Geografia Pegaso L7
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Il primo studioso a suggerire che la Terra potesse avere una forma sferica è stato: A Talete di Mileto (VI secolo a.C.). B Pitagora (VI secolo a.C.). C Anassimandro (VI secolo a.C.). D Aristotele (IV secolo a.C.). Eratostene fu il primo a misurare: A Il raggio della Terra. B La profondità degli oceani. C L'intera circonferenza della Terra. D L'inclinazione terrestre. Jean Richer tramite i suoi esperimenti determinò che: A la gravità è più forte alle latitudini più alte e che la Terra non è una sfera perfetta. B la gravità varia in maniera indipendente rispetto alla latitudine. C la gravità è più forte alle latitudini più basse e che la Terra non è una sfera perfetta. D la gravità è più forte alle latitudini più alte e che la Terra è una sfera perfetta. Il matematico francese La Condamine misurò: A L'arco di meridiano da Quito allo Polo Sud. B L'arco di meridiano dalla costa dell'Ecuador al Polo Nord. C L'arco di meridiano da Quito alla costa dell'Ecuador. D Un grado di latitudine vicino al Polo Nord. L'ellissoide di rotazione si ottiene: A facendo ruotare un'ellisse di 180° attorno l'asse minore della Terra. B facendo ruotare un'ellisse di 360° attorno l'asse minore della Terra. C facendo ruotare un'ellisse di 180° attorno l'asse maggiore della Terra. D facendo ruotare un'ellisse di 360° attorno l'asse maggiore della Terra. La forma che meglio approssima la forma della terra è: A L'ellissoide di rotazione. B in maniera equivalente rappresentata sia dall'ellissoide di rotazione che dal geoide. C Il geoide. D Lo sferoide oblato. L'orientazione del filo a piombo è: A sempre variabile sia rispetto al geoide che all'ellissoide di riferimento. B sempre perpendicolare alla superficie dell'ellissoide di rotazione. C sempre inclinata di 45° rispetto alla superficie del geoide. D sempre perpendicolare alla superficie del geoide. La superficie del geoide: A non coincide con quella dell'ellissoide. B coincide perfettamente con quella dell'ellissoide. C coincide con quella dell'ellissoide per quanto riguarda la superficie degli oceani. D coincide con quella dell'ellissoide ad eccezione della superficie degli oceani. Il geoide è: A una superficie formata da punti aventi tutti la stessa elevazione. B una superficie formata da punti aventi tutti lo stesso potenziale gravitazionale. C una superficie formata da punti aventi tutti la stessa carica elettrica. D una superficie formata da punti aventi tutti la stessa intensità magnetica. Il satellite GOCE ha operato tra: A il 1990 ed il 1997. B il 1997 ed il 2009. C il 2013 ed il 2019. D il 2009 ed il 2013. Le orbite dei pianeti seguono: A percorsi perfettamente circolari intorno al Sole. B percorsi ellittici intorno al Sole. C percorsi casuali intorno al Sole. D percorsi rettilinei. In generale i pianeti si muovono nello spazio generando dei movimenti che sono chiamati: A rivoluzione e convoluzione. B rotazione ed evoluzione. C convoluzione ed evoluzione. D rivoluzione e rotazione. Le leggi che regolano i movimenti dei pianeti sono: A Le Leggi di Keplero. B Le Leggi di Newton. C Le Leggi di Mendel. D Le Leggi di Maxwell. La prima legge di Keplero: A descrive la velocità con cui un pianeta si muove nella sua orbita. B stabilisce una relazione matematica tra il periodo orbitale di un pianeta e la distanza media dal Sole. C descrive la forma delle orbite seguite dai pianeti intorno al Sole. D descrive la distanza di un pianeta dal Sole. La seconda legge di Keplero: A descrive la velocità con cui un pianeta si muove nella sua orbita. B stabilisce una relazione matematica tra il periodo orbitale di un pianeta e la distanza media dal Sole. C descrive la forma delle orbite seguite dai pianeti intorno al Sole. D descrive la distanza di un pianeta dal Sole. La terza legge di Keplero: A descrive la velocità con cui un pianeta si muove nella sua orbita. B stabilisce una relazione matematica tra il periodo orbitale di un pianeta e la distanza media dal Sole. C descrive la forma delle orbite seguite dai pianeti intorno al Sole. D descrive la distanza di un pianeta dal Sole. Nell'espressione matematica della terza legge di Keplero: A il periodo orbitale (T) è inversamente proporzionale al semiasse maggiore (r). B il periodo orbitale (T) è uguale al semiasse maggiore (r). C il periodo orbitale (T) non è in alcun modo legato al semiasse maggiore (r). D il periodo orbitale (T) è direttamente proporzionale al semiasse maggiore (r). L'alternanza tra giorno e notte sul pianeta Terra dipende da: A la distanza del pianeta dal Sole. B la distanza del pianeta dalla luna. C rotazione del pianeta sul suo asse. D dalla forma dell'orbita. Gli equinozi sono: A eventi astronomici che si verificano 4 volte l'anno. B eventi astronomici che segnano i due punti dell'orbita terrestre intorno al Sole in cui il giorno e la notte hanno approssimativamente la stessa durata. C eventi astronomici che si verificano in caso di una tempesta magnetica. D eventi astronomici che si verificano quando il Sole raggiunge la sua posizione apparente più alta o più bassa nel cielo, osservato dalla Terra. I solstizi sono: A eventi astronomici che si verificano quando il Sole raggiunge la sua posizione apparente più alta o più bassa nel cielo, osservato dalla Terra. B events astronomici che si verificano 4 volte l'anno. C eventi astronomici che segnano i due punti dell'orbita terrestre intorno al Sole in cui il giorno e la notte hanno approssimativamente la stessa durata. D eventi astronomici che si verificano in caso di una tempesta magnetica. Gli scienziati hanno ricostruito le prime informazioni riguardanti la struttura interna della Terra: A studiando le eruzioni vulcaniche. B studiando la formazione delle montagne. C studiando le onde sismiche generate dai terremoti. D analizzando antichi prodotti vulcanici. Il raggio della Terra misura: A circa 3470 km. B circa 1530 km. C circa 5350 km. D circa 6370 km. Il primo scienziato ad ipotizzare la struttura della Terra come costituita da una serie di involucri è stato: A Emil Wiechert nel 1896. B Isaac Newton nel 1680. C Henry Cavendish nel 1798. D Galileo Galilei nel 1635. La Terra è costituita da: A 4 involucri concentrici (crosta, astenosfera, mantello e nucleo). B involucri concentrici (crosta, mantello e nucleo). C involucri concentrici (crosta, litosfera, mantello e nucleo). D 2 involucri concentrinci (litosfera e astenosfera). Il raggio del nucleo terrestre è pari a: A circa 3500 km. B circa 1000 km. C circa 4500 km. D circa 2200 km. I due principali elementi che compongono il nucleo terrestre sono: A Ferro (Fe) e Ossigeno (O). B Ossigeno (O) e Nichel (Ni). C Ferro (Fe) e Nichel (Ni). D Ossigeno (O) e Zolfo (S). Il mantello è separato dal nucleo da una superficie di discontinuità chiamata: A discontinuità di Mohorovičić. B discontinuità di Cavendish. C discontinuità di Wiechert. D discontinuità di Gutenberg. Il mantello è costituito da: A 4 involucri concentrici (mantello superiore, mantello intermedio, zona di transizione e mantello inferiore). B 3 involucri concentrici (mantello superiore, zona di transizione e mantello inferiore). C involucri concentrici (mantello superiore, litosfera e mantello inferiore). D involucri concentrici (mantello superiore, litosfera, zona di transizione e mantello inferiore). La crosta è separata dal mantello da una superficie di discontinuità chiamata: A discontinuità di Mohorovičić. B discontinuità di Cavendish. C discontinuità di Wiechert. D discontinuità di Gutenberg. I principali elementi che compongono la crosta terrestre sono: A silicati ad alta densità ed elevato contenuto di Ferro (Fe) e Magnesio (Mg). B silicati ad elevato contenuto di Potassio (K). C silicati a bassa densità ed elevato contenuto di Alluminio (Al) e Potassio (K). D silicati ad elevato contenuto di Manganese (Mn). Lo scienziato francese Pierre de Maricourt dimostrò che: A una sfera di magnetite era in grado di esercitare un controllo sull'ago di una bussola. B la Terra possedeva un campo magnetico assimilabile a quello di un dipolo. C una sfera di magnetite non era in grado in alcun modo di esercitare un controllo sull'ago di una bussola. D che la bussola punta sempre verso Nord. Carl Friedrich Gauss interpretava il campo magnetico terrestre come costituito da: A una serie di linee circolari caratterizzate dalla stessa intensità. B una serie di rette parallele dirette dal polo S al polo N magnetico. C una serie di vettori caratterizzati da direzione, verso e intensità. D una serie di rette parallele dirette dal polo N al polo S magnetico. Una isolinea è: A una linea che unisce tutti i punti della superficie terrestre caratterizzati dalla stessa direzione del campo magnetico. B una linea che unisce tutti i punti della superficie terrestre caratterizzati dallo stesso verso del campo magnetico. C una linea che unisce tutti i punti della superficie terrestre situati alla stessa quota. D una linea che unisce tutti i punti della superficie terrestre caratterizzati dalla stessa intensità del campo magnetico. Il campo magnetico terrestre: A è sempre stabile nel tempo. B può mutare naturalmente attraverso variazioni che possono essere di breve periodo, secolari, o di periodi lunghissimi. C muta naturalmente attraverso variazioni giornaliere. D non è mai variato. L'espansione dei fondi oceanici è: A responsabile della creazione di nuova crosta continentale. B una teoria americana che non è mai stata provata. C la teoria alla base della creazione di nuova crosta oceanica lungo le dorsali medio-oceaniche. D una teoria che è stata smentita nel corso degli ultimi decenni. Le dorsali oceaniche sono caratterizzate da: A altezze elevate che spesso raggiungono altezze di diversi chilometri rispetto al fondale oceanico circostante. B una topografia pianeggiante e una frattura intermedia. C una forma asimmetrica. D una altezza massima di circa 100 metri. La Pangea era: A un unico grande oceano che ha portato alla formazione degli oceani moderni. B la più antica dorsale oceanica del Paleozoico. C l'antico nome del pianeta Terra. D un supercontinente la cui separazione ha portato alla deriva graduale dei continenti fino al raggiungimento delle posizioni attuali. La Panthalassa era: A la più antica dorsale oceanica del Paleozoico. B un unico grande oceano che ha portato alla formazione degli oceani moderni. C un supercontinente la cui separazione ha portato alla deriva graduale dei continenti fino al raggiungimento delle posizioni attuali. D l'antico nome del pianeta Terra. Nel Mesozoico, la disgregazione della Pangea ha portato alla formazione di: A due grandi supercontinenti chiamati Tetide e Gondwana. B due grandi supercontinenti chiamati Laurasia e Gondwana. C tre grandi supercontinenti chiamati Laurasia, Gondwana e America. D due grandi dorsali oceaniche chiamate Laurasia e Gondwana. Le prove a sostegno della deriva dei continenti sono: A ancora da scoprire. B costituite solamente dal paleomagnetismo. C il paleomagnetismo, le misurazioni GPS e lo studio dei climi del passato edella distribuzione della flora e della fauna. D costituite solamente dall'analisi dei fossili. Le placche tettoniche sono: A zolle di litosfera grandi e rigide in continuo movimento sul mantello terrestre. B zolle di astenosfera grandi e rigide in continuo movimento sul nucleo terrestre. C zolle di astenosfera fluide in continuo movimento sul nucleo terrestre. D zolle di litosfera grandi e rigide in posizione fissa sul mantello terrestre. La principale forza motrice legata al movimento delle placche è: A la forza di gravità. B la forza centrifuga. C la forza centripeta. D la convezione del mantello. Le principali placche tettoniche sono: A 6 (Placca del Pacifico, Placca nordamericana, Placca sudamericana, Placca euroasiatica, Placca africana, Placca indo-australiana). B 5 (Placca del Pacifico, Placca nordamericana, Placca euroasiatica, Placca africana, Placca indo-australiana). C 7 (Placca del Pacifico, Placca nordamericana, Placca sudamericana, Placca euroasiatica, Placca africana, Placca indo-australiana, Placca antartica). D 4 (Placca del Pacifico, Placca nordamericana, Placca euroasiatica, Placca africana). I margini convergenti rappresentano: A zone dinamiche in cui due placche tettoniche si scontrano, dando luogo a una varietà di fenomeni geologici quali la creazione di catene montuose e archi vulcanici. B zone dinamiche in cui due placche tettoniche scorrono l'una accanto all'altra orizzontalmente, senza alcuna creazione o distruzione significativa di crosta. C regioni dinamiche in cui due placche tettoniche si allontanano l'una dall'altra, dando luogo alla formazione di nuova crosta. D zone dinamiche in cui due placche tettoniche scorrono l'una rispetto all'altra sia verticalmente che orizzontalmente in egual misura. La formazione delle catene montuose deriva da: A collisione di tipo crosta continentale - crosta oceanica. B collisione di tipo crosta continentale - crosta continentale. C collisione di tipo crosta oceanica - crosta oceanica. D attività delle dorsali oceaniche. I margini divergenti rappresentano: A zone dinamiche in cui due placche tettoniche scorrono l'una accanto all'altra orizzontalmente, senza alcuna creazione o distruzione significativa di crosta. B zone dinamiche in cui due placche tettoniche scorrono l'una rispetto all'altra sia verticalmente che orizzontalmente in egual misura. C zone dinamiche in cui due placche tettoniche si scontrano, dando luogo a una varietà di fenomeni geologici quali la creazione di catene montuose e archi vulcanici. D regioni dinamiche in cui due placche tettoniche si allontanano l'una dall'altra, dando luogo alla formazione di nuova crosta. L'evoluzione