GENETICA parte 5
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![]() GENETICA parte 5 Description: da lezione 51 a lezione 61 |



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Quale approccio riduce la sovrainterpretazione del dato genetico?. Integrazione interdisciplinare. Aumento marcatori. Ripetizione analitica. Nessuna delle risposte è corretta. In quale fase aumenta il rischio di acquisizioni multiple di DNA?. Assenza di insetti. Pre-deposizione. Ondate intermedie e tardive. Fase immediata. Qual è il limite strutturale del DNA entomologico?. Inanalizzabilità. Origine non umana. Non confrontabilità. Mancata datazione autonoma. Qual è il vantaggio principale del crop?. Eliminazione contaminanti. Datazione del contatto. Protezione stabile. Degradazione più lenta. Perché il DNA nei predatori ha minor valore temporale?. Bassa quantità. Estrazione complessa. Acquisizione indiretta. Scarsa amplificazione. Perché i fenomeni abiotici sono rilevanti per il DNA entomologico?. Definiscono il profilo genetico. Datano il materiale biologico. Influenzano colonizzazione e degradazione. Eliminano la variabilità. Quale elemento guida l’interpretazione temporale del reperto entomologico?. Quantità di DNA. Numero di loci. Successione entomologica. Metodo analitico. Quando il DNA umano negli insetti è più coerente forensicamente?. Prima ondata di colonizzazione. Fase tardiva. Ondata opportunista. Presenza prolungata. Qual è il contributo specifico dell’antropologia forense nello studio dei resti scheletrici prima dell’analisi genetica?. Stabilire la causa di morte. Ricostruire la dinamica del fatto. Identificare direttamente l’individuo. Definire il profilo biologico del resto. Perché il DNA non può sostituire l’analisi antropologica dei resti scheletrici?. Fornisce solo informazione identificativa. È sempre degradato nei tessuti duri. Non è confrontabile tra campioni. Dipende esclusivamente dall’ambiente. Quale criterio guida correttamente la scelta del campione osseo per DNA nucleare?. Elevata compattezza strutturale. Presenza di tessuto spugnoso. Massima esposizione ambientale. Facilità di prelievo. In quale contesto antropologico-forense il DNA mitocondriale risulta più appropriato rispetto al DNA nucleare?. In assenza di fenomeni tafonomici. In campioni ossei integri e recenti. In resti scheletrici fortemente degradati. In identificazioni individuali certe. Perché i denti sono particolarmente idonei all’analisi genetica in antropologia forense?. Indipendenza dal contesto. Assenza di contaminazioni. Protezione fisica della polpa. Presenza esclusiva di mtDNA. Qual è il ruolo della tafonomia nella selezione del campione genetico?. Valutare la conservazione del tessuto. Datare il momento del decesso. Definire il profilo genetico. Sostituire l’analisi molecolare. In presenza di resti commisti, quale sequenza è metodologicamente corretta?. Selezione antropologica poi verifica genetica. Prelievo indiscriminato dei frammenti. Identificazione genetica immediata. Analisi genetica poi valutazione morfologica. Quale affermazione descrive correttamente il ruolo del DNA nei resti scheletrici?. Consente l’identificazione ma non la ricostruzione. Permette la datazione del trauma. Tutte le altre risposte sono corrette. Spiega la dinamica dell’evento. Quale aspetto distingue metodologicamente la balistica forense dalla genetica forense?. Studio delle tracce contro studio dei soggetti. Ricostruzione dinamica contro attribuzione biologica. Identificazione contro classificazione. Analisi biologica contro analisi chimica. Quale tipologia di traccia biologica è più frequentemente associata alla manipolazione di un’arma da fuoco?. Materiale epiteliale da contatto. Residui di sparo. Tessuti profondi. Tracce ematiche da impatto. Quale informazione resta strutturalmente estranea alle potenzialità del DNA in ambito balistico?. Associazione del DNA a un reperto. Identificazione di un soggetto. Determinazione della distanza di sparo. Attribuzione biologica della traccia. Quando la genetica forense fornisce un contributo metodologicamente