my test prova linguistica
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I morfemi, rispetto ai fonemi. Sono portatori di significato e hanno carattere distintivo. hanno carattere distintivo. non sono portatoti di significato. sono portatori di significato. La fonetica studia. Le combinazioni dei fonemi. I foni. Le realizzazioni grafiche. La configurazione dei fonemi. L’elemento minimo dell’analisi morfologica è. Il morfema. Il fono. Il grafema. Il fonema. La fonetica studia. Le combinazioni dei fonemi. La configurazione dei fonemi. Le realizzazioni grafiche. I foni. Il morfema è. Solo grammaticale. Né grammaticale né lessicale. Solo lessicale. Grammaticale e lessical. Le due parole pale e sale sono. Una coppia minima. sinonimi. antonimi. un binomio. Il fonema è. La coppia minima. Un’entità linguistica minima. Un’unità linguistica minima. Un sinonimo di grafema. La morfologia. Studia le forme delle parole e la loro modificazione. Studia i sintagmi. Studia i fonemi. È sinonimo di fonetica. La consonante B. è un'occlusiva bilabiale sorda. è un'occlusiva bilabiale sonora. è un'occlusiva dentale sonora. è un'occlusiva dentale sorda. Capitàno. è una parola sdrucciola. è una ossitona. è una parola parossitona. nessuna delle tre opzioni (è bisdrucciola). Rispetto al luogo di articolazione, un consonante è bilabiale se. la lingua tocca il velo palatino. se la lingua tocca gli alveoli dei denti superiori. se la lingua si solleva sul palato. se l’ostruzione avviene con la chiusura delle labbra. Rispetto al luogo di articolazione, un consonante è velare se. se l’ostruzione avviene con la chiusura delle labbra. la lingua tocca il velo palatino. se la lingua si solleva sul palato. se la lingua tocca gli alveoli dei denti superiori. La consonante G. è una fricativa labiodentale sorda. è una fricativa alveolare sorda. è un'occlusiva velare sonora. è un'occlusiva velare sorda. Rispetto al luogo di articolazione, un consonante è palatale se. se la lingua tocca gli alveoli dei denti superiori. se l’ostruzione avviene con la chiusura delle labbra. la lingua tocca il velo palatino. se la lingua si solleva sul palato. Le vocali /ɔ/ /o/ /u/. posteriori. anteriori. centrali. palatali. Le vocali /ɛ/ /e/ /i sono. anteriori. posteriori. centrali. velari. Le vocali. sono solo anteriori. sono tutte di massima apertura. sono solo posteriori. sono anteriori e posteriori. Il sistema fonologico. è costituito solo dalle 21 consonanti. è costituito da 7 vocali, 2 semiconsonanti e 21 consonanti. è costituito solo dalle 7 vocali. non considera le due semiconsonanti. Una vocale tonica è. una vocale non accentata. lo stesso che atona. lo stesso che intertonica. una vocale accentata. Il dittongo AU nel passaggio dal latino al volgare. diventa /o/ ed è di timbro aperto. diventa /o/ ed è di timbro chiuso. diventa /ɔ/ ed è di timbro chiuso. diventa /ɔ/ ed è di timbro aperto. Nel passaggio dal latino al volgare. il numero delle vocali si è ridotto a 3. il numero delle vocali si è ridotto a 7. il numero delle vocali si è ridotto a 5. il numero delle vocali è rimasto invariato a 10. Latino PILUM > PELO in italiano, cosa è successo. per diretta evoluzione la i (breve latina) è confluita nella e aperta. per diretta evoluzione la i (lunga latina) è confluita nella e aperta. per diretta evoluzione la i (breve latina) è confluita nella e chiusa. non è possibile spiegare questo fenomeno. Dal latino CRUCEM > CROCE in italiano, cosa è successo. per diretta evoluzione la i (breve latina) è confluita nella o chiusa. per diretta evoluzione la u (breve latina) è confluita nella o chiusa. non è possibile spiegare questo fenomeno. per diretta evoluzione la u (lunga latina) è confluita nella o aperta. Il dittongo OE nel passaggio dal latino al volgare. diventa /e/ ed è di timbro aperto. diventa /e/ ed è di timbro chiuso. diventa /ε/ ed è di