Linguistica Italiana - GOBBATO
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![]() Linguistica Italiana - GOBBATO Description: Esame 12cfu LM14 - Programma Bertolini |



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Quale dei seguenti tratti linguistici non caratterizza la lingua scritta?. Pianificazione sintattica. Presupposizione. Pianificazione testuale. Riflessione preventiva sulle strategie enunciative. Quale di queste risorse non è messa a frutto dalla lingua orale?. linguaggio paraverbale. possibilità di retroazione. linguaggio prossemico. pianificazione sintattica. In che modo la differenza fra lingua orale e lingua scritta impone un diverso utilizzo degli assi sintagmatico e paradigmatico. Nella lingua orale non si ricorre alla disposizione sull'asse sintagmatico. Nella lingua orale non si ricorre alla disposizione sull'asse paradigmatico. Nella lingua orale non si utilizza la selezione sull'asse paradigmatico. Lingua orale attua la selezione (asse paradigmatico) e la combinazione (asse sintagmatico) con una coerenza inferiore rispetto alla lingua scritta, come dimostra nella lingua orale la presenza di approssimazioni lessicali e sintattiche. Che cosa è la deissi?. La deissi è l'insieme dei tratti linguistici condivisi da emittente e destinatario del messaggio. La deissi è l'insieme delle conoscenze condivise da emittente e destinatario del messaggio. La deissi è il richiamo alla situazione spaziale in cui avviene la conversazione. La deissi è l'insieme dei tratti linguistici che fanno appello alla situazione spazio-temporale condivisa da emittente e destinatario del messaggio. La raccolta di Arrigo Castellani, La prosa italiana delle origini. Testi toscani di carattere pratico, contiene. testimonianze processuali, atti di compravendita, opere letterarie in forma di dialogo. statuti, testimonianze processuali, opere di carattere storico. trattati, statuti, atti di compravendita. statuti, testimonianze processuali, lasciti testamentari, atti di compravendita, ricordi di carattere storico. Quale delle seguenti caratteristiche non è propria del testo letterario?. espressione di un messaggio (contenuto) che si avvale anche di requisiti formali funzionali alla intentio auctoris. Precisa e univoca individuazione di un destinatario. utilizzo di una lingua meno ancorata alla contingenza e all'uso contemporaneo all'autore. Espressione di una particolare intentio auctoris che non si esaurisce nelle contingenze spaziali e cronologiche in cui il testo è stato prodotto. La variazione diafasica. diversamente dalla variazione diastratica, non è legata univocamente al parlante. diversamente dalla variazione diastratica, è legata univocamente al parlante. come la variazione diastratica, è legata univocamente al parlante. come la variazione diastratica, non è legata univocamente al parlante. La variazione diamesica. indica la variazione della lingua condizionata dalla situazione comunicativa e dall'appartenenza dei parlanti a diversi strati sociali. indica la variazione della lingua condizionata dalla situazione comunicativa attraverso il tempo. indica la variazione della lingua condizionata dal mezzo di trasmissione del messaggio. indica la variazione della lingua condizionata dalla situazione comunicativa. La variazione diafasica. indica la variazione della lingua condizionata dalla situazione comunicativa attraverso il tempo. indica la variazione della lingua condizionata dalla situazione comunicativa e dall'appartenenza dei parlanti a diversi strati sociali. indica la variazione della lingua condizionata dalla situazione comunicativa, in relazione allo spazio. indica la variazione della lingua condizionata dalla situazione comunicativa, dalla funzione del messaggio e dal contesto. Cosa si intende con idioletto?. È un uso particolare della lingua. È il risultato, in una certa regione, del mescolamento di lingua standard e di dialetto. È il mescolamento da parte di un individuo della lingua standard e del dialetto. È la varietà individuale di un codice linguistico, cioè le caratteristiche personali mediante le quali