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Filosofia teoretica (49-95)

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Filosofia teoretica (49-95)

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Master A-18

Creation Date: 2026/02/05

Category: Others

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Aristotele trae dalla esistenza delle sensazioni e della memoria. la prova che tutti gli uomini tendano a sentire e interpretare. la prova che tutti gli uomini tendano a conoscere e apprendere. la prova che tutti gli uomini tendano a sperimentare e vivere. la prova che non tutti gli uomini tendano a conoscere e apprendere.

Dalla memorizzazione delle esperienze, a differenza degli animali, secondo Aristotele. gli uomini sono in grado di produrre la manufatti, formando utensili per la vita quotidiana. gli uomini sono in grado di produrre la scienza e la tecnica, formando giudizi specifici a partire da casi individuali. gli uomini sono in grado di produrre la scienza e la fisica formando giudizi generali a partire dai casi individuali. gli uomini sono in grado di produrre la scienza e la tecnica, formando giudizi generali a partire da casi individuali.

Per Aristotele l'esperienza unitamente alla memoria. non sono alla base della conoscenza come connaturata all'uomo. sono la base della conoscenza come connaturata alla sapienza universale. sono la base della conoscenza come connaturata a Dio. sono la base della conoscenza come connaturata all'uomo.

Per Aristotele la sofia. è l'unica forma di sapere libero in quanto non subordinato ad altro. è l'unica forma di sapere intellettuale in quanto non subordinato ad altro. è l'unica forma di sapere libero in quanto subordinato ad altro. è l'unica forma di sapere non libero in quanto non subordinato ad altro.

In Aristotele la tecnica produce una conoscenza. libera e interessata a fini esterni ad essa. libera in quanto interessata a fini esterni ad essa. non libera in quanto non interessata a fini esterni ad essa. non libera in quanto interessata a fini esterni ad essa.

Per Aristotele la sofia. è il sapere subordinato a fini interna ad essa. è il sapere subordinato a fini esterni ad essa. è il sapere non subordinato a fini interni ad essa. è il sapere non subordinato a fini esterni ad essa.

La conoscenza cui si giunge con la tecnica è per Aristotele. interessata, ovvero sovraordinata ad una utilità. interessata, ovvero subordinata ad una inutilità. non interessata, ovvero subordinata ad una utilità. interessata, ovvero subordinata ad una utilità.

Per Aristotele la tecnica è. il conoscere l'utile e in ciò risiede il suo miglior pregio. il conoscere per l'utile e in ciò risiede il suo limite. il conoscere per il conoscere e in ciò risiede il suo limite. il conoscere per l'utile e in ciò non risiede il suo limite.

Il sapere della tecnica per Aristotele. è superiore al sapere per esperienza. è inferiore al sapere per esperienza. è superiore al sapere non per esperienza. non è superiore al sapere per esperienza.

Le tecniche non sono al vertice delle scienze in quanto. hanno come scopo la non utilità. non hanno come scopo l'utilità. hanno come scopo l'inutilità. hanno come scopo l'utilità.

Per Aristotele la filosofia. è tenuta non solo a spiegare il "che cosa", ma anche il "perchè". è tenuta solo a spiegare il "che cosa", non il "perchè". non è tenuta solo a spiegare il "che cosa", ma anche il "come". è tenuta solo a spiegare il "che cosa".

Il Parmenide è un dialogo in cui Platone. Il Parmenide è un dialogo in cui Platone affronta il problema del rapporto tra l'uno ed i molti. Il Parmenide è un dialogo in cui Platone affronta il problema del rapporto tra l'uno ed il due. Il Parmenide è un dialogo in cui Platone affronta il problema del rapporto tra l'uno e la trinità. Il Parmenide è un dialogo in cui Platone affronta il problema del rapporto tra l'uno ed il nulla.

Nel dialogo platonico Parmenide Protagonisti. sono Socrate Parmenide ed Eraclito. sono Socrate Parmenide e Platone. sono Socrate Parmenide e Zenone. non sono Socrate Parmenide e Zenone.

Nel dialogo Parmenide Platone espone il concetto di. compartecipazione tra le il mondo e l'universo. compartecipazione tra le idee e le cose (enti). non compartecipazione tra le idee e le cose (enti). compartecipazione tra gli enti e le cose.

