GLOTTODIDATTICA
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![]() GLOTTODIDATTICA Description: ecampus - Fratter nuovo programma |



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Linguistica educativa ed educazione linguistica. appartengono entrambe alle scienze del linguaggio. sono due discipline che condividono e metodologie di ricerca. sono due ambiti differenziati di applicazione della linguistica teorica. 02. Le “Dieci Tesi per l’Educazione linguistica democratica”. costituiscono il manifesto del GISCEL e sono state ideate da De Mauro. sono considerate il manifesto della glottodidattica moderna. fanno parte dei documenti che sono nati in seno alla SLI (Società di Linguistica italiana). 03. Da quale movimento nasce in Italia l’educazione linguistica (EL)?. UNESCO. Consiglio d’Europa. GISCEL. 01. Il termine glottodidattica designa. la disciplina che si occupa di indagare l’acquisizione delle lingue straniere. il settore di studi che comprende la lingua madre. la disciplina che tratta dell’apprendimento /insegnamento di una lingua. 02. Perché definire la glottodidattica come sinonimo di didattica delle lingue moderne è un’ipersemplificazione secondo Porcelli?. Perché non tiene conto della linguistica teorica. Perché l’educazione linguistica è integrata e include un ampio ventaglio di lingue. Perché esclude le lingue seconde. 03. Perché Balboni critica il termine “linguistica applicata”?. Perché implica una semplice applicazione della linguistica teorica all’insegnamento. Perché può essere considerato un sinonimo di psicolinguistica. Perché risulta essere troppo recente e non ha solide basi teoriche. 04. Secondo Balboni, qual è la principale caratteristica della scuola veneziana di glottodidattica?. L’impianto epistemologico interdisciplinare. La distinzione netta dalla linguistica educativa. L’attenzione esclusiva alle lingue classiche. 05. La didattica acquisizionale si fonda sulla linguistica acquisizionale perché. Si concentra essenzialmente sullo studio della lingua madre. Si occupa di studiare la grammatica normativa delle lingue. Ne riproduce i modelli teorici in chiave didattica. 06. Qual è la differenza tra la linguistica acquisizionale (LA) e la didattica acquisizionale (DA)?. La LA studia l’apprendimento spontaneo di una L2 e la DA applica in modo sperimentale le ricerche della LA. La LA mira a indagare le metodologie più efficaci per l’apprendimento, la DA individua le tecniche specifiche. La LA si occupa di studiare le fasi di apprendimento di una lingua in contesto guidato, la DA si occupa dell’acquisizione spontanea delle lingue. 01. La Linguistica Educativa. Studia l’aspetto semiotico delle lingue. È volta a individuare buone pratiche per lo sviluppo linguistico. Si occupa dello studio dell’acquisizione delle lingue in generale. 02. Qual è l’oggetto di studio della Linguistica Educativa?. L’apprendimento e lo sviluppo della lingua. Lo sviluppo del plurilinguismo. Lo sviluppo cognitivo del linguaggio degli apprendenti una L1/L2. 03. L’educational linguistics può essere associata. alla pedagogia delle lingue. alla linguistica educativa. alla didattica acquisizionale. 01. In che cosa consiste principalmente l’innovazione introdotta dal Glottokit?. Nella rilevazione delle competenze linguistiche di allievi e allieve attraverso uno strumento questionario. Nell’attenzione dedicata al profilo sociolinguistico degli apprendenti. Nell’analisi del rapporto tra la lingua impiegata nel contesto didattico e quella propria degli studenti. 02. Quali tra le seguenti sono le critiche che sono state mosse alle Dieci Tesi?. Sull’uso dell’aggettivo democratico, sull’abbandono della grammatica. Sul connettere la Costituzione con le Tesi. Sull’insegnamento degli articoli della Costituzione a scuola. 01. Come viene definita la glottodidattica dagli studiosi del settore?. Una scienza esatta che non necessita del supporto di altre discipline per risolvere problemi didattici. Una disciplina teorico-pratica con carattere interdisciplinare che trae i suoi risultati da settori come pedagogia, psicologia e linguistica. Una branca della medicina che si occupa in particolare di patologie del linguaggio e dai cui trae risultati. 02. Cosa illustra la metafora del medico presa in prestito da Robert Lado?. Che l'insegnante di lingue, come il medico, deve conoscere diverse discipline (linguistica, psicologia, pedagogia) per operare correttamente nella propria professione. Che l'apprendimento linguistico avviene in situazioni di emergenza e necessita di interventi mirati come quelli di un medico. Che il docente deve concentrarsi sugli aspetti fisici della produzione sonora. 03. Secondo il modello di Balboni (2012), dove rientrano la "formulazione di approcci" e "l'elaborazione di metodi"?. Nello spazio dell'agire glottodidattico. Nella fase di sperimentazione clinica. Nello spazio della ricerca della glottodidattica. 04. Che cosa comprende la "dimensione interna" della glottodidattica secondo Chini e Bosisio?. Gli aspetti teorici, come gli studi sul bilinguismo e il dispositivo per l’acquisizione linguistica (LAD) di Chomsky. I modelli operativi come il curricolo e il sillabo. Le tecniche di verifica e valutazione in classe. 05. Quale di questi elementi fa parte della "dimensione esterna" (o spazio dell'azione) della glottodidattica?. Le nozioni di 'tecnica', 'curricolo', 'sillabo' e 'unità didattica'. Gli studi di neuroimmagine. I circuiti cerebrali studiati dalla psicologia fisiologica. 06. Secondo Rastelli (2009), quale caratteristica fondamentale hanno le risposte fornite dalla glottodidattica?. Sono valide solo se approvate da una delle due scuole di glottodidattica. La provvisorietà, in quanto devono rispondere a problemi specifici legati a un determinato momento. Sono puramente casuali e non pianificate. 01. L’espressione Heritage language corrisponde. alla lingua madre. alla LS. alla lingua etnica. 02. Secondo Andorno et al. (2017), quale affermazione descrive correttamente la relazione tra nascita e competenza linguistica?. Solo i parlanti quasi-nativi possono raggiungere un livello elevato di competenza. Parlanti nativi si diventa, mentre la competenza è un fattore esclusivamente innato. Essere nati in una lingua non implica automaticamente una buona competenza; la competenza si sviluppa nel tempo. 03. Secondo Berruto (2003), chi è il “parlante ex-nativo”?. Una persona la cui competenza nella lingua madre regredisce a causa della ridotta esposizione. Un parlante che sostituisce volontariamente la lingua madre con una lingua seconda. Un individuo che ha appreso la lingua madre solo in età adulta. 04. Qual è il fattore primario che determina la regressione linguistica in L1?. La mancanza di motivazione allo studio formale della lingua madre. Il mancato uso sistematico e la ridotta attivazione della lingua madre. La scolarizzazione in più lingue creando “mescolanza” linguistica. 05. Una persona che ha imparato la lingua dei genitori e si è trasferita in un paese in cui si parla un’altra lingua rispetto a quella che ha imparato, quando impara la lingua del paese essa è. Lingua seconda. Lingua straniera. Lingua madre. 06. Secondo Berruto (2003), chi è il “parlante nativo continuo”?. Chi è nato in una famiglia bilingue e alterna due lingue nei percorsi scolastici. Una persona che comprende una lingua ma non la parla fluentemente. Chi usa una lingua fin dall’infanzia e la mantiene come lingua della scolarizzazione. 07. Dal punto di vista dell’osservazione a partire dal piano biografico di sviluppo di una lingua la lingua seconda è. qualsiasi lingua appresa dopo il periodo dell’infanzia e in svariati contesti. la lingua che viene appresa nell’infanzia nelle fasi di socializzazione primaria. qualsiasi lingua che ha la stessa quantità di input della L1. 01. L’adeguatezza di un repertorio linguistico è definita. tenendo conto dalle norme grammaticali e della loro corretta applicazione. in relazione ai compiti comunicativi, ai ruoli sociali e alle pratiche linguistiche. sulla base della padronanza della varietà standard e neostandard. 