DIRITTO PRIVATO E DELLO SPORT
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Come si definiscono le norme giuridiche in base al tipo di comando?. norme cogenti e norme relative. norme permissive e proibitive. norme perfette e norme imperfette. norme precettive e suppletive. Nell'ambito del diritto comunitario si definiscono decisioni: gli atti con portata generale e carattere obbligatorio che hanno immediata e diretta applicazione in tutti gli stati membri. gli atti che si rivolgono agli organi legislativi degli Stati membri con lo scopo di armonizzare le legislazioni interne dei singoli Stati. gli atti che hanno efficacia obbligatoria, ma con portata indirizzata a specifici destinatari. gli atti con i quali il Parlamento Europeo delega ai Governi degli stati membri l’emanazione dei decreti legislativi per l’attuazione delle direttive. Sono decreti legge: gli atti aventi forza di legge emanati dalle regioni. gli atti aventi forza di legge emanati da autorità amministrative su delega del Governo. gli atti normativi di carattere provvisorio aventi forza di legge, adottati dal Governo in casi straordinari di necessità ed urgenza. gli atti aventi forza di legge adottati dal Governo su delega del Parlamento per un tempo limitato e per oggetti definiti. Il Codice Civile è composto da quanti articoli?. 2569. 2789. 2969. 2669. Nell'ambito delle situazioni giuridiche attive, come viene definito il diritto potestativo?. il potere di agire attribuito al singolo non nel suo interesse, ma per realizzare un interesse altrui. il potere attribuito ad un soggetto per la realizzazione di un proprio interesse tutelato e garantito dall'ordinamento giuridico in quanto ritenuto meritevole di tutela. il potere riconosciuto ad un soggetto di ottenere, attuando un determinato comportamento, un vantaggio producendo una modificazione nella sfera giuridica di altri soggetti. la posizione giuridica di cui è titolare un soggetto nei confronti della pubblica amministrazione. Nell'ambito delle situazioni giuridiche passive, come viene definito l’obbligo?. la situazione giuridica in cui si trova un soggetto che subisce le conseguenze dell’esercizio di un potere altrui. la situazione giuridica in cui si trova un soggetto titolare di un potere il cui esercizio è condizionato all'osservanza di un certo comportamento. la situazione giuridica soggettiva in cui si trova colui che deve limitarsi a rispettare una situazione di supremazia altrui. la situazione giuridica soggettiva che impone a determinati soggetti di tenere un certo comportamento che soddisfi l’interesse altrui sacrificando il proprio. Come si definisce la prescrizione?. la perdita del diritto per rinuncia espressa del titolare. l’estinzione del diritto soggettivo per inerzia del titolare protratta per un certo periodo di tempo. la perdita del diritto per il possesso della cosa protratto per un certo periodo di tempo da parte di un soggetto diverso dal titolare del diritto medesimo. la preclusione dell’esercizio di un diritto in virtù del fatto che il titolare dello stesso non ha posto in essere una determinata attività. I termini di prescrizione possono essere interrotti: esclusivamente quando il soggetto passivo, cioè colui contro il quale il diritto può essere fatto valere, effettua il riconoscimento dell’altrui diritto. esclusivamente quando il titolare del diritto compie un atto nel quale la legge riconosce la volontà di esercitare il suo diritto. quando l’inerzia del titolare del diritto viene a mancare o perché egli compie un atto o perché il diritto viene riconosciuto dal soggetto passivo del rapporto. nei casi in cui risulti particolarmente gravoso esercitare il diritto per la particolare tipologia dei rapporti intercorrenti tra chi subisce la prescrizione e chi se ne avvantaggia. I casi e i termini della decadenza trovano la loro fonte: esclusivamente nella volontà delle parti nell'interesse di uno dei soggetti. esclusivamente nella legge a tutela di un interesse particolare. esclusivamente nella legge a tutela di un interesse generale. sia nella legge che nella volontà delle parti. La capacità di agire è: la capacità di essere titolari di diritti e di doveri. effetti nella sua sfera giuridica. l’idoneità del soggetto a porre in essere atti negoziali destinati a produrre. l’attitudine di un soggetto ad essere titolari di posizioni giuridiche soggettive la capacità di agire in giudizio. Quando il minore è di diritto emancipato?. al compimento del diciottesimo anno di età. quando il minore che ha compiuto 16 anni, viene ammesso al matrimonio su autorizzazione del giudice. in seguito al matrimonio e previa autorizzazione di entrambi i genitori. al compimento del sedicesimo anno di età. Quando si acquista la capacità giuridica?. non si acquista in quanto è un diritto innato. al compimento della maggiore età. al momento della nascita. al momento del concepimento. L’incapacità assoluta consegue ad un provvedimento di: interdizione. emancipazione del minore. nomina dell’amministratore di sostegno. inabilitazione. Si definisce la capacità giuridica come: l’attitudine di un soggetto ad essere titolare di situazioni giuridiche attive e passive. la capacità di un soggetto di compiere atti giuridici. l’idoneità del soggetto a porre in essere atti negoziali destinati a produrre effetti nella sua sfera giuridica. la capacità di agire in giudizio. Quali atti può compiere il minore emancipato?. atti di straordinaria amministrazione da solo se autorizzato dal Tribunale. qualsiasi atto purché con l’assistenza del curatore. atti di ordinaria amministrazione soltanto con l’assistenza del curatore. atti eccedenti l’ordinaria amministrazione con il consenso del curatore e previa autorizzazione del giudice tutelare. Chi, abusando abitualmente di sostanze alcoliche o stupefacenti, espone sé o la propria famiglia a gravi pregiudizi economici, che conseguenze può subire?. la dichiarazione di interdizione giudiziale. la dichiarazione di inabilitazione. la nomina di un amministrazione di sostegno. la dichiarazione di interdizione legale. Il domicilio è il luogo in cui la persona ha stabilito la sede principale dei suoi affari ed interessi; il domicilio può essere stabilito: esclusivamente dall’interessato. dalle autorità amministrative. esclusivamente dalla legge. per legge o per volontà dell'interessato. La morte della persona determina la perdita definitiva della capacità giuridica e della capacità di agire; ad essa consegue: l’estinzione soltanto dei diritti inerenti alla persona cd. diritti intrasmissibili. l’estinzione anche di alcuni diritti di natura patrimoniale. l’estinzione di tutti i debiti del de cuis. la trasmissione ai successori di tutti i diritti patrimoniali. Come si definisce la residenza: il luogo in cui la persona si trova attualmente. il luogo in cui la persona ha la sua volontaria e abituale dimora. il luogo in cui la persona stabilisce la sede principale dei propri affari e interessi. il luogo in cui la persona svolge in prevalenza le sue relazioni sociali. L’assenza dichiarata con sentenza del Tribunale quando la persona si è allontanata dal luogo del suo ultimo domicilio o residenza e sono trascorsi almeno 2 anni dal giorno in cui risale l’ultima notizia dello scomparso, produce i seguenti effetti: lo scioglimento del matrimonio. l’immissione nel possesso temporaneo dei beni con potere di godimento. l’immissione nel possesso temporaneo dei beni con potere di disposizione. i soggetti obbligati nei confronti del soggetto scomparso sono definitivamente liberati. Quale condizione soggettiva causa l'interdizione legale?. sordomutismo e cecità dalla nascita. l'abuso di sostanze alcooliche o stupefacenti tale da esporre la persona o la famiglia a gravi pregiudizi economici. una condizione di abituale infermità mentale tale da rendere la persona incapace di provvedere ai propri interessi sia patrimoniali che extra-patrimoniali. una condanna definitiva all’ergastolo ovvero alla reclusione per reati non colposi, per un tempo non inferiore a 5 anni. Il tutore, nominato dal giudice tutelare, ha la rappresentanza legale dell’incapace e può: compiere qualsiasi atto purché dimostri di aver agito per necessità o per utilità evidente dell’incapace. compiere esclusivamente gli atti necessari al mantenimento dell’incapace. compiere esclusivamente gli atti di ordinaria amministrazione volti a salvaguardare il patrimonio dell’incapace. compiere anche gli atti di straordinaria amministrazione indicati dall’art. 374 c.c. purché con l’autorizzazione del Giudice Tutelare. Gli atti compiuti dal minore: sono annullabili soltanto nel caso in cui siano pregiudizievoli per il minore. sono annullabili purché il minore non abbia occultato con raggiri la sua minore età. sono sempre nulli. sono sempre annullabili. Ai nascituri non concepiti, subordinatamente all'evento della nascita, viene riconosciuto dal nostro ordinamento: il diritto di succedere per testamento purché figli di persona vivente al momento dell’apertura della successione. il diritto di succedere per testamento senza alcuna condizione. esclusivamente il diritto di ricevere per donazione. il diritto di succedere mortis causa esclusivamente per legge. I diritti della personalità non sono: diritti personalissimi. diritti assoluti. diritti trasmissibili. diritti imprescrittibili. Quali sono i presupposti necessari per ottenere dal giudice la tutela del diritto all'immagine?. che la pubblicazione sia collegata ad eventi di interesse pubblico o svoltisi in pubblico. che l'immagine ritragga un personaggio notorio. che la riproduzione dell’immagine sia giustificata dalla necessità di giustizia o di polizia. che l'immagine della persona sia esposta o pubblicata fuori dei casi consentititi dalla legge o con pregiudizio della reputazione e del decoro della persona o dei suoi congiunti. In caso di violazione dei diritti della personalità l’ordinamento prevede la possibilità di esperire vari rimedi; non rientra in tali rimedi: l'azione risarcitoria. l'azione inibitoria. l'azione petitoria. la pubblicazione della sentenza sui giornali. Nei comitati si definiscono promotori: coloro che promuovono le attività del comitato. coloro che organizzano la raccolta fondi. coloro che contribuiscono o si impegnano a contribuire alla raccolta fondi. coloro che gestiscono i fondi raccolti. Le associazioni non riconosciute si distinguono da quelle riconosciute: per essere dotate di una organizzazione interna regolata da uno statuto. per essere dotate di un fondo comune. solo per non aver chiesto o ottenuto il riconoscimento della personalità giuridica. per il perseguimento di uno scopo di natura diversa. La persona giuridica si estingue: per inattività. per decisione del rappresentante legale dell’ente. per le cause previste nell'atto costitutivo e nello statuto. per le cause previste nella Costituzione. Elemento caratteristico dell’associazione non riconosciuta è l’autonomia patrimoniale imperfetta, pertanto delle obbligazioni assunte rispondono: oltre che l’associazione con il fondo comune, anche personalmente e solidalmente coloro che hanno agito in nome e per conto della stessa. tutti gli associati con i loro patrimoni. solo i fondatori dell’associazione. solo l’associazione con il fondo comune. Delle obbligazioni assunte dalla persona giuridica rispondono: anche gli associati con i loro patrimoni personali. l’ente con il suo patrimonio, ma anche personalmente e solidalmente coloro che hanno agito in nome e per conto dello stesso. soltanto l’ente con il proprio patrimonio. soltanto i soggetti fondatori. Si definiscono enti a struttura istituzionale: le associazioni. le fondazioni. i comitati. le società. Si definiscono astratti: quei negozi per la cui validità non è richiesta una forma determinata. quei negozi che non corrispondono ai tipi previsti e disciplinati dalla legge. quei negozi i cui effetti si producono prescindendo dalla causa che resta per così dire svincolata. quei negozi caratterizzati dalla causa quale elemento essenziale e costitutivo. Si definiscono atti giuridici in senso stretto o meri atti giuridici: l’evento naturale che determina conseguenze giuridiche indipendentemente dalla volontà dell’uomo soltanto per il semplice fatto di essersi oggettivamente verificato. l’operazione materiale che si traduce in modificazioni del mondo esterno. quei comportamenti le cui conseguenze dipendono esclusivamente dalla volontà di chi li compie. i comportamenti consapevoli e volontari le cui conseguenze non dipendono dalla volontà di chi li compie, ma da una espressa disposizione di legge. Si ha riserva mentale quando: la dichiarazione del soggetto ha apparente contenuto giuridico, ma in realtà è resa a scopo didattico. la dichiarazione del soggetto ha apparente contenuto giuridico, ma in realtà è resa per scherzo. la dichiarazione di volontà è emessa solo