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linguistica italiana

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linguistica italiana

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ecampus ferrari

Creation Date: 2026/11/07

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Quale tra queste NON è riconosciuta come lingua di minoranza storica dalla legge 482/1999?. croato. tedesco. spagnolo. albanese.

Quando in una comunità sono compresenti due lingue non differenziate funzionalmente, siamo in un contesto di?. bilinguismo sociale. diglossia. bilinguismo individuale. plurilinguismo.

Perché il romanesco si differenzia notevolmente dagli altri dialetti mediani?. pectine. pectine. nessuna delle risposte è corretta. per l'influenza del cinema nazionale. per l'isolamento del vaticano.

Come si descrive il fone /g/. occlusiva bilabiale sonora. occlusiva velare sorda. occlusiva dentale sorda. occlusiva velare sonora.

Come si descrive la E aperta. Vocale posteriore, medio-bassa, non arrotondata. Vocale anteriore, medio-bassa, non arrotondata. Vocale anteriore, medio-bassa, arrotondata. Vocale anteriore, medio-alta, non arrotondata.

Come si descrive il fonema /u/. vocale anteriore, alta, arrotondata. vocale posteriore, alta, non arrotondata. vocale anteriore, medio-alta, arrotondata. vocale posteriore, alta, arrotondata.

Quale di questi vocaboli non è derivato per composizione: camposanto. capostazione. libreria. purosangue.

Quale dei seguenti è un composto endocentrico: giramondo. pescespada. senzatetto. sottoscala.

Quale dei seguenti è un composto esocentrico: sottoscala. cassaforte. capogiro. banconota.

Quale di queste affermazioni è falsa?. Il latino fa parte delle lingue indoeuropee. Non abbiamo testimonianze del proto-indoeuropeo. L’italiano è una lingua indoeuropea. Le lingue italiche derivano dal latino.

Graziadio Isaia Ascoli riteneva: che il fonema /y/ derivasse dal sostrato etrusco. che le lingue romanze derivassero dalle lingue di sostrato. che i dialetti italiani settentrionali derivassero da varietà celtiche. che il fonema /y/ derivasse dal sostrato celtico.

Il sistema fonologico del latino prevedeva: una serie di vocali brevi, e una serie di consonanti lunghe e brevi. una doppia serie di vocali e consonanti lunghe e brevi. una serie di vocali e consonanti brevi. una serie di vocali lunghe e brevi, e una serie di consonanti brevi.

Quale di queste affermazioni è falsa?. il latino non esprimeva il futuro con espressioni perifrastiche. Il latino non aveva la diatesi passiva. il latino non possedeva il condizionale. nella diatesi attiva, il latino non esprimeva l’aspetto compiuto mediante perifrasi verbali.

Che cosa si intende per «sostrato»?. un aldo esoso. un cheto eptoso. un cheto esoso. un cheto pentoso.

L’Appendix Probi: è un’opera grammaticale composta nell’abbazia di Bobbio verso il 700 d.C. è una grammatica del latino volgare. è un testo grammaticale collocato alla fine di un’opera attribuita a Probo. è un’opera grammaticale scritta da Marco Valerio Probo.

Tra le fonti più importanti del latino volgare si annoverano: le opere dei grammatici, le iscrizioni, le opere dei poeti della tarda età imperiale. le opere dei grammatici, le iscrizioni, le opere di Cicerone e Virgilio. le opere dei grammatici, le iscrizioni, le lettere private e i testi cristiani. le opere dei grammatici, i testi cristiani e le opere di Cicerone e Virgilio.

Il latino volgare era: il registro più basso del latino, usato solo dalle classi popolari. il registro più basso del latino, usato da tutte le classi sociali nella comunicazione quotidiana. il dialetto usato nell’interazione quotidiana dalle classi inferiori nell’antica Roma. la lingua scurrile usata dalle classi popolari nell’antica Roma.

Nella storia dell’italiano si distinguono abitualmente: due fasi: italiano antico e italiano postunitario. tre fasi: fiorentino antico, italiano moderno, italiano contemporaneo. tre fasi: fiorentino antico, fiorentino medio, italiano moderno. due fasi: italiano antico e italiano moderno.

Con il termine di «volgari» medievali si indica: le lingue parlate dal «vulgus» al tempo dell’Impero romano. le varietà di latino impiegate nella comunicazione quotidiana nell’antica Roma. la lingua letteraria che si imporrà nel Cinquecento. le lingue parlate dal popolo nel Medioevo, distinte dal latino.

Quale di queste affermazioni è falsa?. il termine «dialetto» si diffonde nel Cinquecento. i volgari italiani derivano dal fiorentino. l’egemonia del fiorentino si impone nel secolo XVII. all’inizio il fiorentino non è che uno dei volgari d’Italia.

L'italiano: deriva dal fiorentino cinquecentesco. deriva dal fiorentino quattrocentesco. deriva dal fiorentino trecentesco. deriva dal vernacolo fiorentino.

Tra i tratti che distinguono l’italiano moderno e il fiorentino antico dal fiorentino moderno ricordiamo: l’esito «-aio» da -ARIUM. l’assenza della gorgia toscana. la cosiddetta anafonesi. la presenza di pronomi soggetto clitici.

Quale delle seguenti evoluzioni dal latino al fiorentino non è corretta?. LĔGNUM > légno. FLŌREM > fióre. SĔPTEM > sètte. MĪLLE > mille.

In fiorentino, il fenomeno del dittongamento spontaneo prevede che: le vocali medio-basse dittongano solo in sillaba aperta e tonica. le vocali medio-alte dittongano solo in sillaba aperta e tonica. le vocali medio-alte dittongano solo in sillaba aperta. le vocali medio-basse dittongano solo in sillaba tonica.

Di quante vocali toniche si compone il sistema fiorentino?. tre. cinque. sette. otto.

Nel latino volgare: esisteva un’opposizione fonologica tra vocali lunghe e vocali brevi. l’opposizione di timbro era stata sostituita da un’opposizione di lunghezza. la quantità vocalica aveva valore distintitivo. esisteva un’opposizione fonologica tra vocali medio-alte e vocali medio-basse.

Quale di queste affermazioni è falsa?. In latino classico la lunghezza vocalica aveva carattere fonologico, la differenza di timbro carattere allofonico. In latino classico la lunghezza vocalica aveva carattere allofonico, la differenza di timbro carattere fonologico. il sistema fonologico del latino classico aveva dieci fonemi vocalici. nel latino classico la quantità vocalica aveva valore distintivo.

Rispetto al vocalismo del fiorentino, il vocalismo del siciliano: è privo delle vocali medio-alte. è privo delle vocali medio-basse. è privo delle vocali alte. è privo delle vocali medie.

In fiorentino, le vocali toniche in iato tendono a:abbassarsi per dissimilazione. innalzarsi per assimilazione. innalzarsi per dissimilazione. abbassarsi per dissimilazione. dileguare per dissimilazione.

