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LINGUAGGI ESPRESSIVI 5

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LINGUAGGI ESPRESSIVI 5

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Linguaggi espressivi Vergallito

Creation Date: 2026/09/15

Category: Others

Number of questions: 135

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01. La depressione materna influenza l'acquisizione linguistica?. Sì, causano sempre ritardi gravi. Eliminano l'apprendimento linguistico. Impediscono completamente il linguaggio. No, non emergono deficit nei bambini.

02. Che cos'è il baby-talk?. Un disturbo linguistico tipico della prima infanzia. Una tecnica formale di insegnamento della regolazione emotiva. Una modalità spontanea di linguaggio usata dagli adulti con i bambini. Una tecnica formale di insegnamento del linguaggio infantile.

03. Qual è una caratteristica fonologica del baby-talk?. Pronuncia indistinta. Velocità molto elevata. Assenza di pause. Ritmo più lento.

04. Qual è una funzione sociale del baby talk?. Isolare il bambino. Facilitare l’interazione e il coinvolgimento. Limitare la risposta sociale. Ridurre la comunicazione.

05. Qual è una funzione cognitiva del baby talk?. Facilitare la segmentazione del linguaggio. Ridurre la memoria linguistica. Confondere la struttura sintattica. Impedire la discriminazione dei suoni.

06. Quale effetto ha la depressione materna sul baby talk?. Migliora la prosodia. Aumenta la complessità linguistica. Riduce qualità e quantità del linguaggio. Non ha alcun effetto.

07. Quale caratteristica sintattica è tipica del baby-talk?. Frasi brevi e semplici. Uso frequente di subordinate. Frasi lunghe e subordinate complesse. Strutture sintattiche morfologicamente corrette.

08. Qual è una caratteristica prosodica del baby-talk?. Tono costante e basso. Assenza di variazioni. Ritmo irregolare non strutturato. Intonazione accentuata.

09. Come varia il baby-talk con l’età del bambino?. Diventa sempre più complesso improvvisamente. Scompare immediatamente. Si adatta alle capacità linguistiche. Rimane invariato.

10. Quale caratteristica fonologica è tipica del baby-talk?. Tono monotono. Tono più alto. Riduzione della prosodia. Assenza di ritmo.

11. Qual è una funzione principale del baby-talk?. Attirare l’attenzione del bambino. Insegnare grammatica avanzata. Sostituire completamente il linguaggio adulto. Ridurre l'interazione sociale.

12. Quale caratteristica pragmatica è tipica del baby-talk?. Assenza di interazione. Uso esclusivo di affermazioni dichiarative. Comunicazione unidirezionale complessa. Uso frequente di domande.

13. Quale caratteristica semantica è tipica del baby-talk?. Predominanza di metafore. Lessico limitato. Vocabolario tecnico. Uso di termini astratti.

14. Secondo Ferguson (1964), il baby-talk include: Fenomeni intonativi e paralinguistici marcati. Uso esclusivo di termini tecnici complessi. Assenza di variazioni tonali. Uso predominante di linguaggio scritto.

15. Il baby-talk è universale?. Sì, è identico in tutte le culture. È presente solo nei Paesi occidentali. No, varia tra culture. È usato solo in contesti educativi.

16. Qual è una caratteristica semantica del baby talk?. Uso esclusivo di termini scientifici. Assenza di riferimenti concreti. Uso di linguaggio formale. Uso di parole simili a quelle dei bambini.

17. Cosa differenzia il baby-talk delle tate?. Uso di lessico complesso. Maggiore uso di frasi direttive. Maggiore uso di metafore. Assenza di comandi.

18. Quale è un effetto dello stile di baby talk giapponese sui bambini?. Vocabolario più limitato a 19 mesi. Vocabolario più avanzato. Assenza di linguaggio. Uso di lingue multiple.

19. Qual è una caratteristica pragmatica del baby talk?. Riduzione dell'interazione. Ripetizione delle espressioni del bambino. Uso di monologhi complessi. Eliminazione del dialogo.