per non risultare sgraditi o per non ricevere rimproveri. il soggetto intenzionalmente dichiara una cosa diversa da quella che vuole effettivamente, senza che l’altra parte possa accorgersi della divergenza. L’errore ostativo, causa di annullabilità del contratto, si ha quando l’errore cade: sulle qualità essenziali dei contraenti. sulla dichiarazione o sulla trasmissione della volontà. sulla natura o sull'oggetto del contratto. sul processo di formazione della volontà. Quando si ha simulazione relativa? quando i soggetti, per raggiungere l’effetto perseguibile attraverso un. quando le parti, d’accordo tra loro, dichiarano di porre in essere un negozio giuridico mentre in realtà non vogliono alcun negozio. quando le parti, d’accordo tra loro, dichiarano di porre in essere un negozio giuridico mentre in realtà vogliono un negozio diverso da quello che appare. quando le parti fingono di porre in essere un negozio giuridico mentre in realtà il negozio produce i suoi effetti nella sfera giuridica di un altro soggetto. determinato negozio, si servono di un altro negozio che invece di regola è destinato ad uno scopo diverso. In materia di negozio giuridico, qualora si rilevi una divergenza tra volontà e dichiarazione di volontà: il negozio è valido se colui al quale la dichiarazione è destinata non era in grado di conoscere la non corrispondenza della dichiarazione al volere del dichiarante. il negozio è valido in quanto si ritiene sufficiente a dar vita al negozio la dichiarazione di volontà. il negozio giuridico è sempre annullabile. il negozio giuridico è sempre nullo in quanto frutto di una volontà manifestata dal dichiarante non conforme alla sua reale volontà. Secondo il disposto dell’art. 1429 c.c. l'errore è essenziale ai fini dell'annullabilità del contratto, quando cade: quando cade sulla forma del contratto. sull’identità o sulle qualità della persona dell’altro contraente purché l’una e l’altra siano state determinanti per il consenso. su un errore di diritto purché non sia stata la ragione unica o principale che ha indotto il soggetto a compiere il negozio. anche su un errore di calcolo. Ai sensi dell’art. 1427 c.c. un negozio affetto dai vizi relativi alla volontà sarà: comunque valido, perché la volontà è conforme alla dichiarazione. annullabile, perché la volontà seppur conforme alla dichiarazione, risulta viziata nel suo procedimento di formazione. inefficace, perché la volontà è viziata pertanto non idonea a produrre effetti. nullo, perché manca la volontà. A norma del l’art. 1429 del Codice Civile in quali casi l’errore di diritto è essenziale ai fini dell’annullabilità del contratto?. quando cade sull'identità della persona dell'altro contraente, ancorché non sia stata determinante del consenso. quando verte su un elemento o circostanza che è stata la ragione unica o principale che ha indotto il soggetto a stipulare il contratto. quando cade su una qualità dell'oggetto della prestazione che, secondo il comune apprezzamento in relazione alle circostanze, deve ritenersi determinante del consenso. quando cade sulla natura o sull'oggetto del contratto. La violenza psichica o morale per determinare l’annullabilità del contratto deve: consistere nella minaccia di un male ingiusto e notevole rivolta soltanto alla persona allo scopo di spingerla a concludere un negozio giuridico. consistere nella necessità, nota alla controparte, di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona. consistere nella minaccia di un male ingiusto e notevole rivolta alla persona e ai suoi beni allo scopo di spingerla a concludere un negozio giuridico. consistere nella minaccia di un male ingiusto e notevole rivolta esclusivamente ai beni della persona allo scopo di spingerla a concludere un negozio giuridico. Il dolo consiste in artifici e raggiri in forza dei quali un soggetto è indotto a concludere un contratto che altrimenti non avrebbe concluso o che avrebbe concluso a condizioni diverse; il dolo proveniente da un soggetto terzo: non incide sulla validità del contratto. rende il contratto annullabile soltanto se il raggiro era noto al contraente che ne ha tratto vantaggio. rende il contratto nullo. rende il contratto sempre annullabile. Il dolo incidente comporta: l'obbligo per il contraente in mala fede di risarcire i danni conseguenti al raggiro. la nullità del contratto. l'annullabilità del contratto in quanto senza i raggiri la parte avrebbe concluso il contratto a condizioni diverse. nessuna conseguenza trattandosi di raggiri che hanno soltanto indotto una parte a concludere un negozio giuridico a condizioni meno gravose. Il negozio giuridico posto in essere da un rappresentante incapace naturale: è nullo. è annullabile salvo che il contenuto del negozio sia predeterminato dal rappresentato. è sempre annullabile. è inefficace. Si ha rappresentanza indiretta quando: un soggetto svolge una mera attività di trasmissione del volere altrui senza manifestare una volontà negoziale propria. un soggetto agisce non solo per conto, ma anche in nome di un altro soggetto. quando un soggetto, formalmente estraneo al contratto concluso da terzi, ne diviene tuttavia parte sostanziale. un soggetto compie un’attività giuridica per conto, ma non in nome di un altro soggetto. Qual è la condizione giuridica del contratto che il rappresentante conclude con se stesso svolgendo contemporaneamente il ruolo delle due parti contraenti?. il contratto è inefficace. il contratto è valido nel solo caso in cui il contenuto sia stato predeterminato dal rappresentante. il contratto è, di regola, annullabile tranne quando il rappresentato abbia autorizzato specificatamente il rappresentante a contrarre. il contratto è nullo. Il negozio compiuto dal cd. falsus procurator cioè da colui che ha agito come rappresentante senza averne il potere o eccedendo i limiti delle facoltà conferitegli è inefficace; il difetto o l’eccesso di potere rappresentativo: è sanabile soltanto nei casi espressamente previsti dal Codice Civile. può essere sanato dal rappresentato tramite convalida. può essere sanato dal rappresentato tramite ratifica. è insanabile. Il diritto di proprietà NON è un diritto: prescrittibile. perpetuo. esclusivo. pieno. Tra i modi di acquisto della proprietà a titolo originario si definisce invenzione: l’acquisto della proprietà tramite la presa di possesso di cose mobili che non appartengono ad alcuno. l’acquisto della proprietà tramite il ritrovamento di un bene mobile smarrito ossia perduto involontariamente dal proprietario o dal possessore. l’acquisto della proprietà per effetto del possesso protratto per un certo tempo. l’acquisto della proprietà, mediante incorporazione per opera dell’uomo o per evento naturale, di beni appartenenti a proprietari diversi. In materia di diritti reali, quale di questa affermazione risulta non corretta?. il titolare di un diritto reale esercita direttamente il suo potere sulla cosa, soddisfacendo il proprio interesse senza il tramite dell’altrui cooperazione. il diritto reale può essere opposto dal suo titolare nei confronti di chiunque possieda la cosa o vanti un diritto sulla stessa. i privati hanno la facoltà di costituire anche diritti reali diversi da quelli espressamente previsti dalla legge. i diritti reali sono diritti che hanno ad oggetto un bene valutabile economicamente. I beni demaniali possono essere alienati?. no, in nessun caso. si, ma solo con le modalità stabilite dalle leggi di diritto pubblico. no, ma possono essere usucapiti. si, ma solo a determinati soggetti. Per essere considerate beni, le cose devono essere entità: alle quali non necessariamente è attribuibile un valore. da cui è possibile trarre utilità e quindi idonee a soddisfare un bisogno umano. disponibili in natura in quantità illimitata rispetto ai bisogni dell'uomo. non suscettibili di appropriazione cioè cose di cui tutti possono fruire senza impedirne la fruizione agli altri soggetti. Tra le azioni petitorie a difesa del diritto di proprietà, qual è l’azione negatoria?. l’azione a cui si ricorre per rivendicare il confine tra due fondi che risulta incerto. l’azione concessa a chi si afferma proprietario di un bene, ma non ne ha il possesso al fine di ottenere l’accertamento del suo diritto e la conseguente condanna di chi lo possiede alla sua restituzione. l’azione esercitata dal proprietario del bene per far dichiarare l’inesistenza di diritti vantati da terzi sul bene stesso. l’azione con cui i proprietari dei fondi confinanti agiscono in giudizio per ottenere l’apposizione dei termini. Il proprietario di un fondo può impedire le immissioni di fumo o di calore derivanti dal fondo del vicino?. nei casi espressamente previsti dalla legge. no, in nessun caso. sì, se superano la normale tollerabilità, avuto anche riguardo alla condizione dei luoghi. sì, in ogni caso. Secondo il disposto dell’art. 1102 c.c. che disciplina l’uso della cosa comune, quale di queste affermazioni non è corretta?. ciascun partecipante può cedere ad altri il godimento della cosa nei limiti della sua quota. ciascun partecipante alla comunione può disporre del proprio diritto anche oltre i limiti della sua quota. ciascun partecipante alla comunione ha il diritto di usare la cosa comune purché non ne alteri la destinazione economica. ciascun partecipante alla comunione ha il diritto di usare la cosa comune purché non impedisca agli altri partecipanti di usarla. Il diritto di servitù si caratterizza per: il fatto che i fondi necessariamente devono essere distanti. il fatto che i fondi devono appartenere allo stesso proprietario. poter essere trasferito separatamente dalla proprietà dello stesso fondo dominante. essere stabilito a vantaggio di un fondo e non a vantaggio personale del proprietario del fondo stesso. Qual è il limite massimo di durata dell'usufrutto costituito dal proprietario in favore di una persona fisica?. la vita del nudo proprietario. non ci sono limiti, in quanto il diritto di usufrutto può essere trasmesso agli eredi dell’usufruttuario. la vita dell'usufruttuario. 30 anni. Quale di queste caratteristiche si riferisce al diritto reale di enfiteusi?. la vicinanza dei fondi. la durata necessariamente temporanea. l'obbligo di migliorare i fondi. la gratuità. Il diritto concesso dal proprietario del suolo di fare costruire e mantenere al di sopra di esso una costruzione a favore di un terzo che acquista la proprietà della costruzione separata da quella del suolo che rimane al concedente è: un diritto di uso. un diritto di enfiteusi. una servitù. un diritto di superficie. Si definisce usucapione?. la preclusione dell’esercizio di un diritto in virtù del fatto che il titolare dello stesso non ha posto in essere una determinata attività. la perdita del diritto per rinuncia espressa del titolare. l'istituto in cui l’inerzia del titolare protratta per un certo periodo di tempo determina l’estinzione del diritto stesso. un modo di acquisto della proprietà tramite il possesso protratto per un certo periodo di tempo e la corrispondente inerzia del precedente titolare. Il possesso non può essere acquistato: mediante consegna di un bene da parte del precedente possessore al nuovo. per successione mortis causa a titolo universale o particolare. mediante atti di apprensione fisica della cosa compiuti per mera tolleranza altrui. a titolo originario mediante apprensione fisica della cosa accompagnata dall'animus possidenti. Ai sensi dell’art. 1140 c.c., il possesso viene definito: un mero potere di fatto sulla cosa non accompagnato dalla volontà del soggetto di compiere un’attività corrispondente all'esercizio del diritto di proprietà o di un altro diritto reale. un potere sulla cosa che si manifesta in un’attività corrispondente all'esercizio del diritto di proprietà o di un altro diritto reale. una situazione caratterizzata dalla sola intenzione del soggetto di comportarsi, in riferimento al bene, come il proprietario o il titolare di un altro diritto reale, senza la disponibilità del bene che spetta ad altro soggetto. uno stato di diritto riconosciuto e protetto dall'ordinamento giuridico. Il principio "possesso vale titolo" si applica: solo ai beni mobili. anche ai beni mobili registrati. anche alle universalità di mobili. solo ai beni immobili. Si definiscono obbligazioni solidali attive: le obbligazioni con pluralità di creditori caratterizzate dal fatto che ciascuno creditore può pretendere dall'unico debitore l’intero adempimento. le obbligazioni con pluralità di debitori caratterizzate dal fatto che ciascuno dei debitori è obbligato ad effettuare una parte soltanto della prestazione unitaria. le obbligazioni con pluralità di creditori nel caso in cui ciascuno creditore può pretendere dall'unico debitore soltanto la propria parte. le obbligazioni con pluralità di debitori caratterizzate dal fatto che ciascuno dei debitori è tenuto ad