di una rift valley avviene: A attraverso una serie di 4-5 fasi. B attraverso 2 fasi. C in maniera diretta ed improvvisa. D attraverso una serie di 6-7 fasi. Il rift africano è un esempio di: A margine di placca divergente. B margine di placca trasforme. C zona interna ad una placca tettonica. D margine di placca convergente. I margini trasformi rappresentano: A regioni dinamiche in cui due placche tettoniche si allontanano l'una dall'altra, dando luogo alla formazione di nuova crosta. B zone dinamiche in cui due placche tettoniche scorrono l'una accanto all'altra orizzontalmente, senza alcuna creazione o distruzione significativa di crosta. C zone dinamiche in cui due placche tettoniche si scontrano, dando luogo a una varietà di fenomeni geologici quali la creazione di catene montuose e archi vulcanici. D zone dinamiche in cui due placche tettoniche scorrono l'una rispetto all'altra sia verticalmente che orizzontalmente in egual misura. La faglia di San Andreas (California, USA) è un esempio di: A margine di placca convergente. B margine di placca divergente. C margine di placca trasforme. D dorsale medio-oceanica. Un minerale è: A una sostanza fluida naturale caratterizzata da una distribuzione tridimensionale e ordinata di atomi. B una sostanza solida naturale caratterizzata da una distribuzione disordinata di atomi. C una sostanza solida naturale caratterizzata da una distribuzione tridimensionale e ordinata di atomi. D una sostanza fluida naturale caratterizzata da una distribuzione disordinata di atomi. Un cristallo è: A un solido omogeneo caratterizzato da una distribuzione ordinata e tridimensionale di atomi che si manifesta esteriormente sotto forma di facce, spigoli e vertici disposti secondo rigidi criteri geometrici. B un solido omogeneo caratterizzato da una distribuzione non ordinata e bidimensionale di atomi che si manifesta esteriormente sotto forma di facce, spigoli e vertici non disposti secondo alcun criterio geometrico. C un solido omogeneo caratterizzato da una distribuzione ordinata e tridimensionale di atomi che si manifesta esteriormente sotto forma di facce, spigoli e vertici non disposti secondo alcun criterio geometrico. D un solido omogeneo caratterizzato da una distribuzione non ordinata e bidimensionale di atomi che si manifesta esteriormente sotto forma di facce, spigoli e vertici disposti secondo rigidi criteri geometrici. La geminazione è un processo di accrescimento di cristalli della stessa specie che si ripetono: A esclusivamente mediante una riflessione. B esclusivamente mediante una inversione. C esclusivamente mediante una rotazione. D mediante una riflessione, una rotazione o una inversione. I silicati sono un gruppo di minerali caratterizzati dalla presenza di: A strutture piramidali formate da 1 atomo di silicio (Si) e 3 atomi di ossigeno (O). B tetraedri formati da 1 atomo di silicio (Si) e 4 atomi di ossigeno (O). C tetraedri formati da 1 atomo di silicio (Si) e 4 atomi di idrogeno (H). D strutture piramidali formate da 1 atomo di silicio (Si) e 3 atomi di idrogeno (H). Il peso specifico di un minerale è dato dal: A prodotto tra la massa ed il volume del minerale. B rapporto tra la massa ed il volume del minerale. C prodotto tra la densità ed il volume del minerale. D rapporto tra la densità ed il volume del minerale. La sfaldatura è: A una deformazione fragile che avviene secondo piani definiti caratterizzati dalla presenza di legami deboli. B una deformazione fragile che avviene secondo piani casuali caratterizzati dalla presenza di legami deboli. C una deformazione fragile che avviene secondo piani definiti caratterizzati dalla presenza di legami forti. D una deformazione fragile che avviene secondo piani casuali caratterizzati dalla presenza di legami forti. Nella scala di Mohs, i minerali caratterizzati rispettivamente dalla minore e maggiore durezza sono: A calcite e diamante. B calcite e topazio. C talco e topazio. D talco e diamante. Le rocce sono: A aggregati naturali di minerali sempre diversi tra loro. B aggregati naturali di minerali sempre uguali tra loro. C aggregati naturali polimineralici o monomineralici. D aggregati non naturali polimineralici o monomineralici. La tessitura di una roccia è: A una proprietà fisica che descrive la forma, arrotondata o meno, dei cristalli all'interno della matrice rocciosa. B una proprietà fisica che descrive la natura dei grani minerali o dei cristalli all'interno della matrice rocciosa. C una proprietà fisica che descrive il colore e la lucentezza dei cristalli all'interno della matrice rocciosa. D una proprietà fisica che descrive la dimensione, la forma e la disposizione dei grani minerali o dei cristalli all'interno della matrice rocciosa. Le rocce si formano attraverso: A processi petrogenetici (magmatico, igneo, sedimentario, e metamorfico). B 3 processi petrogenetici (magmatico, sedimentario, e metamorfico). C 3 processi petrogenetici (magmatico, igneo e metamorfico). D 2 processi petrogenetici (magmatico e metamorfico). In base al processo di raffreddamento che caratterizza il magma, si possono distinguere le rocce ignee in: A due tipologie (rocce plutoniche e rocce intrusive). B tre tipologie (rocce plutoniche, rocce vulcaniche e rocce effusive). C due tipologie (rocce plutoniche e rocce vulcaniche). D tre tipologie (rocce plutoniche, rocce vulcaniche e rocce intrusive). Il processo di consolidamento è: A il processo alla base della formazione dei vetri, masse solide amorfe. B il processo alla base della formazione dei vetri, sostanze che hanno un preciso ordinamento strutturale. C il processo alla base della formazione dei cristalli, sostanze che hanno un preciso ordinamento strutturale. D il processo alla base della formazione dei cristalli, masse solide amorfe. Gli ambienti di sottoraffreddamento che portano alla formazione di rocce ignee sono: A 2 (ambiente plutonico, ambiente ipoabissale). B 2 (ambiente plutonico, ambiente vulcanico). C 4 (ambiente plutonico, ambiente vulcanico, ambiente abissale, ambiente ipoabissale). D 3 (ambiente plutonico, ambiente vulcanico, ambiente ipoabissale). Le rocce plutoniche sono generalmente caratterizzate da una struttura: A idiomorfa. B olocristallina granulare. C xenomorfa. D porfirica. Le rocce sialiche o acide sono caratterizzate da: A caratterizzate da un contenuto di silice tra il 52% ed il 63%. B un contenuto di silice superiore o uguale al 63%. C un contenuto di silice tra il 45% ed il 52% e da un elevato contenuto di minerali ferromagnesiaci. D un contenuto di silice inferior al 45% con prevalenza di minerali ferromagnesiaci. Le rocce femiche o basiche sono caratterizzate da: A un contenuto di silice tra il 45% ed il 52% e da un elevato contenuto di minerali ferromagnesiaci. B un contenuto di silice inferiore al 45% con prevalenza di minerali ferromagnesiaci. C un contenuto di silice superiore o uguale al 63%. D caratterizzate da un contenuto di silice tra il 52% ed il 63%. Le rocce ultrafemiche o ultrabasiche sono caratterizzate da: A un contenuto di silice superiore o uguale al 63%. B caratterizzate da un contenuto di silice tra il 52% ed il 63%. C un contenuto di silice tra il 45% ed il 52% e da un elevato contenuto di minerali ferromagnesiaci. D un contenuto di silice inferiore al 45% con prevalenza di minerali ferromagnesiaci. Il modo di una roccia è: A la sua composizione mineralogica virtuale determinata partendo dai suoi dati chimici. B la percentuale volumetrica di presenza di ciascun minerale determinata partendo dalla norma della roccia stessa. C la percentuale volumetrica di presenza di ciascun minerale. D la sua composizione chimica. Il diagramma di Streckeisen è: A un doppio diagramma triangolare per la classificazione delle rocce ignee attraverso l'analisi modale. B un doppio diagramma triangolare per la classificazione delle rocce ignee attraverso l'analisi della norma CIPW. C un doppio diagramma circolare per la classificazione delle rocce ignee attraverso l'analisi modale. D un quadrangolare per la classificazione delle rocce ignee attraverso l'analisi modale. Il diagramma TAS serve a: A classificare le rocce plutoniche attraverso il loro contenuto totale di alcali e silice. B classificare le rocce ignee effusive attraverso il loro contenuto totale di minerali ferromagnesiaci. C classificare le rocce ignee effusive attraverso il loro contenuto totale di alcali e silice. D classificare le rocce plutoniche attraverso il loro contenuto totale di minerali ferromagnesiaci. Le rocce sedimentarie sono: A una tipologia di rocce che deve la loro formazione all'accumulo e consolidamento di sedimenti derivati dall'erosione ad opera degli agenti atmosferici di rocce preesistenti (ignee, metamorfiche o, a loro volta, sedimentarie). B una tipologia di rocce che deve la loro formazione all'accumulo e consolidamento di sedimenti derivati dall'erosione ad opera degli agenti atmosferici di rocce preesistenti di origine metamorfica ed ignea. C una tipologia di rocce che deve la loro formazione all'accumulo e consolidamento di sedimenti derivati dall'erosione ad opera degli agenti atmosferici di rocce a loro volta di origine sedimentaria. D una tipologia di rocce che deve la loro formazione all'accumulo e consolidamento di sedimenti derivati dall'erosione ad opera degli agenti atmosferici di rocce preesistenti di origine metamorfica. Il termine weathering indica: A l'azione di erosione svolta unicamente dalla pioggia e responsabile della disgregazione e dell'alterazione di rocce e minerali sulla superficie terrestre o in prossimità di essa. B le caratteristiche meteorologiche e climatiche di una data area. C L'insieme dei processi che portano alla modificazione delle caratteristiche iniziali di un qualsiasi materiale (roccia, minerale o sedimento), sottoposto all'azione di agenti meteorici, fisici, chimici, biologici o antropici. D l'ambiente di formazione delle rocce sedimentarie. L'azione di cicli di gelo e disgelo sulle rocce rientra nel: A weathering chimico. B weathering fisico o meccanico. C weathering biologico. D weathering biochimico. Il trasporto eolico è: A una mobilitazione dei sedimenti avviene ad opera dei corsi d'acqua. B una mobilitazione dei sedimenti avviene ad opera dei ghiacciai. C una mobilitazione dei sedimenti avviene ad opera della pioggia. D una mobilitazione dei sedimenti avviene ad opera del vento. Il trasporto fluviale è caratterizzato da: A una selezione delle particelle di sedimento in base alle dimensioni e alla densità, con le particelle più grossolane che si depositano più vicino alla sorgente del fiume e quelle più fini che vengono trasportate più a valle. B una selezione nulla delle particelle di sedimento in base alle dimensioni e alla densità. C una selezione delle particelle di sedimento in base alle dimensioni e alla densità, con le particelle più fini che si depositano più vicino alla sorgente del fiume e quelle più grossolane che vengono trasportate più a valle. D una selezione delle particelle di sedimento in base alle dimensioni ma non in base alla loro densità. 76. Il trasporto glaciale è legato a: A ghiaccio disciolto che scorre sulla superficie di contatto con il terreno. B corpi massicci di ghiaccio che si muovono molto velocemente sotto il loro stesso peso. C ghiaccio disciolto che scorre al di sotto di corpi massicci di ghiaccio immobili. D corpi massicci di ghiaccio che si muovono lentamente sotto il loro stesso peso. 77. Una pianura alluvionale è un esempio di: A bacino sedimentario montano. B bacino sedimentario continentale. C bacino sedimentario marino. D bacino sedimentario lacustre. 78. La diagenesi è: A l'azione di erosione svolta dagli agenti atmosferici e responsabile della disgregazione e dell'alterazione di rocce e minerali sulla superficie terrestre o in prossimità di essa. B L'insieme di processi (che avvengono a temperature relativamente basse) che interessano un sedimento a partire dal momento in cui è avvenuta la sua deposizione che trasformano una roccia litificata in un deposito incoerente. C L'insieme di processi (che avvengono a temperature relativamente basse) che interessano un sedimento a partire dal momento in cui è avvenuta la sua deposizione che trasformano un deposito incoerente in roccia litificata. D L'insieme di processi ( che avvengono a temperature molto alte) che interessano un sedimento a partire dal momento in cui è avvenuta la sua deposizione che trasformano un deposito incoerente in roccia litificata. 79. Le rocce particellari o granulari sono: A sistemi derivanti da processi chimici dove non esiste un sistema di pori. B costituite da elementi singoli e separati che subiscono trasporto e vengono accumulati. C accresciute in situ e prodotte interamente da organismi (alghe, coralli, briozoi ecc.) senza aver subito trasporto. D accresciute in situ per degradazione o decomposizione di materiali preesistenti che hanno subito un trasporto scarso o nullo. 80. La tessitura delle rocce particellari è caratterizzata dalla presenza di: A tre componenti chiave (grani, matrice e cemento). B due componenti chiave (grani e cemento). C tre componenti chiave (grani, matrice e granuli). D due componenti chiave (grani e matrice). 81. Una roccia metamorfica è: A una roccia derivata da una presistente roccia sedimentaria che è stata sottoposta a condizioni di temperatura differenti da quelle di formazione. B una roccia derivata da una roccia presistente che è stata sottoposta a condizioni di temperatura e pressione differenti da quelle di formazione per un periodo prolungato. C una roccia derivata da una roccia presistente che è stata sottoposta a condizioni di temperatura e pressione differenti da quelle di formazione per un breve periodo. D una roccia derivata da una presistente roccia magmatica che è stata sottoposta a condizioni di pressione differenti da quelle di formazione. 