timbro chiuso. diventa /ε/ ed è di timbro aperto. Il dittongo AE nel passaggio dal latino al volgare. diventa /ε/ ed è di timbro chiuso. diventa /e/ ed è di timbro chiuso. diventa /e/ ed è di timbro aperto. diventa /ε/ ed è di timbro aperto. Il vocalismo tonico siciliano. è pentavocalico come il sardo. è eptavocalico come il romano. è eptavocalico come il marchigiano. è pentavocalico come il friulano. L’esito BONUM > BUONO si spiega. con la metafonesi. come evoluzione naturale. con l'anafonesi. con il dittongamento toscano. L’esito PEDEM > PIEDE si spiega. come evoluzione naturale. con l'anafonesi. con la metafonesi. con il dittongamento toscano. L'anafonesi è. nessuna delle precedenti. un fenomeno del vocalismo tonico. un fenomeno del vocalismo atono. un fenomeno non fiorentino. L'anafonesi coinvolge. la e chiusa tonica e la o aperta tonica. la e chiusa tonica e la o chiusa tonica. la e aperta tonica e la o chiusa tonica. la e aperta tonica e la o aperta tonica. La forma latina FAMĬLIA(M). Come esito diretto dal latino. Per anafonesi diventa famiglia. Per metafonesi diventa famiglia. Per assenza di anafonesi diventa famiglia. Per anafonesi. la e aperta tonica si innalza a i e la o aperta tonica si innalza a u. la e aperta tonica si chiude in a e la o aperta tonica si chiude in a. la e chiusa tonica si innalza a i e la o chiusa tonica si innalza a u. la e chiusa tonica si chiude in a e la o chiusa tonica si chiude in a. Il dittongo è costituto da. una sillaba unica composta da due suoni consonantici. due o più sillabe composte da due suoni vocalici. una sillaba unica composta da due suoni vocalici. due sillabe composte da due suoni vocalici. Lo iato è costituito da. due suoni vocalici non contigui ma appartenenti a una sillaba. due suoni consonantici non contigui ma appartenenti a sillabe diverse. due suoni vocalici contigui ma appartenenti a sillabe diverse. due suoni consonantici contigui ma appartenenti a sillabe diverse. Nel dittongamento toscano. la e aperta tonica dittonga in ie e la o aperta tonica dittonga in uo in sillaba aperta. la e aperta tonica dittonga in ie e la o aperta tonica dittonga in uo in sillaba chiusa. la e chiusa tonica dittonga in ie e la o aperta tonica dittonga in uo in sillaba aperta. la e aperta tonica dittonga in ie e la o chiusa tonica dittonga in uo in sillaba aperta. Il passaggio di AR > ER. vede la i seguita da r chiudersi in e. vede la a preceduta da g chiudersi in e. vede la a seguita da r chiudersi in e. vede la a preceduta da r chiudersi in e. DE POST > DOPO si deve a. dittongamento. passaggio da AR a ER. chiusura in protonia. labializzazione in protonia. La forma gambero si deve a. chiusura in protonia. anafonesi. passaggio da AR a ER. dittongamento. La forma margherita si deve a. chiusura in protonia. passaggio da AR a ER. dittongamento. anafonesi. La chiusura in protonia e postonia: è un fenomeno del vocalismo tonico. è un fenomeno del vocalismo atono. è un fenomeno solo dialettale. è un fenomeno latino. Nella chiusura in protonia. la e si chiude in i e la o in a. nessuna delle precedenti. la e si chiude in i e la o in u. la e si chiude in a e la o in u. Come spiego DECEMBRE > DICEMBRE. con il dittongamento toscano. con l'anafonesi. come fenomeno di chiusura in protonia. con la metafonesi. Nel sistema del vocalismo atono, la e lunga latina. confluisce in a. confluisce in i. confluisce in e. confluisce in u. Il vocalismo atono. oscilla da 5 a 3 vocali. presenta un sistema pentavocalico. oscilla da 7 a 5 vocali. presenta un sistema eptavocalico. In posizione iniziale la B. è raddoppiata. è diventata sorda. è rimasta ben salda. è caduta. STRATAM > STRADA come si spiega. raddoppiamento della sorda intervocalica. sonorizzazione della sorda intervocalica. assordimento della consonante. dileguo della sorda intervocalica. FLOREM > FIORE come si spiega. nei nessi