un individuo realizza la lingua standard. Qual è il significato moderno di stile (letterario)?. Con il termine di "stile" si definisce il coefficiente di distanza (scarto) con cui un autore utilizza in maniera personale lo strumento sociale della lingua. È l'insieme di caratteristiche ricorrenti di un autore. È ciò che caratterizza un autore. È il riflesso nell'opera letteraria delle abitudini di vita di un autore. A quale corrente culturale è associata la moderna concezione di stile?. Al Neoclassicismo. All'Illuminismo. Al Romanticismo. Al Barocco. Quali erano le componenti della retorica classica?. Inventio, elocutio, ornatus e actio. Elocutio e ornatus. Inventio, dispositio e actus. Inventio, dispositio, elocutio (e ornatus), actio. A quale atteggiamento deve essere associato il concetto classico e medievale di stile?. Ad un atteggiamento interpretativo. Ad un atteggiamento critico. Ad un atteggiamento precettivo (normativo). Ad un atteggiamento descrittivo. Individuate l'affermazione errata fra quelle proposte. Già in latino classico stilus, oltre che 'bacchetta per incidere sulla cera', indica l'insieme di caratteristiche formali che accomuna gruppi o tipi di testi. In periodo medievale stilus, oltre che 'bacchetta per scrivere' e dunque sinonimo di 'penna', individua veri e propri generi letterari. Nel periodo romantico nasce il concetto moderno di stile come espressione linguistica dell'individualità. Nel Cinquecento italiano il concetto di stile non ha alcun valore, nonostante la riflessione innescata dalla scoperta della Poetica di Aristotele. Individuate l'affermazione errata fra quelle proposte. La storia della parola stile nella lingua italiana mostra un progressivo e armonico aumento dal Duecento al Novecento in qualsiasi contesto d'uso. La storia della parola stile nella lingua italiana mostra, entro un progressivo aumento d'uso nel corso dei secoli, una sostanziale preferenza nell'uso in poesia in antico (secoli XIII-XV), di contro ad una preferenza d'uso in prosa nei secoli più recenti ((XVI-XX secolo). La storia della parola stile nella lingua italiana mostra, entro un progressivo aumento d'uso nel corso dei secoli, due picchi significativi nel Cinquecento (in concomitanza con il Classicismo) e nell'Ottocento (in concomitanza con il periodo Romantico). Lungo la storia della lingua italiana si rilevano tre significati della parola stile, tutti compresenti nel Trecento: 1) 'modo di comportarsi secondo un'abitudine inveterata'; 2) 'bacchetta per incidere su un supporto duro, utilizzata dai pittori'; 3) 'modo di scrivere'. L'apocope è. la caduta delle vocali e e o (raramente i, in antico anche occasionalmente a) finali di parola davanti a parola che inizia vocale, ma solo quando la consonante precedente alla vocale caduca è una sonante. la caduta delle vocali e e o (raramente i, in antico anche occasionalmente a) finali di parola davanti a parola che inizia per consonante, ma solo quando la consonante precedente alla vocale caduca è una sonante. la caduta delle vocali finali di parola, ma solo quando la consonante precedente alla vocale caduca è una sonante. la caduta di una vocale in fine di parola. Per Torquato Tasso. lo stile è l'espressione del sentire dell'individuo e la retorica, insegnando l'imitazione di modelli, ne tradisce il significato. lo stile è lo scarto dalla norma sociale della lingua. lo stile è l'espressione letteraria più adatta in conformità agli argomenti trattati nel rispetto della tradizione retorica classica. lo stile è l'espressione del sentire dell'individuo ma la retorica, insegnando l'imitazione di un modello, collabora alla sua acquisizionelo stile è l'espressione del sentire dell'individuo ma la retorica, insegnando l'imitazione di un modello, collabora alla sua acquisizione. Per Ugo Foscolo. lo stile è l'espressione del sentire dell'individuo e la retorica, insegnando l'imitazione di modelli, ne tradisce il significato. lo stile è l'espressione del sentire dell'individuo ma la retorica, insegnando l'imitazione di un modello, collabora alla sua acquisizione. lo stile è l'espressione