Pedagogia sperimentale Emanuel
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![]() Pedagogia sperimentale Emanuel Description: integrazione 2-46 |



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01. La ricerca in educazione, come costruzione del sapere, si fonda su un metodo scientifico inteso come: Un insieme di procedure esplicite e controllabili per produrre conoscenze argomentabili. Un insieme di interpretazioni personali rese coerenti da una narrazione. Un processo informale basato su buone esperienze in classe. Un repertorio di tecniche applicate senza esplicitare le decisioni. 02. In un’inchiesta di tipo correlazionale, l’elemento critico da presidiare riguarda soprattutto: La necessità di trasformare sempre la correlazione in spiegazione causale. L’evitare inferenze causali indebite a partire dalla sola covariazione tra variabili. La rinuncia a qualsiasi confronto tra gruppi o contesti. L’obbligo di introdurre un cambiamento intenzionale per validare i risultati. 03. Un docente che somministra solo un questionario di gradimento per valutare una nuova metodologia ottiene dati ma non può concludere sull’efficacia perché: Non ha previsto un’osservazione prolungata del contesto culturale del gruppo. Non ha selezionato i partecipanti in modo casuale. Gli indicatori raccolti non sono allineati all’obiettivo e non consentono inferenze sugli apprendimenti. Non ha utilizzato esclusivamente strumenti standardizzati su grandi campioni. 04. Tra le principali famiglie di ricerca nel sapere pedagogico rientrano: Ricerca applicativa, ricerca valutativa, ricerca diagnostica. Ricerca teorico-argomentativa, ricerca storica-comparativa, ricerca empirica. Ricerca longitudinale, ricerca trasversale, ricerca retrospettiva. Ricerca clinica, ricerca sperimentale, ricerca laboratoriale. 05. Per orientarsi tra strategie di ricerca empirica, è possibile usare due criteri di classificazione basati su: Tipo di istituzione osservata e ruolo del dirigente scolastico. Livello scolastico coinvolto e grado di innovazione didattica. Ampiezza del campione e durata della rilevazione. Rapporto con la realtà studiata e natura dei dati/logica interpretativa. 06. Nel passaggio dalla formulazione generale alla ricerca, il “problema” si distingue dall’“obiettivo” perché: Il problema coincide con lo strumento, l’obiettivo con l’analisi dei dati. L’obiettivo è una domanda operativa, il problema è una finalità generale. Il problema definisce la finalità, l’obiettivo indica solo i casi da selezionare. Il problema è la domanda che guida scelte operative, l’obiettivo è la finalità conoscitiva. 01. Il rischio di riduzionismo nella ricerca quantitativa si manifesta quando: I risultati non vengono mai discussi criticamente in relazione al quadro teorico. Si studiano casi specifici senza confronto tra contesti o gruppi. Si produce solo una descrizione narrativa senza alcuna misurazione. Fenomeni complessi vengono frammentati in variabili isolate perdendo interazioni e contesto. 02. La distinzione tra ricerca quantitativa e ricerca qualitativa riguarda principalmente: Il numero di soggetti coinvolti nell’indagine. La durata complessiva della rilevazione sul campo. Il grado di formalità della scrittura finale della ricerca. Le logiche di costruzione della conoscenza e i tipi di inferenza sostenibili. 03. I mixed methods non sono una semplice giustapposizione di tecniche perché: Trasformano automaticamente la comprensione contestuale in generalizzazione statistica. Richiedono di scegliere un unico paradigma e mantenere un solo tipo di dato. Combinano in modo strutturato evidenze diverse per costruire inferenze più robuste e controllabili. Eliminano la necessità di coerenza tra problema, obiettivi e strumenti. 04. Nella ricerca quantitativa, la traduzione operativa di un’ipotesi richiede soprattutto: La scelta di strumenti flessibili che evolvano durante la raccolta dati. La rinuncia al controllo per preservare la complessità del contesto. La costruzione di narrazioni che ricostruiscano punti di vista situati. L’individuazione di variabili fondate su definizioni operative di proprietà da rilevare. 