adempiere l’intera prestazione a favore dell’unico creditore. L’adempimento di una obbligazione naturale cioè di una obbligazione che nasce in virtù di un dovere morale e sociale: non è obbligatorio dal momento che il debitore non è giuridicamente obbligato ad eseguire la prestazione. comporta la non ripetibilità della prestazione eseguita spontaneamente e da un soggetto capace. comporta sempre la non ripetibilità della prestazione purché sia stata eseguita spontaneamente. comporta la ripetibilità della prestazione soltanto nel caso in cui sia stata effettuata a favore di un soggetto incapace. Gli interessi convenzionali stabiliti ad un tasso superiore a quello legale: richiedono la forma scritta ad substantiam. possono essere determinati dalle parti senza alcuna formalità. devono essere determinati con scrittura privata autenticata. sono vietati dalla legge. Si dicono interessi compensativi: gli interessi previsti nel caso di obbligazioni di valore aventi cioè originariamente per oggetto una prestazione diversa dal pagamento. gli interessi dovuti dal debitore come risarcimento del danno derivante al creditore dal ritardo nel pagamento di una somma di denaro. gli interessi dovuti quale corrispettivo per il godimento del denaro del creditore da parte del debitore. gli interessi stabiliti dalle parti a compensazione di reciproche posizione di credito. Quando l’obbligazione ha per oggetto due o più prestazioni e il debitore si libera eseguendone interamente una sola, siamo in presenza di un’obbligazione: alternativa. divisibile. cumulativa. facoltativa. Sono parti del contratto di accollo: il creditore, il debitore e il terzo estraneo. il creditore e un soggetto terzo estraneo al rapporto obbligatorio originario. il debitore e il soggetto terzo estraneo al rapporto obbligatorio originario. il creditore e il debitore, ma non il terzo. Per aversi surrogazione per volontà del creditore: è necessario che il creditore ricevendo il pagamento dal terzo dichiari di farlo subentrare nei suoi diritti nei confronti del debitore in modo espresso e contemporaneamente al pagamento. non si richiede nessuna formalità così colui che paga il debito altrui subentra nei diritti spettanti al creditore indipendentemente dalla volontà di quest’ultimo e del debitore. è sufficiente che il creditore che riceve il pagamento dal terzo mostri la sua volontà di farlo subentrare nella sua posizione anche attraverso un comportamento concludente. è sufficiente che il creditore ricevendo il pagamento dal terzo dichiari di farlo subentrare nei suoi diritti nei confronti del debitore. Nella cessione del credito, il creditore cedente è tenuto a garantire la solvibilità del debitore ceduto cioè la realizzabilità del credito?. si, salvo che tale garanzia sia esclusa con apposito patto tra le parti. si, il creditore cedente in caso di inadempimento del debitore ceduto risponderà sempre nei confronti del cessionario restituendo quanto aveva eventualmente ricevuto come corrispettivo della cessione. no, salvo che le parti con apposito patto stabiliscano che il cedente debba prestare tale garanzia. no, il rischio di insolvenza grava sempre sul cessionario. Quando la cessione del credito ha efficacia nei riguardi del debitore ceduto?. soltanto nel caso in cui sia stata notificata al debitore dal cedente o dal cessionario. soltanto nel caso in cui il debitore ceduto l’abbia accettata. quando il debitore ceduto l’ha accettata o gli è stata notificata dal cedente o dal cessionario. soltanto se il debitore ceduto ha dato il proprio consenso partecipando alla stipulazione del contratto. Quando l’impossibilità di adempiere l’obbligazione libera il debitore?. quando è oggettiva, temporanea ed inevitabile. quando è oggettiva, sopravvenuta e non imputabile al debitore. quando è soggettiva, preesistente ed evitabile. quando è imprevedibile, soggettiva, imputabile al debitore. Quando si ha estinzione dell’obbligazione per remissione del debito?. quando il creditore con atto unilaterale dichiara di rinunciare al suo credito. quando le parti sostituiscono all’obbligazione originaria una nuova obbligazione con oggetto o titolo diverso. quando la prestazione viene adempiuta da un soggetto diverso dal debitore originario che viene liberato. quando due persone sono obbligate reciprocamente l’una verso l’altra. Non rientra nei modi di estinzione dell’obbligazione a carattere non satisfattorio: la compensazione. la novazione. l’impossibilità sopravvenuta della prestazione. la remissione del debito. Al fine della messa in mora del creditore, se l'obbligazione ha per oggetto denaro, titoli o titoli di credito ovvero cose mobili da consegnare al domicilio del creditore, l'offerta della prestazione deve essere: per intimazione. effettuata mediante deposito. reale. reale o per intimazione a scelta del debitore. Quando si ha mora del creditore?. quando il creditore, scaduto il termine per l'adempimento, non intima per iscritto al debitore di adempiere l'obbligazione. quando il creditore contesta il corretto adempimento al debitore, non accettando la sua prestazione. quando il creditore, senza motivo legittimo, rifiuti di ricevere l'esatto adempimento o non compie quanto è necessario affinché il debitore possa adempiere l'obbligazione. quando, ricevuto il pagamento, il creditore rifiuta di rilasciare idonea documentazione attestante l’avvenuto adempimento. Il debitore può liberarsi eseguendo una prestazione diversa da quella dedotta in obbligazione?. si, purché il debitore esegua una prestazione di valore maggiore di quella dedotta in origine nell'obbligazione. si, purché il creditore acconsenta. si, purché la prestazione eseguita dal debitore in luogo di quella dedotta in origine nell'obbligazione sia di uguale valore. no, perché il debitore è tenuto all'esatto adempimento. Ai sensi dell’art. 1175 c.c., il creditore e il debitore, nell'esercizio dei propri diritti e nell'adempimento dei propri doveri, devono comportarsi: secondo gli usi. con la diligenza del buon padre di famiglia. secondo le regole della correttezza. secondo quanto previsto nel titolo costitutivo dell’obbligazione. Il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta è tenuto al risarcimento del danno?. sì, ma solo se si tratta di grave inadempimento. si, sempre. sì, se non prova che l'inadempimento o il ritardo è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile. sì, se il creditore prova che l'inadempimento o il ritardo è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa imputabile al debitore. Si ha inadempimento relativo del debitore: quando la prestazione è stata effettuata in modo inesatto. quando il debitore non ha ancora eseguito la prestazione dovuta, ma l’adempimento, sebbene in ritardo, può ancora attuarsi. quando la prestazione non può essere più adempiuta. quando la prestazione è mancata totalmente. La costituzione in mora del debitore si verifica automaticamente senza alcuna attività da parte del creditore (mora ex re) quando: l’obbligazione ha per oggetto una somma di denaro. l’obbligazione deriva da fatto illecito. l’obbligazione è sorta in virtù di una disposizione di legge. l’obbligazione è sorta in virtù della conclusione di un contratto. In riferimento alle conseguenze che si producono in seguito alla costituzione in mora del debitore, quale di queste affermazioni non è corretta: la costituzione in mora determina l’interruzione della prescrizione del diritto del creditore. la costituzione in mora determina il passaggio in capo al debitore moroso del rischio per l’impossibilità sopravvenuta della prestazione solo se l’impossibilità è dovuto a causa a lui imputabile. la costituzione in mora determina l’obbligo per il debitore di risarcire i danni derivanti dal ritardo dell’adempimento. la costituzione in mora determina a carico del debitore l’obbligo del pagamento degli interessi moratori per le obbligazioni pecuniarie. La costituzione del pegno, non riconosce al creditore: il diritto di preferenza rispetto agli altri creditori in ordine alla distribuzione del ricavato dall'esecuzione forzata. il diritto di usare e di compiere atti di disposizione sulla la cosa oggetto del pegno. il diritto di chiedere al giudice l’assegnazione in pagamento del bene pignorato fino alla concorrenza del suo credito. il diritto di trattenere la cosa oggetto del pegno. Ai sensi dell'art. 2740 c.c., il debitore risponde dell'adempimento delle proprie obbligazioni: con tutti i suoi beni presenti e futuri. soltanto con i beni che sono entrati nel suo patrimonio dopo che l'obbligazione è sorta. soltanto con i beni che costituiscono oggetto di pegno o ipoteca. soltanto con i beni presenti nel suo patrimonio al momento in cui l'obbligazione è sorta. Il privilegio generale si caratterizza per il fatto che: non riconosce il diritto di sequela con la conseguenza che può essere esercitato fintanto che i beni mobili fanno parte del patrimonio del debitore. riconosce il diritto di sequela che può esercitarsi anche in pregiudizio dei diritti acquistati dai terzi posteriormente al sorgere del privilegio. richiede un titolo costitutivo che trova esclusivamente la sua fonte nella volontà delle parti. si esercita solo su determinati beni mobili o su beni immobili ai quali è collegato il diritto di credito. Quali tra questi beni non possono costituire oggetto di ipoteca: beni mobili. diritti reali immobiliari. beni mobili registrati. beni immobili. Tra i mezzi di conservazione della garanzia patrimoniale, l’azione revocatoria riconosce al creditore: il diritto di far sequestrare uno o più beni del debitore quando abbia fondato timore di perdere la garanzia del proprio credito. il diritto di chiedere al giudice l’assegnazione in pagamento del bene fino alla concorrenza del suo credito. il diritto di sostituirsi al debitore inattivo nell'esercizio dei singoli diritti o azioni che gli spettano verso terzi a diretto vantaggio del suo patrimonio. il diritto di ottenere dal giudice la dichiarazione di inefficacia nei suoi confronti degli atti di disposizione lesivi delle sue ragioni posti in essere dal debitore. Tra i mezzi di conservazione della garanzia patrimoniale, come si definisce l’istituto che, in attesa di una sentenza che accerti il diritto del creditore, ha lo scopo di sottrarre materialmente e giuridicamente un bene alla libera disponibilità del debitore per tutta la durata del processo?. sequestro conservativo. pignoramento. azione surrogatoria. azione revocatoria. Nel nostro ordinamento vige il principio della libertà della forma, esistono però una serie di contratti che richiedono, a pena di nullità, una particolare forma; così secondo il disposto dell’art. 1350 c.c. richiedono la forma scritta: i contratti che trasferiscono la proprietà di beni immobili. i contratti che costituiscono, modificano o trasferiscono il diritto di usufrutto su beni mobili. qualsiasi contratto che trasferisce un diritto di proprietà. i contratti di locazione di beni immobili per una durata superiore a 3 anni. Salvo diverse disposizione di legge, le norme che regolano i contratti in generale previste nel Titolo II del Libro IV del Codice Civile sono applicabili agli atti unilaterali?. si, sempre. soltanto agli atti unilaterali tra vivi aventi contenuto patrimoniale e purché tali norme siano compatibili. solo agli atti unilaterali mortis causa e solo in quanto tali norme siano compatibili. no, tali disposizioni sono applicabili esclusivamente ai contratti. Si definiscono contratti collegati: i contratti con i quali le parti perseguono un risultato economico comune attraverso il ricorso ad una pluralità di contratti tra loro interdipendenti. i contratti nei quali concorrono gli elementi di più contratti tipici che si fondono in un unico contratto. i contratti che ricorrono quando i soggetti per raggiungere un effetto perseguibile attraverso un determinato contratto seguono una via indiretta. i contratti di per sé leciti che vengono manipolati per conseguire un risultato vietato da una norma imperativa. Si definiscono contratti ad efficacia reale: i contratti che hanno ad oggetto un diritto reale. i contratti che determinano il trasferimento da un soggetto ad un altro della proprietà su un bene oppure la costituzione o trasferimento di un altro diritto reale. i contratti produttivi di soli effetti obbligatori. i contratti che richiedono per il loro perfezionamento, oltre al consenso delle parti, anche la consegna materiale della cosa. Secondo il disposto dell'art. 1344 del Codice Civile, quando il contratto, di per sé lecito, costituisce il mezzo per eludere l’applicazione di una norma imperativa ottenendo così un risultato equivalente a quello vietato dalla legge, si reputa: illecito il motivo anche se non comune a tutti i contraenti. illecita la causa e quindi il contratto è nullo. illecita la causa e quindi il contratto è