diverso reato. non risponde penalmente. non risponde penalmente, salvo si tratti di reati particolarmente gravi. risponde penalmente per il reato che crede di aver commesso.

37.1 Il dolo specifico si contraddistingue: per il raggiungimento di un determinato fine da parte dell'agente, che effettivamente si deve materializzare. per la specificità della condotta. per l'esecuzione di uno specifico reato. per il ragiungimento di un determinato fine da parte dell'agente, anche se effettivamente lo stesso non si materializza.

37.2 Il dolo di danno: appartiene alle ipotesi dei reati di pericolo. appartiene alle ipotesi dei reati materiali, ove l’evento in senso materiale non è espressamente richiesto dalla norma ai fini della configurazione del reato stesso. appartiene alle ipotesi dei reati materiali, ove l’evento in senso materiale è espressamente richiesto dalla norma ai fini della configurazione del reato stesso. appartiene alle ipotesi dei reati non materiali.

37.3 Il dolo di pericolo: si ha nella rappresentazione e volontà di esporre a pericolo il bene giuridico tutelato dalla norma. si ha nelle ipotesi di dolo d'impeto. appartiene alle ipotesi dei reati materiali, ove l’evento in senso materiale non è espressamente richiesto dalla norma ai fini della configurazione del reato stesso. appartiene alle ipotesi dei reati materiali, ove l’evento in senso materiale è espressamente richiesto dalla norma ai fini della configurazione del reato stesso.

37.4 Si ha dolo d'impeto: quando l’agente nell’immediatezza, si rappresenta e vuole un determinato fatto di reato. quando l'agente ha meditato per un apprezzabile lasso di tempo la realizzazione di una determinata condotta. quando l'agente persegue un deteriminato fine. quando l’agente nell’immediatezza, si rappresenta anche se non vuole un determinato fatto di reato.

38.1 Il dolo si accerta: attraverso le dichiarazioni del reo. attraverso la lettura della norma incriminatrice. in re ipsa. attraverso una attenta lettura di come il fatto si manifesta.

38.2 Si ha dolo d'impeto quando: quando l’agente nell’immediatezza, si rappresenta e vuole un determinato fatto di reato. quando l'agente si rappresenta l'evento e in un lungo lasso di tempo si determina per la sua realizzazione. quando l'agente non si rappresenta l'evento, poiché preso dallo stato d'ira. quando l'agente vuole l'evento, non si rappresenta le sue conseguenze, perché in preda allo stato d'ira.

38.3 Si ha dolo di proposito quando: l’agente nell’immediatezza, si rappresenta e vuole un determinato fatto di reato. l’agente si rappresenta per un certo periodo la propria condotta cosi come le sue conseguenze, e ad un certo punto matura la volontà di agire. l'agente non vuole la realizzazione dell'evento anche se lo rappresenta. l'agente agisce con la certezza di realizzare l'evento preso di mira.

38.4 Si ha dolo alternativo quando: la condotta dell’agente si inserisce nell’ambito di un decorso causale già avviato. si attua una sola condotta per la realizzazione di due o più eventi e l'agente accetta indifferentemente la realizzazione dell'uno o dell'altro. l’agente all’inizio della propria condotta agiva con la rappresentazione e volizione di realizzare l’evento preso di mira. il dolo sorge nella mente dell’agente successivamente al compimento della propria condotta tipica.

38.5 Si ha dolo susseguente quando: la condotta dell’agente si inserisce nell’ambito di un decorso causale già avviato. l’agente nell’immediatezza, si rappresenta e vuole un determinato fatto di reato. il dolo sorge nella mente dell’agente successivamente al compimento della propria condotta tipica. l’agente all’inizio della propria condotta agiva con la rappresentazione e volizione di realizzare l’evento preso di mira.

38.6 Si ha dolo iniziale quando: l’agente nell’immediatezza, si rappresenta e vuole un determinato fatto di reato. la condotta dell’agente si inserisce nell’ambito di un decorso causale già avviato. si attua una sola condotta per la realizzazione di due o più eventi. l’agente all’inizio della propria condotta agiva con la rappresentazione e volizione di realizzare l’evento preso di mira.

38.7 Si ha dolo concomitante: l’agente nell’immediatezza, si rappresenta e vuole un determinato fatto di reato. si attua una sola condotta per la realizzazione di due o più eventi. l’agente all’inizio della propria condotta agiva con la rappresentazione e volizione di realizzare l’evento preso di mira. la condotta dell’agente si inserisce nell’ambito di un decorso causale già avviato.

39.1 Si ha colpa cosciente: quando l'agente si rappresenta l'astratta verificazione del fatto, ma ne esclude la sua concreta consumazione, confidando nelle proprie capacità o sottovalutando il rischio di verificazione dell'evento nel caso concreto. quando l'agente non si rappresenta l'evento il quale si verifica per mancato rispetto di specifiche norme di cautela. quando l'agente agisce con negligenza, imprudenza o imperizia. quando l'agente si rappresenta la possibile verificazione del fatto anche se non vuole la sua verificazione, ma comunque agisce al costo di realizzarlo accettando ln tal guisa tale rischio.

39.2 La dffierenza tra il dolo eventuale e la colpa cosciente, sta nel fatto che: nel dolo eventuale l'agente non accetta il rischio di verificazione dell'evento, mentre nella colpa cosciente si. nel primo caso l'agente non si rappresenta, mentre nel secondo lo rappresenta ma non accetta il rischio della sua verificazione. nel primo caso l'agente si rappresenta l'evento che anche se non lo vuole accetta il rischio della sua verificazione, mentre nel secondo non accetta tale rischio. nel dolo eventuale l'agente si rappresente l'evento, mentre nella colpa cosciente no.

40.1 Si ha colpa impropria quando: l'agente agisce con negligenza, imprudenza ed imperizia. l'agente agisce in violazione di norme di cautela idonee a scongiurare la verificazione di un determinato evento. nei casi di responsabilità colposa disciplinata dagli articoli 47, 48, 55 e 59 c.p. l'agente agisce con negligenza ed imperizia.

40.2 Si ha colpa specifica: quando si agisce con imprudenza. quando si agisce con negligenza. quando si agisce con negligenza ed imprudenza. quando si violano norme di cautela funzionali ad evitare la realizzazione di quel determinato evento.

41.1 Nel codice Rocco, la responsabilità a titolo di preterintenzione veniva configurata come: dolo con riferimento alla condotta e responsabilità oggettiva con riferimento all'evento. dolo, con riferimento alla condotta e colpa con riferimento all'evento. dolo con premeditazione. dolo intenzionale.

