Fondamenti pedagogici per l'infanzia 0-3
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![]() Fondamenti pedagogici per l'infanzia 0-3 Description: lezione 2 -32 |



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Qual è il significato pedagogico più profondo dell’etimologia latina del termine infans?. esprime la mancanza di parola come condizione fisiologica. Indica un soggetto biologicamente immaturo. Rivela una visione dell’infanzia come mancanza ontologica e sociale di soggettività. Sottolinea l’importanza della dipendenza emotiva nei primi anni. . Secondo Philippe Ariès, cosa distingue l’“affettività” dalla “coscienza sociale dell’infanzia”?. L’affettività è spontanea, ma non implica il riconoscimento dell’infanzia come condizione sociale distinta. L’affettività è pedagogicamente più rilevante. L’affettività è istituzionale, la coscienza sociale è individuale. La coscienza sociale è limitata alla sfera familiare. Qual è la principale implicazione della concezione bertoliniana dell’infanzia come “orizzonte esistenziale originario”?. L’infanzia è una fase biologica da guidare con disciplina. L’infanzia è uno stadio intermedio tra natura e cultura. L’infanzia va superata rapidamente per accedere alla razionalità adulta. L’infanzia è una modalità autentica e fondativa dell’essere-nel-mondo. Cosa comporta, secondo la Lezione 2, riconoscere il sentimento dell’infanzia come costruzione storica e non come dato naturale?. Che il bambino va educato solo attraverso l’osservazione psicologica. Che le istituzioni scolastiche devono essere tutte uguali. Che la pedagogia deve vigilare criticamente sulle immagini normative dell’infanzia. Che le rappresentazioni dell’infanzia sono invarianti antropologiche. In che senso Piero Bertolini considera l’egocentrismo infantile?. Una distorsione percettiva dovuta alla scarsa esperienza. Una modalità creativa e costruttiva di relazione con il mondo. Una forma patologica di auto-riferimento relazionale. Un limite cognitivo da superare nel percorso evolutivo. In che modo Carla Trisciuzzi integra criticamente la prospettiva di Ariès?. Distinguendo tra rappresentazioni culturali e pratiche educative effettive. Difendendo l’iconografia come unica fonte pedagogica. Rifiutando ogni lettura storica dell’infanzia. Proponendo un approccio evolutivo allo sviluppo infantile. . Quale aspetto della rappresentazione infantile medievale è centrale per la tesi di Ariès sull’“assenza di una coscienza dell’infanzia”?. la riproduzione di bambini con tratti adulti nelle iconografie. L’uso della lingua volgare nei testi scolastici. La presenza di spazi ludici nelle città medievali. L’adozione di metodi educativi differenziati per l’infanzia. Secondo Ruggero Santoni Rugiu, l’infanzia può essere letta come: Un luogo discorsivo attraversato da proiezioni ideologiche e visioni collettive. Uno spazio biologico da studiare empiricamente. Una fase educativa neutrale. Un'entità universale e transculturale. Quale limite metodologico viene attribuito da Gianfranco Becchi all’impianto teorico di Philippe Ariès?. La scarsa considerazione degli aspetti biologici dello sviluppo infantile. L’eccessiva enfasi sulla centralità della famiglia borghese. L’universalizzazione della mancanza di coscienza dell’infanzia nel Medioevo. La trascuratezza dei processi legislativi sull’infanzia. Qual è, secondo Franco Cambi, la prospettiva più adeguata per interpretare l’infanzia?. una lettura giuridica e normativa. Una visione naturalistica ed evolutiva. Una costruzione epistemologicamente plurale e culturalmente stratificata. Un’analisi linguistica delle narrazioni infantili. In che senso le riforme scolastiche tra XVII e XIX secolo trasformano l’infanzia in una categoria “normata”?. Perché introducono l’obbligo di abbigliamento uniforme. Perché costruiscono un modello standardizzato di sviluppo, conoscenza e comportamento infantile. Perché associano l’infanzia a una fase temporanea di svago. Perché rimuovono ogni forma di valutazione didattica. Secondo la lezione, quale rischio pedagogico si accompagna all’influenza della scienza e della medicina sull’infanzia?. la riduzione della pedagogia a tecnica diagnostica e correttiva. L’esclusione del bambino dall’ambiente familiare. Il ritorno a una concezione religiosa dell’educazione. La negazione dell’importanza delle emozioni. Quale ambivalenza emerge nella visione moderna dell’infanzia secondo la lezione?. Tra gioco e disciplina. Tra sviluppo fisico e sviluppo linguistico. Tra spontaneità e precocità cognitiva. Tra affettività idealizzata e sorveglianza educativa pervasiva. In che modo la famiglia moderna ridefinisce la figura del genitore a partire dal XVI-XVII secolo?. come rappresentante legale del minore. Come figura affettiva e normativa responsabile della formazione morale e psicologica del bambino. Come erede e gestore del patrimonio familiare. Come semplice trasmettitore di tradizioni. Cosa si intende con “scoperta dell’infanzia” nell’età moderna, secondo l’impostazione storiografica della lezione?. come l’inizio della protezione legale del minore. L’assegnazione di uno statuto simbolico, culturale e istituzionale autonomo all’infanzia. La separazione tra educazione religiosa e civile. L’affermazione dell’obbligo scolastico. Come si configura la funzione pedagogica del paradigma dell’infanzia come “paradigma originario”?. come modello statico e prescrittivo dell’agire educativo. Come stadio esclusivamente legato alla dipendenza dall’adulto. Come fase biologica da superare rapidamente. Come orizzonte epistemologico e simbolico di senso per l’intera esperienza umana ed educativa. Qual è il rischio principale insito nella sacralizzazione del bambino all’interno della cultura moderna?. l'esclusione delle madri dalle scelte educative. L’enfasi eccessiva sul rendimento scolastico. La costruzione di un’infanzia idealizzata che oscura la sua realtà complessa e situata. La perdita di riferimenti giuridici chiari sull’età evolutiva. In che modo la lezione analizza la relazione tra idealizzazione e controllo nell’educazione contemporanea?. come due facce di un unico dispositivo culturale che produce conformità infantile. Come componenti alternate nei diversi cicli scolastici. Come strumenti alternativi nelle politiche dell’infanzia. Come elementi opposti e inconciliabili. Quale paradosso pedagogico emerge dalla mitizzazione dell’infanzia nella modernità?. L’infanzia è ignorata nei programmi scolastici. L’educazione è delegata esclusivamente alla tecnologia. Il bambino è reso responsabile giuridicamente troppo presto. L’infanzia è celebrata come autentica ma contemporaneamente sottoposta a controllo simbolico e normativo. . Qual è uno dei principi fondanti della “pedagogia della realtà infantile” proposta dalla Lezione 5. costruzione di un modello universale del bambino ideale. Il riconoscimento della pluralità e situatezza delle esperienze infantili. L’eliminazione dei contenuti simbolici dall’educazione. L’adozione di criteri psicometrici per valutare l’infanzia. Cosa rappresenta, secondo la lezione, il mancato riconoscimento simbolico dell’accudimento nel discorso pedagogico premoderno?. l'assenza di una teoria relazionale dell’infanzia e della cura come fondamento educativo. La crisi della famiglia nucleare. L’adozione precoce di criteri scientifici per la cura del neonato. La