02. In una situazione di diglossia. Le due lingue vengono usate indifferentemente in tutti i contesti. Le due lingue hanno esattamente funzioni intercambiabili. Una lingua è usata in contesti prestigiosi e l’altra in contesti informali. 03. Secondo Berruto (1993) un repertorio è adeguato quando. permette la partecipazione sociale attraverso l’uso appropriato delle varietà nei diversi domini. include la lingua standard senza influenze dei dialetti o delle varietà regionali. include almeno due lingue diverse tali da poter comunicare in svariate situazioni. 04. Secondo lo schema di Berruto, le varietà linguistiche si collocano. In un continuum con confini sfumati e sovrapposti. Soprattutto nelle dimensioni diatopica e diastratica. Nel contesto formale delle lingue d’uso. 05. Secondo De Mauro, l’insegnamento delle lingue deve essere. Basato principalmente su un uso consapevole della grammatica normativa. Situato nel contesto reale degli usi linguistici. Separato dal contesto d’uso e legato alla norma linguistica. 06. Che cosa rappresenta il repertorio linguistico di una comunità secondo la glottodidattica?. Un parametro di valutazione della competenza linguistico-comunicativa. Un insieme di regole grammaticali che seguono la norma della lingua sia parlata che scritta. Il contesto sociolinguistico in cui avviene l’insegnamento/apprendimento. 07. La dimensione diamesica si riferisce. al mezzo fisico attraverso cui si comunica. al livello di formalità della comunicazione. alla distribuzione sociale dei parlanti. 08. Per ridurre lo svantaggio linguistico, gli insegnanti devono. essere formati sulle varietà della lingua e sviluppare consapevolezza negli allievi. favorire la produzione scritta come ponte per il miglioramento linguistico. saper analizzare e comprendere i diversi dialetti regionali di una lingua. 09. Quale dei seguenti esempi descrive un repertorio adeguato?. Essere in grado di parlare in modo corretto e appropriato la lingua madre. Saper utilizzare dialetto e italiano standard o neostandard nei contesti appropriati. Usare la stessa varietà linguistica nelle svariate situazioni che si presentano al parlante. 10. Lo svantaggio linguistico, secondo Berruto, deriva. dall’apprendimento precoce di più lingue nella fase di socializzazione. dall’uso di una varietà stigmatizzata e la disponibilità ridotta di varietà funzionali. da una situazione di bilinguismo mancato. 01. Quale tipo di motivazione è stata individuata nell’acquisizione di una L1?. Motivazione legata alla necessità di interagire nella vita sociale. Motivazione collegata a valutazioni e certificazioni. Motivazione legata alla richiesta scolastica. 02. I tratti di personalità incidono in modo determinante. in tutti e due i processi. nell’apprendimento una L2. nell’acquisizione la L1. 03. Perché alcuni studiosi preferiscono parlare di “periodi sensibili” anziché di un “periodo critico” nell’apprendimento una L2?. Perché l’input L2 è composto da maggiore intonazione, allungamenti sillabici e raggruppamento ritmico marcato. Perché nel caso L2 sono documentati apprendenti tardivi che hanno prodotto buoni risultati. Perché nella L2 l’apprendente dispone di sviluppo cognitivo maturo e conoscenza del mondo. 04. Quali caratteristiche ha il parlato rivolto a bambini (child directed speech)?. È calibrato sul livello di competenza della L2 dei bambini che apprendono la lingua. È strutturato come la comunicazione in classe con focalizzazione sull’oggetto di studio. È più prosodicamente marcato e segmentato con intonazione maggiore, allungamento di sillabe e pause più nette ai confini di frase. 05. Le risorse cognitive e le esperienze del mondo. giocano un ruolo di primo piano nell’apprendimento una L2. sono necessarie per il mantenimento dell’apprendimento di una L2. sono determinanti per un bambino che impara la lingua madre. 06. Come potrebbe essere l’input nell’apprendimento della L2?. Potrebbe essere costituito da scambio di oggetti e gesti condivisi in contesti domestici. Potrebbe essere limitato alla classe. Potrebbe essere caratterizzato da maggiore intonazione e pause nette ai confini di frase. 01. Quale rischio deriva dall’interpretare le differenze linguistiche dei bilingui come deficit?. Confondere gli insegnanti sul tipo di intervento didattico da effettuare. Diagnosticare erroneamente un disturbo del linguaggio. Impedire loro di parlare due lingue. 02. Perché gli insegnanti dovrebbero considerare positivamente il code-switching nei bambini?. Perché è una tecnica per semplificare i testi scolastici. Perché permette una rapida correzione degli errori lessicali. Perché dimostra la gestione flessibile del repertorio linguistico. 03. Perché il code mixing non dovrebbe essere interpretato come confusione?. Perché si verifica soprattutto negli adulti. Perché è un errore momentaneo e fa parte dello sviluppo dell’interlingua. Perché indica una competenza flessibile nell’uso delle risorse linguistiche. 04. In che senso il bilinguismo favorisce la consapevolezza metalinguistica?. Porta a riflettere spontaneamente sul funzionamento del linguaggio. Aiuta a ridurre soprattutto gli errori di tipo ortografico. Aiuta innescare meccanismi di traduzione più velocemente. 05. Quale implicazione educativa deriva dall’idea che il cervello mantenga plasticità anche in età adulta?. Che l’apprendimento può avvenire efficacemente anche oltre l’infanzia con strategie diverse. Che gli adulti imparano le lingue allo stesso livello di competenza dei bambini. Che l’apprendimento linguistico dipende solo dall’età dell’apprendente. 06. In che modo il concetto di repertorio linguistico individuale cambia la visione tradizionale del bilinguismo?. Include tutte le risorse linguistiche attivabili in base ai contesti. Considera solo le lingue ufficiali conosciute. Si basa sul numero di lingue parlate perfettamente. 07. Perché l’idea del “bilingue perfetto” può risultare dannosa per chi parla più lingue?. Perché richiede che il livello della conoscenza grammaticale della lingua sia perfetto. Perché crea aspettative irrealistiche rispetto alla natura dinamica del repertorio linguistico. Perché favorisce il code-switching e aumenta la confusione e il mescolamento tra le lingue. 08. Qual è il legame tra multilinguismo ed empatia cognitiva?. Conoscere più lingue espone a più culture e fa fare esperienza di ambiguità interpretative. I bilingui per il fatto di poter parlare con più persone sviluppano una competenza sociale. L’empatia dipende dall’educazione della famiglia del singolo apprendente. 01. Il repertorio plurilingue, secondo il QCER. prevede gestione flessibile e dinamica delle risorse da parte di un parlante. prevede un equilibrio perfettamente simmetrico tra le lingue di un parlante. implica la separazione dei sistemi linguistici per garantire stabilità di una o più lingue della comunità di parlanti. 02. Il bilinguismo tardivo. richiede un’esposizione minima e una stabilità garantita. riguarda l’acquisizione di un nuovo sistema linguistico quando la prima lingua è già consolidata. produce sempre una competenza paragonabile a quella nativa. 03. Il multilinguismo, secondo il QCER. mira alla mobilitazione strategica delle risorse della comunità di parlanti. riguarda la presenza di più lingue in un determinato spazio sociale o istituzionale. è centrato sull’uso dinamico del repertorio individuale. 04. Il plurilinguismo riguarda. l’insieme lingue e varietà disponibili nel repertorio personale. l’organizzazione istituzionale dell’offerta linguistica disponibile in una comunità di parlanti. tutte le varietà di lingue possedute a livello avanzato. 05. La prospettiva plurilingue. valorizza competenze parziali e competenze avanzate come risorse complementari. Mira alla distinzione netta tra lingue forti e lingue deboli all’interno di una comunità. Mira alla riduzione della variabilità del repertorio all’interno di una comunità. 06. Il plurilanguaging, secondo Piccardo, è un processo. lineare che usa esclusivamente la lingua più forte. prevedibile che evita il mescolamento dei codici. dinamico che combina risorse eterogenee. 07. Il translanguaging descrive. l’integrazione armonica e flessibile delle risorse. la rotazione fissa delle lingue a seconda del compito. la separazione rigorosa dei codici comunicativi. 