20. Cosa mostrano gli studi sulla prosodia nel baby talk?. Servono solo a rallentare il linguaggio. Riducono la comprensione. Non trasmettono alcuna informazione. Permettono di comprendere l’intento comunicativo.

21. Cosa preferiscono i neonati?. Il silenzio. Il linguaggio tecnico. Il baby-talk rispetto al linguaggio adulto. Il linguaggio scritto.

22. Qual è una differenza culturale osservata nel baby talk?. Madri giapponesi parlano meno dei giocattoli. Madri americane evitano oggetti. Madri giapponesi usano più termini tecnici. Madri americane evitano interazioni.

23. Cosa enfatizzano le madri giapponesi nel baby talk?. Relazioni sociali e scambio. Strutture grammaticali. Tecnologia. Oggetti fisici.

24. Cosa enfatizzano le madri americane nel baby talk?. Solo le emozioni interne. Oggetti e ambiente circostante. Il silenzio comunicativo. Le relazioni sociali.

25. Qual è una funzione del baby-talk secondo alcuni autori?. Facilitare l’acquisizione linguistica. Ridurre l’apprendimento. Sostituire il linguaggio adulto. Creare isolamento sociale.

26. Cosa rende il baby-talk efficace?. Elevata complessità sintattica. Maggiore semplicità e ripetitività. Assenza di struttura. Uso di tecnicismi.

27. Qual è un effetto del baby talk sull’attenzione?. Riduce l’interesse per gli stimoli. Blocca l’elaborazione cognitiva. Induce evitamento sociale. Aumenta il tempo di attenzione del bambino.

01. Qual è il significato della parola “intenzionale” nel contesto della drammaterapia?. Indica l’assenza di obiettivi strutturati. Indica l’uso consapevole degli strumenti teatrali per obiettivi terapeutici. Si riferisce alla spontaneità totale delle attività senza guida. Descrive la casualità del processo creativo.

02. Qual è il ruolo della curiosità nel terapeuta?. Limita il coinvolgimento emotivo. Sostituisce l’esperienza clinica. Riduce la necessità di competenze professionali. Permette un incontro autentico e aperto con l’altro.

03. Qual è una delle finalità della drammaterapia?. Promuovere integrazione emotiva, cognitiva, fisica e relazionale. Sviluppare abilità tecniche attoriali avanzate. Valutare le capacità artistiche degli individui. Preparare spettacoli teatrali professionali.

04. Qual è il ruolo dell’osservazione nel lavoro del drammaterapeuta?. Strutturare classifiche tra i partecipanti. Monitorare e adattare il percorso in base alle risposte degli utenti. Correggere errori tecnici di recitazione. Valutare la qualità estetica delle performance.

05. Quale requisito minimo deve avere la persona per partecipare alla drammaterapia?. Essere in grado di recitare testi complessi. Possedere capacità artistiche avanzate. Avere competenze teatrali pregresse. Essere cosciente e minimamente attiva nel processo.

06. Quale funzione svolge l’esperienza drammatica?. Permette un’esplorazione simbolica, indiretta e protetta delle esperienze personali. Favorisce l’apprendimento tecnico delle abilità teatrali. Migliora la memoria autobiografica attraverso la recitazione. Consente una rielaborazione diretta e analitica del passato personal.

07. Quale elemento distingue la drammaterapia da un corso di teatro?. La valutazione delle abilità tecniche degli attori. La presenza di un pubblico durante le attività. L’intenzionalità terapeutica del processo creativo. L’uso esclusivo di testi classici.

08. Secondo Grainger, quale trasformazione favorisce la drammaterapia?. Eliminazione immediata dei sintomi psicologici. Incremento delle capacità mnemoniche. Apprendimento di tecniche attoriali avanzate. Sviluppo di nuove strategie per affrontare problemi già esistenti.

09. Qual è la funzione del laboratorio nella drammaterapia?. Valutare le performance artistiche in modo oggettivo. Addestrare gli utenti a tecniche sceniche avanzate. Simulare un contesto teatrale professionale. Creare uno spazio sicuro in cui sperimentare ed esprimersi liberamente.