corretto in ambito balistico?. Tutte le altre risposte sono corrette. Quando precede la ricostruzione dinamica. Quando sostituisce l’analisi balistica. Quando verifica un’ipotesi già ricostruita. Qual è il principale limite interpretativo del DNA rinvenuto su un’arma da fuoco?. Non può essere confrontato. Non permette l’identificazione biologica. Non è tecnicamente analizzabile. Non consente di stabilire quando è avvenuto il contatto. Come devono essere interpretati GSR e DNA quando sono presenti sullo stesso reperto?. Come dati appartenenti a piani informativi distinti. Come prova automatica di utilizzo dell’arma. Come informazioni sovrapponibili. Come indicatori equivalenti dello sparo. Per quale motivo la localizzazione della traccia biologica è centrale nell’interpretazione forense balistica?. Consente la datazione dello sparo. Attribuisce automaticamente responsabilità. Elimina il rischio di contaminazione. Influenza il significato del dato genetico. Quale fattore rende la scena balistica particolarmente critica per l’interpretazione del DNA?. Assenza di reperti biologici. Presenza esclusiva di GSR. Scarsa amplificabilità del DNA. Possibilità di trasferimenti multipli. In ambito BPA–genetica, quale informazione resta esclusivamente di competenza della BPA?. La determinazione della compatibilità genetica. La ricostruzione della dinamica delle emissioni ematiche. L’identificazione dei soggetti coinvolti. L’attribuzione biologica delle tracce. Quale tipologia di macchia presenta il maggiore rischio di interpretazione genetica fuorviante?. Macchia proiettata. Macchia da trasferimento. Macchia da accumulo. Macchia passiva. Perché il campionamento genetico non deve essere indiscriminato in una scena con pattern ematici?. Complica l’analisi statistica. Riduce l’efficienza dell’amplificazione. Può compromettere la lettura BPA. Aumenta il rischio di falsi positivi. Per quale motivo l’elevata informatività genetica del sangue non coincide con elevata informatività dinamica?. Perché le macchie sono sempre trasferite. Perché identità e meccanismo di formazione sono piani distinti. Perché il DNA degrada rapidamente. Perché il sangue è sempre mescolato. Quale criterio distingue le macchie passive dalle macchie proiettate?. L’assenza o presenza di una forza esterna. Il soggetto da cui proviene il sangue. La quantità di sangue depositata. Il valore genetico della traccia. Quale limite strutturale caratterizza l’analisi genetica delle macchie ematiche?. L’impossibilità di rilevare mescolanze. L’assenza di DNA nucleare. L’impossibilità di stabilire la sequenza temporale. L’impossibilità di identificare i contributori. In quale situazione il rinvenimento di DNA dell’autore su una macchia ematica è metodologicamente più critico?. Quando la superficie è porosa. Quando la macchia è quantitativamente ridotta. Quando la macchia è dinamicamente incoerente. Quando il DNA è parzialmente degradato. Quando l’integrazione tra BPA e genetica forense è scientificamente corretta?. Quando il DNA conferma la dinamica. Quando la BPA suggerisce l’identità. Quando una disciplina prevale sull’altra. Quando ciascun dato è interpretato nel proprio perimetro. Perché un’impronta digitale può non essere associata a DNA analizzabile in relazione alla struttura della pelle?. Perché lo strato corneo è costituito da cellule prive di nucleo. Perché l’impronta è sempre una traccia recente. Perché il sudore degrada il DNA. Perché le creste papillari non contengono materiale biologico. Quale informazione NON può essere fornita né dalla dattiloscopia né dalla genetica forense?. La presenza di un contatto. L’attribuzione a un soggetto. La datazione certa del contatto. La riconducibilità individuale. Quale affermazione descrive correttamente il rapporto tra impronta e DNA?. L’impronta presuppone il DNA. Il DNA chiarisce la dinamica. Il DNA rafforza sempre l’impronta. Sono evidenze autonome con limiti distinti. Perché il touch DNA è considerato altamente variabile?. È sempre di origine indiretta. È sempre quantitativamente scarso. È facilmente degradabile. Dipende da