Nel dialogo Parmenide Platone espone il concetto di. somiglianza tra le idee e i concetti. somiglianza tra le idee e gli enti. alterità tra le idee e gli enti. identità tra le idee e gli enti.

Nel dialogo Parmenide Platone affronta più i temi. di ontologia e giustizia piuttosto che quelli socratici di virtù e metafisica. di ontologia e virtù piuttosto che quelli socratici di metafisica e giustizia. di ontologia e metafisica piuttosto che quelli socratici di virtù e giustizia. di giustizia e metafisica piuttosto che quelli socratici di virtù e ontologia.

Nel dialogo Parmenide Platone per spiegare il rapporto uno-molti espone. tre ipotesi vere. due differenti ipotesi. tre identiche ipotesi. tre differenti ipotesi.

Con l'argomento del terzo uomo la teoria delle idee. si complica all'infinito invece di semplificare e spiegare la realtà. si semplifica e spiega tutta la realtà. si complica da una aprte e semplifica dall'altra. si identifica con la teoria parmenidea del tutto e delle sue parti.

Nel dialogo Parmenide Platone per spiegare la teoria delle idee. si imbatte nella argomentazione aporetica del terzo uomo. si imbatte nella argomentazione logicamente efficace del terzo uomo. si imbatte nella argomentazione aporetica del terzo uomo che spiega sillogisticamente la teoria delle idee. si imbatte nella argomentazione aporetica del secondo uomo.

Nel dialogo Parmenide Platone esplora l'argomentazione del terzo uomo. secondo la quale tra l'idea di uomo e tutti gli uomini esistenti fisicamente deve esserci un che di comune, ossia un terzo uomo che faccia da collante logico, e così tutti si spiega. secondo la quale tra l'idea di uomo e tutti gli uomini esistenti fisicamente deve esserci un che di comune, ossia un terzo uomo che faccia da collante logico, rispetto al quale si moltiplica all'infinito questo processo. secondo la quale tra l'idea di uomo e tutti gli uomini esistenti fisicamente deve esserci un che di comune, ossia un terzo uomo che faccia da collante logico, rispetto al quale si moltiplicauna sola volta questo processo. secondo la quale tra l'idea di uomo e tutti gli uomini esistenti fisicamente deve esserci un che di comune, ossia un terzo uomo che faccia da collante logico, rispetto al quale si moltiplica all'infinito questo processo e dunque tutti si spiega.

Nel dialogo, Parmenide, ontologo per eccellenza, dice che. se l'idea deve essere l'essenza di ogni cosa, anche l'idea di idea dovrà avere una sua idea. se l'idea deve essere l'essenza di ogni cosa, anche il fango dovrà avere una sua idea. se l'idea non deve essere l'essenza di ogni cosa , anche il fango dovrà avere una sua idea. se l'idea deve essere l'essenza di ogni cosa, anche il fango dovrà avere una sua essenza.

Nel Parmenide, Platone mostra il coflitto tra. valenza assiologica e valenza ontologica nel caso della idea di fango o sporcizia di cui la sporcizia è composta. valenza assiologica e valenza ontologica nel caso della idea di fango o sporcizia di cui la sporcizia è modello. valenza assiologica e valenza ontologica nel caso della idea di fango o sporcizia di cui la sporcizia partecipa. valenza assiologica e valenza ontologica nel caso della idea di fango o sporcizia di cui la sporcizia è immagine.

Il problema nel dialogo Parmenide della separazione tra. le idee e le cose sensibili tale che si pone il problema del loro rapporto con l'universale. le idee e le cose sensibili tale che si pone il problema del loro rapporto da spiegare. le idee e le cose ideali tale che si pone il problema del loro rapporto da spiegare. le idee e le cose intellegibili tale che si pone il problema del loro rapporto da spiegare.

Il problema nel dialogo Parmenide della dicontinuità tra idee e cose sensibili deriva dalla concezione delle. idee che devono per forza rimanere in sè e per sè, radicalmente separate dal mondo sensibile, perchè la separazione ne preserva l'assoluta superiorità ontologica. idee che devono per forza rimanere in sè e per sè, radicalmente separate dal mondo sensibile, perchè la separazione non ne preserva l'assoluta superiorità ontologica. idee che non devono per forza rimanere in sè e per sè, radicalmente separate dal mondo sensibile, perchè la separazione ne preserva l'assoluta superiorità ontologica. idee che devono per forza rimanere in sè e per sè, radicalmente separate dal mondo iperuranio perchè la separazione ne preserva l'assoluta superiorità ontologica.