05. La standardizzazione degli strumenti nella ricerca quantitativa consente principalmente di: Somministrare lo stesso strumento in condizioni comparabili e confrontare gruppi o contesti. Sostituire l’analisi delle relazioni tra variabili con descrizioni contestuali. Ridurre la necessità di definire a priori il problema di ricerca. Aumentare la trasferibilità argomentata dei risultati tra contesti diversi. 06. Un tratto distintivo della ricerca quantitativa in educazione è: La misurazione sistematica di variabili e l’analisi delle relazioni tra esse. La rinuncia alla misurazione per privilegiare la ricostruzione di significati. La modifica progressiva della teoria senza riferimento a ipotesi iniziali. La costruzione di interpretazioni dense non orientate alla comparazione. 01. La validità, nella ricerca educativa, è descritta principalmente come: Una caratteristica garantita dalla presenza di dati numerici. Una proprietà assoluta applicabile automaticamente agli strumenti. Una proprietà relazionale connessa agli obiettivi e alle procedure adottate. Un indice che dipende solo dalla precisione tecnica della procedura. 02. La validità esterna richiede prudenza in educazione soprattutto perché: Gli strumenti standardizzati non possono essere usati nei contesti scolastici. I contesti educativi sono altamente variabili e le condizioni di applicabilità vanno rese esplicite. La generalizzabilità è sempre sostituibile dalla replicabilità statistica. La trasferibilità coincide con l’estensione alla popolazione tramite campione rappresentativo. 03. L’attendibilità di uno strumento riguarda soprattutto: La coerenza del quadro teorico con il problema di ricerca. La stabilità della rilevazione a parità di condizioni iniziali. La pertinenza concettuale rispetto al costrutto teorico d’interesse. La capacità di generalizzare i risultati oltre il campione. 04. Un questionario può risultare attendibile ma non valido quando: I punteggi variano in modo imprevedibile nelle stesse condizioni. Le conclusioni vengono estese alla popolazione senza campione rappresentativo. Gli item sono brevi e lo strumento è somministrato in tempi diversi. I punteggi sono stabili, ma rappresentano soprattutto variabili estranee al costrutto. 05. La validità interna di una conclusione è più vulnerabile quando: Si descrivono in modo dettagliato le condizioni in cui i dati sono raccolti. Non si controllano fonti di invalidità come errori di analisi, applicazione degli strumenti o fattori confondenti. Il campione è numericamente ampio e l’analisi produce relazioni significative. Il contesto educativo è variabile e la ricerca mira a trasferibilità. 06. La progressione concetto → proprietà → variabile → indicatore chiarisce che: La validità dipende dalla solidità del collegamento tra concetto astratto e ciò che lo rende osservabile. L’indicatore coincide sempre con la variabile simbolico-matematica. L’oggetto della rilevazione è una categoria teorica priva di limiti spazio-temporali. La raccolta dati può prescindere dalla costruzione di un ponte concettuale. 01. Nelle ricerche a carattere esplorativo, il quadro teorico svolge soprattutto una funzione: meramente accessoria, perché viene definito dopo la raccolta dei dati senza influire sulle scelte. orientativa, perché accompagna osservazione e analisi senza fissare in modo rigido l’interpretazione. prescrittiva, perché vincola rigidamente la costruzione dei significati. esclusivamente valutativa, perché serve a esprimere un giudizio sulla qualità del programma. 02. La stabilità del problema di ricerca varia in funzione della strategia perché: nelle ricerche standard il problema nasce da una situazione concreta e si trasforma lungo l’intervento. nello studio di caso il problema è fissato a priori e non cambia alla luce delle evidenze. nella ricerca-azione il problema può ridefinirsi progressivamente, mentre in ricerca standard/esperimento tende a restare stabile. nella ricerca standard il problema può modificarsi liberamente perché non dipende dal disegno controllato. 