Quiz Linguistica Testuale
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![]() Quiz Linguistica Testuale Description: Filippo Pecorari |



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Secondo la linguistica testuale, quale elemento distingue un testo da una semplice sequenza di frasi?. La presenza di legami di significato tra le parti. La presenza di almeno dieci frasi. L’uso di connettivi come "ma" e "inoltre". La presenza di un’unica fonte. Quale funzione svolgono nel testo espressioni come "invece", "mentre", "detto in altri termini"?. Indicano relazioni logiche e semantiche tra gli enunciati. Sono elementi dal valore stilistico. Servono a introdurre citazioni bibliografiche. Segnalano subordinate completive. Perché la definizione di testo data da Palermo parla di “enunciati” e non di “frasi”?. Perché la frase è un’unità astratta del sistema linguistico, mentre l’enunciato vive nel contesto. Perché gli enunciati sono sempre scritti. Perché le frasi non possono essere segmentate. Perché gli enunciati sono sempre più lunghi delle frasi. Quale delle seguenti è una proprietà fondamentale del testo secondo Palermo?. Deve contenere almeno un connettivo logico. Deve essere sempre scritto. Deve essere costituito da almeno due enunciati. Deve essere dotato di senso e collocato in coordinate contestuali. Che cosa rappresenta il testo per la linguistica testuale?. L’unità minima di analisi. Un insieme di frasi grammaticalmente corrette. Un atto linguistico privo di funzione comunicativa. L’unità massima di analisi. Quale dominio del discorso è oggetto specifico della linguistica testuale?. Il dominio contestuale. Il dominio grammaticale. Il dominio testuale. Il dominio fonologico. Che cosa indica l’etimologia latina di "testo" ("textus")?. Un intreccio di fili, metafora dell’intreccio di unità linguistiche. Un insieme di parole ordinate alfabeticamente. Un contenuto privo di relazioni semantiche. Una struttura rigida e immutabile. Quale affermazione descrive il rapporto tra forma e significato nel testo?. La forma è più importante del significato. La forma è irrilevante. Il significato è più importante, ma la forma non può essere ignorata. La forma determina completamente il significato. Quale affermazione descrive correttamente il concetto di discorso?. È il risultato di atti linguistici con uno scopo comunicativo globale. È sinonimo di testo scritto. È un’entità esclusivamente grammaticale. È un insieme di frasi prive di scopo comunicativo. Quale tra le seguenti affermazioni descrive meglio la funzione della segmentazione del testo in enunciati?. Permette di analizzare la struttura semantica e pragmatica del testo. Serve a dividere il testo in frasi grammaticalmente corrette. È un processo esclusivamente sintattico. Non ha alcuna rilevanza nell’analisi testuale. Che cosa distingue principalmente la frase dall’enunciato secondo la linguistica testuale?. La frase è sempre più lunga dell’enunciato. L’enunciato è definito solo dalla struttura sintattica. La frase è un’unità astratta, l’enunciato è situato nel contesto. L’enunciato è sempre una frase complessa. Qual è l’indizio principale per delimitare gli enunciati in un testo scritto?. La lunghezza del periodo. La presenza di verbi finiti. La punteggiatura forte. La presenza di connettivi. Quale disciplina ha contribuito alla nascita della linguistica testuale?. La fonetica acustica. La pragmatica. La dialettologia. La filologia. Quale paradigma linguistico del Novecento rimane entro i confini della frase?. La linguistica cognitiva. La grammatica generativa. La psicolinguistica. La stilistica letteraria. Quale delle seguenti è una lacuna della linguistica della frase?. L’incapacità di descrivere la fonologia. L’incapacità di spiegare sequenze di frasi. L’incapacità di analizzare testi letterari. L’incapacità di descrivere la morfologia. Quale esempio mostra una frase agrammaticale?. “Bel film, quello di ieri sera”. “Mangiare mio adora figlio”. “È Maria che sta bene”. "Carlo non uscirà più. Con me". Quale disciplina mira a ricostruire la forma originaria di un testo?. Linguistica testuale. Analisi del discorso. Filologia. Linguistica dei corpora. Qual è l’obiettivo principale della stilistica?. Studiare la coesione testuale. Analizzare le scelte linguistiche di un poeta o romanziere. Descrivere la struttura informativa del testo. Analizzare corpora annotati. Quale tipo di testi interessa maggiormente alla linguistica testuale?. Testi poetici. Testi funzionali. Testi teatrali. Romanzi. Quale disciplina studia interazioni spontanee e non preparate?. Analisi del discorso. Linguistica dei corpora. Analisi conversazionale. Stilistica. Che cosa caratterizza principalmente la natura del testo secondo la linguistica testuale?. La sua struttura sintattica. La sua natura semantico-pragmatica. La sua lunghezza. La sua forma grafica. Quale delle seguenti operazioni è necessaria per ricavare contenuti impliciti dal testo?. La declinazione. La parafrasi. L'inferenza. La nominalizzazione. Nel comando “Aprila!” riferito all'apertura di una bottiglia, l’identificazione del referente del pronome richiede: Una trasformazione morfologica. Un’analisi sintattica. Un processo inferenziale. Una parafrasi. L’enunciato “Che freddo che fa” può implicare: Una richiesta indiretta di chiudere una finestra. Una constatazione meteorologica. Un giudizio estetico. Una domanda retorica. Nel micro-testo "Ieri Maria non è venuta alla riunione. Suo figlio si sentiva poco bene", il possessivo “suo” viene interpretato come riferito a Maria grazie a: Una regola morfologica. Una presupposizione. Un'inferenza. Una regola di riscrittura. Le presupposizioni sono contenuti: Esplicitamente affermati. Necessari per dare senso al testo. Falsificabili. Tipici del linguaggio poetico. Il sintagma nominale definito “mio nipote” presuppone: Che il parlante abbia un solo nipote. L'esistenza del referente. Che il nipote sia presente nel contesto. La verità del contenuto proposizionale. Le implicature conversazionali derivano da: Regole morfologiche. Conoscenze contestuali. Strutture sintattiche. Figure retoriche. Dire “Sono molto impegnato” come risposta a una richiesta di aiuto genera: Una presupposizione. Un'implicatura. Un atto direttivo. Un atto dichiarativo. L’unità minima che permette di costruire un testo è: Il periodo. La frase. L'enunciato. Il capoverso. Qual è la funzione principale delle relazioni testuali in un testo?. Rendere il testo più lungo. Collegare le unità del testo per costruire coerenza. Eliminare le ripetizioni. Evidenziare gli aspetti formali. Quale delle seguenti NON è una delle tre dimensioni fondamentali della testualità?. Dimensione referenziale. Dimensione logica. Dimensione enunciativa. Dimensione fonologica. La dimensione referenziale riguarda soprattutto: Le relazioni tra eventi del mondo fenomenico. Il collegamento tra testo e mondo extratestuale. L’alternanza delle voci nel testo. La struttura sintattica delle frasi. Quali