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LINGUAGGI ESPRESSIVI 2

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LINGUAGGI ESPRESSIVI 2

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Linguaggi espressivi Vergallito

Creation Date: 2026/09/01

Category: Others

Number of questions: 114

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01. Il senso di padronanza è importante perché: Riduce l’esperienza emotiva. Aumenta la dipendenza dagli altri. Aumenta la percezione di controllo e sicurezza. Elimina la paura.

02. L’adrenalina rilasciata durante la paura ha la funzione di: Favorire il rilassamento muscolare. Preparare il corpo all’azione aumentando attivazione fisiologica. Ridurre l’attività cardiaca. Limitare la respirazione.

03. Giudicare la paura come negativa può: Aumentare la sicurezza. Facilitare il controllo emotivo. Ridurre la frequenza della paura. Ostacolare il processo di regolazione emotiva.

04. La rappresentazione creativa della paura serve a: Evitare l’esperienza emotiva. Rendere l’emozione più gestibile e condivisibile. Eliminare completamente la paura. Ridurre le capacità cognitive.

05. La sicurezza percepita contribuisce a: Creare un contesto in cui la paura può essere regolata. Eliminare le emozioni negative. Aumentare l’attivazione fisiologica. Ridurre il bisogno di relazione.

06. Un esempio di paura legata all’attaccamento è: La paura di un rumore improvviso. La paura di fallire un esame. La paura di stimoli nuovi. Il timore di essere abbandonati.

07. Regolare la paura significa: Eliminarla completamente nella propria vita quotidiana. Sostituirla con altre emozioni per vivere meno attivati. Riconoscere e gestire le sue componenti fisiologiche e cognitive. Evitarla ogni volta che è possibile per stare meglio.

08. La paura può essere definita come: Un’emozione secondaria appresa socialmente. Un’emozione di base che segnala una minaccia percepita e prepara all’azione. Uno stato cognitivo legato alla valutazione delle situazioni. Una risposta solo fisiologica indipendente dall’esperienza soggettiva.

09. Uno stato di iperattivazione può manifestarsi con: Riduzione dell’attività motoria. Postura rilassata e calma. Comportamenti disorganizzati e agitazione. Sguardo assente.

10. Nel modello della finestra di tolleranza, la paura può portare a: Iperattivazione o ipoattivazione. Nessuna variazione. Solo iperattivazione. Solo ipoattivazione.

01. La vicinanza nella regolazione della rabbia deve essere: Evitata sempre. Costante e obbligatoria. Imposta dall’adulto. Concordata e non intrusiva.

02. Quando ci sentiamo minacciati sul piano fisico o psicologico può emergere una rabbia da: Difesa. Attaccamento. Accumulo. Competizione.

03. La rabbia viene spesso considerata un’emozione problematica perché: È priva di funzione adattiva per la specie. È sempre disfunzionale dal punto di vista evolutivo. È associata a perdita di controllo e comportamenti aggressivi. È un’emozione secondaria dal punto di vista evoluzionistico.

04. La funzione adattiva della rabbia consiste principalmente nel: Favorire l’evitamento emotivo e comportamentale. Ridurre l’attivazione fisiologica al minimo per risparmiare energia. Inibire l’azione. Mobilitare energia per affrontare ostacoli o ingiustizie.

05. Dal punto di vista evolutivo, la rabbia favorisce: Inibizione cognitiva. Riduzione della motivazione. Distacco relazionale. Comportamenti di attacco.

06. Qual è una caratteristica costruttiva della rabbia: Elimina il conflitto. Riduce la consapevolezza. È sempre distruttiva rispetto all'obiettivo. Può favorire il cambiamento se regolata.

07. La risposta fisiologica della rabbia include: Diminuzione dell’energia disponibile. Rilassamento muscolare. Riduzione della pressione sanguigna. Aumento della frequenza cardiaca e tensione muscolare.

08. La percezione di giudizio o svalutazione può indurre rabbia da. Accumulo. Difesa. Competizione. Attaccamento.

09. Il timore di perdita o abbandono induce una rabbia da: Competizione. Difesa. Accumulo. Attaccamento.

10. Nella finestra di tolleranza, la rabbia porta spesso a: Iperattivazione. Ipoattivazione. Riduzione dell’attenzione. Stato neutro.

11. Un comportamento tipico dell’iperattivazione è: Calma emotiva. Ritiro sociale. Riduzione dell’energia. Agitazione motoria e difficoltà a stare fermi.