Nel dialogo Parmenide Socrate. privilegia l'aspetto assiologico delle idee, Parmenide quello logico. privilegia l'aspetto assiologico delle idee, Parmenide quello teologico. privilegia l'aspetto assiologico delle idee, Parmenide quello psicologico. privilegia l'aspetto assiologico delle idee, Parmenide quello ontologico.

Secondo il piano assiologico nel Parmenide di Platone si dice. che l'idea di sporcizia dovrebbe esistere essendo compatibile con la perfezione, ma su quello ontologico non deve esistere un'idea per ogni ente. che l'idea di sporcizia non dovrebbe esistere essendo poco compatibile con la perfezione, ma su quello ontologico deve esistere un'idea per ogni ente. che l'idea di sporcizia non dovrebbe esistere essendo poco compatibile con la perfezione, ma su quello ontologico non deve esistere un'idea per ogni ente. che l'idea di sporcizia dovrebbe esistere essendo poco compatibile con la perfezione, ma su quello ontologico deve esistere un'idea per ogni ente.

Nel dialogo Parmenide si parla del problema del rapporto tra. l'uno e i molti, e quindi tra l'idea e gli intellegibili che vi si approssimano. l'uno e gli ideali, e quindi tra l'idea e gli enti che vi si approssimano. l'uno e i sensi, e quindi tra l'idea e gli enti che vi si approssimano. l'uno e i molti, e quindi tra l'idea e gli enti che vi si approssimano.

La dialettica nel dialogo Parmenide. si sposta tra il piano oggettivo del confronto tra soggetti a quello soggettivo del confronto tra oggetti ossia le idee e gli enti. si sposta tra il piano oggettivo del confronto tra soggetti a quello oggettivo del confronto tra oggetti ossia le idee e gli enti. si sposta tra il piano soggettivo del confronto tra soggetti a quello soggettivo del confronto tra oggetti ossia le idee e gli enti. si sposta tra il piano soggettivo del confronto tra soggetti a quello oggettivo del confronto tra oggetti ossia le idee e gli enti.

Nel Parmenide Platone mostra che sia le tesi eleatiche sia le tesi sofiste. affermano l'errore perché negano la possibilità di discriminare il vero dal falso. negano l'errore perché negano la possibilità di discriminare il vero dal falso. negano l'errore perché affermano la possibilità di discriminare il vero dal falso. negano l'errore perché negano la possibilità di discriminare il bene dal male.

Gorgia e Protagora vengono contrapposti da Platone. Gorgia per l'assolutizzazione del vero e Protagora del vero. Gorgia per l'assolutizzazione del vero e Protagora del falso. Gorgia per l'assolutizzazione del falso e Protagora del vero. Gorgia per l'assolutizzazione del falso e Protagora del falso.

Gorgia e Protagora vengono contrapposti da Platone. a proposito del giusto e dell'ingiusto. a proposito del sapere e del non sapere. a proposito del essere e del non essere. a proposito del Vero e del Falso.

Le due origini dei nomi degli enti nel Parmenide di Platone sono. per attribuzione convenzionale oppure per natura che dall'essenza ricava il nome dell'oggetto. per attribuzione convenzionale oppure per convenzione che dall'essenza ricava il nome dell'oggetto. per non attribuzione convenzionale oppure per natura che dall'essenza ricava il nome dell'oggetto. per attribuzione essenziale oppure per natura che dall'essenza ricava il nome dell'oggetto.

Nel Parmenide Platone a proposito della origine "katà fusin" e "katà nomon" dei nomi delle cose. sceglie la seconda. esclude entrambe. sceglie di riconoscere entrambe le derivazioni. sceglie la prima.

L'argomento del terzo uomo contro la teoria di Platone pare fosse condiviso anche da. Socrate. Eraclito. Parmenide. Aristotele.