41.3 Dopo l'intervento della Corte Costituzionale del 1998, la preterintenzione viene configurata come: dolo con premeditazione. dolo intenzionale. dolo con riferimento alla condotta e responsabilità oggettiva con riferimento all'evento. dolo, con riferimento alla condotta e colpa con riferimento all'evento.

42.1 Le condizioni obbiettive di punibilità: sono elementi essenziali del reato. sono circostante interne al reato. sono delle circostanze aggravanti del reato. sono circostanze esterne al reato, da cui verificarsi dipende la punibilità dello stesso.

42.2 Le condizioni di punibilità intrinseche attengono: all'evento. alla condotta. all'offesa del bene protetto. alla colpevolezza.

43.1 Secondo la concezione eclettica della colpovolezza: sia per gli imputabili che i non imputabili bisogna accertare la sussistenza del dolo o della colpa di fattispecie. bisogna accertare il dolo o la colpa solo con riferimento agli imputabili, mentre per i non imputabili è sufficiente l'accertamento dell'incapaicità di intendere e di volere. bisogna accertare il dolo e la colpa solo per i non imputabili. bisogna accerate il dolo o la colpa solo con riferimento gli imputabili, gli unici che possono essere rimproverati.

La colpevolezza in senso nomrativo consiste: nei coeficienti del dolo e della colpa. in un rimprovero verso il soggetto agente per non aver rispettato i valori comunemente condivisi. nel legame psicologico tra il fatto e l'autore. nella preterintenzione.

Secondo la concezione normativa della colpevolezza quest'ultima consiste: in un misto tra responsabilità dolosa e colposa. in un rimprovero per il cattivo uso dell’imputabilità da un soggetto capace di intendere e di volere, che commette un reato. nei coeficienti del dolo e della colpa. nella responsabilità oggettiva.

43.4 La componente soggettiva del reato è chiamata: suitas. preterintenzione. colpevolezza. responsabilità oggettiva.

43.5 Secondo la concezione psicologica della colpevolezza, essa consiste: nei coeficienti del dolo e della colpa. nella suitas. la colpevolezza viene vista come un rimprovero per il cattivo uso dell’imputabilità da un soggetto capace di intendere e di volere, che commette un reato. nella preterintenzione.

44.1 Si ha concorso eterogeneo di circostanze: quando sono presenti circostanze aggravanti comuni e circostanze aggravanti speciali. quando il fatto manifesta la presenza sia solo circostanze attenuanti. quando il fatto manifesta, al contempo, la presenza sia di circostanze aggravanti che di attenuanti. quando il fatto manifesta la presenza di solo circostanze aggravanti.

44.2 L'articolo 69 c.p. disciplina: i criteri per applicare le circostanze attenuanti. i criteri di imputazione delle circostanze. i criteri di applicazione delle circostanze. i criteri di applicazione della pena.

44.3 Le circostanze sono: elementi negativi del fatto. elementi fondamentali del reato. elementi accidentali del reato. elementi essenziali del reato.

45.1 Le circostanze attenuanti: sono valutate a favore del reo solo se conosciute. sono valutate a favore del reo solo se conosciute, ignorate per colpa o ritenute inesistenti per errore determinato da colpa. sono valutate a favore del reo solo se conosciute o ignorate per colpa. sono sempre valutate a favore del reo.

45.2 Con la riforma del 1990, le circostanze aggravanti vengono imputate al reo se: sono oggettivamente esistenti. sono conosciute. sono conosciute, ignorate per colpa o ritenute inesistenti per errore determinato da colpa. sono conosciute o ignorate per colpa.

************45.3 Nel codice del 1930 le circostanze aggravanti venivano applicate: tenendo conto se fossero conosciute da parte dell'agente. sono conosciute, ignorate per colpa o ritenute inesistenti per errore determinato da colpa. discrezionalmente da parte del giudice. oggettivamente, per il sol fatto di esistere.

46.1 Le circostanze comuni si applicano: solo a determinate categorie di reati. a tutti i reati. solo ai reati che espressamente le prevedono. solo ai delitti di omicidio.

46.2 La supposizione erronea delle circostanze: non rileva. è valutata in favore del reo solo con riferimento alle circostanze attenuanti. è sempre valuta. è valutata in favore del reo solo con riferimento alle circostanze aggravanti.

47.1 La recidiva consiste: nel riportare una nuova condanna dopo una già passata in guidicato. nel riportare una nuova condanna dopo una inflitta dal giudice di secondo grado. nel riportare una nuova condanna dopo una inflitta dal giudice di primo grado. nel riportare una nuova condanna, mentre si è già sottposto ad un altro procedimento penale.

47.2 Le circostanze attenunati generiche prevedono. una attenuazione di pena fino a un mezzo. una attenuazione di pena di un terzo. un attenuazione di pena fino ad un terzo. un attenuazione di pena di un mezzo.

48.1 Nei delitto tentato, il coeficiente psicologico è: la preterintenzione. il dolo. la colpa. la responsabilità oggettiva.

48.2 Il tentativo riguarda: i soli delitti colposi. sia i delitti che le contravvenzioni. i soli delitti dolosi. solo le contravvenzioni.

48.3 Con riferimento ai delitti omissivi impropri, il tentavo. si configura solo con riferimento ai delitti contro il patrimonio. non si configura. si configura solo con riferimento ai delitti di omicidio. si configura.

49.1 Nel delitto tentato, gli atti idonei vengono accertati attraverso un giudizio: ex ante. ex post. misto. in re ipsa.

49.2 Nel delitto tentato, gli atti univoci vengono accertati attraverso un giudizio: ex post. ex ante. misto. in re ipsa.

49.3 Nel delitto tentato, gli atti idonei vengono accertati attraverso un giudizio: misto. ex ante. ex post. ipotetico.

49.4 nel delitto tentato, gli atti univoci vengono accertati attraverso un giudizio: ex post. ipotetico. misto. ex ante.

50.1 Si parla di tentativo incompiuto: quando la condotta non è idonea per la realizzazione del fatto. quando con più condotte si violano più norme. quando l'azione non viene portata a compimento. quando l'azione viene portata a compimento, ma l'evento non si verifica.

50.2 Il tentativo riguarda: sia i delitti che le contravvenzioni. le sole contravvenzkioni. sia i delitti dolosi che quelli colposi. i soli delitti dolosi.

50.3 L'articolo 56 c.p. rappresenta: una disposizione che disciplina l'istituto del reato continuato. una norma incriminatrice aperta che si combina con altre della parte speciale. una norma di disciplina, nel senso che non incrimina ma detta delle regole interpretative. una disposizione che disciplina l'istituto del reato complesso.