Quale delle seguenti affermazioni è falsa?. L’inserzione è l’aggiunta di una vocale o di una consonante. La lenizione è l’aumento del grado di forza articolatoria di un segmento vocalico o consonantico. La metatesi è l’alterazione dell’ordine originario di due segmenti. La cancellazione è l’eliminazione di uno o più segmenti vocalici o consonantici.

L’anafonesi è un fenomeno fonetico: che interessa le vocali toniche latine / ĭ ĕ ŭ ŏ/ in ogni contesto. che interessa le vocali toniche latine / ĭ ē ŭ ō/ in ogni contesto. che interessa le vocali toniche latine / ĭ ē ŭ ō/ solo in alcuni contesti. che interessa le vocali toniche latine / ĭ ĕ ŭ ŏ/ solo in alcuni contesti.

L’anafonesi: distingue il fiorentino e l’italiano dai dialetti settentrionali e meridionali. distingue il fiorentino e i dialetti meridionali dai dialetti settentrionali. distingue il fiorentino dall’italiano e dai dialetti settentrionali e meridionali. distingue il fiorentino e i dialetti settentrionali dai dialetti meridionali.

Quale di queste affermazioni è falsa?. la metafonesi vige in alcuni casi anche nei dialetti settentrionale. la metafonesi è innescata dalla vocale finale atona. la metafonesi è un fenomeno solo dell’italiano antico. la metafonesi è un fenomeno di assimilazione.

Il passaggio lat. «PAUCUM» > fior. «poco» è un caso di: cancellazione. monottongamento. assimilazione. dissimilazione.

Il passaggio «mangiare bene → mangiar bene» è un caso di: sincope. apocope. aferesi. elisione.

In siciliano, il vocalismo atono da quante vocali è composto?. otto. cinque. tre. sette.

In fiorentino, il vocalismo atono da quante vocali è composto?. tre. cinque. otto. sette.

La forma toscana antica «portòe» si spiega come un caso di: aferesi. epitesi. epentesi. prostesi.

Nel latino, volgare le vocali atone /ĕ/ e /ĭ/ in iato: passano alla semiconsonante /j/. passano a /i/. si rafforzano per dissimilazione. dileguano.

La forma «per ischerzo» si spiega come un caso di: apentesi. epitesi. prostesi. aferesi.

Il raddoppiamento fonosintattico «regolare» è innescato: da alcune parole tronche. da tutti i monosillabi atoni. da tutte le parole tronche. da alcuni monosillabi atoni.

L’esito «lat. AD-RIPĀRE > it. arrivare» è un caso: di dissimilazione anticipatoria. di dissimilazione perseverativa. di assimilazione anticipatoria. di assimilazione perseverativa.

Quale delle seguenti affermazioni è falsa?. In fiorentino la lunghezza vocalica ha valore allofonico. In latino classico e in fiorentino la lunghezza vocalica ha valore distintivo. In latino classico la lunghezza vocalica ha valore distintivo. In latino classico e in fiorentino la lunghezza consonantica ha valore distintivo.

Dal latino all’italiano le consonanti finali: si conservano in genere nelle parole monosillabiche. cadono in genere nelle parole monosillabiche. cadono in tutte le parole. si conservano in alcune parole polisillabiche.

Il fenomeno della gorgia toscana prevede: la spirantizzazione delle fricative in contesto intervocalico. la spirantizzazione delle fricative in contesto non-intervocalico. la spirantizzazione delle occlusive in contesto intervocalico. la spirantizzazione delle occlusive in contesto non-intervocalico.

Nelle varietà toscane, le occlusive sorde in posizione intervocalica: si sonorizzano sistematicamente e spesso dileguano. non si sonorizzano mai. si sonorizzano sistematicamente. si sonorizzano in alcune forme.

Quale delle seguenti affermazioni è falsa?. in latino volgare la /b/ intervocalica si spirantizza. la neutralizzazione tra /v/ e /b/, detta betacismo. il latino non possedeva la consonante /v/. il betacismo è tipico delle varietà centro-meridionali e toscane.

Dal latino all’italiano, nei nessi «consonante + /l/»: la /l/ diventa una semiconsonante. la /l/ diventa una vocale. la /l/ rimane inalterata. la /l/ diventa una consonante.

Nel passaggio «FACĬO > faccio» e «TACĔO > taccio», il nesso /kj/ del latino volgare diventa: un’affricata prepalatale sonora. una fricativa prepalatale sonora. un’affricata prepalatale sorda. una fricativa prepalatale sorda.

Nel passaggio dal latino «FACĬO» all’italiano «faccio» dobbiamo ipotizzare: un solo passaggio fonetico. due passaggi fonetici. tre passaggi fonetici. quattro passaggi fonetici.

Quale delle seguenti affermazioni è falsa?. «guastare» e «guado» sono parole di origine germanica. «raro» e «ferire» sono dei cultismi. «manovale» deriva dal latino «MANŬALEM». «guerra» e «guanto» sono parole di origine germanica.

L’evoluzione «ARMARIUM > armadio», quale tipo di fenomeno consonantico implica?. dissimilazione. epentesi. metafesi. assimilazione.

Nell’evoluzione «DĒBĒTIS > dovete» la /o/ è dovuta a un fenomeno: di dissimilazione. di labializzazione. di abbassamento dell’articolazione. di innalzamento di vocale in iato.

L’italiano «specchio» è: un’eccezione alla legge fonetica del dittongamento. un cultismo. un caso di raddoppiamento fonosintattico. la regolare evoluzione del latino «SPĔCŬLU(M)».

L’italiano «vizio» è: la regolare evoluzione del latino «VĬTĬU(M)». un cultismo. un allomorfo di «vezzo». un’eccezione alla legge fonetica che prevede che /ĭ/ evolva in /e/.

Alla base dell’italiano «cuore» si deve ipotizzare la forma: *CŎRE(M). CŎRDE. CŎR. *CŎRDE(M).

In italiano, il morfema «-o» della prima persona singolare dell’imperfetto indicativo: è dovuto a un processo analogico di livellamento. è dovuto al processo analogico del quarto proporzionale. è la regolare continuazione del morfema latino. è dovuto a un processo analogico di rianalisi.

Quale di queste forme non è dovuta all’analogia?. mossi. facete. essere. scrissi.

Quale di queste forme non è dovuta all’analogia?. cuoce. cuociamo. moriamo. muore.

Nell’italiano antico «tempora»: il morfema del plurale è «-a», diversamente che in latino. il morfema del plurale è «-a», come in latino. il morfema del plurale è «-ora», come in latino. il morfema del plurale è «-ora», diversamente che in latino.

La forma italiana «lastrico»: è dovuta a un processo analogico di livellamento. è la regolare continuazione della forma latina «*ASTRĬCU(M)». è dovuta al processo analogico del quarto proporzionale. è dovuta a un processo analogico di rianalisi.

La forma italiana «usignolo»: è dovuta al processo analogico del quarto proporzionale. è dovuta a un processo analogico di livellamento. è la regolare continuazione della forma latina «*LUSCINĬŎLU(M)». è dovuta a un processo analogico di rianalisi.