marginalizzazione della funzione femminile nella società. Qual è, secondo la teologia medievale influenzata da Agostino, la condizione ontologica dell’infanzia?. Una fase moralmente neutra in attesa di sviluppo. Una categoria giuridica priva di rilevanza teologica. Uno stato di grazia e innocenza primordiale. Una condizione segnata dal peccato originale, da redimere attraverso l’educazione morale e religiosa. . In che modo l’istituto della patria potestas nella Roma antica esprime la subordinazione dell’infanzia?. Conferendo alla madre piena autorità educativa. Attribuendo al padre un potere assoluto sui figli, privati di voce e identità autonoma. Rendendo obbligatoria la scolarizzazione primaria. Concedendo ai bambini la possibilità di partecipare alla vita politica. . Secondo la lezione, quale concezione antropologica sottende la pedagogia antica?. L’infanzia come costrutto culturale contemporaneo. L’infanzia come passaggio qualitativamente distinto e degno di autonomia. L’infanzia come luogo di purezza da salvaguardare. L’infanzia come stadio privo di valore, in funzione dell’adultità futura. . In che senso la pedagogia premoderna si configura come “formazione eteronoma”?. Perché promuove l’autonomia decisionale del bambino. Perché valorizza la soggettività infantile attraverso l’autoapprendimento. Perché è orientata alla trasmissione autoritaria di norme e alla conformazione a modelli adulti. Perché privilegia l’ascolto e l’empatia nell’atto educativo. In che modo Comenio concepisce la funzione sociale dell’educazione?. Come leva per la pacificazione dei popoli e la rigenerazione dell’umanità attraverso un’istruzione universale e sistemica. Come strumento di acculturazione religiosa esclusiva. Come mezzo per l’addestramento tecnico-professionale precoce. Come mezzo per la selezione delle élite cultural. Quale principio metodologico, secondo Comenio, garantisce la coerenza e l’efficacia del processo educativo?. L’apprendimento per tentativi ed errori. L’autorità del docente come garante della disciplina. La triade natura, ordine, gradualità come struttura fondante dell’insegnamento. La trasmissione passiva del sapere. In che senso la Didactica Magna di Comenio anticipa l’educazione democratica contemporanea?. Perché nega il valore dell’educazione religiosa. Perché sostiene l’autorità assoluta dell’insegnante. Perché valorizza l’autoapprendimento come unica strategia formativa. Perché promuove un’istruzione universale e inclusiva, fondata su un sistema scolastico progressivo e accessibile a tutti. Qual è la principale novità introdotta da Comenio nella concezione dell’infanzia rispetto alla tradizione premoderna?. L’enfasi sulla spontaneità ludica come unica forma educativa. La marginalizzazione dell’infanzia nel processo educativo. L’assimilazione dell’infanzia alla fase adolescenziale. Il riconoscimento dell’infanzia come fase costitutiva e fondativa dell’intero processo formativo. Qual è il ruolo della scuola materna nel progetto pedagogico comeniano?. Il primo ambiente educativo strutturato, con finalità formative sistematiche e metodiche. Uno spazio di socializzazione privo di valenza educativa. Un ambiente di custodia e sorveglianza del bambino. Una fase opzionale e informale del percorso educativo. Qual è la funzione attribuita da Comenio alla scuola materna?. Una fase preliminare di osservazione passiva dell’adulto. Il primo ambiente educativo dotato di valore formativo autonomo, sensoriale e affettivo. Un anticipo ludico e privo di struttura dell’istruzione formale. Un contesto di custodia e sorveglianza prima della scuola primaria. Qual è il valore pedagogico attribuito da Comenio al gioco nella prima infanzia?. È una modalità privilegiata di apprendimento, capace di stimolare conoscenze, socialità e disciplina interiore. È considerato un’attività ludica priva di valenza educativa. È utile solo per bambini con difficoltà di apprendimento. È uno strumento di intrattenimento. Come si articola il concetto di “pansofia” nella pedagogia comeniana?. Come enciclopedismo tecnico finalizzato al lavoro manuale. Come retorica didattica per la disciplina scolastica. Come strategia per la trasmissione del sapere religioso. Come sapere universale, integrato e redentivo, accessibile a tutti e fondato sulla conoscenza ordinata. . Che significato ha il principio del “sincretismo” nel pensiero educativo di Comenio?. Un metodo basato sulla ripetizione sistematica dei contenuti. L’integrazione tra pedagogia e politica per la formazione del cittadino. Una tensione verso l’unità del sapere e della cultura, in opposizione alla frammentazione disciplinare. Una visione pluralista delle fonti del sapere. Quale visione dell’infanzia viene inaugurata da Comenio nella pedagogia occidentale?. L’infanzia come realtà dotata di dignità antropologica, epistemologica e pedagogica autonoma. L’infanzia come semplice estensione dell’educazione religiosa. L’infanzia come momento da disciplinare e normalizzare. L’infanzia come fase transitoria e priva di valore formativo. Qual è il significato politico attribuito all’infanzia nell’Ottocento secondo la lezione?. L’infanzia è neutra rispetto ai progetti statali. L’infanzia è un soggetto da emancipare esclusivamente attraverso il lavoro precoce. L’infanzia è intesa come risorsa economica da proteggere. L’infanzia è percepita come nodo strategico per la costruzione di una cittadinanza disciplinata e leale allo Stato. Quale trasformazione concettuale dell’infanzia segna la rivoluzione educativa dell’Ottocento?. L’infanzia come estensione della fase adolescenziale. L’infanzia come tempo originario e costitutivo dello sviluppo umano, meritevole di tutela e progettualità. L’infanzia come periodo di passività da sorvegliare. L’infanzia come spazio di transizione biologica. In che modo la scuola dell’infanzia assume una funzione strategica nella società ottocentesca?. Come laboratorio di sperimentazione pedagogica e costruzione civica. Come strumento di emancipazione dalla povertà rurale. Come spazio ludico per l’intrattenimento dei bambini. Come ambiente assistenziale a tempo parziale. Qual è la portata pedagogica del D.lgs. 65/2017 nel contesto storico delineato dalla lezione?. Sostituisce la figura dell’educatore con il medico scolastico. Abolisce la distinzione tra istruzione pubblica e privata. Codifica l’obbligatorietà dell’educazione per i bambini dai 3 anni in poi. Rappresenta il coronamento della visione integrata dell’educazione 0–6 anni, superando la separazione tra nido e scuola dell’infanzia. Come si articola la professionalizzazione dell’educatore dell’infanzia secondo la lezione?. Mediante la valorizzazione del lavoro volontario nei contesti scolastici. Attraverso percorsi formativi brevi di tipo informale. Su più livelli: formativo, deontologico, istituzionale e culturale. Attraverso un sistema di certificazioni empiriche senza base teorica. In che cosa consiste la concezione dell’infanzia proposta da Pestalozzi?. In una fase di preparazione subordinata alla vita adulta. In una fase limitata all’apprendimento strumentale. In una condizione psicologica da medicalizzare. In una fase fondativa e sacra della persona umana, dotata di dignità ontologica e valore formativo autonomo. Qual è il significato pedagogico del principio “cuore, mente, mano” nella visione pestalozziana?. Un paradigma antropologico