**********. 50.4 Si ha desistenza volontaria quando: l'agente pone in essere una contro-azione per scongiurare la realizzazione del reato. quando l'agente realizza l'azione delittuosa, ma l'evento non si verifica e poi non continua più nella stessa azione. 'agente volontariamente decide di non proseguire nella realizzazione del reato. la condotta non è idonea ai fini della configurazione del reato.

50.5 Si parla di recesso attivo quando: l'azione si compie ma l'evento non si verifica. quando l'agente desiste dal continuare il proposito criminoso. l'azione non si compie. quando l'agente pone in essere una contro-azione che evita la consumazione del delitto.

50.6 Si parla di delitto mancato: quando l'azione si compie ma l'evento non si verifica. quando l'azione non era idonea ai fini della realizzazione del fatto. quando l'azione non si compie. quando con una sola condotta si violano più norme.

51.1 Si ha reato impossibile quando: l'agente realizza l'azione delittuosa, ma l'evento non si verifica. l'azione è idonea ma l'evento è impossibile. l'azione è inidonea o l'evento è impossibile. l'azione è inidonea e l'evento e impossibil.

51.2 Nell'ipotesi di reato impossibile: all'agente si applicano le misure di sicurezza, ove si tratti di soggetto socailmente pericoloso. l'agente viene comunque condannato alla pena della reclusione per il reato che voleva commettare. l'agente viene condannato ad una specifica contravvenzione prevista per tale reato. l'agente non viene applicata alcuna sanzione, posto che il fatto materiale non si poteva realizzare.

52.1 Si ha concorso apparente di norme quando: nel caso di specie sembrano applicabili più norme mentre in verità è applicabile una sola. quando al caso di specie sono applicabili solo due norme. quando al caso di specie sono applicabili solo tre norme. quando più norme sono applicabili al caso di specie.

52.2 Il reato complesso: riguarda un ipotesi speciale di concorso di persone nel reato. riguarda quei casi di reati che evidenziano un altro grado di difficoltà in termini di accertamento. è un reato particolarmente grave. consiste in un reato composto da due reato ovvero da un reato ed elementi costitutivi di altro reato.

52.3 Ai sensi dell'articolo 15 c.p. nessuno può essere punito se non ha recato una effettiva offesa. quando più leggi o più disposizioni della medesima legge penale regolano la stessa materia, la legge o la disposizione di legge speciale deroga alla legge o alla disposizione di legge generale, salvo che si sia stabilito altrimenti. la disciplina del concorso di persone nel reato si applica solo nei casi stabiliti dalla legge. quando più leggi o più disposizioni della medesima legge penale regolano la stessa materia, la legge o la disposizione di legge generale deroga alla legge o alla disposizione di legge speciale, salvo che si sia stabilito altriment.

53.1 Si parla di concorso formale di reati quando: quando si realizzano una pluralità di reati, anche in momenti lontani nel tempo. con una sola condotta si violano più disposizioni di legge e dunque si commettono più reati. quando con più condotte si compiono più reati in un breve lasso di tempo. quando con più condotte si compiono più reati in un ampio lasso di tempo.

53.2 Si parla di concorso materiale di reati quando: quando si compiono più reati uniti dallo stesso disegno criminoso. quando si violano più norme con una sola condotta, ma solo una risulta applicabile nel caso di specie. con una sola condotta si compiono più reati. con più condotte si compiono più reati.

53.3 Con riferimento al reato continuato di cui all'articolo 81 comma 2 c.p.: si è in presenza di una ipotesi speciale di concorso di persone nel reato. si è in presenza di una ipotesi speciale di reato. si tratta di una norma incriminatrice che punisce comportamenti penalmente rilevanti abitualmente posti in essere nel tempo. si tratta di una norma che disciplina un'ipotesi particolare di concorso materiale di reati.

53.4 Con riferimento al reato continuato di cui all'articolo 81 comma 2 c.p.: si è in presenza di una ipotesi speciale di reato. si è in presenza di una ipotesi speciale di concorso di persone nel reato. si tratta di una norma incriminatrice che punisce comportamenti penalmente rilevanti abitualmente posti in essere nel tempo. si tratta di una norma che disciplina un'ipotesi particolare di concorso materiale di reati.

53.5 L'elemento che caratterizza il reato continuato è: l'abitualità della condotta criminosa. la premeditazione della condotta criminosa. il medesimo disegno criminoso che deve unire tutti i reati. la permanenza della condotta criminosa.

56.1 Nel concorso di persone, l'elemento soggettivo è: il dolo. la preterintenzione. la responsabilità oggettiva. la colpa.

56.2 Si ha concorso di persone quando: quando due o più soggetti partecipano alla commissione di un reato. quando tre o più persone si associano tra di loro per compiere una pluralità di reati. quando almeno tre persone partecipano alla commissione di un reato. quando almeno cinque persone partecipano alla commissione di un reato.

56.3 Con riferimento alle fattispecie plurisoggettive necessarie, la partecipazione a titolo concorsuale: non è ipotizzabile posto che si tratta di casi che già presuppongono la sussistenza di un concorso. è ipotizzabile solo con riferimento ad alcuni delitti espressamente indicati dal legislatore. è ipotizzabile solo con riferimento ai delitto mafiosi a titolo di concorso esterno. è ipotizzabile a titolo di concorso esterno.

57.1 Le fattispecie plurisoggettive necessarie: sono quelle per la cui configurazione il legislatore richiede la partecipazione di un almeno sette persone nella realizzazione del fatto fatto. sono quelle per la cui configurazione il legislatore richiede la partecipazione di un numero minimo di persone nella realizzazione del fatto. sono quelle per la cui configurazione il legislatore richiede la partecipazione di un almeno tre persone nella realizzazione del fatto fatto. sono quelle per la cui configurazione il legislatore richiede la partecipazione di un almeno cinque persone nella realizzazione del fatto fatto.

58.1 Si ha cooperazione colposa quando: più persone con più condotte negligenti, imprudenti o imperite contribuiscono alla realizzazione di un reato. più persone si accordano per commettere una cotravvenzione. più persone si accordano per commettere un delitto. più persone si accordano per commettere un delitto colposo.

58.2 Il tentativo nel concorso di persone: è configurabile solo per i delitti causalmente orientati. non è configurabile posto che l'articolo 56 c.p. riguarda i soli casi di realizzazione monosoggettiva del reato, mentre nulla prevede con riferimento alle ipotesi di concorso di persone nel reato. è configurabile. non è configurabile.