annullabile. illecito il motivo e quindi il contratto è nullo se il motivo risulta comune a tutti i contraenti. Secondo il disposto dell’art. 1346 c.c. l’oggetto del contratto, pena la sua nullità, deve essere possibile, lecito, determinato o determinabile; la determinazione dell’oggetto del contratto può essere rimessa ad un soggetto terzo?. si, il soggetto terzo cd. arbitratore potrà procedere nella determinazione dell'oggetto sia con equo apprezzamento che con mero arbitrio. no, l’oggetto può essere determinabile soltanto mediante il rinvio a criteri fissati dalla legge. si, ma il soggetto terzo potrà procedere soltanto con mero arbitrio quindi la sua sentenza non sarà impugnabile. si, ma il soggetto terzo potrà procedere soltanto con equo apprezzamento e quindi la sua sentenza potrà essere impugnata dinanzi ad un giudice perché manifestatamente iniqua o erronea. Quando il verificarsi dell’evento dedotto in condizione dipende dalla volontà di terzi, la condizione si definisce: casuale. potestativa. meramente potestativa. mistacal. Le parti possono incidere sull'efficacia di un contratto mediante l’apposizione di una condizione; si definisce condizione risolutiva: un avvenimento futuro ed incerto al cui verificarsi le parti subordinano la produzione degli effetti del contratto. un avvenimento futuro, ma certo al verificarsi del quale si producono gli effetti del contratto. un avvenimento futuro, ma incerto al cui verificarsi le parti subordinano la cessazione degli effetti del negozio. un avvenimento futuro e certo al verificarsi del quale cessano gli effetti del contratto. Quali effetti produce l’apposizione ad un contratto di una condizione illecita cioè contraria a norme imperative, all'ordine pubblico e al buon costume?. il contratto è nullo sia nel caso di condizione sospensiva sia nel caso di condizione risolutiva. il contratto è nullo se la condizione è sospensiva, mentre è valido se la condizione è risolutiva. il contratto è valido ed efficace se la condizione è sospensiva, mentre è nullo se la condizione è risolutiva. il contratto è annullabile se la condizione è sospensiva, mentre è valido e definitivamente efficace se la condizione è risolutiva. Quali effetti produce l’apposizione ad un contratto di una condizione risolutiva impossibile?. rende nullo il contratto soltanto se è potestativa. nessun effetto, si da per non apposta. rende annullabile il contratto. rende sempre nullo il contratto. Nella pendenza della condizione cioè nel periodo di tempo in cui è incerto il verificarsi dell’evento che costituisce la condizione medesima, la legge disciplina tale fase stabilendo che: chi ha acquistato il diritto sotto condizione risolutiva può esercitare il diritto stesso impedendo all'altro contraente la possibilità di compiere qualsiasi atto. i diritti sottoposti sia a condizione sospensiva che risolutiva non possono essere oggetto di atti di disposizione. chi ha acquistato il diritto sotto condizione sospensiva non può compiere alcun atto fino all'avverarsi della condizione. chi ha acquistato il diritto sotto condizione sospensiva può compiere atti conservativi. Si ha avveramento della condizione quando la situazione di incertezza che caratterizza il contratto condizionato, cessa perché l’evento dedotto in condizione si è verificato; ai sensi dell’art. 1360 c.c.: gli effetti dell’avveramento della condizione retroagiscono al tempo in cui è stato concluso il contratto. gli effetti dell’avveramento della condizione si verificano dal momento in cui si è verificato l’evento dedotto in giudizio. gli effetti dell’avveramento sono stabiliti di volta in volta dal giudice. gli effetti dell’avveramento della condizione si verificano dal momento concordato dalle parti nel contratto. Le parti possono incidere sull'efficacia di un contratto mediante l’apposizione del termine; si definisce termine finale: un avvenimento futuro, ma incerto al cui verificarsi le parti subordinano la cessazione degli effetti del negozio. un avvenimento futuro, ma certo al verificarsi del quale si producono gli effetti del contratto. un avvenimento futuro e certo al verificarsi del quale cessano gli effetti del contratto. un avvenimento futuro ed incerto al cui verificarsi le parti subordinano la produzione degli effetti del contratto. L’onere è un elemento accidentale del negozio giuridico che si può apporre: solo ai negozi a titolo gratuito. a tutti i negozi giuridici. soltanto ai negozi mortis causa. soltanto ai negozi inter vivos. L’accettazione della proposta può essere revocata?. l’accettazione può essere revocata purché la revoca giunga a conoscenza del proponente prima che vi giunga l’accettazione. l’accettazione una volta trasmessa al proponente dal destinatario della proposta non può essere revocata. l’accettazione è irrevocabile se proviene da un imprenditore purché non piccolo e fatta nell'esercizio dell’impresa. l’accettazione una volta emessa dal destinatario della proposta non può essere revocata. Nel caso di morte o sopravvenuta incapacità del proponente, l’altra parte può ancora comunicare la sua accettazione perfezionando il contratto?. no, la proposta diventa inefficace. sì, la proposta rimane efficace entro i termini previsti dalla natura dell’affare e dagli usi. sì, purché il proponente sia un piccolo imprenditore. sì, nel caso di proposta ferma o irrevocabile ed entro il termine di validità della proposta. Ai sensi dell’art. 1341 c.c., le condizioni generali di contratto predisposte da uno dei contraenti hanno efficacia nei confronti dell'altro: solo se al momento della conclusione del contratto il proponente ha espressamente informato l’aderente del contenuto delle stesse. solo, se al momento della conclusione del contratto l’altro contraente le ha conosciute o avrebbe dovuto conoscerle usando l'ordinaria diligenza. no, salvo siano state predisposte per iscritto. no, mai. Ai fini della validità della proposta contrattuale, si richiedono i seguenti requisiti: la proposta deve essere tempestiva cioè deve essere inviata al destinatario in un congruo termine normalmente reso necessario dalla natura dell’affare o dagli usi. la proposta deve essere sottoscritta dal proponente o effettuata alla presenza di testimoni. la proposta deve essere effettuata in forma scritta. la proposta deve essere completa. La proposta contrattuale può essere revocata?. si, solo in presenza di una giusta causa. si, purché la revoca sia emessa prima che il proponente abbia avuto conoscenza dell’accettazione. dagli aventi diritto in caso di morte o incapacità del proponente. no, la proposta contrattuale è sempre irrevocabile. Quando, di regola, un contratto si considera concluso?. nel momento in cui chi ha fatto la proposta viene a conoscenza dell'accettazione dell'altra parte. nel momento in cui la proposta è stata accettata. quando l’accordo viene sottoscritto dalle parti. nel momento in cui la proposta è pervenuta a conoscenza del destinatario. Nel nostro ordinamento è previsto un tipo di responsabilità a carico dei soggetti coinvolti nel processo di formazione del contratto?. sì, tale responsabilità si configura a carico della parte che ha violato l’obbligo di agire secondo buona fede. no, al di fuori della responsabilità contrattuale, l'ordinamento riconosce soltanto una responsabilità extracontrattuale o aquiliana. sì, nel caso in cui una delle parti non adempia le obbligazioni dedotte in contratto. no, perché in tale momento non è ancora sorto un vincolo tra le parti e non può configurarsi alcun tipo di responsabilità. Si definisce contratto preliminare il contratto che ha per oggetto l’obbligo per le parti di concludere un successivo contratto detto definitivo; in riferimento al contratto preliminare quali delle seguenti affermazioni risulta corretta?. il contratto preliminare produce sia effetti reali che effetti obbligatori. il contratto preliminare deve contenere tutti gli elementi essenziali del contratto che le parti si obbligano a concludere. il contratto preliminare non necessariamente deve contenere tutti gli elementi essenziali del contratto che le parti si obbligano a concludere dal momento che tali elementi potranno essere integrati al momento della conclusione del contratto definitivo. il contratto preliminare può essere redatto con qualsiasi forma. Il contratto mediante il quale le parti convengono che una di esse si vincoli a mantenere ferma la sua dichiarazione per un determinato periodo di tempo, attribuendo all'altra parte la facoltà di accettare o meno la proposta si definisce: contratto preliminare. opzione. prelazione. proposta ferma. Con il patto di prelazione: le parti si impegnano a stipulare un successivo contratto il cui contenuto essenziale deve essere già determinato. il proponente riconosce al destinatario della proposta contrattuale il diritto di decidere, entro un lasso di tempo determinato, se concludere o meno il contratto con la certezza di non vedersi modificati i termini della proposta ricevuta. le parti convengono che una di esse si vincoli a mantenere ferma la sua dichiarazione per un determinato periodo di tempo, attribuendo all’altra parte la facoltà di accettare o meno la proposta. le parti restano libere di decidere se stipulare o meno il contratto, vincolando il proponente soltanto, a parità di condizioni, nella scelta del contraente. La facoltà di esercitare il recesso può essere concessa a fronte di un corrispettivo costituito di solito da una somma di denaro; tale corrispettivo si definisce caparra penitenziale quando: una parte consegna all'altra una somma di denaro o cose fungibili al solo fine di dimostrare la serietà con la quale si è stipulato il contratto. la somma di denaro viene versata da un soggetto terzo a garanzia dell’impegno sottoscritto da un contraente qualora quest’ultimo eserciti la facoltà di recesso senza giustificato motivo. le parti stabiliscono che la somma di denaro deve essere consegnata fin dal momento della conclusione del contratto. le parti stabiliscono che la somma di denaro dovrà essere versata dal recedente solo se e quando sarà esercitato il diritto di recesso. Il principio della relatività egli effetti del contratto stabilendo l’impossibilità per il contratto di produrre effetti sulla sfera giuridica dei soggetti terzi si riferisce: soltanto agli effetti vantaggiosi per i terzi. solamente ai cd. effetti diretti del contratto cioè quelli che trovano la loro causa produttiva direttamente nel contratto. solamente ai cd. effetti indiretti o riflessi cioè quelli riconducibili al contratto indirettamente. sia agli effetti diretti che indiretti. Ai sensi dell’art. 1370 c.c., le clausole predisposte da uno dei contraenti nelle condizioni generali di contratto o in moduli o formulari, nel dubbio: si interpretano a favore di colui che le ha predisposte. non si applicano in quanto inefficaci. si interpretano contro colui che ha predisposto la clausola e a favore dell'altro contraente. si interpretano secondo buona fede. Ai sensi dell’art. 1367 c.c., nel dubbio, il contratto o le singole clausole devono interpretarsi: nel senso in cui possono avere qualche effetto, anziché in quello secondo cui non ne avrebbero alcuno. nel senso meno gravoso per l'obbligato. nel senso che realizzi l'equo contemperamento degli interessi delle parti. nel senso più favorevole allo stipulante. Quando nonostante l’applicazione delle regole previste nel Codice Civile (artt. 1362-1370 c.c.), il contratto a titolo oneroso rimanga oscuro, esso deve essere interpretato: nel senso meno gravoso per l'obbligato. nel senso meno conveniente agli interessi comuni dei contraenti. secondo equità. nel senso che realizzi l'equo contemperamento degli interessi delle parti. Si ha cessione del contratto quando una parte di un contratto originario sostituisce a sé stessa un terzo; la cessione si caratterizza per il fatto che: oggetto della cessione sono tutti i rapporti attivi e passivi determinati dal contratto ceduto purché si tratti di un contratto a prestazioni corrispettive non ancora eseguite. non è indispensabile il consenso del ceduto. non necessariamente si cede una posizione contrattuale, ma si può anche reimpiegare la posizione giuridica derivante da un contratto in corso di esecuzione attribuendola ad un terzo. oggetto della cessione può essere anche un solo un diritto di credito e non l'intera posizione. Nel contratto per persona da nominare, la persona nominata, che ha espressamente accettato la nomina, diviene parte sostanziale del contratto: dal momento in cui la nomina viene comunicata alla controparte. dal momento della stipulazione del contratto. dal momento della sua accettazione. dal momento in cui è stata effettuata la nomina. Si definiscono cause di nullità virtuali del contratto: le nullità comminate dai giudici sulla base di una valutazione meramente discrezionale. le nullità che derivano dalla