82. Si definisce come "processo metamorfico": A l'insieme di variazioni nella struttura e composizione mineralogica di una roccia che avvengono mediante processi allo stato solido, seppur accompagnati da una fase liquida. B l'ensemble di variazioni nella struttura e composizione mineralogica di una roccia che avvengono mediante processi allo stato solido, liquido e gassoso. C l'insieme di variazioni nella struttura e composizione mineralogica di una roccia che avvengono mediante processi allo stato solido, senza alcun intervento della fase liquida. D l'insieme di variazioni nella struttura e composizione mineralogica di una roccia che avvengono mediante processi allo stato solido, seppur accompagnati da una fase gassosa. 83. I principali fattori legati al processo metamorfico sono: A 2 (il tempo ed il precursore litoide). B 4 (il tempo, il precursore litoide, il protolito e la partecipazione della fase liquida). C 3 (il tempo, il precursore litoide e la partecipazione della fase liquida). D 3 (il tempo, il precursore litoide ed il protolito). 84. Si definisce come "protolito": A una roccia metamorfica derivata dal metamorfismo di una roccia ignea. B una roccia metamorfica derivata dal metamorfismo di una roccia sedimentaria. C una roccia metamorfica derivata da soli processi di variazione di pressione. D la roccia di partenza o precursore litoide di una roccia metamorfica. 85. Il metamorfismo retrogrado è: A un metamorfismo caratterizzato da una diminuzione di Temperatura e Pressione. B un metamorfismo caratterizzato da da una diminuzione di Temperatura ed un aumento e Pressione. C un metamorfismo caratterizzato da un aumento di Temperatura e Pressione. D un metamorfismo caratterizzato da da una diminuzione di Pressione ed un aumento di Temperatura. 86. I principali tipi di metamorfismo sono: A 3 (metamorfismo di fondo oceanico, metamorfismo di seppellimento e metamorfismo locale). B 3 (metamorfismo regionale, metamorfismo di seppellimento e metamorfismo locale). C 2 (metamorfismo regionale e metamorfismo locale). D 2 (metamorfismo di seppellimento e metamorfismo locale di contatto). 87. Il metamorfismo locale di contatto è: A l'insieme di processi che si verifica quando una massa di magma ad elevata temperatura viene a contatto con le rocce incassanti. B caratteristico di grandi bacini sedimentari e solitamente non associato né a magmatismo né a deformazioni da stress. C caratteristico di ambienti oceanici collocati in prossimità delle dorsali oceaniche. D caratteristico delle aree orogenetiche e caratterizzate dalla formazione di catene montuose. 88. Un facies metamorfica è: A una specifica composizione chimica che si forma in un particolare intervallo di condizioni ambientali, a partire da rocce di composizione diversa. B l'insieme delle associazioni mineralogiche che si formano in un particolare intervallo di condizioni ambientali, a partire da rocce con la stessa composizione. C l'insieme delle associazioni mineralogiche che si formano condizioni ambientali diverse, a partire da rocce con la stessa composizione. D l'insieme delle associazioni mineralogiche che si formano in un particolare intervallo di condizioni ambientali, a partire da rocce di composizione diversa. 89. La foliazione è: A una struttura caratteristica delle rocce metamorfiche derivate esclusivamente da protoliti sedimentari e principalmente legata all'azione della pressione che genera una struttura planare e penetrativa all'interno delle rocce. B una struttura caratteristica delle rocce metamorfiche e principalmente legata all'azione della pressione che genera una struttura planare e penetrativa all'interno delle rocce. C una struttura caratteristica delle rocce metamorfiche derivate esclusivamente da protoliti metamorfici e principalmente legata all'azione della pressione che genera una struttura planare e penetrativa all'interno delle rocce. D una struttura caratteristica delle rocce metamorfiche e principalmente legata all'azione della pressione che genera una struttura nodulare all'interno delle rocce. 90. Un esempio di roccia metamorfica non foliata è rappresentato da: A ardesia. B gneiss. C marmo. D scisto. 91. La deformazione delle rocce è: A il risultato di una sollecitazione applicata ai materiali geologici, che porta ad alterarne esclusivamente la forma. B il risultato di una sollecitazione applicata ai materiali geologici, che porta ad alterarne esclusivamente il volume. C il risultato di una sollecitazione applicata ai materiali geologici, che porta ad alterarne esclusivamente l'orientamento. D il risultato di una sollecitazione applicata ai materiali geologici, che porta ad alterarne la forma, il volume o l'orientamento. 92. I fattori principali che contribuiscono al verificarsi del fenomeno della deformazione delle rocce sono: A tre (forze tettoniche, variazioni di temperatura e pressione e presenza di fluidi nel sistema). B due (forze tettoniche e presenza di fluidi nel sistema). C tre (forze tettoniche e variazioni di temperatura e pressione). D due (variazioni di temperatura pressione e presenza di fluidi nel sistema). 93. Le pieghe sono: A strutture geologiche formate dalla flessione o dalla curvatura di strati rocciosi a causa di forze estensionali che agiscono su scale temporali geologiche. B fratture lungo la quale si è verificato un movimento, con conseguente spostamento della roccia. C strutture geologiche formate dalla flessione o dalla curvatura di strati rocciosi a causa di forze compressive che agiscono su scale temporali geologiche. D frattura lungo la quale non si sono verificati movimenti o spostamenti significativi della roccia. 94. Una piega sinclinale è caratterizzata da: A una convessità verso il basso in cui gli strati di roccia più vecchi che trovano nel nucleo, mentre gli strati progressivamente più giovani si trovano lungo i fianchi. B una convessità verso il basso in cui gli strati di roccia più giovani che trovano nel nucleo, mentre gli strati progressivamente più vecchi si trovano lungo i fianchi, che immergono verso l'asse della piega. C una convessità verso l'alto in cui gli strati di roccia più antichi si trovano nel nucleo, mentre gli strati progressivamente più giovani si trovano lungo i fianchi. D una convessità verso l'alto in cui gli strati di roccia più giovani si trovano nel nucleo, mentre gli strati progressivamente più vecchi si trovano lungo i fianchi. 95. Una piega anticlinale è caratterizzata da: A una convessità verso l'alto in cui gli strati di roccia più giovani si trovano nel nucleo, mentre gli strati progressivamente più vecchi si trovano lungo i fianchi. B una convessità verso il basso in cui gli strati di roccia più vecchi che trovano nel nucleo, mentre gli strati progressivamente più giovani si trovano lungo i fianchi. C una convessità verso il basso in cui gli strati di roccia più giovani che trovano nel nucleo, mentre gli strati progressivamente più vecchi si trovano lungo i fianchi, che immergono verso l'asse della piega. D una convessità verso l'alto in cui gli strati di roccia più antichi si trovano nel nucleo, mentre gli strati progressivamente più giovani si trovano lungo i fianchi. 96. L'asse di una piega è: A una linea immaginaria che corre lungo la cerniera della struttura e rappresenta la massima curvatura o flessione. B la linea di massima curvatura lungo l'asse, dove la flessione degli strati rocciosi è più pronunciata. C lato della piega che si allontanano dalla cerniera. D una linea immaginaria che corre lungo la cerniera della struttura e rappresenta la minima curvatura. 97. Le faglie sono: A strutture geologiche formate dalla flessione o dalla curvatura di strati rocciosi a causa di forze estensionali che agiscono su scale temporali geologiche. B strutture geologiche formate dalla flessione o dalla curvatura di strati rocciosi a causa di forze compressive che agiscono su scale temporali geologiche. C frattura lungo la quale non si sono verificati movimenti o spostamenti significativi della roccia. D fratture lungo la quale si è verificato un movimento, con conseguente spostamento della roccia. 98. I giunti sono: A strutture geologiche formate dalla flessione o dalla curvatura di strati rocciosi a causa di forze estensionali che agiscono su scale temporali geologiche. B frattura lungo la quale non si sono verificati movimenti o spostamenti significativi della roccia. C strutture geologiche formate dalla flessione o dalla curvatura di strati rocciosi a causa di forze compressive che agiscono su scale temporali geologiche. D fratture lungo la quale si è verificato un movemento, con conseguente spostamento della roccia. 99. Il piano di faglia è: A la superficie lungo la quale si è verificato il movimento che separa le rocce su entrambi i lati della faglia. B l'intersezione della scarpata di faglia con la superficie terrestre. C l'elemento morfologico che si forma quando lo spostamento lungo il piano di faglia causa il sollevamento di blocco rispetto all'altro. D l'intersezione della scarpata di faglia e la linea di faglia. 100. Una faglia diretta deriva da: A forze di estensione che determinano un movimento verso l'alto del blocco superiore della faglia rispetto a quello inferiore. B forze di taglio orizzontali che fanno scivolare le rocce l'una rispetto all'altra orizzontalmente lungo il piano di faglia. C forze di compressione che determinano un movimento verso l'alto del blocco superiore della faglia rispetto a quello inferiore. D forze di compressione che determinano un movimento verso l'alto del blocco superiore della faglia rispetto a quello inferiore. 101. Le geomorfologia è quella brance delle scienze della Terra che studia: A la formazione delle rocce. B le unità geologiche e le loro componenti. C le forme presenti sulla superficie terrestre e la loro trasformazione nel tempo. D le deformazioni delle rocce provocate dalle forze esistenti all'interno della crosta terrestre. 102. Gli agenti morfogenetici esogeni sono: A delle forzanti esterne al sistema Terra che agiscono sulla sua superficie modellandone il paesaggio riducendo i rilievi. B delle forzanti esterne al sistema Terra che agiscono sulla sua superficie modellandone il paesaggio creando i rilievi. C forzanti interne che hanno origine all'interno della crosta terrestre e del mantello, esercitando profonde influenze sulla topografia superficiale e riducendo i rilievi. D forzanti interne che hanno origine all'interno della crosta terrestre e del mantello, esercitando profonde influenze sulla topografia superficiale e creando i rilievi. 103. I fattori che influenzano la morfogenesi in grado di modificare l'energia dell'agente vengono definiti: A passivi. B attivi. C inattivi. D quiescienti. 104. Le forme prodotte dagli agenti endogeni vengono definite: A secondarie. B principali. C passive. D primarie. 105. Le forme prodotte dagli agenti esogeni vengono definite: A secondarie. B principali. C passive. D primarie. 106. Una morfologia viene definita attiva quando: A i processi che le hanno generate risultano in atto al momento del rilevamento, o ricorronno con un ciclo il cui periodo massimo supera quello stagionale. B sono radicalmente mutate le condizioni morfogenetiche tanto da non poter più essere riattivate dai medesimi agenti morfogenetici. C i processi che le hanno generate risultano in atto al momento del rilevamento, o ricorronno con un ciclo il cui periodo massimo non supera quello stagionale. D non attiva al momento del rilevamento ma conoggettive possibilità di riattivazione. 107. Una morfologia viene definita inattiva quando: A non attiva al momento del rilevamento ma conoggettive possibilità di riattivazione. B i processi che le hanno generate risultano in atto al momento del rilevamento, o ricorronno con un ciclo il cui periodo massimo supera quello stagionale. C i processi che le hanno generate risultano in atto al momento del rilevamento, o ricorronno con un ciclo il cui periodo massimo non supera quello stagionale. D sono radicalmente mutate le condizioni morfogenetiche tanto da non poter più essere riattivate dai medesimi agenti morfogenetici. 108. Il fattore morfogenetico di controllo litologico è legato a: A la fascia climatica caratteristica di una determinata area. B le caratteristiche chimiche, mineralogiche e strutturali delle rocce. C i movimenti di deformazione tettonica prevalenti in una determinata area. D la giacitura degli strati delle rocce, ovvero l'orientazione nello spazio di una superficie geologica. 109. Controllo stratigrafico: A la giacitura degli strati delle rocce, ovvero l'orientazione nello spazio di una superficie geologica. B la fascia climatica caratteristica di una determinata area. C le caratteristiche chimiche, mineralogiche e strutturali delle rocce. D i movimenti di deformazione tettonica prevalenti in una determinata area. 110. Controllo tettonico: A la fascia climatica caratteristica di una determinata area. B le caratteristiche chimiche, mineralogiche e strutturali delle rocce. C i movimenti di deformazione tettonica prevalenti in una determinata area. D la giacitura degli strati delle rocce, ovvero l'orientazione nello spazio di una superficie geologica. 111. In linea generale, il processo di modellamento dei versanti determina: A un abbassamento dei rilievi (aggradazione o accumulo) o un colmamento delle bassure (degradazione ed erosione). B il verificarsi prevalentemente di processi di erosione. C il verificarsi prevalentemente di processi di accumulo. D un abbassamento dei rilievi (degradazione ed erosione) o un colmamento delle bassure (aggradazione o accumulo). 