e formativo che integra affettività, razionalità e operatività. Una ripartizione funzionale delle discipline scolastiche Un modello tecnicistico per la valutazione dell’apprendimento. Un modello tecnicistico per la valutazione dell’apprendimento. Un metodo di trasmissione frontale dei contenuti. Qual è, secondo Pestalozzi, il ruolo pedagogico attribuito alla madre?. Figura accudente priva di valore educativo esplicito. Custode passiva dei ritmi domestici. Prima educatrice morale, fonte di amore originario e base affettiva dell’apprendimento. Agente formale di istruzione alfabetica. Qual è il significato attribuito da Pestalozzi all’ambiente familiare nella formazione infantile?. Il primo contesto affettivo e morale, insostituibile per la costruzione dell’identità e della fiducia. Un ambito di apprendimento meccanico e coercitivo. Un luogo da superare nella transizione alla scuola pubblica. Uno spazio privo di rilevanza educativa. In che modo Pestalozzi concepisce la funzione sociale dell’educazione?. Come missione etica e politica per contrastare le disuguaglianze e promuovere giustizia e cittadinanza attiva. Come strumento di selezione meritocratica delle élite. Come addestramento precoce al lavoro industriale. Come mezzo per l’acculturazione religiosa e nazionale. Qual è il significato pedagogico della metafora del “giardino” nel Kindergarten fröbeliano?. Evoca la necessità di un controllo sistematico della crescita infantile. Esplicita l’idea che l’infanzia sia un terreno da coltivare con cura, secondo ritmi naturali e spirituali. Simboleggia un luogo protetto per la conservazione della spontaneità infantile. Rappresenta un’area di svago alternativo alle lezioni frontali. Qual è la funzione simbolica dei “doni” nel modello educativo del Kindergarten?. Mediatori simbolici progettati per stimolare attività cognitive, motorie e affettive. Oggetti premianti per il buon comportamento. Strumenti meccanici di valutazione del rendimento. Materiali rituali per la celebrazione religiosa dell’infanzia. Come si configura il ruolo dell’educatore secondo la visione di Fröbel?. Come figura direttiva che impone i contenuti educativi. Come mediatore attivo e custode del significato simbolico dell’esperienza educativa. Come soggetto neutro e osservatore passivo del gioco infantile. Come istruttore tecnico finalizzato all’efficienza didattica. Qual è il nucleo spirituale della pedagogia fröbeliana?. La subordinazione dell’infanzia ai dettami morali dell’adulto. Il riconoscimento dell’infanzia come epifania dell’unità tra natura, individuo e divinità. L’educazione come processo tecnico di trasmissione delle norme sociali. L’infanzia come tabula rasa da plasmare secondo valori collettivi. In che senso, secondo Fröbel, il gioco assume valore formativo?. È un metodo di distrazione dal peso dell’apprendimento cognitivo. È un’attività utile per introdurre la disciplina scolastica. È una prassi pedagogica strutturante che permette lo sviluppo integrale attraverso simbolizzazione e relazione. È una forma compensativa per i bambini meno abili. In che modo il Kindergarten si configura come progetto politico e comunitario?. È un dispositivo di socializzazione obbligatoria imposto dallo Stato. È una micro-comunità intenzionale che promuove cooperazione, responsabilità e partecipazione. È un ambiente destinato alla trasmissione verticale di regole morali. È una struttura finalizzata all’addestramento alla convivenza gerarchica. Come si definisce il ruolo dell’educatrice nel sistema del Kindergarten secondo Fröbel?. È un’autorità che guida l’educazione secondo principi normativi rigidi. È l’organizzatrice esclusiva delle attività simboliche. È guida, osservatrice e mediatrice capace di valorizzare l’intenzionalità e la spiritualità infantile. È una figura marginale con funzioni di sorveglianza e assistenz. Quale funzione simbolica e formativa hanno le “occupazioni” (Beschäftigungen) fröbeliane?. Servono a valutare il rendimento attraverso prodotti tangibili. Permettono al bambino di trasformare attivamente la materia, sperimentando progettualità, ordine e creatività. Costituiscono attività ludiche marginali all’educazione formale. Rappresentano un addestramento alla produzione manuale. In che senso l’educazione è legata alla natura secondo Fröbel?. La natura è un ambiente ricreativo funzionale allo svago infantile. L’educazione si fonda sulla corrispondenza simbolica e ontologica tra sviluppo umano e leggi naturali. La natura è lo sfondo neutro delle attività educative scolastiche. L’educazione deve imitare il metodo scientifico di osservazione della natura. Qual è il valore epistemologico dei “doni” (Gaben) nella pedagogia fröbeliana?. Strumenti di trasmissione meccanica delle nozioni matematiche. Dispositivi terapeutici per il controllo dell’iperattività infantile. Materiali formativi graduati che attivano un pensiero incarnato, simbolico e relazionale. Oggetti estetici destinati alla contemplazione. Qual è la funzione pedagogica dell’ambiente secondo Maria Montessori?. Fornire strumenti per l’omologazione comportamentale. Agire come “terzo educatore”, strutturando attivamente l’esperienza formativa in modo intenzionale e proporzionato ai bisogni evolutivi. Offrire uno spazio neutro per attività ludico-ricreative. Contenere materiali educativi selezionati dall’insegnante per ogni bambino. Quale caratteristica epistemologica distingue il metodo montessoriano nel contesto della pedagogia contemporanea?. L'applicazione del metodo scientifico fondato sull’osservazione oggettiva e sperimentale dei processi di sviluppo infantile. L’adesione ai principi prescrittivi delle scienze morali ottocentesche. L'accento sulla disciplina esterna e sulla ripetizione mnemonica. L'integrazione di rituali religiosi. In che cosa consiste il concetto di “periodi sensitivi” nella teoria montessoriana?. In fasi casuali di instabilità emotiva infantile. In periodi da sopprimere per favorire l’educazione standardizzata. In momenti ciclici di regressione cognitiva. In fasi transitorie durante le quali il bambino mostra un'elevata ricettività verso specifiche acquisizioni. Quale trasformazione del ruolo dell’adulto emerge nella pedagogia montessoriana?. L’adulto diventa osservatore scientifico, facilitatore competente e garante dell’ambiente favorevole all’autoeducazione. L’adulto agisce come correttore comportamentale esterno. L’adulto è l’unico responsabile della trasmissione dei contenuti morali. L’adulto impone regole per favorire l’obbedienza. Come si configura il concetto di “mente assorbente” nella visione montessoriana dell’infanzia?. Come una capacità psichica primaria, attiva e costruttiva, che consente l’interiorizzazione creativa dell’ambiente. Come un contenitore passivo di stimoli ambientali. Come una funzione di adattamento meccanico all'autorità educativa. Come uno strumento diagnostico per identificare deficit cognitivi. Quale ruolo svolge la disposizione estetica e funzionale del materiale didattico nella Casa dei Bambini?. Serve a rendere lo spazio scolastico più simile a quello domestico. Favorisce l’iniziativa autonoma, l’ordine interiore e la responsabilità educativa. Permette l’autocorrezione attraverso il confronto tra compagni. Attira l’attenzione del bambino grazie alla sua vivacità cromatica. In che senso l’ambiente montessoriano è definito “epistemico”?. Perché è progettato secondo principi statistici di osservazione del comportamento. Perché funge da sfondo neutro all’interazione educativa. Perché consente all’adulto di raccogliere dati sul rendimento infantile. Perché è strutturato intenzionalmente per sostenere la costruzione autonoma della conoscenza da parte del bambino. Come interpreta Montessori la disciplina nella sua visione pedagogica?. Come interiorizzazione di premi e punizioni. Come obbedienza alla figura dell’adulto. Come risultato di un processo di autoregolazione interiore, radicato nella concentrazione e nell’esperienza significativa. Come acquisizione passiva di norme comportamento. Qual è il valore epistemologico del movimento secondo Maria Montessori?. È una componente accessoria dell’apprendimento teorico. È funzionale alla preparazione dell’organismo allo studio. È una forma incarnata di pensiero, che consente la costruzione cognitiva attraverso l’esperienza corporea. È uno strumento per dissipare l’energia infantile. Che relazione si stabilisce tra libertà e responsabilità nell’ambiente educativo montessoriano?. Libertà e responsabilità sono sviluppate esclusivamente in ambienti informali. Libertà e responsabilità sono concepite come opposte e incompatibili. La libertà è il presupposto della responsabilità, e la responsabilità ne è la manifestazione concreta nel contesto educativo. La responsabilità è imposta attraverso la ripetizione delle regole. Quale principio pedagogico unifica le prospettive di Dewey, Freire e Decroly nella Scuola Nuova?. L’educazione come processo attivo, situato, cooperativo e trasformativo del soggetto e del contesto. La centralità della trasmissione sistematica di contenuti standard. La riproduzione delle gerarchie scolastiche per la stabilità sociale. L’adozione di dispositivi disciplinari per l’apprendimento cognitivo. Qual è la funzione della “coscientizzazione” nella pedagogia di Paulo Freire?. Una pratica di adattamento passivo ai modelli sociali dominanti. Un percorso critico attraverso il quale il soggetto prende consapevolezza delle strutture di dominio e diventa agente del cambiamento. Un metodo per rafforzare la memoria a lungo termine. Un processo tecnico per imparare a leggere. In che senso il “lavoro libero di gruppo” di Roger Cousinet si configura come dispositivo democratico?. Perché promuove la competizione tra alunni per stimolare il rendimento. Perché organizza l’apprendimento attraverso relazioni cooperative e responsabilizzazione condivisa. Perché esclude l’intervento dell’adulto in ogni fase educativa. Perché introduce forme di didattica individualizzata e selettiva. Qual è l’innovazione metodologica proposta da Ovide Decroly con il principio di “globalizzazione”?. L’introduzione di verifiche standardizzate su larga scala. L’analisi segmentata delle discipline tradizionali. La proposta di un apprendimento integrato che parte dalla percezione unitaria della realtà vissuta dal bambino. L’adozione di un curricolo unificato per tutti gli ordini scolastici. Qual è il fondamento della pedagogia di Édouard Claparède secondo il principio dell’“interesse funzionale”?. L’educazione come soddisfazione di bisogni reali e significativi del soggetto in crescita. L’apprendimento come imitazione di modelli adulti. La motivazione estrinseca come leva per l’apprendimento. La didattica come trasmissione diretta di contenuti accademici. Come viene ripensato il ruolo dell’educatore nella nuova modellistica educativa?. Come figura autoritaria con responsabilità direttive. Come mediatore culturale, regista discreto, promotore di significazione condivisa e autonomia infantile. Come trasmettitore di contenuti scientificamente verificati. Come garante del rispetto delle normative scolastiche. Quale elemento rappresenta la critica più radicale al modello trasmissivo-lineare secondo la lezione 16?. La riduzione dell’infanzia a soggetto passivo e la negazione della costruzione condivisa del sapere. L’eccessiva enfasi sulla relazione educativa. L’impossibilità di standardizzare i contenuti formativi. L’obsolescenza tecnologica dei materiali didattici. Qual è la posta in gioco etico-politica del riconoscimento della soggettività infantile?. Il potenziamento delle prestazioni scolastiche. L’attribuzione di un ruolo consultivo al bambino nei processi educativi. La valorizzazione del comportamento conforme agli adulti. Il riconoscimento del bambino come cittadino attivo, portatore di diritti, capace di parola e partecipazione. In che modo la pluralità dei modelli pedagogici è reinterpretata nella proposta della lezione 16?. Come moltiplicazione pragmatica di approcci didattici. Come alternanza non strutturata di pratiche educative storiche. Come strategia di integrazione critica tra approcci diversi, fondata su riflessività e pertinenza contestuale. Come indebolimento della coerenza epistemica del progetto educativo. Cosa significa, in senso epistemologico, pensare l’educazione come “co-costruzione sociale”?. Una fase di transizione dalla formazione individuale a quella comunitaria. Un processo valutativo fondato sull’interazione tra pari. Un atto condiviso tra adulti per pianificare l’insegnamento. Un’esperienza intersoggettiva in cui i significati emergono dal dialogo e dalla negoziazione in contesti relazionali. Quale svolta epistemologica segna la nascita della psicologia dello sviluppo nel Novecento?. Il superamento della visione innatista e biologicistica in favore di una concezione interattiva tra fattori endogeni ed esogeni. Il ritorno a un paradigma medico nella valutazione dell’infanzia. L’affermazione di una pedagogia religiosa come criterio evolutivo. L’integrazione delle neuroscienze nel processo educativo. In che modo la pedagogia interpreta i dati psicologici relativi allo sviluppo infantile?. Li integra criticamente in progetti educativi fondati su una visione umanistica e relazionale dell’infanzia. Li riduce a misure di performance scolastica. Li utilizza come criteri normativi per omologare i comportamenti. Li applica meccanicamente nei protocolli educativi. Che cosa implica educare “a partire dallo sviluppo”, secondo la lezione?. Applicare modelli standardizzati nei contesti educativi. Imporre programmi scolastici adattati all’età cronologica. Progettare l’educazione in relazione ai ritmi, ai bisogni e alle modalità specifiche del processo evolutivo di ogni soggetto. Valutare il bambino secondo griglie predefinite. Quale prospettiva epistemologica contrasta con il modello empirico-positivista nello studio dello sviluppo?. Quella comportamentista basata sulla misurazione standardizzata. Quella costruttivista ed ermeneutica che valorizza la soggettività, la storicità e la qualità dell’esperienza. Quella analitica focalizzata sulla diagnosi funzionale. Quella pragmatica centrata sull’efficienza didattica. Qual è la funzione epistemologica della psicologia evolutiva nella costruzione del sapere pedagogico?. Ridurre l’educazione a una sequenza lineare di tappe standardizzate. Fornire strumenti tecnici per la valutazione del rendimento scolastico. Stabilire i parametri di normalità biologica dei soggetti educabili. Proporre modelli teorici per interpretare sistematicamente i processi evolutivi dell’infanzia in chiave relazionale, affettiva, cognitiva e sociale. Qual è la principale implicazione pedagogica della teoria