08. Il pedagogical translanguaging. prevede l’integrazione consapevole di più lingue nei percorsi di insegnamento. introduce pratiche spontanee attraverso la mediazione dell’insegnante. mira alla progressiva esclusione della lingua di origine nelle pratiche didattiche. 01. Negli anni ’60 i progetti del Consiglio d’Europa puntavano soprattutto. alla standardizzazione delle lingue delle comunità d’Europa. alla comunicazione reale e ai bisogni dell’apprendente. allo sviluppo della comunicazione formale e della lingua letteraria. 02. Il Threshold Level nasce con l’obiettivo di. definire dei criteri di valutazione comuni alle lingue europee. creare metodi di insegnamento trasparenti e comuni in ambito europeo. stabilire obiettivi di apprendimento per una comunicazione autonoma. 01. Nel compimento di un compito l’individuo mobilita. risorse linguistiche, cognitive e affettive. esclusivamente abilità comunicative. competenze linguistiche e grammaticali. 02. I compiti, secondo il QCER, possono riguardare. domini diversi della vita quotidiana. esclusivamente il dominio educativo. attività linguistiche. 03. Nel QCER il compito è definito principalmente come. una prova di valutazione delle competenze linguistico-comunicative. un’attività grammaticale guidata in relazione al livello di competenza. un’azione finalizzata al raggiungimento di un risultato. 04. Parlare di compiti significa spostare l’attenzione. dall’insegnante all’apprendente. dall’attività linguistica al risultato dell’azione. dalla lingua scritta alla lingua orale. 05. Nel Volume Complementare (2020) le attività linguistiche vengono organizzate in. ricezione, produzione, interazione, mediazione. studio, pratica, verifica, valutazione. ascoltare, parlare, leggere, scrivere. 06. Nel QCER il concetto di testo comprende. qualsiasi enunciato orale o scritto usato nella comunicazione. testi appartenenti alla letteratura. testi prodotti dagli apprendenti durante le esercitazioni linguistiche. 07. L’uso delle strategie implica processi. esclusivamente linguistici necessari allo sviluppo della competenza linguistica. metacognitivi come pianificazione, controllo e riparazione. spontanei e non consapevoli ma efficaci sul piano dei risultati. 08. Le strategie, secondo il QCER, servono a. semplificare la comunicazione in situazioni di difficoltà comunicativa. attivare in modo equilibrato le risorse per portare a termine un compito. facilitare la memorizzazione delle strutture della lingua. 09. Quale tra questi è un esempio di compito non strettamente linguistico?. Fare un riassunto. Costruire un oggetto. Partecipare a un dialogo. 01. L’attività in cui per esempio uno studente guarda un video senza intervenire, essa rientra in. Interazione. Mediazione. Ricezione. 02. Perché la mediazione è considerata trasversale alle altre attività?. Perché implica comprensione, produzione, interazione e riformulazione per altri. Perché è una forma di interazione orale. Perché riguarda la traduzione scritta che è trasversale ad altre abilità. 03. La differenza principale tra produzione e interazione è che. la produzione coinvolge un solo parlante, l’interazione più partecipanti. la produzione è più complessa sul piano della formulazione linguistica. l’interazione si riferisce allo scambio comunicativo online. 04. La riformulazione dei descrittori nel VC mira soprattutto a. ridurre il numero delle scale in modo da essere più fruibile nella pianificazione didattica. rendere le competenze più osservabili in azioni concrete. rendere il QCER più teorico e adattabile a tutti i contesti di insegnamento e apprendimento. 05. I descrittori di competenza formulati con “can-do” sono importanti perché. aiutano gli apprendenti nella comprensione dei programmi dei corsi di lingua. permettono di descrivere ciò che l’apprendente sa fare in situazioni reali. elencano i contenuti grammaticali che devono essere esercitati per “saper fare”. 06. Le strategie di interazione (turni di parola, cooperazione, chiarimenti) servono a. migliorare la correttezza grammaticale. scrivere testi più coesi e coerenti. gestire la costruzione condivisa del discorso. 07. Uno studente che spiega a un compagno un testo difficile sta svolgendo. Ricezione scritta. Interazione orale. Mediazione. 08. Pianificazione, compensazione, controllo e riparazione sono strategie utili quando. si produce un testo orale o scritto. si guarda un video. si ascolta una conversazione. 01. Il fatto che un descrittore debba essere indipendente significa che. deve contenere esempi isolati dal contesto a cui si riferisce. può essere compreso senza leggere altri descrittori. non deve essere collegato ai livelli. 02. Nel passaggio 2001–2020 la mediazione diventa. un concetto teorico particolarmente rilevante. un’attività operativa con descrittori specifici. più importante rispetto alle altre attività. 03. L’idea che i livelli permettano il passaggio tra sistemi formativi diversi indica che essi. garantiscono confrontabilità e riconoscibilità internazionale. sono in grado di sostituire i programmi nazionali. servono per la valutazione finale degli apprendimenti. non sono in grado di sostituire i programmi nazionali. 04. Un descrittore efficace evita parole come “abbastanza” o “soddisfacente” perché. non sono corrette grammaticalmente. non sono osservabili in modo oggettivo. sono troppo tecniche. 05. L’introduzione del Pre-A1 modifica il sistema dei livelli perché. sostituisce l’A1 come livello iniziale. semplifica la valutazione finale. rende più continuo e descrivibile l’inizio del percorso di apprendimento. 06. Il principio di “generalizzazione dei contesti” implica che i descrittori. non possano essere adattati a contesti diversi. siano validi in qualsiasi livello scolastico (primaria, secondaria, università, CIPIA). debbano poter essere trasferibili tra contesti differenti. 07. Il principio di positività nei descrittori serve a. essere comprensibili a tutti i destinatari del QCER. descrivere ciò che l’apprendente sa fare, non ciò che non sa fare. motivare gli studenti a impegnarsi maggiormente e a tenere alta la motivazione. 01. La funzione pedagogica del PEL consiste nel fatto che. aiuta il docente a progettare il percorso di apprendimento linguistico. rende trasparente il processo di apprendimento e sviluppa l’autovalutazione. aiuta a memorizzare in modo più motivante le strutture della lingua, il lessico ecc. 02. Il Dossier si distingue dalle altre parti perché. raccoglie tutti i test in itinere di un percorso di formazione linguistica. raccoglie prove concrete delle competenze e delle esperienze. viene compilato dall’allievo e poi controllato dall’insegnante. 03. Il PEL favorisce l’autonomia dell’apprendente soprattutto perché. è un sistema che permette di registrare in modo trasparente i voti delle verifiche e delle certificazioni. guida lo studente a riflettere su ciò che sa fare e su come migliorare. sostituisce le attività di verifica e autovalutazione degli apprendimenti. 04. Dire che il PEL ha una funzione “di presentazione” significa che. testimonia le competenze linguistiche del suo portatore. serve durante le lezioni per le presentazioni di progetti. è come un CV mirato ai risultati oggettivi dell’apprendimento linguistico. 05. Le sperimentazioni europee mostrano che il PEL aumenta la motivazione perché. rende obbligatorie le attività. elimina la valutazione. rende visibili i progressi compiuti. 06. Una criticità del PEL riguarda il tempo perché. rallenta la spiegazione grammaticale. richiede momenti dedicati a riflessione e documentazione. richiede lunghe spiegazioni teoriche. 01. Qual è il rapporto tra didattica e pedagogia secondo Cerri (2007)?. La didattica è autonoma ma strettamente correlata alla pedagogia. La didattica è autonoma ma strettamente correlata alla pedagogia. La didattica è una branca minore della pedagogia. 02. Qual è la relazione tra progettazione, azione e valutazione nella didattica?. È un ciclo che inizia sempre dal testo e si conclude con la valutazione. È un rapporto triadico circolare o a spirale. È un rapporto casuale e al tempo stesso strutturato. 