112. Il termine weathering indica: A L'insieme dei processi che portano alla modificazione delle caratteristiche iniziali di un qualsiasi materiale (roccia, minerale o sedimento), sottoposto all'azione di agenti meteorici, fisici, chimici, biologici o antropici. B l'azione di erosione svolta unicamente dalla pioggia e responsabile della disgregazione e dell'alterazione di rocce e minerali sulla superficie terrestre o in prossimità di essa. C le caratteristiche metereologiche e climatiche di una data area. D l'ambiente di formazione delle rocce sedimentarie. 113. Il processo di pedogenesi è responsabile: A della diagenesi. B della formazione del suolo. C dell'infiltrazione delle radici nel terreno. D della formazione dei sedimenti dalla roccia madre. 114. Un falda detritica è: A una mobilitazione di materiale lungo il versante legata all'azione della gravità che può avvenire con modalità e velocità variabili a seconda della tipologia di materiale mobilitato e della morfologia del versante. B un accumulo detritico legato al distacco di frammenti di roccia che, mossi dalla forza di gravità, si muovono verso il basso accumulandosi alla base delle pareti rocciose. C un accumulo detritico caratteristico di processi di alterazione che agiscono su superfici orizzontali. D un accumulo detritico che si formano dove i torrenti di montagna incontrano la pianura. 115. L'azione di cicli di gelo e disgelo sulle rocce rientra nel: A weathering biochimico. B weathering biologico. C weathering fisico o meccanico. D weathering chimico. 116. La disgregazione delle rocce legata alla crescita di cristalli di sale all'interno delle loro fratture è definita: A idroclastismo. B termoclastismo. C crioclastismo. D aloclastismo. 117. La produzione di acidi organici da parte di muschi e licheni sulle rocce rientra nel: A weathering biologico. B weathering fisico o meccanico. C weathering biochimico. D weathering chimico. 118. Si definisce come splash erosion: A l'azione erosiva legata al ruscellamento diffuso delle acque piovane che scorrono in maniera areale. B l'azione erosiva legata ad una concentrazione delle acque in piccole depressioni, o rivoli, che tagliano solamente la roccia alterata, senza interessare il substrato. C l'azione erosiva della pioggia, dove il distacco ed il movimento delle singole particelle è legato all'impatto sul suolo delle gocce di pioggia. D l'azione erosiva legata ad una concentrazione delle acque in rivoli profondi che intacca il substrato roccioso. 119. Si definisce come rill erosion: A l'azione erosiva della pioggia, dove il distacco ed il movimento delle singole particelle è legato all'impatto sul suolo delle gocce di pioggia. B l'azione erosiva legata ad una concentrazione delle acque in piccole depressioni, o rivoli, che tagliano solamente la roccia alterata, senza interessare il substrato. C l'azione erosiva legata al ruscellamento diffuso delle acque piovane che scorrono in maniera areale. D l'azione erosiva legata ad una concentrazione delle acque in rivoli profondi che intacca il substrato roccioso. 120. Si definisce come gully erosion: A l'azione erosiva legata ad una concentrazione delle acque in rivoli profondi che intacca il substrato roccioso. B l'azione erosiva legata ad una concentrazione delle acque in piccole depressioni, o rivoli, che tagliano solamente la roccia alterata, senza interessare il substrato. C l'azione erosiva della pioggia, dove il distacco ed il movimento delle singole particelle è legato all'impatto sul suolo delle gocce di pioggia. D l'azione erosiva legata al ruscellamento diffuso delle acque piovane che scorrono in maniera areale. 121. Dal punto di vista climatico, gli oceani: A ridistribuiscono esclusivamente l'energia solare in tutto il mondo. B ridistribuiscono l'energia solare in tutto il mondo ed assorbono anche una parte sostanziale dell'anidride carbonica atmosferica. C assorbono una minima parte dell'anidride carbonica atmosferica. D non hanno alcun impatto sulla concentrazione dell'anidride carbonica atmosferica. 122. Dal punto di vista economico, le coste: A non rappresentano una fonte principale di sostentamento. B costituiscono delle aree caratterizzate da ingenti perdite economiche. C rappresentano una fonte principale di sostentamento attraverso le industrie della pesca, del turismo, della navigazione e della produzione energetica. D rappresentano una fonte principale di sostentamento costituita solamente dal settore turistico. 123. Viene definita come altezza d'onda: A la distanza verticale tra il punto più alto (cresta) e quello più basso (cavo o gola) di un'onda. B la distanza orizzontale tra due creste o gole successive di un'onda. C il tempo impiegato da due creste o gole successive a superare un punto fisso. D la direzione in cui le onde si propagano sulla superficie dell'oceano. 124. In funzione della misura del fetch, è corretto asserire che: A maggiore è il fetch, minore è il tempo e lo spazio a disposizione del vento per trasferire energia alla superficie dell'oceano. B maggiore è il fetch, e minori saranno le onde prodotte in termini di dimensioni e potenza. C minore è il fetch, e più grandi e potenti saranno le onde prodotte. D maggiore è il fetch, maggiore è il tempo e lo spazio a disposizione del vento per trasferire energia alla superficie dell'oceano, generando onde più grandi e potenti. 125. Le rip currents sono: A delle correnti costiere che scorrono verso il mare, a partire dalla linea di costa e perpendicolarmente alla spiaggia, non pericolose per i bagnanti. B delle correnti costiere, estremamente pericolose per i bagnanti, che scorrono parallelamente alla linea di costa, determinate dalla rottura e dalla rifrazione delle onde in arrivo. C delle correnti costiere, non pericolose per i bagnanti, che scorrono parallelamente alla linea di costa, determinate dalla rottura e dalla rifrazione delle onde in arrivo. D delle correnti costiere che scorrono verso il mare, a partire dalla linea di costa e perpendicolarmente alla spiaggia, estremamente pericolose per i bagnanti. 126. Un regime microtidale è caratterizzato da: A una differenza tra l'alta e la bassa marea superiore a 4 m. B una differenza tra l'alta e la bassa marea inferiore a 2 m. C una differenza tra l'alta e la bassa marea inferiore a 50 cm. D una differenza tra l'alta e la bassa marea compresa tra 2 e 4 m. 127. Le coste alte sono: A caratteristiche di regioni con formazioni geologiche massive e sono caratterizzate prevalentemente da ripide scogliere (falesie) e promontori. B ambienti dinamici modellati dalla deposizione di sabbia trasportata dalle onde e dalle correnti, caratterizzati da coste a debole pendenza. C coste rocciose caratterizzate da debole pendenza. D caratterizzata dalla deposizione di sabbia e da un profilo di spiaggia topograficamente molto inclinato. 128. Le coste di sommersione: A presentano caratteristiche non definite, risultanti da una combinazione di fattori geologici, oceanografici e climatici. B sono caratterizzate dall'assenza di bruschi movimenti della linea di riva, sia verso terra che verso mare, e sono caratterizzate da processi di erosione e deposizione bilanciati tra loro. C sono caratterizzate da un movimento verso terra della linea di costa dovuto all'innalzamento del livello del mare o alla subsidenza del terreno (es. rias e fiordi). D sono caratterizzate da una migrazione verso mare della linea di riva a causa di un sollevamento tettonico o di un abbassamento del livello del mare. 129. Una pocket beach è un classico esempio di: A coste di emersione. B coste composite. C coste neutre. D coste di sommersione. 130. La classificazione delle coste di Valentine è basata su: A le caratteristiche morfologiche della costa. B i processi geologici dominanti (erosione, deposizione, emersione e sommersione). C la granulometria dei sedimenti di spiaggia. D l'estensione areale della spiaggia. 131. Un bacino idrografico è: A un luogo geografico rialzato, delimitato da linee immaginarie che separano le aree di deflusso delle acque, che raccoglie le acque meteoriche. B un luogo geografico depresso, delimitato da linee immaginarie che separano le aree di deflusso delle acque, che raccoglie le acque meteoriche. C un'area geografica depressa, che determina le direzioni di deflusso delle acque piovane, dove le acque cadute su un versante convergono e si dirigono verso un diverso corso d'acqua rispetto a quelle cadute sul versante opposto. D una linea immaginaria, che determina le direzioni di deflusso delle acque piovane, dove le acque cadute su un versante convergono e si dirigono verso un diverso corso d'acqua rispetto a quelle cadute sul versante opposto. 132. Uno spartiacque è: A un luogo geografico depresso, delimitato da linee immaginarie che separano le aree di deflusso delle acque, che raccoglie le acque meteoriche. B un'area geografica depressa, che determina le direzioni di deflusso delle acque piovane, dove le acque cadute su un versante convergono e si dirigono verso un diverso corso d'acqua rispetto a quelle cadute sul versante opposto. C una linea immaginaria, che determina le direzioni di deflusso delle acque piovane, dove le acque cadute su un versante convergono e si dirigono verso un diverso corso d'acqua rispetto a quelle cadute sul versante opposto. D un luogo geografico rialzato, delimitato da linee immaginarie che separano le aree di deflusso delle acque, che raccoglie le acque meteoriche. 133. In un flusso laminare: A il movimento del fluido non avviene in maniera lenta e unidirezionale. B il movimento del fluido è caratterizzato da caos e disordine e dalla formazione di vortici di diverse dimensioni e intensità. C è estremamente efficiente nel miscelare un fluido. D il movimento del fluido avviene in maniera lenta e unidirezionale con le linee di flusso parallele tra loro. 134. Il trasporto in soluzione: A deriva dalla dissoluzione chimica nel bacino e nel letto a spese dei materiali rocciosi con cui è venuta a contatto l'acqua. B consiste in un rotolamento di ciottoli, che possono muovere anche per saltazione. C consiste nel trasporto all'interno del flusso di acqua del materiale più fine (Limo e argilla). D consiste nel trasporto di parte del materiale sulla superficie dell'acqua, trasportato dalla corrente. 135. La fase montante della piena: A può essere identificata come la fase di erosione. B rappresenta la fase in cui domina la sedimentazione. C può essere identificata come la fase di mobilitazione totale di carico solido. D può essere identificata come la fase di deposizione selettiva del carico mobilizzato. 136. La competenza di una corrente è definita come: A la sua capacità di trasportare frammenti rocciosi di date dimensioni, con diverso peso specifico. B la velocità del flusso. C la sua capacità di trasportare frammenti rocciosi di un dato peso o, a parità di peso specifico, di date dimensioni. D la densità dell'acqua rapportata alla velocità del flusso. 137. Un alveo in roccia è definito come: A un settore montano, scavato direttamente nelle rocce del substrato, con tracciato controllato dalla struttura litologica e profilo longitudinale caratterizzato da pendenza costante. B un letto fluviale modellato su depositi fluviali, la cui forma è funzione delle caratteristiche idrologiche del corso d'acqua e dei materiali che trasporta e delle caratteristiche litologiche del letto stesso. C un settore montano, modellato su depositi fluviali, con tracciato controllato dalla struttura litologica e profilo longitudinale spezzato in segmenti a pendenza diversa e sezione di varia forma, ma generalmente stretta e profonda. D un settore montano, scavato direttamente nelle rocce del substrato, con tracciato controllato dalla struttura litologica e profilo longitudinale spezzato in segmenti a pendenza diversa e sezione di varia forma, ma generalmente stretta e profonda. 138. I calanchi sono forme tipiche di erosione caratterizzate da: A piccoli rilievi tondeggianti con fianchi solcati da una fitta rete di piccoli rivoli che incidono i sedimenti prevalentemente argillosi. B una fitta rete di solchi a V rettilinei, ravvicinati, stretti, profondi e ripidi, che incidono sedimenti prevalentemente limoso-argillosi. C una fitta rete di solchi a V rettilinei, ravvicinati, stretti, profondi e ripidi, che incidono sedimenti prevalentemente sabbiosi. D piccoli rilievi tondeggianti con fianchi solcati da una fitta rete di piccoli rivoli che incidono i sedimenti prevalentemente sabbiosi. 139. Le barre fluviali sono: A la parte di terreno occupata dalle acque di un fiume. B la superficie pianeggiante che in genere viene inondata mediamente una volta ogni 1-3 anni e caratterizzata da scarsa vegetazione. C corpi sedimentari mobili incluso all'interno dell'alveo, la cui migrazione è connessa al trasporto solido al fondo. D piane inondabili precedentemente abbandonate e legate all'abbassamento della quota del fondo di un alveo. 140. Gli alvei rettilinei: A indicano un sistema fluviale ormai in via di stabilizzazione e prossimo al livello di base. B sono associati a valori minimi di pendenza e a condizioni di bassa energia. C sono associati a valori medi di pendenza e a condizioni di energia intermedia. D sono associati a valori massimi di pendenza e a condizioni di elevata energia. 141. La più grande riserva di acqua dolce della Terra è costituita da: A la calotte polare dell'Artico. B il ghiaccio continentale dell'Alaska. C la calotte polare dell'Antartide. D le grandi masse di ghiaccio continentale di Groenlandia, Alaska e Canada settentrionale. 