Linguistica Testuale
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![]() Linguistica Testuale Description: Filippo Pecorari |



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Come si caratterizza un enunciato secondo la linguistica testuale?. È sempre più lungo di una frase. È un’unità puramente grammaticale. È un’unità semantico-pragmatica che vive in un contesto comunicativo. È un insieme di parole senza senso. Quale tra questi non è un dominio del discorso?. Il dominio contestuale. Il dominio testuale. Il dominio grammaticale. Il dominio fonologico. Perché la linguistica testuale si concentra sul dominio testuale del discorso?. Perché si occupa solo della grammatica interna alla frase. Perché riguarda le relazioni semantiche e linguistiche tra gli enunciati. Perché ignora il contesto comunicativo. Perché studia solo la fonologia. Come si definisce la “unità massima di analisi” nella linguistica testuale?. L'enunciato. La frase. L'unità informativa. Il testo. Quale tra le seguenti affermazioni è vera riguardo al contesto nella linguistica testuale?. Il contesto riguarda solo gli aspetti lessicali del testo. Il contesto è irrilevante per l'interpretazione del testo. Il contesto riguarda solo gli aspetti grammaticali del testo. Il contesto è fondamentale per l’interpretazione del testo. Qual è il rapporto tra testo e variazione diamesica?. Il testo è sempre orale. Il testo è sempre scritto. Il testo non varia in base al mezzo di comunicazione. Il testo può essere realizzato in modalità scritta, orale o trasmessa. Quale caratteristica distingue i corpora della linguistica dei corpora da quelli della linguistica testuale?. Sono costruiti solo da testi letterari. Sono sempre monologici. Sono molto più ampi e annotati. Sono privi di criteri di rappresentatività. Quale disciplina attribuisce un ruolo centrale agli aspetti sociologici del discorso?. Filologia. Linguistica testuale. Analisi del discorso francese. Critical Discourse Analysis. Quale tra questi è un oggetto privilegiato della linguistica testuale?. La struttura fonologica delle parole. Le ricostruzioni genealogiche dei manoscritti. Le variazioni diatopiche. Le relazioni tra enunciati in un testo. Perché la linguistica testuale preferisce analizzare testi scritti?. Perché non richiedono trascrizione. Perché mostrano più chiaramente i meccanismi di collegamento tra enunciati. Perché sono più brevi. Perché sono sempre più coerenti dei testi orali. Quale tipo di metodo predilige la linguistica testuale?. Qualitativo. Sperimentale. Quantitativo. Statistico-computazionale. Qual è una caratteristica metodologica dell’analisi conversazionale?. Trascrizioni dettagliate di interazioni reali. Analisi quantitativa dei corpora. Uso esclusivo di testi scritti. Studio di testi letterari. Le unità informative di nucleo sono: Facoltative. Necessarie e sufficienti a formare un enunciato. Subordinate. Introdotte da virgole. Il movimento testuale corrisponde tipicamente a: Un capoverso. Una proposizione. Un inciso. Una frase semplice. Le unità informative di sfondo: Sono espresse da relative. Sono indispensabili per la coerenza. Arricchiscono il nucleo con informazioni aggiuntive. Non possono essere omesse. Un testo può essere costituito da un solo enunciato quando: È molto lungo. Contiene almeno una subordinata. È scritto in forma poetica. Ha un valore comunicativo completo. Uno degli obiettivi della linguistica testuale è: Eliminare le implicature. Capire perché alcune strutture testuali sono preferibili ad altre. Analizzare la struttura sintattica delle frasi. Stabilire regole normative per la scrittura. Quale segnale linguistico aiuta spesso a individuare le unità informative?. Il punto. Il punto e virgola. La maiuscola. La virgola. Le subordinate in posizione iniziale o inserita svolgono tipicamente funzione di: Enunciato