consonantici, la laterale preceduta da altra consonante si palatalizza (/j/). nei nessi consonantici, la laterale preceduta da altra consonante si sonorizza. nei nessi consonantici, la vibrante preceduta da altra consonante si palatalizza (/j/). nei nessi consonantici, la laterale preceduta da altra consonante si assorda. In CAPUT > CAPO cosa si nota. conservazione della sonora intervocalica. conservazione della sorda intervocalica. raddoppiamento della sorda intervocalica. nessuna delle precedenti. Come si spiega la forma saetta da SAGĬTTAM. caduta della consonante occlusiva velare per apocope. caduta della consonante occlusiva velare per sintesi. caduta della consonante occlusiva velare per aferesi. caduta della consonante occlusiva velare per sincope. La forma STRĀTAM > strada è dovuta a. betacismo della sorda intervocalica. caduta della sorda intervocalica. sonorizzazione della sorda intervocalica. assordimento della sonora intervocalica. La forma LĂCUM > lago è dovuta a. sonorizzazione della laterale intervocalica. sonorizzazione dell’occlusiva sorda intervocalica. sonorizzazione della vibrante intervocalica. sonorizzazione della fricativa sorda intervocalica. BAPTISUM > BATTESIMO è un caso di. sincope. epitesi. aferesi. epentesi. Le desinenze dell'imperfetto. continuano quella del congiuntivo latino. hanno un'evoluzione autonoma. continuano quelle latine (BAM/BAS/BAT...). continuano quelle del futuro latino. Il futuro italiano. si forma con l'infinito del verbo seguito dalle forme ridotte al presente di essere (STARE SUM). si forma con l'infinito del verbo avere e le forme ridotte al presente del verbo. si forma con l'infinito del verbo seguito dalle forme ridotte al presente di avere (STARE HABEO). si forma con l'infinito del verbo seguito dalle forme ridotte al futuro di avere. Nella forma AMAVISTI > AMASTI cosa succede. sincope di VI e ritrazione dell'accento. sintesi. apocope di VI e ritrazione dell'accento. aferesi di VI e ritrazione dell'accento. Le forme rizotoniche. hanno accento sulla radice. hanno accento sulla desinenza. nessuna delle precedenti. sono atone. FECI, DISSI sono. perfetti forti. perfetti deboli. perfetti perifrastici. infiniti latini. FECE, DISSE sono. infiniti latini. perfetti forti. perfetti deboli. perfetti perifrastici. I perfetti TACUI, PLACUI. sono stati sostituiti dalle forme tacqui e piacqui. si sono mantenute solo nei testi scritti. convivono con le forme tacqui e piacqui. non sono mai esistiti. Nel verbo essere FŬ(I)SSEM > fossi si è avuto. l’assorbimento di /i/. la sincope di /i/. l’apocope di /i/. l’aferesi di /i/. Le scriptae volgari. solitamente non hanno tratti marcati per quel che concerne gli elementi locali. sono caratterizzate da ibridismo linguistico, ma anche da variabilità e instabilità. si distinguono per la loro fissità. si distinguono per aver un’unica varietà linguistica. Il latino classico. è lingua lontana dall’uso parlato, puramente scritta. è lingua puramente della scritta, comunque vicina all’uso parlato. è lingua vicina all’uso parlato, puramente orale. è lingua che si colloca a metà strada tra l’oralità e la scrittura. Il latino volgare è. il latino parlato dal popolo già in uso in età preclassica. il latino parlato dal popolo già in uso in età classica. il latino scritto dal popolo già in uso in età imperiale. il latino parlato dal popolo già in uso in età imperiale. Il latino volgare è. una lingua creata a tavolino. scritto e parlato. essenzialmente scritto. essenzialmente parlato. Distinguiamo il volgare in. In categorie sociali, ma difficilmente si possono dare etichette precise. Nell’unica categoria di sermo sociali, dove confluiscono altri sottogruppi. In tre categorie: sermo plebeius, sermo militaris, sermo provincialis. In due categorie: sermo plebeius e sermo provincialis: il sermo militaris è da considerarsi a parte. Tra