142. Le calotte glaciali sono: A delle masse di ghiaccio molto ampie e di notevole spessore con una superficie topografica di forma generalmente convessa, con spessore massimo al centro e minimo lungo i margini. B delle masse di ghiaccio molto ampie e di notevole spessore con una superficie topografica di forma generalmente concava, con spessore massimo al centro e minimo lungo i margini. C delle masse di ghiaccio molto ampie e di notevole spessore con una superficie topografica di forma generalmente convessa, con spessore minimo al centro e massimo lungo i margini. D delle masse di ghiaccio molto ampie e sottili con una superficie topografica di forma generalmente convessa, con spessore massimo al centro e minimo lungo i margini. 143. Un ghiacciaio di altopiano è: A un ghiacciaio con a monte uno o più bacini alimentatori, delimitati da creste montuose, che si sviluppano verso il basso attraverso un'unica lingua glaciale di forma allungata che si insinua in una valle pre-esistente di genesi fluviale. B una massa ghiacciata che si sviluppa su una superficie subpianeggiante posizionata lungo la sommità di un rilievo. C una distesa ghiacciata pedemontana, di ampiezza variabile, derivante dalla fusione di due o più ghiacciai vallivi allo sbocco di questi nelle piane pedemontane. D una massa ghiacciata allocata all'interno di un'ampia depressione subcircolare montana. 144. L'esarazione è: A una improvvisa variazione della temperatura estrena del ghiaccio. B l'alterazione superficiale della massa di ghiaccio. C un insieme di reazioni chimiche che avvengono all'interno del ghiaccio. D un insieme di azioni fisiche o meccaniche esercitate dal movimento del ghiaccio sul substrato roccioso con cui viene in contatto. 145. Lo sradicamento di blocchi è un processo caratterizzato da: A il ghiaccio che ingloba nella sua massa detriti già disgregati presenti sul posto e li trascina con se. B l'abrasione del bedrock provocata dai sedimenti superficiali o dai clasti che vi scivolano sopra. C l'escavazione di conche chiuse. D la rottura del bedrock al di sotto del ghiacciaio e, successivamente, dalla trattenuta delle rocce fratturate e del bedrock distrutto. 146. In ambiente glaciale, un Horn è costituito da: A una cresta rocciosa della zona di alimentazione formatosi a seguito di processi di erosione. B un elemento morfologico apparentemente sospeso, o sganciato rispetto al livello di base del nuovo cointesto morfo-topografico, visibile solo nel paesaggio deglacializzato. C un picco roccioso della zona di alimentazione formatosi a seguito di processi di erosione. D un rilievo collinare oblungo a sommità arrotondata e a forma di "schiena di balena", con un'estremità più ripida rivolta a monte rispetto alla direzione di movimento del ghiaccio. 147. Un drumlin è: A un rilievo collinare oblungo a sommità arrotondata e a forma di "schiena di balena", con un'estremità più ripida rivolta a monte rispetto alla direzione di movimento del ghiaccio. B un picco roccioso della zona di alimentazione formatosi a seguito di processi di erosione. C un elemento morfologico apparentemente sospeso, o sganciato rispetto al livello di base del nuovo cointesto morfo-topografico, visibile solo nel paesaggio deglacializzato. D una cresta rocciosa della zona di alimentazione formatosi a seguito di processi di erosione. 148. Nella dinamica di un ghiacciaio, i sedimenti raccolti e trasportati direttamente dal ghiaccio stesso si dicono mobilitati dal: A trasporto indiretto. B trasporto diretto. C trasporto intermedio. D trasporto di fondo. 149. Un deposito morenico è generalmente caratterizzato da: A una pronunciata stratificazione e la presenza di elementi con granulometria estremamente variabile, caratterizzati da spigoli smussati e moderato arrotondamento. B una generale assenza di stratificazione e la presenza di elementi con granulometria uniforme, caratterizzati da spigoli smussati e moderato arrotondamento. C una generale assenza di stratificazione e la presenza di elementi con granulometria estremamente variabile, caratterizzati da spigoli smussati e moderato arrotondamento. D una generale assenza di stratificazione e la presenza di elementi con granulometria estremamente variabile, caratterizzati da spigoli vivi. I depositi glaciomarini derivano da: A detrito glaciale trasportato e depositato in ambiente marino/costiero in prossimità della coltre glaciale da torrenti glaciali. B detrito glaciale trasportato e depositato in ambienti lacustri posti in prossimità della coltre glaciale. C detrito glaciale trasportato e depositato da torrenti glaciali. D detrito glaciale trasportato e depositato in ambiente marino/costiero in prossimità della coltre glaciale dal ghiaccio stesso, alla deriva come iceberg. Il termine vulcanismo indica: A l'emissione, esclusivamente attraverso condotÝ centrali, di lave, materiali solidi, vapori e gas. B l'emissione, attraverso condotÝ e fenditure, di lave, materiali solidi, vapori e gas. C l'emissione, attraverso condotÝ e fenditure, di vapori e gas. D l'emissione, attraverso condotÝ e fenditure, di lave e materiali solidi. Il magma caratterizzato da temperature elevatissime e da una elevata viscosità, che origine nella porzione superiore del mantello terrestre, viene chiamato: A magma primario. B magma secondario. C magma di anatessi. D magma superficial. la velocità di risalita di una massa di magma dipende: A esclusivamente dalla viscosità ed il volume del fuso. B esclusivamente dalla la temperatura delle rocce attraverso cui risale. C dalla viscosità del fuso, il volume, la profondità della zona in cui si origina e la temperatura delle rocce attraverso cui risale. D esclusivamente dalla profondità della zona in cui si origina. Il vulcanismo esplosivo è caratterizzato da: A eruzioni lente e poco violente, caratterizzate da fuoriuscita di magma con bassa viscosità e bassa concentrazione di gas che fluisce facilmente producendo flussi di lava che possono estendersi su grandi aree circostanti il vulcano. B eruzioni lente e poco violente, caratterizzate da fuoriuscita di magma ad alta viscosità e alta concentrazione di gas che genera nubi di cenere e frammenti rocciosi che possono raggiungere grandi distanze. C eruzioni violente e rapide, durante le quali il magma con bassa viscosità fluisce producendo flussi di lava che possono estendersi su grandi aree circostanti il vulcano. D eruzioni violente e rapide, durante le quali il magma, caratterizzato da elevata viscosità ed intrappolato sotto pressione all'interno del vulcano, viene liberato in modo repentino con esplosioni di gas e rocce incandescenti, generando nubi di cenere e frammenti rocciosi che possono raggiungere grandi distanze. Il vulcanismo effusivo è caratterizzato da: A eruzioni violente e rapide, durante le quali il magma, caratterizzato da elevata viscosità ed intrappolato sotto pressione all'interno del vulcano, viene liberato in modo repentino con esplosioni di gas e rocce incandescenti, generando nubi di cenere e frammenti rocciosi che possono raggiungere grandi distanze. B eruzioni violente e rapide, durante le quali il magma con bassa viscosità fluisce producendo flussi di lava che possono estendersi su grandi aree circostanti il vulcano. C eruzioni lente e poco violente, caratterizzate da fuoriuscita di magma ad alta viscosità e alta concentrazione di gas che genera nubi di cenere e frammenti rocciosi che possono raggiungere grandi distanze. D eruzioni lente e poco violente, caratterizzate da fuoriuscita di magma con bassa viscosità e bassa concentrazione di gas che fluisce facilmente producendo flussi di lava che possono estendersi su grandi aree circostanti il vulcano. Viene definita come eruzione hawaiiana: A una eruzione nella quale la lava, sempre molto fluida, fuoriesce da lunghe fessure formando degli espandimenti basaltici quasi orizzontali di spessore relativamente modesto con una vasta estensione areale. B una eruzione caratterizzate da abbondanti effusioni di lave molto fluide dove i gas si liberano tranquillamente e possono trascinare con se la lava, generando forme tipiche come quelle delle lave a corde. C una eruzione con atÝvità esplosiva regolare e ciclica dove la lava ristagna periodicamente nel cratere fino a quando la pressione dei gas in aumento non porta all'esplosione della crosta sovrastante. D una eruzione caratterizzata dall'esplosività e dalla violenza maggiore, con un'esplosione iniziale che svuota gran parte del condotto superiore generandogenera una colonna di vapori e gas che sale diritta verso l'alto per alcuni chilometri. Viene definita come eruzione pliniana: A una eruzione caratterizzata dall'esplosività e dalla violenza maggiore, con un'esplosione iniziale che svuota gran parte del condotto superiore generandogenera una colonna di vapori e gas che sale diritta verso l'alto per alcuni chilometri. B una eruzione con atÝvità esplosiva regolare e ciclica dove la lava ristagna periodicamente nel cratere fino a quando la pressione dei gas in aumento non porta all'esplosione della crosta sovrastante. C una eruzione caratterizzate da abbondanti effusioni di lave molto fluide dove i gas si liberano tranquillamente e possono trascinare con se la lava, generando forme tipiche come quelle delle lave a corde. D una eruzione nella quale la lava, sempre molto fluida, fuoriesce da lunghe fessure formando degli espandimenti basaltici casi orizzontali di spessore relativamente modesto con una vasta estensione areale. Uno strato vulcano è: A un edificio vulcanico di forma conica che si forma quando fasi di vulcanismo effusivo, con conseguente emissione di colate laviche, si alternano con periodi di emissioni esplosive di frammenti sminuzzati di lava (piroclastiti). B un edificio vulcanico di forma appiatÝta legato alla notevole fluidità delle lave eruttate, in grado di scorrere per molti chilometri e generare ampie colate anche di modesto spessore. C un edificio vulcanico di forma appiatÝta che si forma quando fasi di vulcanismo effusivo, con conseguente emissione di colate laviche, si alternano con periodi di emissioni esplosive di frammenti sminuzzati di lava (piroclastiti). D una depressione caratterizzata da pareti scoscese e da un ampio fondo piatto, formatasi per lo sprofondamento della sommità dell'edificio vulcanico e che, alle volte, può dar vita a laghi vulcanici. Una caldera è: A un edificio vulcanico di forma appiatýta legato alla notevole fluidità delle lave eruttate, in grado di scorrere per molti chilometri e generare ampie colate anche di modesto spessore. B un edificio vulcanico di forma appiatýta che si forma quando fasi di vulcanismo effusivo, con conseguente emissione di colate laviche, si alternano con periodi di emissioni esplosive di frammenti sminuzzati di lava (piroclastiti). C una depressione caratterizzata da pareti scoscese e da un ampio fondo piatto, formatasi per lo sprofondamento della sommità dell'edificio vulcanico e che, alle volte, può dar vita a laghi vulcanici. D un edificio vulcanico di forma conica che si forma quando fasi di vulcanismo effusivo, con conseguente emissione di colate laviche, si alternano con periodi di emissioni esplosive di frammenti sminuzzati di lava (piroclastiti). Lungo la cintura di fuoco del Pacifico sono collocati: A meno del 10% dei grandi vulcani della Terra. B meno del 50% dei grandi vulcani della Terra. C la totalità dei grandi vulcani della Terra. D più del 60% dei grandi vulcani della Terra. I sistemi di venti sono: A venti con direzione sempre variabile che derivano dal riscaldamento non uniforme delle diverse zone della Terra. B schemi prevalenti nella direzione dei venti che derivano dal riscaldamento uniforme delle diverse zone della Terra. C venti con direzione sempre variabile che derivano dal riscaldamento uniforme delle diverse zone della Terra. D schemi prevalenti nella direzione dei venti che derivano dal riscaldamento non uniforme delle diverse zone della Terra. I venti alisei: A soffiano dall'Equatore verso est in entrambi gli emisferi, a latitudini comprese tra 30° Nord e 30° Sud, e sono causati dalla differenza di pressione tra le zone subtropicali ad alta pressione e l'area equatoriale a bassa pressione. B soffiano da est verso l'Equatore in entrambi gli emisferi, a latitudini comprese tra 30° Nord e 30° Sud, e sono causati dalla differenza di pressione tra le zone subtropicali ad alta pressione e l'area equatoriale a bassa pressione. C soffiano da est verso ovest, tra i 30-60° di latitudine Nord e 30-60° di latitudine Sud, e sono influenzati dalla rotazione terrestre e dalla differenza di temperatura tra le zone equatoriali e polari. D soffiano da ovest verso est, tra i 30-60° di latitudine Nord e 30-60° di latitudine Sud, e sono influenzati dalla rotazione terrestre e dalla differenza di temperatura tra le zone equatoriali e polari. I venti occidentali: A soffiano da ovest verso est, tra i 30-60° di latitudine Nord e 30-60° di latitudine Sud, e sono influenzati dalla rotazione terrestre e dalla differenza di temperatura tra le zone equatoriali e polari. B soffiano da est verso ovest, tra i 30-60° di latitudine Nord e 30-60° di latitudine Sud, e sono influenzati dalla rotazione terrestre e dalla differenza di temperatura tra le zone equatoriali e polari. C soffiano dall'Equatore verso est in entrambi gli emisferi, a latitudini comprese tra 30° Nord e 30° Sud, e sono causati dalla differenza di pressione tra le zone subtropicali ad alta pressione e l'area equatoriale a bassa pressione. D soffiano da est verso l'Equatore in entrambi gli emisferi, a latitudini comprese tra 30° Nord e 30° Sud, e sono causati dalla differenza di pressione tra le zone subtropicali ad alta pressione e l'area equatoriale a bassa pressione. L1azione abrasiva esercitata dai granuli trasportati dal vento può essere definita come: A deflazione. B smerigliatura. C corrasione. D corrosione. Le dune si sabbia