03. Secondo Cerri, qual è il nucleo fondamentale della didattica?. L’uso consapevole dei materiali didattici da parte del docente. L’agire dell'insegnamento delle lingue. La consapevolezza critica tra l’agire e la riflessione sull’agire. 04. La progettazione didattica, nella glottodidattica, corrisponde. all’organizzazione delle attività extracurricolari. alla pianificazione curricolare. all’analisi dei contenuti linguistici. 05. Il curricolo, secondo Freddi (1994), è. un progetto di insegnamento. una raccolta di esercizi e test. una guida per la selezione dei docenti. 06. Secondo Freddi quali fattori devono essere considerati nella pianificazione curricolare?. i contenuti e la valutazione. tecniche di insegnamento e risultati degli apprendenti. Contesto, apprendenti, insegnante, contenuti e metodologia. 07. L’età dell’apprendente influisce su. le tecniche di valutazione. i bisogni individuali e le finalità del corso. la complessità delle strutture della lingua da insegnare. 08. La competenza glottodidattica dell’insegnante si riferisce a. il livello di consapevolezza nell’insegnamento di una lingua. l’uso delle tecnologie nella prassi didattica. la conoscenza di più lingue per mediare con alunni di diverse l1. 01. Quale tra le seguenti caratteristiche è propria dei sillabi processuali?. Sequenza fissa e immutabile dei contenuti. Coinvolgimento attivo degli studenti nella costruzione del percorso. Focus esclusivo sulla grammatica. 02. Quale tra le seguenti affermazioni rappresenta correttamente la differenza tra curricolo e sillabo secondo Nunan (1988)?. Il sillabo riguarda le valutazioni degli apprendimenti, il curricolo l’organizzazione scolastica dell’intero ciclo formativo. Il curricolo si occupa dei contenuti, il sillabo degli strumenti. Il curricolo comprende l’intera pianificazione educativa, mentre il sillabo si focalizza sulla selezione e sequenziazione dei contenuti. 03. Secondo Ciliberti (1994), che cosa caratterizza un sillabo inteso come “piano proposizionale”?. L’identificazione di conoscenze e capacità da acquisire come categorie definite. La centralità del ruolo dell’apprendente per la valutazione della dimensione linguistica. L’organizzazione e pianificazione basata su per funzioni comunicative. 04. Qual è lo scopo principale della macroprogettazione in un percorso di apprendimento linguistico?. Produrre la sequenza di materiali testuali da utilizzare nella pratica didattica. Gestire dinamiche relazionali tra studenti. Stabilire competenze, contenuti e materiali da utilizzare. 05. In base alla definizione di Tardi (2025), come si può descrivere un sillabo?. Come una struttura statica di riferimento. Come una traccia dinamica adattabile ai contesti e ai bisogni. Come un documento scolastico amministrativo. 06. Che cosa distingue un sillabo ciclico da uno lineare?. La riproposizione degli stessi contenuti con complessità crescente. Il riferimento a un unico livello di competenza. L’uso di schede grammaticali. 07. Secondo Favaro (2010), che cosa non caratterizza un sillabo ibrido?. Riferimenti definiti. Adattabilità a situazioni complesse. Struttura casuale e improvvisata. 08. Quale funzione svolge il sillabo in relazione alla valutazione. Fornisce un riferimento per la costruzione di prove e criteri di valutazione. Serve per l’organizzazione delle verifiche di fine anno del calendario scolastico. Rende opzionali le verifiche intermedie. 01. Il livello grammaticale riguarda. il lessico verbale nella comunicazione accademica. le strutture morfosintattiche della lingua. le forme linguistiche usate nelle situazioni comunicative. 02. A cosa si riferisce il livello globale dell’analisi dei bisogni?. Alla valutazione degli apprendenti. Alle strutture della lingua. Alle situazioni comunicative e attività linguistiche reali. 03. Quale tra queste domande fa parte della raccolta dati sui bisogni?. Quale dizionario usano?. Chi sono i nostri allievi?. Quanti verbi irregolari conoscono?. 04. Quali due aspetti principali guida l’analisi dei bisogni nella progettazione didattica?. Selezione del materiale linguistico e strategie didattiche e pedagogiche. Scelta del libro di testo e durata delle lezioni. Progettazione degli esami e valutazione finale. 05. bisogni soggettivi si riferiscono. alle caratteristiche individuali e agli stili di apprendimento. ai dati raccolti con i test di profitto. alle competenze grammaticali. 06. Quali sono i due tipi di bisogni individuati da Richterich (1973)?. Individuali e collettivi. Oggettivi e soggettivi. Pratici e teorici. 07. Quando nasce l’analisi dei bisogni come area autonoma di ricerca nell’ambito della didattica delle lingue?. Negli anni 2000, con il QCER. Negli anni ’70, con il Consiglio d’Europa. Negli anni ’50 con Maslow. 01. Qual è il legame tra bisogni e contesto di vita dell’apprendente?. I bisogni sono indipendenti dal contesto ma connessi a tratti di personalità. I bisogni nascono dalle situazioni reali in cui la lingua viene usata. Il contesto riguarda gli apprendimenti a scuola. 02. Perché la consapevolezza di un bisogno nasce da una “percezione di mancanza”?. Perché si avverte la necessità di qualcosa che non si possiede ancora. Perché gli studenti adolescenti o giovani adulti vivono un senso di insoddisfazione. Perché il confronto con altri studenti mette a nudo le mancanze. 03. Perché l’analisi dei bisogni non può essere svolta solo chiedendo direttamente agli studenti di cosa hanno bisogno?. Perché non sanno esprimere in modo chiaro i loro bisogni. Perché non conoscono le metodologie didattiche. Perché spesso non hanno consapevolezza dei propri bisogni linguistici reali. 04. Secondo l’andragogia, perché l’esperienza dell’adulto è centrale nel processo di apprendimento?. Perché rende la guida del docente non più necessaria. Perché costituisce il punto di partenza per costruire nuovi apprendimenti. Perché richiede meno tempo dedicato alla spiegazione. 05. Quale cambiamento fondamentale avviene passando da un modello pedagogico a uno andragogico?. Si privilegia la memorizzazione in quanto gli apprendenti hanno superato il periodo critico. Si semplificano i contenuti in quanto la lezione viene autogestita. L’insegnante diventa un facilitatore di apprendimento. 06. Perché l’età dell’apprendente incide sulle metodologie di insegnamento?. Perché influisce sullo sviluppo cognitivo e sul tipo di relazione didattica. Perché modifica il programma da seguire. Perché determina la durata della lezione in relazione al tempo di attenzione. 07. Se un insegnante ignora lo stile di apprendimento preferito dagli studenti, quale rischio didattico corre?. Aumentare il carico di lavoro a casa per gli studenti. Rendere meno efficace l’apprendimento proposto. Diminuire il tempo a disposizione perché impegnato a gestire le tensioni in classe. 01. Qual è la funzione principale dell’analisi dei bisogni nella didattica delle lingue?. Garantire equità nella valutazione finale degli studenti. Allineare obiettivi, contenuti e metodologie ai bisogni degli apprendenti. Uniformare i materiali didattici nei sistemi educativi europei. 02. Quale di questi è un dominio definito dal QCER?. Dominio professionale. Domini interculturali. Dominio grammaticale. 03. Secondo il PEFIL, di quali tipi di bisogni degli studenti deve tener conto l’insegnante?. Semantici e sintattici. Cognitivi e affettivi. Sociolinguistici e lessicali. 01. La microprogettazione riguarda. le teorie di riferimento. i dettagli operativi dell’insegnamento. le competenze generali. 02. Nella progettazione del curricolo, la risposta al “come” riguarda principalmente. la metodologia didattica. gli spazi scolastici. i tempi della lezione. 03. Secondo Chini e Bosisio, per passare dalla macro alla microprogettazione è necessario prima. scegliere i materiali per la didattica. stabilire la scansione oraria delle UD. definire la prospettiva metodologica. 04. L’approccio è definito come. la filosofia di fondo. una selezione di tecniche didattiche. un modello insegnamento. 05. Il metodo rappresenta. la traduzione operativa dell’approccio. le scelte dei materiali. la valutazione degli apprendimenti. 06. Il comportamentismo vede l’apprendimento come. Costruzione attiva del sapere. Interazione sociale. Risposta a uno stimolo. 