fattori biologici e ambientali. In quale caso impronta e DNA possono avere origine temporale diversa?. Quando la superficie è porosa. Quando il DNA è degradato. Quando il reperto è stato manipolato più volte. Quando l’impronta è parziale. Qual è la principale criticità operativa tra analisi dattiloscopica e genetica?. I tempi di analisi. La necessità di doppia repertazione. Il possibile conflitto nelle procedure di campionamento. La diversa strumentazione. Quando l’integrazione tra impronta e DNA è metodologicamente corretta?. Quando il DNA è completo. Quando sono attribuite allo stesso soggetto. Quando entrambe sono coerenti con il contesto. Quando l’impronta è leggibile. Qual è il rischio principale del trasferimento secondario del DNA?. Perdere la tracciabilità del reperto. Alterare l’impronta digitale. Non ottenere un profilo genetico. Attribuire un contatto diretto non avvenuto. Qual è la finalità principale di un accertamento forense interdisciplinare correttamente impostato?. Accumulare il maggior numero di evidenze. Eliminare ogni incertezza. Confermare l’ipotesi iniziale. Costruire un’interpretazione coerente e metodologicamente fondata. Perché la convergenza di più evidenze non garantisce la correttezza dell’ipotesi?. Perché può mancare la coerenza logica e dinamica. Perché le tecniche possono essere fallibili. Perché le evidenze sono sempre parziali. Perché il numero di dati è insufficiente. Quale affermazione descrive correttamente il rapporto tra dato e informazione?. Il dato coincide sempre con l’informazione. Il dato ha valore probatorio diretto. L’informazione precede il dato. L’informazione nasce dal dato interpretato nel contesto. In un accertamento interdisciplinare, quale funzione ha il contesto?. Orientare l’interpretazione delle evidenze. Confermare l’ipotesi investigativa. Sostituire l’analisi tecnica. Ridurre l’incertezza statistica. Qual è l’errore metodologico principale nell’analizzare una singola evidenza in modo isolato?. Comprometterne la ripetibilità. Attribuirle un significato autosufficiente. Ridurne il valore tecnico. Alterarne la validità analitica. Che cosa caratterizza la sovrainterpretazione di un dato forense?. La ripetizione delle analisi. L’uso del dato oltre i suoi limiti informativi. L’assenza di riscontri. L’applicazione di tecniche non validate. Qual è il ruolo corretto dell’esperto forense nell’accertamento interdisciplinare?. Trasformare i dati in prova. Confermare la ricostruzione investigativa. Fornire informazioni tecnicamente fondate e delimitate. Stabilire la responsabilità del soggetto. Quale rischio deriva da un mancato coordinamento degli accertamenti?. Allungare i tempi procedurali. Generare conflitti interpretativi tra evidenze. Compromettere la validità statistica. Ridurre la sensibilità delle analisi. Quale cambiamento metodologico introduce l’uso del DNA rispetto alla sierologia?. L’eliminazione dell’interpretazione. L’automatizzazione della prova. Il passaggio dall’esclusione all’identificazione probabilistica. La riduzione del ruolo del contesto. Quale funzione aveva il gruppo sanguigno nell’accertamento forense pre-DNA?. Stabilire la dinamica dell’evento. Escludere soggetti incompatibili. Identificare con certezza l’autore. Attribuire il tempo di deposito. Quale caratteristica distingue la sierologia forense dalla genetica forense moderna?. Era basata su marcatori altamente polimorfici. Forniva informazioni classificatorie e non individualizzanti. Permetteva la datazione della traccia. Consentiva identificazioni univoche. Qual è una conseguenza diretta dell’aumento di sensibilità analitica?. La scomparsa delle tracce miste. La riduzione degli errori stocastici. La maggiore stabilità interpretativa. L’emersione di DNA non necessariamente correlato all’evento. In cosa consiste il limite principale delle analisi LCN?. Nell’impossibilità di amplificazione. Nella scarsa sensibilità. Nell’aumento della variabilità interpretativa. Nella perdita totale del segnale. Qual è la funzione dei modelli di probabilistic genotyping?. Valutare il supporto probabilistico di