i mediatori linguistici, i mercanti. Usavano la lingua solo per parlare tra loro. Parlavano solo in latino. Avevano un ruolo marginale, che non prevedeva l’uso della lingua scritta. Impiegavano il volgare per esigenze pratiche e di immediata utilità. L’indovinello veronese risale al. VI-VII secolo. V-VI secolo. VIII-IX secolo. X-XI secolo. Il primo testo non completamente in volgare e intriso di latinismi è. l’iscrizione della Catacomba di Commodilla. il De Vulgari eloquentia. l’indovinello veronese. l’iscrizione di San Clemente. Il placito è. un testo politico, che dà il via a un dibattito. un testo informativo sull’amministrazione cittadina. un testo giuridico compilato come sentenza finale di un processo. un testo espositivo sui doveri del cittadino. L’iscrizione della Catacomba di Commodilla risale al secolo. inizio X. ultima metà IX. prima metà IX. seconda metà IX. Per la forma a bboce si nota. un raddoppiamento morfologico, con betacismo (la consonante labiodentale sonora diventa occlusiva sonora). un raddoppiamento fonosintattico, con betacismo (la consonante occlusiva sonora diventa labiodentale sonora). un raddoppiamento lessicale, con betacismo (la consonante labiodentale sonora diventa occlusiva sonora). un raddoppiamento fonosintattico, con betacismo (la consonante labiodentale sonora diventa occlusiva sonora). Nell’Iscrizione della catacomba di Commodilla la forma del dimostrativo ille. è in funzione di pronome. è in funzione di dimostrativo. è in funzione di articolo. è in funzione di aggettivo. L’iscrizione di San Clemente risale al secolo. IX. XI. X. XII. L’atto di nascita del volgare è. l’iscrizione della Catacomba di Commodilla. tutte le scritture mercantili. il Placito di Capua. l’iscrizione di San Clemente. A fine Duecento i documenti. mantengono la patina locale del luogo in cui sono stati scritti. perdono la patina locali e si uniformano al volgare tosco-fiorentino. perdono la patina locale e si uniformano al volgare tosco-umbro. perdono la patina locale e si uniformano al volgare siciliano. Nel Duecento il volgare. è usato in alternanza con il latino nei testi pratici. è usato in alternanza con il latino nei testi letterari. fatica ancora ad affermarsi; il latino mantiene sempre il suo primato. è la prima lingua usata, a scapito del latino. Il Novellino. è un testo giuridico, la cui prosa si caratterizza per la semplicità stilistica e sintattica. è un testo politico, la cui prosa si caratterizza per la semplicità stilistica e sintattica. è un testo narrativo e novellistico, la cui prosa si caratterizza per la semplicità stilistica e sintattica. è un testo informativo, la cui prosa si caratterizza per la semplicità stilistica e sintattica. I suffissati in -anza, -enza, -aggio sono. sicilianismi. toscanismi. provenzalismi. germanismi. Il Novellino. è la più caratteristica forma della prosa letteraria in volgare. è la più caratteristica forma della prosa letteraria in latino. è la più caratteristica forma della poesia letteraria in volgare. è la più caratteristica forma della poesia letteraria in latino. Nel Convivio Dante difende il volgare per prontezza di liberalitade, nel senso che. il latino resta comunque la prima lingua in cui esprimersi. il volgare dà molto e servi a molti. il volgare è compreso da molti, ma il latino serve a tutti. il volgare dà molto, ma il latino dà più beneficio. Per Dante il sole nuovo è. Il volgare. Il latino. Una lingua ancora da inventare. Il latino e il volgare insieme. Tra il 1304 e il 1307 Dante scrive. parte della Commedia (L’Inferno). Vita Nuova. Rime. Convivio. La lingua del sì è. il volgare siciliano. il volgare toscano. la lingua provenzale. il volgare italiano. La Vita Nuova è. è un prosimetro. è un testo in prosa. è un testo in verso. è un prosimetro in latino. Per Dante il volgare è. la lingua madre, ma appresa artificialmente. la lingua appresa da tutti, ma resta una lingua artificiale. la lingua della comunità letteraria, ma resta una lingua artificiale. la lingua appresa da tutti, la lingua della comunità letteraria: è la lingua madre, contro il latino che è lingua artificiale. La prima opera che Dante pubblica è. Vita Nuova. Convivio. parte della Commedia (L’Inferno). Rime. In quale percentuale il lessico che noi usiamo era già nella Commedia?. 