12. Un segnale di ipoattivazione nella rabbia può essere: Ritiro e distacco relazionale. Espressività intensa. Comportamenti impulsivi. Aumento dell’attività.

13. Il primo passo per regolare la rabbia è: Distrarsi immediatamente. Fermarsi. Ignorare l’emozione. Esprimerla senza controllo.

14. Calmare la rabbia implica: Evitare il corpo. Aumentare la tensione. Ridurre l’attivazione fisiologica. Stimolare l’azione.

15. Sfogare la rabbia in modo funzionale significa: Ignorare il corpo. Reprimere l’emozione. Aumentare l’aggressività. Canalizzare l’energia in azioni controllate.

16. Spostare l’attenzione serve a: Evitare la realtà. Aumentare l’intensità emotiva. Bloccare il pensiero. Riorientare le capacità riflessive.

17. Incanalare la rabbia implica: Ignorare la rabbia. Lasciare defluire l’emozione in modo graduale. Bloccare la rabbia immediatamente. Amplificare la rabbia.

18. Il ruolo dell’adulto nella fase di comprensione dell'episodio di rabbia è: Giudicare il comportamento come negativo. Supportare la rielaborazione emotiva. Aiutare il bambino a ignorare l'accaduto. Imporre soluzioni funzionali.

01. Nel modello della finestra di tolleranza, la tristezza può portare a: Solo iperattivazione. Nessuna variazione. Iperattivazione o ipoattivazione. Solo ipoattivazione.

02. Un intervento adeguato nella tristezza ipoattiva è: Ridurre l’attivazione. Ignorare il bambino. Aumentare il livello di attivazione. Distrarre immediatamente.

03. Una funzione utile della tristezza è: Ridurre la capacità di problem solving. Bloccare il pensiero. Aumentare l’impulsività. Permettere una pausa e la rielaborazione dell’esperienza.

04. La tristezza può essere utile perché: Blocca l’elaborazione cognitiva ed emotiva. Aumenta la confusione. Riduce le capacità cognitive nel momento presente. Permette la riorganizzazione interna e il problem solving.

05. Una risposta adeguata dell’adulto alla tristezza è: Minimizzare l’emozione per fare stare meglio l'altro. Stare vicino al bambino anche in modo silenzioso. Ignorare il bambino così che la tristezza passi. Fornire subito soluzioni verbalmente.

06. La tristezza favorisce anche: Empatia e sensibilità verso gli altri. Riduzione delle relazioni sociali. Aumento dell’aggressività indifferenziato. Isolamento sociale.

07. La presenza dell’altro quando il bambino è triste può aiutare perché: Elimina l’emozione. Offre accoglienza e contenimento emotivo. Riduce l’autonomia. Aumenta la dipendenza.

08. La tristezza deve essere: Eliminata il più rapidamente possibile. Accolta e compresa prima di essere trasformata. Ignorata in modo che se ne vada. Sostituita con un'altra emozione più funzionale.

09. Un errore comune nella gestione della tristezza è: Fornire soluzioni rapide e non richieste. Favorire la relazione. Accogliere l’emozione. Ascoltare il bambino.

10. La tristezza in ipoattivazione si manifesta con: Ritiro e mancanza di energia. Agitazione motoria indifferenziata. Comportamenti aggressivi. Aumento della pressione sanguigna.

11. La tristezza da mancanza di controllo implica: Maggiore fiducia in sé. Senso di impotenza e assenza di speranza. Riduzione dell’emotività. Aumento dell’attivazione.

12. Un esempio di causa relazionale della tristezza è: Sentirsi soli o abbandonati. Temere il fallimento. Provare rabbia. Percepire una minaccia fisica.

13. La tristezza nei bambini si caratterizza per: Bassa intensità e lunga durata. Assenza di variazioni emotive. Stabilità nel tempo. Elevata intensità ma durata ridotta.

14. Una reazione disfunzionale degli adulti alla tristezza è: Negare il diritto di provare quell’emozione. Mostrare empatia. Accogliere l’emozione senza giudizio. Favorire la verbalizzazione.

15. Gli adulti spesso reagiscono alla tristezza dei bambini: Cercando di distrarre o minimizzare l’emozione. Favorendo sempre l’espressione emotiva. Aumentando la consapevolezza emotiva. Accogliendo sempre l’emozione.