implicito. Movimento testuale. Sfondo. Nucleo. Nei testi argomentativi prevalgono tipicamente: Le relazioni enunciative. Le relazioni sintattiche. Le relazioni referenziali. Le relazioni logiche. Qual è il dispositivo più semplice per introdurre una voce diversa nel testo?. La nominalizzazione. Il discorso riportato. La subordinazione. Gli avverbi modali. Nel testo “Maria è triste. Piove ancora.” la coerenza si basa su: Una relazione logica di riformulazione. Una catena anaforica. Una relazione enunciativa. Una relazione logica di motivazione. La macrostruttura è definita da van Dijk come: Una sequenza di pronomi. Una o più proposizioni generali che riassumono il testo. La struttura fonologica del testo. Un insieme di regole sintattiche. La competenza testuale permette al parlante di: Parafrasare e riassumere un testo. Analizzare la sintassi di una lingua. Tradurre automaticamente un testo. Identificare i tratti fonetici distintivi. Perché le grammatiche testuali risultano problematiche per i testi reali?. Perché ignorano la sintassi frasale. Perché non considerano la punteggiatura dei testi reali. Perché sono troppo rigide rispetto alla complessità dei testi. Perché richiedono troppi calcoli formali. La coerenza, nelle grammatiche testuali degli anni Ottanta, era vista come: Una proprietà dicotomica. Una proprietà graduale. Una proprietà stilistica. Una proprietà fonologica. Quale manuale del 1981 rappresenta simbolicamente la svolta pragmatica?. "Analisi del discorso", di Brown e Yule. "Introduzione alla linguistica testuale", di Beaugrande e Dressler. "La linguistica testuale", di Maria-Elisabeth Conte. "Linguistica del testo", di Angela Ferrari. Quale tra i seguenti è un esempio di testo che richiede alta efficienza?. Una poesia. Un romanzo. Un cartello stradale. Un messaggio pubblicitario. Quale principio regolativo della testualità mira a suscitare una forte impressione nel destinatario?. Coesione. Appropriatezza. Efficienza. Efficacia. Quale principio costitutivo della testualità riguarda il posizionamento del testo nella situazione comunicativa?. Situazionalità. Intertestualità. Accettabilità. Coerenza. Quale tra i seguenti ambiti è privilegiato dalla linguistica testuale moderna?. Testi orali. Testi scritti funzionali. Testi poetici. Testi scritti letterari. Secondo gli approcci moderni alla linguistica testuale, la coerenza è: Determinata solo dal contesto. Una proprietà dicotomica. Indipendente dalla lingua. Una proprietà graduale. Quale tra i seguenti NON è un principio costitutivo della testualità secondo Beaugrande e Dressler?. Accettabilità. Informatività. Efficienza. Coerenza. Secondo Conte, la coerenza è la quidditas del testo perché: È una proprietà opzionale. È una proprietà contestuale. È la condizione necessaria e sufficiente per la testualità. Dipende dalla presenza di connettivi. Un testo può essere coerente anche senza coesione perché: I testi brevi non richiedono coesione. La coesione è sempre irrilevante. L’interprete può ricostruire i legami logici. La grammatica lo impone. In un esempio come “Maria non c’è. Non risponde al telefono.” la coerenza deriva: Dai pronomi presenti. Dalla struttura sintattica complessa. Dalla presupposizione di un testo coerente. Dai connettivi presenti. Quale proprietà della coerenza consiste nella possibilità di individuare un nucleo semantico generale del testo?. Unitarietà. Progressione. Continuità. Efficacia. Quale tra le seguenti NON è una dimensione organizzativa della testualità?. Enunciativa. Contestuale. Referenziale. Logica. In quale tipo di testo prevale tipicamente la coerenza del piano referenziale?. Espositivo. Prescrittivo. Argomentativo. Descrittivo. La ricostruzione della coerenza è possibile anche in casi estremi se: Si eliminano le anafore e i connettivi. Si assume un contesto comunicativo adeguato. Il testo è breve. Si