59.1 L'indulto è: una casua di estinzione del processo. una casua di estinzione della pena. una causa di estinzione del reato. una causa di non punibilità.

59.2 La grazia viene concessa dal: Parlamento. Governo. Corte di Cassazione. Presidente della Repubblica.

59,3 In caso di determinazione al reato di una persona non imputabile, del reato risponde: nessuno. chi l'ha determinata ma la pena è diminuita. sia chi l'ha determinata sia il non imputabile. che l'ha determinata ma la pena è aumentata.

59.4 In tema di concorso di persone, il legislatore: non prevede alcuna aggravante. prevede delle aggravanti solo con riferimento agli esecutori materiali del reato. prevede delle aggravanti solo con riferimento ai mandanti del reato. prevede anche delle specifiche circostanze aggravanti.

59.5 Nel concorso di persone nel reato, le circostanze aggravanti speciali di cui all'articolo 118 c.p. sono configurabili: solo con riferimento all'esecutore materiale e ai fiancheggiatori del reato. solo con riferimento all'esecutore e al mandante del reato. solo con riferimento all'esecutore materiale del reato. con riferimento a tutti i concorrenti.

59.6 Nel concorso di persone nel reato, le circostanze: sono configurabili solo con riferimento ai delitti. sono configurabili sono con riferimento ad acluni delitti espressamente previsti dal legislatore. non sono configurabili. sono configurabili.

60.1 Ai sensi dell'articolo 116 comma 2 c.p., la pena per il concorrente che non volle il reato diverso realizzato da taluno degli altri concorrenti: è diminuità da un terzo a un mezzo. è diminuita. è diminuità di un mezzo. può essere diminuita.

60.2 Ai sensi dell'articolo 116 c.p., prima dell'intervento della Corte Costituzionale, il concorrente risponde del reato non voluto realizzato: sempre a titolo di responsabilità oggettiva. solo se il reato diverso rappresenta uno sviluppo logico e provedibile del primo reato. mai. solo se verte in colpa sul secondo reato.

60.3 Ai sensi dell'articolo 116 c.p., successivamente al'intervento della Corte Costituzionale, il concorrente risponde del reato non voluto realizzato: sempre a titolo di responsabilità oggettiva. mai. solo se verte in colpa sul secondo reato. solo se il reato diverso rappresenta uno sviluppo logico e provedibile del primo reato.

61.1 In tema di concorso di persone nel reato, le circostanze che escludono la pena per taluno dei concorrenti: si applicano esclusivamente a questi ultimi. si applicano a tutti i compartecipanti al reato. si applicano solo ai compartecipanti che hanno dato un contributo di minima importanza alla realizzazione del reato. si applicano solo agli esecutori materiali del reato.

61.2 L'articolo 117 comma 2 c.p. prevede una circostanza attenutante: facoltativa solo per alcune categorie di reato. obbligatoria solo per alcune categorie di reato. obbligatoria. facoltativa.

61.3 L'articolo 117 c.p., prevede: il mutamento del fatto per taluno dei concorrenti. il mutamento della qualifica del fatto per taluno dei concorrenti. la realizzazione di un reato aberrante da taluno dei concorrenti. la disciplina del reato continuato nel concorso di persone.

62.1 Le pene previste per i delitti sono: l'ergastolo, la reclusione e la multa. l'ergastolo e la reclusione. La reclusione e la multa. l'ergastolo, e la multa.

62.2 Le conseguenze giuridiche del reato sono: le misure di sicurezza. le pene e le misure di sicurezza. il carcere. le pene.

62.3 La pena della multa va: 25 ai 3481 euro. dai 30 ai 5164 euro. dai 5 ai 5164 euro. dai 15 ai 6237 euro.

62.4 La durata legale della pena dell'arresto è: da 5 giorni a 2 anni. da 15 giorni a 5 anni. da 15 giorni a 3 anni. da 5 giorni a 3 anni.

62.5 La durata legale della pena della reclusione è: da 15 giorni a 21 anni. da 5 giorni a 21 anni. da 15 giorni a 24 anni. da 30 giorni a 21 anni.

63.1 La pena dell'ammenda va: dai 5 ai 2132 euro. 15 ai 3654 euro. dai 10 ai 1032 euro. dai 2 ai 1032 euro.

64.1 Le misure di sicurezza si applicano ai soggetti pericolosi che: che hanno commesso un reato. hanno manifestato più volte la loro indola in pubblico. che sono recidivi. hanno commesso un reato o un quasi reati ex artt. 49 e 115 c.p.

64.2 Le misure di sicurezza si fondano: sulla pericolosità del reo. sulla gravità del fatto commesso. sulla capacità di intendere e di volere del reo. sulla suitas del reo.

64.3 I presupposti per l'applicazione delle misure di sicurezza sono: che si tratti di una persona dedita alla commissione di fatti riprovevoli. che si tratti di fatti commessi da soggetti che non hanno la capacità di intedere e di volere. che si tratti di una persona socialmente pericolosa. che sia stato commesso un reato e il soggetto agente sia socialmente pericoloso.

65.1 La persona offesa: la persona che ha diritto alla restituzione dei beni, sottratti attraverso la realizzazione del reato. la persona che ha diritto al risarcimento del danno da reato. la persona danneggiata dal reato. è il soggetto passivo, cioè il titolare del bene giuridico protetto dalla norma incriminatrice.

65.2 il soggetto passivo del reato: può essere uno solo. può essere solo il titolare del bene giuridico e i suoi famigliari. può essere solo il titolare del bene giuridico e i suoi parenti. può essere più di uno.

65.3 Il danneggiato dal reato: è la persona che ha subito il danno e coincide sempre con il soggetto passivo. è la persona offesa dal reato. è la parte civile. è la persona che ha subito il danno ma non sempre coincide con il soggetto passivo.

65.4 I reati casco, come il possesso ingiustificato di grimaldelli: non hanno un soggetto passivo, ma sono funzionale a prevenire la commissione di reati. hanno come soggetto passivo la pubblica amministrazione. hanno come soggetto passivo lo Stato. hanno come soggetto passivo il Comune.

66.1 Ai sensi dell'articolo 74 c.p.p. l'azione civile: non può essere esercitata nel processo penale. può essere esercitata nel processo penale. può essere esercitata solo dinanzi al diudice civile ai sensi dell'articolo 2055 c.c. può essere esercitata solo dinanzi al giudice civile ai sensi dell'articolo 2043 c.c.

66.2 Le obbligazioni civili nascenti da reato sono. divisibili. solidali e indivisibili. indivisibili. solidali.

66.3 La pubblicazione della sentenza ha una funzione: punitiva. sanzionatoria. mista e cioè sia sanzionatoria che riparatoria. riparatoria.