16. La tristezza da competizione è legata a: Pericolo fisico. Perdita di una relazione. Mancanza di sicurezza. Sentirsi inferiori agli altri.

17. La tristezza può essere descritta come: Un’emozione che facilita l’azione immediata. Un’emozione che aumenta l’attivazione cognitiva. Un’esperienza che riduce energia e motivazione. Uno stato che migliora le prestazioni.

18. Una funzione adattiva della tristezza è: Ridurre l’attivazione fisiologica per evitare il dolore. Evitare le relazioni sociali. Favorire la richiesta di aiuto e il supporto sociale. Aumentare la capacità di controllo cognitivo.

19. La risposta fisiologica tipica della tristezza è caratterizzata da: Attivazione del sistema fight or flight. Incremento dell’energia motoria. Aumento dell’attivazione fisiologica. Riduzione dell’attivazione e rallentamento.

01. Nel flow, la gratificazione è: Dipendente da ricompense esterne. Associata alla riduzione dello sforzo. Legata al giudizio sociale. Intrinseca all’attività svolta.

02. Una condizione necessaria per il flow è: Elevata pressione esterna. Equilibrio tra sfida e competenze. Bassa difficoltà del compito. Assenza di obiettivi.

03. I circoli virtuosi si caratterizzano per: Motivazione intrinseca e aumento progressivo dell’impegno. Aumento della pressione sociale. Riduzione dell’impegno e della motivazione. Dipendenza da fattori esterni.

04. Il concetto di flow indica: Una condizione di stress. Una risposta automatica. Uno stato di immersione totale nell’attività. Una riduzione dell’attenzione.

05. L’interesse si distingue dalla curiosità perché: È più stabile e legato a contenuti specifici. È sempre situazionale. È più intenso ma breve. È indipendente dal contesto.

06. Secondo Keller, si distingue tra entusiasmo: Cognitivo e comportamentale. Interno ed esterno. Sperimentato e espresso. Primario e secondario.

07. Secondo la teoria di Fredrickson, le emozioni positive svolgono una funzione diversa rispetto a quelle negative perché: Attivano risposte immediate orientate alla sopravvivenza. Ampliano i repertori di pensiero-azione e costruiscono risorse durature. Limitano l’elaborazione cognitiva per favorire decisioni rapide. Ridimensionano l’intensità delle emozioni negative.

08. Secondo Fredrickson, le emozioni positive favoriscono: Comportamenti difensivi. Curiosità, creatività ed esplorazione. Riduzione dell’attenzione. Controllo cognitivo rigido.

09. Le emozioni negative, rispetto a quelle positive, tendono a: Ampliare le possibilità comportamentali. Restringere il focus attentivo verso la risoluzione del problema. Favorire la creatività. Incrementare la flessibilità cognitiva.

10. Nello studio di Fredrickson e Branigan, i partecipanti esposti a emozioni positive: Generavano un numero maggiore di possibili azioni e progetti. Presentavano minore attivazione comportamentale. Mostravano maggiore controllo cognitivo. Riducevano il numero di decisioni.

01. La gioia può diventare disfunzionale quando: È legata a esperienze positive. È condivisa con altri. È di breve durata. Porta a iperattivazione.

02. La vicinanza relazionale favorisce la serenità perché: Limita l’esplorazione dell'ambiente. Riduce l’autonomia nel fare le cose. Aumenta la dipendenza verso l'altro. Fornisce una base di sicurezza interiorizzata.

03. La percezione di autonomia è associata a: Aumento della dipendenza dagli altri. Riduzione del controllo verso gli obiettivi e le risorse. Capacità di agire e raggiungere obiettivi in modo indipendente. Evitamento dell’azione.

04. Essere a contatto con sé stessi significa: Controllare le emozioni. Riconoscere e accettare le proprie emozioni. Ridurre la consapevolezza. Evitare esperienze emotive.

05. Dal punto di vista fisiologico, la gioia si caratterizza per: Diminuzione della frequenza cardiaca. Attivazione corporea percepita come piacevole. Stato di immobilità. Riduzione dell’energia percepita come spiacevole.

06. Uno degli effetti principali della felicità è: Ridurre la motivazione. Limitare l’attenzione. Favorire comportamenti difensivi. Aumentare apertura, curiosità e interazione sociale.

07. La funzione adattiva della gioia è principalmente legata a: Rinforzo positivo e reiterazione dei comportamenti. Inibizione dell’esplorazione. Riduzione dell’attivazione fisiologica. Controllo delle emozioni negative.