07. Il metodo audio-orale si basa principalmente su. ripetizione meccanica di schemi linguistici. compiti autentici. attività comunicative libere. 08. Il costruttivismo considera l’apprendimento come. costruzione del sapere attraverso la ripetizione con rinforzo. processo costruttivo, attivo e interattivo. costruzione della memoria passiva. 01. Nell’approccio strutturalista, la lingua è considerata. una rete di strutture da memorizzare e ripetere. una forma di espressione artistica. uno strumento di comunicazione autentica. 02. L'approccio formalistico si basa su un insegnamento. Naturale, incentrato sull’ascolto. Comunicativo e situazionale. Deduttivo, che parte dalla regola. 03. L’approccio naturale pone al centro. l’oralità e l’apprendimento induttivo. il rinforzo e l’apprendimento meccanico. l’abilità di lettura e traduzione. 04. Nell’approccio naturale, l’ordine di acquisizione delle abilità è. parlato, scrittura, ascolto, lettura. ascolto, parlato, lettura, scrittura. scrittura, parlato, ascolto, lettura. 05. Secondo lo schema di Ciliberti, la progressione dei contenuti negli approcci comunicativi è. a spirale, secondo i bisogni dell’apprendente. determinata da frequenza lessicale. basata su sequenze grammaticali. 06. L’approccio comunicativo privilegia. la correttezza grammaticale. la formalità delle strutture di comunicazione. l’interazione autentica e significativa. 01. Secondo il metodo dell’interazione strategica di Di Pietro, la comunicazione verbale è. Strategicamente e tatticamente connotata. Neutra e oggettiva. Basata sulla memorizzazione. 02. Quale tra questi metodi appartiene alla glottodidattica umanistica?. Metodo grammaticale‑traduttivo. Total Physical Response (TPR). Metodo nozional-funzionale. 03. L’intercomprensione si basa sul lavoro tra. lingue della stessa famiglia linguistica. lingue non appartenenti alla stessa famiglia. dialetti locali, parlate regionali e lingua nazionale. 04. Gli approcci plurali si contrappongono agli approcci. strutturali. umanistici. singolari. 05. Il project work si fonda sul principio. del learning by doing. della ripetizione meccanica. della traduzione costante. 06. Secondo Balboni, perché è difficile parlare di “approccio” umanistico‑affettivo?. Perché considera l’affettività come una dimensione relazionale e non didattica. Perché prende in esame solo la dimensione affettiva dell’apprendimento. Perché considera solo la dimensione grammaticale. 07. Qual è l’elemento comune degli approcci umanistico‑affettivi?. L’apprendimento meccanico delle strutture linguistiche con l’utilizzo della musica in classe. L’attenzione all’introspezione emotiva nella didattica. L’attenzione alla dimensione emotiva e affettiva dell’apprendente. 01. Nell’approccio comunicativo, la riflessione sulla lingua avviene. nella fase finale dell’ud a seguito dell’osservazione. durante la fase di traduzione. nella fase del testing. 02. Nella riflessione sull’uso della lingua dell’UD, lo schema è. spiegato dei dettagli. vuoto e da completare dallo studente. pieno e viene dato dall’insegnante. 03. Nella fase di globalità, il testo viene considerato come. lista di parole per lo sviluppo dell’expectancy grammar. qualsiasi tipo di testo scritto. input nelle sue varie forme. 04. La fase della motivazione si basa su. piacere, bisogno, interesse. sviluppo della metacognizione. attività di seriazione e inclusione. 05. Perché la glottodidattica richiede modelli operativi?. Per mettere in pratica le tecniche di memorizzazione più efficaci. Per tradurre approcci e metodi in azioni concrete. Per avere delle tecniche operative di riferimento su cui basare la didattica. 06. La fase della sintesi prevede. il riutilizzo di contenuti e strutture in modo creativo. la rilettura e memorizzazione delle strutture dell’input. il riutilizzo dei testi in L1. 01. La differenza principale tra “attività” ed “esercizio” è che. l’attività ha uno scopo comunicativo, l’esercizio no. l’esercizio è sempre orale. l’attività è più breve. 02. Le tecniche di incastro sviluppano soprattutto la capacità di. memorizzazione lessicale. produzione libera orale. ricostruzione logica (temporalità, causalità, coerenza). 03. Perché l’Unità di acquisizione è definita da Balboni come “unità matematica”?. Perché richiede verifiche formali alla fine. Perché segue una sequenza numerica fissa di attività. Perché misura in modo percepibile dall’allievo ciò che è stato acquisito. 04. Qual è la differenza sostanziale tra UdA e Unità Didattica tradizionale?. La centralità della percezione dell’apprendimento da parte dello studente. presenza del libro di testo come input per la fase di globalità. La centralità del docente nella gestione delle tecniche ludiche. 05. Nel modulo, l’autonomia implica che. può essere fruito separatamente dal resto del curricolo. non richiede verifica finale ma la verifica è all’interno delle UD del modulo. può essere svolto solo in sequenza preordinata. 06. Nell’UDt di Vedovelli, il testo è. il nucleo organizzativo di tutte le fasi didattiche. uno strumento di verifica. una fonte di lessico da memorizzare. 01. Perché la verifica finale è generalmente associata alla valutazione sommativa?. Perché avviene durante il percorso. Perché serve a esprimere un giudizio complessivo. Perché mira al miglioramento del processo. 02. Quale affermazione riflette correttamente la distinzione tra valutazione formativa e sommativa secondo Porcelli?. La formativa monitora i processi di apprendimento. La formativa riguarda solo i risultati finali. La sommativa controlla i processi. 03. Secondo Bachman e Palmer, la valutazione nel language testing è un processo che. integra misurazione, interpretazione e giudizio. esclude criteri e standard di costruzione della prova. deve essere indipendente dalla validità del test. 04. Quale elemento distingue in modo essenziale la valutazione dalla verifica?. La raccolta di dati osservabili. L’uso di prove strutturate. L’interpretazione dei risultati. 05. In che senso la verifica, secondo Porcelli, è definita come “processo conoscitivo e non interpretativo”?. Perché raccoglie dati riducendo l’aleatorietà. Perché si basa su impressioni soggettive. Perché attribuisce giudizi di valore. Perché non attribuisce giudizi di valore. 06. Secondo Oller, perché strumenti come il cloze test sono considerati rappresentativi della competenza linguistica?. Perché richiedono l’integrazione di più abilità linguistiche. Perché permettono una correzione completamente oggettiva. Perché eliminano lo scarto dato dal ruolo giocato dal contesto. 07. Quale limite principale dei discrete-point tests viene messo in evidenza dalle teorie degli anni ’70?. L’incapacità di misurare singole strutture linguistiche. La difficoltà di rappresentare l’uso reale della lingua. La mancanza di criteri di valutazione standardizzati. 08. In che cosa la certificazione linguistica si differenzia dalla valutazione scolastica?. Nell’escludere criteri di riferimento comuni. Nell’uso di test non standardizzati. Nell’avere una funzione istituzionale e sociale. 01. I test fattoriali risultano semplici da preparare perché. valutano competenze globali. si basano su tecniche strutturate e standardizzate. non richiedono criteri di valutazione. 02. Nel language testing l’oggettività è ricercata perché. riduce il ruolo dell’interpretazione personale del docente. consente di valutare in particolare le strutture della lingua. facilita l’uso di test a scelta multipla. 03. Il placement test è utile soprattutto per. assegnare certificazioni linguistiche. misurare la competenza pragmatica. formare classi omogenee per livello. 04. Nei test pragmatici, le sotto-competenze linguistiche sono considerate. irrilevanti per la valutazione. interdipendenti e attivate dal contesto. secondarie rispetto alla grammatica. 05. Un cloze test viene considerato una prova integrata perché. richiede l’uso di strumenti aggiuntivi. si basa su frasi isolate non inserite in un contesto comunicativo. richiede la comprensione globale del testo. 06. La differenza principale tra prove discrete e prove integrate riguarda. il numero di elementi linguistici valutati contemporaneamente. il numero di studenti coinvolti nelle pratiche di testing. il tempo necessario per la somministrazione. 