75%. 45%. 50%. 90%. Nel De Vulgari Eloquentia, quali sono gli argomenti degni che si possono trattare in volgare?. sia argomenti nobili sia argomenti bassi. solo gli argomenti più nobili (salvezza, amore, virtù). non lo afferma. solo gli argomenti più bassi. Nel De Vulgari Eloquentia, per Dante il volgare deve essere. cardinale e regale. illustre. aulico. illustre, cardinale, curiale, regale. I termini più colloquiali e bassi (groppa, beffa) si concentrano maggiormente. Inferno. In tutte e tre le Cantiche senza distinzione. Purgatorio. Paradiso. La lingua della Commedia è aderente al fiorentino degli ultimi decenni del 1200. Sul piano fonologico si assiste a. assenza di anafonesi, mantenimento delle e in iato. alternanza tra -aro/-ero/-iro (dal latino -arunt) e –arono/-irono per la 3° plur. perfetto indicativo (andaro, andarono). uscita della -an alla 1° sing. dell’imperfetto indicativo. anafonesi (lingua), chiusura della e in iato (io, mio. Nel titolo della Commedia l’aggettivo divina. è stato aggiunto in un’edizione curata del 1455. è stato aggiunto in un’edizione curata del 1555. è stato fortemente voluto da Dante. è stato aggiunto in un’edizione curata del 1355. Nel De Vulgari Eloquentia, Dante definisce la forma metrica adeguata per il volgare: ballata e sonetto. ballata. canzone. sonetto. Termini come cangiare, augello, noia, noiare, gioia, visaggio sono. toscanismi. gallicismi. provenzalismi. sicilianismi. Un verbo parasintetico è. volare. intavolare. Preferire. gradire. Il verbo inurbarsi è. un neologismo. un latinismo. una risemantizzazione. un dantismo. L’aggettivo ineffabile è. un gallicismo, arrivato fino a noi grazie a Dante. un provenzalismo, arrivato fino a noi grazie a Dante. un latinismo, arrivato fino a noi grazie a Dante. un francesismo, arrivato fino a noi grazie a Dante. Il termine bolgia è. un neologismo. un dantismo. una risemantizzazione. un latinismo. Il sonetto è. un componimento in poesia, composto da 14 endecasillabi continui. un componimento in poesia, composto da 14 endecasillabi distribuiti in due quartine e due terzine. un componimento in prosa, composto da 14 righe. un componimento in prosa, composto da 14 righe distribuite in due parti. La canzone è composta da. un numero fisso di versi organizzati in strofe. un numero variabile di versi organizzati in tre strofe. un numero fissi di versi organizzati in due strofe. un numero variabile di versi organizzati in strofe. Nella canzone chiare, fresche et dolci acque. herba et fior’ che la gonna è il finale. herba et fior’ che la gonna è la diesi. herba et fior’ che la gonna è un piede. herba et fior’ che la gonna è la coda. Il Vaticano Latino 3195 testimonia. una copia molto tarda del Canzoniere. l’ultima volontà dell’autore e raccoglie le rime definitive del Canzoniere. l’ultima volontà del copista. l’ultima volontà dell’autore, ma non raccoglie le rime definitive. La lingua del Canzoniere. è molto varia, non è possibile contare i vocaboli impiegati. è molto selettiva, impiega più di 4000 vocaboli diversi. è molto selettiva, impiega circa 3275 vocaboli diversi. è molto selettiva, impiega meno di 2000 vocaboli diversi. Il Canzoniere di Petrarca è composto da. 366 componimenti tra cui 317 sonetti e 49 canzoni. 366 componimenti tra cui 317 sonetti e 29 canzoni, 9 sestine, 7 ballate, 4 madrigali. 366 componimenti, 317 sonetti, 29 canzoni, 9 sestine, 7 ballate, 4 madrigali. 