applicano regole sintattiche. I blocchi di parole generati automaticamente sul web sono non-testi perché: Non hanno coesione. Sono troppo ripetitivi. Non hanno funzione comunicativa. Sono grammaticalmente scorretti. In quali generi testuali siamo più propensi a usare inferenze?. Manuali universitari. Testi poetici. Articoli scientifici. Testi normativi. Come può essere resa coerente la frase di Chomsky "Idee verdi incolori dormono furiosamente"?. Eliminando gli aggettivi. Aggiungendo un connettivo. Attribuendo significati figurati alle parole. Cambiando l’ordine delle parole. Qual è la funzione coesiva più tipica dei due punti?. Segnalare un generico legame logico tra due enunciati. Segnalare un cambio di argomento. Indicare una pausa prosodica. Introdurre un inciso. Quale tra questi elementi appartiene alla coesione sintattica?. Le rime. I pronomi personali. Le figure retoriche. Le metafore. Quale tra questi è un esempio di coesione morfologica?. L'uso di sinonimi. I pronomi dimostrativi. Le desinenze verbali. I due punti. Quando la coesione diventa particolarmente importante?. Nei testi più lunghi di un paio di frasi. Nei testi molto brevi. Nei testi argomentativi. Nei testi narrativi. Quale relazione semantica permette al lessico di contribuire alla coesione?. Allitterazione. Sinonimia. Onomatopea. Metafora. Quale livello linguistico NON è sede di dispositivi di coesione?. Morfologia. Fonologia. Sintassi. Lessico. Il pronome “ciò” fa riferimento tipicamente a: Un oggetto materiale. Un luogo. Una persona. Un fatto. Che cosa si intende per “referente testuale”?. Il significato di un segno linguistico. L'interprete del testo. Un oggetto reale presente nel mondo extralinguistico. Un’entità che entra a far parte del discorso in atto. Quale tra questi sintagmi NON instaura un referente testuale?. Il cane che ha appena abbaiato. È un ingegnere. Un camion. Il temporale di ieri sera. La nozione di identificabilità riguarda: La complessità sintattica del sintagma. La lunghezza del testo. La facilità con cui l’interprete individua un referente. La facilità di interpretazione di una frase. Il referente testuale appartiene a: Il mondo reale. La memoria a lungo termine. Il sistema linguistico astratto. L’universo di discorso. Quale elemento linguistico compie solitamente un atto di riferimento?. Un sintagma nominale. Un predicato nominale. Un avverbio. Un sintagma verbale. Che cos’è l’antecedente?. Un’espressione che permette di fissare il riferimento. L’espressione che segue l’anafora. Un referente extralinguistico. Un pronome che sostituisce un nome. Che cosa rappresenta l’anafora rispetto alla continuità referenziale?. Un ostacolo. Un sintomo linguistico. La causa. Un fenomeno stilistico. Quale termine è sinonimo di antecedente?. Punto di attacco. Incapsulatore. Espressione anaforica. Susseguente. Perché l’anafora legata non interessa alla linguistica testuale?. Perché non ha funzione coesiva nel testo. Perché riguarda solo la semantica lessicale. Perché è un fenomeno esclusivamente pragmatico. Perché riguarda solo testi poetici. Qual è la differenza principale tra "anaphora" e "anaphor" nella terminologia inglese?. Non c'è nessuna differenza. La prima indica il fenomeno, la seconda l’espressione. La prima indica un pronome, la seconda un nome. La prima indica l’espressione, la seconda il fenomeno. Che cosa distingue riferimento e rinvio?. Il rinvio riguarda solo i pronomi. Sono sinonimi. Il riferimento è esterno al testo, il rinvio è interno. Il riferimento è interno al testo, il rinvio è esterno. Quali predicati realizzano tipicamente l’anafora di predicato?. Esserlo e farlo. Essere e avere. Potere e dovere. Dire e fare. Perché l’anafora di predicato non può essere coreferenziale?. Perché il pronome è ambiguo. Perché è sempre deittica. Perché manca un antecedente. Perché l’antecedente non è