elementi linguistici sono tipicamente coinvolti nelle relazioni referenziali?. Avverbi e congiunzioni. Verbi. Sintagmi nominali e pronomi. Interiezioni. Le relazioni logiche tra processi riguardano: Le scelte stilistiche dell’autore. Gli eventi evocati dal testo. Le voci enunciative. Le catene anaforiche. Quale di questi connettivi può segnalare una relazione di successione temporale?. Infatti. Per esempio. Poi. Ovvero. La relazione di causa tra eventi reali può essere espressa tramite: Dunque. Perché. Eppure. Mentre. Le relazioni di composizione testuale riguardano soprattutto: La struttura sintattica. L’organizzazione del pensiero dello scrivente. La descrizione degli eventi reali. La scelta dei tempi verbali. Quale di questi connettivi può segnalare una relazione di motivazione?. Dunque. Infatti. Ovvero. Eppure. Le relazioni enunciative riguardano soprattutto: La coesione referenziale. L’alternanza di voci e punti di vista. La struttura argomentativa. La punteggiatura. Chi introduce per primo l’espressione “linguistica del testo”?. Harald Weinrich. Teun van Dijk. Eugenio Coseriu. Roland Harweg. Quale studiosa ha contribuito a diffondere la linguistica testuale in Italia nei primi momenti di sviluppo della disciplina?. Maria-Elisabeth Conte. Angela Ferrari. Carla Marello. Cecilia Andorno. Secondo Coseriu, la linguistica del testo studia: Le strutture profonde della frase. Le realizzazioni concrete e individuali della lingua. Le variazioni diatopiche. Le regole generative. In quali Paesi nasce la linguistica testuale come disciplina autonoma?. Paesi anglofoni. Paesi romanzi. Paesi di lingua tedesca. Paesi scandinavi. Quale tra questi fenomeni mostra che la grammatica della frase non basta a spiegare alcuni usi linguistici?. L'uso dei verbi modali. La concordanza dei tempi. L'uso delle pro-forme. La formazione delle parole. Secondo Harweg, una sequenza è un testo quando: Ha una struttura metrica regolare. Contiene un titolo. Presenta una catena di espressioni che denotano lo stesso referente. È composta da almeno cinque frasi. Perché una sequenza di frasi può NON essere considerata un testo?. Perché contiene errori grammaticali. Perché manca la punteggiatura intermedia. Perché non presenta coesione formale. Perché manca un senso globale unitario. La svolta semantica nella linguistica testuale consiste nel considerare il testo come: Una sequenza di frasi grammaticalmente corrette. Un insieme di regole sintattiche. Un’entità con macro- e microstruttura. Un prodotto stilistico. Chi è il principale rappresentante delle grammatiche testuali?. Chomsky. van Dijk. Halliday. Saussure. La microstruttura, nelle grammatiche testuali, corrisponde a: La struttura profonda. La sequenza degli enunciati. Il titolo del testo. Le intenzioni comunicative implicite. Quale tra i seguenti principi di Beaugrande e Dressler riguarda l’atteggiamento del ricevente?. Intenzionalità. Accettabilità. Informatività. Situazionalità. Quale principio regolativo misura la facilità di produzione e comprensione di un testo?. Efficacia. Appropriatezza. Coesione. Efficienza. In quale decennio si colloca prevalentemente il terzo momento della linguistica testuale?. Anni Novanta. Anni Sessanta. Anni Settanta. Anni Ottanta. Quale dei seguenti principi costitutivi riguarda il rapporto tra testo e realtà?. Informatività. Coesione. Intertestualità. Intenzionalità. La linguistica testuale moderna considera il testo come: Un processo dinamico. Un insieme di atti linguistici. Una sequenza di enunciati. Un evento del mondo extralinguistico. Quale tra i seguenti aspetti è dato per scontato negli approcci moderni?. Coesione. Coerenza. Intenzionalità. Struttura gerarchica. Quale tra i seguenti è un obiettivo della linguistica testuale moderna?. Analizzare la produzione orale spontanea. Elaborare una teoria del discorso. Descrivere l’organizzazione gerarchica delle unità testuali. Studiare le inferenze pragmatiche. Quale caratteristica distingue i testi funzionali da quelli letterari?. Maggiore sperimentazione stilistica. Struttura più standardizzata. Uso marcato di figure retoriche. Assenza di scopi pratici. Quale principio costitutivo riguarda la volontà del parlante di comunicare?. Accettabilità. Intenzionalità. Coesione. Situazionalità. Secondo la prospettiva moderna, quali due principi rimangono centrali nell’analisi linguistico-testuale?. Intenzionalità e accettabilità. Coerenza e coesione. Informatività e situazionalità. Efficienza ed efficacia. Secondo Beaugrande e Dressler, quanti sono i principi costitutivi della testualità?. Cinque. Sei. Sette. Otto. Quali sono gli unici due principi di testualità centrati sul testo in senso stretto?. Intenzionalità e accettabilità. Informatività e situazionalità. Coesione e coerenza. Intertestualità e coerenza. Nella prima fase degli studi di Conte, la coerenza è considerata: Una proprietà dell’interprete. Una proprietà del testo. Una proprietà del contesto. Una proprietà della situazione comunicativa. La non-contraddittorietà, nella terminologia latina usata da Conte, è una: Quidditas. Essentia. Qualitas. Substantia. Nell’esempio “Carla suona il pianoforte. Gigi fa gli straordinari oggi.” la coerenza dipende: Dalla coesione formale. Dalla conoscenza del contesto. Dalla punteggiatura. Dalla presenza di pronomi. Secondo la linguistica testuale moderna, la coesione è: Una proprietà costitutiva della testualità. Una proprietà necessaria della testualità. Una qualitas del testo. Una proprietà extralinguistica. Il lettore cooperativo, secondo Conte, tende a: Cercare incoerenze. Interpretare ogni sequenza come non testuale. Ricostruire un senso globale coerente. Basarsi sulla coesione. La coerenza a parte subiecti è: Basata sui legami superficiali del testo. Basata sulle conoscenze dell’interprete. Identica alla coesione. Una proprietà formale del testo. Nella seconda fase delle sue ricerche, Conte rilegge la coerenza come: Una proprietà esclusivamente grammaticale. Un principio-guida dell’interpretazione. Una proprietà fonologica. Una proprietà sintattica. La coerenza a parte obiecti coincide con: La coesione. L'informatività. La situazionalità. L'accettabilità. Perché la coerenza è definita “multidimensionale”?. Perché riguarda solo la dimensione logica. Perché si applica a tutte le dimensioni organizzative del testo. Perché dipende esclusivamente dai connettivi. Perché riguarda solo la dimensione referenziale. Quali sono le tre dimensioni organizzative principali della testualità?. Morfologica, sintattica, pragmatica. Referenziale, logica, enunciativa. Tematica, stilistica, retorica. Narrativa, descrittiva, argomentativa. Quale proprietà della coerenza riguarda la presenza di relazioni che connettono le unità del testo?. Progressione. Unitarietà. Continuità. Linearità. La continuità può essere realizzata attraverso: Solo segnali linguistici espliciti. Solo inferenze. Segnali linguistici espliciti e inferenze. Solo ripetizioni lessicali. Quale delle seguenti NON