366 componimenti tra cui 317 canzoni e 49 sonetti. Nel Canzoniere si trovano forme con. passaggio da -er protonico a -ar nei futuri e condizionali della prima coniugazione. passaggio da -ar protonico a -er nei presenti prima coniugazione. assenza del passaggio da -ar protonico a -er nei futuri e condizionali della prima coniugazione. passaggio da -ar protonico a -er nei futuri e condizionali della prima coniugazione. Del Canzoniere possediamo. una traduzione in latino. nessun autografo. una trascrizione parziale. un manoscritto autografo che raccogliere appunti, brutte copie e postille dell’autore. Nel Canzoniere si trovano forme con. assenza di anafonesi. anafonesi. metafonesi. assenza di metafonesi. La prosa del Decameron. vuole rappresentare una realtà fantastica. vuole rappresentare la realtà e si serve di strumenti stilistici utili a questo scopo (come la variatio e la convenientia). vuole rappresentare la realtà e l’autore sperimenta diversi strumenti espressivi, tuttavia non identificabili. vuole rappresentare una realtà fittizia. La lingua del Decameron è coerente con la fisionomia del. fiorentin volgare della seconda metà del Trecento. fiorentin volgare della prima metà del Trecento. fiorentin volgare della fine del Duecento. fiorentin volgare della seconda metà del Duecento. La lingua del Decameron è polimorfa. presenta solo forme locali. presenta per pochi latinismi e per lo più forme locali. presenta per lo più latinismi e poche forme locali. presenta latinismi, forme locali, provenzalismi. Nella novella di Andreuccio da Perugia, la forma fosser è un esempio di: apocope, tipica dell’uso toscano. epitesi, tipica dell’uso toscano. sincope, tipica dell’uso toscano. aferesi, tipica dell’uso toscano. Nella novella di Andreuccio da Perugia, la forma parentado presenta. un assordimento dell’occlusiva intervocalica. una sonorizzazione dell’occlusiva intervocalica. una sonorizzazione della fricativa intervocalica. un assordimento della fricativa intervocalica. La questione della lingua. si sviluppa a partire dal Duecento. per essere tale richiede un dibattito, la cui pienezza si raggiunge nel secondo Cinquecento. si sviluppa a partire dal Trecento. per essere tale richiede un dibattito, la cui pienezza si raggiunge nel primo Cinquecento. Lo sfondo storico della questione della lingua è rappresentato da. la peste nera. le campagne napoleoniche. il Concilio di Trento. le guerre d’Italia. La questione della lingua in Italia. coincide con un periodo di pace. coincide con un periodo di pace. si inquadra in un periodo di grande frammentazione politica. si inquadra in un periodo di forte e consolidata unità politica. La polemica relativa alla imitatio sul versante latino aveva visto contrapposti. nel Quattrocento Agnolo Poliziano e Paolo Cortesi, nel Cinquecento Giovan Francesco Pico e Pietro Bembo. nel Quattrocento Giovan Francesco Pico e Paolo Cortesi, nel Cinquecento Agnolo Poliziano e Pietro Bembo. nel Quattrocento Agnolo Poliziano e Giovan Francesco Pico, nel Cinquecento Paolo Cortesi e Pietro Bembo. nel Quattrocento Agnolo Poliziano e Pietro Bembo, nel Cinquecento Paolo Cortesi e Giovan Francesco Pico. La scoperta e traduzione del De vulgari eloquentia nel Cinquecento si deve a. Pietro Bembo. Francesco Pico della Mirandola. Agnolo Poliziano. Gian Giorgio Trissino. La soluzione bembesca propone. la promozione della lingua delle corti come lingua comune. la promozione del Petrarca lirico e del Boccaccio prosatore. la promozione del Petrarca prosatore e del Boccaccio lirico. la promozione del fiorentino vivo coevo cinquecentesco. La soluzione fiorentinista propone. la promozione del fiorentino vivo coevo cinquecentesco. la promozione del Petrarca lirico e del Boccaccio prosatore. la promozione della lingua delle corti come lingua comune. la promozione del Petrarca prosatore e del Boccaccio lirico. La soluzione cortigiana propone. la promozione del Petrarca lirico e del Boccaccio prosatore. la promozione del Petrarca prosatore e del Boccaccio lirico. la promozione della lingua delle corti come lingua comune. la promozione del fiorentino vivo coevo cinquecentesco. Le Prose di Bembo sono pubblicate nel. 1535. 