referenziale. Che cosa introduce l’anafora associativa?. Un referente deittico e collegato al contesto situazionale. Un referente generico e interpretabile in isolamento. Un referente già noto. Un referente nuovo ma concettualmente collegato all’antecedente. Quale relazione semantica lega “un computer / la tastiera”?. Sinonimia. Iponimia. Meronimia. Antonimia. Perché nell’anafora associativa non si può usare il dimostrativo?. Perché il dimostrativo è deittico solo nello spazio. Perché il dimostrativo richiede un antecedente esplicito nel co-testo. Perché il dimostrativo è incompatibile con le relazioni anaforiche. Perché è sempre scorretto. Che cosa distingue il cosiddetto "pronome pigro"?. È tipico dei testi poetici. Riprende solo il senso del referente. È sempre un pronome personale. Riprende il referente ma non il significante. Quale funzione può svolgere un incapsulatore anaforico di relazione?. Eliminare la necessità di connettivi. Indicare una relazione di sinonimia. Segnalare una relazione logica come scopo o motivo. Sostituire un verbo. Come viene definita la catafora?. Un rinvio a un elemento precedente. Un rinvio a un referente implicito. Un rinvio a un referente extratestuale. Un rinvio a un elemento successivo. Qual è l’effetto pragmatico principale della catafora?. La cancellazione dell’antecedente. La sospensione interpretativa. La ripetizione del referente. La neutralizzazione del significato. Con l'incapsulatore anaforico “A questo scopo”, quale relazione logica viene espressa?. Motivazione. Riformulazione. Consecuzione. Concessione. Che cosa permette l’aggettivo valutativo all’interno di un incapsulatore?. Di introdurre una valutazione soggettiva. Di rendere l’incapsulatore ambiguo. Di eliminare la relazione logica. Di rendere l’incapsulatore non referenziale. Perché un incapsulatore può avere un effetto persuasivo?. Perché è sempre indefinito. Perché elimina la necessità di argomentare. Perché sostituisce un’intera frase. Perché presuppone l’esistenza del referente. Che cosa può mettere in rilievo un incapsulatore sul piano enunciativo?. La coerenza semantica generale. La struttura sintattica dell’antecedente. La posizione dell’autore nel testo. Le caratteristiche illocutive dell’atto linguistico precedente. Quale tipo di espressione è più adatta a fungere da catafora?. Un pronome. Un avverbio. Un nome proprio. Un sintagma nominale. Perché un sintagma nominale indefinito può avere valore cataforico?. Perché è semanticamente specifico. Perché introduce un referente già noto. Perché rinvia sempre indietro. Perché può anticipare un susseguente frasale. Che cosa indica l’aggettivo “seguente” in un sintagma nominale?. Un rinvio anaforico. Un rinvio cataforico. Un rinvio deittico. Un rinvio extratestuale. Quale tra le seguenti forme è la meno marcata nella gerarchia (o scala) di accessibilità?. Sintagmi nominali definiti. Pronomi tonici. Sintagmi nominali indefiniti. Anafora zero. I sintagmi nominali indefiniti, nella maggior parte dei casi: Riprendono referenti molto salienti. Sono forme anaforiche marcate. Sono equivalenti ai pronomi tonici. Servono a introdurre nuovi referenti. Un esempio di ipercodifica da parte di apprendenti di italiano L2 è: L’uso di un soggetto sottinteso in contesti ambigui. L’omissione del soggetto in frasi principali. L’uso di un pronome personale soggetto quando basterebbe un soggetto sottinteso. L’uso di un pronome atono al posto di un sintagma nominale definito. La quantità di materiale codificato nell’espressione anaforica aumenta quando: Il referente è poco accessibile e difficile da recuperare. L’anafora è pronominale. L’antecedente è immediatamente precedente. Il referente è molto saliente. I pronomi tonici sono usati tipicamente per: Evitare ambiguità con un antecedente lontano. Esprimere contrasto tra referenti diversi o focalizzazione. Riprendere