violazione di norme imperative. le nullità che derivano da difetti strutturali del contratto. le nullità specificatamente comminate dalla legge. In quale caso il contratto è nullo: in caso di violenza morale posta in essere da un soggetto terzo. quando l’oggetto del contratto è indeterminato o indeterminabile. quando è concluso da un soggetto sottoposto a provvedimento di interdizione giudiziale. quando è concluso da un soggetto incapace di intendere e di volere. E' un carattere tipico della nullità del contratto: l’efficacia retroattiva della dichiarazione di nullità. la legittimazione relativa dell’azione di nullità. la sanabilità per effetto della convalida. la natura costitutiva della sentenza di nullità. E’ un carattere tipico dell’annullabilità del contratto: la natura dichiarativa della sentenza di annullamento. la legittimazione assoluta dell’azione di annullamento. la sanabilità. l’imprescrittibilità dell’azione di annullamento. Le cause di annullabilità del contratto possono essere: solo virtuali. solo strutturali in quanto l’annullabilità deriva sempre da difetti strutturali del contratto. anche virtuali in quanto l’annullabilità può derivare dalla violazione di una qualsiasi norma imperativa che l’ordinamento ha stabilito come inderogabile per le parti. solo testuali cioè l’annullabilità sussiste solo nei casi previsti espressamente dal legislatore. Non è causa di annullabilità del contratto: la violenza psichica. l’incapacità naturale. la mancanza della volontà. l'incapacità legale. La rescissione per lesione è possibile: purché la sproporzione di valore fra prestazione e controprestazione ecceda un terzo del valore che la prestazione eseguita o promessa dalla parte danneggiata aveva al momento della conclusione del contratto. purché vi sia una sproporzione di valore fra prestazione e controprestazione valutata dal giudice di notevole rilevanza. purché vi sia una qualsiasi sproporzione di valore fra prestazione e controprestazione. purché la sproporzione tra prestazione e controprestazione ecceda la metà del valore che la prestazione eseguita o promessa dalla parte danneggiata aveva al momento della conclusione del contratto. La sentenza che accerta l’annullabilità del contratto ha: natura costitutiva in quanto non si limita ad accertare la situazione giuridica preesistente, ma la modifica. natura dichiarativa in quanto non modifica la situazione giuridica preesistente, ma si limita ad accertarla. natura risolutiva in quanto elimina gli effetti del contratto. natura esecutiva perché costituisce titolo per far valere un diritto. Non rientra nei presupposti per la rescissione del contratto concluso in stato di pericolo. un pericolo attuale di un grave danno alla persona che può essere lo stesso contraente o altra persona. una situazione, anche temporanea, di grave difficoltà economica tale da mettere in pericolo il contraente o i suoi beni. l’iniquità delle condizioni a cui il contraente ha dovuto soggiacere per salvare sé o altri dal pericolo. la conoscenza dello stato di pericolo da parte di colui che ne ha tratto vantaggio. L’annullabilità del contratto può essere sanata: solo in seguito a prescrizione dell’azione di annullamento. solo con la convalida. con la ratifica. sia con la convalida che con la prescrizione dell’azione di annullamento. La risoluzione del contratto, ossia lo scioglimento del vincolo contrattuale e la cessazione degli effetti da esso derivanti, è un istituto che opera con riferimento: anche ai contratti con obbligazioni a carico di una sola parte. ai soli contratti a titolo oneroso. ad ogni tipologia di contratto. ai soli contratti sinallagmatici o a prestazioni corrispettive. La risoluzione contrattuale per inadempimento ha effetto retroattivo: solo tra le parti lasciando impregiudicati i diritti acquistati dai terzi. anche nei confronti dei terzi purché in buona fede. solo nei confronti dei terzi. sia nei confronti delle parti che dei terzi non distinguendo tra buona fede e mala fede. Nei contratti a prestazioni corrispettive, se la prestazione di una parte è divenuta solo parzialmente impossibile, l’altra parte può: chiedere soltanto una equa riduzione della prestazione dovuta. solo ottenere la risoluzione del contratto. ottenere una corrispondente riduzione della prestazione da lei dovuta o recedere dal contratto, qualora non abbia un interesse apprezzabile all’adempimento parziale. richiedere lo scioglimento del contratto per sopravvenuta ed eccessiva onerosità della prestazione. Nei contratti a prestazioni corrispettive, cosa può fare una parte contrattuale di fronte all'inadempimento dell’altra?. può scegliere se chiedere l'adempimento o la risoluzione del contratto. può chiedere solo la risoluzione. può chiedere soltanto la cd. manutenzione del contratto. deve chiedere dapprima l'adempimento, e, solo nel caso in cui l'inadempimento persista, può chiedere la risoluzione. Nel contratto di compravendita, di regola, quando si verifica il trasferimento del diritto di proprietà del bene?. con la trascrizione dell’atto se si tratta di beni immobili. con la consegna del bene dal momento che la compravendita è un contratto reale. con lo scambio del consenso dal momento che la compravendita è un contratto consensuale. con il pagamento del prezzo del bene. Con il perfezionarsi del contratto di compravendita, sorge in capo al venditore l’obbligo di prestare garanzia al compratore per i vizi della cosa venduta cioè il venditore deve garantire: al compratore che la cosa venduta sia immune da imperfezioni o da alterazioni tali da rendere il bene inidoneo all’uso a cui è destinato. che la cosa consegnata sia la stessa di quella pattuita nella vendita. l'acquirente per difetto delle qualità promesse che ricorre nell'ipotesi in cui la cosa venduta non ha le qualità promesse oppure le qualità essenziali per l’uso cui è destinata. all’acquirente che nessuno lo potrà privare del diritto oggetto del contratto né limitarlo nel suo godimento. La permuta è un contratto: ad effetti obbligatori. a prestazioni corrispettive. a titolo gratuito. reale. Il contratto di locazione è: un contratto, di regola, a forma libera. un contratto ad effetti reali. un contratto a titolo gratuito. un contratto reale. Nel caso del mandato senza rappresentanza qualora il mandatario non adempia l’obbligo di trasferire con successivo negozio giuridico al mandante gli effetti degli atti compiuti per conto di quest’ultimo, il mandante: può chiedere che il giudice attui il trasferimento mediante sentenza costitutiva purché non si tratti di acquisto di beni immobili o mobili registrati. può sempre rivendicare i beni acquistati dal mandatario in nome proprio anche nei confronti di terzi in malafede. può chiedere al giudice che attui il trasferimento mediante sentenza costitutiva a condizione che si tratti di acquisto di beni mobili non registrati. nel caso di acquisto di beni mobili (non registrati), può rivendicare i beni che sono stati acquistati dal mandatario in nome proprio, ma nell'interesse del mandante stesso. Il contratto di comodato è: un contratto ad effetti reali. un contratto reale. un contratto a forma vincolata. un contratto oneroso. Il deposito è: il contratto con il quale una parte si obbliga a far godere all’altra una cosa mobile o immobile per un dato tempo verso un determinato corrispettivo. il contratto con il quale una parte consegna all'altra una cosa mobile o immobile, affinché se ne serva per un tempo ed un uso determinato, con l’obbligo di restituire la stessa cosa ricevuta, ma senza essere tenuta a pagare alcun corrispettivo. il contratto col quale una parte riceve dall’altra una cosa mobile con l’obbligo di custodirla e restituirla in natura. il contratto con il quale una parte consegna all’altra una determinata quantità di danaro o di altre cose fungibili e l’altra si obbliga a restituire altrettante cose della stessa specie e qualità. Il contratto con il quale una parte consegna all'altra una cosa mobile o immobile, affinché se ne serva per un tempo ed un uso determinato, con l’obbligo di restituire la stessa cosa ricevuta, ma senza essere tenuta a pagare alcun corrispettivo è: comodato. leasing. locazione. deposito. Il mutuo NON è: un contratto consensuale. un contratto a forma libera. un contratto ad effetti reali. un contratto oneroso. I contratti del consumatore sono quelli conclusi tra il consumatore e il professionista; può godere delle tutele specificatamente previste per il consumatore: la persona fisica che compra un bene o un servizio al di fuori di una attività professionale eventualmente svolta,ma al solo fine di soddisfare un proprio bisogno personale. qualsiasi soggetto, persona fisica o ente, purché agisca per scopi estranei all'attività imprenditoriale. un ente senza scopo di lucro purché acquisti un bene o un servizio al di fuori della sua attività istituzionale. la persona fisica che acquista un bene o un servizio necessario per l’esercizio della propria attività professionale. La disciplina a tutela del consumatore vieta le pratiche commerciali scorrette cioè quelle pratiche contrarie alla diligenza professionale e idonee a falsare in modo apprezzabile il comportamento economico del consumatore medio; si definiscono aggressive le pratiche commerciali scorrette: quando si concretizzano in azioni che trasmettono al consumatore informazioni non veritiere. quando si traducono nella mancata comunicazione al consumatore di informazioni necessarie per assumere una decisione commerciale consapevole. quando mirano a condizionare il consumatore limitando la sua libertà di scelta e inducendolo ad assumere una decisione di natura commerciale che altrimenti non avrebbe preso. quando si concretizzano in azioni presentate in modo tale da indurre in errore un consumatore medio. Una clausola contrattuale può definirsi vessatoria quando: determina uno squilibrio del valore delle prestazioni oggetto del contratto superiore al 50%. determina a carico del consumatore un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto. determina a carico del professionista un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto. determina a carico di terzi un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto. Al fine di determinare l'ambito di applicazione delle norme dettate dal Codice al Consumo, si definiscono contratti del consumatore quelli conclusi: tra il consumatore e il professionista. anche tra soli professionisti. anche tra soli consumatori. esclusivamente tra consumatori. Nella ipotesi di responsabilità aggravata l’onere della prova grava: sul danneggiato che dovrà dimostrare la colpa o il dolo del danneggiante. sul danneggiante che dovrà liberarsi dalla responsabilità fornendo la cd. prova liberatoria. sul danneggiante che potrà dimostrare con ogni mezzo la propria non colpevolezza. sul danneggiato soltanto nel caso di colpa lieve del danneggiante. Nelle ipotesi in cui l’autore risponde del danno cagionato sulla base del solo nesso di causalità tra fatto ed evento dannoso, indipendentemente dall'aver agito con dolo o con colpa, si individua: una responsabilità aggravata. una responsabilità oggettiva. una responsabilità diretta. una responsabilità soggettiva. La legge prevede alcune fattispecie in cui posizione del danneggiante risulta comunque “aggravata” dal momento che, per liberarsi dalla responsabilità per fatto illecito, dovrà fornire la cd. prova liberatoria; rientra nell'ipotesi di responsabilità aggravata: la responsabilità del conducente e del proprietario di un veicolo senza guida di rotaie per i danni derivanti da vizi di costruzione o da difetto di manutenzione del veicolo. la responsabilità del proprietario di un animale o di chi se ne serve per il tempo in cui lo ha in uso per i danni cagionati dall'animale sia che fosse sotto la sua custodia sia che fosse smarrito o fuggito. la responsabilità del proprietario di un edificio o altra costruzione per i danni provocati dalla loro rovina dovuta a difetto di costruzione. la responsabilità dei padroni e dei committenti per i danni arrecati da fatto illecito dei loro domestici o commessi nell'esercizio delle loro incombenze. Nel caso della responsabilità extracontrattuale, il diritto al risarcimento del danno si prescrive: nel termine di tre anni. è imprescrittibile. nel termine di cinque anni. nel termine di dieci anni. Nella responsabilità extracontrattuale, di regola, il danneggiato: non deve provare alcunché, l’onere della prova grava sul danneggiante. ha l’onere di provare non solo l’esistenza del danno, ma anche il dolo o la colpa del danneggiante. deve provare solo l’esistenza del suo danno. deve solo dimostrare di non aver potuto impedire la condotta del danneggiante. Secondo il disposto dell’art. 2043 è illecito il fatto che provoca un danno ingiusto: per l’orientamento giurisprudenziale prevalente e ormai