10. Secondo Csikszentmihalyi, quando emerge l’esperienza di flow?. Quando il compito è estremamente facile e privo di difficoltà. Quando il compito è sfidante ma percepito come affrontabile con le proprie competenze. Quando il compito supera completamente le capacità dell’individuo. Quando l’individuo evita qualsiasi forma di sfida.

11. Qual è l’atteggiamento del drammaterapeuta durante il processo creativo?. Limitarsi a osservare senza intervenire nel processo. Mantenere un atteggiamento neutrale e distaccato per evitare coinvolgimento. Sostenere motivazione e speranza attraverso un orientamento positivo e curioso. Applicareprotocolli terapeutici predefiniti.

12. Secondo Sue Jennings, come viene definita la drammaterapia?. Una disciplina dell’ottimismo orientata al presente e al futuro. Un metodo di apprendimento teatrale strutturato. Un sistema diagnostico per disturbi emotivi. Una tecnica analitica focalizzata sul passato traumatico.

13. In cosa si differenzia la drammaterapia dalla psicoterapia tradizionale?. Utilizza tecniche standardizzate per analizzare i conflitti inconsci. Si basa su protocolli diagnostici rigidi e strutturati. Si concentra esclusivamente sulla ristrutturazione cognitiva dei pensieri disfunzionali. Non mira all’interpretazione intenzionale del passato ma all’esperienza creativa nel presente.

14. Qual è uno degli obiettivi del processo creativo in drammaterapia?. Eliminare le differenze individuali. Standardizzare le risposte emotive. Ampliare il repertorio di azioni e comportamenti dell’individuo. Ridurre la varietà comportamentale.

15. Qual è la funzione del collegamento tra esperienza teatrale e vita quotidiana?. Limitare l’esperienza al contesto laboratoriale. Ridurre l’impatto delle attività sulla vita personale. Integrare quanto emerso nel processo creativo con il funzionamento reale. Separare completamente finzione e realtà.

01. La fase di Projection riguarda: Analisi cognitiva della scena. Uso simbolico e proiettivo degli oggetti. Interpretazione di ruoli. Esplorazione corporea e sensoriale.

02. Nella fase di Embodiment si utilizzano: Tecniche cognitive. Narrazioni complesse. Regole sociali. Movimenti corporei e stimoli sensoriali.

03. La drammaterapia utilizza strumenti teatrali per: Sostituire la psicoterapia tradizionale. Promuovere crescita e benessere psicologico, emotivo e relazionale. Eliminare le emozioni negative. Analizzare direttamente i traumi.

04. Il gioco in drammaterapia è: Individuale e isolato. Rigidamente strutturato. Competitivo e orientato alla performance. Collaborativo, esplorativo e non competitivo.

05. Una funzione del gioco è: Ridurre la creatività. Eliminare le emozioni. Aumentare il giudizio sociale. Creare distanza simbolica dai vissuti emotivi.

06. Il gioco permette di: Sperimentare nuovi ruoli e comportamenti. Ridurre l’interazione sociale. Bloccare l’espressione emotiva. Evitare ogni cambiamento.

07. Il drammaterapeuta utilizza il gioco per: Favorire conoscenza dell’altro ed espressione emotiva. Ridurre l'impatto delle dinamiche relazionali. Controllare il gruppo. Ridurre il coinvolgimento corporeo.

08. Il gioco e il teatro condividono: Eliminazione del contesto. Assenza di regole. Definizione di spazio, regole e ruoli. Riduzione simbolica.

09. Nel setting di drammaterapia è importante: Definire spazio e tempo dell’attività. Ridurre la struttura. Lasciare totale casualità. Eliminare le regole.

10. Il modello EPR è stato proposto da: Jennings. Grainger. Mead. Landy.

11. La fase di Embodiment riguarda: Analisi cognitiva della scena. Esplorazione corporea e sensoriale. Interpretazione di ruoli. Uso simbolico degli oggetti.

12. La fase di Role riguarda: Analisi cognitiva della scena. Interpretazione diretta di ruoli. Uso simbolico e proiettivo degli oggetti. Esplorazione corporea e sensoriale.