referenti molto accessibili. Introdurre nuovi referenti. Un sintagma nominale definito anaforico è usato quando: L’antecedente è distante o potenzialmente ambiguo. Si vuole introdurre una valutazione soggettiva. Il referente è molto prevedibile. Il referente è nuovo. L’ipercodifica anaforica si verifica quando: L’antecedente è troppo lontano. Si omette l’espressione anaforica. L’espressione anaforica è troppo leggera. Si usa un’espressione anaforica più pesante del necessario. L’ipocodifica consiste nel: Usare un’espressione anaforica troppo leggera rispetto all’accessibilità del referente. Ripetere integralmente l’antecedente anche se non è necessario. Usare un sintagma nominale definito quando serve un pronome. Usare un’espressione anaforica troppo pesante rispetto all'accessibilità del referente. Quale segno di punteggiatura può svolgere funzione simile a un connettivo?. Virgola. Punto interrogativo. Due punti. Punto. La subordinata in seconda posizione tende a: Assumere un ruolo di primo piano. Essere interpretata come digressione. Assumere un ruolo di sfondo informativo. Essere meno rilevante. Perché gli introduttori delle subordinate completive non sono considerati connettivi?. Perché non instaurano relazioni logiche. Perché non collegano due frasi. Perché sono impliciti. Perché sono variabili morfologicamente. Quale tra questi è uno pseudo-connettivo?. E. Benché. Infatti. Per questo. Che tipo di relazione segnala “prova ne è”?. Riformulazione. Concessione. Conseguenza. Motivazione. Il connettivo “e” fornisce istruzioni interpretative…. Ricche. Povere. Ambigue. Contraddittorie. Quale tra i seguenti NON è un connettivo di consecuzione?. Di conseguenza. Pertanto. Sicché. Infatti. Quale connettivo segnala esplicitamente una consecuzione?. Anzi. Siccome. Tuttavia. Quindi. Che cos’è una relazione di consecuzione?. La spiegazione delle cause di un evento. Il risultato di un ragionamento inferenziale che collega premesse e conclusione. L’opposizione tra due affermazioni. L’accostamento di due enunciati senza alcun legame logico. Quale dei seguenti è un esempio di consecuzione induttiva?. “È piovuto. Quindi le strade sono bagnate.”. “Siamo in ritardo: dobbiamo muoverci.”. “Perché una lingua non può fare a meno della scienza.”. “Le strade sono bagnate. Quindi è piovuto.”. Che cos’è una relazione di esemplificazione?. Una relazione che introduce un’opinione personale. Una relazione che riassume un contenuto precedente. Una relazione che illustra un caso concreto rappresentativo di un concetto generale. Una relazione che oppone due alternative. Che cos’è una relazione di aggiunta?. Una relazione che introduce una conseguenza. Una relazione che introduce una causa. Una relazione che oppone due contenuti. Una relazione che collega contenuti sullo stesso piano. Quale connettivo introduce una relazione di aggiunta?. E. Ma. Siccome. Però. Quale connettivo segnala più frequentemente la specificazione?. Comunque. In particolare. Infatti. Tuttavia. Quale costrutto è tipicamente impiegato per veicolare specificazioni?. La subordinata relativa appositiva. La subordinata relativa restrittiva. La subordinata causale. La subordinata temporale. Quale connettivo segnala prototipicamente l’esemplificazione?. Inoltre. Generale. Per esempio. Dunque. Quale dei seguenti elementi NON è una coordinata dell’origo bühleriana?. Aspetto. Tempo. Persona. Spazio. Secondo Halliday e Hasan, la deissi è un caso di: Anafora. Catafora. Endofora. Esofora. L’espressione “domani” è un esempio di deissi: Temporale. Spaziale. Personale. Sociale. Secondo Bühler, il centro deittico (origo) è costituito da: Io-qui-adesso. Noi-qui-sempre. Lui-là-domani. Tu-lì-adesso. La deissi riguarda espressioni linguistiche il cui riferimento dipende da: Regole grammaticali universali. Il contesto situazionale. La coesione testuale. La struttura