consolidato si qualifica ingiusto il danno: quando la condotta del danneggiante determina la lesione di un qualsiasi diritto soggettivo. quando la condotta del danneggiante determina la lesione di un diritto soggettivo assoluto. quando si traduce nella lesione di un interesse, che seppur non protetto come diritto soggettivo, risulta comunque tutelato dall'ordinamento giuridico. quando la condotta del danneggiante determina la lesione di un interesse legittimo. La cambiale è un titolo di credito: causale. nominativo. al portatore. all'ordine. La promessa al pubblico è revocabile?. sì, ma soltanto per giusta causa e purché la revoca sia resa pubblica nella stessa forma della promessa. sì, ma la revoca potrà avere effetto dopo l’avverarsi della situazione o il compimento dell’azione. sì, sempre. no, una volta resa pubblica la promessa è irrevocabile. Non rientra nelle promesse unilaterali: la promessa di pagamento. l’offerta al pubblico. la ricognizione del debito. la promessa al pubblico. Come si definisce la cambiale tratta?. un titolo di credito che contiene la promessa fatta da una persona di pagare una somma di danaro direttamente nelle mani del promissario. un titolo di credito emesso soltanto da istituti di credito a ciò autorizzati che si impegnano a pagare a vista l’importo per cui il titolo è emesso o all’intestatario del titolo o ad un giratario. un titolo di credito che contiene l’ordine che una persona dà ad un’altra di pagare in maniera incondizionata ad un terzo una somma di danaro. un documento sul quale unilateralmente l’emittente sottoscrive un ordine incondizionato rivolto alla banca di pagare una determinata somma di danaro a favore del beneficiario indicato sul titolo. Si definiscono titoli di credito all'ordine: quei titoli che si trasferiscono con la semplice consegna del titolo. quei titoli nei quali è inserito il nome di una determinata persona-beneficiaria e che si trasferiscono mediante la consegna e la girata. quei documenti che incorporano il diritto alla consegna di merci in essi specificate. quei titoli emessi in serie con un’unica operazione diretta a portare in circolazione più titoli di un medesimo contenuto. Affinché la gestione di affari altrui possa considerarsi legittima, sono necessari i seguenti presupposti: la gestione deve essere vantaggiosa per l’interessato per tutta la sua durata. l’interessato non deve essere in condizioni di poter provvedere personalmente alla gestione dell’affare. deve sussistere a carico del gestore un obbligo giuridico all'adempimento. il gestore deve avere la capacità di intendere e di volere. Si ha indebito soggettivo quando: si esegue un pagamento non dovuto. si esegue un pagamento, credendosi debitore in base ad un titolo nullo. si esegue un pagamento già effettuato da un altro soggetto. si paga un debito altrui, credendosi debitore per errore scusabile. Le ipotesi di responsabilità per danni all'incolumità delle persone provocati nello svolgimento e nell'organizzazione di attività sportive possono riguardare: anche coloro che svolgono compiti di organizzazione e promozione dell’attività sportiva. solo i soggetti terzi estranei alla competizione sportiva. solo coloro che partecipano direttamente all'attività sportiva. solo coloro che svolgono attività di organizzazione delle attività sportive. Ai fini della determinazione della responsabilità dell’atleta per condotte lesive poste in essere durante lo svolgimento di un’attività sportiva, il discrimine tra condotte giustificate e condotte perseguibili sulla base del superamento del limite del “rischio consentito” viene determinato: convenzionalmente dagli atleti che partecipano alla competizione sportiva. dai regolamenti sportivi. dal giudice sportivo in relazione alla volontarietà o meno della condotta posta in essere dall'atleta. dal giudice di merito caso per caso in relazione alle caratteristiche tecniche e alle finalità dell’attività sportiva praticata. In riferimento agli eventi dannosi causati dall'atleta all'avversario durante una competizione sportiva, quale di queste affermazioni è corretta?. l’atleta è sempre responsabile per i danni arrecati all'avversario quando viene violata una norma tecnica in quanto il mancato rispetto dei regolamenti determina automaticamente la responsabilità del danneggiante in sede civile. nessuna responsabilità per i danni subiti dall'avversario può essere addebitata all'atleta se il comportamento tenuto risulta rispettoso delle "regole tecniche dello sport". l’atleta è responsabile per i danni arrecati all’avversario anche quando la condotta posta in essere dallo stesso sia funzionale alle finalità agonistiche e/o alle dinamiche del gioco. nessuna responsabilità per danni subiti dall'avversario può essere addebitata all'atleta a prescindere dal rispetto delle regole tecniche se si tratta di uno sport violento. Il rispetto delle regole tecniche dello sport quale criterio per la determinazione del confine di liceità della pratica sportiva e quindi dell’antigiuridicità della condotta dell’atleta, presuppone: il rispetto sia delle regole di gioco che delle regole di gara. il rispetto delle regole di natura sportiva che trovano fondamento e tutela anche nelle leggi dello Stato. il rispetto delle sole regole di gara cioè delle regole che hanno lo scopo di regolamentare la condotta dello sportivo durante lo svolgimento della gara. il rispetto delle sole regole di gioco cioè delle regole emanate dalle singole federazioni sportive con lo scopo di regolare lo svolgimento della singola disciplina. Si considera illecito sportivo: qualsiasi condotta tenuta durante lo svolgimento di un avvenimento sportivo non rispettosa dei principi fondamentali dell’ordinamento sportivo purché tale da pregiudicare diritti riconosciuti dal’ordinamento statale. qualsiasi comportamento tenuto durante lo svolgimento di un avvenimento sportivo, posto in essere in violazione delle regole previste nei singoli statuti e nei regolamenti federali e dei principi fondamentali dell’ordinamento sportivo. qualsiasi comportamento tenuto durante lo svolgimento di un avvenimento sportivo non rispettoso delle norme statali e accertato dal giudice ordinario. qualsiasi comportamento tenuto durante lo svolgimento di un avvenimento sportivo non rispettoso dei principi fondamentali dell’ordinamento sportivo purché integri gli estremi di un reato. A causa della atipicità delle attività sportive pericolose, spetterà sempre al giudice individuare, volta per volta, quale attività possa essere considerata pericolosa sia per gli atleti che per i soggetti terzi; secondo gli orientamenti giurisprudenziali dominanti sono considerate, di regola pericolose le seguenti pratiche sportive: il golf. il rugby. le competizioni motoristiche su strada. il tennis. Con riferimento all'art. 2050 c.c., per attività pericolose si intendono: quelle attività nelle quali la pericolosità può derivare da un comportamento rimproverabile alla condotta del soggetto agente. anche quelle attività che, pur non essendo specificatamente indicate dal legislatore, si caratterizzano per la potenzialità lesiva superiore al normale insita nella loro natura o nei mezzi adoperati. soltanto quelle attività qualificate pericolose dalla legge sulla pubblica sicurezza e dalle varie leggi speciali. quelle attività nelle quali la pericolosità sociale è dovuta ad un cattivo utilizzo dei mezzi da parte di coloro che le esercitano. Nel caso delle attività cd. atipiche, al fine di determinare l'applicabilità o meno dell'art.2050 c.c., l’accertamento del grado di pericolosità insito nell'attività svolta viene valutato: dal giudice sulla base di un giudizio ex ante sulla loro probabile potenzialità dannosa. da periti nominati convenzionalmente dalle parti. dal giudice sulla base di un giudizio ex post sulla gravità ed entità del danno in concreto verificatosi. sulla base dei criteri convenzionalmente fissati per quel tipo di attività. Nell'ipotesi di responsabilità civile ai sensi dell’art. 2050 c.c., l’onere della prova grava: sul danneggiato soltanto nel caso di colpa lieve del danneggiante. sul danneggiato che dovrà dimostrare la colpa o il dolo del danneggiante. sul danneggiante che dovrà dimostrare di aver adottato preventivamente ogni cautela o misura atta ad evitare l’evento dannoso. sul danneggiante che potrà limitarsi a dimostrare di non aver commesso alcuna violazione di legge o di comune prudenza. Ai fini della determinazione dei limiti del rischio consentito e del grado di responsabilità dell’atleta, viene fatto riferimento al concetto di "violenza sportiva di base"; tale concetto individua: i comportamenti violenti convenzionalmente accettati dai partecipanti a quella determinata gara sportiva. la violenza individuata, sulla base di un giudizio discrezionale, dal giudice sportivo in riferimento a ciascun caso concreto. la violenza ammessa e tollerata in virtù del livello base di esercizio previsto per quella specifica attività sportiva. la violenza ammessa e tollerata in virtù di quanto previsto dal regolamento che disciplina una specifica pratica sportiva. Secondo un’elaborazione dottrinale, basata su un’ampia casistica giurisprudenziale, è uno "sport a violenza eventuale": basket. pugilato. golf. tennis. Secondo un’elaborazione dottrinale, basata su un’ampia casistica giurisprudenziale, non è uno sport “a violenza necessaria”: basket. lotta libera. arti marziali. boxe. Secondo un consolidato orientamento giurisprudenziale, per gli eventi dannosi causati all'avversario nell'esercizio di sport a violenza eventuale o necessaria, all'atleta autore della condotta lesiva: non può essere addebitata nessuna responsabilità anche in caso di condotta non rispettosa delle regole sportive, purché tale condotta sia funzionale alla finalità agonistica e alle dinamiche del gioco. non viene addebitata alcuna responsabilità in virtù dell’esimente sportiva del rischio consentito a prescindere dal caso concreto. viene sempre addebitata una responsabilità purché sussistano i presupposti previsti dall'art. 2043 c.c. non può essere addebitata nessuna responsabilità soltanto se il comportamento tenuto risulta rispettoso delle regole tecniche imposte dal regolamento della disciplina pratica. Ai fini della determinazione della colpevolezza dell’atleta per eventi lesivi posti in essere nell'esercizio dell’attività sportiva, si definisce doloso un comportamento quando: la condotta dell’atleta-danneggiante è caratterizzata dall'inosservanza dei principi di prudenza, diligenza e perizia commisurati agli standard dell’atleta medio. la gara sia stata soltanto l’occasione in cui viene posta in essere l’azione volta a cagionare l’evento lesivo. la condotta dell’atleta è finalizzata con raggiri e artifici ad alterare gli equilibri di gioco. la condotta dell’atleta-danneggiante è caratterizzata dal mancato rispetto delle regole. Ai fini della determinazione della colpevolezza dell’atleta per eventi lesivi posti in essere nell'esercizio dell’attività sportiva, si ha un comportamento colposo: quando la condotta dell’atleta-danneggiante è caratterizzata dal mancato rispetto delle regole o dall'inosservanza dei principi di prudenza, diligenza e perizia commisurati agli standard dell’atleta medio. quando il comportamento posto in essere dall'atleta autore del fatto lesivo non sia immediatamente rivolto all'azione di gioco, ma piuttosto ad intimorire l’avversario. quando l’illecito è compiuto per risentimento personale. quando la gara sia soltanto l’occasione dell’azione volta a cagionare l’evento lesivo. Per gli eventi dannosi causati all'avversario durante una competizione sportiva non violenta, la condotta lesiva dell’atleta: è riconducibile solo al mero illecito disciplinare. è sempre riconducibile ai criteri di imputabilità ex art. 2043 c.c. non è punibile dalla giustizia ordinaria. non è riconducibile alla responsabilità ex art 2043 c.c. se sussiste l’esimente sportiva del rischio consentito. E’ ormai pacifico che gli allenatori, gli istruttori e i maestri di sport possano essere equiparati ai precettori e a coloro che insegnano un mestiere o un’arte, pertanto risponderanno, ai sensi dell’art. 2048 c.c., del danno cagionato a soggetti terzi dal fatto illecito dei loro allievi nel periodo in cui erano sottoposti alla loro sorveglianza, se non dimostrano: di non aver potuto impedire il fatto pur avendo adottato in via preventiva tutte le misure idonee ad evitarlo. il verificarsi di eventi imprevisti e imprevedibili estranei all'esercizio dell’attività sportiva. di aver utilizzato la diligenza del buon padre di famiglia. la colpa del soggetto terzo che con la sua condotta ha concorso a determinare l'evento lesivo. In materia di responsabilità civile, alle società e alle associazioni sportive: è addebitabile esclusivamente una responsabilità cd. presunta nel caso in cui gli autori dell’illecito