13. La Projection consente: Emergere di contenuti simbolici e temi rilevanti. Eliminazione delle emozioni superflue. Blocco del il processo creativo. Riduzione dell'immaginazione guidata.

14. La fase di creazione implica: L'osservazione distaccata della scena rappresentata da altri. Uso di tecniche teatrali e improvvisazione. Discussione e rielaborazione dell’esperienza. Creazione di fiducia tra utenti e tra utenti e conduttore.

15. Il rito nella drammaterapia serve a: Ridurre la partecipazione del gruppo. Segnalare il passaggio a uno spazio protetto. Eliminare il ruolo del gruppo. Aumentare rigidità e fissità della scena.

16. Il rito consente: Distacco totale dalla realtà. Riduzione dell'interazione sociale. Ingresso emotivo e fisico nel setting. Eliminazione delle emozioni negative.

17. La drammaterapia condivide con il rito: Spazio e tempo definiti e codici condivisi. Isolamento dall'interazione. Riduzione simbolica della situazione. Assenza di regole sociali.

18. Le sessioni di drammaterapia prevedono: Le sessioni hanno una struttura fissa ma seguono l'emergere di spunti dal gruppo. Improvvisazione, riattivazione, discussione. Inizio, sviluppo, fine. Fondazione, creazione, restituzione.

19. La fase di fondazione serve a: Ridurre l'interazione prima che inizi la fase rappresentativa. Creare fiducia tra utenti e tra utenti e conduttore. Analizzare traumi irrisolti degli individui per rappresentarli. Ridurre il conflitto tra Io e Me.

20. Nella fase di Role i partecipanti: Restano osservatori di una scena interpretata da altri. Interpretano ruoli anche complessi. Usano solo oggetti comuni con ruolo diverso. Non interagiscono tra loro.

21. La fase di restituzione consiste in: L'osservazione distaccata della scena rappresentata da altri. Uso di tecniche teatrali e improvvisazione. Discussione e rielaborazione dell’esperienza. Creare fiducia tra utenti e tra utenti e conduttore.

22. La struttura trifasica serve a: Creare un setting prevedibile e contenitivo. Ridurre la sicurezza percepita per "lasciarsi andare". Eliminare la strutturazione del setting. Aumentare imprevedibilità nella scena rappresentata.

23. Nelle prime fasi del percorso di drammaterapia: Prevale la fase di restituzione. Si segue la struttura trifasica. Prevale la fase di fondazione. Prevale la fase di creazione.

01. La narrazione aiuta a: Ridurre le emozioni. Aumentare l’isolamento. Attribuire significato alle esperienze. Eliminare la memoria.

02. La distanza estetica è considerata: Un processo automatico. Una tecnica mnemonica. Uno strumento di valutazione. Una difesa inconscia.

03. Il “come se” consente: Di vivere esperienze simulate come significative. Di eliminare la finzione. Di ridurre l’empatia. Di evitare ogni coinvolgimento.

04. La valenza relazionale del “come se” riguarda: La riduzione delle interazioni sociali. La capacità di comprendere l’altro. La memorizzazione di ruoli teatrali. L’isolamento emotivo.

05. La funzione empatica deriva da: Automazione comportamentale. Immedesimazione nell’altro. Riduzione relazionale. Distacco cognitivo.

06. La drammaterapia mira a: Analizzare traumi profondi direttamente. Ridurre la partecipazione. Mantenere il benessere psicologico. Eliminare emozioni.

07. Nel pensiero narrativo, le relazioni sono: Puramente logiche. Totalmente neutre. Indipendenti dal contesto. Cariche di significato emotivo.

08. La drammaterapia utilizza storie per: Eliminare emozioni. Sostituire la realtà. Ridurre l’identità. Favorire espressione e benessere.

09. Il concetto di betweenness indica: La dominanza del sé sull’altro. La separazione rigida tra individui. La neutralità emotiva. L’essere tra sé e l’altro in una relazione empatica.

10. Una componente dello storymaking è: Rigidità. Automatismo. Inibizione. Creatività.

11. Lo storymaking riguarda: L’imitazione comportamentale. La costruzione attiva di storie. L’analisi statistica. La riproduzione di testi.