sintattica. La deissi è particolarmente importante perché: Permette di evitare l’uso dei pronomi. Elimina l’ambiguità semantica. Sostituisce la coesione testuale. Collega il testo al contesto situazionale. Il co-testo è rilevante soprattutto per: Il discorso riportato. L'anafora. La deissi. La coerenza. L’espressione “qui” è tipicamente un esempio di deissi: Temporale. Sociale. Spaziale. Personale. Perché nei giornali si trovano formule come “oggi (ieri per chi legge)”?. Per evitare ambiguità tra deissi del parlante e del lettore. Per rispettare una norma redazionale obbligatoria. Per introdurre un commento ironico. Per marcare il discorso indiretto. Che cos’è il presente pro futuro?. Un presente usato in contesti ipotetici. Un presente usato per esprimere un’azione non ancora avvenuta. Un presente usato per esprimere un’azione già avvenuta. Un presente che indica un’azione abituale. Che cosa distingue un uso deittico da un uso anaforico?. La lunghezza dell’enunciato. La presenza di un verbo al passato. La presenza di un antecedente testuale. La necessità di conoscere il calendario. Quale tra questi è un deittico temporale?. Domani. Il 3 febbraio. Sopra. Là. In “questa settimana sono molto impegnato”, "questa" è: Un deittico temporale. Un'espressione anaforica. Un deittico spaziale. Un dimostrativo neutro. Qual è l’origo della deissi temporale?. Il referente principale del testo. Il luogo dell’enunciazione. Il momento dell’enunciazione. Il tempo verbale usato. Perché non è possibile dire “vengo anch’io al cinema, ma tu stai a casa”?. Perché "venire" implica movimento verso l’interlocutore. Perché "venire" non può essere usato con "anch’io". Perché "venire" richiede un complemento di luogo espresso. Perché "venire" è incompatibile con luoghi pubblici. Quale tempo verbale può funzionare come deittico?. Imperfetto. Condizionale passato. Trapassato remoto. Futuro anteriore. Quale tra i seguenti verbi contiene una componente deittica spaziale?. Dormire. Mangiare. Pensare. Venire. Il condizionale composto, nei valori temporali, indica: Posteriorità rispetto al momento dell’enunciazione. Anteriorità rispetto al presente. Simultaneità con un evento futuro. Posteriorità rispetto a un evento passato. Il trapassato remoto è un tempo: Deittico. Deittico-anaforico. Commentativo. Modale. L’espressione “quello là” con valore di deissi empatica può indicare: Cortesia. Ammirazione. Indifferenza. Ostilità. Su un piano testuale, la scelta dei tempi verbali contribuisce anche a: Organizzare la prospettiva comunicativa. Eliminare la soggettività del narratore. Stabilire la struttura sintattica del testo. Determinare la lunghezza del testo. La deissi sociale riguarda principalmente: La struttura sintattica del testo. La collocazione degli eventi nel tempo. La coesione testuale. I rapporti tra parlante e interlocutore. Quale tra questi tempi verbali non può comparire senza un completamento anaforico?. Imperfetto. Futuro Semplice. Trapassato prossimo. Passato prossimo. Quale tra questi è un esempio di tempo commentativo?. Indicativo presente. Indicativo imperfetto. Trapassato prossimo. Passato remoto. Nella distinzione tra tempi narrativi e commentativi, il passato remoto è: Entrambi. Nessuno dei due. Un tempo commentativo. Un tempo narrativo. Quale forma verbale può sostituire un futuro nel discorso indiretto?. Congiuntivo presente. Trapassato prossimo. Imperfetto. Condizionale composto. Il discorso indiretto narrativizzato: È sempre introdotto da “che”. È indipendente dalla cornice. È identico al discorso diretto libero. È subordinato alla cornice. Quale funzione può avere il discorso riportato nella dimensione referenziale?. Eliminare la polifonia. Offrire realismo. Aumentare la coesione logica. Rendere più astratto il testo. Quale delle seguenti frasi NON può essere riportata in discorso indiretto?. Una