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LINGUAGGI ESPRESSIVI Vergallito Alessandra

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LINGUAGGI ESPRESSIVI Vergallito Alessandra

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LEZIONI 1 - 7

Creation Date: 2026/04/21

Category: Others

Number of questions: 105

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Qual è la funzione principale del medium artistico nelle artiterapie?. Valutare il livello di competenza artistica del partecipante. Produrre risultati estetici formalmente corretti. Facilitare l’espressione e la comunicazione del mondo interno. Sostituire completamente il linguaggio verbale nei contesti clinici.

. Il concetto di autoefficacia secondo Bandura riguarda: La capacità innata di adattarsi a qualsiasi contesto sociale. La percezione di essere in grado di eseguire azioni e raggiungere obiettivi. La tendenza a evitare compiti complessi per ridurre lo stress. La dipendenza da fattori esterni per determinare il successo personale.

. Il costrutto di agency si riferisce a: L’adattamento passivo alle condizioni ambientali esterne. La capacità di agire intenzionalmente influenzando eventi e obiettivi. La dipendenza dalle norme sociali nel determinare il comportamento. La riduzione del controllo individuale a favore di dinamiche collettive.

All’interno delle artiterapie, i partecipanti sono stimolati a: Limitarsi all’osservazione passiva dei processi creativi. Riprodurre modelli artistici standardizzati senza variazioni. Seguire rigidamente istruzioni tecniche senza coinvolgimento personale. Essere attivi nell’utilizzo del medium artistico per esprimersi.

Quale tra questi NON è un obiettivo delle artiterapie?. Valutare le competenze artistiche secondo criteri estetici standardizzati. Favorire il benessere psicologico. Promuovere la rappresentazione di sé. Sviluppare capacità emotive e social.

Quale tra questi NON è un obiettivo delle artiterapie?. Valutare le competenze artistiche secondo criteri estetici standardizzati. Favorire il benessere psicologico. Promuovere la rappresentazione di sé. Sviluppare capacità emotive e sociali.

La finestra di tolleranza si riferisce a: Una soglia biologica fissa di risposta allo stress. Lo spazio ottimale di attivazione per regolare emozioni e comportamenti. Un parametro utilizzato esclusivamente in ambito neurologico. Il limite massimo di esposizione a stimoli sensoriali intensi.

La danzamovimentoterapia utilizza: Il movimento corporeo come strumento espressivo e comunicativo. Esclusivamente tecniche di rilassamento muscolare guidato. Strumenti musicali per facilitare la coordinazione motoria. Attività fisica standardizzata senza componente simbolica.

La musicoterapia può essere utilizzata: Anche con bambini molto piccoli e pazienti in stato vegetativo. Solo in presenza di capacità cognitive integre. Solo con soggetti adulti con competenze musicali avanzate. Esclusivamente in contesti educativi scolastici.

La drammaterapia si caratterizza per: L’impiego esclusivo di strumenti musicali per la comunicazione. L’assenza di coinvolgimento attivo del partecipante. La centralità del disegno e delle arti visive. L’uso di tecniche teatrali come gioco di ruolo e improvvisazione.

In ambito aziendale, le artiterapie favoriscono: Processi inclusivi e relazioni positive tra gruppi di lavoro. La valutazione delle performance individuali in termini quantitativi. La standardizzazione delle modalità comunicative tra colleghi. La riduzione della creatività a favore dell’efficienza operativa.

Qual è l’obiettivo generale delle artiterapie?. Incrementare esclusivamente le abilità tecniche artistiche. Ridurre l’espressione emotiva per aumentare il controllo comportamentale. Favorire crescita personale e integrazione emotiva, cognitiva e fisica. Promuovere competenze specialistiche limitate a un singolo ambito.

Le artiterapie si collocano principalmente: Nella riabilitazione fisica senza coinvolgimento psicologico. Nella valutazione diagnostica standardizzata delle abilità cognitive. Nell’ottica della promozione del benessere della persona. Nel trattamento esclusivo delle patologie psichiatriche gravi.