08. Un ostacolo alla felicità può essere: La convinzione di non avere diritto a stare bene. Il raggiungimento di obiettivi. La presenza di relazioni positive. La percezione di competenza.

09. Un esempio di gioia disregolata è: Ridere senza riuscire a fermarsi. Provare soddisfazione. Sorridere a un amico ripetutamente. Essere calmi e positivi.

10. La percezione di competenza contribuisce alla felicità perché: Riduce la motivazione per esplorare. Aumenta la dipendenza verso l'altro. Elimina il bisogno di relazione sociale. Rafforza l’immagine di sé come capace.

11. Allenarsi a vedere le cose positive serve a: Bilanciare il bias verso gli stimoli negativi. Aumentare la dipendenza. Eliminare le emozioni negative. Ridurre la memoria.

12. Un mondo a misura di bambino implica: Ridurre il supporto da parte dell'adulto. Favorire l'autonomia precoce del bambino. Evitare richieste e responsabilità eccessive. Aumentare le aspettative verso l'adulto.

13. La gioia favorisce le relazioni perché: Favorisce il controllo cognitivo. Aumenta l’isolamento sociale. Promuove cooperazione e coesione sociale. Riduce la socialità dei bambini.

14. La felicità può essere ostacolata dal comportamento dell’adulto quando: L’adulto favorisce l’espressione dell'emozione da parte del bambino. L’adulto svaluta o reprime la gioia del bambino. L’adulto supporta il bambino nell'espressione emotiva. L’adulto accoglie l’emozione del bambino.

15. La serenità favorisce: Evitamento comportamentali. Impulsività. Attenzione ai dettagli e consapevolezza. Riduzione dell’attenzione.

16. La serenità permette: L'evitamento cognitivo. Il controllo delle emozioni. La riduzione della consapevolezza. Una riflessione aperta senza rimuginio.

17. La serenità si distingue dalla felicità perché: È uno stato d’animo. È più intensa della felicità. È una risposta fisiologica. È sempre legata a uno stimolo specifico.

18. Gli stati d’animo, rispetto alle emozioni, sono: Più intensi e brevi. Puramente cognitivi. Più duraturi e meno intensi. Sempre legati a stimoli specifici.

19. La sicurezza contribuisce alla serenità perché: Aumenta l’ansia verso stimoli nuovi. Elimina le emozioni negative. Riduce l’esplorazione nell'ambiente. Permette di affrontare le sfide con fiducia.

20. La serenità non implica: Accoglienza dei pensieri. Negazione dei problemi. Riflessione verso i problemi. Consapevolezza dei problemi.

21. La serenità è associata a: Riduzione della consapevolezza per l'ambiente esterno. Calma, equilibrio e presenza nel momento. Impulsività. Elevata attivazione agli stimoli esterni.

01. La gratitudine può promuovere la speranza perché: Aumenta la consapevolezza degli aspetti positivi. Riduce la memoria per gli eventi positivi. Aumenta l’ansia per gli eventi positivi. Elimina la motivazione.

02. La sorpresa può essere definita come: Una valutazione cognitiva complessa di uno stimolo inatteso. Una risposta emotiva appresa socialmente verso gli stimoli inattesi. Un’emozione duratura legata alla memoria relativamente ad uno stimolo inatteso. Una reazione automatica e breve a uno stimolo inatteso che orienta l’attenzione.

03. La funzione adattiva principale della sorpresa è: Aumentare la motivazione a lungo termine verso lo stimolo inatteso. Interrompere l’azione e orientare le risorse cognitive verso lo stimolo inatteso. Favorire la regolazione emotiva interna verso lo stimolo inatteso. Ridurre l’attivazione fisiologica indotta dallo stimolo inatteso.

04. Una caratteristica distintiva della sorpresa è: La brevità della risposta emotiva. La stabilità dell’attivazione. La complessità cognitiva. L’elevata durata nel tempo.

05. Dal punto di vista cognitivo, la sorpresa implica: Una risposta emotiva passiva verso lo stimolo. Una riduzione dell’attenzione verso lo stimolo. Una riallocazione delle risorse attentive verso lo stimolo. Un incremento della memoria automatica verso lo stimolo.

06. La sorpresa può favorire l’apprendimento perché: Limita l’esplorazione verso nuovi stimoli. Favorisce risposte automatiche verso nuovi stimoli. Attiva curiosità e attenzione verso nuovi stimoli. Riduce l’elaborazione cognitiva verso nuovi stimoli.