12. L’iperdistanziazione comporta: Un eccessivo distacco emotivo dalla scena. Un’eccessiva immersione emotiva. Un aumento della memoria autobiografica. Una fusione identitaria con il personaggio.

13. L’ipodistanziazione si verifica quando: Il soggetto analizza solo cognitivamente. Il soggetto non partecipa alla scena. Il soggetto è completamente distaccato. Il soggetto è eccessivamente coinvolto emotivamente.

14. La funzione principale della distanza estetica è: Regolare il coinvolgimento emotivo evitando eccesso o distacco. Eliminare completamente il coinvolgimento emotivo. Ridurre la comprensione narrativa. Aumentare l’identificazione totale con il personaggio.

15. Il “come se” nella drammaterapia consente: Una fusione totale tra realtà e rappresentazione scenica. Una separazione tra realtà e finzione mantenendo il coinvolgimento emotivo. L’eliminazione delle emozioni durante la scena. Una riduzione della partecipazione cognitiva.

16. La valenza introspettiva del “come se” permette: Di evitare ogni forma di riflessione. Di sostituire completamente il sé. Di esplorare vissuti personali attraverso il personaggio. Di eliminare le emozioni personali.

17. Secondo il testo, il drammaterapeuta deve: Limitarsi alla tecnica scenica. Avere solo competenze teatrali. Conoscere i processi psicologici e le difese individuali. Evitare qualsiasi emozione.

18. Il ruolo deriva da: Una funzione sociale e relazionale. Una tecnica cognitiva. Un’emozione primaria. Una struttura narrativa fissa.

19. Il personaggio è: Un processo cognitivo. Un meccanismo difensivo. Una funzione sociale astratta. Una figura con storia e caratteristiche definite.

20. Secondo Bruner, il pensiero narrativo serve a: Organizzare eventi in sequenze significative. Aumentare automatismi. Ridurre la memoria autobiografica. Eliminare le emozioni.

21. Il pensiero narrativo ha natura: Sincronica. Diacronica. Statica. Lineare non causale.

22. Il pensiero narrativo contribuisce a: Eliminare la memoria. Costruire l’identità personale. Aumentare la rigidità cognitiva. Ridurre le relazioni sociali.

23. La memoria autobiografica è collegata a: Apprendimento implicito. Pensiero narrativo. Condizionamento classico. Processamento automatico.

24. Lo storytelling implica: Eliminazione della creatività. Ripetizione meccanica. Narrazione di storie. Memorizzazione passiva.

25. Il rischio principale in drammaterapia è: Attivare vissuti non contenibili. Usare storie simboliche. Ridurre l’intensità emotiva. Favorire la narrazione.

01. Secondo Bruner, il gioco promuove: Riduzione della creatività. Rigidità comportamentale. Isolamento sociale. Strategie di coping e adattamento.

02. Nella drammaterapia, il “come se” permette: Esposizione diretta del sé. Riduzione dell’apprendimento. Sperimentazione in contesto protetto e non giudicante. Eliminazione della finzione.

03. Le basi scientifiche della drammaterapia fanno riferimento a: Solo sviluppo cognitivo. Solo sviluppo emotivo. Solo sviluppo sociale. Sviluppo ludico e sviluppo drammatico della persona.

04. Lo sviluppo drammatico riguarda: Solo sviluppo linguistico. Differenziazione del sé e consapevolezza relazionale. Solo sviluppo cognitivo. Solo sviluppo emotivo.

05. Secondo Goffman, la vita sociale è: Un sistema biologico. Un palcoscenico in cui si assumono ruoli. Un comportamento automatico. Un processo cognitivo isolato.

06. Secondo Mead, l’individuo è: Un role player attivo. Un osservatore passivo. Un role taker che interiorizza ruoli sociali. Un sistema biologico.

07. Nel modello di Mead, l’Io rappresenta: La regolazione cognitiva. La memoria autobiografica. La parte sociale interiorizzata. La componente istintiva e creativa.