Il Self-Assessment Manikin (SAM) serve a misurare: Valenza, arousal e dominanza. Motivazione, apprendimento e linguaggio. Stress, ansia e depressione. Memoria, attenzione e percezione.

Nel FACS, le Action Units (AU) rappresentano: Singoli movimenti muscolari del volto. Schemi cognitivi di interpretazione emotiva. Categorie universali di emozioni. Tipologie di espressioni sociali.

La dominanza nelle emozioni indica: La percezione di controllo su uno stimolo. La durata dell’esperienza emotiva. La forza del ricordo. La capacità linguistica.

Secondo Paul Ekman, quante emozioni primarie esistono?. Tre. Dieci. Dodici. Sei.

L'accentuazione è un display rule che consiste nel: Sostituire un'emozione con un altra. Eliminare completamente l'emozione. Intensificare l'espressione emotiva. Nascondere ogni espressione.

Nel modello dimensionale, l’arousal rappresenta: La quantità di ricordi associati. Il livello di attivazione fisiologica. Il contesto culturale. Il contenuto cognitivo dell’emozione.

Quale caratteristica distingue le emozioni dagli stati d’animo?. Le emozioni hanno durata breve e intensità elevata. Le emozioni durano più a lungo degli stati d’animo. Non esiste alcuna differenza. Gli stati d’animo hanno intensità più elevata.

Le display rules descritte da Ekman riguardano: Le differenze individuali nella percezione emotiva. I programmi innati che determinano le espressioni facciali. Le norme culturali che regolano l’espressione delle emozioni. I meccanismi fisiologici che generano le emozioni.

Secondo l’approccio evoluzionistico, le espressioni facciali delle emozioni hanno avuto origine: Da convenzioni culturali condivise tra gruppi sociali. Da strategie comunicative apprese durante lo sviluppo. Da processi cognitivi di interpretazione degli stimoli. Da atti motori con valore adattivo nella storia evolutiva.

Secondo Paul Ekman, le emozioni primarie sono caratterizzate da: Programmi di risposta innati e universalmente riconoscibili. Un’elevata dipendenza dal contesto sociale. Processi cognitivi complessi appresi culturalmente. Una durata più lunga rispetto alle emozioni secondarie.

Secondo i modelli categoriali delle emozioni: Le emozioni sono costruzioni esclusivamente culturali. Le emozioni derivano esclusivamente da valutazioni cognitive. Le emozioni possono essere organizzate in categorie discrete e distinguibili. Le emozioni sono distribuite lungo dimensioni continue.

Nel modello circomplesso di Russell, le emozioni sono rappresentate: In uno spazio bidimensionale definito da valenza e arousal. In una gerarchia che distingue emozioni primarie e secondarie. In una struttura categoriale organizzata per famiglie emotive. In una sequenza temporale che descrivel'evoluzione delle emozioni.

Nel modello dimensionale delle emozioni, la valenza indica: Il livello di attivazione fisiologica. Quanto un’emozione è percepita come positiva o negativa. La quantità di stimoli presenti. La percezione di controllo su uno stimolo.

Nella versione più moderata dell’ipotesi del feedback facciale: Le espressioni facciali sono irrilevanti per l’esperienza emotiva. Le espressioni facciali hanno un ruolo puramente comunicativo. Le espressioni facciali possono modulare l’intensità dell’emozione. Le espressioni facciali determinano l’emozione in modo automatico.

Secondo l’ipotesi del feedback facciale, nella sua versione più radicale: Le espressioni facciali determinano direttamente l’esperienza emotiva. Le espressioni facciali sono indipendenti dalle emozioni. Le emozioni derivano esclusivamente dall’interpretazione cognitiva. Le emozioni producono automaticamente le espressioni facciali.

L’attenuazione consiste nel: Simulare un’emozione opposta. Amplificare l’emozione. Ridurre l’intensità dell’espressione emotiva. Bloccare ogni movimento facciale.

Secondo Darwin, le espressioni facciali delle emozioni sono: Apprese esclusivamente dalla cultura. Presenti solo negli adulti. Totalmente casuali. Innate e universali.