03. La formulazione del problema di ricerca comporta almeno: definire le ipotesi, pianificare la ricerca, valutare il processo complessivo. precisare l’oggetto, chiarire l’angolo di osservazione e rendere la domanda compatibile con una strategia. costruire indicatori osservabili, raccogliere dati, comunicare i risultati. scegliere il campione, selezionare strumenti, definire tecniche di analisi. 04. Un tema di ricerca è considerato adeguato quando risulta: interessante, già ampiamente sviluppato, e il più possibile generico. originale, molto circoscritto, e indipendente da tempi e risorse. socialmente rilevante, ma privo di vincoli rispetto a costi e risorse umane. rilevante, originale, fattibile e delimitato senza essere né troppo ampio né troppo specifico. 05. Lo scopo della ricerca indica principalmente: la scelta del campione in relazione ai vincoli di tempo e risorse. la selezione degli strumenti più efficaci per la raccolta dei dati. la definizione operativa dei concetti in fattori e indicatori. la finalità generale dell’indagine, come descrivere, interpretare, valutare o trasformare. 06. Parlare di “fasi” della ricerca serve soprattutto a: separare le operazioni in passaggi indipendenti e meccanici. descrivere una procedura rigida valida in ogni circostanza. chiarire la logica interna del processo e la coerenza tra scopi, metodi e strumenti. indicare una sequenza temporale che non può essere riattraversata. 01. In un disegno interpretativo, la letteratura svolge una funzione dialogica perché: impone una sequenza lineare e predeterminata di verifica empirica. viene esclusa per evitare interferenze nella costruzione dei significati. sostituisce integralmente la fase di analisi dei dati empirici. interagisce con i dati emergenti senza fissare rigidamente ipotesi iniziali. 02. Il passaggio dal costrutto teorico alla variabile implica che: si rinunci alla dimensione teorica per privilegiare solo dati numerici. il concetto venga mantenuto nella sua forma astratta per evitare semplificazioni. si descriva il fenomeno senza individuare indicatori osservabili. si traducano dimensioni teoriche in proprietà osservabili mediante indicatori definiti operativamente. 03. Nella ricerca quantitativa, la formulazione delle ipotesi deve avvenire: prima della raccolta dei dati, per garantire coerenza tra problema, strumenti e analisi. durante l’analisi statistica, per adattarsi ai risultati emersi. dopo la raccolta dei dati, per evitare condizionamenti interpretativi. solo nelle ricerche esplorative con funzione dialogica della letteratura. 04. L’ipotesi, in una ricerca con finalità esplicativa, è: un enunciato provvisorio che stabilisce una relazione attesa tra variabili. una descrizione dettagliata dei risultati attesi. una sintesi delle ricerche precedenti sull’argomento. una definizione operativa già verificata empiricamente. 05. La chiarificazione concettuale è necessaria perché: evita la necessità di analizzare la letteratura esistente. riduce l’ambiguità dei concetti e ancora la rilevazione a un quadro teorico coerente. permette di descrivere fenomeni senza definirli semanticamente. consente di raccogliere dati anche in assenza di un quadro teorico. 06. La rassegna storico-critica della letteratura consente di: sostituire la raccolta dei dati con un’analisi esclusivamente teorica. delineare lo stato dell’arte e collocare la ricerca in un dibattito scientifico. formulare ipotesi indipendentemente dalle evidenze esistenti. individuare strumenti senza considerare le teorie di riferimento. 01. La coerenza tra ipotesi e disegno della ricerca è condizione di validità perché: permette di verificare relazioni causali anche senza controllo di variabili. consente di evitare la definizione operativa delle variabili coinvolte. rende superflua la distinzione tra variabili indipendenti e dipendenti. un’ipotesi causale richiede un impianto che consenta il controllo delle variabili. 02. La generalizzazione statistica dei risultati è legittima quando: il campione è selezionato per accessibilità e disponibilità dei partecipanti. la selezione avviene con campionamento probabilistico e ogni unità ha probabilità nota e non nulla di inclusione. la trasferibilità è garantita dalla sola descrizione narrativa del contesto. la popolazione non è definita perché coincide con tutti i possibili contesti educativi. 