1515. 1525. 1545. Il dedicatario delle Prose è. Giulio de’ Medici. Carlo Bembo. Ercole. Federigo Fregoso. Ercole Strozzi difende. la lingua trecentesca. il latino. il volgare non localizzato in nessuna città. il fiorentino. Nel Primo libro delle Prose, Bembo. presenta la sua grammatica del volgare. congeda i personaggi. prosegue con ragionamenti su questioni di natura metrica e retorica. presenta i personaggi e avvia il dialogo. I modelli proposti da Bembo sono. Petrarca per la prosa e Boccaccio per la poesia. Petrarca per la poesia e Dante per la prosa. Petrarca per la poesia e Boccaccio per la prosa. Dante per la poesia e Boccaccio per la prosa. Nel Secondo libro delle Prose, Bembo. presenta la sua grammatica del volgare. presenta i personaggi e avvia il dialogo. congeda i personaggi. prosegue con ragionamenti su questioni di natura metrica e retorica. Nel Terzo libro delle Prose, Bembo. presenta i personaggi e avvia il dialogo. presenta la sua grammatica del volgare. congeda i personaggi. prosegue con ragionamenti su questioni di natura metrica e retorica. Il Discorso intorno alla nostra lingua di Machiavelli risale al. 1525. 1534. 1535. 1524. Il fiorentino come lingua materna fa sì che i fiorini lo usino. In maniera irriflessa. in maniera ponderata. In maniera usuale. In maniera esagerata. Carlo Lenzoni. scrive il Principe. scrive le Prose della volgar lingua. racconta un aneddoto su Machiavelli alla pubblicazione delle Prose. racconta un aneddoto su Bembo. Il Discorso di Machiavelli è. un trattato dialogico. un trattato politico. un testo frammentario di natura dialogica. un testo frammentario di natura polemica. La teoria arcaizzante è avanzata da. Calmeta. Trissino. Bembo. Machiavelli. Chi definisce la differenza tra fiorentino argento e aureo. Luca Serianni. Dante. Arrigo Castellani. Boccaccio. I tipi del futuro indicativo e del condizionale arò e arei. sono proprie del fiorentino argenteo. sono proprie del fiorentino aureo. sono proprie del latino. sono proprie del siciliano. La forma domane. è propria del fiorentino argenteo. è propria del fiorentino aureo. è proprio del siciliano. è propria del latino. Il tipo brieve è proprio. del toscano. del fiorentino argenteo. dell’italiano. del fiorentino aureo. Nel fiorentino argenteo, la desinenza di prima persona plurale del perfetto mm>m (lavamo, stemo). le due forme convivono. si è andata a perdere, a favore delle forme lavammo, stemmo. si è mantenuta in italiano. si è mantenuta solo in alcune regioni. Per le forme cavagli, capegli osserviamo. un caso di labializzazione in -gli del plurale non mantenutosi nell’italiano di oggi. un caso di labializzazione in -gli del plurale mantenutosi nell’italiano di oggi. un caso di palatalizzazione in -gli del plurale mantenutosi nell’italiano di oggi. un caso di palatalizzazione in -gli del plurale non mantenutosi nell’italiano di oggi. La grammatica del Fortunio non riscosse particolare successo perché: aveva un impianto scarsamente normativo. di prevalente impianto filologico. l'autore era un friulano. non affrontava le questioni ortografiche. Quali erano le caratteristiche delle "Regole" del Fortunio? Indicate la risposta errata. dedicava molto spazio al problema ortografico. prescindeva dalla questione dei modelli letterari. aveva un forte impianto filologico. la descrizione del volgare era modellata sulle categorie della grammatica del latino. Tra le corti frequentate da Pietro Bembo si annoverano. Roma e Firenze. Roma e Ravenna. Pesaro e Urbino. Ferrara e Urbino. Le Prose della volgar lingua constano