è una proprietà costitutiva della coerenza?. Unitarietà. Continuità. Progressione. Linearità. Che cosa permette di verificare l’unitarietà di un testo?. La presenza di molti connettivi. La possibilità di assegnare un titolo ideale al testo. La presenza di ripetizioni. La lunghezza del testo. La progressione consiste in: Ripetere lo stesso contenuto più volte. Aggiungere nuove informazioni a ogni unità testuale. Eliminare i rinvii anaforici. Usare molti connettivi. Quale dimensione può prevalere sulle altre in un testo coerente?. Nessuna, devono essere sempre equilibrate. Solo la dimensione referenziale. Solo la dimensione logica. Qualsiasi dimensione, a seconda del testo. Nel testo descrittivo, quale dimensione tende a prevalere?. Logica. Referenziale. Enunciativa. Argomentativa. Nel testo argomentativo, quale dimensione tende a prevalere?. Referenziale. Logica. Enunciativa. Narrativa. Che cosa consente di fare la decodifica?. Di attribuire significati figurati alle parole. Di associare significati alle espressioni linguistiche. Di selezionare le inferenze più pertinenti. Di ricostruire automaticamente la coerenza del testo. Che cosa guida la selezione delle inferenze?. Un principio di economia linguistica. Un principio di pertinenza. Un principio di iconicità. Un principio di marcatezza. Nell’esempio “Ha studiato molto e ha superato gli esami”, qual è l’interpretazione più naturale?. Concessione. Contrasto. Consecuzione. Temporalità. Che cosa caratterizza un “non-testo”?. L’assenza di coesione. L’assenza di funzione comunicativa. L’uso di parole inventate. La presenza di errori grammaticali. Il Lorem ipsum è considerato un non-testo perché: È scritto in latino. Contiene errori sintattici. Non ha intenzione comunicativa. È troppo breve. Secondo la linguistica testuale moderna, la coerenza è: Una proprietà dicotomica. Una proprietà graduale. Una proprietà sintattica. Una proprietà indipendente dall’interprete. Che cosa determina un maggiore sforzo cognitivo nell’interpretazione?. L’eccesso di coesione. L’assenza di inferenze. La scarsa compatibilità tra forma e significato. La presenza di connettivi espliciti. Nell’esempio “Ho poco lavoro perché il mio collega è in ferie”, la coerenza richiede: Una decodifica più accurata. Un’inferenza aggiuntiva. Una riformulazione sintattica. L’uso di un connettivo diverso. I testi prodotti da scriventi inesperti sono spesso: Totalmente incoerenti. Privi di qualsiasi funzione comunicativa. Collocati a un grado basso di coerenza. Perfettamente coerenti ma poco coesi. La frase di Chomsky “idee verdi incolori dormono furiosamente” è: Agrammaticale. Semanticamente coerente. Grammaticale ma asemantica. Un esempio di coesione testuale. Che cosa indica principalmente la coesione in un testo?. La presenza di inferenze implicite. I legami linguistici nella superficie del testo. La struttura argomentativa del testo. La correttezza grammaticale. Chi ha introdotto il termine tecnico “coesione” nella linguistica testuale?. Beaugrande e Dressler. Prandi. Halliday e Hasan. Gülich e Raible. Sul piano referenziale, quale dispositivo di coesione è centrale?. Il discorso diretto. L’anafora. La metafora. La tematizzazione. Nel piano logico, quali elementi segnalano relazioni tra unità del testo?. I connettivi. Le espressioni deittiche. Le subordinate argomentali. Le apposizioni. Il connettivo “ma” può segnalare una relazione di: Causa. Opposizione. Conclusione. Condizione. Sul piano enunciativo, quale dispositivo di coesione è messo in rilievo?. La nominalizzazione. Il discorso riportato. La coordinazione. La metafora concettuale. Quali sono i due principali dispositivi di coesione nei testi?. Deissi e presupposizione. Connettivi e anafore. Metafore e implicature. Topic e comment. I connettivi svolgono la funzione di: Riprendere referenti già introdotti. Segnalare relazioni logiche tra unità del testo. Introdurre nuove informazioni. Marcare la focalizzazione. Perché la coesione non è una proprietà costitutiva del testo?. Perché dipende dal contesto. Perché può essere assente anche in testi coerenti. Perché riguarda solo la sintassi. Perché è sempre implicita. Secondo Prandi, i mezzi della coesione possono essere paragonati a: Segnali luminosi. Segnali stradali. Indicatori di direzione. Cartelli pubblicitari. Che cosa caratterizza l’anafora secondo la linguistica testuale?. La ripetizione formale di parole all’inizio dei versi. La dipendenza semantica e/o referenziale da un’espressione precedente. L’uso di pronomi riflessivi all’interno della frase. La sostituzione di un referente extralinguistico. Chi introduce per primo il concetto di “pronomi anaforici” in senso vicino a quello moderno?. Aristotele. Chomsky. Apollonio Discolo. Saussure. Quale fenomeno riguarda esclusivamente la frase e non oltrepassa i suoi confini?. Anafora testuale. Anafora retorica. Anafora legata. Incapsulazione anaforica. Come si chiama l’elemento iniziale di una catena anaforica?. Nodo. Anello. Capocatena. Espressione referenziale. Come si chiamano le espressioni anaforiche che compongono una catena?. Fili. Anelli. Nodi. Segmenti. Quale delle seguenti espressioni è semanticamente autonoma?. Lo. La. Quella macchina. Sue. Quale funzione svolgono le catene anaforiche nella coerenza testuale?. Creano ambiguità referenziale. Segnalano l’unitarietà referenziale. Eliminano la necessità di riferimenti esterni. Rendono il testo più breve. Quale delle seguenti affermazioni è corretta riguardo alla continuità referenziale?. Dipende direttamente dall’anafora. È una proprietà della coesione. È una proprietà semantica legata alla coerenza. È un fenomeno morfosintattico. Quale delle seguenti NON è una caratteristica dei sostituti pronominali?. Dipendenza semantica dall’antecedente. Dipendenza referenziale dall’antecedente. Autonomia semantico-lessicale. Assenza di indicazioni semantico-lessicali. Quale tipo di anafora è studiato in relazione ai testi poetici?. Anafora testuale. Anafora retorica. Anafora legata. Anafora zero. Che cosa rappresenta l’anafora testuale?. Un meccanismo di variazione stilistica. Il principale sintomo linguistico della continuità referenziale del testo. Una figura retorica basata sulla ripetizione. Un tipo di deissi spaziale. Qual è la relazione tipica tra anafora e coreferenza nei testi reali?. Sono sempre indipendenti. Sono in contraddizione. Coincidono molto spesso. Non possono coesistere. Perché la ripetizione di un nome proprio come “Federer” non costituisce anafora?. Perché è un caso di sinonimia. Perché i nomi propri non possono essere referenzialmente dipendenti. Perché manca un pronome. Perché il testo è narrativo. Che cosa sono le “isole anaforiche” secondo Postal?. Espressioni che favoriscono l’anafora. Espressioni impermeabili all’anafora. Espressioni sempre coreferenziali. Espressioni prive di significato. Nel passaggio “un bambino → farli da sole”, che cosa avviene?. Un passaggio dalla categoria al referente. Un caso di coreferenza. Un