07. Allenare la capacità di sorprendersi significa: Ridurre l’esposizione all’incertezza. Aumentare il controllo cognitivo verso gli stimoli nuovi. Evitare stimoli nuovi. Mantenere apertura verso esperienze nuove e inattese.

08. La speranza può essere definita come: Una risposta fisiologica automatica. Un processo cognitivo senza componente emotiva. Un’emozione orientata al futuro legata alla possibilità di un esito positivo. Uno stato emotivo legato al passato.

09. La speranza sostiene il comportamento perché: Aumenta la dipendenza dagli altri nella realizzazione degli obiettivi. Favorisce motivazione e perseveranza nel raggiungimento degli obiettivi. Elimina le difficoltà percepite. Riduce l’impegno personale verso gli obiettivi.

10. Sperare non significa: Negare la presenza di ostacoli. Riconoscere le difficoltà. Impegnarsi nel raggiungimento degli obiettivi. Tollerare la frustrazione.

11. La speranza richiede: Assenza di sforzo cognitivo. Impegno, pianificazione e tolleranza della frustrazione. Riduzione della motivazione. Evitamento del fallimento.

12. Un individuo con alta speranza tende a: Ridurre l’impegno di fronte alle difficoltà. Continuare a cercare soluzioni anche di fronte alle difficoltà. Evitare il confronto con gli ostacoli. Abbandonare rapidamente gli obiettivi di fronte alle difficoltà.

13. La valenza della sorpresa è: Indeterminata inizialmente e definita successivamente. Determinata esclusivamente dal contesto sociale. Sempre positiva. Sempre negativa.

14. La relazione tra speranza e gratificazione immediata implica che: La speranza elimina il bisogno di gratificazione. La speranza riduce la motivazione. La speranza aumenta la ricerca di gratificazioni immediate. La speranza favorisce la capacità di rimandare gratificazioni.

15. La sorpresa e la speranza condividono il fatto di: Aumentare la rigidità. Ridurre l’attenzione verso nuove possibilità. Orientare il comportamento verso nuove possibilità. Limitare l’apprendimento verso nuove nozioni.

16. La sorpresa differisce dalla speranza perché: È legata alla pianificazione. È immediata e breve. È un processo cognitivo. È duratura e stabile.

17. La speranza può essere considerata adattiva perché: Riduce l’impegno e la fatica. Aumenta la passività. Promuove perseveranza e investimento nel futuro. Limita la motivazione.

18. Nel contesto educativo, promuovere la sorpresa significa: Ridurre l’incertezza verso l'ignoto. Favorire curiosità e apertura all’apprendimento. Aumentare il controllo verso gli imprevisti. Limitare la creatività.

01. Secondo le disposizioni attuali, gli arteterapeuti possono operare autonomamente solo se: Dispongono di un titolo artistico e di esperienza laboratoriale documentata. Sono iscritti a qualunque associazione professionale di settore. Possiedono una qualifica di base in professioni sanitarie come medico o psicologo. Hanno completato almeno 1200 ore di formazione privata riconosciuta.

02. Dopo la normativa UNI, le scuole private devono garantire competenze in almeno sei ambiti, tra cui: conduzione di gruppi artistici, performance pubblica e critica estetica. mediazione familiare, counseling scolastico e orientamento professionale. progettazione dell’intervento, valutazione degli esiti e lavoro in équipe. diagnosi psicopatologica, prescrizione farmacologica e psicoterapia individuale.

03. Ad oggi, in Italia: L’accesso alla professione avviene esclusivamente tramite concorso pubblico. Non esistono percorsi universitari specifici che preparino alla professione di arteterapeuta. Ogni scuola privata può rilasciare titoli legalmente equipollenti. Esistono lauree magistrali statali obbligatorie per gli arteterapeuti.

04. Secondo la legge 4/2013, le associazioni professionali hanno tra i loro scopi: Valorizzare competenze, garantire deontologia, formazione continua e tutela degli utenti. Rilasciare diagnosi cliniche e autorizzare l’esercizio terapeutico autonomo. Stabilire criteri estetici condivisi per la pratica arteterapeutica. Sostituire il Ministero nella definizione dei percorsi universitari.

05. La legge 4/2013: Disciplina professioni non organizzate in ordini, incluse quelle arteterapeutiche. Attribuisce alle associazioni il potere di rilasciare abilitazioni statali. Istituisce un albo nazionale unico delle professioni espressive. Definisce il percorso universitario obbligatorio per gli arteterapeuti.