L’accentuazione è una display rule che consiste nel: Sostituire un’emozione con un’altra. Eliminare completamente l’emozione. Intensificare l’espressione emotiva. Nascondere ogni espressione.

Quale delle seguenti è un’emozione primaria secondo Ekman?. Gelosia. Imbarazzo. Paura. Invidia.

La neutralizzazione consiste nel: Aumentare l’intensità dell’emozione. Inibire completamente l’espressione emotiva. Simulare felicità. Cambiare postura.

La simulazione consiste nel: Bloccare i movimenti muscolari. Mostrare un’emozione diversa da quella provata. Amplificare l’emozione reale. Eliminare tutte le emozioni.

Secondo l’approccio dell’embodied cognition, i processi cognitivi: Emergono dall’interazione tra mente, corpo e ambiente. Dipendono principalmente dall’elaborazione simbolica astratta. Sono determinati esclusivamente dall’attività cerebrale. Si sviluppano indipendentemente dall’esperienza corporea.

Applicata allo studio delle emozioni, l’embodied cognition suggerisce che: Le emozioni sono generate esclusivamente da stimoli ambientali. Le emozioni sono il risultato di valutazioni cognitive astratte. Le emozioni sono costrutti linguistici privi di base corporea. Le emozioni emergono dall’interazione tra processi corporei, cerebrali e contestuali.

L’ipotesi del feedback facciale sostiene che: Le emozioni non influenzano il corpo. Solo il cervello determina le emozioni. Le espressioni facciali possono influenzare l’esperienza emotiva. Le espressioni facciali sono irrilevanti.

I bambini piccoli tendono a: Comprendere subito l’ambivalenza. Provare emozioni opposte simultaneamente. Non provare emozioni. Percepire una sola emozione alla volta.

Nel contesto dell’educazione emotiva, accogliere le emozioni significa principalmente: Riconoscere la presenza delle emozioni senza giudicarle o reprimerle. Ridurre l’intensità delle emozioni negative. Analizzare razionalmente l’origine delle emozioni. Trasformare le emozioni negative in emozioni positive.

Secondo il modello di self-compassion, la dimensione dell’umanità comune implica: La tendenza a ridurre l’intensità delle emozioni negative. Il riconoscimento che la sofferenza e l’errore fanno parte dell’esperienza umana condivisa. La capacità di controllare le proprie emozioni. La capacità di evitare il giudizio sociale.

Nel contesto dell’educazione emotiva, quale ruolo svolgono principalmente gli adulti?. Guidare il bambino nel rendere comunicabile il proprio mondo emotivo attraverso parole e comportamenti. Insegnare strategie cognitive per evitare emozioni negative. Trasmettere al bambino un insieme di regole sociali per controllare le emozioni. Favorire la soppressione delle emozioni considerate inappropriate.

Le emozioni svolgono una funzione adattiva perché: Permettono di controllare le reazioni fisiologiche. Favoriscono la regolazione cognitiva del comportamento. Consentono di eliminare le emozioni negative. Segnalano informazioni rilevanti sullo stato interno e sull’ambiente.

Verso gli undici anni emerge: La riduzione delle emozioni. La perdita della consapevolezza emotiva. La scomparsa delle emozioni. La comprensione dell’ambivalenza emotiva.

La competenza emotiva può essere definita come: La capacità di ridurre l’intensità delle emozioni negative. La capacità di riconoscere, comprendere, esprimere e regolare le emozioni proprie e altrui. La capacità di controllare l’espressione emotiva nei contesti sociali. La capacità di distinguere le emozioni primarie da quelle secondarie.

Nel modello ABC utilizzato nella psicoterapia cognitivo‑comportamentale, la componente B rappresenta: L’evento che attiva la risposta emotiva. Le credenze o interpretazioni che la persona attribuisce all’evento. Le reazioni fisiologiche associate all’emozione. Le conseguenze comportamentali della situazione.

Quale delle seguenti NON è una delle quattro tappe dell’educazione emotiva?. Accogliere le emozioni. Riconoscere le emozioni. Memorizzare le emozioni. Regolare le emozioni.