frase esclamativa. Una frase dichiarativa. Una frase dichiarativa con subordinate. Una frase interrogativa indiretta. Il discorso diretto conserva: Solo i tempi verbali. Le forme lessicali originarie. Solo la struttura sintattica. Solo il contenuto proposizionale. Quale tra questi è un esempio di discorso indiretto subordinato?. “Domani pioverà”, disse Maria. Maria ha detto che domani pioverà. Secondo Maria, domani pioverà. Domani pioverà, pensò Maria. La cornice del discorso riportato contiene tipicamente: Un verbum dicendi. Una frase nominale. Un avverbio modale. Un complemento di luogo. “Marco non è una persona facile” implica che: Il parlante non ha opinioni su Marco. Marco è sicuramente difficile. Qualcuno potrebbe pensare che Marco sia facile. Nessuno pensa il contrario. Le “isole testuali” sono: Parti di testo isolate nella pagina. Errori di impaginazione. Citazioni indirette prive di verbum dicendi. Frammenti di citazione diretta integrati nel testo. La concessione evoca tipicamente: Due argomentazioni alternative. Una conclusione logica. Un unico punto di vista. Un’opinione neutrale. Gli enunciati negativi evocano: Due punti di vista alternativi. Solo il punto di vista negativo. Nessun punto di vista. Solo il punto di vista positivo. La differenza tra frase ed enunciato consiste nel fatto che l’enunciato: È più lungo. Ha un soggetto. Ha un verbo al passato. È inserito in un contesto situazionale. Il livello gerarchico-informativo della struttura informativa riguarda: I ruoli semantici. Il dinamismo comunicativo. La struttura sintattica. L'aboutness. L’ordine canonico della frase dichiarativa in italiano è: SVO. VSO. OVS. SOV. Quale livello NON appartiene ai tre piani della Functional Sentence Perspective?. Livello grammaticale. Livello semantico. Livello informativo. Livello fonologico. Il livello della datità riguarda: Il referente su cui si predica informazione. Lo statuto di dato/nuovo degli elementi. La struttura sintattica. La posizione dell'accento di frase. Il dinamismo comunicativo misura: La complessità sintattica. La frequenza d’uso. Il contributo di un elemento allo sviluppo comunicativo. Lo statuto di dato/nuovo di un elemento. Quale enunciato è adeguato alla domanda “Cos’ha mangiato Marco?”. MARCO ha mangiato una mela. È Marco che ha mangiato una mela. È stato Marco a mangiare una mela. Una mela, ha mangiato Marco. Quale termine è particolarmente ambiguo negli studi sulla struttura informativa?. Focus. Predicato. Paziente. Tema. Le frasi presentative servono a: Evidenziare il topic. Modificare il focus. Negare un referente. Introdurre un nuovo referente testuale. Il focus nello scritto tende a cadere su: Il primo costituente. Il verbo. L’ultimo costituente. Il soggetto. Quale elemento esprime tipicamente un topic?. Congiunzione subordinante. Complemento oggetto postverbale. Sintagma nominale preverbale soggetto. Avverbio modale. Un topic di ordine superiore può essere: Un sintagma avverbiale. Un connettivo testuale. Un sintagma aggettivale. Un evento nominalizzato. Quale tra questi è un esempio di proposizione eventiva?. Ecco Gianni. Piove. C'è un gatto in giardino. Gianni ha sorpreso tutti. Il comment corrisponde generalmente a: La predicazione applicata al topic. Un elemento presupposto. Un’informazione accessoria nell'enunciato. Il soggetto sintattico della frase. Secondo Lambrecht, il topic è: L’elemento comunicativamente più dinamico dell’enunciato. Un referente su cui si arricchisce la conoscenza del destinatario. Un referente di nuova instaurazione nel testo. Il soggetto grammaticale della frase principale. Il livello della aboutness riguarda: Ciò di cui l’enunciato parla. La scelta lessicale. La struttura prosodica. La coesione morfosintattica. In un costrutto bicondizionale, le due proposizioni: Sono entrambe sullo sfondo. Sono entrambe nel nucleo informativo. Hanno