passaggio dal referente alla categoria. Un’anafora con identità di forma. Nel caso “Salisburgo / la città natale di Mozart”, perché non c’è anafora?. Perché il secondo sintagma è indefinito. Perché i due sintagmi non sono coreferenti. Perché la referenza del secondo sintagma è univoca. Perché manca un pronome anaforico. Che cosa determina la coreferenza nell’esempio “Cossiga / il Capo dello Stato”?. La struttura sintattica. La conoscenza dell’universo di discorso. La presenza di un pronome. La deissi personale. Che cosa accomuna i casi di coreferenza senza anafora?. Non producono coesione. Sono sempre ambigui. Producono comunque coesione referenziale. Sono casi di anafora zero. Che cosa caratterizza l’anafora con identità di senso?. L’espressione anaforica riprende solo il significante. L’espressione anaforica rinvia al senso dell’antecedente ma non al suo referente. L’espressione anaforica è sempre un pronome dimostrativo. L’antecedente è sempre un nome proprio. Chi ha introdotto la nozione di “lazy pronouns”?. Maria-Elisabeth Conte. Georges Kleiber. Lauri Karttunen. Paul Postal. Che cosa rappresenta l’anafora testuale?. Un meccanismo di variazione stilistica. Il principale sintomo linguistico della continuità referenziale del testo. Una figura retorica basata sulla ripetizione. Un tipo di deissi spaziale. Qual è la relazione tipica tra anafora e coreferenza nei testi reali?. Sono sempre indipendenti. Sono in contraddizione. Coincidono molto spesso. Non possono coesistere. Perché la ripetizione di un nome proprio come “Federer” non costituisce anafora?. Perché è un caso di sinonimia. Perché i nomi propri non possono essere referenzialmente dipendenti. Perché manca un pronome. Perché il testo è narrativo. Che cosa sono le “isole anaforiche” secondo Postal?. Espressioni che favoriscono l’anafora. Espressioni impermeabili all’anafora. Espressioni sempre coreferenziali. Espressioni prive di significato. Nel passaggio “un bambino → farli da sole”, che cosa avviene?. Un passaggio dalla categoria al referente. Un caso di coreferenza. Un passaggio dal referente alla categoria. Un’anafora con identità di forma. Nel caso “Salisburgo / la città natale di Mozart”, perché non c’è anafora?. Perché il secondo sintagma è indefinito. Perché i due sintagmi non sono coreferenti. Perché la referenza del secondo sintagma è univoca. Perché manca un pronome anaforico. Che cosa determina la coreferenza nell’esempio “Cossiga / il Capo dello Stato”?. La struttura sintattica. La conoscenza dell’universo di discorso. La presenza di un pronome. La deissi personale. Che cosa accomuna i casi di coreferenza senza anafora?. Non producono coesione. Sono sempre ambigui. Producono comunque coesione referenziale. Sono casi di anafora zero. Che cosa caratterizza l’anafora con identità di senso?. L’espressione anaforica riprende solo il significante. L’espressione anaforica rinvia al senso dell’antecedente ma non al suo referente. L’espressione anaforica è sempre un pronome dimostrativo. L’antecedente è sempre un nome proprio. Chi ha introdotto la nozione di “lazy pronouns”?. Maria-Elisabeth Conte. Georges Kleiber. Lauri Karttunen. Paul Postal. Che cosa caratterizza l’incapsulazione anaforica?. Il rinvio a un sintagma nominale precedente. Il rinvio a un referente extratestuale. Il rinvio a una porzione frasale ampia. Il rinvio a un referente già introdotto nel testo. Qual è la funzione dell’incapsulatore?. Ripetere letteralmente l’antecedente. Trasformare un contenuto complesso in un referente testuale. Eliminare la necessità di coesione testuale. Sostituire un pronome con un nome proprio. Perché l’incapsulazione anaforica è considerata un’anafora senza coreferenza?. Perché l’incapsulatore è un sintagma nominale. Perché l’antecedente è frasale e non referenziale. Perché non crea coesione. Perché non può essere interpretata. Qual è la differenza principale tra anafora e catafora?. L'anafora è più recente della catafora. L’anafora rinvia avanti, la catafora indietro. L’anafora rinvia indietro, la catafora avanti. Non esiste alcuna differenza. In quale tipo di testi la catafora è più frequente?. Manuali scientifici. Testi burocratici. Testi giornalistici e letterari. Testi normativi. Che cosa richiede un’espressione cataforica per completare il proprio riferimento?. Un antecedente. Un susseguente. Un pronome tonico. Un connettivo. Perché i nomi sono meno adatti dei pronomi alla catafora?. Perché sono troppo brevi. Perché sono troppo autonomi semanticamente. Perché non possono essere modificati. Perché non possono introdurre referenti. Quale delle seguenti è un’espressione tipicamente cataforica?. Il suddetto. Il medesimo. Il seguente. Il precedente. Che cos’è l’ipostasi nel contesto dell’incapsulazione?. La cancellazione di un referente. La creazione di un referente nuovo a partire da contenuti complessi. La ripetizione di un referente già dato. La sostituzione di un referente con un pronome. Quale tipo di referente è tipicamente coinvolto nell’incapsulazione anaforica?. Individui del primo ordine. Oggetti concreti. Eventi e stati di cose del secondo ordine. Luoghi geografici. Quali sono i tre meccanismi principali di anafora?. Ripetizione, ellissi, sinonimia. Ripetizione, sostituzione, contiguità semantica. Sostituzione, ellissi, iperonimia. Contiguità semantica, sinonimia, iperonimia. L’“effetto copia” si verifica quando: L’espressione anaforica è un pronome personale. L’espressione anaforica ripete il nome testa dell’antecedente, ma non i modificatori. L’espressione anaforica ripete integralmente l’antecedente. L’anafora è realizzata tramite ellissi. Quale tra i seguenti è un esempio di espressione anaforica per sostituzione pronominale?. Questo serpente. Questo. L'animale. Il progetto. Un caso tipico di ipocodifica negli apprendenti L1 è: L’uso eccessivo di pronomi tonici. L’uso di soggetti sottintesi a distanza troppo lunga dall’antecedente. L’uso di dimostrativi per valutazioni soggettive. L’uso di sintagmi nominali indefiniti per referenti già noti. Le anafore per contiguità semantica si basano su: Coreferenza diretta. Relazioni semantiche indirette. Sinonimia tra antecedente e anafora. Ellissi del verbo. Quale tra i seguenti è un esempio di anafora per contiguità semantica?. Un serpente - questo serpente. Un serpente - l'animale. Il computer - la tastiera. Mario - lui. La sostituzione lessicale può avvenire tramite: Iperonimi o sinonimi. Pronomi tonici. Anafora zero. Ellissi del soggetto. Gli incapsulatori anaforici sono considerati anafore per ripetizione quando: Sono introdotti da un dimostrativo. Condividono la stessa radice lessicale del verbo antecedente. Sono sinonimi dell’antecedente. Sono iperonimi dell’antecedente. Quale tra i seguenti è un esempio di anafora di predicato?. Io non l’ho fatto. Entrambi pensavano... La sua ragazza arriverà domani. Il progetto sarà presentato... L’anafora zero riguarda tipicamente: Oggetti diretti sottintesi. Soggetti di subordinate implicite. Pronomi