letteraria più adatta in conformità agli argomenti trattati nel rispetto della tradizione retorica classica. lo stile è lo scarto dalla norma sociale della lingua. Quale di questi linguisti non ha contribuito alla nascita della stilistica?. Hugo Schuchardt. Ferdinand de Saussure. Wilhelm von Humboldt. Matteo Giulio Bartoli. Cos'è l'"etimo spirituale" di un'opera / di un autore?. Con "etimo spirituale" Karl Vossler indicava l'interpretazione di un fatto di lingua caratterizzante un'opera /un autore. Con "etimo spirituale" Leo Spitzer indicava l'interpretazione di un fatto di lingua caratterizzante un'opera /un autore. E' la molla propulsiva alla scrittura di un'opera da parte di un autore. Sono le motivazioni biografiche che hanno mosso l'autore a scrivere un'opera. Individuate l'associazione errata fra quelle proposte. Stilistica (genetica e descrittiva) > Leo Spitzer. Stilistica genetica > Karl Vossler. Stilistica descrittiva > Charles Bally. Stilistica descrittiva > Karl Vossler. Quando nasce la moderna disciplina della stilistica?. La stilistica è il risultato moderno di una lungua tradizione retorica che insegnava a scriver bene. Agli inizi del XIX secolo con il Romanticismo. Agli inizi del XX secolo, come sviluppo della linguistica sincronica di Ferdinand de Saussure. La stilistica nasce in evidente antagonismo con l'idealismo crociano. Il passaggio da -AR- intertonico e postonico a -ERdistingue il fiorentino dagli altri volgari. toscani, ma è caratteristico anche di alcuni volgari non toscani. è caratteristico del fiorentino. è ignoto al fiorentino. è caratteristico di tutti i volgari toscani. Cosa è un dittongo?. La sequenza di due vocali appartenenti a due sillabe diverse. La sequenza di due vocali appartenenti ad una stessa sillaba. La sequenza di semivocale + vocale o di vocale + semivocale. La sequenza di due vocali. Una Ŭ. si evolve in ɔ sia in siciliano che in fiorentino. si evolve in siciliano in u, in fiorentino in ɔ. si evolve in siciliano in u, in fiorentino in o. si evolve in u sia in siciliano che in fiorentino. Una Ĭ. si evolve in ɛ sia in siciliano che in fiorentino. si evolve in siciliano in i, in fiorentino in e. si evolve in siciliano in i, in fiorentino in ɛ. si evolve in e sia in siciliano che in fiorentino. In che cosa si distingue il vocalismo atono siciliano da quello fiorentino?. I due vocalismi atoni sono entrambi trivocalici. Il vocalismo atono siciliano è pentavocalico, quello fiorentino è trivocalico. Il vocalismo atono siciliano è trivocalico, quello fiorentino è pentavocalico. I due vocalismi atoni sono entrambi pentavocalici. Il seguente vocalismo tonico. è il cosiddetto vocalismo sardo. è il cosiddetto vocalismo siciliano. è il cosiddetto vocalismo pan-romanzo. è il cosiddetto vocalismo rumeno. Il seguente vocalismo tonico. è il cosiddetto vocalismo pan-romanzo. è il cosiddetto vocalismo rumeno. è il cosiddetto vocalismo siciliano. è il cosiddetto vocalismo sardo. Cosa è uno iato?. La sequenza di due vocali appartenenti ad una stessa sillaba. La sequenza di due semivocali appartenenti a sillabe diverse. La sequenza di vocale + semivocale o di semivocale + vocale. La sequenza di due vocali. La labiovelare iniziale latina. si evolve sempre riducendosi all'elemento occlusivo. si conserva davanti ad A, altrimenti si riduce perdendo l'elemento occlusivo (> /w/). si conserva sempre. si conserva davanti ad A, altrimenti si riduce perdendo l'elemento labiale (> /k). L'anafonesi è un fenomeno fonetico. che interessa le vocali toniche latine / Ĭ Ē Ō Ŭ / solo in alcuni contesti. che interessa le vocali toniche latine / Ĭ Ĕ Ŏ Ŭ / solo in alcuni contesti. che interessa le vocali toniche latine / Ĭ Ē Ō Ŭ / in ogni contesto. che interessa le vocali toniche latine / Ĭ Ĕ Ŏ Ŭ / in ogni contesto. Il dittongamento toscano avviene nel rispetto delle tre seguenti condizioni. da E e O brevi latine, fuori d'accento, in sillaba chiusa. da E e O brevi latine, sotto accento, in sillaba aperta. da E e O brevi latine, sotto accento, in sillaba chiusa. da E e O brevi latine, fuori d'accento, in sillaba aperta. Qual è la