si formano: A in contesti caratterizzati da elevata umidità. B in contesti caratterizzati da climi aridi e dalla presenza o dal rapido rifornimento di sabbie sciolte. C in contesti caratterizzati da elevate temperature. D in contesti caratterizzati dalla presenza o dal rapido rifornimento di sabbie sciolte, a prescindere dai valori di umidità. La stabilizzazione delle dune è legata principalmente a: A alti valori di umidità che favoriscono l'attecchimento della vegetazione. B bassi valori di umidità che favoriscono l'attecchimento della vegetazione. C l'attecchimento della vegetazione, a prescindere dai valori di umidità. D la pendenza del lato sottovento. Le barcane sono: A dune dalla forma allungata ed orientazione parallela all'azione del vento che si sviluppano in aree caratterizzate da venti che spirano sempre nella stessa direzione. B dune dalla caratteristica morfologia a falce di luna che presentano il lato di caduta di forma convessa. C dune dalla forma allungata ed orientazione perpendicolare all'azione del vento. D dune dalla caratteristica morfologia a falce di luna che presentano il lato convesso rivolto verso il vento. Le dune lonitudinali sono: A dune dalla caratteristica morfologia a falce di luna che presentano il lato convesso rivolto verso il vento. B dune dalla forma allungata ed orientazione perpendicolare all'azione del vento. C dune dalla caratteristica morfologia a falce di luna che presentano il lato di caduta di forma convessa. D dune dalla forma allungata ed orientazione parallela all'azione del vento che si sviluppano in aree caratterizzate da venti che spirano sempre nella stessa direzione. La distribuzione degli ambienti desertici è influenzata: A dalla scarsità di precipitazioni, il grado di insolazione, la latitudine e la vicinanza a grandi corpi idrici. B esclusivamente dalla scarsità di precipitazioni e dal grado di isolazione. C esclusivamente dalla latitudine e la vicinanza a grandi corpi idrici. D dalla disponibilità di sabbia. Un pediment è: A una superficie ad elevata pendenza, che si estende dalla base di montagne o colline, formata dall'accumulo di sabbie e ghiaie. B una superficie in leggera pendenza, che si estende dalla base di montagne o colline, formata dall'accumulo di sabbie e ghiaie. C il letto di un fiume ormai asciutto che ha portato alla formazione di un canyon. D una superficie pianeggiante, che si estende dalla base di montagne o colline. Le forme a controllo strutturale sono dfinite come: A morfologie la cui evoluzione nel tempo è influenzata dalle caratteristiche mineralogiche degli ammassi rocciosi che le costituiscono. B morfologie la cui evoluzione nel tempo è influenzata dalle caratteristiche chimiche degli ammassi rocciosi che le costituiscono. C morfologie la cui evoluzione nel tempo è influenzata dalle caratteristiche strutturali degli ammassi rocciosi che le costituiscono. D morfologie la cui evoluzione nel tempo è influenzata dal processo di formazione primario degli ammassi rocciosi che le costituiscono. I rilievi tabulari tipo plateau, mesa e butte sono caratteristici di: A strutture rocciose caratterizzate da giacitura verticale. B strutture rocciose caratterizzate da giacitura orizzontale. C strutture rocciose caratterizzate da giacitura inclinata. D strutture rocciose non stratificate. I rilievi tipo cuestas ed hogback sono caratteristici di: A strutture rocciose caratterizzate da giacitura inclinata. B strutture rocciose non stratificate. C strutture rocciose caratterizzate da giacitura verticale. D strutture rocciose caratterizzate da giacitura orizzontale. Un versante si definisce a franapoggio se: A caratterizzato dalla presenza di numerose frane lungo la sua superfice. B la sua superficie taglia l'inclinazione degli strati. C caratterizzate da strati con giacitura orizzontale. D la sua superficie segue l'inclinazione degli strati. Una morfologia tipo flat-iron può svilupparsi: A solo su versanti a franapoggio. B solo versanti a reggipoggio. C sia su versanti a franapoggio che a reggipoggio. D solo su versanti caratterizzate da strati con giacitura orizzontale. Un versante di faglia è: A una morfologia strutturale legata alla sola azione di una faglia normale. B una morfologia strutturale legata alla sola azione di una faglia inversa. C una morfologia strutturale legata alla sola azione di una faglia trascorrente. D una morfologia strutturale legata all'azione di una faglia normale, inversa o trascorrente. In un versante di faglia, l1altezza del versante è: A inversamente proporzionale al tasso di scorrimento della faglia. B non correlata al tasso di scorrimento della faglia. C direttamente proporzionale al tasso di scorrimento della faglia. D direttamente o inversamente proporzionale al tasso di scorrimento della faglia in base al caso specifico. Un versante di linea di faglia è: A caratterizzato da un controllo strutturale attivo e legato ai processi erosionali dei due blocchi dislocati dalla faglia. B caratterizzato da un controllo strutturale passivo e legato ai processi erosionali dei due blocchi dislocati dalla faglia. C caratterizzato da un controllo strutturale passivo e da pendenze dolci. D caratterizzato da un controllo strutturale attivo e da pendenze elevate. Valli antecedenti e sovrimposte sono generalmente associate a: A ilievi tabulari tipo plateau, mesa e butte. B versanti di faglia e di linea di faglia. C rilievi tipo cuestas ed hogback. D dorsali antiformi e sinformi. Llantecedenza si verifica quando: A un corso d'acqua mantiene il suo tracciato attraverso una struttura tettonica in sollevamento, rispetto alla quale il corso d'acqua è più antico. B un corso d'acqua permane sul proprio tracciato, durante l'incisione, anche quando esso incontracondizioni lito-strutturali differenti da quelle che avevano determinato il tracciato stesso. C un corso d'acqua mantiene il suo tracciato attraverso una struttura tettonica in sollevamento, rispetto alla quale il corso d'acqua è più recente. D quando un corso d'acqua scorre su n rilievo più giovane. Una datazione relativa fornisce: A un'età specifica ma associata ad un'incertezza elevata. B l'età numerica precisa di rocce, minerali o fossili. C la determinazione dell'ordine relativo di eventi o oggetý senza necessariamente stabilirne l'età precisa, basandosi su principi stratigrafici. D la determinazione dell'ordine relativo di eventi o oggetý senza necessariamente stabilirne l'età precisa, basandosi su analisi chimico-fisiche. Secondo il principio di sovrapposizione: A in una sequenza indisturbata di rocce sedimentarie, ogni strato è più giovane di quello sottostante e più vecchio di quello sovrastante. B i sedimenti vengono sempre depositati in strati orizzontali. C i processi geologici osservabili oggi hanno operato con la stessa intensità nel corso della storia della Terra. D gli organismi fossili si succedono in un ordine prevedibile nel tempo. Secondo il principio dell'attualismo: A gli organismi fossili si succedono in un ordine prevedibile nel tempo. B i sedimenti vengono sempre depositati in strati orizzontali. C in una sequenza indisturbata di rocce sedimentarie, ogni strato è più giovane di quello sottostante e più vecchio di quello sovrastante. D i processi geologici osservabili oggi hanno operato con la stessa intensità nel corso della storia della Terra. Una disconformità si verifica quando: A le rocce sedimentarie si sviluppano al di sopra di un basamento igneo o metamorfico, indicando un periodo di erosione e successiva deposizione. B c'è un'interruzione nella sequenza sedimentaria caratterizzata da erosione o mancata deposizione gli strati sedimentari più vecchi e più giovani sono paralleli tra loro e la superficie erosiva che li separa è relativa ad un periodo di esposizione subaerea. C si registra una variazione angolare nella giacitura tra gli stati sottostanti, inclinati o piegati, e gli strati sedimentari orizzontali sovrastanti. D si registra una variazione angolare nella giacitura tra gli stati orizzontali sottostanti e gli strati sedimentari sovrastanti, inclinati o piegati. La fisica e chimica polacca Marie Skłodowska Curie scoprì: A che i sali di uranio emettevano raggi in grado di influenzare le lastre fotografiche. B due nuovi elementi radioatÝvi (Polonio e Radio). C il funzionamento del decadimento radioatývo e dell'emivita. D il funzionamento del decadimento radioatÝvo gettando le basi per le tecniche di datazione radiometrica. Il concetto di emivita: A fornisce una misura quantitativa del tempo necessario afinché la metà del numero inziale di isotopi radioatÝvi capostipiti decadano trasformandosi in isotopi discendenti. B fornisce una misura indicativa e non quantitativa del tempo necessario afinché la metà del numero inziale di isotopi radioatÝvi capostipiti decadano trasformandosi in isotopi discendenti. C fornisce una misura quantitativa del tempo necessario afinché la metà del numero inziale di isotopi radioatÝvi discendenti decadano trasformandosi in isotopi capostipiti. D fornisce una misura indicativa e non quantitativa del tempo necessario afinché la metà del numero inziale di isotopi radioatÝvi discendenti decadano trasformandosi in isotopi capostipiti. La datazione al radiocarbonio si basa sul: A decadimento dell'isotopo radioatÝvo carbonio-12 in carbonio-13. B decadimento del carbonio-14 in argon-40. C decadimento del carbonio-14 in potassio-40. D decadimento dell'isotopo radioatÝvo carbonio-14 in azoto-14. La scala dei tempi geologici: A è un sistema di misurazione cronologica di tipo gerarchico basato su eventi significativi della storia della Terra. B è un sistema di misurazione cronologica non gerarchico basato su eventi significativi della storia della Terra. C una scala di misura dei depositi sedimentari della Terra. D è un sistema di misurazione cronologica di tipo gerarchico che divide la storia della Terra in intervalli di tempo di dimensioni analoghe. Gli eoni sono: A unità cronologiche intermedie che vengono divise, a loro volta, in epoche. B unità cronologiche intermedie che vengono divise, a loro volta, in periodi. C le unità cronologiche più estese e di rango superiore, divise a loro volta in età. D le unità cronologiche più piccole e di rango inferiore, generalmente non suddivise in ulteriori sottocategorie. I periodi sono: A le unità cronologiche più estese e di rango superiore, divise a loro volta in età. B unità cronologiche intermedie che vengono divise, a loro volta, in epoche. C le unità cronologiche più piccole e di rango inferiore, generalmente non suddivise in ulteriori sottocategorie. D unità cronologiche intermedie che vengono divise, a loro volta, in periodi. La formazione di un suolo è un processo che si sviluppa in: A meno di 50 anni. B meno di 10 anni. C diverse migliaia di anni. D diverse milioni di anni. Il suolo ricopre: A una funzione biologica, ecologica, economica e climatica. B esclusivamente una funzione biologica. C una funzione biologica ed economica, ma non ecologica e climatica. D una funzione biologica, ecologica ed economica, ma non climatica. La scienza che studia I1origine del suolo, le sue proprietà, la sua descrizione e classificazione prende il nome di: A geomorfologia. B sedimentologia. C geochimica. D pedologia. Le particelle di argilla hanno un diametro: A compreso tra circa 0,05 e 0,002 mm. B inferiore a 0,002 mm. C compreso tra 2 e 0.05 mm. D superiore ai 2 mm. Le particelle di limo hanno un diametro: A superiore ai 2 mm. B compreso tra 2 e 0.05 mm. C compreso tra circa 0,05 e 0,002 mm. D inferiore a 0,002 mm. Le particelle di sabbia hanno un diametro: A compreso tra 2 e 0.05 mm. B superiore ai 2 mm. C inferiore a 0,002 mm. D compreso tra circa 0,05 e 0,002 mm. All1interno del profilo del suolo, la Lettiera è definita come: A lo strato superficiale formato dall'accumulo dei residui vegetali ed animali sulla superficie del suolo stesso. B lo strato composto dalla roccia madre non alterata. C lo strato composto dalla roccia madre alterata. D lo strato caratterizzato dalla maggiore concentrazione di minerali argillosi e sostanze nutritive che si accumulano per illuviazione. All1interno del profilo del suolo, I1Orizzonte C è definito come: A lo strato caratterizzato dalla maggiore concentrazione di minerali argillosi e sostanze nutritive che si accumulano per illuviazione. B lo strato superficiale formato dall'accumulo dei residui vegetali ed animali sulla superficie del suolo stesso. C lo strato composto dalla roccia madre non alterata. D lo strato composto dalla roccia madre alterata. Un suolo formatosi sul posto, direttamente sulla roccia madre o sul substrato originale, viene definito: A suolo locale. B suolo autoctono. C suolo originale. D suolo alloctono. L1erosione del suolo è: A un processo completamente naturale che comporta la rimozione o il trasporto di particelle di suolo dalla superficie terrestre. B un processo naturale, incentivato dall'attività antropica, che comporta la rimozione o il trasporto di particelle di suolo dalla superficie terrestre. C un processo antropico che comporta la rimozione o il trasporto di particelle di suolo dalla superficie terrestre. D un processo completamente naturale che comporta la deposizione di particelle di suolo dalla superficie terrestre. Tra i principali obiettivi del rilevamento geologico è possibile annoverare: A l'identificazione dei minerali specifici che compongono le rocce. B la classificazione della flora locale. C la produzione di cartografia di dettaglio. D la caratterizzazione geochimica di un area. Nell1ambito delle attività geologiche di campo, le ricerche preliminari dovrebbero essere effettuate: A dopo la scrittura di un report. B insieme al rilevamento di campagna. C insieme