Secondo Siegel, l’infanzia è un periodo importante perché: Si impara a riconoscere e comprendere le emozioni. Le emozioni sono solo biologiche. Le emozioni non cambiano nel tempo. Le emozioni non sono ancora presenti.

Qual è uno degli obiettivi principali dell’educazione emotiva?. Eliminare le emozioni negative. Ridurre l’espressione emotiva. Rendere comunicabile il mondo emotivo interno ed esterno. Insegnare solo il controllo del comportamento.

La comprensione dell’ambivalenza emotiva emerge generalmente: Intorno ai tre anni. Nella prima età adulta. Durante la prima infanzia. Verso gli undici anni.

Intorno ai sette anni i bambini diventano generalmente capaci di: Regolare autonomamente le emozioni intense. Comprendere la presenza simultanea di più emozioni con la stessa valenza. Distinguere le emozioni primarie da quelle secondarie. Comprendere la presenza di emozioni opposte nella stessa situazione.

Secondo gli studi sullo sviluppo dell’ambivalenza emotiva: La comprensione dell’ambivalenza compare già nei primi anni di vita. I bambini comprendono precocemente la coesistenza di emozioni opposte. I bambini piccoli tendono inizialmente a percepire una sola emozione alla volta. La capacità di riconoscere emozioni multiple emerge nell’età adulta.

Con il termine ambivalenza emotiva si indica: La coesistenza di emozioni di segno opposto rispetto alla stessa situazione. La presenza di emozioni particolarmente intense. La difficoltà nel riconoscere le emozioni negli altri. La tendenza a sopprimere le emozioni negative.

Quale dei seguenti fattori può ostacolare il riconoscimento delle emozioni?. Un’adeguata regolazione delle emozioni. Una maggiore consapevolezza emotiva. Una maggiore esperienza emotiva. Un elevato carico cognitivo che riduce le risorse attentive disponibili.

Che cosa si intende per self-compassion?. Competere con gli altri. Criticarsi per migliorare. Essere comprensivi e gentili verso sé stessi. Ignorare le difficoltà.

Nel modello modale di Gross, la prima fase della generazione dell’emozione riguarda: La risposta fisiologica. La modulazione della risposta. La soppressione emotiva. La presenza di una situazione rilevante.

Le motivazioni strumentali nella regolazione emotiva riguardano: Ricercare emozioni piacevoli ed evitare quelle spiacevoli. Il raggiungimento di obiettivi specifici. L’evitamento delle emozioni. Influenzare il comportamento degli altri.

Nel modello modale, quale fase segue la direzione dell’attenzione?. La valutazione della situazione. La distrazione. La modulazione della risposta. La selezione della situazione.

. Secondo Rimé, parlare delle emozioni svolge quale funzione cognitiva?. Eliminare completamente le emozioni. Aiutare a dare significato agli eventi vissuti. Ridurre la memoria degli eventi. Bloccare l’elaborazione cognitiva.

La funzione affettiva della condivisione delle emozioni consiste nel: Evitare il contatto emotivo. Aumentare l’isolamento sociale. Ridurre la memoria degli eventi. Sentirsi compresi e accolti.

Perché alcune persone evitano di raccontare esperienze emotive negative?. Perché raccontarle può riattivare emozioni dolorose. Perché le emozioni non sono importanti. Perché non ricordano l’evento. Perché le emozioni sono sempre positive.

Secondo Rimé, quale paradosso caratterizza la condivisione delle emozioni?. Parlare delle emozioni non produce effetti. Parlare delle emozioni impedisce di ricordare l’evento. Parlare delle emozioni può far sentire meglio ma anche riattivarle. Parlare delle emozioni elimina ogni emozione.

Le motivazioni edonistiche nella regolazione emotiva riguardano: Ricercare emozioni piacevoli ed evitare quelle spiacevoli. Il raggiungimento di obiettivi specifici. Evitare tutte le relazioni. Influenzare il comportamento degli altri.