07. Secondo Porcelli, la validità di un test dipende da. il rispetto rigido di tutti i criteri PACE. un equilibrio ragionevole tra i diversi requisiti. la prevalenza della pertinenza sugli altri criteri. 08. Il test diagnostico si colloca in un momento in cui l’obiettivo principale è. conoscere il profilo linguistico iniziale dell’apprendente. confrontare studenti di classi diverse. verificare i progressi finali di un corso di lingua. 01. Una prova è definita soggettiva quando. richiede la scelta tra più opzioni tutte finalizzate a testare le strutture della lingua. è costruita con item a scelta multipla che possono avere da 3 a 4 uscite. la valutazione dipende dall’interpretazione dell’esaminatore rispetto agli obiettivi della verifica. 02. Il cloze test si distingue dagli altri completamenti perché. richiede la produzione libera di testo. si basa su sinonimi tra gli item inseriti. elimina sistematicamente una parola ogni N parole. 03. Le tecniche di abbinamento e riordino sono spesso definite. tecniche di incastro. tecniche di editing. tecniche performative. 04. Un test performativo verifica la comprensione quando lo studente. esegue istruzioni dimostrando la comprensione del testo. risponde a domande aperte dimostrando comprensione profonda. completa frasi con parole mancanti una ogni 7. 05. Secondo Bachman e Palmer, l’utilità di un test dipende dall’equilibrio tra. validità, affidabilità, autenticità, interattività, impatto e praticità. numero di item e tempo di somministrazione. oggettività e soggettività dei criteri di costruzione del test. 06. L’affidabilità di un test riguarda principalmente. la coerenza dei punteggi nel tempo e in contesti diversi. il contenuto di ciascun item all’interno della prova. la motivazione dello studente nello svolgimento della prova. 01. I testi tecnico-scientifici. sono accessibili alla maggior parte della popolazione con un elevato livello di istruzione. Sono specifici per un pubblico di esperti del settore. sono caratterizzati dall’uso di una terminologia imprecisa. 02. I linguaggi settoriali/microlingue ecc. sono considerati. un sottocodice. un derivato della lingua. un tecnicismo collaterale. 03. Tra le caratteristiche del linguaggio settoriale/microlingua ci sono. la personalizzazione del discorso. La monoreferenzialità del lessico. la presenza di subordinazione. 04. Usare il termine ‘linguaggio’ implica. Comprendere codice non verbale e verbale. Includere esclusivamente il codice verbale. Considerare solo il codice non verbale. 05. Il lessico dei linguaggi settoriali tende a essere. Monosemico per garantire precisione terminologica. Figurato per favorire interpretazioni multiple. Narrativo con prevalenza di esempi descrittivi. 06. Deagentificazione significa. Impiego di verbi di percezione con soggetto animato. Omissione dell’agente tramite strutture passive o impersonali. Inserimento esplicito del soggetto agente nella frase. 07. La forte coesione testuale dei linguaggi specialistici si realizza tramite. Elementi anaforici e cataforici che collegano le parti del testo. Ripetizioni libere senza legami sintattici. Accumulo di frasi prive di connessioni logiche. 08. Campo, tenore e modo descrivono secondo Halliday. I livelli geografici di variazione linguistica. I parametri che determinano il tipo di varietà diafasica. Le caratteristiche del linguaggio della medicina. 01. Nei testi molto vincolanti delle discipline tecnico-scientifiche, i tecnicismi servono principalmente a. facilitare la lettura ai non esperti. rendere il testo più autorevole. denominare i fenomeni in modo univoco e senza sinonimi. 02. Nei testi poco vincolanti, come quelli letterari, la coesione può dipendere. dalla struttura argomentativa. dalla prosodia e da scelte stilistiche libere. dall’uso frequente di parentesi. 03. Nel modello di classificazione di Francesco Sabatini, ciò che determina la tipologia di un testo è soprattutto. il vincolo interpretativo imposto al lettore. il numero di tecnicismi presenti. l’argomento affrontato. 04. La distinzione tra testi divulgativi e testi tecnico-scientifici dipende principalmente. dalla lunghezza e dalla complessità del testo. dalla presenza di immagini o grafici. dal tipo di pubblico a cui sono destinati. 05. La “dimensione verticale” riguarda soprattutto. la distinzione tra lingue antiche e moderne. il modo in cui il testo si adatta a destinatari con diversa competenza. la differenza tra testi scritti e orali. 06. La “dimensione orizzontale” delle lingue speciali riguarda. il livello di rigidità interpretativa. la varietà dei contenuti legata ai diversi ambiti disciplinari. il rapporto tra autore e lettore. 01. Nel linguaggio specialistico l’acronimo funziona come. Espediente tecnico per ritmo e suono. Codice d’accesso alla comunità professionale. Sinonimo del termine esteso. 02. I tecnicismi collaterali realizzano. Innalzamento di registro. Introduzione obbligatoria di nuovi concetti. Creazione di nomenclature scientifiche univoche. 03. I tecnicismi specifici indicano. Metafore impiegate nella comunicazione scientifica. Termini che denotano concetti tecnici precisi. Espressioni retoriche di carattere creativo. 04. La rideterminazione semantica consiste in. Nuovo significato attribuito a una parola comune. Eliminazione del significato originario di un lemma. Sostituzione completa di un termine tecnico. 05. Secondo Cortelazzo (1994) ciò che distingue le lingue speciali dalla lingua comune è. L’uso frequente di metafore narrative. La prevalenza di frasi ellittiche. La risposta a bisogni lessicali specifici. 06. Il lessico delle lingue speciali si sviluppa per rispondere a. Mutamenti morfosintattici del parlato informale. Bisogni comunicativi legati ai settori professionali. Fenomeni fonetici della lingua d’uso quotidiano. 07. trasferimento di parole tra discipline è definito. Neoformazione poetica. Derivazione espressiva. Prestito intersettoriale. 08. Per insegnare una lingua in ambito accademico è utile comprendere. Come nascono e si distribuiscono le parole settoriali. Come si sviluppano i testi a livello diatopico. Come si formalizzano le relazioni tra i partecipanti ad una comunicazione. 01. Qual è la funzione del tradizionalismo nei linguaggi specialistici?. Usare lingue classiche per rendere i testi più precisi. Adottare neologismi provenienti dai dialetti regionali. Favorire la comprensione attraverso espressioni popolari. 02. In cosa consiste la ridondanza nel linguaggio giuridico?. Ripetizione di nomi propri per ogni articolo di legge. Formule composte da termini sinonimici affiancati. Accostamento di termini con significati opposti. 03. Qual è lo scopo principale della precisione terminologica?. Evitare ambiguità e favorire la chiarezza. Permettere una maggiore libertà interpretativa. Rendere il testo più creativo e stilisticamente vario. 04. La sinteticità del lessico specialistico si manifesta quando. Si preferisce una sola parola per esprimere un concetto complesso. Si ripetono più volte i termini per rafforzare il significato. Si eliminano le abbreviazioni per chiarezza espositiva. 01. Che cosa si intende per deagentivizzazione?. Tendenza a omettere il soggetto o il complemento d’agente. Eliminazione dei complementi. Riduzione dei verbi modali. 02. Il concetto di condensazione è collegato principalmente a. Ripetizione dei concetti. Economia espressiva e alta densità informativa. Semplificazione del lessico. 03. I verbi supporto sono caratterizzati da. Forte contenuto semantico. Debole valore semantico combinato con nomi “forti”. Uso raro nella lingua comune. 04. La nominalizzazione contribuisce soprattutto a. Ridurre il numero di verbi finiti. Esplicitare i soggetti. Aumentare l’uso dei pronomi. 05. Quale frase mostra la focalizzazione sull’oggetto di interesse?. “Viene verificato l’impianto”. “Noi verifichiamo l’impianto”. “Il tecnico verifica l’impianto”. 06. Secondo Cortelazzo, quale parametro è particolarmente sensibile per distinguere lingua comune e lingua speciale?. La morfosintassi e l’organizzazione testuale. La lunghezza delle frasi. Il lessico settoriale. 