ipotesi alternative. Eliminare il giudizio dell’esperto. Ridurre la complessità del profilo. Fornire una risposta binaria certa. Perché la PCR rappresenta una svolta nella genetica forense?. Consente l’analisi di quantità minime di DNA. Elimina il rischio di contaminazione. Fornisce risultati deterministici. Riduce la complessità dei profili. Quale affermazione descrive correttamente la genetica forense contemporanea?. Fornisce certezze assolute e definitive. Produce informazioni potenti ma metodologicamente condizionate. Nessuna delle altre risposte è corretta. È indipendente dal contesto interpretativo. Quale affermazione è giuridicamente corretta sull’assenza di DNA sulla scena del crimine?. Costituisce prova liberatoria diretta. Dimostra l’estraneità dell’indagato. Non equivale alla prova dell’assenza di contatto o di responsabilità. Esclude automaticamente il coinvolgimento. Perché un profilo genetico misto non consente automaticamente di configurare il concorso di persone nel reato?. Perché non attribuisce ruoli o condotte ai singoli contributori. Perché non è ammesso come prova. Perché è sempre inutilizzabile. Perché viola il principio del contraddittorio. A quale principio costituzionale è collegata la distinzione tra presenza genetica e responsabilità penale?. Al principio di obbligatorietà dell’azione penale. Al principio del libero convincimento. Al principio del libero convincimento. Al principio di responsabilità personale ex art. 27 Cost. Quale articolo del c.p.p. disciplina l’attività di consulenza tecnica del pubblico ministero?. Art. 392 c.p.p. Art. 359 c.p.p. Art. 360 c.p.p. Art. 233 c.p.p. Chi può disporre il prelievo coattivo di DNA nell’ambito di un procedimento per omicidio?. Il pubblico ministero autonomamente. Il giudice, su richiesta motivata del pubblico ministero. Il consulente tecnico. La polizia giudiziaria. Quale rischio probatorio è più frequente nell’uso del DNA nel processo per omicidio?. L’inutilizzabilità della prova. L’assenza di norme di riferimento. La mancanza di valore scientifico. La sovrainterpretazione del dato genetico. Quale articolo del codice penale disciplina il concorso di persone nel reato?. Art. 575 c.p. Art. 27 c.p. Art. 577 c.p. Art. 110 c.p. Quale norma del codice di procedura penale disciplina il prelievo coattivo di materiale biologico dall’indagato?. Art. 354 c.p.p. Art. 392 c.p.p. Art. 360 c.p.p. Art. 224-bis c.p.p. Ai sensi dell’art. 192 c.p.p., come deve essere valutata la prova genetica?. Nel contesto complessivo degli elementi di prova. Nessuna delle risposte è corretta. Come prova scientifica prevalente. In modo automatico se tecnicamente valida. Nel reato di violenza sessuale ex art. 609-bis c.p., quale elemento è decisivo ai fini della tipicità della condotta?. Il rinvenimento di tracce biologiche. L’assenza di consenso della persona offesa. Il contatto sessuale tra i soggetti. La natura intima della relazione. Quale funzione svolge la prova genetica nei procedimenti per violenza sessuale?. Accertare la compatibilità biologica tra soggetti e reperti. Dimostrare la coercizione della condotta. Qualificare giuridicamente il fatto. Valutare l’attendibilità della vittima. Per quale motivo la genetica forense non consente l’accertamento del consenso?. Le tracce biologiche sono sempre degradate. I profili genetici risultano spesso incompleti. L’analisi genetica è statisticamente incerta. Il consenso è una categoria giuridico-fattuale. Quale limite strutturale caratterizza la prova genetica in relazione al tempo dell’evento?. L’impossibilità di analizzare profili misti. L’impossibilità di isolare il DNA maschile. L’impossibilità di datare la deposizione della traccia. L’impossibilità di identificare il contributore. Quale errore metodologico deve essere evitato nella valutazione del dato genetico?. Attribuire al DNA la ricostruzione della dinamica. Integrare la prova con altri elementi. Considerare i limiti scientifici dell’analisi. Valutare il dato secondo l’art. 192 c.p.p. Quale fase incide maggiormente sull’attendibilità della prova genetica nei reati