08. Nel modello di Mead, il Me rappresenta: La componente socialmente appresa. La parte istintiva. L’inconscio. La creatività.

09. Secondo Moreno, l’individuo è: Un sistema rigido. Un osservatore neutrale. Un role player capace di assumere ruoli diversi. Un soggetto passivo.

10. Lo psicodramma è: Una tecnica cognitiva. Una terapia basata sulla messa in scena di vissuti. Una forma di gioco simbolico semplice. Un metodo educativo rigido.

11. Nel psicodramma, gli io ausiliari sono: Strumenti simbolici. Regole di gioco. Tecniche cognitive. Persone che rappresentano figure significative.

12. Nel modello di Perls, la sedia vuota serve a: Aumentare la memoria. Eliminare il conflitto. Dialogare con parti di sé o persone significative. Ridurre le emozioni.

13. Il playback theatre implica: Ripetizione motoria. Rappresentazione di storie reali osservate dal narratore. Recitazione di testi scritti. Apprendimento cognitivo.

14. La drammaterapia si distingue dalla psicoterapia perché: È basata su diagnosi clinica. Usa tecniche farmacologiche. Analizza direttamente i traumi. Non affronta direttamente i vissuti personali.

15. La funzione della finzione in drammaterapia è: Eliminare il coinvolgimento. Creare una metafora protetta per l’espressione. Ridurre la creatività. Sostituire la realtà.

16. Nel periodo sensomotorio, il gioco consiste in: Giochi con regole. Uso simbolico complesso. Ripetizione di azioni e schemi sensomotori. Strategie astratte.

17. Nel periodo operatorio formale, il gioco implica: Solo azioni motorie. Pianificazione e pensiero ipotetico. Assenza di simbolismo. Ripetizione automatica.

18. Per Vygotskij, il gioco contribuisce a: Sviluppo del linguaggio e del significato. Rigidità cognitiva. Riduzione della comunicazione. Eliminazione del simbolismo.

19. Nel periodo operatorio concreto, il gioco diventa: Puramente individuale. Totalmente simbolico. Strutturato e regolato da norme. Privo di regole.

20. Nel periodo preoperatorio, il gioco è: Basato su regole rigide. Simbolico e rappresentativo. Astratto e logico. Puramente motorio.

21. Secondo Piaget, il gioco riflette: Le norme sociali. Le emozioni primarie. Le dinamiche inconsce. Le strutture cognitive degli stadi di sviluppo.

22. Nel modello di Winnicott, il gioco consente: La fusione totale con la madre. La riduzione dell’autonomia. L’eliminazione del simbolismo. La separazione dalla madre e il rapporto con la realtà.

23. Secondo Winnicott, il gioco è: Un comportamento imitativo rigido. Un’attività puramente cognitiva. Simile a un oggetto transizionale tra sé e realtà. Una risposta automatica agli stimoli.

24. Lo sviluppo ludico riguarda: La costruzione dell’identità adulta. Il ruolo del gioco nell’apprendimento e nella relazione. La regolazione esclusiva delle emozioni. L’eliminazione del comportamento simbolico.

25. Secondo Vygotskij, il gioco è: Una forma di apprendimento passivo. Un’attività biologica innata. Un processo individuale isolato. Una risposta ai bisogni nel contesto sociale.

01. Un repertorio ampio di ruoli indica: Minore coinvolgimento emotivo. Maggiore adattabilità sociale. Maggiore rigidità comportamentale. Ridotta capacità espressiva.

02. Il coinvolgimento organismico in drammaterapia riguarda: La precisione linguistica nella comunicazione verbale. La partecipazione emotiva e cognitiva nel ruolo. La capacità di improvvisazione. La capacità di adattamento e relazione.

03. La flessibilità nei ruoli favorisce: Ripetizione di schemi. Capacità di adattamento e relazione. Riduzione dell’espressività. Isolamento sociale.

04. L’iperdistanziazione all'interno del contesto della drammaterapia comporta: Elevata intensità emotiva e perdita di controllo. Espansione creativa del repertorio di ruoli. Scarso coinvolgimento e recitazione convenzionale. Fusione tra esperienza reale e finzione.