piagetiana?. L’adozione di programmi rigidamente sequenziali basati sull’età cronologica. La neutralità dell’adulto nei processi di apprendimento. La costruzione di ambienti educativi che rispettano i tempi cognitivi individuali e valorizzano l’attività autonoma del soggetto. La trasmissione di contenuti scolastici indipendentemente dai livelli di sviluppo. Quando si attiva il processo di accomodamento, secondo Piaget?. Quando l’educatore impone contenuti estranei alla struttura cognitiva del bambino. Quando il soggetto riceve informazioni conformi alle sue credenze. Quando il soggetto è esposto a stimoli ripetitivi. Quando l’assimilazione fallisce e si rende necessario modificare gli schemi mentali per accogliere esperienze nuove. Quale funzione svolge l’equilibrazione nello sviluppo cognitivo infantile?. Rende possibile la socializzazione precoce attraverso l’imitazione. Mantiene la coerenza affettiva tra il bambino e il contesto educativo. Regola la dialettica tra assimilazione e accomodamento, promuovendo un equilibrio dinamico tra continuità e trasformazione. Garantisce la memorizzazione a lungo termine. In che modo l’assimilazione contribuisce alla costruzione della conoscenza nel modello piagetiana?. Facilitando l’interpretazione di nuove esperienze attraverso schemi mentali preesistenti. Impedendo la trasformazione degli schemi cognitivi. Sostituendo integralmente i concetti obsoleti con strutture innovative. Permettendo l’introduzione passiva di nuovi dati nei circuiti mnemonici. Qual è il significato epistemologico del concetto di “intelligenza” secondo Jean Piaget?. Una predisposizione biologica ereditata senza modificazioni. Un processo di adattamento attivo tra soggetto e ambiente, che si realizza attraverso assimilazione, accomodamento ed equilibrazione. Un insieme di comportamenti acquisiti tramite imitazione. Una capacità misurabile attraverso test standardizzati. Quale abilità cognitiva emerge nello stadio operatorio concreto?. La costruzione di modelli teorici indipendenti dall’esperienza. La capacità di decentramento cognitivo e di conservazione delle quantità. La comprensione simbolica delle azioni motorie. L’elaborazione di narrazioni fantastiche prive di riferimento logico. In che modo si manifesta l’egocentrismo cognitivo nello stadio preoperatorio?. Nell’incapacità di formulare enunciati sintatticamente complessi. Attraverso l’imitazione di comportamenti sociali. Nella difficoltà del bambino a comprendere le relazioni causa-effetto. Nella tendenza a non considerare il punto di vista altrui e a spiegare i fenomeni in termini antropomorfi. Qual è la caratteristica distintiva dello stadio senso-motorio secondo Piaget?. L’intelligenza espressa attraverso l’azione percettivo-motoria e la conquista della permanenza dell’oggetto. L’acquisizione del pensiero reversibile. L’uso del linguaggio per rappresentare la realtà. La capacità di formulare ipotesi astratte. Qual è il nucleo strutturale dello stadio operatorio formale nella teoria di Piaget?. La ripetizione di operazioni concrete già acquisite. Il pensiero ipotetico-deduttivo, astratto e metacognitivo. L’uso esclusivo della memoria meccanica. L’acquisizione automatica di concetti tramite l’esperienza diretta. Quale funzione assume l’errore nell’approccio pedagogico piagetiano?. È una risorsa epistemica che attiva processi di ristrutturazione e accomodamento cognitivo. È un indicatore di fallimento dell’insegnamento. È un ostacolo al progresso cognitivo. È un segnale di inadeguatezza didattica da eliminare. In che cosa consiste la rivoluzione epistemologica introdotta da Freud nella comprensione dell’infanzia?. Nel concepire l’infanzia come fase di preparazione razionale alla maturità. Nell’introdurre l’idea che l’infanzia sia attraversata da dinamiche inconsce, pulsionali e simboliche che plasmano strutturalmente la soggettività. Nell’annullare la dimensione corporea dell’esperienza infantile. Nell’identificare l’infanzia come età dell’apprendimento sistematico. Qual è il significato strutturale della pulsione nella teoria freudiana?. Un istinto di sopravvivenza automaticamente adattivo. Una spinta biologica fissa e predeterminata. Un impulso corporeo privo di implicazioni psichiche. Una forza psichica intermedia tra corpo e mente, plastica e culturalmente modulabile, espressione della libido. Qual è il ruolo della fase anale nello sviluppo psicosessuale secondo Freud?. Consolidare la dipendenza affettiva dalla madre. Introdurre il bambino al confronto simbolico con le regole, la norma e l’autorità attraverso il controllo sfinterico. Attivare l’identificazione con il genitore dello stesso sesso. Sviluppare la percezione visiva del bambino. Qual è la principale implicazione educativa della teoria freudiana delle pulsioni per l’infanzia?. L’annullamento del ruolo affettivo dell’educatore per favorire l’autonomia. La costruzione di ambienti incentrati sul controllo razionale delle emozioni. Il riconoscimento della dimensione inconscia del desiderio infantile e la creazione di contesti relazionali che accolgano e simbolizzino le tensioni pulsionali. L’adozione di pratiche punitive per gestire le fasi regressivamente. Cosa rappresenta il complesso di Edipo nella teoria freudiana?. Un processo di imitazione comportamentale del genitore. Un conflitto affettivo e inconscio in cui il bambino desidera il genitore di sesso opposto e prova rivalità verso l’altro, determinante per la costituzione del Super-Io. Una tappa della maturazione linguistica. Una fase di introversione e isolamento sociale. Qual è, nella lezione 21, l’implicazione pedagogica fondamentale della consapevolezza della dimensione edipica?. L’adattamento della didattica alle fasi cronologiche. L’eliminazione del conflitto educativo per favorire l’armonia. Il riconoscimento della presenza dell’inconscio, del desiderio e del limite nella relazione educativa. L’accento sulla valutazione come forma di controllo simbolico. In che senso il complesso di Edipo rappresenta, per Freud, una struttura psichica permanente?. Perché è legato all’instaurarsi di stereotipi culturali. Perché si ripresenta ciclicamente nelle relazioni amorose adulte. Perché imprime una matrice simbolica duratura che organizza l’identità soggettiva e la vita relazionale. Perché costituisce un insieme di comportamenti compulsivi inconsci. In cosa consiste la critica femminista alla lettura freudiana dell’Edipo al femminile?. Nella negazione dell’esistenza del desiderio infantile. Nella negazione della specificità del desiderio materno. Nell’accusa di androcentrismo e nella riduzione della soggettività femminile a mancanza derivata. Nell’interpretazione eccessivamente culturale della sessualità. Quale passaggio simbolico segna la risoluzione del complesso di Edipo secondo la teoria freudiana?. La sublimazione della rivalità fraterna attraverso l’imitazione. L’interiorizzazione della legge paterna e la costituzione del Super-io. Il rifiuto dell’autorità e l’autonomia affettiva. L’inibizione del desiderio e la sua negazione cosciente. Come si configura, secondo Freud, il desiderio della bambina nella dinamica edipica?. Come bisogno di affiliazione sociale verso il gruppo femminile. Come investimento affettivo verso il padre, vissuto come oggetto di compensazione simbolica della “mancanza”. Come identificazione regressiva con la figura