01. Perché l’insegnamento delle microlingue richiede una solida consapevolezza teorica da parte del docente?. Per integrare dimensione linguistica, disciplinare e comunicativa. Per evitare l’uso della lingua quotidiana. Per semplificare i contenuti disciplinari. 02. Perché la lingua della scolarizzazione è essenziale per il pensiero critico?. Perché è il mezzo attraverso cui si costruisce il pensiero. Perché è la lingua dei manuali. Perché permette di comunicare con i docenti. 03. La lingua di scolarizzazione viene definita come lingua di “funzionamento” perché. Permette di svolgere tutte le attività scolastiche. È usata solo dagli insegnanti nelle spiegazioni. È usata solo dagli insegnanti nelle spiegazioni. 04. La lingua accademica si distingue dalla lingua di scolarizzazione perché. È più specializzata, astratta e legata ai generi scientifici. È una lingua che si trova solo nei testi scritti. È una lingua più formale e più complessa sul piano delle strutture morfosintattiche. 05. Senza un sostegno linguistico esplicito secondo Beacco e collaboratori quali studenti rischiano maggiormente l’insuccesso?. Gli studenti con difficoltà matematiche. Gli studenti plurilingui o in situazione di svantaggio. Tutti allo stesso modo. 01. Considerare la lingua di scolarizzazione sia come oggetto di studio sia come mezzo trasversale implica che. Ogni disciplina deve rendere visibili le proprie richieste linguistiche. Solo il docente di italiano se ne occupa esplicitamente. La lingua viene insegnata separatamente dalle materie. 02. La funzione di “mediazione” del linguaggio permette di. Facilitare la fase della presa di appunti durante le lezioni. Trasporre diversi linguaggi semiotici attraverso la verbalizzazione. Evitare l’uso della negoziazione e della discussione in classe. 03. Favorire l’esperienza di situazioni differenziate di esposizione alla lingua serve a. Migliorare l’abilità a memorizzare i testi disciplinari. Facilitare l’intervento dell’insegnante grazie all’esposizione di diversi input. Abituare gli studenti a riconoscere e usare diversi generi discorsivi. 04. L’apprendimento efficace avviene quando si combina. Alta difficoltà e basso supporto. Studio individuale e verifica orale. Alta sfida cognitiva e alto supporto. 05. Conoscere il modello di una relazione di esperimento aiuta lo studente a. Aderire alle convenzioni del genere testuale. Scrivere più velocemente ed efficacemente. Evitare errori ortografici più frequenti. 01. Dire che i generi testuali sono le “unità operative” dell’insegnamento implica che. I tipi testuali rappresentano categorie teoriche utili ma non sufficienti per la didattica disciplinare. Ogni attività didattica debba partire da un’analisi grammaticale del testo. I generi coincidono con i contenuti disciplinari da apprendere. 02. La distinzione tra tipi di testo e generi testuali è didatticamente rilevante perché. Consente di ridurre la complessità dei testi scolastici. Permette di passare da funzioni comunicative generali a pratiche discorsive situate. Rende possibile una classificazione rigida dei testi disciplinari. 03. La “tipologia basica e universale” (narrare, descrivere, argomentare) permette di. Evitare un lavoro esplicito sui testi disciplinari. Utilizzare strutture testuali già interiorizzate dagli studenti come base per nuovi apprendimenti. Standardizzare l’insegnamento delle lingue. 04. Nei testi scientifici la forte organizzazione in fasi (scopo, materiali, procedura…) serve a. Riprodurre linguisticamente il metodo con cui si costruisce la conoscenza scientifica. Suddividere il testo in parti facilmente memorizzabili. Rispettare una convenzione editoriale tipica dei manuali. 05. Nella matematica l’integrazione tra linguaggio naturale e simbolico indica che. Il linguaggio simbolico sostituisce progressivamente quello naturale. La comprensione richiede il coordinamento di codici espressivi differenti. Il testo verbale ha funzione accessoria rispetto ai simboli. 06. Parlare di “testi misti” significa riconoscere che. I generi testuali sono difficili da classificare in modo esclusivo. I testi disciplinari presentano la predominanza di un tipo pur integrando caratteristiche di altri. I testi scolastici sono misti in quanto non sono riconducibili a categorie testuali. 07. La “matrice cognitiva” indica. La complessità concettuale del contenuto. L’operazione mentale richiesta per comprendere e produrre quel tipo di testo. La struttura logica del discorso. 08. La literacy disciplinare si sviluppa quando lo studente. Partecipa alle pratiche discorsive tipiche delle discipline. Conosce il lessico specialistico. Comprende i contenuti spiegati dall’insegnante. 09. La literacy scientifica non riguarda solo conoscenze ma anche. Competenze di studio autonome. Disposizioni critiche e partecipazione consapevole al discorso scientifico. Abilità nel comprendere testi espositivi. 10. Gli studenti provenienti da contesti svantaggiati incontrano difficoltà perché. Non dispongono inizialmente delle competenze cognitivo-linguistiche richieste dalle pratiche disciplinari. Non possiedono adeguate strategie di studio. Non hanno familiarità con il lessico specialistico. 01. Qual è il valore aggiunto dell’approccio CLIL rispetto a un insegnamento tradizionale di lingua straniera e contenuti separati?. Integra apprendimento linguistico e disciplinare in modo significativo. Rende le lezioni più facili per gli studenti in difficoltà. Permette di insegnare più argomenti in meno tempo. 02. Perché il CLIL viene definito da molti studiosi come un “ambiente di apprendimento” e non un metodo?. Perché favorisce l’apprendimento tramite l’interazione tra vari elementi (lingua, contenuto, cultura, cognizione). Perché non ha regole fisse e si basa sugli approcci grammaticali traduttivi. Perché è una tecnica da applicare solo nei corsi di lingua di livello base (A1 e A2). 03. Qual è il principale scopo delle strategie language sensitive e language enhanced nel CLIL?. Evitare l’uso della L1 in classe. Supportare l’apprendimento linguistico nei percorsi disciplinari. Semplificare i contenuti disciplinari. 04. In che modo il CLIL favorisce lo sviluppo di abilità cognitive complesse?. Offrendo compiti che richiedono riflessione, analisi, sintesi e valutazione in L2. Sostituendo i contenuti disciplinari con giochi linguistici. Introducendo attività di traduzione dei testi. 01. Secondo il documento europeo citato, il docente CLIL deve dimostrare. Solo competenza disciplinare. Competenza disciplinare e linguistica certificabile. Esperienza di insegnamento della disciplina all’estero. 02. La differenza principale tra CLIL e ITALStudio riguarda. Gli obiettivi linguistici. Il tipo di testi usati. Il contesto e la finalità dell’intervento didattico. 03. Per literacy disciplinare si intende. Saper leggere testi specialistici fluentemente. Comprendere i meccanismi discorsivi e retorici dei testi disciplinari. Tradurre in autonomia testi specialistici. 04. Nel modello Non-CLIL orientato alla lingua, i testi disciplinari servono a. Insegnare la lingua specialistica. Valutare i contenuti. Semplificare il programma. 05. Perché il CLIL è descritto come una “sfida” nell’insegnamento delle discipline?. Perché richiede più tempo rispetto alla didattica tradizionale. Perché lingua e contenuto devono avere pari importanza ed essere bilanciati. Perché si usa solo la lingua straniera per spiegare le strutture della lingua. 01. Perché nel testo si afferma che il CLIL non può essere considerato un “metodo”?. Perché gli obiettivi riguardano i contenuti della disciplina STEM. Perché non propone procedure standardizzate ma un insieme di strategie. Perché dipende esclusivamente dalla lingua veicolare. 02. Perché PBL, Cooperative Learning e TBL sono coerenti con il CLIL?. Perché riducono l’uso della lingua veicolare. Perché favoriscono l’autonomia dello studente e un apprendimento attivo. Perché permettono lezioni frontali più efficaci. 03. Nel Cooperative Learning, la responsabilità dell’apprendimento è. Esclusivamente dell’insegnante. Sia individuale che collettiva. Solo individuale. 