Macroeconomia eCampus Fabiani
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Il tasso di cambio nominale rappresenta: Il tasso di interesse interno. La quantità di moneta in circolazione. Il valore del PIL pro capite. Il prezzo di una valuta in termini di un’altra. Se ε aumenta, allora: Le esportazioni nette si riducono. La competitività estera migliora. I beni interni diventano più costosi. I beni esteri diventano relativamente più costosi. Un deprezzamento del tasso di cambio reale comporta: Un aumento della competitività delle esportazioni. Un aumento delle importazioni. Un calo del PIL. Un calo delle esportazioni. Il tasso di cambio reale è influenzato da: Prezzi interni, prezzi esteri e cambio nominale. Tasso di interesse. Politica fiscale. Occupazione. Una valuta si deprezza quando: Il PIL potenziale cresce. La spesa pubblica cala. Il livello dei prezzi esteri diminuisce. Il tasso di cambio nominale aumenta. Il tasso di cambio reale è dato da: ε = P / (e × P*). ε = (P + P*) / e. ε = e / (P × P*). ε = e × (P*/P). Il deprezzamento del cambio reale tende a: Ridurre le esportazioni. Stimolare la domanda estera. Contenere l’inflazione interna. Aumentare l’importazione. In una situazione di cambio fisso: La politica monetaria è meno efficace. Le esportazioni sono sempre in crescita. Il PIL reale è determinato dal cambio. Il tasso di cambio varia liberamente. La voce 'errore e omissioni' nella bilancia dei pagamenti serve a: Valutare le esportazioni nette. Misurare la domanda aggregata. Bilanciare differenze contabili. Indicare il tasso di cambio reale. La bilancia dei pagamenti registra: Solo i movimenti di capitale. Esclusivamente il commercio di beni. Tutte le transazioni economiche tra un paese e il resto del mondo. Solo gli investimenti diretti esteri. Un surplus delle partite correnti implica che: Il tasso di cambio reale è stabile. Le esportazioni totali superano le importazioni totali. Il PIL reale cresce. I trasferimenti netti sono negativi. Il conto finanziario include: Investimenti diretti, di portafoglio e derivati. Esportazioni e importazioni di beni. Spesa pubblica e trasferimenti. Redditi da lavoro estero. Il conto capitale nella bilancia dei pagamenti misura: Differenza tra esportazioni e PIL. Movimenti di capitale come investimenti diretti e di portafoglio. Redditi da lavoro. Importazioni di beni strumentali. Un disavanzo della bilancia dei pagamenti può essere compensato da: Aumento delle importazioni. Diminuzione del PIL potenziale. Riduzione dei salari nominali. Variazione delle riserve ufficiali. Il saldo complessivo della bilancia dei pagamenti deve essere: Negativo. Positivo. Proporzionale al PIL. Sempre nullo in termini contabili. La bilancia delle partite correnti comprende: Solo esportazioni e importazioni di beni. Esportazioni, importazioni, redditi da capitale e trasferimenti. Gli investimenti finanziari. Le riserve valutarie. Il differenziale di tasso di interesse è: Il tasso di inflazione attesa. La differenza tra PIL reale e nominale. La differenza tra i rendimenti attesi delle attività finanziarie interne ed estere. La differenza tra importazioni ed esportazioni. Il rischio di cambio influenza: La preferenza per attività denominate in valuta estera. La domanda di lavoro. Il PIL potenziale. La politica fiscale. Una valuta si apprezza quando: L’inflazione aumenta. Il deficit pubblico cresce. La spesa per consumi aumenta. Gli investitori preferiscono titoli domestici. Gli investitori diversificano il portafoglio per: Stabilizzare il prezzo del lavoro. Evitare tasse. Massimizzare il consumo. Ridurre il rischio complessivo. In condizioni di perfetta mobilità dei capitali: Il cambio reale è costante. Le importazioni aumentano. I tassi di interesse interni si allineano a quelli esteri. I salari si contraggono. Un aumento del tasso di interesse estero tende a: Aumentare l’importazione di beni. Spostare capitali verso l’estero. Ridurre l’offerta aggregata. Stabilizzare il tasso di cambio reale. La scelta tra attività domestiche ed estere dipende principalmente da: Reddito disponibile. Rischio, rendimento e tasso di cambio atteso. Prezzo delle materie prime. Salario reale. Un'attività finanziaria estera è: Un bene esportato. Un titolo di stato nazionale. Un obbligo fiscale. Un titolo o investimento detenuto in un altro paese. La relazione tra tasso di interesse interno ed estero si riflette su: Curva IS. Flussi di capitale e cambio. Offerta aggregata. Salari e disoccupazione. In presenza di parità scoperta dei tassi: Gli investitori non ottengono profitti da differenze nei tassi. La bilancia commerciale è positiva. La curva LM si sposta a sinistra. La moneta nazionale si deprezza. La parità scoperta dei tassi di interesse presuppone: Piena occupazione. Rigidità dei prezzi. Cambio fisso. Perfetta mobilità dei