tonici. Sintagmi nominali indefiniti. Che cosa descrivono le relazioni logiche tra eventi?. Le relazioni tra referenti del primo ordine. Le connessioni tra eventi rappresentati nel testo. Le relazioni tra parole e morfemi. Le relazioni tra autore e lettore. Qual è la funzione principale dei connettivi nel testo?. Segnalare la presenza di referenti testuali. Indicare la struttura sintattica della frase. Segnalare l’unitarietà logica del testo. Evidenziare la presenza di subordinate. Quale tra questi NON è un connettivo?. Perché. Tuttavia. Davanti. Quindi. In “Prendi la medicina e guarirai”, la relazione ricostruita è di: Concessione. Conseguenza. Motivazione. Riformulazione. “Cioè” introduce tipicamente una relazione di: Concessione. Causa. Riformulazione. Condizione. Quale delle seguenti strutture esprime una relazione di conseguenza tramite giustapposizione?. Il vento ha soffiato e la neve si è sciolta. Il vento ha soffiato talmente a lungo che la neve si è sciolta. Il vento ha soffiato. La neve si è sciolta. Dopo che ha soffiato il vento la neve si è sciolta. Quale tra questi connettivi codifica una relazione di conseguenza?. Ma. Quindi. Quando. Sebbene. “A causa di ciò” è classificabile come: Congiunzione coordinante. Pseudo-connettivo. Preposizione. Avverbio semplice. La relazione di causa è semanticamente il contrario di: Condizione. Concessione. Conseguenza. Riformulazione. “Dopo che” codifica una relazione di: Causa. Successione temporale. Riformulazione. Concessione. La relazione di motivazione è definita come: L’opposto della concessione. La spiegazione delle ragioni che sostengono un’affermazione. L’accostamento di due enunciati senza legame. Una forma di opposizione sostitutiva. Quale connettivo introduce tipicamente una motivazione?. Tuttavia. Perché. Eppure. Anzi. La relazione di opposizione si ha quando: Due enunciati sono collegati da un rapporto causa-effetto. Due affermazioni sono antitetiche o divergenti. Un enunciato spiega il precedente. Due enunciati sono giustapposti con i due punti. Quale connettivo segnala una relazione di opposizione?. Viceversa. Perciò. Infatti. Siccome. L’opposizione sostitutiva si riconosce perché: Contiene sempre un connettivo. Una delle alternative è preferita all’altra. È introdotta da un condizionale. È sempre implicita. Il condizionale biaffermativo serve a: Esprimere un’ipotesi irreale. Negare un’implicatura. Fare due asserzioni. Introdurre una motivazione. La concessione è un tipo particolare di: Motivazione. Consecuzione. Opposizione. Giustapposizione. Quale frase esprime una concessione diretta?. “Il panettiere X ha del buon pane, ma il servizio è troppo lento.”. “Malgrado Maria studi poco, riesce sempre a passare gli esami.”. “Siamo in ritardo: dobbiamo muoverci.”. “Mi ha detto ancora le solite bugie, e non ci ho visto più.”. Quale connettivo può introdurre una concessione?. Nonostante. Perciò. Sicché. Infatti. Quale esempio mostra una concessione implicata tramite semplice aggiunta?. “L’hai a malapena toccato, ed è caduto di schianto.”. “Perché una lingua non può fare a meno della scienza.”. “Io non sono né di destra né di sinistra.”. “È piovuto. Le strade sono bagnate.”. Che cos’è una relazione di specificazione?. Una relazione che oppone due contenuti. Una relazione in cui la seconda unità amplia il tema introducendo un nuovo argomento. Una relazione in cui la seconda unità precisa il contenuto della prima. Una relazione che collega due eventi in ordine cronologico. Qual è una manifestazione tipica della specificazione?. La subordinata temporale. Il movimento cataforico. La coordinazione copulativa. L’ellissi del soggetto. Quale segnale interpuntivo si combina spesso con la specificazione?. Il punto e virgola. I due punti. Le virgolette. La lineetta. Quale tra le seguenti espressioni può fungere da pseudo-connettivo di esemplificazione?. Tuttavia. Che so. Dunque. In altre parole. Che cos’è la riformulazione?. La ripetizione identica di un’informazione. La presentazione di un’informazione con altre parole. L’aggiunta di un nuovo argomento. La negazione di un contenuto precedente. Quale connettivo introduce spesso una riformulazione esplicativa?. Cioè. Però. Inoltre. Infatti. Quale valore assume la riformulazione introdotta da “insomma”?. Esplicativo. Conclusivo-riassuntivo. Avversativo. Temporale. La riformulazione per espansione si verifica quando: Un termine segue la sua definizione. Una definizione segue il termine. Due termini vengono coordinati. Un termine viene omesso. La riformulazione per riduzione è: L’opposto della riformulazione per variazione. Identica alla riformulazione per espansione. Speculare alla riformulazione per espansione. Una forma di esemplificazione. Quale espressione segnala una riformulazione per variazione?. In altre parole. Per esempio. Inoltre. Tuttavia. Che cosa si intende per co-testo?. Le conoscenze enciclopediche dei parlanti. Le circostanze fisiche dell’atto comunicativo. I segmenti di testo vicini a un’unità linguistica. Le intenzioni comunicative del parlante. Quale delle seguenti componenti NON appartiene alla definizione di contesto?. Situazione comunicativa. Co-testo. Conoscenze enciclopediche. Struttura sintattica. La deissi personale riguarda principalmente: Le relazioni tra eventi nel tempo. I referenti in rapporto ai partecipanti alla comunicazione. Le distanze spaziali tra oggetti. Le conoscenze condivise tra parlanti. Per Benveniste, la terza persona è definita come: Persona esterna ma stabile. Una non-persona. Una persona implicita. Una persona deittica forte. Quale tra questi pronomi è intrinsecamente deittico?. Lui. Essa. Io. Chi. La terza persona diventa deittica quando: È usata in un testo narrativo. È accompagnata da un gesto indicativo. È ripetuta più volte. È preceduta da un possessivo. Nel discorso diretto, i pronomi di prima e seconda persona: Sono sempre anaforici. Sono sempre deittici. Dipendono da un unico campo indicale. Non hanno riferimento. Il pronome “noi” può essere: Solo inclusivo. Solo esclusivo. Inclusivo o esclusivo. Né inclusivo né esclusivo. L’uso del “noi” in enunciati come “come stiamo oggi?” è un esempio di: Noi inclusivo. Noi esclusivo che esclude il parlante. Noi generico. Noi anaforico. La deissi richiede sempre: Un antecedente testuale. Un riferimento al contesto situazionale. Una struttura sintattica complessa. Un pronome personale. Che cosa determina l’interpretazione di un’espressione deittica spaziale?. La struttura sintattica dell’enunciato. Il luogo fisico del parlante al momento dell’enunciazione. Il registro formale del testo. La presenza di un referente anaforico. Che cosa segnala la nota “ndr” nei testi giornalistici?. Una citazione letterale. Un intervento esplicito del redattore. Un errore tipografico. Un riferimento bibliografico. Perché il cartello “domani si fa credito” è pragmaticamente efficace?. Perché usa un registro formale. Perché "domani" è interpretato come un giorno fisso. Perché "domani" si sposta