05. La partecipazione attiva in drammaterapia implica: Osservazione distaccata del gruppo. Disponibilità a mettersi in gioco nel ruolo. Ripetizione automatica di azioni. Presenza passiva alle attività.

06. L’artista interno del drammaterapeuta consente: Valutazione tecnica dei partecipanti. Riduzione dell’espressività. Uso creativo e simbolico del linguaggio teatrale. Controllo cognitivo rigido.

07. Il terapeuta interno in drammaterapia garantisce: Distanza completa dal gruppo. Struttura e sicurezza nel processo. Coinvolgimento emotivo totale. Creatività senza limiti.

08. Perché la finzione teatrale è protettiva?. Evita qualsiasi coinvolgimento personale. Sostituisce il lavoro relazionale. Riduce la partecipazione emotiva. Permette di esplorare contenuti difficili in sicurezza.

09. Un’eccessiva immedesimazione può portare a: Riduzione dell’attività scenica. Distacco emotivo completo. Rigidità espressiva. Perdita di confini tra sé e ruolo.

10. Cosa indica il parametro “tempo” in drammaterapia?. Velocità di esecuzione delle scene. Flessibilità nel passaggio tra ruoli diversi. Durata complessiva del percorso terapeutico. Numero di sessioni frequentate.

11. La distanza estetica è caratterizzata da: Equilibrio tra immersione e consapevolezza riflessiva. Assenza di coinvolgimento emotivo. Totale identificazione con il personaggio. Rigidità nell’esecuzione del ruolo.

12. Il focus in drammaterapia riguarda: La qualità della memoria episodica. La durata dell’intervento terapeutico. La capacità di sostenere il ruolo nella scena. L’uso del linguaggio tecnico.

13. L’ipodistanziazione all'interno del contesto della drammaterapia implica: Eccessiva fusione tra sé e ruolo con ridotta regolazione. Rigidità comportamentale e ripetitività. Controllo cognitivo elevato e distacco riflessivo. Distacco emotivo totale dalla scena.

14. Cosa distingue la fase di condivisione e restituzione?. Valutazione clinica approfondita dei partecipanti. Introduzione di nuovi contenuti narrativi. Rielaborazione dell’esperienza a livello individuale e gruppale. Sospensione della comunicazione tra i membri.

15. Il “supervisore interno” del drammaterapauta consente di: Favorire l’azione impulsiva nella scena. Ridurre la partecipazione emotiva del gruppo. Intensificare l’immedesimazione nei ruoli. Osservare il processo con distanza metariflessiva.

16. Qual è il ruolo del “paziente interno” nel drammaterapeuta?. Analizzare dall’esterno le dinamiche del gruppo. Entrare in risonanza emotiva con l’esperienza dei partecipanti. Proporre tecniche creative indipendentemente dal contesto. Mantenere il controllo strutturale del setting.

17. Cosa caratterizza la fase di creazione nella drammaterapia?. Eliminazione degli elementi emotivi per favorire il controllo. Ripetizione di esercizi di riscaldamento senza variazioni. Valutazione formale delle prestazioni individuali. Trasformazione di immagini ed esperienze in narrazioni drammatizzate.

18. Quale funzione svolgono i giochi di rispecchiamento nella drammaterapia?. Facilitano la conoscenza corporea e riducono l’ansia iniziale. Servono a stabilire gerarchie tra i partecipanti. Sostituiscono completamente la comunicazione verbale. Permettono di valutare capacità cognitive complesse.

19. Qual è l’obiettivo principale della fase di fondazione nella drammaterapia?. Definire ruoli stabili da mantenere per tutta la durata del percorso. Costruire fiducia e coesione per favorire la partecipazione autentica. Introdurre contenuti problematici da elaborare attraverso la scena. Valutare le competenze espressive dei partecipanti.

20. Cosa misura il numero di ruoli assunti?. L’ampiezza del repertorio comportamentale e adattivo. La durata della partecipazione alle sessioni. La profondità emotiva di un singolo ruolo. La qualità estetica della performance.

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