all'elaborazione dei dati raccolti. D prima del rilevamento di campagna. La fotogeologia è: A l'osservazione di foto aeree in visione stereoscopica. B lo studio della geologia attraverso la cattura delle immagini. C l'osservazione di foto su libri di testo. D l'osservazione diretta di un territorio dall'alto. L1inclinazione di uno strato è: A la linea di massima pendenza di uno strato. B è l'angolo orizzontale della linea di intersezione tra strato e piano verticale. C è l'angolo orizzontale della linea di intersezione tra strato e piano orizzontale. D l'orientazione della linea di massima pendenza rispetto ai punti cardinali. L1immersione di uno strato è: A è l'angolo orizzontale della linea di intersezione tra strato e piano orizzontale. B l'orientazione della linea di massima pendenza rispetto ai punti cardinali. C la linea di massima pendenza di uno strato. D è l'angolo orizzontale della linea di intersezione tra strato e piano verticale. La direzione di uno strato è: A è l'angolo orizzontale della linea di intersezione tra strato e piano verticale. B la linea di massima pendenza di uno strato. C l'orientazione della linea di massima pendenza rispetto ai punti cardinali. D è l'angolo orizzontale della linea di intersezione tra strato e piano orizzontale. Negli strati a franapoggio più inclinati del pendio: A gli strati sono caratterizzati da una immersione opposta rispetto a quella della superficie del pendio. B gli strati più recenti sono posizionati dalla parte dell'immersione. C l'immersione punta verso strati più antichi. D il principio di sovrapposizione non è applicabile. I limiti stratigrafici: A separano delle formazioni rocciose non appartenenti alla stessa successione stratigrafica. B separano formazioni rocciose a contatto lungo una struttura tettonica. C separano delle formazioni rocciose appartenenti alla stessa successione stratigrafica. D separano formazioni rocciose marine e continentali. Un contatto stratigrafico legato all1abbassamento del livello del mare rispetto alla terra ferma è definito: A limite per regressione. B limite per trasgressione. C limite per eteropia di facies. D limite tettonico. Breccia di frizione è caratteristica di: A un limite per regressione. B un limite stratigrafico. C un limite tettonico. D un limite per eteropia di facies. Il geoide è: A una superficie perfettamente sferica approssima perfettamente il livello medio globale del mare. B il solido geometrico che si ottiene facendo ruotare un'ellisse di 180° attorno a uno dei suoi assi che nel caso della Terra è quello maggiore. C una superficie equipotenziale che meglio approssima il livello medio globale del mare. D il solido geometrico che si ottiene facendo ruotare un'ellisse di 180° attorno a uno dei suoi assi che nel caso della Terra è quello minore. L1ellissoide di rotazione è: A il solido geometrico che si ottiene facendo ruotare un'ellisse di 180° attorno a uno dei suoi assi che nel caso della Terra è quello minore. B una superficie equipotenziale che meglio approssima il livello medio globale del mare. C il solido geometrico che si ottiene facendo ruotare un'ellisse di 180° attorno a uno dei suoi assi che nel caso della Terra è quello maggiore. D una superficie perfettamente sferica approssima perfettamente il livello medio globale del mare. Il sistema geodetico mondiale utilizzato dai sistemi GPS prende il nome di: A ellissoide di Hayford. B WGS72. C ellissoide di Bessel. D WGS84. La latitudine viene definita come: A il valore angolare dell'arco di parallelo compreso tra un punto e il meridiano di riferimento. B il valore angolare dell'arco di meridiano compreso tra un punto e l'equatore. C il valore angolare dell'arco di meridiano compreso tra un punto ed il meridiano di Greenwich. D il valore angolare dell'arco di meridiano compreso tra un punto e il paralleo di riferimento. La longitudine viene definita come: A il valore angolare dell'arco di meridiano compreso tra un punto e il paralleo di riferimento. B il valore angolare dell'arco di parallelo compreso tra un punto e il meridiano di riferimento. C il valore angolare dell'arco di meridiano compreso tra un punto e l'equatore. D il valore angolare dell'arco di meridiano compreso tra un punto ed il meridiano di Greenwich. Secondo il requisito di 11equidistanza11 di una carta: A l'angolo formato da due linee qualsiasi sulla carta deve essere uguale all'angolo compreso tra le due linee corrispondenti sulla superficie terrestre. B l'angolo formato da due linee qualsiasi sulla carta deve essere maggiore dell'angolo compreso tra le due linee corrispondenti sulla superficie terrestre. C il rapporto tra le aree sulla carta e quelle reali deve essere costante. D il rapporto tra le lunghezze sulla carta e quelle reali che esse rappresentano deve restare costante. Secondo il requisito di 11isogonia11 di una carta: A l'angolo formato da due linee qualsiasi sulla carta deve essere maggiore dell'angolo compreso tra le due linee corrispondenti sulla superficie terrestre. B il rapporto tra le lunghezze sulla carta e quelle reali che esse rappresentano deve restare costante. C l'angolo formato da due linee qualsiasi sulla carta deve essere uguale all'angolo compreso tra le due linee corrispondenti sulla superficie terrestre. D il rapporto tra le aree sulla carta e quelle reali deve essere costante. Una proiezione inversa si ha: A quando la superficie ausiliaria è perpendicolare all'Equatore (proiezioni piane) o quando l'asse del solido è perpendicolare all'asse terrestre (proiezioni per sviluppo). B quando la superficie ausiliaria è parallela all'Equatore (proiezioni piane) o quando l'asse del solido è parallelo all'asse terrestre (proiezioni per sviluppo). C quando la superficie ausiliaria è perpendicolare all'Equatore (proiezioni piane) o quando l'asse del solido è parallelo all'asse terrestre (proiezioni per sviluppo). D in tutti i casi in cui la superficie ausiliaria non è parallela né all'Equatore né all'asse terrestre. Una proiezione ortografica si ha quando: A la sorgente luminosa si trova al centro della sfera. B la sorgente luminosa si trova fuori della sfera a distanza infinita e i raggi visuali possono essere considerati paralleli tra loro. C la sorgente luminosa si trova sulla superficie della sfera nel punto diametralmente opposto alla superficie di proiezione. D la sorgente luminosa si trova fuori della sfera a distanza finita. Nel sistema UTM, l'Italia ricade nei fusi: A 20, 21 e 22. B 34, 35 e 36. C 32, 33 e 34. D 42, 43, 44. Le prime testimonianze di rudimentali cartografie risalgono: A alle civiltà greco-romane. B alle civiltà preistoriche. C al Medioevo. D al Rinascimento. Una delle mappe più dettagliate del medioevo prende il nome di: A Mappa Mundi. B Geographia. C Tabula Mundi. D Tabula Rogeriana. La proiezione cilindrica centrale è stata introdotta nel 1569 da: A Gerardus Mercator. B John Snow. C Cristoforo Colombo. D Ferdinando Magellano. La tecnologia LiDAR è caratterizzata da: A una capacità di mappatura tridimensionale a bassa risoluzione. B una capacità di mappatura bidimensionale ad alta risoluzione. C una capacità di mappatura tridimensionale ad alta risoluzione. D una capacità di mappatura bidimensionale a bassa risoluzione. Cos'è una isobata?. A una isolinea formata da punti che si trovano tutti alla stessa profondità. B una isolinea formata da punti che si trovano tutti alla stessa pressione. C una isolinea formata da punti caratterizzati dalla stessa accelerazione di gravità. D una isolinea formata da punti caratterizzati dallo stesso spessore dei depositi sabbiosi. Oltre alle isobate, cosa includono spesso le carte nautiche?. A la direzione dei venti prevalenti. B la temperatura media annuale dell'acqua. C il posizionamento di fari o boe. D la direzione delle correnti principali. Cosa identificano le mappe del rischio di alluvione?. A nelle quali si è verificata una alluvione nel corso dell'ultimo ciclo stagionale. B aree vulnerabili a tale fenomeno. C nelle quali si è verificata una alluvione nel corso dell'ultimo anno. D nelle quali si è verificata una alluvione nel corso dell'ultimo decennio. Come vengono definite le carte con una scala intermedia compresa generalmente tra 1:10.000 ed 1:100.000?. A le carte con una scala intermedia compresa generalmente tra 1:10.000 ed 1:100.000. B le carte che comprendono territori molto estesi, come interi stati, che vanno da scale inferiori a 1:100.000 fino a 1:1.000.000. C le carte caratterizzate da un dettaglio molto limitato che riproducono aree estremamente vaste come interi continenti o l'intero globo. D le carte come mappe o planimetrie caratterizzate da una grandissima scala, generalmente maggiore del rapporto di 1:10.000, che può arrivare fino a rapporti pari a 1:200 o 1:100. Come vengono definite le carte topografiche?. A le carte come mappe o planimetrie caratterizzate da una grandissima scala, generalmente maggiore del rapporto di 1:10.000, che può arrivare fino a rapporti pari a 1:200 o 1:100. B le carte con una scala intermedia compresa generalmente tra 1:10.000 ed 1:100.000. C le carte caratterizzate da un dettaglio molto limitato che riproducono aree estremamente vaste come interi continenti o l'intero globo. D le carte che comprendono territori molto estesi, come interi stati, che vanno da scale inferiori a 1:100.000 fino a 1:1.000.000. Come vengono definite le carte corografiche?. A le carte che comprendono territori molto estesi, come interi stati, che vanno da scale inferiori a 1:100.000 fino a 1:1.000.000. B le carte caratterizzate da un dettaglio molto limitato che riproducono aree estremamente vaste come interi continenti o l'intero globo. C le carte come mappe o planimetrie caratterizzate da una grandissima scala, generalmente maggiore del rapporto di 1:10.000, che può arrivare fino a rapporti pari a 1:200 o 1:100. D le carte con una scala intermedia compresa generalmente tra 1:10.000 ed 1:100.000. Perché una carta topografica si definisce 'ridotta'?. A qualsiasi porzione di Terra non può essere riprodotta nella sua grandezza naturale e necessita di una riduzione in scala. B non è possibile sviluppare su un piano una superficie sferica senza che essa subisca delle distorsioni tanto maggiori quanto più vaste sono le regioni rappresentate. C è sempre di piccole dimensioni. D i vari elementi fisici ed antropici presenti sulla Terra vengono rappresentati con segni convenzionali. Come può essere classificata una carta dell'uso del suolo di una determinata area?. A carta generale. B carta tematica. C carta speciale. D carta fotografica. Quando viene definito 'planisfero' un planisfero?. A quando la rappresentazione è a scale comprese tra 1:100.000 e 1:5.000. B quando la rappresentazione è a scale comprese tra 1:1.000.000 e 1:200.000. C la rappresentazione è effettuata su una sfera. D rappresenta tutta la superficie terrestre. Nella Carta Topografica d'Italia, come sono denominate le sottodivisioni di un foglio, in ordine gerarchico dalla più estesa alla meno estesa?. A Foglietý e Tavolette. B Tavolette e Quadranti. C Quadranti e Tavolette. D Tavolette e Sezioni. Di cosa si compone la parte italiana della serie della Carta Internazionale "Il Mondo" in scala 1:250.000?. A 39 elementi. B 60 elementi. C 19 elementi. D 100 elementi. Con quale colore sono comunemente indicate le pianure nel metodo dimostrativo delle tinte altimetriche?. A verde. B blu. C giallo-ocra. D marrone. Qual è la caratteristica della tecnica del lumeggiamento?. A l'utilizzo di diverse sfumature di un colore per determinare effetti chiaroscurali in grado di evidenziare le parti prominenti dei rilievi. B l'utilizzo di colori convenzionali che identificano le fasce altimetriche. C l'utilizzo di una legenda colorimetrica standardizzata. D la presenza di un contrasto chiaroscurale che consente di percepire la terza dimensione. Come sono indicati in cartografia i punti trigonometrici?. A un tratino dentro un triangolino. B un punto dentro un triangolino. C un punto dentro un quadrato. D un tratino dentro un quadrato. Cosa sono le isoipse?. A isolinee che collegano tutti i punti situati alla stessa quota che comunemente si intersecano tra di loro. B linee che uniscono tutti i punti caratterizzati dalla stessa accelerazione gravitazionale che non si intersecano tra di loro. C isolinee che collegano tutti i punti situati alla stessa quota che non si intersecano tra di loro. D linee che uniscono tutti i punti caratterizzati dalla stessa accelerazione gravitazionale che comunemente si intersecano tra di loro. In cartografia, a cosa servono le barbette?. A un'area pianeggiante. B un punto quotato noto. C un brusco dislivello. D il picco di un rilievo. Una carta si definisce a grande scala quando: A il denominatore è grande e rappresenta una piccola porzione di territorio contenente molti particolari. B il denominatore è grande e rappresenta porzioni di territorio molto estese e poco dettagliate. C il denominatore è piccolo e rappresenta una piccola porzione di territorio contenente molti particolari. D il denominatore è piccolo e rappresenta porzioni di territorio molto estese e poco dettagliate. Una carta si definisce a piccola scala quando: A il denominatore è grande e rappresenta porzioni di territorio molto estese e poco dettagliate. B il denominatore è grande e rappresenta una piccola porzione di territorio contenente molti particolari. C il denominatore è piccolo e rappresenta porzioni di territorio molto estese e poco dettagliate. D il denominatore è piccolo e rappresenta una piccola porzione di territorio contenente molti particolari. Come è espressa una scala grafica?. A l'utilizzo di numeri. B una linea retta o due linee parallele suddivise in tante parti non uguali