68.1 L'obblazione è: una causa di estinzione delle contravvenzioni e dei delitti. una causa di estinzione delle contravvenzioni. una causa di estinzione delle pene. una causa di estinzione dei delitti.

68.2 La prescrizione è: una causa di non luogo a procedere. una causa di estinzione della pena. una causa di estinzione del reato. una causa di estinzione del processo.

68.3 Ai sensi dell'articolo 198 c.p., l'estinzione del reato o della pena: comporta la possibilità di chiedere in sede civile i soli danni morali. non comporta l'estinzione delle azioni civili. comporta l'estinzione della obbligazioni civili. comporta la possibilità di chiedere in sede civile i soli danni materiali.

69.1 La sospensione condizionale della pena si applica: la condanne non superiori ad anni 2 di reclusione. a condanne non superiori ad anni 4 di reclusione. a condanne non superiori ad anni 5 di reclusione. a condanne non superiori ad anni 3 di reclusione.

70.1 Nel nostro ordinamento: è prevista solo la responsabilità civile degli enti. è in discussione l'opportunità di prevedere una disciplina attinente la responsabilità da reato degli enti. non è prevista una responsabilità da reato degli enti. è prevista una responsabilità da reato degli enti.

70.2 Ai fini dell'affermazione della responsabilità da reato degli enti, si accede alle teoria della colpevolezza in senso: sociologico. normativo. eclettico. psicologico.

70.3 Il d.lgs 231 del 2001 ha introdotto nel nostro ordinamento la disciplina: della responsabilità civile da reato degli enti. della responsabilità fiscale da reato degli enti. della responsabilità penale degli enti. della responsabilità amministrativa da reato degli enti.

71.1 I criteri di imputazione del reato all'ente sono: Il vantaggio. in nome e per conto. L'interesse e il vantaggio. L'interesse.

71.2 Ai sensi del d.lgs 231 del 2001, i partiti politici e i sindacati: sono responsabili per i reati commessi nel loro esclusivo interesse. sono responsabili per alcuni particolari e gravi reati commessi nel loro interesse o vantaggio. sono responsabili per i reati commessi nel loro interesse o vantaggio. non sono responsabili per i reati commessi nel loro interesse o vantaggio.

72.1 L'organismo di vigilanza è: un organo che vigila sulla conduzione economica dell'ente. un organo che vigila sulla corretta amministazione dell'ente. un organo deputato al controllo della corretta adozione del modello organizzativo da parte dell'ente. un organo che vigila sulla contabilità e la corretta amministazione dell'ente.

72.2.I modelli organizzativi sono: dei criteri comportamentali che gli enti devono seguire per evitare la realizzazione di reati al loro interno. sono delle regole interne che l'ente deve darsi al fine di essere economicamente più efficiente. sono dei codci etici. sono modelli di condotta cui l'ente deve ispirarsi.

73.1 Le norme incriminatrici poste fuori dalla parte speciale del codice penale: sono norme alle quali non si applicano le regole previste dalla parte generale del codice. sono comunque norme speciali del diritto penale. non sono comunque norme speciali del diritto penale. sono norme che appartengono alla disciplina giuridica in cui risultano inserite.

73.2 La parte speciale del diritto penale: nasce contestualmente con la parte generale. nasce prima della parte generale. riguarda la punizione di alcune ipotesi specifiche di reato. nasce successivamente alla parte generale.

73.3 Tra le norme di parte speciale e quelle di parte generale: vi è un rapporto di reciproca integrazione. vi è autonomia. le prime sono subordinate alle seconde. le seconde sono subordinate alle prime.

75.1 I delitti contro l'amministrazione della giustizia, sono funzionali: alla tutela di qualsiasi attività che ha come scopo ultimo la giustizia. alla tutela dell'esecuzione delle sentente emesse dai Tribunali. alla tutela delle funzioni giurisdizionali tipiche. alla tutela dell'immagine della giustizia.

75.2 Con i delitti contro l'amministrazione della giustizia, il legislatore intende tutelare: l buon andamento dell'amministrazione della giustizia. la fede pubblica. il buon andamento dell'amministrazione pubblica. l'ordine democratico dello Stato.

75.3 I delitti contro l'amministrazione della giustizia si articolano in: 2 capi. 3 capi. 5 capi. 4 capi.

76.1 Se l'autorità giudiziaria già dispone della notizia criminis, il fatto che la stessa non è stata trasmessa da parte del pubblico ufficiale: determina comunque la responsabilità di quest'ultimo ai sensi dell'articolo 361 c.p. non determina alcuna responsabilità in capo a quest'ultimo. determina comunque la responsabilità di quest'ultimo ai sensi dell'articolo 363 c.p. determina comunque la responsabilità di quest'ultimo ai sensi dell'articolo 362 c.p.

76.2 Il delitto di omessa denuncia del pubblico ufficiale: può essere solo di natura commissiva. non si consuma se l'omessa denuncia riguarda un fatto realizzato in presenza di cause di giustificazione. offende il bene giuridico dell'amministrazione pubblica. si consuma anche se l'omessa denuncia riguarda un fatto realizzato in presenza di una causa di giustificazione.

76.3 Il delitto di omessa denuncia da parte del pubblico ufficiale: si realizza anche con riferimento ai fatti perseguibili a querela di parte. è un reato comune. è un reato contro la pubblica amministrazione. non si realizza con riferimento ai fatti perseguibili a querela di parte.

76.4 Il delitto di cui all'articolo 361 c.p., è: è un reato contro l'amministrazione pubblica. di natura commissiva. un reato comune. di natura omissiva.

76.5 La diversità tra l'articolo 361 c.p. e l'articolo 362 c.p. risiede: nel diverso soggetto passivo del reato. nel diverso soggetto attivio del reato. nel diverso elemento psicologico. nella diversità della condotta.

76.6 Il sanitario non ha l'obbligo di trasmettere il referto all'autorità giudiziaria: se ciò esporrebbe a procedimento penale la persona assistita. se sono passate più di 72 ore dal fatto. se si tratta di reati per i quali si procede d'ufficio. se sono passate più di 48 ore dal fatto.

76.7 Ai sensi dell'articolo 366 comma 1 c.p. Il delitto di rifiuto di uffici legalmente dovuti, può essere commesso: dal perito nominato in un procedimento penale. dal difensore. dal perito e dal custode nominati in un procedimento penale. dal perito, dal consulente tecnico o dal custode nominati in un procedimento penale.