Gadamer sostiene che l'interpretante può accedere all'interpretato solo. tramite una serie di «precomprensioni» o di «pre-giudizi». tramite una serie di «presentimenti» o di «pre-giudizi». tramite una serie di «presupposizioni» o di «pre-giudizi». tramite una serie di «previsioni» o di «pre-giudizi».

Per circolo ermeneutico si intende. una situazione circolare, in base alla quale ciò che si deve definire è già in parte dato dalla percezione sensibile. una situazione circolare, in base alla quale ciò che si deve comprendere è già in parte compreso. una situazione circolare, in base alla quale ciò che si deve comprendere è già in parte analizzato teoreticamente. una situazione circolare, in base alla quale ciò che si deve comprendere è già in parte percepito empiricamente.

Gadamer riconsoce ad Heidegger. il merito d'aver riconoscito la razionale eludibilità del circolo ermeneutico, valutandolo un plus e non un minus dell'interpretandum. il merito d'aver riconoscito l'ineludibilità del circolo ermeneutico, valutandolo un plus e non un minus dell'interpretandum. il merito d'aver riconoscito l'ineludibilità del circolo ermeneutico, valutandolo un minus e non un plus dell'interpretandum. il merito d'aver riconoscito la irrazionale eludibilità del circolo ermeneutico, valutandolo un plus e non un minus dell'interpretandum.

Per Heidegger come per Gadamer il circolo ermeneutico. è un circolo vizioso. non è un circolo vizioso. è un circolo virtuoso. non è un circolo virtuoso.

Per Heidegger come per Gadamer il circolo ermeneutico. non è da accogliere bensì da estromettere dalla coscienza per non farsi giocare dalla precomprensione predeterminante l'interpretazione. è da evitare, così da ricomprendere nella coscienza per non farsi giocare dalla precomprensione predeterminante l'interpretazione. non è da evitare, bensì da ricomprendere nella coscienza per non farsi giocare dalla presuccessiva comprensione determinante l'interpretazione. non è da evitare, bensì da ricomprendere nella coscienza per non farsi giocare dalla precomprensione predeterminante l'interpretazione.

Con Gadamer l'interpretazione resasi consapevole delle proprie precomprensioni. non rivede esse stesse alla luce dell'"urto" con ciò che va interpretato (l'opera da studiare). rivede esse stesse alla luce dell'"urto" con ciò che non va interpretato (l'opera da studiare). rivede esse stesse alla luce dell'"urto" con ciò che va interpretato (l'opera da studiare). non rivede esse stesse alla luce dell'"urto" con ciò che non va interpretato (l'opera da studiare).

Con Gadamer, invece di rimanere avviluppato nella ragnatela soggettiva delle sue pre-comprensioni, l'interpretante,. in seguito all'impatto con l'interpretato, si vede costretto a "sottrare dalla prova" la legittimità delle proprie anticipazioni. in seguito all'impatto con l'interpretato, si vede costretto a "mettere alla prova" la legittimità delle proprie anticipazioni. in seguito all'impatto con l'interpretato, si vede costretto a rinunciare alla prova" la legittimità delle proprie anticipazioni. in seguito all'impatto con l'interpretato, non si vede costretto a "mettere alla prova" la legittimità delle proprie anticipazioni.

Il circolo ermeneutico non comporta una chiusura dell'interpretante in se stesso, ma una sua programmatica apertura all'«alterità del testo». ma una sua programmatica consapevolezza e coscienza dell'«alterità del testo». ma una sua programmatica apertura all'«alterità del testo». ma una sua programmatica chiusura rispetto all'«alterità del testo». ma una sua programmatica estrapolazione della «alterità del testo».

Tuttavia in Gadamer è indispensabile la verifica. della eventuale adeguatezza delle proprie presupposizioni con la coscienza del testo. della eventuale adeguatezza delle proprie presupposizioni con l'alterità del testo. della eventuale inadeguatezza delle proprie presupposizioni con la propria coscienza. della eventuale adeguatezza delle proprie presupposizioni con la propria coscienza.

Invece di una mente che cerchi la neutralità con Gadamer si ha. una coscienza ermeneuticamente educata cioè consapevole della alterità di se stessa. una coscienza ermeneuticamente connotata cioè astratta dai propri pregiudizi. una coscienza ermeneuticamente neutrale in quanto consapevole dei propri pregiudizi. una coscienza ermeneuticamente educata cioè consapevole dei propri pregiudizi.