Quale di queste affermazioni è falsa?. La grammaticalizzazione è una conseguenza della rianalisi (o risegmentazione). La grammaticalizzazione consiste nella soppressione degli allomorfi. Lo sviluppo del suffisso avverbiale «-mente» è un caso di grammaticalizzazione. Nella grammaticalizzazione una parola lessicale diventa un morfema grammaticale.

I processi di retroformazione sono innescati: dal livellamento analogico. dal cambiamento semantico dei suffissi presenti nella parola. dalla grammaticalizzazione. dalla rianalisi.

Secondo l’ipotesi «morfologica», il morfema plurale «-e» del femminile (per es. «capre»): è di origine analogica. è la regolare continuazione dell’accusativo plurale della I declinazione latina. è la regolare continuazione del nominativo plurale della I declinazione latina. non è spiegabile.

Quale di queste affermazioni è errata?. In italiano, la gran parte dei nomi deriva dal nominativo latino. La IV e la V declinazione non proseguono in fiorentino antico. Il risultato dell’evoluzione del sistema nominale latino è, in fiorentino, la formazione di cinque classi di nomi. Nell’evoluzione dal latino all’italiano i morfemi flessivi dei nomi hanno perduto la funzione casuale.

Qual è la regolare evoluzione del latino «LIGNUM» (sing.), «LIGNA» (pl.)?. il legno, la legna. il legno, le legna. la legna, le legne. il legno, i legni.

Nel latino volgare, l’articolo definito: aveva valore soltanto esoforico (o extralinguistico). aveva valore endoforico (o testuale) e poteva designare una classe di elementi. aveva valore soltanto endoforico (o testuale). aveva valore sia endoforico (o testuale) che esoforico (o extralinguistico).

Nella formazione dei composti, l’italiano: presenta l’ordine MODIFICATORE-TESTA, come il latino. presenta l’ordine MODIFICATORE-TESTA, diversamente dal latino. presenta l’ordine TESTA-MODIFICATORE, diversamente dal latino. presenta l’ordine TESTA-MODIFICATORE, come il latino.

I pronomi liberi «lui» e «loro»: in italiano moderno hanno soltanto funzione di soggetto. in fiorentino antico raramente avevano funzione di soggetto. in italiano moderno raramente hanno funzione di soggetto. sia in fiorentino antico, sia in italiano moderno spesso hanno funzione di soggetto.

Quale di queste affermazioni non è corretta?. «Ella» deriva dal nominativo «ĭlla». «Loro» deriva dal genitivo «ĭllōrum». «Egli» deriva dal nominativo «ĭlle». «Noi» deriva dal nominativo/accusativo «nos».

Le forme singolari dei pronomi clitici italiani (mi, ti, lo, gli, la, le) derivano: dal nominativo e dall’accusativo dei pronomi personali latini e di «ĬLLE, ĬLLA, ĬLLUD». dal dativo e dall’accusativo dei pronomi personali latini e di «ĬLLE, ĬLLA, ĬLLUD». dal nominativo e dal dativo dei pronomi personali latini e di «ĬLLE, ĬLLA, ĬLLUD». dall’accusativo e dal genitivo dei pronomi personali latini e di «ĬLLE, ĬLLA, ĬLLUD».

Nell’espressione della comparazione: si passa da un sistema di tipo analitico (latino) a uno di tipo sintetico (italiano). il sistema di tipo analitico latino si conserva in italiano. si passa da un sistema di tipo sintetico (latino) a uno di tipo analitico (italiano). il sistema di tipo sintetico latino si conserva in italiano.

La forma italiana «quello» deriva da: «CU(M) ĬLLU(M)». «QUĬLLU(M)». «QUĒLLU(M)». «ECCU(M) ĬLLU(M)».

La forma italiana «questo» deriva da: «CU(M) ĬSTU(M)». «QUĬSTU(M)». «ECCU(M) ĬSTU(M)». «QUĒSTU(M)».

Quale di queste affermazioni è falsa?. Il morfema «-no» di III plurale si è esteso da «essere» alle altre coniugazioni. La forma «siete» del verbo «essere» deriva da un ipotetico «*SĔTIS». Il morfema «-o» di «sono» (I pers. del verbo «essere») è analogico su quello delle coniugazioni regolari («am-o», «legg-o», ecc.). La forma «sei» del verbo «essere» è la regolare continuazione del latino «ĔS».

La desinenza di I plurale «-iamo»: proviene dal congiuntivo presente della II e IV coniugazione. è la regolare continuazione della desinenza del presente indicativo di I coniugazione «-ĀMUS». è la continuazione della desinenza del presente indicativo di IV coniugazione «-ĪMUS». è la continuazione della desinenza del presente indicativo di II coniugazione «-ËMUS».

Le coniugazioni in italiano: sono tre come in latino. sono quattro, mentre in latino erano tre. sono quattro come in latino. sono tre, mentre in latino erano quattro.

Il passaggio di un verbo da una coniugazione all’altra è detto: metaplasmo. metatesi. metalessi. cataplasmo.

Il presente indicativo «vedo»: è analogico su quelle della I e della III coniugazione. è la regolare continuazione del latino «vĭdo». è la regolare continuazione del latino «vĭdeo». è analogico su quella della IV coniugazione.

Il morferma «-a» del congiuntivo presente di «dare» e «stare»: è analogico su quello del congiuntivo presente di «essere». è analogico su quello dell’indicativo presente della I coniugazione. è la regolare continuazione del congiuntivo latino di «DARE» e «STARE». è analogico su quello del congiuntivo presente della II-IV coniugazione.

Quale di queste modalità di costruire il perfetto si continua solo sporadicamente in italiano?. raddoppiamento della sillaba radicale. cambiamento della vocale radicale. aggiunta di «-u-» tra la radice e la desinenza. aggiunta di «-s-» tra la radice e la desinenza.

Il congiuntivo imperfetto italiano: deriva dall’indicativo piuccheperfetto latino. deriva dal congiuntivo imperfetto latino. deriva dal congiuntivo piuccheperfetto latino. deriva dal congiuntivo presente latino.

Il futuro e il condizionale italiano sono diventati forme sintetiche a causa: di un processo di rianalisi e grammaticalizzazione. di livellamento analogico. di coalescenza. di composizione e derivazione.

Il condizionale italiano: era in origine una forma sintetica formata dall’infinito del verbo e dal perfetto dell’ausiliare «avere». era in origine una forma sintetica formata dall’imperfetto dell’ausiliare «avere» e dall’infinito del verbo. è la regolare continuazione dell’indicativo piuccheperfetto latino. è la regolare continuazione del congiuntivo imperfetto latino.

Il futuro italiano: era in origine una forma sintetica formata dall’infinito del verbo e dal presente dell’ausiliare «avere». era in origine una forma sintetica formata dal presente dell’ausiliare «avere» e dall’infinito del verbo. è la regolare continuazione del futuro latino. è la regolare continuazione dell’infinito latino.

Il perfetto indicativo latino: esprimeva un aspetto verbale aoristico. esprimeva un aspetto verbale aoristico o compiuto a seconda dei contesti. esprimeva un aspetto verbale compiuto. esprimeva un aspetto verbale sia aoristico sia compiuto.