03. La pianificazione della ricerca consiste principalmente nel: scegliere fonti bibliografiche e costruire una rassegna di autori. definire una teoria completa che sostituisca l’osservazione empirica. descrivere i risultati attesi prima della raccolta dei dati. tradurre scelte teoriche in un disegno operativo coerente e controllabile. 04. La validità interna riguarda: la rappresentatività statistica del campione rispetto alla popolazione. la pertinenza dei concetti rispetto al quadro teorico adottato. l’attribuzione dei risultati alla variabile indipendente e non a fattori di disturbo. la possibilità di trasferire i risultati a contesti simili descritti in dettaglio. 05. Nel piano a quattro gruppi, l’elemento aggiuntivo controllato rispetto al piano a due gruppi è: la mortalità sperimentale dovuta all’abbandono dei partecipanti. l’effetto storia legato a eventi esterni durante il trattamento. la regressione statistica dei punteggi estremi verso la media. l’effetto della prova iniziale legato alla presenza del pre-test. 06. Un risultato osservato tra clima di classe e abbandono scolastico risulta internamente più fragile quando: si utilizzano prove ripetute per rilevare i cambiamenti nel tempo. non si esclude che la relazione dipenda da variabili esterne come composizione socio-culturale o qualità dell’insegnamento. il campione è selezionato con campionamento casuale semplice. l’ipotesi è formulata in modo asimmetrico tra fattori e esiti. 01. Una scala nominale consente di distinguere le proprietà: per appartenenza a categorie prive di ordine interno. per rapporti tra valori fondati su un’origine assoluta. per distanze tra valori dotate di significato comparativo. per grado di intensità della caratteristica osservata. 02. La misurazione, in ricerca educativa, consiste nel: trasformare ogni carattere in quantità continue fin dall’inizio. associare ai caratteri un sistema simbolico che li renda trattabili con operazioni formali. descrivere i fenomeni senza adottare sistemi simbolici condivisi. applicare operazioni statistiche indipendentemente dalle proprietà rilevate. 03. La scelta della scala di misura è decisiva perché: determina esclusivamente lo stile di rappresentazione grafica dei risultati. rende superflua la definizione di categorie chiare ed esaustive. consente di applicare le stesse tecniche statistiche a qualunque tipo di dato. stabilisce quali operazioni statistiche siano legittime e quali inferenze siano possibili. 04. La coerenza procedurale nella raccolta dei dati richiede soprattutto: l’assenza di variabili intervenienti grazie alla rigidità delle condizioni. la sostituzione delle istruzioni con osservazioni non guidate. l’eliminazione della complessità del contesto educativo. omogeneità di applicazione degli strumenti, chiarezza delle istruzioni e uniformità di tempi e contesti. 05. Un risultato può essere statisticamente significativo ma pedagogicamente poco rilevante quando: le tecniche descrittive sono sostituite da interpretazioni impressionistiche. il campione non è definito e i dati non sono organizzati in tabelle. la differenza risulta improbabile sotto l’ipotesi nulla, ma l’impatto educativo risulta modesto. l’analisi fattoriale e la cluster analysis producono strutture latenti nei dati. 06. Nessuna elaborazione statistica può compensare limiti del disegno di ricerca perché: la correlazione dimostra automaticamente relazioni causali tra variabili. se strumenti e procedure sono deboli, l’analisi non può rendere più affidabili i dati prodotti. la scelta dei grafici rende superflua la validità degli strumenti. la statistica descrittiva impedisce la sintesi dei dati in indicatori numerici. 01. La formulazione del problema delimita la generalizzabilità dei risultati perché: specifica popolazione, contesto, periodo e condizioni, definendo l’ambito di estensione delle conclusioni. rende irrilevante la distinzione tra ricerca osservativa e ricerca con intervento. garantisce che ogni risultato possa essere esteso a contesti educativi differenti. sostituisce la scelta del campione con una descrizione narrativa del contesto. 