La teoria del circolo ermeneutico si configura come. una significativa attestazione del carattere storico e infinito della razionalità umana. una significativa attestazione del carattere storico-finito della razionalità umana. una significativa attestazione del carattere storico-finito della precomprensione umana. una significativa attestazione del carattere antistorico e infinito della razionalità umana.

Secondo Gadamer l'idea illuministica e baconiana seocondo cui i pregiudizi siano sempre falsi. è da ritenersi sempre invalida. è a sua volta "un pregiudizio contro il pregiudizio". è da ritenersi sempre valida. è da ritenersi non sempre valida.

Parallelamente all'opera di riabilitazione dei pregiudizi, Gadamer ha tentato. una riabilitazione filosofica dell'idea di autorità. una modalità psicologica e logica oltre che filosofica per prevenire l'idea di autorità. una modalità razionale e filosofica per liberarsi dell'idea di autorità. una eliminazione filosofica dell'idea di autorità.

Con Gadamer l'autorità si basa su una libera scelta della ragione dell'individuo, che, conscio dei suoi limiti, concede fiducia al miglior giudizio altrui. che, conscio dei suoi limiti, concede maggior fiducia al proprio giudizio e pregiudizio. che, conscio dei suoi limiti ora superati, non concede fiducia al miglior giudizio altrui. che, conscio dei suoi limiti, concede fiducia al miglior giudizio altrui. che, conscio degli altrui limiti, non ha più bisogno di concedere fiducia al miglior giudizio altrui.

Per Gadamer la vera autorità. non ha bisogno di affermarsi. non ha bisogno di affermarsi in modo autoritario (autoritarismo). ha bisogno di affermarsi in modo autoritario (autoritarismo). ha bisogno di affermarsi.

Il chiamarsi fuori dalla tradizione per Gadamer è. un'illusione in quanto la tradizione non fa smepre parte della sostanza storica dell'essere dell'uomo. una certezza razionale in quanto la tradizione fa parte della sostanza storica dell'essere dell'uomo. un'illusione in quanto la tradizione fa parte della sostanza storica dell'essere dell'uomo. un'illusione in quanto la tradizione fa parte della sostanza razionale dell'uomo.

Per Gadamer sia la critica illuministica alla tradizione, sia la sua riabilitazione romantica. non colgono la verità della sua essenza storica. non colgono la verità della sua essenza storica ma solo razionale. colgono la verità della sua essenza storica in modi differenti. sono entrambe da riabilitare.

Secondo Gadamer, il lavoro ermeneutico. implica una "tensione" tra essere e non essere. implica una "tensione" tra storia e futuro. implica una "tensione" tra razionalità e irrazionalità. implica una "tensione" tra estraneità e familiarità.

Se l'interpretandum fosse completamente estraneo,. l'impresa ermeneutica non sarebbe razionalmente inaccettabile, mentre se non fosse completamente familiare, non avrebbe senso lo sforzo pre-interpretativo. l'impresa ermeneutica sarebbe sempre riuscita, mentre se fosse completamente familiare, avrebbe senso lo sforzo interpretativo. l'impresa ermeneutica sarebbe condannata al successo mentre se fosse completamente familiare, non avrebbe senso lo sforzo interpretativo. l'impresa ermeneutica sarebbe condannata allo scacco, mentre se fosse completamente familiare, non avrebbe senso lo sforzo interpretativo.

Di conseguenza, si deve ammettere che l'interpretandum,. rispetto all'interpretans, risulta estraneo e non familiare. rispetto all'interpretans, risulta non estraneo bensì familiare. rispetto all'interpretans, risulta né estraneo né familiare alla coscienza. rispetto all'interpretans, risulta estraneo e familiare nello stesso tempo.

in Gadamer la «lontananza temporale» tra interpretante e interpretato. non è un abisso vuoto, ma uno spazio svuotato dalla tradizione. è un abisso ma non vuoto, uno spazio parzialmente riempito dalla tradizione. è un abisso vuoto, uno spazio incomabile dalla sola tradizione. non è un abisso vuoto, ma uno spazio riempito dalla tradizione.