materna. Come forma di indifferenza nei confronti delle figure genitoriali. Quale rischio educativo è associato alla mancata risoluzione del conflitto tra autonomia e vergogna secondo Erikson?. La regressione a stadi precedenti dello sviluppo linguistico. L’iperattività e l’aggressività. L’isolamento sociale e l’incapacità di collaborazione. Il radicarsi di sentimenti di inadeguatezza e dubbio sul proprio valore e sulla legittimità delle proprie scelte. Qual è il principale elemento di discontinuità tra la teoria di Freud e quella di Erikson?. L’abbandono dell’inconscio come categoria esplicativa. La sostituzione del modello pulsionale con uno cognitivista. L’introduzione della pedagogia come campo prioritario di indagine. Lo spostamento dall’enfasi biologica alle dinamiche psicosociali e culturali nel processo di formazione del sé. In che cosa consiste la nozione di “crisi” nello sviluppo psicosociale eriksoniano?. Un conflitto inconscio tra desiderio e proibizione. Un evento traumatico che segna un punto di arresto nello sviluppo. Una rottura definitiva dell’identità evolutiva. Una tensione fisiologica e universale tra due poli opposti che rappresenta un momento critico di scelta, elaborazione e trasformazione del sé. Qual è la virtù psicosociale che emerge positivamente dalla risoluzione del conflitto tra fiducia e sfiducia?. Il coraggio. La speranza. L’autonomia. La perseveranza. Quale funzione educativa assume il gioco simbolico nel terzo stadio dello sviluppo psicosociale eriksoniano?. Strumento di scarico delle pulsioni aggressive. Modalità di socializzazione passiva attraverso l’imitazione. Dispositivo espressivo che consente l’assunzione di ruoli, la progettualità e l’esplorazione della dimensione intenzionale dell’agire. Mezzo per esercitare abilità linguistiche e mnemoniche. In che modo Erikson interpreta la crisi tra operosità e senso di inferiorità nella fase scolare?. Come un passaggio biologico determinato dallo sviluppo cerebrale. Come manifestazione di pulsioni inconsce che devono essere regolate dall’autorità adulta. Come un momento esclusivamente cognitivo legato all’apprendimento delle abilità strumentali. Come una tensione psicosociale tra il bisogno di sentirsi capace e il rischio di interiorizzare vissuti di inadeguatezza in contesti educativi valutativi. Cosa implica educare alla continuità dell’identità secondo la prospettiva eriksoniana?. Stimolare l’imitazione delle figure adulte per costruire stabilità. Promuovere coerenza narrativa e riflessività per integrare esperienze e trasformazioni nel ciclo di vita. Favorire la conformità agli schemi normativi della società. Consolidare tratti caratteriali stabili in età infantile. Qual è l’elemento innovativo della teoria eriksoniana rispetto alla metapsicologia freudiana nel pensare lo sviluppo?. Il rifiuto del ruolo della famiglia nello sviluppo della personalità. L’integrazione della dimensione socio-culturale e relazionale come costitutiva dell’identità. L’accento sull’istinto di morte e sull’aggressività come motori evolutivi. La riduzione del conflitto psichico a dinamiche di apprendimento cognitivo. Come si differenzia la prospettiva di Erikson da quella di Piaget nella comprensione dello sviluppo infantile?. Piaget pone attenzione all’inconscio, Erikson al comportamento osservabile. Erikson propone una sequenza di stadi sensomotori, Piaget enfatizza l’evoluzione morale. Erikson valorizza il conflitto affettivo-relazionale come motore dell’identità, mentre Piaget si focalizza sull’organizzazione delle strutture cognitive. Erikson si concentra sulla lo. Qual è l’implicazione pedagogica fondamentale del confronto Erikson-Freud evidenziato nella lezione?. Eliminare le fasi evolutive nella programmazione educativa. Sostituire l’educazione affettiva con la valutazione cognitiva. Integrare la regolazione pulsionale con l’accompagnamento esistenziale alle crisi evolutive, promuovendo un’identità relazionale. Applicare test psicoanalitici nella diagnosi scolastica. In cosa consiste il contributo distintivo della teoria di Erikson rispetto a quelle di Freud e Piaget?. Nell’integrazione tra dimensione intrapsichica e dimensione socio-culturale nel processo di costruzione dell’identità. Nella neutralità educativa e nella standardizzazione delle tappe evolutive. Nell’elaborazione di fasi esclusivamente cognitive. Nella concentrazione esclusiva sull’infanzia precoce. Cosa implica, dal punto di vista pedagogico, adottare una prospettiva teorica pluralista come quella auspicata nella Lezione 24?. La fusione delle teorie in un unico modello definitivo. L’uso critico e situato dei diversi modelli, con attenzione alla singolarità del soggetto e del contesto educativo. La rinuncia a un quadro interpretativo univoco in favore del relativismo. L’esclusione delle prospettive psicodinamiche dal panorama educativo. Qual è il significato pedagogico del confronto tra Freud, Piaget ed Erikson proposto nella Lezione 24?. Promuovere una competenza metateorica capace di integrare e contestualizzare i modelli in funzione dei bisogni educativi concreti. Valutare quale modello sia il più efficace in termini di rendimento scolastico. Escludere approcci teorici non empiricamente verificabili. Stabilire un unico modello teorico universale da applicare rigidamente. Quale dimensione dello sviluppo è privilegiata nel modello freudiano?. Le dinamiche inconsce e pulsionali che plasmano la struttura psichica. La logica formale e la costruzione simbolica. L’osservazione sperimentale e la misurazione del comportamento. L’interazione sociale e l’autonomia morale. Secondo la Lezione 24, qual è il principale limite educativo del modello piagetiano?. La sua incompatibilità con l’educazione scolastica. L’eccessiva enfasi sulla dimensione affettiva e relazionale. L’applicazione eccessiva di tecniche psicoanalitiche. La scarsa attenzione alla dimensione emotiva, affettiva e simbolica dello sviluppo. In cosa consiste il superamento dell’adultocentrismo secondo la sociologia dell’infanzia?. Nell’eliminazione dell’autorità genitoriale. Nell’adozione di programmi educativi orientati all’efficienza. Nella riduzione della partecipazione infantile agli ambiti ludici. Nella decostruzione della gerarchia che pone l’adulto come misura dell’umano, riconoscendo ai bambini soggettività e agency. Quale svolta epistemologica segna la nascita della sociologia dell’infanzia?. La centralità del concetto di sviluppo lineare nelle pratiche educative. Il ritorno a una visione naturalistica e biologica dell’infanzia. Il riconoscimento del bambino come soggetto sociale attivo e competente, capace di costruire significati e contribuire alla vita collettiva. L’adozione di una prospettiva empirica e quantitativa nello studio del bambino. Qual è, secondo Philippe Ariès, la genesi storica del “sentimento dell’infanzia”?. L’attribuzione dell’infanzia a una fase biologica transitoria e universale. La sua affermazione in epoca medievale come sentimento religioso. La sua emergenza con la modernità, quando si differenzia simbolicamente il mondo del bambino da quello dell’adulto. La naturalizzazione delle fasi di sviluppo infantile nelle scienze cognitive. . Che cosa implica considerare l’infanzia come costruzione sociale?. Che l’infanzia è una realtà naturale da cui deriva un’identità stabile. Che i significati attribuiti