siano persone estranee alla società stessa. può essere addebitata una responsabilità indiretta verso i soggetti terzi per fatti posti in essere dai propri tesserati o incaricati. è addebitabile esclusivamente una responsabilità diretta di natura contrattuale ed extracontrattuale nei confronti dei propri tesserati. non è addebitabile alcuna responsabilità per i fatti posti in essere dai propri tesserati che ne rispondono a titolo personale. Secondo un orientamento giurisprudenziale consolidato, l’istruttore risponde dei danni cagionati dall'allievo a se stesso: a titolo di responsabilità extracontrattuale ai sensi dell’art. 2048 c.c. anche a titolo di responsabilità contrattuale ex art. 1218 c.c. a titolo di responsabilità extracontrattuale ai sensi dell’art. 2047 c.c. solo a titolo di responsabilità extracontrattuale ai sensi dell’art. 2043 c.c. I maestri sportivi, gli istruttori e gli allenatori possono essere chiamati a rispondere del danno cagionato a soggetti terzi dall'allievo durante la pratica sportiva: esclusivamente con riferimento ai generali principi del neminem laedere sanciti dall’art. 2043 c.c. esclusivamente a titolo di responsabilità contrattuale ex art. 1218 c.c. ai sensi dell’art. 2047 c.c. se nell'illecito compiuto nel periodo di sorveglianza sia coinvolto un minore capace di intendere e di volere. ai sensi dell’art. 2048 c.c. anche se nell'illecito compiuto nel periodo di sorveglianza sia coinvolto un minore purché capace di intendere e di volere. La responsabilità del gestore di impianti sportivi per i danni subiti da coloro che a vario titolo vi accedono, può configurarsi: anche come responsabilità extracontrattuale speciale ex art. 2051 c.c. per i danni cagionati dalle cose che si hanno in custodia salvo che provi il caso fortuito. esclusivamente come responsabilità contrattuale. anche come responsabilità extracontrattuale speciale ex art. 2054 c.c. esclusivamente come responsabilità extracontrattuale ai sensi dell’art. 2043 c.c. in virtù del principio secondo il quale chiunque svolga una determinata attività deve fare in modo che da questa non derivino danni a terzi. Nel caso in cui titolarità della gestione dell’impianto sportivo non coincida con la proprietà: al proprietario non potrà essere imputata alcuna responsabilità per danni subiti dai fruitori degli impianti sportivi. il proprietario risponderà comunque dei danni cagionati da un cedimento strutturale dell’impianto ai sensi dell’art. 2053 c.c. al proprietario non potrà essere imputata alcuna responsabilità per danni subiti dai fruitori degli impianti sportivi se la gestione dell’impianto è stata ceduta a titolo gratuito. il proprietario dell’impianto sportivo sarà comunque responsabile dal momento che grava su di lui anche l’obbligo di provvedere alla manutenzione periodica dell’impianto. La gestione dell’impianto sportivo deve essere effettuata secondo i canoni di efficienza e funzionalità, al fine di garantirne lo svolgimento dell’attività sportiva in condizioni di sicurezza per tutti gli utenti; la responsabilità del mantenimento delle condizioni di sicurezza dell’impianto sportivo: può anche affidata dal titolare dell’impianto anche ad un sostituto purché abbia le competenze necessarie a svolgere tale incarico e sia presente durante lo svolgimento delle attività sportive. spetta esclusivamente al titolare della gestione. può essere affidato a chiunque abbia il mandato dal titolare dell’impianto sportivo. può anche essere affidata dal titolare dell’impianto anche ad un sostituto purché abbia le competenze necessarie a svolgere tale incarico. Si definisce gestore dell’impianto sportivo: la persona fisica addetta alla cura e alla manutenzione degli impianti destinati allo svolgimento di attività sportive. colui che mette a disposizione degli atleti e degli spettatori spazi, locali e impianti destinati allo svolgimento di attività sportive aventi esclusivamente carattere agonistico. esclusivamente la persona giuridica alla quale è riconducibile la responsabilità della gestione di un impianto sportivo. la persona fisica o giuridica che mette a disposizione degli atleti e degli spettatori spazi, locali e impianti destinati allo svolgimento di attività sportive aventi carattere anche non agonistico. Ai sensi dell’art. 2049 c.c. l’organizzatore di eventi sportivi è responsabile anche per i fatti lesivi posti in essere dai suoi ausiliari a danno di soggetti terzi; in tal caso si configura: un’imputazione oggettiva della responsabilità in capo all’organizzatore della manifestazione sportiva soltanto nel caso in cui gli ausiliari siano dipendenti. si configura una responsabilità oggettiva in capo all’organizzatore della manifestazione sportiva purché l’incarico non sia conferito a titolo gratuito. un’imputazione oggettiva della responsabilità in capo all’organizzatore della manifestazione sportiva anche nel caso in cui la condotta lesiva sia stata posta in essere dagli ausiliari al di fuori dell’espletamento delle loro mansioni. un’imputazione oggettiva della responsabilità in capo all’organizzatore della manifestazione sportiva purché la condotta lesiva sia stata posta in essere dagli ausiliari nell’espletamento delle loro mansioni. Secondo l’orientamento dottrinale fortemente maggioritario, l’organizzatore di manifestazioni sportive quale titolare di tutte responsabilità civili, penali, amministrative può essere: esclusivamente una persona fisica. esclusivamente una persona giuridica. anche una persona fisica. esclusivamente un ente giuridico. L’organizzatore di eventi sportivi risponde dei danni subiti dagli spettatori: esclusivamente a titolo di responsabilità contrattuale purché si tratti di spettatori paganti. anche a titolo di responsabilità extracontrattuale o aquiliana. esclusivamente a titolo di responsabilità speciale ex art. 2050 c.c. a titolo di responsabilità contrattuale senza distinzione tra spettatori paganti e non paganti. L’organizzatore della manifestazione sportiva è tenuto a tutelare l’atleta; quale di queste affermazioni non è corretta?. l’organizzatore è tenuto a sottoporre l’atleta a specifici controlli sanitari prima della gara per accertarsi che l’atleta sia in condizioni psico-fisiche idonee ad affrontare l’impegno sportivo. l’organizzatore è tenuto a controllare la sicurezza e l’idoneità dei luoghi e degli impianti dove viene svolta la manifestazione sportiva. l’organizzatore ha l’obbligo di predisporre gare tra atleti del medesimo tipo in modo da evitare che lo squilibrio tra competitori possa causare eventi lesivi. l’organizzatore è tenuto a controllare l’idoneità dei mezzi tecnici utilizzati dall'atleta per l’esercizio della pratica sportiva anche se tali mezzi sono di proprietà dell'atleta. La posizione di coloro che riconoscono natura autonoma al rapporto di lavoro sportivo, trova fondamento: nell'assoggettamento dell’atleta-lavoratore alle direttive, al controllo e alla vigilanza da parte della società-datore di lavoro. nell'obbligo di collaborazione da parte dell’atleta in vista del perseguimento degli obiettivi sportivi comuni. nella considerazione dei diversi scopi cui tendono l’atleta e la società presso la quale lo sportivo presta la sua attività. nella corresponsione all'atleta di somme di denaro versate periodicamente quale mezzo di sostentamento. Secondo il disposto dell’art. 2 della legge n. 91/1981, per riconoscere ad uno sportivo lo status di professionista in primo luogo è necessario che risulti tesserato presso società che svolgono attività sportive professionistiche rappresentate da Federazioni nazionali facenti parte del CONI; attualmente ha optato per tale riconoscimento: la Federazione Pugilistica Italiana. la Federazione Motociclistica Italiana. la Federazione Italiana Nuoto. la Federazione Italiana Golf. Ai sensi del secondo comma dell’art. 3, si riconosce al rapporto di lavoro sportivo degli atleti professionisti, natura autonoma: qualora l'attività sia svolta nell'ambito di una singola manifestazione sportiva o di più manifestazioni tra loro collegate in un breve periodo di tempo. qualora la prestazione che è oggetto del contratto non superi 10 ore settimanali oppure sette giorni ogni mese ovvero quaranta giorni ogni anno. esclusivamente nel caso in cui l'atleta non sia contrattualmente vincolato in riferimento alla frequenza a sedute di preparazione od allenamento. esclusivamente nel caso in cui la prestazione oggetto del contratto abbia carattere continuativo. La legge n. 91 del 23 marzo 1981, recante “Norme in materia di rapporti tra società e sportivi professionisti”, qualifica il rapporto di lavoro intercorrente tra gli sportivi professionisti e le società: di regola come lavoro autonomo salvo considerarlo come lavoro subordinato in presenza di particolari circostanze. di regola come lavoro subordinato salvo considerarlo come lavoro autonomo in presenza di particolari circostanze. esclusivamente come rapporto di lavoro subordinato. esclusivamente come rapporto di lavoro autonomo. In riferimento all'istituto del vincolo sportivo, quali di queste affermazioni non è corretta: la legge 91/81 ha introdotto l'abolizione del cd. vincolo sportivo limitatamente agli sportivi professionisti. la legge 91/81 estende anche ai cd. professionisti di fatto la disposizione che ha introdotto l'abolizione del cd. vincolo sportivo ritenuto una limitazione della libertà contrattuale. in virtù del vincolo sportivo l’atleta non avendo alcuna possibilità di “svincolarsi”, risulta di fatto privo di qualsiasi potere contrattuale. il vincolo sportivo riconosce alla società sportiva il diritto di decidere se attuare o meno il trasferimento dell’atleta ad altra società. La sentenza Bosman ha prodotto un effetto dirompente nell'assetto organizzativo dello sport, così il legislatore interno è dovuto intervenire introducendo: l’introduzione del premio di addestramento e formazione tecnica nel caso di qualsiasi trasferimento dell’atleta da una società ad un’altra. l’abolizione del "vincolo sportivo" sia in ambito professionistico che dilettantistico. il riconoscimento alle società sportive della possibilità di perseguire anche il fine di lucro fino a quel momento precluso dagli statuti delle singole federazioni sportive. l’abolizione dell’obbligo del pagamento dell'indennità di preparazione e promozione seppur limitatamente ai trasferimenti posti in essere tra società appartenenti ad uno stesso Stato membro. Con la sentenza Bosman, la Corte di Giustizia ha sancito: l’illegittimità delle “indennità di trasferimento, di formazione o di promozione” relative al trasferimento del giocatore professionista tra club di Stati facenti parte della Comunità europea e club di Paesi «extracomunitari». l’illegittimità delle “indennità di trasferimento, di formazione o di promozione” relative al trasferimento del giocatore professionista tra club dello stesso Stato. l'illegittimità delle “indennità di trasferimento, di formazione o di promozione” nel caso di trasferimento di un calciatore dalla squadra di un Paese comunitario a quello di un altro Paese comunitario. l’illegittimità delle “indennità di trasferimento, di formazione o di promozione” relative a qualsiasi trasferimento di giocatori professionisti. La legge 586/1996, emanata per adeguare la normativa vigente in materia alle novità introdotte dalla sentenza Bosman, ha previsto l’introduzione a favore delle società sportive del cd. premio di addestramento e formazione tecnica; tale premio: è dovuto a favore di qualsiasi società o associazione sportiva presso la quale l'atleta ha svolto la sua ultima attività. è riconosciuto discrezionalmente dalle Federazioni sportive nazionali. può essere utilizzato dalle società anche per il perseguimento di fini diversi da quelli sportivi. è dovuto obbligatoriamente, ma soltanto nel caso del primo contratto di lavoro professionistico da parte dell’atleta "non professionista". Ai sensi dell’art. 2 della legge 81 del 23 marzo del 1991, sono sportivi professionisti: gli allenatori anche se svolgono la loro attività nell’ambito di discipline non regolamentate dal CONI. esclusivamente gli atleti. anche i direttori tecnico sportivi. anche i massaggiatori. Il contratto di lavoro sportivo professionistico non è un contratto: a prestazioni corrispettive. atipico. formale. consensuale. L’art. 3 della legge 91/81 configura, tranne alcune ipotesi eccezionali, la prestazione dell’atleta nello schema del lavoro subordinato; sono caratteristiche della prestazione oggetto del contratto di lavoro sportivo: esclusivamente l’onerosità in quanto la prestazione sportiva deve essere remunerata con un corrispettivo proporzionato alla sua quantità e qualità. esclusivamente la continuità in quanto l’atleta deve mettere a disposizione della società le sue energie fisiche e le sue capacità inserendosi all'interno dell’organizzazione societaria