Le motivazioni sociali nella regolazione emotiva riguardano: Ricercare emozioni piacevoli ed evitare quelle spiacevoli. Il mantenimento di relazioni e norme sociali. L’isolamento sociale. Il raggiungimento di obiettivi specifici.

La regolazione emotiva implicita avviene: Con grande sforzo cognitivo. Dopo una riflessione consapevole sugli eventi. Automaticamente e senza consapevolezza. Solo tramite istruzioni esterne.

La ristrutturazione cognitiva consiste nel: Modificare l’interpretazione di una situazione. Bloccare la risposta fisiologica. Evitare la situazione. Cambiare l’ambiente fisico.

La modulazione della risposta avviene: Dopo che l’emozione si è attivata. Durante la selezione della situazione. Durante la valutazione. Prima che la situazione si presenti.

Quale differenza caratterizza le strategie focalizzate sugli antecedenti?. Intervengono dopo la risposta emotiva. Bloccano l’attenzione. Intervengono prima della risposta emotiva. Eliminano la cognizione.

Secondo la teoria dell’attaccamento, quando il caregiver risponde in modo sensibile ai segnali del bambino: Il bambino sviluppa fiducia e senso di sicurezza. Il bambino riduce l’esplorazione dell’ambiente. Il bambino diventa più dipendente dal caregiver. Il bambino sviluppa una maggiore ansia da separazione.

La stabilità dell’attaccamento nel tempo tende a essere maggiore quando: La situazione familiare rimane relativamente stabile. Il bambino frequenta contesti educativi strutturati. Il bambino sviluppa competenze linguistiche avanzate. Il caregiver utilizza strategie educative rigide.

Secondo la teoria dell’attaccamento di Bowlby, l’attaccamento può essere definito principalmente come: Un comportamento appreso attraverso il rinforzo sociale. Un sistema motivazionale innato orientato alla ricerca di vicinanza con il caregiver. Una risposta emotiva secondaria derivante dalla soddisfazione dei bisogni fisiologici. Un legame affettivo costruito esclusivamente attraverso l’interazione sociale.

Secondo Bowlby, la funzione biologica del sistema di attaccamento consiste principalmente nel: Facilitare l’interiorizzazione delle norme sociali. Favorire lo sviluppo delle competenze cognitive. Garantire la sopravvivenza della prole attraverso la vicinanza al caregiver. Promuovere l’autonomia comportamentale del bambino.

Quale delle seguenti caratteristiche distingue il legame di attaccamento nei bambini?. La capacità del bambino di instaurare relazioni equivalenti con tutti gli adulti. La tendenza del bambino a evitare la dipendenza dagli adulti. La tendenza del bambino a cercare la vicinanza di figure specifiche di riferimento. La predisposizione a formare relazioni affettive brevi e temporanee.

Nel pattern di attaccamento insicuro evitante, il bambino tende a: Mostrare intensa angoscia alla separazione. Utilizzare il caregiver come base sicura per esplorare. Ricercare continuamente il contatto fisico. Mostrare scarsa ricerca di contatto con il caregiver al ricongiungimento.

Nel pattern di attaccamento insicuro resistente, il bambino: Mostra comportamenti ambivalenti nei confronti del caregiver al ricongiungimento. Si calma immediatamente al ritorno del caregiver. Evita completamente il caregiver. Mostra indifferenza alla separazione.

L’attaccamento disorganizzato è caratterizzato principalmente da: Indifferenza verso il caregiver. Elevata autonomia esplorativa. Comportamenti contraddittori, confusi o disorientati. Elevata socievolezza con gli estranei.

Nel primo periodo dello sviluppo, le risposte sociali del bambino come pianto e sorriso sono: Finalizzate all’esplorazione dell’ambiente. Utilizzate per regolare le emozioni. Dirette esclusivamente verso la madre. Indiscriminate e orientate a promuovere la vicinanza dell’adulto.