04. Nel CLIL la fase “prima della lettura/ascolto” è fondamentale perché. Riassume il testo. Riattiva preconoscenze e facilita la formulazione di ipotesi. Permette di verificare subito la comprensione. 05. Nel CLIL la fase “dopo la lettura/ascolto” ha lo scopo principale di. Rielaborare e consolidare i contenuti. Introdurre nuovi argomenti. Ripetere il testo. 06. Il “translanguaging” avviene soprattutto quando. Gli studenti ascoltano la spiegazione. Gli studenti collaborano per risolvere problemi usando la lingua. Gli studenti leggono individualmente. 07. Le attività di espansione nel modello di unità didattica servono a. Ripetere l’input iniziale. Concludere la lezione più velocemente. Rielaborare i contenuti in contesti differenti. 01. La complessità valutativa nel CLIL deriva principalmente dal fatto che. le competenze disciplinari sono indipendenti da quelle linguistiche. l'insegnamento integrato impone una ridefinizione dei costrutti valutativi. la lingua straniera richiede sempre certificazione esterna. 02. In un percorso CLIL se la valutazione privilegia la correttezza formale della lingua rispetto alla comprensione disciplinare , quale affetti sistemico può generare?. Orientare lo studio verso prestazioni linguistiche a scapito della costruzione concettuale. Favorire una maggiore integrazione tra lingua e contenuto. Stimolare l'uso spontaneo della lingua veicolare. 01. La metodologia TBLT prevede le seguenti fasi di azione. Presentazione, Progetto, Produzione. task 1 e 2, task operativo, task debriefing. pre-task, task cycle, post-task. 02. Il Focus on Form. si basa sull'ipotesi della nota e focalizza l'attenzione sulla lingua. si focalizza sulla funzione comunicativa. si basa sull'azione didattica dell'insegnante. 03. Il task secondo Ellis (2003). non utilizza la lingua ma le azioni. si basa su azioni pratiche e concrete. fa uso della lingua nel modo reale. 01. In una classe plurilingue e digitalmente connessa, il ruolo del docente di lingue si caratterizza principalmente come. Erogatore di contenuti linguistici secondo un curricolo prestabilito. Facilitatore dell’apprendimento e mediatore linguistico-culturale. Coordinatore organizzativo delle attività scolastiche. 02. La formazione iniziale del docente mira principalmente a. Costruire un profilo professionale potenziale fondato su basi teoriche. Specializzare il docente in un unico approccio metodologico. Sviluppare competenze operative immediatamente spendibili in aula. 03. L’area “lavorare con e nella società” implica che il docente. Promuova competenze trasversali della sfera emotiva. Contribuisca alla formazione di cittadini consapevoli e inclusivi. Adatti la programmazione al contesto socio-economico. 04. La formazione continua è definita come. Un orientamento permanente all’apprendimento professionale. Un aggiornamento episodico legato alle riforme. Un insieme di corsi obbligatori distribuiti nel tempo. 01. Il “Kelly Report” si configura principalmente come. Un quadro di riferimento per orientare la progettazione della formazione docente. Uno strumento operativo di autovalutazione individuale. Un manuale metodologico per la didattica quotidiana. 02. L’inclusione della categoria “Valori” nel Kelly Report indica che. La professionalità docente implica responsabilità sociale e interculturale. I valori sostituiscono le competenze operative. L’insegnamento linguistico è neutrale. 03. Rispetto al Kelly Report, il PEFIL si distingue perché. Fornisce linee guida per policy makers. È uno strumento personale di riflessione e sviluppo. Definisce standard normativi per l’abilitazione. 04. La presenza dei descrittori “can-do” nell’EPOSTL/PEFIL implica che la competenza docente venga concepita come. Sistema osservabile di azioni professionali. Elenco statico di requisiti minimi. Insieme di conoscenze teoriche cumulative. 05. Se si confrontano i due documenti, si può affermare che. Il Kelly Report è descrittivo-strutturale, l’EPOSTL è riflessivo-operativo. L’EPOSTL sostituisce il Kelly Report. Entrambi sono strumenti di autovalutazione. 01. La nozione di transfer tra lingue e discipline presuppone. Un’interazione dinamica tra risorse cognitive e linguistiche. L’idea di compartimenti stagni. Una separazione netta tra competenze. 02. La trasversalità disciplinare implica che. Tutte le discipline riconoscano la dimensione linguistica dell’apprendimento. Le lingue sostituiscano le altre discipline. Solo i docenti di lingue lavorino sul plurilinguismo. 01. La competenza digitale nel DigComp è intesa nel documento come. Padronanza tecnica degli strumenti. Integrazione dinamica di conoscenze, abilità e atteggiamenti. Capacità di programmare software complessi. 02. L’integrazione dell’IA nel framework del DigComp (e non come area autonoma) suggerisce che. L’IA sia esclusiva di esperti informatici. L’IA sia una competenza separata. L’IA attraversi trasversalmente le competenze digitali. 03. La gestione dell’identità digitale nel DigComp rientra nell’area di. Comunicazione e collaborazione. Creazione contenuti. Problem solving. 04. Il DigComp 3.0 è definito “quadro orientativo” perché. Stabilisce programmi formativi uniformi. Fornisce indicazioni flessibili per politiche e curricoli. Impone standard obbligatori per tutti gli Stati membri. 05. Nel DigComp l’introduzione dei learning outcomes espliciti serve principalmente a. Eliminare l’autovalutazione. Rendere osservabile e valutabile la progressione delle competenze. Semplificare il linguaggio del documento. 01. Il whole-school approach suggerisce indicato nel RFCDC che. Le competenze democratiche siano responsabilità esclusiva dei docenti di educazione civica. L’intera comunità scolastica partecipi al cambiamento culturale e organizzativo. L’innovazione riguardi solo la metodologia didattica. 02. L’integrazione tra formazione linguistica e dimensione valoriale nel Reference Framework of Competences for Democratic Culture – Teacher Reflection Tool (RFCDC) implica che. È concepito come strumento di auto-riflessione professionale per i docenti. Definisce nuovi standard disciplinari europei. Impone linee guida obbligatorie per tutti gli Stati membri. 03. Il docente democratico è definito “professionista riflessivo” perché. Si occupa della trasmissione neutrale di contenuti. Analizza criticamente le proprie pratiche e i propri presupposti valoriali. Evita di affrontare temi controversi per non disturbare le sensibilità degli studenti. 04. Il Reference Framework of Competences for Democratic Culture – Teacher Reflection Tool si colloca principalmente. In una politica di standardizzazione curricolare europea. In una strategia di rafforzamento della cittadinanza democratica attraverso l’educazione. In un piano di valutazione comparativa dei sistemi scolastici. 01. Secondo Fratter 2024 il rischio individuato rispetto ai descrittori di mediazione è che. Vengano confusi con la valutazione grammaticale. Non vengano applicati o vengano rigettati per timore del cambiamento metodologico. Sostituiscano completamente le altre competenze. 02. Secondo l’articolo di Fratter (2024), uno dei motivi della difficoltà nell’applicazione dei descrittori è. La loro eccessiva semplicità che ne riducono la portata innovativa. La complessità progettuale e la non immediata evidenza delle sfumature. La scarsa coerenza con il QCER nella versione del 2001. 03. Secondo (Fratter 2024) la mediazione relazionale nel Mconcettuale è funzionale a. Valutare competenze linguistiche. Stabilire le condizioni per un lavoro collaborativo efficace. Trasmettere informazioni specifiche. 04. La mediazione nel VC è definita come multidimensionale perché. Si applica soprattutto alla didattica universitaria in quanto gli apprendenti sono più autonomi. Integra dimensioni linguistiche, cognitive e relazionali. È legata alla negoziazione diplomatica e non alla didattica delle lingue. 05. L’innovazione principale del Volume Complementare rispetto al QCER 2001 consiste nel. Aver ampliato e dettagliato la mediazione articolandola in macrocategorie con descrittori per livello. Aver trasformato la mediazione in una competenza esclusivamente interculturale. Aver introdotto per la prima volta il concetto di traduzione. |