Quale di queste affermazioni è falsa?. il latino esprimeva il passivo soltanto attraverso forme sintetiche. l’italiano esprime il passivo soltanto attraverso forme analitiche. il condizionale italiano era in origine un costrutto verbale analitico. già nel latino volgare erano scomparsi i verbi deponenti.

Quale dei seguenti ordini è quello fondamentale in italiano?. Sintagma Nominale-Genitivo, diversamente che in latino. Nome-Aggettivo, come in latino. Aggettivo-Nome, diversamente che in latino. Sintagma Nominale-Genitivo, come in latino.

Quale delle seguenti affermazioni è falsa?. La preposizione italiana «da» deriva dalla fusione delle preposizioni latine «DE» e «AB». Il latino esprimeva alcune funzioni sintattiche sia attraverso i casi, sia attraverso le preposizioni. La preposizione latina «AD» introduceva l’Oggetto indiretto. In latino c'erano preposizioni che potevano reggere due casi diversi.

In italiano si ha la proclisi: con tutti i modi finiti del verbo. con tutti i modi non-finiti del verbo. con tutti i modi finiti del verbo tranne che coll’imperativo. con tutti i modi non-finiti del verbo tranne che coll’infinito, che ammette anche l’enclisi.

In italiano antico la proclisi si verifica: quando il verbo è in posizione iniziale di frase. quando il verbo non è in posizione iniziale. quando il verbo è al modo imperativo. quando il verbo è preceduto dalle congiunzioni «e, ma, o».

Il passaggio dal lat. «HOMO» ‘essere umano’ all’it. «uomo» ‘essere umano di sesso maschile’ deriva: da un’associazione per contiguità tra i significati. da un’associazione per similarità tra i significati. da un’associazione per similarità tra i significanti (le parole). da un’associazione per similarità tra i referenti.

Quale di queste affermazioni è falsa?. abbiamo cambiamento semantico quando il significato di un lessema muta da uno stato all’altro di una lingua. In latino «DOMUS» significava «padrone». in latino «CABALLUS» significava «ronzino». in latino «BUCCA» significava «guancia», analogamente a «GENA».

Il cambiamento semantico si attua attraverso tre passaggi: associazione, neoformazione, lessicalizzazione. associazione, innovazione, neoformazione. associazione, innovazione, lessicalizzazione. associazione, innovazione, polisemia.

Il cambiamento semantico dal lat. «COXA» ‘anca’ all’it. «coscia» deriva: da un’associazione per contiguità tra i significanti (le parole). da un’associazione per similarità tra i significanti (le parole. da un’associazione per similarità tra i referenti. da un’associazione per contiguità tra i referenti.

Quale delle seguenti affermazioni è falsa?. i cultismi non fanno parte del lessico ereditario. i cultismi sono stati introdotti nella lingua dai dotti. i cultismi si sono evoluti secondo le leggi fonetiche. il lessico ereditario è stato trasmesso per via orale.

Quale delle seguenti affermazioni è falsa?. la /i/ di «il» deriva da un fenomeno di prostesi. l’articolo definito «lo» deriva dalla seconda sillaba del dimostrativo latino «ĬLLUM». la forma più arcaica dell’articolo in fiorentino è «lo». l’articolo definito «il» deriva dalla prima sillaba del dimostrativo latino «ĬLLUM».

La forma «venir» nel verso dantesco «Ed ecco verso noi venir per nave» è un caso di: elisione. aferesi. sincope. troncamento.

La forma «isperate» nel verso dantesco «non isperate mai veder lo cielo» è un caso di: prostesi di /i/. epitesi di /i/. aferesi di /i/. epentesi di /i/.

Nella frase del Decameron «a cena l’arostisse e governassela», la legge Tobler-Mussafia: è rispettata solo dalla forma «governassela». è sempre rispettata. è rispettata solo dalla forma «l’arostisse». non è mai rispettata.

L’Indovinello veronese: è un testo latino risalente all’VIII secolo. è un testo che presenta una patina volgare solo a un livello superficiale. è il primo documento del volgare italiano. è il primo documento del volgare veronese.

Il Graffito della Catacomba di Commodilla: sii trova a Roma e risale al IX secolo d.C. si trova a Viterbo e risale al IX secolo d.C. si trova a Viterbo e risale all’VIII secolo d.C. si trova a Roma e risale all’VIII secolo d.C.

La forma «a bboce» del Graffito della Catacomba di Commodilla si presenta come un caso di: betacismo e raddoppiamento fonosintattico. betacismo e assimilazione del neutro pl. in «-a» alla declinazione femminile. betacismo. raddoppiamento fonosintattico.

Nella frase del Placito di Capua «kelle terre, [...] trenta anni le possette» si ha un caso di: dislocazione a sinistra. anteposizione contrastiva. tema libero. dislocazione a destra.

Tra le più antiche testimonianze letterarie profane in volgare italiano si annoverano: il Ritmo bellunese e l’iscrizione nella basilica inferiore di S. Clemente. il Ritmo laurenziano e il Ritmo cassinese. il Ritmo laurenziano e l’iscrizione della tomba di Giratto. il Ritmo bellunese e la canzone «Quando eu stava en le tu cadhene».

I poeti «siculo-toscani» usarono: una lingua di base toscana in cui convivono sicilianismi, provenzalismi ed elementi locali. il siciliano letterario. il siciliano letterario e il provenzale. una lingua di base fiorentina in cui convivono sicilianismi, provenzalismi ed elementi locali.

La veste linguistica originale di «Pir meu cori alligrari» di Stefano Protonotaro ci è stata conservata: da uno dei tre grandi canzonieri duecenteschi P, L e V. da un manoscritto copiato nell’Italia settentrionale. dal «libro siciliano» composto da Gianmaria Barbieri. da un trattato cinquecentesco di Gianmaria Barbieri.

I poeti della scuola siciliana scrissero: in un siciliano illustre, privo di tratti dialettali locali. in un volgare genericamente meridionale. nel siciliano di Palermo, la sede della corte di Federico II. in una lingua recante una patina grafico-linguistica già toscanizzata.

Quale di queste affermazioni è falsa?. in siciliano le vocali latine ĕ (e breve) e ŏ (o breve) evolvono rispettivamente in /e/ e /o/. in siciliano le vocali latine ĕ (e breve) e ŏ (o breve) non dittongano. il sistema fonologico del siciliano ha tre vocali atone. ill sistema fonologico del siciliano ha cinque vocali toniche.

Lo stile di Guittone d’Arezzo: è sciatto e trascurato fino a divenire banale. si rifà alla tradizione provenzale del «trobar clus». si rifà alla tradizione siciliana. è ispirato alla semplicità e alla cantabilità.

I poeti della Scuola poetica siciliana: imitarono la poesia trobadorica, ma scrissero in volgare siciliano. imitarono la poesia trobadorica e usarono la lingua d’oc. imitarono la poesia trobadorica e usarono la lingua francese. imitarono la poesia trobadorica, ma scrissero in toscano.

Il vero protagonista della svolta stilnovistica fu: Bonagiunta Orbicciani da Lucca. Guido Cavalcanti. Dante Alighieri. Guido Guinizzelli.