tra loro. C l'utilizzo di un rapporto matematico. D una linea retta o due linee parallele suddivise in tante parti uguali. Cos'è l'errore massimo di posizionamento di un punto?. A il raggio del cerchio al cui interno il punto è sicuramente contenuto. B il diametro del cerchio al cui interno il punto è sicuramente contenuto. C la dimensione lineare del particolare più piccolo rappresentabile. D il cerchio al cui interno il punto è sicuramente contenuto. Come si calcola l'equidistanza tra le curve di livello di una carta?. A il rapporto tra il numero di intervalli compresi tra due curve intermedie e la differenza di quota tra queste ultime. B il rapporto tra il numero di intervalli compresi tra due curve direttrici e la differenza di quota tra queste ultime. C il rapporto tra la differenza di quota tra due curve direttrici ed il numero di intervalli tra esse compreso. D il rapporto tra la differenza di quota tra due curve intermedie ed il numero di intervalli tra esse compreso. Come vengono chiamate le curve caratterizzate da un tratto più marcato in una carta topografica?. A curve ausiliarie. B curve principali. C curve direttrici. D curve intermedie. Cosa corrisponde a un infittirsi delle isoipse?. A un aumento della pendenza. B una diminuzione della pendenza. C la presenza di un'area pianeggiante. D la presenza di un terrazzo fluviale. Nella rappresentazione di un crinale in una carta topografica, come sono orientate le curve di livello?. A le curve di livello sono orientate verso valle, ossia verso le isoipse a maggiore valore. B le curve di livello sono orientate verso monte, ossia verso le isoipse a minore valore. C le curve di livello sono orientate verso valle, ossia verso le isoipse a minore valore. D le curve di livello sono orientate verso monte, ossia verso le isoipse a maggiore valore. Come si calcola la pendenza di una carta in gradi sessagesimali?. A l'arcotangente del rapporto tra la distanza in pianta (L) ed il dislivello (D). B l'arcotangente del rapporto tra il dislivello (D) e la distanza in pianta (L). C l'arcotangente del rapporto tra il dislivello (D) e la distanza in pianta (L), moltiplicato per 100. D l'arcotangente del rapporto tra la distanza in pianta (L) ed il dislivello (D), moltiplicato per 100. Per costruire un profilo cartografico, cosa è necessario riportare su un grafico cartesiano?. A i valori delle equidistanze sull'asse delle ascisse e quelli delle corrispondenti distanze, a partire da uno degli estremi della sezione, sull'asse delle ordinate. B i valori delle quote sull'asse delle ordinate e quelli delle corrispondenti distanze, a partire da uno degli estremi della sezione, sull'asse delle ascisse. C i valori delle equidistanze sull'asse delle ordinate e quelli delle corrispondenti distanze, a partire da uno degli estremi della sezione, sull'asse delle ascisse. D i valori delle quote sull'asse delle ascisse e quelli delle corrispondenti distanze, a partire da uno degli estremi della sezione, sull'asse delle ordinate. Di cosa si occupa principalmente la cartografia geologica?. A rappresentare le caratteristiche topografiche del territorio. B rappresentare le caratteristiche geologiche del territorio. C rappresentare le caratteristiche morfologiche del territorio. D rappresentare le caratteristiche idriche del territorio. In quanti fogli è suddivisa la Carta Geologica d'Italia in scala 1:100.000?. A 284 fogli. B 55 fogli. C 637 fogli. D 27 fogli. In quanti fogli è suddivisa la Carta Geologica d'Italia in scala 1:50.000?. A 27 fogli. B 284 fogli. C 55 fogli. D 637 fogli. Come viene chiamato l'elemento di una carta geologica che riassume i rapporti tra le varie formazioni affioranti?. A riquadro della carta. B legenda. C schema dei rapporti stratigrafici. D sezione geologica. Quale elemento di una carta geologica permette di ricostruire l'andamento dei corpi geologici in profondità?. A schema dei rapporti stratigrafici. B riquadro della carta. C sezione geologica. D legenda. Come vengono definite le unità litostratigrafiche?. A spessori di sedimento che identificano la materializzazione del tempo geologico. B unità osservabili direttamente e riconoscibili sulla base dell'omogeneità dei caratteri litologici e della loro posizione stratigrafica nella successione esaminata. C unità limitate superiormente ed inferiormente da discontinuità stratigrafiche significative. D unità basate sul contenuto paleontologico degli strati. Come vengono definite le unità biostratigrafiche?. A unità basate sul contenuto paleontologico degli strati. B spessori di sedimento che identificano la materializzazione del tempo geologico. C unità osservabili direttamente e riconoscibili sulla base dell'omogeneità dei caratteri litologici e della loro posizione stratigrafica nella successione esaminata. D unità limitate superiormente ed inferiormente da discontinuità stratigrafiche significative. Come vengono definite le unità cronostratigrafiche?. A unità limitate superiormente ed inferiormente da discontinuità stratigrafiche significative. B unità basate sul contenuto paleontologico degli strati. C unità osservabili direttamente e riconoscibili sulla base dell'omogeneità dei caratteri litologici e della loro posizione stratigrafica nella successione esaminata. D spessori di sedimento che identificano la materializzazione del tempo geologico. Cosa indicano i simboli geomorfologici?. A utilizzati per indicare la presenza di struttura tettoniche. B utilizzati per indicare le caratteristiche strutturali degli ammassi rocciosi. C utilizzati per indicare particolari elementi morfologici del territorio. D utilizzati per segnalare la presenza di struttura legate al ruscellamento delle acque superficiali. Qual è l'obiettivo di una cartadi microzonazione sismica?. A migliorare la comprensione delle variazioni che lo scuotimento sismico può subire in superficie. B rappresentare le forme d'accumulo e d'erosione del rilievo, compreso quello sottomarino. C migliorare la comprensione delle variazioni che lo scuotimento sismico può subire ad elevate profondità. D rappresentare sinteticamente le formazioni del substrato. Chi è considerato il padre della tecnologia GIS?. A Roger Tomlinson. B Gerardus Mercator. C John Snow. D Abraham Ortelius. Quale tecnologia ha permesso l'osservazione della Terra dallo spazio negli anni '50?. A sestanti. B fotogrammetria. C satelliti. D bussola. Quale proiezione cartografica ha rivoluzionato la navigazione nel Rinascimento?. A proiezione dei Cassini. B proiezione di Snow. C proiezione di Landsat. D proiezione di Mercatore. Come si chiama l'opera cartografica considerata il primo atlante moderno?. A Atlas Major. B Theatrum Orbis Terrarum. C World Map. D Geographia Universalis. Come erano i primi GIS, prodotti tra gli anni '60 e '70?. A avanzati e basati su tecnologie digitali. B rudimentali e basati principalmente su mappe cartacee, fotogrammi aerei e sistemi rudimentali di archiviazione elettronica dei dati. C basati su immagini satellitari e GPS. D focalizzati principalmente sulla visualizzazione dei dati territoriali. Quale lavoro svolto presso l'Harvard Laboratory ha contribuito allo sviluppo dei GIS negli anni '70?. A l'implementazione di reti di comunicazione ad alta velocità. B l'introduzione dei primi GPS. C la diffusione di software commerciali specializzati. D lo sviluppo delle prime tecniche per la gestione e l'analisi dei dati geografici tramite computer. In quali settori i GIS sono principalmente utilizzati oggi?. A settore alimentare e ristorazione. B industria dell'intrattenimento e degli eventi. C urbanistica e pianificazione del territorio, ambiente e gestione delle risorse naturali, agricoltura e silvicoltura, trasporti e logistica, gestione delle emergenze e Protezione Civile. D commercio al dettaglio e vendita online. Quali sono le principali tipologie di dati utilizzati nei sistemi GIS?. A i dati vettoriali, i dati raster e i dati tabellari. B i dati numerici, i dati grafici e i dati testuali. C i dati visivi e i dati sonori. D i dati statistici e i dati temporali. Qual è il software GIS noto come suite completa sviluppata da ESRI?. A GRASS GIS. B QGIS. C ArcGis. D MapInfo. Quale formato di dati GIS rappresenta le informazioni geografiche tramite una griglia regolare di celle?. A dati tridimensionali. B dati vettoriali. C dati tabellari. D dati raster. Quando iniziò a emergere il concetto di GIS?. A negli anni '60 e '70. B negli anni '40 e '50. C negli anni '60 e '70. D negli anni '60 e '70. Quale elemento fornisce la potenza di calcolo necessaria per i GIS?. A il software. B i dati. C l'hardware. D le persone. Qual è il ruolo delle persone nei GIS?. A raccogliere, elaborare e interpretare i dati geografici. B fornire supporto fisico. C definire processi e protocolli per la gestione dei dati geografici. D fornire la potenza di calcolo e la capacità di archiviazione. Qual è il ruolo delle procedure nei GIS?. A fornire la potenza di calcolo necessaria. B delineare i processi e i protocolli per la gestione dei dati geografici. C raccogliere ed interpretare dati geografici. D visualizzare dati geografici. Cosa rappresenta la risoluzione spaziale dei dati raster?. A il numero di bande spettrali. B la profondità di bit del raster. C la dimensione del pixel sul terreno. D la capacità di archiviazione necessaria. Qual è il formato di dati nativo per la maggior parte dei sensori remoti?. A vettoriale. B raster. C testuale. D temporale. Qual è una delle sfide principali quando si opera con dati raster ad alta risoluzione?. A non possono rappresentare fenomeni continui. B sono difficili da manipolare e analizzare. C non possono essere georeferenziati. D richiedono significative risorse di archiviazione. Quali sono le tre principali tipologie di dati vettoriali?. A punti, linee e poligoni. B punti, curve e pixel. C linee, poligoni e pixel. D poligoni, segmenti e superfici. Con cosa sono particolarmente efficienti i dati vettoriali?. A fenomeni continui. B dati temporali. C entità discrete con confini ben definiti. D dati testuali. Qual è una debolezza dei dati vettoriali rispetto ai dati raster?. A non è ideale per rappresentare fenomeni continui e variabili. B richiede significative risorse di memoria. C non può essere associata a set di attributi dettagliati. D è difficile da visualizzare. Quando è stata rilasciata la prima versione di QGIS?. A maggio 2004. B luglio 2002. C settembre 2001. D gennaio 2003. Da chi è stato sviluppato QGIS?. A John Smith. B Anna Bell. C Lucas Martin. D Gary Sherman. Come è denominata la versione QGIS 3.36 rilasciata a maggio 2024?. A Maidenhead. B Orleans. C Cambridge. D Oxford. Quale funzionalità è stata introdotta con la transizione a QGIS 3.x nel 2018?. A il supporto per Linux. B l'architettura a plugin. C la visualizzazione in 3D. D l'interfaccia utente completa per Windows. Quando è stata rilasciata la prima versione stabile di QGIS con una API curata?. A 2012. B 2020. C 2007. D 2009. Dove bisogna collegarsi per installare l'ultima versione di QGIS?. A qgis.org. B gis.it. C opensourcegis.org. D installqgis.org. A cosa serve la mappa di base?. A tracciare confini. B calcolare distanze. C orientare gli utenti. D creare grafici. Quali caratteristiche essenziali possono includere le mappe di base?. A altitudini. B linee di costa. C direzione dei venti. D zone climatiche. Qual è il plugin utilizzato in QGIS per aggiungere mappe di base?. A BasePlugins. B MapLoader. C GisServices. D QuickMapServices. Quale opzione del menu principale bisogna selezionare in QGIS per installare il plugin QuickMapServices?. A gestisci ed installa plugins. B aggiungi mappe di base. C importa dati. D configura impostazioni. Come vengono definiti i dati che rappresentano informazioni geografiche tramite geometrie puntuali, lineari o poligonali?. A dati tabellari. B dati vettoriali. C dati raster. D dati testuali. I dati che rappresentano le informazioni geografiche tramite una griglia regolare di celle o pixel vengono definiti: A dati vettoriali. B dati tabellari. C dati testuali. D dati raster. Il processo che consente di associare coordinate spaziali a immagini raster prive di informazioni geografiche è chiamato: A georefenziazione. B sovrapposizione. C buffering. D segmentazione. Una delle tecniche più utilizzate per la georeferenziazione di immagini i mappe storiche è: A la sovrapposizione di dati. B la georeferenziazione tramite basemap. C l'interpolazione spaziale. D la georeferenziazione tramite dati GPS. Le curve di livello o isoipse sono: A linee che rappresentano confini amministrativi. B linee che collegano i punti con la stessa temperatura. C linee che collegano tutti i punti posti alla stessa quota. D linee che indicano le rotte di volo. All’interno di uno shapefile, il file che contiene la geometria degli oggetti geografici è indicato come: A .dbf. B .shx. C .prj. D .shp. All’interno di uno shapefile, il file che contiene gli attributi associati agli oggetti geografici sotto forma di tabella è indicato come: A .shx. B .dbf. C .shp. D .sbx. Per attivare la modalità di modifica dello shapefile, è necessario cliccare nella barra degli strumenti sull’ icona costituitta da: A una gomma rossa. B un pennello blu. C una matita gialla. D una freccia verde. L’equidistanza tra le curve di livello è definita come: A la distanza costante di quota tra le isoipse. B la distanza variabile di quota tra le isoipse. C la distanza minima tra due punti. D la distanza massima tra due punti. A partire dalla digitalizzazione delle isoipse in ambiente GIS è possibile produrre: A modello tridimensionale delle costruzioni. B una mappa topografica delle città. C un modello digitale del terreno. D un grafico delle temperature medie. |