sorte romanza dei dittonghi latini?. Il monottongo. Il monottongo per AU in tutta la Romània, il monottongo per AE e OE solo in alcune zone della Romània, compreso il territorio italiano. Il monottongo per AE e OE in tutta la Romània, il monottongo per AU solo in alcune zone della Romània, compreso il territorio italiano. Il monottongo per AE in tutta la Romània, il monottongo per AU e OE solo in alcune zone della Romània, compreso il territorio italiano. In che cosa si distingue il vocalismo tonico siciliano dal corrispondente fiorentino (panromanzo)?. Il vocalismo tonico siciliano è pentavocalico, quello fiorentino è eptavocalico. Entrambi i vocalismi tonici sono eptavocalici. Entrambi i vocalismi tonici sono pentavocalici. Il vocalismo tonico siciliano è eptavocalico, quello fiorentino è pentavocalico. Rispetto al latino il vocalismo tonico sardo. perde la differenza fonologica di quantità (dieci vocali) e vi sostituisce una differenza di timbro (cinque vocali). conserva la differenza fonologica di quantità (dieci vocali), ma associandovi una differenza di timbro, crea un sistema a sette vocali. perde la differenza fonologica di quantità (dieci vocali), conservando la differenza di timbro (cinque vocali). perde la differenza fonologica di quantità (dieci vocali) e vi sostituisce in parte una differenza di timbro (sette vocali). Indicate la risposta errata. L'anafonesi è un fenomeno fonetico che interessa la e chiusa e la o chiusa solo in particolari contesti fonetici. L'anafonesi è un fenomeno fonetico che riguarda la e e la o chiusa in contesto fonetico palatale e la sola e chiusa in contesto fonetico velare. L'anafonesi è un fenomeno fonetico che interessa la e chiusa e la o chiusa in tutti i contesti. L'anafonesi è un fenomeno fonetico di innalzamento della e chiusa e della o chiusa rispettivamente in i e u. L'anafonesi. distingue il fiorentino e i dialetti settentrionali dai dialetti meridionali. distingue il fiorentino e i dialetti meridionali dai dialetti settentrionali e dall'italiano. distingue il fiorentino e l'italiano dai dialetti settentrionali e meridionali. distingue il fiorentino dall'italiano e dai dialetti settentrionali e meridionali. Quale di queste affermazioni è falsa?. In siciliano le vocali latine Ē (e lunga) e Ō (o lunga) evolvono rispettivamente in /ɛ/ e /ɔ/. Il sistema fonologico del siciliano ha cinque vocali toniche. Il sistema fonologico del siciliano ha tre vocali atone. In siciliano le vocali latine Ĕ (e breve) e Ŏ (o breve) non dittongano. Perché aura < AURAM è un latinismo?. perché nel passaggio dal latino al volgare il dittongo AU si è evoluto in /ɔ/. perché nel passaggio dal latino al volgare -RA- avrebbe dovuto evolversi in /ja/. perché nel passaggio dal latino al volgare il dittongo AU si è evoluto in /o/. perché nel passaggio dal latino al volgare i nomi femminili diventano maschili. Il dittongamento toscano avviene nel rispetto delle tre seguenti condizioni. da E ed O brevi latine, fuori d'accento, in sillaba chiusa. da E ed O lunghe latine, sotto accento, in sillaba chiusa. da E ed O brevi latine, sotto accento, in sillaba aperta. da E ed O brevi latine, fuori d'accento, in sillaba aperta. Quale delle seguenti forme non presenta il fenomeno della chiusura delle vocali toniche in iato?. Ĕ(G)O > EO > io. SĔNIOREM > signore. DĔUM > Dio. TŬUM > tuo. L'articolo. deriva da un'attenuazione semantica del dimostrativo ILLUM (IPSUM in Sardegna). deriva da un'attenuazione semantica dell'articolo ILLUM (IPSUM in Sardegna). deriva da una specializzazione semantica del dimosttrativo ILLUM (IPSUM in Sardegna). deriva da una specializzazione semantica di ILLUM (IPSUM in Sardegna). Cosa si intende per "segno diacritico"?. Per segno diacritico si intende un segno alfabetico che serve a non confondere le parole. Per segno diacritico si intende un segno alfabetico che serve a distinguere parole omofone. Per segno diacritico si intende un segno che serve a distinguere l'etimologia della parola. Per segno diacritico si intende un segno alfabetico o paragrafematico che non ha significato fonetico autonomo, con