02. Un problema formulato senza delimitazioni adeguate produce fragilità metodologica perché: impedisce di formulare qualunque obiettivo operativo, anche descrittivo. elimina la possibilità di distinguere tra problema aperto e problema chiuso. riduce automaticamente l’originalità del tema e la rilevanza sociale dello studio. mantiene la questione generica e non consente di costruire un disegno di ricerca coerente. 03. Un problema di ricerca empirica è tale quando: descrive un’intenzione generale senza specificare condizioni di studio. presenta un giudizio normativo su ciò che è giusto fare. è formulato in modo argomentato e reso investigabile mediante delimitazioni. propone un titolo suggestivo ma privo di delimitazioni operative. 04. La delimitazione che rende un problema scientificamente trattabile riguarda sempre: soggetto, contesto, variabile/fenomeno oggetto di indagine e cornice temporale. obiettivi, ipotesi, indicatori e procedura di campionamento. quadro teorico completo, bibliografia esaustiva, risultati attesi e conclusioni. strumenti, autori, tecniche statistiche e linguaggio di restituzione. 05. Un problema è definito “chiuso” quando: richiede di ricostruire processi senza prevedere criteri di osservazione. mira a comprendere significati e interpretazioni senza misure uniche. evita di specificare popolazione e contesto per preservare l’ampiezza del tema. presuppone condizioni confrontabili e un esito misurabile con verifica statistica. 06. Il tema di ricerca è definibile come: una costruzione concettuale derivata dall’analisi critica della letteratura. una questione circoscritta che individua una lacuna conoscitiva. un ambito generale di interesse che orienta l’attenzione su un fenomeno. un insieme di variabili già operative e misurabili in un contesto definito. 01. La pertinenza di una fonte è definita come: una caratteristica determinata dalla quantità di citazioni presenti nella fonte. una relazione tra la fonte e il problema di ricerca che si intende affrontare. una proprietà garantita dall’appartenenza della fonte a una rivista accademica. una qualità intrinseca del testo, indipendente dalla domanda di ricerca. 02. Le fonti terziarie hanno una funzione soprattutto: di presentazione di dati empirici originali e procedure di analisi. introduttiva e orientativa, senza poter fondare teoricamente una ricerca empirica. di discussione critica basata su evidenze raccolte in ricerche precedenti. di sviluppo di teorie nuove tramite modelli interpretativi originali. 03. La costruzione del quadro teorico serve principalmente a: fissare una lista di citazioni per motivi formali di scrittura. anticipare conclusioni definitive prima della definizione del metodo. sostituire la raccolta dei dati con una sintesi di manuali introduttivi. collocare scientificamente il problema e chiarirlo progressivamente sul piano concettuale. 04. La rassegna della letteratura svolge una funzione orientativa quando permette di: costruire un elenco completo di riferimenti senza connessioni interne. selezionare le fonti solo in base alla loro facilità di reperimento online. definire le variabili senza confrontarsi con studi o modelli già disponibili. verificare se il problema è già stato affrontato, con quali metodi e con quali risultati. 05. Un quadro teorico risulta metodologicamente fragile quando: integra fonti primarie e secondarie sulla base di criteri dichiarati. accumula citazioni prive di connessione interna e usa terminologia in modo incoerente. chiarisce le assunzioni epistemologiche che sorreggono l’impianto di ricerca. esplicita definizioni adottate e relazioni tra concetti e variabili. 06. La coerenza tra quadro teorico e metodologia è una condizione imprescindibile perché: consente di ignorare la valutazione critica delle fonti una volta raccolte. rende indifferente la scelta degli strumenti rispetto alle variabili definite. i modelli di riferimento influenzano definizione delle variabili, scelta degli strumenti e interpretazione dei risultati. permette di utilizzare qualunque fonte, anche divulgativa, senza criteri di qualità. 