per il conseguimento degli scopi agonistici. l’onerosità e la continuità. anche l'occasionalità purché la prestazione sia a titolo oneroso. In forza delle modifiche introdotte dal legislatore con la legge 586/1996, le società sportive professionistiche: possono svolgere anche attività diverse da quelle sportive o da quelle ad esse connesse o strumentali. deve prevedere che una parte degli utili, seppur inferiore al 10%, sia destinata a scuole giovanili di addestramento e formazione tecnico-sportiva. hanno riconosciuta una finalità lucrativa con la conseguente applicabilità ad esse di tutte le norme previste in generale per le società lucrative. devono provvedere al totale reinvestimento degli utili per il perseguimento dei fini propri dell'attività svolta. Possono stipulare contratti con atleti professionisti: solo le società a responsabilità limitata. esclusivamente le società per azioni. anche le società per azioni. anche le società di persone. In considerazione del fatto che la legge 91/1981 esclude l'applicabilità al rapporto di lavoro sportivo delle norme limitative del potere di licenziamento del datore di lavoro, il contratto di lavoro sportivo a tempo indeterminato: può essere sciolto per recesso unilaterale se ricorre una giusta causa purché sia rispettato l’obbligo del preavviso. non può essere sciolto unilateralmente prima della scadenza del termine. può essere sciolto solo per mutuo consenso. può essere sciolto per recesso unilaterale ad nutum e cioè senza giusta causa o giustificato motivo con il solo obbligo di preavviso. Ai sensi dell’art. 4 della legge 91/81, quale di queste clausole deve essere obbligatoriamente inserita nel contratto individuale di lavoro sportivo?. la clausola che contiene l’obbligo per lo sportivo di rispettare le istruzioni tecniche e le prescrizioni impartite dalla società per il conseguimento degli scopi agonistici. la clausola che impone limitazioni alla libertà professionale dello sportivo per il periodo successivo alla risoluzione del contratto. la clausola di non concorrenza. la clausola con la quale si pattuisce che tutte le eventuali controversie concernenti l’attuazione del contratto vengano deferite al giudizio di un collegio arbitrale. Tra i requisiti previsti dall'art. 4 della legge 91/81 per la costituzione del rapporto di lavoro sportivo subordinato, non è previsto: la conformità del contratto al contratto tipo. il deposito del contratto presso la Federazione sportiva nazionale per l'approvazione. l’assunzione diretta. la stipulazione del contratto in forma libera. La costituzione del rapporto di lavoro sportivo avviene con la stipulazione tra lo sportivo e la società destinataria delle prestazioni sportive di un contratto: in forma scritta a pena di inefficacia. in forma scritta a pena di annullabilità. in qualsiasi forma secondo il principio della libertà della forma contrattuale. in forma scritta a pena di nullità. In riferimento al contenuto del contratto di lavoro sportivo, l’art 4 della legge 91/81 prevede l’inserimento nel contratto individuale della cd. clausola compromissoria; in riferimento a ciò quale di queste affermazioni non risulta corretta?. la clausola compromissoria deve indicare la composizione del collegio o quanto meno il numero degli arbitri e la procedura di nomina degli stessi. il legislatore ha previsto l’inserimento nel contratto di lavoro sportivo della clausola compromissoria in forma obbligatoria. il legislatore ha previsto l’inserimento nel contratto di lavoro sportivo di una clausola compromissoria in forma facoltativa. la clausola compromissoria stabilisce il deferimento al giudizio di un collegio arbitrale delle controversie di natura economica concernenti l’attuazione del contratto ed insorte tra la società sportiva e lo sportivo. In riferimento alla durata, il contratto di lavoro sportivo: si configura esclusivamente come contratto a tempo indeterminato. si configura esclusivamente come contratto a tempo determinato. può contenere l’apposizione di un termine risolutivo non superiore a cinque anni dalla data di inizio del rapporto. deve contenere l’apposizione di un termine risolutivo non inferiore a cinque anni dalla data di inizio del rapporto. Il contratto di lavoro sportivo, prima della scadenza, può essere ceduto da una società sportiva ad un’altra: sì, è sufficiente il consenso dello sportivo. no, salvo che la società acquirente paghi l’indennità di formazione e addestramento. sì, purché siano osservate le modalità fissate dalle singole federazioni. sì, purché vi sia il consenso dello sportivo e siano osservate le modalità fissate dalle singole federazioni sportive nazionali. Il lavoratore-sportivo professionista è considerato a tutti gli effetti un vero e proprio lavoratore subordinato con relativi diritti e doveri; a tal proposito quale di queste affermazioni non risulta corretta: il lavoratore sportivo ha l’obbligo di osservare le prescrizioni attinenti ai propri comportamenti e stili di vita anche qualora non risultino rispettose della sua dignità. il lavoratore sportivo ha l’obbligo di non agire ponendosi in conflitto di interessi rispetto agli obiettivi che la società sportiva-datore di lavoro si propone di raggiungere. il lavoratore-sportivo ha l’obbligo di prestare la propria attività lavorativa osservando le direttive del datore di lavoro e dei collaboratori. il lavoratore-sportivo ha l’obbligo di prestare la propria attività lavorativa usando la diligenza richiesta dalla natura della prestazione dovuta. A favore dello sportivo professionista si riconosce un diritto allo svolgimento dell’attività lavorativa, tale diritto. può essere limitato anche per cause relative alle condizioni fisiche dello sportivo. può essere limitato a discrezionalità della società. può essere limitato soltanto per motivi disciplinari. può essere limitato soltanto per esigenze tecnico-sportive della società. Il trattamento fiscale agevolato previsto per i cd. redditi diversi, consiste: nella previsione di un’area no per tax le somme percepite nell'anno solare di riferimento sino all'importo di € 7.500,00. nella previsione di un’area no tax per le somme percepite nell'anno solare di riferimento sino all'importo di € 10.000,00. nella previsione di un’area no tax con esclusione totale da tassazione a titolo di IRPEF per qualsiasi somma percepita nell'anno solare di riferimento dagli sportivi non professionisti. nell’assoggettamento a ritenuta a titolo di imposta definitiva in misura del 30% oltre l'addizionale regionale per le somme comprese tra € 10.000,00 ed € 30.658,28. Circa l’ambito di applicazione delle agevolazioni fiscali previste per i cd. redditi diversi ex art. 67 TUIR, quale di queste affermazioni non risulta corretta: sono da ritenersi escluse dal regime fiscale agevolato le prestazioni rese da sportivi dilettanti in una manifestazione sportiva professionistica e da sportivi professionisti in una manifestazione sportiva dilettantistica. sono da ritenersi escluse dal regime fiscale agevolato le prestazioni di lavoro autonomo o d'impresa. sono da ritenersi incluse nel regime fiscale agevolato le prestazioni a carattere amministrativo gestionale di natura occasionale. sono da ritenersi escluse dal regime fiscale agevolato le prestazioni di lavoro dipendente. Accanto agli elementi essenziali, il contratto di sponsorizzazione può avere anche un contenuto accessorio attraverso l’apposizione di clausole facoltative; si definisce patto di esclusiva: la clausola con cui si pattuisce di deferire ad un soggetto terzo cd. arbitro la soluzione delle eventuali controversie insorte in esecuzione del contratto di sponsorizzazione. la clausola con cui si vieta la stipulazione di contratti analoghi con sponsor dello stesso settore o con soggetti sportivi della stessa disciplina. la clausola che ha la funzione di determinare anticipatamente il risarcimento dovuto in caso di inadempimento o di ritardo nell'adempimento. il patto con il quale, per tutta la durata del contratto, si limita il potere di una o di entrambe le parti di concludere contratti di sponsorizzazione con soggetti terzi. Il contratto di sponsorizzazione non è un contratto: tipico. consensuale. ad esecuzione istantanea. bilaterale. Nell'ambito della sponsorizzazione sportiva, si configura come “pool”: la divulgazione e la diffusione del segno distintivo dello sponsor tramite una diretta correlazione con il soggetto sponsorizzato. una forma di sponsorizzazione nella quale lo sponsor veicola il proprio messaggio pubblicitario attraverso un intero gruppo/squadra che diventa così strumento di diffusione del nome e del marchio dello sponsor. una sponsorizzazione attuata mediante un consorzio di imprese che finanziano a scopo promozionale un evento che di solito richiede un forte impegno economico. una forma di sponsorizzazione nella quale lo sponsor diventa fornitore ufficiale dello sponsee obbligandosi a fornirgli tutti i beni e/o servizi funzionali all’esercizio dell’attività sportiva. Sono considerate sostanze dopanti: solo quelle somministrate prima della competizione sportiva e durante la preparazione per aumentare la massa muscolare e la forza fisica. solo quelle somministrate durante la gara per stimolare il sistema nervoso centrale o per ridurre il livello di ansia. solo quelle somministrate durante la gara per tentare di aumentare il trasporto di ossigeno e quindi la resistenza fisica alla fatica. anche quelle somministrate dopo la gara per riacquistare più velocemente possibile le energie. Nell'ambito dei controlli antidoping, l’esame sulle urine: costituisce l’unico test valido al fine di una eventuale applicazione di sanzione. deve essere confermato con l’esame ematico. è utilizzabile quale unica tecnica per individuare l’uso delle sostanze dopanti. serve esclusivamente per cercare parametri riconducibili all'uso di EPO e/o analoghi. Secondo il disposto degli articoli 2.1-2.10 del Codice Mondiale Antidoping, non sono comportamenti disciplinarmente perseguibili nella lotta contro il doping: l'uso o il tentato uso di una sostanza vietata o di un metodo proibito da parte dell’atleta. il rifiuto o l’omissione di sottoporsi al prelievo dei campioni biologici. il possesso di sostanze vietate e il ricorso a metodi proibiti da parte del personale di supporto dell’atleta. l’adempimento all'obbligo di notifica dei luoghi di permanenza. L’Ufficio di procura antidoping (UPA) è un organismo indipendente di giustizia, nominato dal CONI con mandato quadriennale; L’UPA: attua il piano di distribuzione dei controlli antidoping che annualmente è elaborato dalla giunta nazionale del CONI tenuto conto del rischio doping correlato a ciascuna disciplina sportiva. compie in via esclusiva gli atti necessari all'accertamento delle violazioni delle norme sportive antidoping (NSA) da parte di soggetti sui quali la NADO in Italia ha giurisdizione. pianifica e organizza i controlli antidoping in competizione e fuori competizione ai sensi dell’art. 5 del Codice WADA. elabora il gruppo registrato ai fini dei controlli nazionali (RTP ossia Registered Testing Pool) in cui si elencano i nominativi degli atleti soggetti a controlli antidoping e l’effettuazione di tali controlli. Ai sensi dell’art. 2 della legge 376/2000, l’elenco delle classi dei farmaci e delle sostanze biologicamente o farmacologicamente attive e delle pratiche mediche il cui impiego è considerato doping: è di competenza esclusiva del Ministero della Sanità. è approvato dal Ministero per i beni e le attività culturali, d’intesa con il Ministero della Sanità e su proposta della Commissione per la vigilanza ed il controllo sul doping e per la tutela della salute nelle attività sportive. è approvato dalla Commissione per la vigilanza ed il controllo sul doping e per la tutela della salute nelle attività sportive su proposta del Ministero della Sanità. è approvato con decreto del Ministero della Sanità, d'intesa con il Ministero per i beni e le attività culturali, su proposta della Commissione per la vigilanza ed il controllo sul doping e per la tutela della salute nelle attività sportive. Il rilascio dell’esenzione a fini terapeutici da parte del CEFT, è sottoposto a rigorose condizioni, così: la domanda di esenzione a fini terapeutici, corredata della prescritta documentazione, dovrà essere presentata dall'atleta, per il tramite della Commissione federale antidoping, almeno quindici giorni prima della partecipazione alla gara. la domanda di esenzione a fini terapeutici, corredata della prescritta documentazione, dovrà essere presentata dall'atleta personalmente. non deve esistere un'alternativa terapeutica ragionevole all'uso della sostanza o del metodo normalmente vietati. deve essere dimostrato che la mancata somministrazione della sostanza vietata o del metodo proibito non produrrà un significativo danno alla salute dell’atleta. |