Il concetto di «storia degli effetti» (Wirkungsgeschichte), allude al fatto che. l'interprete può accingersi al compito interpretativo solo sulla base di una serie di interpretazioni già date. l'interprete non può accingersi al compito interpretativo solo sulla base di una serie di interpretazioni ancora non date. l'interprete può accingersi al compito interpretativo solo sulla base di una serie di interpretazioni mai date. l'interprete non può accingersi al compito interpretativo solo sulla base di una serie di interpretazioni già date.

La coscienza storica deve prender consapevolezza del fatto che nella pretesa immediatezza con la quale essa si mette davanti all'opera o al dato storico,. agisce anche sempre, sebbene pienamente consapevole e quindi controllata, questa struttura della storia degli effetti. agisce anche sempre, sebbene inconsapevole e quindi non controllata, questa struttura razionale del sapere astratto dalle passioni. agisce anche sempre, sebbene inconsapevole e quindi non controllata, questa struttura della storia degli effetti. può agire secondo i casi anche, sebbene inconsapevole e quindi non controllata, questa struttura della storia degli effetti.

Il principio della «storia degli effetti» Wirkungsgeschichte trova corrispondenza nella. «coscienza della determinazione storica», ossia non nella consapevolezza della nostra storicità costitutiva, bensì del nostro non essere esposti agli effetti della storia. «coscienza della determinazione storica», ossia nella consapevolezza della nostra storicità costitutiva, o del nostro essere esposti agli effetti della storia. «coscienza della determinazione storica», ossia nella inconsapevolezza della nostra storicità costitutiva, o del nostro essere esposti agli effetti della storia. «coscienza della determinazione storica», ossia nella consapevolezza della nostra storicità costitutiva, o del nostro non essere esposti agli effetti della storia.

la coscienza della storicità, ci impedisce di studiare la storia (come in fondo voleva lo storicismo ottocentesco) da un preteso punto di vista "neutrale" e quindi, di fatto, metastorico. da un preteso punto di vista prestorico e quindi, di fatto, metastorico. da un preteso punto di vista "neutrale" e quindi, di fatto, storico. da un preteso punto di vista storico e quindi, di fatto, non metastorico. da un preteso punto di vista "neutrale" e quindi, di fatto, metastorico.

L'incontro ermeneutico per Gadamer non consiste dunque. in un ingenuo tentativo di mettere tra parentesi se stessi e il proprio passato, ma in una «fusione dei presenti» in virtù della quale il proprio presente non è annullato, ma posto al servizio della comprensione del tempo altrui. in un ingenuo tentativo di mettere tra parentesi se stessi e il proprio presente, ma in una «fusione della storicità» in virtù della quale il proprio tempo è annullato, e quindi posto al servizio della comprensione del tempo altrui. in un ingenuo tentativo di mettere tra parentesi se stessi e il proprio presente, ma in una «fusione di orizzonti» in virtù della quale il proprio tempo non è annullato, ma posto al servizio della comprensione del tempo altrui. in un ingenuo tentativo di mettere tra parentesi se stessi e il proprio presente, ma in una «fusione di orizzonti» in virtù della quale il proprio tempo è annullato, e posto al servizio della comprensione del tempo altrui.

Gadamer esemplifica il concetto di «fusione degli orizzonti» tramite la contrapposizione tra Schleiermacher ed Hegel. tramite la composizione tra Schleiermacher ed Hegel. tramite la contrapposizione tra Aristotele ed Hegel. tramite la contrapposizione tra Platone ed Hegel. tramite la contrapposizione tra Schleiermacher ed Hegel.

L'attività ermeneutica assume per Gadamer la forma di un dialogo tra presente e passato. quindi il testo, che nasce come risposta a una domanda, ci pone a sua volta determinate domande e noi, sollecitati dal suo interrogare, poniamo a esso nuovi interrogativi, nell'ambito di un processo infinito, nel corso del quale ogni risposta si configura come una nuova domanda. quindi il testo, che nasce come risposta a una domanda, ci pone a sua volta determinate domande e noi, sollecitati dal suo interrogare, poniamo a esso nuovi interrogativi, nell'ambito di un processo finito, nel corso del quale ogni risposta si configura come una nuova domanda. quindi il testo, che nasce come risposta a una domanda, ci pone a sua volta determinate domande e noi, sollecitati dal suo interrogare, poniamo a esso nuovi interrogativi, nell'ambito di un processo infinito, nel corso del quale ogni domanda si configura come una nuova domanda. quindi il testo, che nasce come risposta a una domanda, ci pone a sua volta determinate domande e noi, sollecitati dal suo interrogare, poniamo a esso nuovi interrogativi, nell'ambito di un processo infinito, nel corso del quale ogni risposta si configura come una nuova risposta.