76.8 Il comma 2 dell'articolo 366 c.p. punisce la condotta: del testimone, che chiamato a rendere testimonianza dinanzi all'autorità giudiziaria, si rifiuta di farla. del perito, del custode giudiziario e del consulente tecnico che rifiuta di assumere o adempiere alle relative funzioni. di chiunque chiamato dall'autorità giudiziaria a rendere un servizio, si rifiuta di farlo. del perito che rifiuta di assumere o adempiere alle relative funzioni.

******* 77.1 Il dolo del delitto di calunnia è: specifico. intenzionale. diretto. eventuale.

77.2 Il delitto di calunnia: punisce ch dissimula le tracce di un reato per incolpare se stesso. punisce che simula le tracce di un reato, in verità mai avvenuto. punisce chi incolpa di un reato una persona che sa innocente. punisce chi incolpa di un reato una persona verso la quale ha dei dubbi che sia coplevole.

77.3 In caso di dubbio circa la commissione di un delitto da parte di un soggetto, Tizio che le denuncia comunque: sarà punibile a titolo di simulazione di reato. sarà punibile per procurata falsa notizia di reato all'Autorità. non sarà punibile. sarà punibile a titolo di calunnia.

77.4 il delitto di simulazione di reato consiste: nel denunciare, querelare o esporre all'Autorità Giudiziaria fatti di reato mai avvenuti, ovvero dissimulando le tracce. nel simulare di aver realizzato un reato. nel incolpare mediante denuncia, querela o esposto diretti all'Autorità Giudiziaria una persona che si sa inocente. nel dissimulare le tracce di un reato a carico di una persona che si sa innocente.

77.5 La simulazione di reato reale consiste: nel esporre mediante, esposto, denuncia o querela all'Autorità Giudiziaria l'esistenza di un fatto di reato mai avvenuto. nel dissimulare le tracce di una reato mai avvenuto. nel proporre una denuncia realmente volta ad incolpare di un reato una determinata persona. nel proporre una querela realmente volta ad incolpare di un reato una determinata persona.

78.1 Il delitto di falso giuramento, si consuma: in qualsiasi processo. nel processo penale. nel processo civile. nel processo amministrativo.

78.2 Il delitto di falso giuramento, si consuma: nel processo penale. in qualsiasi processo. nel processo civile. nel processo amministrativo.

78.3 Il delitto di false informazioni al pubblico ministero si consuma: solo in caso di false informazioni fornite alllo stesso. solo in caso di false informazioni fornite al giudice delle indagini preliminari. solo in caso di false informazioni fornite a quest'ultimo ovvero anche alla polizia giudiziaria che agisce su propria iniziativa. solo in caso di false informazioni fornite a quest'ultimo ovvero anche alla polizia giudiziaria che agisce su delega dello stesso.

79.1 Il delitto di false informazione al difensore si realizza: con dichiarazioni orali. solo per le dichiarazioni rilasciata davanti all'Autorità giudiziaria. con dichiarazioni scritte. sia con dichiarazioni scritte che orali.

79.2 L'articolo 371.ter c.p.: riguarda il delitto di calunnia. delinea un reato comune. riguarda il delitto di autocalunnia. delinea un reato proprio.

79.3 Nei delitti di false informazioni al difensore o al pubblico ministero rilevano penalmente: solo le dichiarazioni rese oralmente. tutte dichiarazioni false rese dinanzi a costoro. solo le dichiarazioni false che possono incidere in modo determinante sull'esito del processo. solo le dichiarazioni rese per iscritto.

80.1 Il delitto di falsa testimonianza: si consuma quando si nega il vero dinanzi all'Autorità giudiziaria dinanzi alla quale si è chiamati a deporre. si consuma quando si afferma il falso, si nega il vero o si tace in tutto o in parte su ciò che si sa dinanzi all'Autorità giudiziaria dalla quale si è chiamati a deporre. si consuma quando si tace dinanzi all'Autorità giudiziaria dinanzi alla quale si è chiamati a deporre. si consuma quando si afferma il falso dinanzi all'Autorità giudiziaria dinanzi alla quale si è chiamati a deporre.

80.2 il delitto di falsa testimonianza si configura: in relazione alle false informazioni rese in un processo penale. in relazione alle false affermazioni rese in un processo militare. in relazione alle false affermazioni rese dinanzi a qualsiasi Autorità giudiziaria in cui si è chiamati come testimoni. in relazione alle false affermazioni rese in un processo civile.

80.3 Il delitto di falsa testimonianza: è un reato comune. ha come oggetto di tutela il buon andamento della pubblica amministrazione. è un reato proprio. può essere realizzato solo nel processo penale.

81.1 La frode processuale punisce la condotta: di chiunque, nel corso di un procedimento civile o amministrativo, al fine di trarre in inganno il giudice in un atto di ispezione o di esperimento giudiziale, ovvero il perito nell’esecuzione di una perizia, immuta artificiosamente lo stato dei luoghi o delle cose o delle persone, qualora il fatto non sia previsto come reato da una particolare disposizione di legge. del testimone volta a trarre in inganno il giudice. del perito, del consulente tecnico o dell'interprete, volta ad ingannare il giudice. del difensore volta a trarre in inganno il giudice.

81.2 L'articolo 373 comma 1 c.p. punisce: il perito o l'interprete che danno pareri o interpretazioni mendaci o non conformi al vero quando vengono chiamati dall'Autorità Giudiziaria. il perito, il consulente tecnico della difesa o l'interprete che danno pareri o interpretazioni mendaci o non conformi al vero quando vengono chiamati dall'Autorità Giudiziaria. il perito, il consulente tecnico del pubblico ministero o l'interprete che danno pareri o interpretazioni mendaci o non conformi al vero quando vengono chiamati dall'Autorità Giudiziaria. Il cunsulente tecnico o l'interprete che danno pareri o interpretazioni mendaci o non conformi al vero quando vengono chiamati dall'Autorità Giudiziaria.

82. 1 L'articolo 374-bis c.p. punisce: la falsa testimonianza. l'omessa denuncia del pubblico ufficiale. le false dichiarazioni o attestazioni in atti destinati all’autorità giudiziaria o alla Corte penale internazionale . la falsa perizia.

83.1 La ritrattazione è prevista: dall'articolo 380 c.p. dall'articolo 388 c.p. dall'articolo 384 c.p. dall'articolo 376 c.p.

83.2 Ai sensi dell'articolo 376 comma 1 c.p., la ritrattazione delle falsità affermate nel processo penale può essere fatta: non oltre la chiusura del dibattimento. non oltre il giudizio d'appello. non oltre la chiusura delle indagini preliminari. non oltre il giudizio di cassazione.