lo scopo di indicare l'esatta pronuncia o distinguere parole omografe. L'articolo. continua l'articolo latino. è una formazione romanza. è una formazione italiana. è una formazione della parte occidentale della Roània. In quali contesti nasce la forma debole dell'articolo determinativo maschile?. Dopo parola uscente in consonante. Davanti a parola uscente in vocale. Dopo parola uscente in vocale. Davanti a parola uscente in consonante. Dal latino all'italiano, nei nessi di consonante + L. la L diventa una sonante. la L si conserva. la L diventa la vocale /i/. la L diventa la semivocale /j/. Il piucheperfetto latino. in alcune zone del Meridione d'Italia è conservato per esprimere il condizionale. in alcune zone del Settentrione d'Italia è conservato per esprimere il congiuntivo. non ha avuto continuatori sul territorio italiano. in alcune zone del Meridione d'Italia è conservato per esprimere il congiuntivo. Qual è l'ordine delle parole imposto dalla perdita della declinazione nominale e dalla coniugazione verbale latine?. SCV. VSC. CVS. SVC. A quale caso della declinazione latina si fa risalire l'origine delle parole italiane?. All'accusativo. Per la maggior parte al nominativo. Per la maggior parte all'accusativo. Al nominativo. La perdita della declinazione nominale latina avvenne. progressivamente: in una prima fase il sistema a sei casi si ridusse ad un sistema bicasuale, poi anche esso si ridusse di solito con la perdita del caso nominativo e la sopravvivenza del solo nominativo. in due fasi, con la perdita prima dei casi genitivo, dativo, vocativo, ablativo e poi degli altri. progressivamente: in una prima fase il sistema a sei casi si ridusse ad un sistema bicasuale, poi anche esso si ridusse di solito con la perdita del caso nominativo e la sopravvivenza del solo accusativo. una volta per tutte, con la perdita di tutti i casi tranne l'accusativo. I fonemi italiani /ʧ/ (per es. cero) e /ʤ/ (per es. gelo). derivano dalla palatalizzazione di /k/ e /g/ latine davanti a vocali posteriori o velari. esistevano già in latino. derivano dalla palatalizzazione di /k/ e /g/ latine davanti a vocali di grado medio chiuse. derivano dalla palatalizzazione di /k/ e /g/ latine davanti a vocali anteriori o palatali. Quale di queste parole non è un latinismo?. aura. laude. vezzo. tribulazione. Le forme dell'articolo determinativo maschile si sono prodotte secondo la sequenza cronologica. (ĬL)LUM > lo > 'l > il/el. (ĬL)LUM > 'l, da cui sono discesi contemporaneamente lo per un verso e il per l'altro. ĬL(LUM) > il > 'l > lo. ĒL(LUM) > el > 'l > il. La forma italiana quello deriva dal latino. QUILLUM. (EC)CUM ILLUM. CUM ELLUM. QUELLUM. Qual è l'origine del condizionale romanzo?. Il condizionale romanzo è la continuazione del congiuntivo latino che esprimeva il modo condizionale. Il condizionale romanzo è una forma perifrastica formata dalla forma monossillabica del perfetto indicatìvo di HABERE, *EI + l'infinito del verbo. Il condizionale romanzo è una forma perifrastica formata dall'infinito del verbo + la forma monosillabica del presente di HABERE, *AO. Il condizionale romanzo è una forma perifrastica formata dall'infinito del verbo + a forma monossillabica del perfetto indicatìvo di HABERE, *EI. l passivo. latino viene affiancato da una perifrasi composta dal verbo "essere" + participio passato del verbo. latino ha diretti continuatori nelle lingue romanze. nel passaggio dal latino al volgare viene ricreato ex novo. latino viene sostituito da una perifrasi composta dal verbo "avere" + participio passato del verbo. Qual è l'origine del futuro romanzo?. Il futuro romanzo è la continuazione del futuro sintetico latino. Il futuro romanzo è una forma perifrastica formata dalla forma monosillabica del presente indicativo di HABERE, *AO + l'infinito del verbo. Il futuro romanzo è una forma perifrastica formata dall'infinito del verbo + la forma monosillabica del presente indicativo di HABERE, *AO. Il futuro romanzo è una forma perifrastica formata dall'infinito del verbo + la forma monosillabica del perfetto indicativo di HABERE, *EI. |