all’infanzia variano storicamente e culturalmente e sono frutto di pratiche simboliche e istituzionali. Che la biologia è il principale fattore nell’organizzazione educativa. Che ogni bambino ha lo stesso percorso evolutivo a prescindere dal contesto. . Qual è la posta in gioco pedagogica implicita nella sociologia dell’infanzia?. La costruzione di ambienti formativi che riconoscano la pluralità delle infanzie e valorizzino l’ascolto e la partecipazione dei bambini. L’adozione di pratiche compensative nei confronti della presunta immaturità infantile. La trasmissione verticale dei saperi senza negoziazione. L’uso di test standardizzati per identificare le fasi di sviluppo. Qual è la funzione epistemologica della nozione di “infanzia come campo di significati condivisi”?. Rappresentare una fase esclusivamente biologica dello sviluppo umano. Definire le infanzie in base a parametri universali e standardizzati. Riconoscere l’infanzia come spazio culturale e simbolico negoziato intersoggettivamente da adulti e bambini. Indicare la dipendenza cognitiva e affettiva. Quale rischio comporta, secondo la lezione, una rappresentazione naturalistica e adultocentrica dell’infanzia. L’indebolimento delle funzioni istituzionali. L’esclusione epistemica e simbolica della voce infantile e la riduzione della loro partecipazione alla vita sociale. L’eccesso di attenzione alle esigenze affettive. L’abbandono delle pratiche valutative. Secondo la prospettiva analizzata nella lezione, quale compito educativo deriva dal riconoscere l’infanzia come soggetto sociale attivo?. Semplificare il linguaggio educativo per favorire l’adesione alle norme. Rafforzare l’autorità dell’adulto nella trasmissione culturale. Promuovere una pedagogia della reciprocità e della co-costruzione dei significati. Predisporre contenuti didattici neutri e tecnocratici. Come viene superata, nella teoria della strutturazione di Anthony Giddens, la dicotomia individuo-società?. Attraverso la subordinazione dell’individuo alla struttura istituzionale. Con l’eliminazione del concetto stesso di struttura. Considerando le strutture sociali come simultaneamente costitutive e costituite dalle azioni degli attori social. Mediante la concezione delle strutture sociali. Qual è il significato del concetto di “agency infantile” secondo la sociologia dell’infanzia?. La competenza acquisita nella ripetizione di comportamenti adulti. La predisposizione innata a sviluppare abilità comunicative attraverso l’interazione con gli adulti. La possibilità dei bambini di agire intenzionalmente, produrre significati e contribuire alla costruzione del sociale anche all’interno di contesti strutturati. La capacità dei bambini di obbedire alle regole imposte dalle istituzioni educativi. Qual è la rottura epistemologica introdotta dalla nuova sociologia dell’infanzia secondo James, Jenks e Prout?. La ridefinizione dell’infanzia come categoria sociale autonoma, dotata di legittimità epistemica, culturale e politica. L’introduzione del metodo sperimentale per lo studio delle emozioni infantili. La negazione delle influenze culturali sullo sviluppo infantile. La subordinazione della soggettività infantile ai codici morali adulti. In che senso l’infanzia, secondo la lezione, è una costruzione sociale?. Perché può essere misurata attraverso test standardizzati. Perché segue uno schema educativo prefissato. Perché varia storicamente e culturalmente ed è frutto di rappresentazioni, norme e pratiche istituzionali. Perché è determinata esclusivamente dal patrimonio genetico. Cosa implica la nozione di “pluralità delle infanzie” introdotta nella lezione?. Il riconoscimento delle diverse esperienze infantili determinate da classe, genere, etnia e contesto culturale. L’esistenza di uno sviluppo biologico comune a tutti i bambini. La riduzione dell’infanzia a categorie diagnostiche omogenee. L’universalità delle tappe evolutive secondo una sequenza lineare. Come si configura, in questa prospettiva, il ruolo dell’educatore?. Come figura gerarchicamente superiore portatrice di verità oggettiva. Come controllore comportamentale deputato all’ordine sociale. Come facilitatore relazionale che accompagna processi dialogici di significazione. Come dispensatore di contenuti normativi predefiniti. Quale implicazione educativa deriva dal superamento della concezione dell’infanzia come “non ancora adulto”?. L’adozione di un modello addestrativo basato sulla ripetizione. La costruzione di ambienti educativi fondati sull’ascolto, la partecipazione e la co-costruzione del sapere. L’uniformazione dei percorsi educativi su standard nazionali. Il rafforzamento dell’autorità adulta nella gestione delle attività infantili. Cosa implica, nell’approccio critico, la definizione dell’infanzia come “campo di forze”?. L’accento sulla spontaneità e sull’autonomia assoluta dei bambini. La riduzione dell’infanzia a categoria biologica funzionale alla protezione giuridica. L’analisi delle dinamiche di potere, normalizzazione e sorveglianza che strutturano l’esperienza infantile. Il riconoscimento delle infanzie come soggetti affettivi dotati di bisogni educativi speciali. Qual è la principale ricaduta epistemologica della prospettiva integrata dei tre paradigmi?. Il superamento del punto di vista adultocentrico mediante la valorizzazione della pluralità delle infanzie e della loro agency. La riduzione della complessità infantile a categorie psicometriche. La costruzione di un unico modello teorico valido in ogni contesto educativo. La possibilità di misurare oggettivamente il livello di maturità sociale dei bambini. Qual è l’assunto fondante del paradigma del costruttivismo sociale applicato all’infanzia. L’infanzia è un prodotto culturale, simbolico e istituzionale, storicamente situato e modificabile. L’infanzia è una fase biologicamente universale regolata da tappe cognitive stabili. L’infanzia si struttura attraverso l’interiorizzazione normativa trasmessa dalla scuola. L’infanzia è determinata dalle predisposizioni innate e dagli schemi comportamentali adattivi. Quale prospettiva metodologica distingue l’interpretativismo nella comprensione dell’infanzia. L’osservazione etologica dei comportamenti in ambienti controllati. L’adozione di test standardizzati per valutare le competenze infantili. La misurazione oggettiva delle performance infantili tramite griglie predeterminate. L’accesso al punto di vista dei bambini attraverso metodi qualitativi e dialogici. In che modo i tre paradigmi sociologici convergono nel ripensare l’educazione infantile?. Promuovendo un’educazione neutra e standardizzata fondata su modelli universali. Favorendo la disciplina e la socializzazione precoce dei bambini. Negando la necessità di un intervento educativo nei contesti scolastici. Sostenendo una pedagogia fondata sull’ascolto, sulla negoziazione del significato e sul riconoscimento della soggettività infantile. Qual è il ruolo dell’epistemologia pedagogica come pratica educativa situata?. Escludere la soggettività e l’intenzionalità dall’analisi educativa. Definire un curriculum formativo immutabile e universale. Garantire l’applicazione uniforme di modelli educativi standard. Interrogare la legittimità e le implicazioni etico-politiche delle prassi educative nei contesti reali. Secondo Piero Bertolini, qual è la condizione epistemologica che rende scientifica