Secondo la teoria di Bowlby, l’attaccamento continua a svolgere un ruolo nel corso della vita perché: Le relazioni adulte dipendono esclusivamente dalle esperienze infantili. Le relazioni adulte riproducono identicamente quelle infantili. L’attaccamento rimane invariato nel tempo. I modelli relazionali precoci tendono a influenzare le relazioni successive.

Secondo Bowlby, l’organizzazione dei comportamenti di attaccamento: Dipende esclusivamente dalle relazioni sociali adulte. Tende a mantenere una certa continuità nel corso della vita. Scompare completamente nell’età adulta. È limitata ai primi anni di vita.

Rispetto alle funzioni cognitive, i bambini con attaccamento sicuro tendono a: Evitare situazioni di apprendimento difficili. Abbandonare facilmente i compiti complessi. Mostrare minore curiosità. Mostrare maggiore perseveranza nella risoluzione dei problemi.

La funzione alfa, secondo Bion, consente di: Eliminare gli elementi beta disturbanti. Sostituire le esperienze affettive con processi cognitivi. Ridurre l’intensità delle sensazioni corporee. Trasformare le esperienze emotive grezze in contenuti pensabili.

Nel modello di Bion, la rêverie materna indica: La tendenza della madre a fantasticare durante l’accudimento. Un processo cognitivo di interpretazione simbolica. Un meccanismo difensivo della madre. La capacità della madre di accogliere e trasformare gli stati emotivi del bambino.

La fase di dipendenza relativa, secondo Winnicott, è caratterizzata principalmente da: Una riduzione del bisogno di regolazione esterna. Una crescente consapevolezza dei propri bisogni e della dipendenza dal caregiver. Una piena capacità di tollerare la separazione. Una completa autonomia emotiva.

Nel processo di contenimento descritto da Bion, il caregiver: Controlla il comportamento del bambino. Interpreta verbalmente gli stati emotivi del bambino. Riduce l’intensità delle emozioni attraverso la distrazione. Trasforma le esperienze emotive grezze del bambino rendendole tollerabili.

Secondo Bion, la trasformazione degli elementi beta in elementi alfa permette: La soppressione delle emozioni disturbanti. La riduzione dell’intensità emotiva. La costruzione di schemi cognitivi complessi. La rappresentazione mentale delle esperienze emotive.

Nel modello contenitore-contenuto di Bion, il contenitore rappresenta: La mente capace di elaborare l’esperienza emotiva. Il sistema cognitivo del bambino. L’ambiente sociale del bambino. La relazione tra madre e padre.

Il concetto di contenimento implica che la regolazione emotiva sia inizialmente: Un processo cognitivo individuale. Un processo esclusivamente biologico. Un processo basato sull’apprendimento linguistico. Un processo interpersonale.

La funzione di object presenting consiste nel: Insegnare al bambino la distinzione tra realtà e fantasia. Presentare gradualmente al bambino gli oggetti del mondo esterno. Stimolare l’esplorazione autonoma dell’ambiente. Introdurre precocemente il bambino alle relazioni sociali.

Il concetto di preoccupazione materna primaria descrive: Un atteggiamento educativo centrato sulla disciplina. Uno stato psicologico che rende la madre altamente sensibile ai bisogni del neonato. Una strategia cognitiva per anticipare i comportamenti del bambino. Una forma di ansia patologica associata alla maternità.

Secondo Winnicott, quale condizione caratterizza la fase di dipendenza assoluta?. Il bambino è già capace di regolare autonomamente le proprie emozioni. Il bambino distingue chiaramente tra sé e la madre. Il bambino possiede rappresentazioni mentali stabili degli oggetti. Il bambino non è consapevole della propria dipendenza dal caregiver.

Nel pensiero di Bion, gli elementi beta sono: Esperienze sensoriali ed emotive non ancora trasformate in pensiero. Rappresentazioni simboliche già organizzate. Processi cognitivi complessi. Strutture inconsce della memoria.

Il concetto di “madre sufficientemente buona” indica una madre che: È capace di adattarsi ai bisogni del bambino senza essere perfetta. Soddisfa costantemente e senza errori ogni bisogno del bambino. Mantiene sempre una distanza emotiva per favorire l’autonomia. Stimola precocemente l’indipendenza del bambino.