83.3 Affinché operi la causa di non punibilità di cui all'articolo 376 c.p., occorre: che chi ha dichiarato il falso ritratti quanto dichiarato o manifesti il vero. che chi ha dichiarato il falso, ritratti le sue dichiarazioni. che chi ha dichiarato il falso ritratti quanto dichiarato e manifesti il vero. che non sia concluso il grado di appello nel processo dove è stata realizzata la falistà.

83.4 L’articolo 376 comma 1 c.p. prevede l’applicabilità della ritrattazione ai reati: di false informazioni al P.M. (art. 371-bis) e false dichiarazioni al difensore (371-ter). di false informazioni al P.M. (art. 371-bis), false dichiarazioni al difensore (371-ter), falsa testimonianza (372) e falsa perizia o interpretazione (373). di false informazioni al P.M. (art. 371-bis), false dichiarazioni al difensore (371-ter) e falsa testimonianza (372). di false informazioni al P.M. (art. 371-bis), false dichiarazioni al difensore (371-ter), falsa testimonianza (372), falsa perizia o interpretazione (373). e favoreggiamento personale (378).

83.5 La ritrattazione delle falsità affermate nel giudicio civile è valida: se viene proposta entro il giudizio di appello. se proposta entro la precisazione delle conclusioni. finché sulla domanda giudiziale non sia pronunciata sentenza definitiva, anche se non irrevocabile. se viene proposta nell'atto immediatamente successivo ala dichiarazione falsa.

84.1 Il destinatario della condotta di induzione di cui all'articolo 377-bis c.p.: deve avere l'obbligo di rispondere secondo verità. deve avere la facoltà di non rispondere. deve essere un perito o un interprete. deve essere un consulente tecnico.

84.2 Il delitto di intralcio alla giustizia: si configura anche se l’offerta o la promessa per compiere il reato presupposto non sia accettata, ma la pena è diminuita della metà. si configura anche se l’offerta o la promessa per compiere il reato presupposto non sia accettata, ma la pena è diminuita di un terzo. non si configura se l’offerta o la promessa per compiere il reato presupposto non sia accettata. si configura anche se l’offerta o la promessa per compiere il reato presupposto non sia accettata, ma la pena è diminuita dalla metà ai due terzi.

84.3 Ai fini della configurazione del reato di cui all'articolo 377 c.p., la condotta tipica: deve essere volta ad indurre a commettere i reati previsti dagli articoli 371-bis, 371-ter, 372, 373, 378 c.p. deve essere volta ad indurre a commettere i reati previsti dagli articoli 371-bis, 371-ter. deve essere volta ad indurre a commettere i reati previsti dagli articoli 371-bis, 371-ter, 372, 373 c.p. eve essere volta ad indurre a commettere i reati previsti dagli articoli 371-bis, 371-ter, 373 c.p.

84.4 L'articolo 377-bis c.p.: mira a tutelare il buo andamento della pubblica amministrazionei. mira a tutelare le dichiarazioni provenienti da testimoni, periti, consulenti tecnici ed interpreti. mira a tutelare le dichiarazioni provenienti da tutti i testimoni. mirano a tutelare le dichiarazioni proveniente esclusivamente da persone che hanno la facoltà di non rispondere nell’ambito di un processo penale.

85.1 Il delitto di favoreggiamento personale punisce: chiunque aiuta taluno nella realizzazione di un reato. chiunque concorre con taluno enl compiere il delitto di calunnia. chiunque aiuta taluno a eludere le investigazioni dell'Autorità. chiunque aiuta taluno nell'occultare i proventi del reato.

85.2 Ai fini della configurazione del delitto di cui all'articolo 378 c.p. occorre che le investigazioni da parte dell’autorità giudiziaria siano state effettivamente fuorviate. non occorre che le investigazioni da parte dell’autorità giudiziaria siano state effettivamente fuorviate. occorre che il soggetto attivo del reato sia un pubblico ufficiale. occorre che il soggetto attivo si sottragga volontariamente alle ricerche dell'Autorità.

85.3 L'autofavoreggiamento personale: non è punibile. è punito ma la pena è diminuità da un terzo alla metà. è punito ma la pena è diminuità da un terzo alla metà. punito ma la pena è diminuità della metà.

85.4 In caso di concorso nel reato presupposto, il delitto di favoreggiamento personal. si configura ma la pena è diminuità di un terzo. si configura ma la pena è diminuità di un mezzo. si configura ma la pena è aumentata. non si configura.

85.5 Nel delitto di favoreggiamento personale, le cause di estinzione del reato presupposto: fanno sempre venir meno il delitto. non fanno mai venir meno la responsabilità per il delitto. fanno venir meno la responsabilità per il delitto anche se intervenute dopo la condotta favoreggiatrice. non fanno venir meno la responsabilità per il delitto se intervenute dopo la condotta favoreggiatrice.

86.1 Il delitto di cui all'articolo 379 c.p. si configura: anche in caso di concorso (materiale o morale) del soggetto attivo nel reato presupposto. in concorso materiale con il delitto di riciclaggio. in concorso formale con il delitto di riciclaggio. solo in mancanza di un concorso (materiale o morale) del soggetto attivo nel reato presupposto.

86.2 Ai fini della configurazione del delitto di favoreggiamento reale, occorre: che il soggetto attivo sia un incaricato di pubblico servizio. che non siano configurabili i reati di ricettazione e riciclaggio. che il soggetto attivo sia un pubblico ufficiale. che vi sia un accordo tra il reo e gli autori del reato presupposto.

86.3 Il delitto di favoreggiamento reale consiste: nell'aiutare taluno a compiere un reato. nell'aiutare taluno ad eludere le investigazioni dell'Autorità giudiziaria. nell'aiutare taluno ad assicurare il prodotto o il profitto o il prezzo di un reato. nell'aiutare taluno ad evadere dal luogo di detenzione.

87.1 Ai fini della configurazione del delitto di patrocinio infedele di cui all'articolo 380 c.p. occorre: il patrocinatore o il consulente tecnico che, rendendosi infedele ai suoi doveri professionali, arreca nocumento agli interessi della parte da lui difesa, assistita o rappresentata sia dinanzi all’Autorità giudiziaria che in sede stragiudiziale. il patrocinatore o il consulente tecnico che pone in pericolo gli interessi della parte da lui difesa, assistita o rappresentata. il patrocinatore o il consulente tecnico che, rendendosi infedele ai suoi doveri professionali, pone in pericolo gli interessi della parte da lui difesa, assistita o rappresentata. il patrocinatore o il consulente tecnico che, rendendosi infedele ai suoi doveri professionali, arreca nocumento agli interessi della parte da lui difesa, assistita o rappresentata dinanzi all’Autorità. giudiziaria.