capitali e aspettative razionali. Un tasso di interesse estero elevato: Stabilizza i salari. Aumenta la domanda di beni. Induce flussi di capitale in uscita. Riduce l’importazione. Un aumento del tasso d’interesse interno tende a: Ridurre le esportazioni. Deprezzare la valuta nazionale. Aumentare l'inflazione. Apprezzare la valuta nazionale. Secondo la parità dei tassi di interesse, il differenziale tra i tassi è compensato da: La variazione attesa del tasso di cambio. L'inflazione domestica. La domanda di moneta. Il differenziale salariale. Il tasso di cambio nominale è influenzato da: Domanda aggregata. Curva AS. Differenziali di tasso di interesse. Prezzo del petrolio. Se il tasso interno è più alto di quello estero: La valuta nazionale tende ad apprezzarsi. La curva IS si sposta. L’inflazione scende. Le esportazioni aumentano. Le esportazioni nette aumentano quando: Il cambio reale si deprezza. Il reddito interno cresce. La spesa pubblica si espande. Le imposte aumentano. La domanda di beni in economia aperta è data da: Z = Y - C + G. Z = C + I + G. Z = C + I + G + X - IM. Z = Y - T + NX. Un deprezzamento reale della valuta: Stabilizza il PIL. Riduce la domanda di investimenti. Aumenta la domanda estera per i beni nazionali. Causa una recessione. Le esportazioni dipendono da: Domanda estera e competitività. Spesa pubblica. Tasso di interesse interno. Curva AS. Le importazioni dipendono principalmente da: PIL potenziale. Saldo di bilancio. Reddito nazionale e prezzo relativo dei beni esteri. Livello dell’offerta di moneta. La funzione delle importazioni è espressa come: IM = Y - T. IM = mY. IM = ε × P*. IM = X - G. Una riduzione del reddito interno provoca: Deprezzamento della valuta. Aumento del risparmio pubblico. Diminuzione delle importazioni. Aumento delle esportazioni. La propensione marginale all’importazione misura: La propensione al risparmio. La quantità totale importata. L'elasticità del tasso di cambio. Quanto aumentano le importazioni al crescere del reddito. Le esportazioni (X) dipendono da: Reddito estero e tasso di cambio reale. Domanda interna. Spesa pubblica nazionale. Tasso di disoccupazione interno. Il saldo commerciale (NX = X - IM) migliora quando: Le esportazioni aumentano più delle importazioni. Il tasso di inflazione è stabile. I tassi d’interesse interni scendono. La domanda aggregata aumenta. Il consumo (C) è funzione: Del reddito disponibile. Del saldo della bilancia dei pagamenti. Della produttività marginale. Del tasso di disoccupazione. Quale delle seguenti è una componente della domanda aggregata?. Consumi (C). Offerta monetaria (M). Tasso naturale (u*). Occupazione (N). Gli investimenti (I) sono influenzati da: Prezzo del lavoro. Saldo della bilancia dei pagamenti. Tasso di interesse e aspettative future. Tasso di disoccupazione. Un aumento della propensione marginale al consumo comporta: Un aumento del disavanzo commerciale. Una riduzione delle esportazioni. Una diminuzione del tasso di interesse. Un incremento della domanda aggregata. La spesa pubblica (G): È calcolata tramite la curva LM. È funzione del PIL reale. È decisa in modo esogeno dal governo. Dipende dal tasso di inflazione. Le importazioni (IM) aumentano se: Cresce la produttività. Aumentano i salari nominali. Aumenta il reddito interno. Scende il tasso di cambio reale. Se i prezzi interni crescono più di quelli esteri: La valuta si deprezza secondo la PPA relativa. La domanda interna cala. La valuta si apprezza. Il tasso di interesse scende. Il fallimento della PPA è spesso dovuto a: Domanda aggregata debole. Tassi d’interesse troppo bassi. Reddito potenziale elevato. Barriere commerciali, costi di trasporto e beni non commerciabili. La PPA si basa sull’ipotesi che: Il tasso di interesse sia fisso. La moneta sia neutrale. I beni siano perfettamente commerciabili tra paesi. I salari siano flessibili. Un'apprezzamento del tasso di cambio reale: Riduce la competitività delle esportazioni. Aumenta la produzione interna. Rende i beni interni più richiesti. Fa crescere il saldo delle partite correnti. Una deviazione dalla PPA può indicare: Livello del PIL nominale elevato. Reddito disponibile in crescita. Tassi di disoccupazione troppo bassi. Differenze nei tassi di inflazione. La parità dei poteri d’acquisto relativa considera: Il livello dei salari. I tassi di interesse. Il tasso di inflazione tra paesi. La bilancia commerciale. La PPA assoluta afferma che: Il tasso di cambio è proporzionale al PIL. Il reddito reale è costante. Il tasso di cambio nominale è fisso. Il tasso di cambio è uguale al rapporto tra i livelli dei prezzi. Secondo la parità dei poteri d’acquisto (PPA): Il PIL potenziale è massimo. I tassi d’interesse sono uguali. Il tasso di cambio si aggiusta per uguagliare i prezzi tra paesi. La domanda aggregata è costante. |