sessuali?. La corretta repertazione della traccia biologica. La discussione in dibattimento. L’elaborazione statistica del profilo. La comparazione dei marcatori STR. Nei reati di violenza sessuale, cosa indica scientificamente un profilo genetico misto?. L’esistenza di più autori del reato. La compresenza di contributi biologici di più soggetti. La prova di una violenza sessuale di gruppo. La simultaneità dei contatti biologici. Quale ambito giuridico utilizza più frequentemente gli accertamenti di parentela?. Il diritto amministrativo. Il diritto tributario. Il diritto sanitario. Il diritto civile relativo allo status delle persone. Perché gli esami di filiazione diretta hanno maggiore forza probatoria?. Il modello genitore–figlio è geneticamente diretto. Producono risultati deterministici. Non richiedono interpretazione statistica. Il numero di marcatori è sempre superiore. Cosa esprime il Likelihood Ratio negli accertamenti di parentela?. Un indice di identificazione certa. La probabilità assoluta del legame. Una decisione giuridica automatica. Il supporto dei dati a un’ipotesi rispetto a un’alternativa. Cosa distingue i marcatori Y-STR e il DNA mitocondriale dagli STR autosomici?. Seguono una trasmissione di linea e non individuale. Consentono identificazione univoca. Hanno maggiore potere discriminante. Eliminano il bisogno di statistica. Quali marcatori rappresentano il riferimento negli esami diretti di parentela?. I marcatori fenotipici. Il DNA mitocondriale. I marcatori Y-STR. Gli STR autosomici. Negli accertamenti di parentela, quale è il ruolo della genetica forense?. Ricostruire una dinamica fattuale. Verificare la compatibilità biologica rispetto a un’ipotesi. Attribuire direttamente uno status giuridico. Sostituire la valutazione del giudice. Negli esami di consanguineità, quale limite biologico incide sull’analisi?. La minore quantità di DNA condivisa tra i soggetti. L’impossibilità di usare STR autosomici. L’inutilizzabilità dei dati. L’assenza di variabilità genetica. Quale caratteristica distingue la filiazione diretta dalla consanguineità?. L’assenza di calcolo statistico. Il maggiore potere informativo del modello genetico. L’identificazione individuale certa. L’uso esclusivo di marcatori di linea. Quale informazione fornisce prevalentemente l’analisi del DNA mitocondriale?. La ricostruzione della dinamica. L’identificazione individuale univoca. La datazione del reperto. La compatibilità biologica lungo la linea materna. Qual è l’obiettivo principale dell’analisi di resti umani in genetica forense?. La ricostruzione della dinamica della morte. L’identificazione individuale di resti privi di identità certa. L’individuazione della causa del decesso. L’attribuzione della responsabilità penale. In quali contesti si applica prevalentemente l’analisi del DNA datato?. Negli accertamenti su soggetti viventi. Nei reati contro il patrimonio. Nei casi di persone scomparse e rinvenimenti tardivi. Nelle scene del crimine recenti. Quale fonte biologica è più frequentemente analizzata nei casi di DNA datato?. I tamponi biologici. Le tracce epidermiche. I resti ossei. I fluidi biologici. Quale limite è tipico dei profili genetici ottenuti da resti ossei?. La non riproducibilità dell’analisi. L’assenza di valore probatorio. La frequente incompletezza del profilo genetico. L’impossibilità di eseguire confronti. Quale caratteristica biologica contraddistingue il DNA datato?. L’assenza di rischio di contaminazione. L’elevata quantità di DNA nucleare. La certezza dell’identificazione. La frammentazione e la degradazione del materiale genetico. Chi dispone gli accertamenti genetici in caso di rinvenimento di resti umani?. I familiari della persona scomparsa. Il laboratorio di genetica forense. Il pubblico ministero nell’ambito dell’autorità giudiziaria. Il medico legale in autonomia. Come avviene l’identificazione genetica nei casi di persone scomparse?. Tramite confronti indiretti con i familiari biologici. Mediante sola analisi antropologica. Mediante confronto diretto con il soggetto. Attraverso impronte digitali. |