la pedagogia?. L’applicazione di tecniche sperimentali standardizzate. L’uso esclusivo della statistica nella ricerca empirica. La separazione tra teoria e prassi. L’adozione di un metodo fenomenologico ermeneutico centrato sull’esperienza educativa vissuta. Quale autore ha proposto una concezione della pedagogia come scienza filosofica dell’educazione fondata su una razionalità assiologica?. John Dewey. Émile Durkheim. Jean Piaget. Giovanni Maria Bertin. Come si configura l’autonomia della pedagogia secondo la lezione?. Come rifiuto del dialogo con le altre discipline. Come adesione alle norme ministeriali di programmazione. Come capacità di interpretare criticamente l’educazione e di orientarla progettualmente, pur nel dialogo con le scienze umane. Come specializzazione tecnica nell’insegnamento scolastico. In che cosa consiste la specificità epistemologica della pedagogia rispetto alle altre scienze umane. Nell’adozione esclusiva di metodi sperimentali e quantitativi. Nella neutralità assiologica dell’osservazione empirica. Nell’assunzione dell’educazione come oggetto proprio di studio e nella capacità di coniugare interpretazione e progettualità. Nella subordinazione ai modelli teorici della psicologia e della sociologia. Perché la pedagogia è considerata una scienza dell’azione e non un sapere neutro?. Perché agisce secondo criteri tecnici di efficienza operativa. Perché si limita a eseguire direttive educative ministeriali. Perché interroga il senso dell’educare, elabora progettualità fondate e orienta trasformazioni reali nei contesti. Perché assume una prospettiva ideologica univoca e prescrittiva. Qual è la funzione normativa della pedagogia così come delineata nella lezione?. Proporre programmi ministeriali basati sulla standardizzazione didattica. Offrire diagnosi tecniche delle difficoltà scolastiche. Orientare intenzionalmente i processi educativi secondo finalità valoriali, antropologiche e teleologiche. Giustificare l’educazione come processo spontaneo e naturale. In che senso la pedagogia si configura come sapere trasformativo?. Perché si fonda su una prospettiva psicoanalitica dell’identità. Perché si limita a descrivere i cambiamenti comportamentali osservati nei soggetti. Perché interroga criticamente la realtà educativa e propone modelli orientati al miglioramento umano e sociale. Perché adotta modelli di standardizzazione culturale trasversali. Qual è il significato del concetto di educabilità nella prospettiva pedagogica delineata?. Una disposizione ontologica e culturale universale che fonda la possibilità dell’educazione e giustifica l’impegno etico per garantirla. Un principio relativo all’efficienza didattica nei contesti scolastici. Un’indicazione statistica di successo formativo. Un insieme di capacità misurabili in base a standard cognitivi. In cosa si differenzia la scientificità della pedagogia rispetto a quella delle scienze naturali?. Nella verifica sperimentale e nella predittività dei comportamenti educativi. Nella possibilità di applicare metodi standardizzati e oggettivi ai fenomeni educativi. Nella capacità di integrare rigore concettuale e riflessività critica su fenomeni situati e valoriali. Nella neutralità assiologica e nella replicabilità delle osservazioni. quale ruolo epistemologico riveste il pensiero di John Dewey nella pedagogia del Novecento. La valorizzazione dell’insegnamento frontale come metodologia privilegiata. La fondazione di un modello trasmissivo centrato sull’autorità adulta. La proposta di un apprendimento esperienziale, situato e relazionale, fondato sul learning by doing e sulla ricostruzione dell’esperienza. La concezione dell’educazione come processo di trasmissione di nozioni enciclopediche. In che senso la pedagogia della cura si configura come paradigma educativo e politico secondo la lezione?. Perché è orientata alla prestazione e al rendimento scolastico. Perché si limita a garantire il benessere fisico del bambino. Perché assume l’attenzione relazionale, la responsabilità verso l’altro e la costruzione di ambienti empatici come fondamenti dell’agire educativo. Perché promuove l’assimilazione culturale nei contesti multiculturale. Qual è il nucleo concettuale dell’approccio educativo di Célestin Freinet?. La pedagogia cooperativa e laboratoriale fondata sull’espressione libera e il lavoro collettivo. La strutturazione autoritaria dell’ambiente educativo. L’uso di tecniche standard per il controllo del comportamento. L’apprendimento per imitazione e ripetizione. Quale visione dell’infanzia accomuna i modelli pedagogici del Novecento analizzati nella lezione?. L’infanzia come fase deficitaria da disciplinare mediante pratiche normative. L’infanzia come soggettività autonoma, competente e generativa, portatrice di cultura e senso. L’infanzia come periodo biologicamente determinato e universale. L’infanzia come oggetto passivo di interventi educativi adattivi. In cosa si distingue la pedagogia dell’ascolto all’interno dei modelli novecenteschi dell’educazione?. Nell’adozione di metodologie standardizzate fondate sulla verifica dei risultati. Nella centralità dell’adulto come detentore esclusivo del sapere. Nel concepire l’ascolto come atto etico, epistemico e politico che riconosce l’infanzia come soggetto portatore di senso. Nella trasmissione gerarchica di valori e conoscenze. come viene ridefinita la cultura dell’infanzia nel nuovo paradigma educativo?. Come fase immatura che necessita di addestramento culturale. Come insieme di pratiche da trasmettere verticalmente. Come derivazione semplificata della cultura adulta. Come forma espressiva autonoma, legittima e plurale, meritevole di riconoscimento e valorizzazione. Quale funzione trasformativa assume l’educazione secondo la prospettiva delineata nella lezione?. Riprodurre modelli culturali preesistenti in modo neutro. Configurarsi come pratica critica e generativa, capace di progettare futuri alternativi e promuovere giustizia sociale. Adeguare l’infanzia alle norme sociali esistenti. Trasmettere contenuti disciplinari con finalità valutative. Quale svolta teorica rappresenta la Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia del 1989 per la pedagogia contemporanea?. L’uniformazione dei percorsi educativi su base biologica. La riaffermazione dell’autorità adulta nei processi educativi. L’istituzionalizzazione del diritto del bambino all’ascolto, alla partecipazione e allo sviluppo del pieno potenziale umano. Il passaggio da un approccio normativo a uno esclusivamente protezioni. Qual è la principale implicazione epistemologica del paradigma dell’infanzia come soggetto di diritti culturali e educativi?. Il superamento dell’adultocentrismo e l’elaborazione di dispositivi formativi situati, partecipativi e fondati sull’ascolto. L’assunzione della pedagogia come scienza oggettiva e neutrale. L’eliminazione delle differenze nei contesti educativi. L’adozione di modelli pedagogici standardizzati a livello globale. In che senso le istituzioni educative possono promuovere la soggettività infantile?. Costruendo contesti partecipativi, relazionali e riflessivi che riconoscano agency, voce e diritti dei bambini. Agendo come luoghi di controllo e normalizzazione comportamentale. Limitando le interazioni tra pari per evitare dispersione didattica. Applicando rigidamente curricoli e valutazioni standard. |