sempre in avanti, rendendo impossibile l’attualizzazione. Perché è un esempio di ironia testuale. Quale tra questi sistemi deittici è ternario?. Italiano neostandard. Italiano regionale toscano. Francese contemporaneo. Inglese. Quale lingua romanza presenta un sistema ternario?. Rumeno. Francese. Spagnolo. Latino. Che cosa accomuna "andare" e "venire" nella prospettiva della deissi?. Sono verbi che richiedono sempre un complemento di luogo. Contengono una componente legata al movimento rispetto a parlante/ascoltatore. Sono usati solo nel parlato informale. Sono privi di valore deittico. Quale tra i seguenti è un deittico prossimale?. Lì. Là. Qui. Laggiù. Che cosa indica il dimostrativo "codesto"?. Vicino al parlante. Vicino a entrambi gli interlocutori. Vicino all’ascoltatore. Lontano da entrambi gli interlocutori. Quale coppia di avverbi toscani indica un luogo vicino all’ascoltatore?. Qui / qua. Lì / là. Costì / costà. Questo / codesto. In quale caso un dimostrativo è usato in modo anaforico?. Quando rimanda a un referente nel contesto situazionale. Quando rimanda a un referente già menzionato nel testo. Quando introduce un nuovo referente. Quando indica un luogo lontano. Quale tra i seguenti tempi verbali è considerato deittico?. Trapassato prossimo. Condizionale composto. Indicativo presente. Futuro anteriore. Quale tempo verbale esprime un’azione anteriore rispetto a un evento futuro?. Trapassato remoto. Futuro anteriore. Indicativo imperfetto. Condizionale semplice. In italiano, il pronome allocutivo “lei” segnala: Intimità e simmetria. Distanza o cortesia. Superiorità del parlante. Uso regionale. Il pronome “voi” come forma di cortesia è: Standard nell’italiano contemporaneo. Tipico delle varietà centro-meridionali. Usato solo nei testi scritti. Obbligatorio nei contesti formali. La deissi testuale si basa su una metafora: Morfologica. Temporale o spaziale. Fonologica. Semantica astratta. Nell’espressione “qui comincia l’avventura” dei fumetti di Sergio Tofano, “qui” è un deittico: Spaziale. Temporale. Testuale. Sociale. Gli avverbi “infra” e “supra” rinviano a: Referenti extratestuali. Punti del testo. Eventi futuri. Eventi passati. La deissi testuale non coincide con l’anafora perché: Non richiede un rimando extratestuale. Usa solo pronomi personali. È sempre cataforica. È limitata al parlato. Nel testo parlato è più frequente l’uso di: Sopra. Infra. Prima. Supra. La deissi empatica riguarda: La distanza fisica tra parlante e referente. La distanza temporale tra eventi. La distanza affettiva o emotiva. La distanza sociale istituzionale. Che cosa si intende per “dimensione enunciativa” del testo?. La struttura sintattica delle frasi. L’organizzazione del contesto dell’enunciazione. La coesione logica tra i paragrafi. La scelta del registro linguistico. Quale delle seguenti NON è una forma di discorso riportato?. Discorso diretto. Discorso indiretto. Discorso parafrasato. Discorso diretto libero. Come si chiama il discorso riportato che proviene dall’interlocutore?. Polifonia. Autofonia. Diafonia. Eterofonia. Nel discorso diretto, il centro deittico: Si fonde con quello del discorso citante. Rimane quello dell’enunciazione originaria. Viene eliminato. Si sposta sul narratore. Nel discorso indiretto, l’avverbio “qui” diventa tipicamente: Qua. Là. In quel luogo. Altrove. Quale delle seguenti forme NON è ammessa nel discorso indiretto?. Interiezioni. Subordinate oggettive. Interrogative indirette. Complementi di tempo. La polifonia riguarda: Il discorso dell’interlocutore. Il discorso di una terza persona. Il discorso del narratore. Il discorso del lettore. L’autofonia si verifica quando: Il narratore cita sé stesso in un momento diverso. Il narratore cita un altro personaggio. Un personaggio cita il narratore. Due personaggi parlano tra loro. Quale segnale grafico è tipico del discorso diretto?. Le parentesi quadre. Le virgolette. Le parentesi tonde. Il corsivo. Nel discorso indiretto, i deittici: Restano invariati. Si riferiscono al contesto originario. Si orientano sul discorso citante. Vengono omessi. Che cosa caratterizza il discorso indiretto libero?. L’uso esclusivo della prima persona. L’assenza totale di elementi del discorso diretto. L’intersezione tra centro deittico del discorso citante e citato. L’uso obbligatorio delle virgolette. Quale funzione svolge il discorso indiretto libero nella narrativa?. Eliminare la voce del narratore. Descrivere la vita interiore dei personaggi mantenendo la terza persona. Rendere il testo più oggettivo. Sostituire completamente il discorso diretto. Nell’esempio “Disse che Maria doveva andarsene, e subito!”, quale elemento è tipico del discorso diretto?. Il soggetto della subordinata "Maria". La terza persona. L’esclamazione “e subito!”. Il tempo imperfetto. La negazione metalinguistica serve a: Negare il contenuto proposizionale. Negare la pertinenza di una parola o presupposizione. Rafforzare un’affermazione. Evitare ambiguità sintattiche. Nell’esempio “Marco non ha smesso di fumare, perché non ha mai fumato”, viene negata: L’affermazione principale. La presupposizione dell’enunciato. La verità del parlante. La coerenza testuale. Nel discorso indiretto libero, la deissi personale segue il centro deittico: Del discorso citato. Del discorso citante. Del narratore onnisciente. Dell’interlocutore. Quale tra questi è un segnale tipico del discorso indiretto libero?. Uso sistematico del passato remoto. Tempi verbali orientati sul discorso originario. Eliminazione dei pronomi personali. Presenza di virgolette. Quale tra questi NON è un segnale di discorso indiretto libero?. Interiezioni espressive. Lessico colloquiale. Domande dirette. Uso delle virgolette. Il discorso diretto libero si caratterizza per: L’assenza di cornice e segnalazione grafica. L’uso obbligatorio del verbum dicendi. La presenza di virgolette. La trasformazione dei tempi verbali. L’effetto principale del discorso diretto libero è: Rendere il testo più formale. Separare nettamente narratore e personaggio. Compattare la voce riportata nel testo. Eliminare la soggettività. Qual è l’obiettivo principale dello studio della struttura informativa dell’enunciato?. Analizzare la correttezza morfologica. Capire perché un parlante sceglie una forma enunciativa invece di un’altra. Studiare la fonologia. Individuare gli errori sintattici. Perché “Marco ha mangiato una mela” è inadeguato nel contesto in cui la maestra cerca il colpevole?. Perché è scorretto. Perché è ambiguo. Perché dà rilievo all’oggetto. Perché è troppo lungo. Le allòfrasi, secondo Daneš, sono: Frasi semanticamente diverse. Frasi prive di struttura sintattica. Varianti equivalenti semanticamente ma diverse informativamente. Frasi scorrette. Chi introduce la Functional Sentence Perspective?. Firbas. Conte. Mathesius. Daneš. Quale livello riguarda esclusivamente la frase, non l’enunciato?. Livello informativo. Livello grammaticale. Livello della datità. Livello gerarchico-informativo. Nella