06. Il riconoscimento MIUR/MIM di alcune scuole significa che: La professione è automaticamente equiparata a una professione sanitaria. La formazione ricevuta sostituisce ogni requisito previsto dalla norma UNI. L’arteterapeuta può operare autonomamente in ogni contesto clinico. Il percorso o il titolo rilasciato è approvato ufficialmente e ha valore legale.

07. Secondo la norma UNI, l’accesso alla professione di arteterapeuta richiede almeno: Un diploma artistico e 300 ore di supervisione clinica. Una laurea triennale o percorso assimilabile e 1200 ore di formazione specifica. Un titolo sanitario e un master universitario annuale. Una laurea magistrale in psicologia e 600 ore di tirocinio.

08. La norma UNI del 2015 definisce in particolare: L'istituzione di un albo statale per gli arteterapeuti. I criteri diagnostici per l’invio ai trattamenti espressivi. I protocolli clinici vincolanti per ogni intervento arteterapeutico. La formazione minima richiesta per operare nell’ambito dell’arteterapia.

09. Secondo la distinzione tra arteterapeuta e arteterapista, il termine arteterapista era riferito a: Professionisti con formazione in ambito artistico. Esperti di metodologie creative con titolo universitario statale. Professionisti sanitari con specializzazione psicoterapeutica. Operatori iscritti a un ordine professionale specifico.

10. Nella distinzione terminologica storicamente utilizzata, il termine “arteterapeuta” indicava: Chiunque operasse in laboratori creativi a finalità educativa. Qualsiasi professionista con formazione artistica non clinica. Il professionista formato in arteterapia e anche in psicoterapia. Il professionista attivo solo in contesti pubblici accreditati.

11. In Italia le artiterapie sono: Professioni ordinate con albo nazionale e accesso tramite esame di Stato. Attività regolamentate esclusivamente dal Ministero della Salute. Professioni prive di una normativa pienamente chiara e definita. Discipline riconosciute solo in ambito universitario pubblico.

12. Uno degli obiettivi generali delle artiterapie è: Favorire crescita personale, integrazione emotiva e benessere psicofisico. Promuovere l’autonomia artistica fino alla professionalizzazione. Sostituire la psicoterapia nei percorsi di lunga durata. Potenziare la prestazione estetica attraverso protocolli tecnici.

13. Le artiterapie possono rivolgersi a: Prevalentemente ad adulti con competenze artistiche pregresse. Popolazioni differenti, inclusi bambini, adolescenti e adulti fragili. Solo a soggetti in carico ai servizi sanitari specialistici. Solo a persone con sviluppo tipico e assenza di vulnerabilità.

14. Quale tra le seguenti affermazioni descrive correttamente l’arteterapia?. Utilizza principalmente il movimento corporeo come canale espressivo. Utilizza linguaggi visivi come disegno, pittura, collage e scultura. Si fonda esclusivamente sull’improvvisazione teatrale e sul gioco di ruolo. Privilegia il ritmo e la produzione sonora come strumenti centrali.

15. La definizione di salute dell’OMS, sottolinea: L'assenza di malattia come criterio per definire il benessere. La coincidenza tra salute e adattamento produttivo dell’individuo. La centralità del funzionamento biologico rispetto alle altre dimensioni. La concezione multidimensionale che comprende aspetti fisici, mentali e sociali.

16. Le artiterapie: Rappresentano un’alternativa completa ai trattamenti farmacologici. Non sostituiscono il trattamento clinico, ma possono integrarlo come supporto. Coincidono con forme di riabilitazione esclusivamente psicologica. Sono indicate solo quando la terapia verbale risulta inefficace.

17. Nelle artiterapie il processo creativo: Ha valore terapeutico solo quando produce un oggetto artistico. Costituisce un mezzo per esplorare emozioni, vissuti e relazioni. È efficace soprattutto se guidato da criteri estetici condivisi. Sostituisce il linguaggio verbale in ogni contesto clinico.

18. Le artiterapie si distinguono dalle attività artistiche a fini estetici perché: Richiedono necessariamente una finalità performativa pubblica. Privilegiano il processo espressivo ed elaborativo più che il prodotto finale. Mirano principalmente alla produzione di opere tecnicamente corrette. Si basano sull’apprendimento di competenze artistiche professionali.

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