La definizione di «dolce stil novo» viene formulata da Dante: nel «Convivio». nella «Vita nova». nel «Purgatorio». nel «De vulgari eloquentia».

La «Vita nova» di Dante: è un canzoniere di rime amorose. è un trattato in prosa, contenente al suo interno testi poetici. è una raccolta di rime introdotte e seguite da parti in prosa. è un romanzo autobiografico in versi.

Quale di questi elementi caratterizza la lingua di «Tanto gentile e tanto onesta pare» di Dante Alighieri?. il ricorso al linguaggio della filosofia e della medicina del tempo. il ricorso a numerosi latinismi. l’abbondanza di provenzalismi. l’abbondanza di sicilianismi.

Quale di queste caratteristiche non appare tipica della prosa delle origini?. paratassi. polisindeto. abbondanza di sicilianismi. ricchezza lessicale.

Secondo Dante, il volgare ideale è «illustre» perché: è il più celebre dei volgari italiani. è il più nobile tra i volgari italiani. è degno di illustrare le gesta dei grandi personaggi. perché diffonde luce e risplende chiaro su tutti.

Il «Convivio» di Dante: è un trattato in latino che fu scritto poco prima dell’esilio. è un trattato in volgare che fu scritto nei primi anni dell’esilio. è un trattato in latino che fu scritto nei primi anni dell’esilio. è un trattato in volgare che fu scritto poco prima dell’esilio.

Nel canto XXVI del Purgatorio, Dante incontra: Arnaut Daniel e Bonagiunta Orbicciani da Lucca. Guido Guinizzelli e Bonagiunta Orbicciani da Lucca. Arnaut Daniel e Guittone d’Arezzo. Guido Guinizzelli e Arnaut Daniel.

La lingua della «Commedia» di Dante: è un idioma artificiale, in cui si mescolano diverse varietà. è abbondantemente modellato sulla prosa latina. è basata sul fiorentino di fine Duecento e di inizio Trecento. è il «volgare illustre» teorizzato nel «De vulgari eloquentia».

L’obiettivo che Dante persegue nel «De vulgari eloquentia» è quello: di creare un’«arte poetica» del volgare. di tratteggiare la storia della poesia volgare, dai provenzali ai suoi giorni. di rivendicare la dignità del volgare nell’uso colto. di creare una lingua adatta al discorso filosofico.

Nelle prime righe del Proemio del «Decameron» l’autore afferma: di aver trovato sollievo alle sue sofferenze amorose nella fede. di aver trovato sollievo alle sue sofferenze amorose nel dialogo con qualche amico. di aver trovato sollievo alle sue sofferenze amorose nella scrittura di novelle. di aver trovato sollievo alle sue sofferenze amorose nella lettura dei classici latini.

La forma «aura» del primo verso del sonetto petrarchesco «Erano i capei d’oro a l’aura sparsi» è un: latinismo. sicilianismo. francesismo. provenzalismo.

La lingua usata nel Proemio del «Decameron» e nella cornice introduttiva alle giornate è caratterizzata: dall’uso abbondante del «che» polivalente. dall’impiego di periodi lunghi, ricchi di subordinate. dall’impiego di forme tipiche delle varietà «basse» di fiorentino. dall’uso abbondante di ordini sintattici marcati: dislocazioni a sinistra e a destra, tema libero ecc.

Nella novella di «Chichibio», l’autore inserisce delle brevi frasi: nel fiorentino «rustico» di Certaldo. in dialetto bolognese. in vernacolo fiorentino. in dialetto veneziano.

La lingua del «Decameron» si presenta: altrettanto polimorfica di quella della coeva poesia. meno polimorfica di quella della coeva poesia. maggiormente polimorfica di quella della coeva poesia. meno polimorfica di quella della coeva poesia, ma solo nelle ballate che concludono le giornate.

meno polimorfica di quella della coeva poesia, ma solo nelle ballate che concludono le giornate. il saluto della donna. la labilità delle cose. l’apparizione della donna. l’inestinguibile passione del poeta.

Nel verso petrarchesco «vo mesurando a passi tardi e lenti», nel sintagma «tardi e lenti» che procedimento retorico troviamo?. nell'apparato mammario, nel sangue e da tressuti mammari. polisindeto. dittologia sinonimica. consonanza.

Quale di queste affermazioni è falsa?. il titolo originale del «Canzoniere» è «Rerum vulgarium fragmenta». per Petrarca l’amore è uno strumento di conoscenza intellettuale e di elevazione spirituale. ill «Canzoniere» di Petrarca è il testo chiave per la storia dell’italiano letterario. al centro del «Canzoniere» c’è il concreto e tormentato io individuale.

Il tema del latino parlato a Roma fu oggetto di uno scambio epistolare tra due importanti umanisti: Biondo Flavio e Leonardo Bruni. Cristoforo Landino e Leonardo Bruni. Poggio Bracciolini e Cristoforo Landino. Biondo Flavio e Poggio Bracciolini.

Quale di queste affermazioni è falsa?. con l’Umanesimo il latino diventa il principale strumento espressivo in ogni campo della cultura. nel Quattrocento il volgare viene usato solo nelle scritture pratiche e nei generi letterari popolari. nel Quattrocento il volgare attraversa una fase di crisi. con l’Umanesimo si diffonde l’idea della superiorità della cultura moderna su quella antica.

La lingua dei poeti dell’Umanesimo volgare fiorentino: è la lingua dei grandi autori del Due- e del Trecento, aperta agli influssi del fiorentino contemporaneo. è il fiorentino del Quattrocento (detto anche «argenteo»). è la lingua dei grandi autori del Due- e del Trecento (Dante, Petrarca e Boccaccio). è la lingua dei grandi autori del Trecento, in particolare di Petrarca e Boccaccio.

Quale delle seguenti affermazioni è falsa?. La Raccolta Aragonese fu inviata da Lorenzo de’ Medici a Federico d’Aragona. Gli autori della Raccolta Aragonese vogliono proporre ai contemporanei un modello linguistico. La lettera che funge da prefazione alla Raccolta Aragonese fu firmata da Angelo Poliziano. La Raccolta Aragonese è un’antologia dei primi secoli della poesia toscana.

Quale dei seguenti tratti non è caratteristico del fiorentino del Quattrocento?. l’articolo definito maschile plurale «e». l’apocope di /e o/ dopo /l n r/. la desinenza di III pl. «-on(o)» invece di «-ano». l’articolo definito maschile singolare «el».

Tra le opere di Poliziano ricordiamo: La «Favola di Orfeo» e i «Canti carnascialeschi». Le «Stanze per la giostra» e la «Favola di Orfeo». Le «Stanze per la giostra» e i «Canti carnascialeschi». Le «Stanze per la giostra» e il «Commento alla Commedia».

La grammatica di Leon Battista Alberti è: una grammatica del fiorentino contemporaneo. una grammatica della lingua degli scrittori più autorevoli della tradizione. una grammatica del fiorentino di Dante, Petrarca e Boccaccio. una grammatica del fiorentino Trecentesco.