Gadamer dichiara che l'uomo. può sempre trascendere i propri limiti e la propria storicità in direzione di un sapere totale e concluso. non può quasi mai trascendere i propri limiti e la propria storicità in direzione di un sapere totale e concluso. non può mai trascendere i propri limiti e la propria storicità in direzione di un sapere totale e concluso. non può mai trascendere i propri limiti e la propria storicità in direzione di un sapere relativo e aperto.

Per Gadamer il nostro sapere storico-ermeneutico. è (e rimane) strutturalmente parziale e costitutivamente chiuso cioè inevitabilmente finito. è (e rimane) strutturalmente totale e costitutivamente aperto, cioè inevitabilmente infinito. è (e rimane) strutturalmente parziale e costitutivamente aperto, cioè inevitabilmente finito. è (e rimane) strutturalmente parziale e costitutivamente chiuso cioè inevitabilmente infinito.

Gadamer d'accordo con Hegel nel sottolineare la storicità del nostro essere,. condivide la rivendicazione kantiana della finitudine del nostro sapere. condivide la rivendicazione kantiana della finitudine del nostro non sapere. condivide la rivendicazione kantiana della infinitudine del nostro non sapere. condivide la rivendicazione kantiana della infinitudine del nostro sapere.

In Gadamer i concetti di «coscienza della determinazione storica» e di «fusione degli orizzonti». escludono programmaticamente la possibilità di un sapere assoluto. escludono programmaticamente la possibilità di un sapere razionale. escludono programmaticamente la possibilità di un sapere logico. escludono programmaticamente la possibilità di un sapere relativo.

Gadamer mostra come. tutti i caratteri dell'esperienza ermeneutica esistano solo in virtù del linguaggio ma non come linguaggio. tutti i caratteri dell'esperienza ermeneutica esistano solo in virtù del linguaggio e come linguaggio. tutti i caratteri dell'esperienza ermeneutica non esistano solo in virtù del linguaggio e come linguaggio. tutti i caratteri dell'esperienza ermeneutica esistano solo in virtù del linguaggio e come metalinguaggio.

Il legame tra la cosa e la parola che la designa è per Gadamer. accidentale o puramente convenzionale. accidentale ma mai puramente convenzionale. non accidentale o puramente convenzionale. mai accidentale ma puramente convenzionale.

Per Gadamer l'essere è linguaggio,. ossia tutte le forme di vita sono linguaggio e come tali non possono venir esperite e comprese. ossia tutte le forme di vita sono linguaggio e come tali non solo possono venir esperite e comprese. ossia tutte le forme di vita sono linguaggio e come tali possono venir esperite e comprese. ossia tutte le forme di vita non sono solo linguaggio e come tali possono venir esperite e comprese.

Per Gadamer la identificazione dell'essere con il linguaggio rappresenta la condizione stessa dell'ermeneutica. infatti dire che l'essere è linguaggio significa dire che l'essere in generale e l'essere umano in particolare è interpretazione. infatti dire che l'essere è linguaggio significa dire che l'essere in generale e l'essere umano in particolare non è mai interpretazione. infatti dire che l'essere è linguaggio significa dire che l'essere in generale e l'essere umano in particolare non è solo interpretazione. infatti dire che l'essere è linguaggio non significa dire che l'essere in generale e l'essere umano in particolare è interpretazione.

In Gadamer l'equazione essere = linguaggio = interpretazione. non giustifica l'idea di un autodisvelamento dell'essere nel linguaggio e nell'interpretazione. suggerisce l'idea di un disvelamento dell'essere e del linguaggio nell'interpretazione. non suggerisce l'idea di un autodisvelamento dell'essere nel linguaggio e nell'interpretazione. suggerisce l'idea di un autodisvelamento dell'essere nel linguaggio e nell'interpretazione.

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