01. La tipologia si distingue dalla classificazione perché: ordina concetti secondo relazioni gerarchiche di inclusione progressiva. combina più attributi per costruire configurazioni teoriche (“tipi” ideali). richiede un solo criterio prevalente e produce categorie mutuamente esclusive. coincide con la scomposizione di un costrutto nelle sue dimensioni interne. 02. Una classificazione efficace richiede che le categorie siano: numerose, flessibili, e ridefinibili in base ai casi incontrati. dipendenti da criteri diversi, così da cogliere più aspetti del fenomeno. mutuamente esclusive ed esaustive rispetto al campo considerato. formulate come tipi ideali, anche se non corrispondono a casi empirici puri. 03. Un quadro teorico risulta metodologicamente debole quando: seleziona un modello di riferimento e lo traduce in una struttura concettuale ordinata. costruisce relazioni tra concetti (causali, correlazionali, gerarchiche o funzionali). accumula citazioni senza connessione interna e lascia i concetti in un uso terminologico generico. esplicita definizioni, distinzioni e dimensioni dei costrutti coinvolti. 04. Un costrutto è definibile come: una variabile già misurabile senza passaggi di definizione teorica. un insieme di dati empirici raccolti con strumenti standardizzati. un’entità teorica non direttamente osservabile costruita per interpretare fenomeni complessi. un oggetto fisico osservabile direttamente nel contesto educativo. 05. Lo spazio degli attributi è utile perché consente di: esplorare sistematicamente combinazioni possibili tra dimensioni e distinguere combinazioni ammissibili e contraddittorie. descrivere direttamente i dati empirici senza passare da definizioni teoriche. produrre una tassonomia gerarchica di concetti ordinati per inclusione progressiva. sostituire la tipologia con un criterio unico che rende le categorie automaticamente esaustive. 06. La classificazione, nell’organizzazione concettuale, si caratterizza perché: costruisce modelli ideali combinando più dimensioni in configurazioni. organizza concetti in livelli di inclusione progressiva e gerarchica. suddivide concetti o fenomeni secondo un criterio distintivo unico o coerente. esplora combinazioni possibili tra attributi e valori in una matrice. 01. La funzione euristica delle rappresentazioni grafiche consiste nel: sintetizzare in modo definitivo il contenuto della letteratura consultata. sostituire la fase di analisi teorica con una sintesi visiva immediata. rendere visibili relazioni mancanti, sovrapposizioni o incoerenze nel quadro teorico. ridurre la complessità concettuale eliminando le dimensioni meno rilevanti. 02. La gerarchia in una mappa concettuale comporta che: i concetti siano disposti casualmente per favorire la creatività interpretativa. le dimensioni siano presentate senza distinzione tra livelli di generalità. i concetti siano organizzati secondo livelli di generalità, con categorie sovraordinate e articolazioni specifiche. i concetti siano ordinati in base alla frequenza con cui compaiono nella letteratura. 03. La rappresentazione grafica è strutturale nella progettazione della ricerca perché: è accessoria rispetto alla definizione del problema di ricerca. ha funzione principalmente estetica nella comunicazione scientifica. garantisce trasparenza concettuale, coerenza interna e facilita l’operazionalizzazione empirica. sostituisce l’analisi critica della letteratura. 04. Il passaggio dal piano teorico a quello operativo è facilitato quando: la rappresentazione grafica sostituisce la definizione delle variabili. i costrutti sono articolati in dimensioni che possono essere tradotte in variabili osservabili e ipotesi verificabili. le relazioni tra concetti sono lasciate implicite per evitare rigidità. i costrutti rimangono generici per adattarsi a contesti differenti. 