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Pedagogia sperimentale

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Pedagogia sperimentale

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lezione 28-30

Creation Date: 2026/04/16

Category: Others

Number of questions: 19

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Nei contesti educativi, la competenza metodologica nella pianificazione consiste nel: trovare un equilibrio tra rigore e fattibilità, tra controllo e rispetto della complessità del reale. applicare un controllo totale delle variabili come nei laboratori delle scienze naturali. scegliere sempre il disegno più complesso indipendentemente dalla fattibilità. evitare schemi di controllo perché il contesto rende inutile la pianificazione.

Nel piano a quattro gruppi, l’introduzione di gruppi senza pre-test consente di: trasformare un’ipotesi relazionale in un’ipotesi descrittiva. aumentare la generalizzabilità dei risultati senza modificare la struttura del disegno. eliminare la necessità di un gruppo di controllo. distinguere l’effetto dell’intervento dall’effetto di familiarità con la prova.

In una ricerca quantitativa, la pianificazione del disegno empirico interviene dopo: l’interpretazione dei risultati e la stesura delle conclusioni. la definizione del campione e la scelta delle tecniche di analisi. la formulazione del problema, la costruzione dell’ipotesi e l’operazionalizzazione delle variabili. la sola raccolta dei dati e la loro registrazione in matrice.

Le configurazioni fondamentali della pianificazione della ricerca quantitativa sono: piani esplorativi e piani interpretativi. piani longitudinali e piani trasversali. piani descrittivi e piani comparativi. piani osservativi e piani d’esperimento.

La scelta tra piano osservativo e piano d’esperimento dipende principalmente da: la natura dell’ipotesi e la possibilità di intervenire sulle variabili indipendenti. la quantità di dati disponibili e il tempo di analisi previsto. la preferenza del ricercatore per strumenti standardizzati o non standardizzati. il numero di variabili dipendenti incluse nel quadro teorico.

In un piano osservativo rigoroso, la pianificazione deve specificare: esclusivamente la tecnica statistica di elaborazione dei dati. strumenti, tempi, contesto, destinatari e procedure di raccolta dati. solo la descrizione del fenomeno senza indicare modalità di registrazione. solo i risultati attesi e la forma della restituzione finale.

La matrice dei dati, nella pianificazione osservativa, serve soprattutto a: sostituire la definizione delle variabili con una descrizione del contesto. garantire l’ordine nella registrazione delle informazioni e facilitare elaborazioni statistiche. rendere non necessaria la scelta degli strumenti di rilevazione. assicurare che la ricerca produca automaticamente risultati causali.

Il piano a gruppo unico è metodologicamente più debole perché: impedisce qualunque rilevazione della variabile dipendente dopo l’intervento. richiede sempre un numero di soggetti superiore al piano a quattro gruppi. espone la ricerca a minacce alla validità interna come maturazione, storia ed effetto prova. elimina la necessità di definire strumenti, tempi e modalità di registrazione.

Un piano osservativo si caratterizza perché il ricercatore: rileva fenomeni così come si manifestano, senza introdurre interventi. agisce sulla variabile indipendente per isolare un effetto causale. elimina l’influenza del contesto mediante controllo totale delle variabili. introduce un trattamento e ne osserva gli effetti.

Il campione è definito come: un gruppo di soggetti che coincide sempre con l’intera popolazione osservabile. la popolazione di riferimento delimitata in modo progressivo nel tempo. un insieme di casi scelti solo in base alla maggiore disponibilità dei soggetti. una porzione della popolazione selezionata per consentire l’inferenza statistica.

In metodologia della ricerca, per “popolazione statistica” si intende: la totalità dei casi che emergono in modo accidentale durante l’indagine. un insieme generico definito da una categoria ampia come “gli studenti”. il gruppo di soggetti che partecipa volontariamente alla rilevazione. l’insieme dei soggetti che condividono una caratteristica definita in modo esplicito.

Nei campionamenti probabilistici, ogni unità della popolazione ha: una probabilità determinata esclusivamente dalla discrezionalità dell’intervistatore. una probabilità nota e diversa da zero di essere inclusa nel campione. una probabilità pari a zero se non appartiene a una rete sociale preesistente. una probabilità ignota e non formalmente controllabile di essere inclusa.

Il campionamento stratificato è particolarmente indicato quando: si intende selezionare soggetti attraverso segnalazioni progressive nella stessa rete sociale. la popolazione è eterogenea e si vogliono garantire componenti significative riducendo la variabilità interna agli strati. la popolazione è omogenea e non presenta sottogruppi differenziati. manca un frame di campionamento e non è possibile definire unità della popolazione.

Nel campionamento sistematico, la condizione critica per mantenere la natura probabilistica è che: si estraggano sempre le prime unità della lista in modo da ridurre i tempi. l’ordine della lista non introduca una periodicità correlata alla variabile studiata. si selezionino solo soggetti facilmente accessibili al ricercatore. si sovra-rappresentino alcuni strati per ragioni analitiche.

Se una ricerca utilizza un campionamento non probabilistico, la conseguenza metodologica principale è che: non è possibile stimare l’errore campionario né procedere a inferenze statistiche rigorose. la rappresentatività è assicurata dalla sola ampiezza numerica del campione. l’errore campionario può essere stimato con intervalli di confidenza standard. la validità interna è garantita indipendentemente dal disegno di ricerca.

Quale affermazione descrive correttamente il rapporto tra numerosità campionaria, margine di errore e livello di fiducia?. La numerosità campionaria è indipendente dal margine di errore e dal livello di fiducia scelto. La numerosità campionaria aumenta quando si vuole ridurre l’errore di stima e garantire maggiore fiducia. La numerosità campionaria diminuisce quando aumenta la variabilità del fenomeno studiato. La numerosità campionaria dipende solo dalla dimensione della popolazione e non dalla variabilità.

Un campione selezionato in modo rigoroso non garantisce automaticamente la validità interna perché la validità interna dipende soprattutto da: disegno di ricerca e capacità di controllare le variabili intervenienti. dimensione della popolazione e disponibilità del frame di campionamento. numero di strati costruiti e proporzionalità delle frazioni di campionamento. contesto di applicazione e trasferibilità culturale dei risultati.

Se i risultati ottenuti su un campione vengono applicati a contesti educativi con caratteristiche organizzative e territoriali diverse, la criticità metodologica riguarda soprattutto: l’eliminazione delle minacce di maturazione e regressione verso la media. la plausibilità dell’estensione dei risultati oltre il campione osservato. l’attribuzione causale dei risultati alla variabile indipendente. la stima del margine di errore campionario mediante intervalli di confidenza.

Domanda. Uno. Due. Tre. Giusta.

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