Per evitare le forma dialettali, le «lingue di koiné» elaborate nelle cancellerie del Quattrocento fanno in genere ricorso: ad arcaismi. a latinismi. a neologismi. a toscanismi.

Le «lingue di koiné»: sono lingue usate nelle corti dell’Italia settentrionale. sono lingue elaborate nelle cancellerie signorili e comunali, soprattutto nell’Italia settentrionale e meridionale. sono lingue elaborate nelle cancellerie signorili e comunali, soprattutto nell’Italia meridionale. sono le lingue «cortigiane» in uso presso le corti d’Italia nei secoli XV e XVI.

Sannazaro sottopose l’«Arcadia» a lungo processo di revisione: avvicinarne la lingua sempre più al modello petrarchesco, boccacciano e dantesco. per avvicinarne la lingua sempre più al modello petrarchesco e boccacciano. avvicinarne la lingua sempre più al toscano quattocentesco. avvicinarne la lingua sempre più ai modelli proposti da Bembo.

L’imporsi del modello petrarchesco alla fine del Quattrocento è dimostrato: dall’«Arcadia» e dalle «Rime» di Sannazaro, e dagli «Amorum libri» di Boiardo. dagli «Amorum libri» e dall’«Orlando innamorato» di Boiardo. dall’«Arcadia» e dalle «Rime» di Sannazaro, e dalle «Stanze per la giostra» di Poliziano. dall’«Arcadia» e dalle «Rime» di Sannazaro, e dall’«Orlando innamorato» di Boiardo.

Il maccheronico è: un volgare settentrionale infarcito di termini latini e di latinismi. un volgare infarcito di termini latini e di latinismi. un latino infarcito di elementi lessicali volgari, spesso dialettali. un volgare «saturato» di latinismi.

Quale di queste affermazioni è falsa?. l’avvento della stampa ebbe dei riflessi molto rilevanti in campo linguistico perché favorì la diffusione della norma bembiana. il lavoro nella tipografia aldina permise a Bambo di rivedere in senso toscaneggiante molti testi in vista della pubblicazione. nell 1501 e nel 1502 Bembo pubblicò a Venezia presso Aldo Manuzio le edizioni a stampa di Petrarca e di Boccaccio. l’edizione di Petrarca del 1501 assicurò a Bembo la possibilità di fissare un testo di riferimento, da cui ricavare una norma grammaticale.

Quali sono le date delle tre edizioni dell’«Orlando furioso» di Ludovico Ariosto?. 1516, 1525, 1532. 1521, 1525, 1532. 1516, 1521, 1525. 1516, 1521, 1532.

Nel verso «che tutto n’arde e non ritrova loco» dell’«Orlando furioso» (I 18 8), la forma «loco»: è settentrionalismo sopravvissuto alla revisione linguistica. è un sicilianismo. è un latinismo sopravvissuto alla revisione linguistica. è un ispanismo.

La teoria linguistica di Bembo: teneva conto anche – seppur cautamente – del fiorentino vivo. si fondava sull’idea dell’indipendenza della lingua dalla letteratura. era ispirata ai principi del classicismo cinquecentesco. venne espressa organicamente nelle «Prose della volgar lingua», pubblicate nel 1515.

La teoria cortigiana fu sostenuta per la prima volta: da Vincenzo Colli detto il Calmeta. da Mario Equicola. da Baldassarre Castiglione. da Gian Giorgio Trissino.

Quale autore cercò di conciliare la tesi «fiorentinista», che proponeva come modello il fiorentino parlato, con la tesi di Bembo, che proponeva come modello la lingua dei grandi autori dei Trecento?. Pier Francesco Giambullari. Claudio Tolomei. Benedetto Varchi. Niccolò Machiavelli.

La lingua della «Mandragola» di Machiavelli: è modellata fondamentalmente sul fiorentino letterario del Trecento. fonde latinismi di origine cancelleresca con parole comuni e quotidiane. è un efficace compromesso tra lingua letteraria e lingua viva. è un limpido esempio di fiorentino vivo.

L’uso del dialetto nella commedia del Cinquecento: deriva da un rifiuto del classicismo bembiano. deriva solo dall’esigenza di dar voce alle istanze degli umili e dei diseredati. prosegue la tradizione dei volgari medievali. prosegue la tradizione delle lingue di koiné.

La prima grammatica dell’italiano, dopo quella di Leon Battista Alberti, si deve a: Pierfrancesco Giambullari. Giovan Francesco Fortunio. Pietro Bembo. Lionardo Salviati.

Quale di questi elementi non fu criticato dagli Accademici della Crusca nella «Gerusalemme liberata»?. uso di latinismi. sintassi complessa e artificiosa. stile oscuro. finalità encomiastiche.

Quale di queste forme contenute nelle prime tre ottave della «Gerusalemme liberata» è un latinismo?. aurea. fanciul. scogli. petto.

Quale di queste forme contenute nelle prime tre ottave della «Gerusalemme liberata» è un latinismo?. prende come punto di riferimento il fiorentino vivo. prende come punto di riferimento il fiorentino trecentesco. prende come punto di riferimento la lingua delle «Tre Corone», privilegiando Dante. prende come punto di riferimento la lingua letteraria.

Lionardo Salviati trasformò la teoria di Bembo: ampliando il canone anche ad autori minori del Trecento. prendendo in considerazione anche il fiorentino vivo. prendendo in considerazione anche la lingua del Duecento. prendendo in considerazione anche la lingua di Dante.

Il Concilio di Trento: favorì la traduzione in volgare della Bibbia. contribuì all’unificazione linguistica d’Italia. propugnò il principio del libero esame delle scritture. vietò il possesso di Bibbie volgari.

A quale di questi autori si deve una delle più importanti raccolte di prediche medievali?. Iacopone da Todi. Bernardino da Siena. Garzo. Poliziano.

Il «Cantico di frate sole»: è il primo testo religioso italiano in volgare. è scritto parte in latino, parte in volgare umbro. è l’unico testo di s. Francesco scritto in volgare. è il più famoso dei testi di s. Francesco scritti in volgare.

L’uso del volgare da parte di Galileo dipende, tra l’altro, dalla volontà: di competere con gli altri scienziati europei che avevano abbandonato il latino. di staccarsi polemicamente dalla tradizione degli accademici di esprimersi in latino. di dare valore letterario alle sue opere scientifiche. di rivolgersi ai membri dell’aristocrazia fiorentina.

La lingua delle opere volgari di Galileo: è caratterizzata da un tono severo e magniloquente. è fredda e impersonale. è agile, ma sciatta e trascurata. è di registro medio, ma non manca di eleganza.

I più importanti oppositori della Crusca nel Seicento furono: Paolo Beni, Daniello Bartoli, Carlo Maria Maggi. Paolo Beni, Alessandro Tassoni, Carlo Maria Maggi. Alessandro Tassoni, Daniello Bartoli, Carlo Maria Maggi. Paolo Beni, Alessandro Tassoni, Daniello Bartoli.

La prima edizione del Vocabolario degli Accademici della Crusca uscì nel: 1691. 1623. 1612. 1582.