13. Nel pensiero di Winnicott, quale ruolo svolge l’ambiente nello sviluppo del bambino?. Sostituisce le predisposizioni innate nello sviluppo. Costruisce dall’esterno le competenze cognitive ed emotive del bambino. Permette al bambino di realizzare il proprio potenziale evolutivo. Determina direttamente la struttura della personalità del bambino.

Perché la regolazione delle emozioni nei primi mesi di vita dipende dall’ambiente?. Perché l’esperienza emotiva del bambino è interamente determinata dai caregiver. Perché le emozioni emergono esclusivamente dall’interazione sociale. Perché il sistema nervoso del neonato è incapace di produrre emozioni. Perché il neonato non possiede ancora strumenti autonomi di regolazione emotiva.

Il passaggio da non integrazione a integrazione implica principalmente: La distinzione tra emozioni positive e negative. La costruzione di una continuità dell’esperienza del sé. La comparsa della memoria autobiografica. La formazione delle competenze linguistiche.

Il concetto di “danze interattive” indica: Pattern comportamentali rigidi e invarianti. Sequenze ripetitive ma flessibili di scambi tra madre e bambino. Processi cognitivi di rappresentazione simbolica. Interazioni guidate esclusivamente dalla madre.

Una caratteristica dei modelli operativi interni è che: Si formano esclusivamente in età adulta. Sono in gran parte inconsapevoli ma guidano il comportamento relazionale. Sono completamente consapevoli e facilmente modificabili. Non influenzano le relazioni future.

Secondo Stern, il bambino è considerato: Un sistema biologico autoregolato. Un soggetto attivo che partecipa alla costruzione della relazione. Un soggetto guidato esclusivamente da bisogni fisiologici. Un recettore passivo degli stimoli ambientali.

Una delle caratteristiche dei modelli operativi interni è che: Guidano le aspettative e i comportamenti nelle relazioni future. Sono completamente consapevoli e modificabili. Si formano esclusivamente in età adulta. Non influenzano il comportamento sociale.

Secondo Stern, lo sviluppo avviene attraverso: Apprendimento cognitivo individuale. Sequenze lineari di maturazione biologica. Processi interattivi dinamici e reciproci tra bambino e caregiver. Interiorizzazione delle norme sociali.

Il concetto di sintonizzazione affettiva implica: La condivisione degli stati affettivi tra caregiver e bambino. La riproduzione identica dei comportamenti del bambino. La regolazione cognitiva delle emozioni. La riduzione dell’intensità emotiva.

Nel paradigma della still face, quale processo viene principalmente indagato?. La formazione dei modelli operativi interni. Lo sviluppo delle competenze cognitive del bambino. I meccanismi precoci di regolazione emotiva nella diade bambino-caregiver. L’acquisizione del linguaggio nel primo anno di vita.

Nel paradigma della still face, la risposta iniziale del bambino all’assenza di reciprocità del caregiver è: Un’immediata reazione di pianto e protesta intensa. Un tentativo di ristabilire l’interazione attraverso segnali sociali come il sorriso. Una ricerca di oggetti alternativi nell’ambiente. Un ritiro completo dall’interazione sociale.

La sensibilità materna si riferisce a: La capacità di percepire, interpretare e rispondere adeguatamente ai segnali del bambino. La capacità di controllare il comportamento del bambino. La capacità di anticipare i bisogni cognitivi del bambino. La capacità di ridurre le emozioni negative del bambino.

Nel pattern di attaccamento sicuro, la sensibilità materna è caratterizzata da: Disponibilità, affettività e risposta contingente ai segnali del bambino. Controllo costante delle attività del bambino. Ridotta responsività per favorire l’autonomia. Coerenza comportamentale indipendente dai segnali del bambino.

I modelli operativi interni possono essere definiti come: Strutture comportamentali apprese socialmente. Processi inconsci legati alla memoria episodica. Schemi cognitivi utilizzati per risolvere problemi. Rappresentazioni mentali di sé, degli altri e delle relazioni.

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