87.2 La violazione del segreto istruttorio di cui all'articolo 379-bis c.p.: ha ad oggetto attinenti agli atti di indagine compiuti dal P.M. o dalla polizia giudiziaria i quali non devono essere rivelati fino alla chiusura del processo di appello. ha ad oggetto attinenti agli atti di indagine compiuti dal P.M. o dalla polizia giudiziaria i quali non devono essere rivelati fino alla chiusura del procedimento di primo grado. ha ad oggetto attinenti agli atti di indagine compiuti dal P.M. o dalla polizia giudiziaria i quali non devono essere rivelati fino alla chiusura con sentenza definitiva. ha ad oggetto notizie attinenti agli atti di indagine compiuti dal P.M. o dalla polizia giudiziaria e di cui l’indagato non può avere conoscenza fino al momento della chiusura delle indagini.

88.1 Il comma 2 dell'articolo 381 c.p. punisce: il fatto del difensore o del consulente che dopo aver assistito una parte assume, senza il consenso di questa, la difesa della parte avversa. la condotta del patrocinante o del consulente che, anche per interposta persona, presta contemporaneamente patrocinio o consulenza a favore di parti contrarie. il patrocinio infedele durante la causa. il fatto del difensore o del consulente che dopo aver assistito una parte assume, con il consenso di questa, la difesa della parte avversa.

88.2 Il soggetto attivo del delitto di cui all'articolo 382 c.p. è: il pubblico ufficiale. il patrocinatore. il perito. chiunque.

88.3 Il delitto di cui all'articolo 382 c.p. punisce: il pubblico ufficiale che, millantando credito presso il giudice o il pubblico ministero che deve concludere, ovvero presso il testimone, il perito o l’interprete, riceve fa dare o promettere dal suo cliente, a sé o ad un terzo, denaro o altra utilità col pretesto di doversi procurare il favore di costoro ovvero di doverli remunerare. chiunque che, millantando credito presso il giudice o il pubblico ministero che deve concludere, ovvero presso il testimone, il perito o l’interprete, riceve fa dare o promettere dal suo cliente, a sé o ad un terzo, denaro o altra utilità col pretesto di doversi procurare il favore di costoro ovvero di doverli remunerare. il patrocinatore che, millantando credito presso il giudice o il pubblico ministero che deve concludere, ovvero presso il testimone, il perito o l’interprete, riceve fa dare o promettere dal suo cliente, a sé o ad un terzo, denaro o altra utilità col pretesto di doversi procurare il favore di costoro ovvero di doverli remunerare. l'incaricato di pubblico servizio che, millantando credito presso il giudice o il pubblico ministero che deve concludere, ovvero presso il testimone, il perito o l’interprete, riceve fa dare o promettere dal suo cliente, a sé o ad un terzo, denaro o altra utilità col pretesto di doversi procurare il favore di costoro ovvero di doverli remunerare.

88.4 L'articolo 381 coma 1 c.p. punisce: la condotta del consulente che presta contemporaneamente consulenza a favore di parti contrarie. la condotta del patrocinante che presta contemporaneamente patrocinio a favore di parti contrarie. la condotta del patrocinante o del consulente che personalmente presta contemporaneamente patrocinio o consulenza a favore di parti contrarie. la condotta del patrocinante o del consulente che, anche per interposta persona, presta contemporaneamente patrocinio o consulenza a favore di parti contrarie.

89.1 L'articolo 384 comma 2 c.p.: configura una causa di esclusione della colpevolezza dei fatti di cui agli artt. 371-bis, 371-ter, 372, 373, 378 e 388 c.p. configura una causa di esclusione della tipicità dei fatti di cui agli artt. 371-bis, 371-ter, 372, 373 e 378 c.p. configura una causa di esclusione della colpevolezza dei fatti di cui agli artt. 371-bis, 371-ter, 372 c.p. configura una causa di esclusione della colpevolezza dei fatti di cui agli artt. 371-bis, 371-ter, 372, 373 c.p.

89.2 La ratio dell'articolo 384 comma 1 c.p. si fonda. nel principio in dubio pro reo. nella mancanza di antigiuridicità del fatto tipico. sul pinricipio di inesigibilità. in una scelta di politica criminale per favorire la collaborazione con la giustizia.

******* 89.3 L'articolo 384 comma 1 c.p. rappresenta: un'esimente. una causa di estinzione della pena. una causa di estinzione del reato. una scusante.

89.4 L'articolo 384 c.p.: prevede una causa di non punibilità per alcuni delitti contro l'amministrazione della giustizia. punisce il delitto di millantato credito. punisce il delitto di patrociniio infedele. punisce il delitto di favoreggiamento.

90.1 Ai fini della configurazione del delitto di evasione propria: il soggetto deve essere condannato definitivamente. è necessario che il soggetto sia sottoposto ad un vincolo di restrizione consistente nell’arresto o nella detenzione, ovvero ad una misura di sicurezza personale. è necessario che il soggetto sia sottoposto ad un vincolo di restrizione consistente nell’arresto o nella detenzione. è necessario che il soggetto sia sottoposto ad un vincolo di restrizione consistente nell’arresto o nella detenzione, ovvero ad una misura di prevenzione.

91.1 Il delitto di procurata evasione consiste: nel procurare o agevolare l’evasione di una persona legalmente arrestata o detenuta per una reato. nell'offrire ospitalità ad una persona evasa dal luogo di detenzion. nel procurare l’evasione di una persona legalmente arrestata o detenuta per una reato. nell'agevolare l’evasione di una persona legalmente arrestata o detenuta per una reato.

92.1 L'articolo 388 comma 1 c.p. descrive: un delitto punibile a titolo di dolo intenzionale. un delitto punibile a titolo di dolo eventuale. un delitto punibile a titolo di dolo generico. un delitto punibile a titolo di dolo specifico.

92.2 L'articolo 388 comma 2 c.p. punisce: chi sottrae, sopprime, distrugge, disperde o deteriora una cosa di sua proprietà sottoposta a pignoramento ovvero a sequestro giudiziario o conservativo. chi elude l’esecuzione di un provvedimento del giudice civile, che concerna l’affidamento di minori o di altre persone incapaci, ovvero prescriva misure cautelari a difesa della proprietà, del possesso o del credito. chi elude l’esecuzione di un provvedimento del giudice civile. chi elude l’esecuzione di un provvedimento del giudice civile, che concerna l’affidamento di minori o di altre persone incapaci.

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