Il melodramma: vede la luce con l’«Orfeo» di Claudio Monteverdi. viene teorizzato all’interno della fiorentina Camerata dei Bardi. vede la luce con il «Pastor fido» di Battista Guarini. vede la luce con l’«Aminta» di Tasso.

Quale di queste affermazioni è falsa?. nella poesia barocca, un importante serbatoio di parole «nuove» è rappresentato dal lessico scientifico. la poesia classicista barocca riafferma l’autorità del modello petrarchesco. la parola d’ordine della poesia barocca è la «meraviglia». il più importante esponente del classicismo barocco è Giambattista Marino.

Quale di questi elementi non fu caratteristico del periodo dell’Illuminismo: fiducia nel progresso dell’umanità. polemica nei confronti dell’autorità. ridimensionamento del potere spirituale della Chiesa. diffusione della cultura nei ceti medi.

Nel «Saggio sulla filosofia delle lingue» di Melchiorre Cesarotti si afferma che: la lingua parlata serve deve essere impiegata dai dotti per l’attività intellettuale. la lingua scritta deve rifarsi alla varietà parlata dal popolo, aspirando a un livello medio. la lingua scritta deve conformarsi ai ai modelli letterari di un determinato secolo. la lingua media deve conciliare l’uso vivo e la lingua della tradizione.

Nella «Rinunzia avanti notaio al Vocabolario della Crusca» di Alessandro Verri si afferma: che ogni parlante ha il diritto di inventarsi una sua lingua personale. che per arricchire una lingua è necessario ricorrere a prestiti da altre lingue. che ogni lingua moderna necessita di una precisa codificazione grammaticale. che nel Settecento la lingua italiana è giunta al suo massimo livello di perfezione.

Quale di queste idee non rientra tra quelle avanzate da Melchiorre Cesarotti nel «Saggio sulla filosofia delle lingue»?. l’idea di redigere un Nuovo vocabolario italiano ricco di termini delle arti e delle scienze. l’idea di redigere un Nuovo vocabolario italiano privo di termini regionali. l’idea di istituire un «Consiglio nazionale» della lingua al posto della Crusca. l’idea di redigere un Nuovo vocabolario italiano privo di arcaismi.

Per Giambattista Vico il linguaggio: è uno strumento di progresso e un veicolo di diffusione della cultura. è il puro prodotto di una convenzione sociale. è un veicolo di espressione e di conoscenza. è uno strumento sociale, che permette la comunicazione tra gli uomini.

La sintassi della «Scienza nuova» di Giambattista Vico è: abbondantemente ipotattica, perché ispirata al modello boccacciano. abbondantemente ipotattica, sebbene non ispirata al modello boccacciano. lineare e limpida, come quella dei suoi contemporanei. lineare e limpida, diversamente da quella dei suoi contemporanei.

Nel Settecento, il francese venne considerato «lingua della ragione»: perché ammetteva ordini marcati diversi da quello «diretto». perché ammetteva solo un ordine dei costituenti della frase. perché era stato descritto in diverse «grammatiche ragionate». perché era la lingua degli illuministi.

Sul piano della lingua, l’Accademia dell’Arcadia propone: il ritorno al modello petrarchesco e boccacciano. il ritorno al modello petrarchesco. il ritorno al modello della poesia barocca. il ritorno al classicismo barocco.

Quale di questi procedimenti non è tra quelli che l’Arcadia recupera dal linguaggio lirico tradizionale?. l’uso di neologismi. l’uso dell’enclisi coi verbi di modo finito. il ricorso al troncamento. il ricorso a forme monottongate.

La riforma del melodramma attuata dai letterati dell’Arcadia si ispirava, tra le altre cose, all’esigenza di: trasformare il testo poetico in un testo teatrale (il cosiddetto «libretto»). ridare dignità letteraria e autonomia poetica al testo poetico. ridare dignità letteraria e autonomia poetica all’accompagnamento musicale. immettere nel testo teatrale temi comici ed eroici.

Per la lingua delle sue commedie, Carlo Goldoni: riproduce la lingua della conversazione quotidiana in uso in Toscana ai suoi tempi. inventa una lingua di conversazione, attingendo prevalentemente da fonti scritte. riproduce la lingua della conversazione quotidiana dei suoi tempi. riproduce l’italiano di conversazione borghese e popolare dei suoi tempi.

La lingua delle commedie di Goldoni è caratterizzata: dalla presenza di latinismi, aulicismi e arcaismi. da una sintassi semplificata, ispirata al modello arcadico. dalla presenza di venetismi, settentrionalismi e francesismi. da una sintassi abbondantemente ipotattica.

Quale di questi procedimenti non appare caratteristico della poesia neoclassica?. uso di riferimenti mitologici. uso di francesismi. uso di perifrasi dotte. uso di latinismi e grecismi.

Le scelte linguistiche di Vittorio Alfieri sono orientate a: recuperare il modello petrarchesco. avvicinare la lingua delle sue tragedie all’uso vivo. recuperare il modello arcadico. allontanare la lingua delle sue tragedie da quella dei contemporanei.

Il «Giorno» di Giuseppe Parini: è un romanzo satirico. è un poema didascalico. è un poema epico. è un dramma satirico.

Nel verso dell’Iliade di Monti «molte anzi tempo all’Orco / generose travolse alme d’eroi», quale dei seguenti procedimenti si riscontra?. iperbato. verbo alla fine della frase. latinismo. inversione (o anastrofe).

Ugo Foscolo: coniuga un linguaggio poetico tipicamente neoclassico con una sensibilità romantica. coniuga un linguaggio poetico tipicamente romantico con una sensibilità neoclassica. coniuga un linguaggio poetico tipicamente illuministica con una sensibilità neoclassica. coniuga un linguaggio poetico tipicamente neoclassico con una sensibilità illuministica.

Nel sintagma «sgombrasi» del v. 6 della «Quiete dopo la tempesta» abbiamo un: arcaismo sintattico. arcaismo lessicale. arcaismo fonetico. arcaismo morfologico.

La sintassi della «Quiete dopo la tempesta» di Leopardi è caratterizzata: dalla paratassi e dal polisindeto. dall’ipotassi e dal polisindeto. dall’ipotassi e dall’asindeto. dalla paratassi e dall’asindeto.

Il ricorso agli arcaismi da parte di Leopardi dipende dalla sua volontà di: conferire alla lingua poetica la dignità letteraria delle lingue classiche. imitare la grande poesia della tradizione letteraria italiana del Trecento e del Cinquecento. allontanare il linguaggio poetico dall’uso quotidiano. riportare il linguaggio poetico alla dignità dell’antica lingua letteraria.

Nell’edizione finale dei «Promessi sposi» Manzoni si orientò: verso il fiorentino dell’uso colto. verso la lingua letteraria. verso una lingua genericamente toscana. verso il fiorentino delle classi popolari.

La lingua del «Fermo e Lucia» è caratterizzata: da un fondo di lombardo e da vari elementi toscani e francesi. da un fondo di italiano parlato e da vari elementi lombardi e francesi. da un fondo di toscano letterario e da vari elementi lombardi e francesi. da un fondo di fiorentino contemporaneo e da vari elementi lombardi e francesi.