prospettiva praghese, il tema è: L’elemento nuovo. L’elemento con massimo dinamismo comunicativo. L’elemento con minimo dinamismo comunicativo. L’elemento più complesso. Secondo Conte, il problema terminologico nell'ambito della struttura informativa riguarda: La definizione di predicato. La sovrapposizione tra valori tematici e contestuali. La mancanza di esempi. L’assenza di studi sulla Functional Sentence Perspective. Quale NON è un’allòfrase rispetto a “Marco ha mangiato una mela”?. Una mela è stata mangiata da Marco. MARCO ha mangiato una mela. Marco mangia mele ogni giorno. Una mela l’ha mangiata Marco. Il livello della aboutness corrisponde a: L’aspetto contestuale. L’aspetto tematico. Il dinamismo comunicativo. La datità. Quale livello distingue tra elementi dati e nuovi?. Livello gerarchico-informativo. Livello della aboutness. Livello sintattico. Livello della datità. Qual è la funzione principale delle unità informative?. Stabilire la correttezza grammaticale. Organizzare gerarchicamente l’informazione. Definire la struttura prosodica. Determinare la lunghezza dell’enunciato. Che cosa caratterizza un’unità informativa di nucleo?. Contiene informazioni accessorie. È l’unità comunicativamente centrale. È sempre una subordinata. Non può essere collegata ad altri enunciati. Quale test si usa per identificare il focus?. Test della commutazione. Test dell’interrogazione. Test della parafrasi. Test della negazione. Quando il focus non coincide con l’intero nucleo, la parte restante è: Tema. Presupposizione. Background. Comment. Le informazioni circostanziali possono trovarsi: Solo alla fine. Solo dopo il verbo. Solo prima del soggetto. All’inizio o all’interno dell’enunciato. Quale esempio mostra topic multiplo?. Piove. Ecco Alice. A Mario Alessia ha regalato una cravatta. Sono arrivati tutti alle sette. Il focus si distingue dal topic perché: È sempre il soggetto. Ha massimo dinamismo comunicativo. È sempre nuovo. È sempre in background. Nell’oralità, il focus si identifica principalmente grazie a: La lunghezza dell’enunciato. La prominenza intonativa. La posizione del soggetto. La presenza di clitici. Quale enunciato è privo di articolazione topic-comment?. Gianni ha sorpreso tutti. Lei gli ha regalato una cravatta. A Mario piace il sushi. È arrivata Alice. La negazione globale colpisce principalmente: Il soggetto grammaticale. L’associazione del focus al resto dell’enunciato. La struttura sintattica. Il topic. Che cos’è il topic?. L’elemento più informativo dell’enunciato. Il referente testuale attorno al quale la proposizione veicola informazione. Il soggetto grammaticale della frase. L’elemento nuovo introdotto nel discorso. Quando una frase è costruita per coordinazione, i topic delle coordinate: Si annullano a vicenda. Contano solo se sono anaforici. Contano tutti come topic dell’enunciato. Non vengono considerati topic dell’enunciato. Nel caso di una subordinata completiva retta da un verbo modale, il topic dell’enunciato è di solito: Il soggetto della principale. Il soggetto della subordinata. L’oggetto diretto della principale. Nessun elemento dell'enunciato. Quando una subordinata è sullo sfondo comunicativo, il suo topic: È sempre il topic dell’enunciato. Non può essere contato come topic dell’enunciato. Diventa automaticamente focus. Sostituisce il topic della principale. Un enunciato presentativo: Ha sempre un topic. Non ha topic né comment. Ha un topic ma non un focus. Ha un focus ma non un topic. Un referente testuale attivo è: Sempre nuovo nel discorso. Già presente al centro dell’attenzione dell’interprete. Necessariamente introdotto da un articolo indefinito. Sempre realizzato da un pronome. La datità contestuale riguarda: Referenti evocati nel co-testo precedente. Referenti presenti nella situazione comunicativa. Referenti non ancora introdotti. Referenti inferiti da relazioni lessicali. Un referente semiattivo per disattivazione è tale perché: Non è mai stato menzionato. È inferito da un altro referente. Era attivo ma il suo grado di attivazione cala. È introdotto da un articolo indefinito. Un referente semiattivo per inferenza può essere attivato tramite: Anafora associativa. Anafora pronominale. Deissi. Ellissi. Un referente inattivo è tale quando: È stato appena menzionato. È presente nella memoria a lungo termine ma non nella coscienza attuale. È il focus dell’enunciato. È un pronome clitico. Che cosa costituisce lo “scheletro semantico” del testo?. Le scelte lessicali. La progressione tematica. La punteggiatura. La struttura informativa del comment. Chi ha teorizzato il concetto di progressione tematica?. Saussure. Hjelmslev. Daneš. Bühler. Quale tra questi NON è un tipo di progressione tematica?. Costante. Lineare. Globale. Modulare. Quando si ha una progressione costante?. Quando il topic cambia a ogni enunciato. Quando il topic riprende un focus. Quando il topic riprende il topic precedente. Quando il topic è omesso. In quale caso si ha una progressione lineare?. Quando un topic riprende un altro topic. Quando un topic riprende un referente nel comment precedente. Quando il topic è implicito. Quando il topic è globale. Quale progressione è più adatta a un testo centrato su un unico protagonista?. Lineare. Costante. Globale. Derivata. Che cosa caratterizza una progressione tematica diretta?. Un legame metaforico. Un legame coreferenziale. Un legame deittico. Un legame ellittico. Quale tra questi è un esempio di progressione derivata non anaforica?. Le celle → il pavimento. Un incidente ha avuto luogo ieri pomeriggio → ciò. La Sicilia → tutte le regioni italiane. Il torero → il torero. Quale relazione NON contribuisce alla progressione tematica?. Riprese globali. Riprese lineari. Riprese tra topic. Riprese interne al comment. Che cosa distingue la progressione globale dalle altre?. È sempre coreferenziale. Riprende contenuti complessi, non singoli referenti. Non richiede legami referenziali. Non può comparire nei testi narrativi. Qual è il principale dispositivo di focalizzazione nel parlato?. La morfologia. L’intonazione. La punteggiatura. L’ordine SVO. In quale caso il focus può estendersi all’intero enunciato?. Quando il soggetto è postverbale. Quando c’è una frase scissa. Quando l’intonazione è neutra e discendente. Quando è presente un avverbio focalizzante. Quale tra i seguenti è un avverbio focalizzante?. Spesso. Solo. Quasi. Forse. La frase scissa ha tipicamente la struttura: X è che Y. È X che Y. Che X è Y. Y è X che. Nella frase pseudoscissa, il focus si trova: All'inizio. Al centro. Alla fine. Prima del soggetto. La dislocazione a destra può coinvolgere: Solo l’oggetto diretto. Solo complementi obliqui. Anche il soggetto. Solo avverbi. Il tema sospeso si distingue dalla dislocazione a sinistra perché: Non usa clitici. Elimina la preposizione del costituente. Richiede un verbo copulativo. Non è topicale. Quale frase contiene un tema sospeso?. A Gianni, non gli parlo. Non gli parlo, a Gianni. Gianni, non gli