un solo topic condiviso. Non hanno topic. La correlazione tra topic e datità implica che: Il topic è di norma nuovo nel discorso. Il topic è di norma cognitivamente attivo. Il topic è di norma cognitivamente inattivo. Il topic coincide sempre con il soggetto. Nel caso della frase scissa "È ancora una volta lei che ha sbagliato", il referente "lei" è: Inattivo e non focalizzabile. Un referente non testuale. Semiattivo per inferenza. Attivo ma in posizione di focus. Il focus è tipicamente associato a referenti: Inattivi. Contestuali. Semiattivi. Attivi. Il topic è tipicamente associato a referenti: Inattivi. Attivi. Semiattivi. Non referenziali. A che tipo di frase appartiene l'esempio “Chi ha aperto i lavori è il direttore di dipartimento”?. Costruzione a tema sospeso. Frase pseudoscissa. Frase scissa. Dislocazione a destra. Il livello della datità riguarda: Il grado di attivazione cognitiva dei referenti testuali. La gerarchia informativa tra topic e focus. La struttura sintattica dell’enunciato. La coesione testuale. Secondo Chafe, la distinzione dato/nuovo è meglio interpretata come: Un continuum con gradini intermedi. Una distinzione puramente sintattica. Una distinzione tra soggetto e oggetto. Una dicotomia rigida. Quale elemento può realizzare una progressione tematica globale?. Un pronome dimostrativo come "ciò". Un avverbio come "forse". Un nome proprio. Un verbo modale come "dovere". La frase scissa è particolarmente adatta a: Introdurre un nuovo argomento. Segnalare un cambio di tempo verbale. Esprimere modalità epistemica. Correggere un punto di vista alternativo. L’anafora associativa è tipica di quale progressione tematica?. Derivata. Implicita. Diretta. Globale. La progressione tematica globale si basa su: Deissi testuale. Coreferenza diretta. Ripresa del focus. Ripresa dell’intero contenuto di un enunciato. Qual è la posizione non marcata del topic in italiano?. Inizio dell’enunciato. Dopo il verbo. Tra verbo e oggetto. Fine dell’enunciato. Quale esempio rappresenta una focalizzazione contrastiva?. Quello che voglio è pace. È Gianni che canta. Ha chiamato tuo fratello. Tuo fratello, ho chiamato. La dislocazione a sinistra richiede: Un soggetto postverbale. Un verbo copulativo. Una frase scissa. Un clitico di ripresa. Una funzione tipica della dislocazione a destra è: Eliminare il soggetto. Segnalare un ripensamento. Creare una frase scissa. Evidenziare il focus. Quale tra i seguenti NON è un dispositivo focalizzante?. Dislocazione a sinistra. Frase pseudoscissa. Soggetto postverbale. Frase scissa. Quale di queste locuzioni introduce esplicitamente un topic?. Comunque. Quanto a. Infatti. Per quanto. Il soggetto postverbale in italiano tende ad avere funzione di: Focus. Tema sospeso. Comment. Topic. La frase passiva è un dispositivo di topicalizzazione perché: Introduce un clitico di ripresa. Elimina il soggetto. Modifica l'ordine SVO. Anticipa l’oggetto diretto rendendolo topic. Una caratteristica dell’italiano neo-standard sul piano della struttura informativa è: La crescente ostilità per le frasi marcate. La crescente accettazione delle frasi marcate. La riduzione dei pronomi clitici. L’uso preferenziale dell’ordine SVO. Le frasi marcate possono rafforzare la coesione testuale perché: Rendono più chiara la struttura sintattica. Impediscono ambiguità semantiche. Segnalano topic e focus in modo trasparente. Eliminano la necessità di connettivi. Il concetto di “allòfrasi” indica: Due varianti sintattiche con la stessa struttura informativa. Due frasi simili ma con significati diversi. Due varianti sintattiche con lo stesso contenuto proposizionale. Due frasi marcate identiche. Le frasi marcate condividono con le frasi non marcate: Lo stesso contenuto proposizionale. La stessa struttura informativa. La stessa funzione pragmatica. Lo stesso ordine dei costituenti. |