Le scelte linguistiche operate da Manzoni nella prima edizione dei «Promessi sposi» sono determinate dalla volontà di: avvicinarsi il più possibile alla lingua parlata. avvicinarsi il più possibile all’uso toscano contemporaneo. avvicinarsi il più possibile alla lingua dell’uso medio. avvicinarsi il più possibile alla lingua letteraria di base toscana.

Quale di queste idee non rispecchia le idee di Manzoni espresse nella relazione «Dell’unità della lingua e dei mezzi di diffonderla»?. l’unificazione linguistica non poteva essere raggiunta proponendo agli italiani una lingua già esistente e omogenea. l’unificazione linguistica doveva procedere «sostituendo» a ciascun dialetto la lingua fiorentina. la diffusione del fiorentino vivo doveva avvenire tramite l’invio di insegnanti elementari toscan. ai parlanti e agli scriventi non toscani doveva essere proposto come modello Il fiorentino «dell’uso colto».

La revisione che porta dalla Ventisettana alla Quarantana comporta sistematicamente la sostituzione: di forme del fiorentino popolare con espressioni del fiorentino dell’uso colto. di forme genericamente toscane con espressioni tipicamente fiorentine. di forme arcaiche e letterarie con cultismi. di forme arcaiche e letterarie con espressioni dell’uso vivo.

Il «Dizionario della lingua italiana» di Tommaseo-Bellini: ha come modello sia il toscano parlato che la lingua letteraria, come il Giorgini-Broglio. ha come modello sia il toscano parlato che la lingua letteraria, diversamente dal Giorgini-Broglio. ha come modello il fiorentino vivo, diversamente dal Giorgini-Broglio,. ha come modello il fiorentino vivo, come il Giorgini-Broglio.

Secondo Graziadio Isaia Ascoli, l’unificazione linguistica: doveva essere raggiunta attraverso il sistema scolastico. doveva essere raggiunta attraverso la diffusione della lingua letteraria di base fiorentina. doveva essere raggiunta attraverso un intervento pilotato dalle istituzioni. dipendeva da fattori extralinguistici.

Il Romanticismo: pose l’accento sul problema dell’unificazione linguistica nazionale e condannò i dialetti. promosse la compilazione di dizionari dialettali ma disprezzò la letteratura dialettale. pose l’accento sul legame tra lingua e popolo e rivalutò i dialetti. promosse la compilazione di dizionari dialettali per facilitare la diffusione della lingua nazionale.

Nei loro romanzi, gli scrittori Carlo Dossi, Giovanni Faldella e Vittorio Imbriani: usarono il dialetto sia nelle parti narrative che in quelle dialogiche. usarono una italiano di tipo popolare, ricco di termini regionali e dialettali. usarono uno stile fortemente espressivo, ricco, tra l’altro, di regionalismi. usarono prevalentemente la lingua letteraria, lasciando spazio al dialetto nei dialoghi.

I testi veristi di Giovanni Verga si incardinano su due procedimenti fondamentali: la scientificità della letteratura e la regressione del narratore. l’impegno politico e la scientificità della letteratura. l’impegno politico e l’impersonalità. l’impersonalità e la regressione del narratore.

La lingua del romanzo «I Malavoglia»: è un italiano di tipo fiorentino, caratterizzato da vari tratti tipici del parlato. è un italiano ricco di termini dialettali siciliani, e caratterizzato da vari tratti tipici del parlato. è un italiano caratterizzato da vari tratti tipici del parlato. è un siciliano caratterizzato da vari tratti tipici del parlato.

Quale di questi procedimenti è tra quelli impiegati da Verga per produrre l’impressione di una «oralità popolare»?. il ricorso a sicilianismi morfologici e fonetici. il discorso indiretto libero. la dislocazione e destra e a sinistra. il ricorso a sicilianismi lessicali.

Nella sua opera, Giovanni Pascoli: riprende tematiche e motivi tipici del Positivismo europeo. cerca di avvicinare la lingua della poesia alla lingua parlata. canta esclusivamente realtà umili e dimesse. si attiene alla distinzione classica che separava gli argomenti sublimi da quelli umili.

La lirica dannunziana «Nella belletta» presenta già nel titolo una citazione di un testo di: Virgilio. Dante. Petrarca. Orazio.

Il progetto linguistico di D’Annunzio è quello: di allontanare la lingua della poesia da quella quotidiana, ritornando alla lingua letteraria tradizionale. di avvicinare la lingua poetica a quella parlata, recuperando forme dalla lingua quotidiana. di allontanare la lingua della poesia da quella quotidiana, ritornando al linguaggio lirico di tradizione petrarchesca. di allontanare la lingua della poesia da quella quotidiana, recuperando forme medievali e classiche direttamente dalle fonti.

Quale procedimento sintattico appare dominante nella lirica pascoliana «L’assiuolo»?. asindeto. enclisi pronominale. iperbato. anastrofe.

La poesia di Pascoli è stata definita 'postgrammaticale' perché fa ricorso a: procedimenti fonosimbolici. figure di suono. onomatopee. termini specifici attinti dai lessici speciali.

La forma «pèrsica» che si incontra nella lirica dannunziana «Nella belletta» è un: una variante dialettale di «pèsca». allomorfo di «pèsca». allofono di «pèsca». allotropo di «pèsca».

Quale di questi eventi non ebbe effetti significativi sulla diffusione dell’italiano nella prima metà del Novecento?. il regime fascista. la Grande guerra (1915-1918). la mobilitazione delle masse popolari. l’innalzamento dell’obbligo scolastico.

Quale di queste misure di politica linguistica fu intrapresa dal regime fascista?. la promozione e la valorizzazione dei dialetti. il sostegno dell’attività lessicografica della Crusca. la difesa delle minoranze linguistiche. il rifiuto delle parole straniere.

Don Lorenzo Milani contestava: il ruolo avuto dalla classe dominante nell’annosa questione della lingua. il modello linguistico proposto dalla scuola, anacronistico e letterario. gli errori concettuali compiuti dagli insegnanti nella correzione degli elaborati. la mancanza di specifiche conoscenze tecniche da parte degli insegnanti.

Quale di queste caratteristiche è tipica dell’«italiano aziendale»?. uso di tecnicismi collaterali. uso di lessico prevalentemente denotativo. precisione e univocità dei termini. uso di lessico tecnico-scientifico.

Quale autore sfruttò al massimo le potenzialità della lingua in senso espressionista?. Carlo Emilia Gadda. Italo Calvino. Italo Svevo. Umberto Saba.

Quale di queste affermazioni è falsa?. Ungaretti persegue l’isolamento della parola al fine di recuperarne la «purezza originaria». in Saba, aulicismi e lingua quotidiana convivono armonicamente in un tono medio. il linguaggio poetico dei futuristi appare caratterizzato dal «cozzo dell’aulico col prosaico». un elemento che distingue la lingua di Montale da quella dei contemporanei è la sua evidente letterarietà.

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