05. La mappa concettuale rafforza la solidità del quadro teorico perché: elimina la necessità di definire le dimensioni dei costrutti. riduce l’ambiguità interpretativa esplicitando la natura delle relazioni tra i concetti. consente di evitare l’esplicitazione delle relazioni logiche tra concetti. permette di sostituire l’argomentazione testuale con una sintesi grafica. 06. L’isolamento di un concetto nella mappa può indicare che: non è adeguatamente integrato nel sistema teorico o non è funzionale al problema di ricerca. esso rappresenta necessariamente il nucleo centrale della ricerca. è stato definito con maggiore precisione rispetto agli altri. garantisce automaticamente la coerenza dell’impianto teorico. 07. La mappa concettuale è definita come: una rappresentazione grafica costituita da nodi concettuali collegati da relazioni semanticamente esplicitate. un diagramma organizzativo privo di indicazione dei legami logici. uno schema riassuntivo organizzato in elenco cronologico. una classificazione ordinata secondo prospettive teoriche. 08. La mappa concettuale si distingue dallo schema riassuntivo perché: utilizza esclusivamente categorie ordinate per autore. ricostruisce una rete di relazioni significative esplicitando il tipo di legame tra i concetti. ordina concetti in base alla successione temporale delle teorie. presenta concetti senza indicarne la natura del legame reciproco. 09. Una rappresentazione efficace deve essere: sovraccarica di concetti per garantire completezza informativa. coerente con il quadro teorico, esplicita nelle relazioni e funzionale alla progettazione della ricerca. coerente solo con la forma grafica adottata. ricca di elementi grafici decorativi per facilitare la memorizzazione. 01. La consapevolezza delle relazioni spurie implica, nella pianificazione del disegno, che sia necessario: evitare qualunque ipotesi relazionale, privilegiando solo ipotesi descrittive. considerare il ruolo di terze variabili e adottare un atteggiamento critico nella formulazione delle ipotesi. trattare ogni associazione come causalità forte, se statisticamente significativa. sostituire le variabili di controllo con variabili moderatrici in ogni studio. 02. Un’ipotesi priva di fondamento teorico rischia di compromettere la ricerca perché: trasforma l’enunciato in un’asserzione arbitraria non giustificata da un percorso di studio. rende impossibile distinguere tra variabili indipendenti e dipendenti. garantisce comunque la controllabilità empirica grazie al valore di verità. impedisce ogni analisi descrittiva della distribuzione di una variabile. 03. Una variabile moderatrice si distingue da una variabile interveniente perché: spiega il meccanismo attraverso cui l’effetto si produce. coincide sempre con la variabile dipendente in un modello causale. neutralizza possibili fattori di disturbo inseriti nel disegno. modifica l’intensità o la direzione della relazione tra variabili. 04. Un problema di ricerca è correttamente definito quando: è una domanda ampia che evita vincoli su popolazione e contesto. coincide con un’area generale di interesse priva di delimitazioni. è un elenco di argomenti rilevanti senza indicazione di variabili. è una formulazione circoscritta, teoricamente fondata e metodologicamente controllabile. 05. Un’ipotesi, per essere empiricamente controllabile, deve essere formulata: in forma narrativa, così da descrivere il contesto in modo completo. in forma interrogativa, così da guidare la raccolta dei dati. in forma valutativa, così da esprimere un orientamento pedagogico. in forma assertiva, così da poter essere vera o falsa. 06. Una variabile è definita come: una caratteristica osservabile che può assumere valori diversi tra soggetti o situazioni. un’interpretazione teorica che non può essere osservata in alcun modo. una procedura di analisi che rende i dati immediatamente confrontabili. un risultato finale che si ottiene solo in un disegno sperimentale. 07. La differenza metodologicamente decisiva tra tema e problema consiste nel fatto che il problema: delimita una relazione specifica tra variabili e rende possibile la verifica empirica. individua un’area generale di interesse senza definire relazioni tra variabili. presenta una sequenza di esempi senza definire popolazione e contesto. sostituisce il quadro teorico con una descrizione estesa dei fenomeni. 