di. cinque libri. quattro libri. tre libri. due libri. Perché le Prose sono state definite una “grammatica silenziosa”?. perché è una grammatica che non fornisce indicazioni normative solo mediante una loro codificazione esplicita, ma anche in altri modi. perché il tema centrale, accanto a quello grammaticale, è l’elogio del silenzio. nessuna delle precedenti. perché è una grammatica che fornisce indicazioni normative sempre mediante una loro codificazione esplicita. Gli Asolani sono un’opera di. Fortunio. Bembo. Trissino. Machiavelli. Nella bottega di Aldo tra il 1501 e il 1502 sono stampati. Prose di Bembo. Il De Vulgari eloquentia di Dante. Le cose volgari di messer Francesco Petrarca. Gli Asolani di Bembo. La comparsa nel 1525 delle Prose bembiane. a differenza delle Regole del Fortunio, rappresentò il punto di vista di un intellettuale di primo piano, ormai autore maturo e di prestigio indiscusso. fu importante soltanto per le teorie linguistiche che vi erano espresse. seppe indicare una precisa via maestra da seguire, egualmente salda a quella della teoria cortigiana del Calmeta. non ebbe successo immediato ma postumo. Pietro Bembo era stato segretario. di Leone X. di nessuno dei due. di Clemente VII. di entrambi i papi. Il significato di diservire è. trattare male'. ‘non far torto’. ‘non servire’. ‘elogiare’. A livello fono-morfologico nei testi di Bembo. troviamo il tipo brieve e il pronome soggetto lui. troviamo il tipo brieve e il pronome soggetto egli. troviamo il tipo breve del fiorentino argenteo, che resiste nell’italiano contemporaneo. troviamo il tipo breve e il pronome soggetto egli. La sintassi degli Asolani è caratterizzata da. periodi con verbo all’inizio della frase; uso frequente della coniunctio relativa, notevole carico ipotattico;. periodi con verbo alla fine della frase; uso frequente di frasi completive, basso carico ipotattico. periodi con verbo all’inizio della frase; uso frequente della coniunctio relativa, bassp carico ipotattico. periodi con verbo alla fine della frase; uso frequente della coniunctio relativa, notevole carico ipotattico. I protagonisti degli Asolani. sono i fiorentini Perottino, Gismondo e Lavinello. sono i toscani Perottino, Gismondo e Laviniello. sono i milanesi Perottino, Gismondo e Laviniello. sono i veneziani Perottino, Gismondo e Lavinello. La prosa degli Asolani. può essere definita “prosa media”. può essere definita “prosa d’arte”, meditata e coltivata soprattutto su Dante e Boccaccio. vede nell’edizione riveduta del 1530 una minore adesione al modello boccacciano rispetto alla princeps del 1505. vede nell’edizione riveduta del 1530 una adesione ancora maggiore al modello boccacciano rispetto alla princeps del 1505. La proposta bembesca fu quella di indicare a modello della scrittura letteraria. la lingua di Boccaccio per la prosa e di Petrarca per la poesia. la lingua di Boccaccio per la prosa e di Petrarca e Dante per la poesia. la lingua di Boccaccio per la prosa e di Dante per la poesia. la lingua di Boccaccio e Villani per la prosa e di Petrarca e Dante per la poesia. Negli Asolani Bembo aderisce al. modello offerto dal fiorentino trecentesco. modello offerto dalla prosa di Dante. modello offerto dal fiorentino quattrocentesco. modello offerto dal fiorentino cinquecentesco. La definizione di gravosità retorica canonizzante è attribuita alla prosa di. Trissino. Calmeta. Machiavello. Bembo. La definizione di sobria essenzialità è attribuita alla prosa di. Machiavelli. Calmeta. Trissino. Bembo. La prosa del Principe si distingue per tratti del. fiorentino aureo. fiorentino argenteo. non connotati. sia del fiorentino argenteo sia aureo. Si parla di periodare dilemmatico perché Machiavelli costruisce il discorso. perché pone quesiti. per coppie antitetiche. perché propone tesi che non risolve. perché introduce molti dialoghi. |