08. Nella progressione descrittiva–relazionale–causale, l’aumento della complessità metodologica comporta che: l’ipotesi relazionale presupponga sempre l’introduzione di un intervento controllato. l’ipotesi causale richieda un disegno sperimentale o quasi-sperimentale e controllo di condizioni e fattori. l’analisi descrittiva richieda necessariamente un disegno sperimentale con gruppo di controllo. tutte le tipologie di ipotesi richiedano gli stessi passaggi di controllo empirico. 09. Nel paradigma quantitativo, la forma logica più tipica dell’ipotesi è: una narrazione di casi che ricostruisce significati e interpretazioni. una descrizione della distribuzione di una variabile in una popolazione. una relazione tra variabili formulata come condizionale “Se X, allora Y”. un giudizio normativo sull’efficacia di un intervento educativo. 01. Il rischio di riduzione eccessiva del costrutto è particolarmente rilevante quando: si scelgono indicatori osservabili coerenti con la definizione concettuale. si specifica il livello di misurazione prima della raccolta dei dati. si selezionano pochi indicatori e si semplifica eccessivamente il fenomeno studiato. si adottano procedure replicabili da altri ricercatori. 02. Tra i livelli di misurazione elencati, quello che prevede categorie ordinate è: ordinale. a rapporto. a intervallo. nominale. 03. Quale combinazione descrive correttamente le tre condizioni che una definizione operativa deve soddisfare?. coerenza teorica, osservabilità, riproducibilità. generalità concettuale, originalità teorica, profondità interpretativa. rapidità di somministrazione, economicità, ampiezza del campione. completezza bibliografica, neutralità valutativa, chiarezza narrativa. 04. Per un costrutto complesso, l’operazionalizzazione richiede un processo in più fasi che include: sostituzione della definizione concettuale con una definizione esclusivamente empirica. eliminazione delle dimensioni affettive e relazionali per aumentare la precisione. scomposizione in dimensioni, individuazione di indicatori per ciascuna dimensione, eventuale sistema integrato di misurazione. scelta del livello nominale, definizione di zero assoluto, applicazione di tecniche statistiche. 05. La differenza tra definizione concettuale e definizione operativa è che la definizione operativa: sostituisce la definizione concettuale rendendola superflua. elimina la necessità di individuare indicatori osservabili. presuppone la definizione concettuale e stabilisce come il costrutto verrà rilevato empiricamente. coincide sempre con la definizione concettuale, indipendentemente dal tipo di costrutto. 06. L’operazionalizzazione è il passaggio che consiste nella: descrizione narrativa del contesto prima della formulazione delle ipotesi. scelta del livello di misurazione delle variabili dopo la raccolta dei dati. selezione del campione e definizione della popolazione di riferimento. traduzione dei costrutti teorici in indicatori osservabili. 07. La contaminazione teorica, nel contesto dell’operazionalizzazione, si verifica quando: le alternative di risposta di una scala sono graduate in modo progressivo. il costrutto è scomposto in dimensioni cognitive, affettive e comportamentali. la procedura di misurazione è replicabile e quindi riproducibile. gli indicatori non sono coerenti con la definizione concettuale e producono misurazioni distorte. 08. Se uno strumento misura correttamente qualcosa, ma non ciò che si intendeva misurare, il problema critico riguarda soprattutto: la validità della misurazione. la nominalità della variabile. la presenza di uno zero assoluto. la riproducibilità. 09. La definizione operativa è la procedura con cui un concetto teorico viene: trasformato in un insieme di operazioni concrete di osservazione o misurazione. espresso esclusivamente in forma descrittiva senza indicare come rilevarlo. ridotto a una sola dimensione per facilitarne la rappresentazione grafica. sostituito da un elenco di fonti bibliografiche ordinate per autore. |