parlo. È Gianni che non gli parlo. In giapponese, il morfema -wa marca: Il focus. Il soggetto non topicale. L'oggetto diretto. Il topic. Le lingue che marcano obbligatoriamente il topic sono dette: Lingue a soggetto. Lingue a topic. Lingue ergative. Lingue polisintetiche. Una frase è “marcata” quando: Contiene un verbo al passato remoto. Presenta un ordine dei costituenti non canonico. Contiene un soggetto implicito. È particolarmente lunga. Qual è l’ordine dei costituenti non marcato per l’italiano?. VSO. SOV. SVO. OSV. La marcatezza, in linguistica, riguarda: Solo la fonologia. Solo la sintassi. Tutti i livelli del sistema linguistico. Solo la pragmatica. In fonologia, [v] è marcato rispetto a [f] perché: È più frequente. Ha un tratto distintivo in più. È più semplice da articolare. È una fricativa labiodentale. Perché le frasi SVO sono considerate non marcate?. Perché sono più difficili da interpretare. Perché richiedono un contesto specifico. Perché trasmettono meno informazioni e sono più frequenti. Perché sono tipiche del parlato informale. “Il vaso, lo ha rotto Mario”, il topic è: Mario. Il vaso. Lo. Rotto. Nella frase “Il vaso, lo ha rotto Mario”, il focus è: Il vaso. Lo. Rotto. Mario. Le frasi marcate sono tipiche del parlato perché: Sono più formali. Permettono una pianificazione più rigida. Rendono trasparenti topic e focus. Sono obbligatorie in contesti informali. Nel parlato spontaneo, le frasi non canoniche sono percepite come: Errori gravi. Segni di scarsa istruzione. Sintomi di rilassatezza comunicativa. Costrutti arcaici. L’italiano neo-standard si diffonde: Nel Settecento. Negli anni Sessanta del Novecento. Nel periodo medievale. Nel primo Ottocento. In “È questo che voglio dire”, l’elemento scisso ha valore: Deittico spaziale. Anaforico o cataforico. Metaforico. Predicativo. Quale tra questi è un esempio di frase pseudoscissa?. È Maria che ho visto. Chi ha aperto i lavori è il direttore. A Pavia ho studiato. Ha telefonato Maria. Nella frase pseudoscissa, la subordinata introdotta da “chi” o “ciò che”: Contiene il focus. Contiene il contenuto presupposto. È sempre implicita. È sempre postverbale. La focalizzazione a sinistra si caratterizza per: La presenza obbligatoria di un clitico. Lo spostamento dell’elemento focalizzato all’inizio dell’enunciato. L’assenza di marcatezza intonativa. L’uso di verbi copulativi. In “A Pavia ho studiato, non a Padova”, “A Pavia” è: Topic. Focus. Complemento dislocato. Tema contrastivo. La frase “LA PIZZA ha mangiato Mario” è interpretabile grazie a: La morfologia verbale. La semantica dei ruoli. La presenza di clitici. L’ordine canonico dei costituenti. La frase con soggetto postverbale presenta tipicamente ordine: SVO. SOV. VS. OSV. In “Ha telefonato Maria”, Maria è: Topic. Focus. Tema contrastivo. Oggetto diretto. In “Pago io!”, il focus è su: L'azione. L'oggetto. L'identita' del parlanta. Il destinatario dell'azione. La frase scissa può avere una funzione coesiva quando l’elemento scisso è: Un nome proprio. Un avverbio anaforico. Un verbo modale. Un pronome indefinito. Qual è la funzione principale della dislocazione a sinistra?. Evidenziare il verbo. Introdurre un focus contrastivo. Segnalare un elemento come topic. Creare una struttura interrogativa. In quale caso la ripresa clitica è obbligatoria nella dislocazione a sinistra?. Complemento di termine. Complemento oggetto diretto. Complemento di luogo. Complemento oggetto indiretto. Quale esempio mostra una dislocazione a sinistra con preposizione che segnala la funzione sintattica?. Piero, non lo vedo mai. Alla mamma non ho regalato niente. Il regalo più bello l’ha fatto Maria. Giorgio, non sa controllarsi. Qual è la caratteristica intonativa tipica della dislocazione a sinistra?. Tono ascendente finale. Pausa tra elemento dislocato e frase. Velocità di fonazione più alta. Nessuna pausa. Perché in francese la dislocazione del soggetto è più facilmente riconoscibile?. Perché non esistono dislocazioni. Perché il soggetto è sempre espresso. Perché esistono clitici soggetto. Perché manca la preposizione. Quando la dislocazione a destra segnala un ripensamento?. Quando manca il clitico. Quando il parlante aggiunge un’informazione a posteriori. Quando l’elemento è un pronome tonico. Quando non c’è pausa. Quale elemento tende a essere enfatizzato nella dislocazione a destra?. Il topic. Il soggetto. Il comment. Il verbo. Quale frase mostra una dislocazione del soggetto?. Di questo argomento non ne voglio parlare. Giorgio, non sa controllarsi. A me mi par di sì. Lo porto domani, il dolce. Quale esempio contiene preposizione + clitico nella dislocazione?. Piero, non lo vedo mai. Alla mamma non ho regalato niente. Di questo argomento non ne voglio parlare. Il regalo più bello l’ha fatto Maria. Quale frase mostra una doppia dislocazione?. A me mi par di sì. Giorgio, i giornali, non li legge mai. Lo porto domani, il dolce. Ha una bella presenza, la Silvia. Quale autore è solito usare il tema sospeso per simulare il parlato spontaneo?. Calvino. D'Annunzio. Manzoni. Verga. Che cosa distingue un tema libero da un tema sospeso?. La presenza di una preposizione. La mancanza di ripresa coreferenziale. L’uso obbligatorio di un clitico. La posizione finale del verbo. Quale funzione testuale principale svolge il tema sospeso nel parlato spontaneo?. Impone rigidità sintattica. Favorisce la pianificazione pezzo per pezzo dell’enunciato. Elimina l’egocentrismo comunicativo. Introduce nuovi referenti. Quale pronome è spesso topicalizzato per esprimere egocentrismo comunicativo?. Tu. Io. Egli. Loro. Quale tratto distingue l’anteposizione anaforica dal tema sospeso?. La perdita della preposizione. La presenza di un elemento anaforico. La ripresa tramite clitico. L’assenza di legame col co-testo. In quali forme testuali è più frequente l’anteposizione anaforica?. Parlato spontaneo. Scrittura formale. Dialoghi teatrali. Scrittura informale. Quale funzione informativa svolge l’anteposizione anaforica?. Introduce un referente nuovo. Elimina la continuità referenziale. Mette a topic un elemento già noto. Sostituisce la dislocazione a destra. Quale elemento NON compare mai nell’anteposizione anaforica?. Una preposizione segnacaso. Un dimostrativo. Una ripresa pronominale. L’aggettivo “stesso”. Quale tipo di progressione tematica realizza l’anteposizione anaforica?. Costante. Lineare. Multipla. Derivata. Quale caratteristica rende la frase passiva una struttura topicalizzante?. L’uso obbligatorio del clitico. La perdita della preposizione. L’anticipazione dell’oggetto diretto. La presenza di un dimostrativo. Qual è uno degli obiettivi principali della linguistica testuale?. Stabilire norme grammaticali universali. Classificare i testi in classi omogenee. Eliminare le differenze tra parlato e scritto. Definire un unico modello di produzione testuale. Il criterio di classificazione diamesico distingue principalmente tra: Testi narrativi e descrittivi. Testi tecnici e letterari. Testi orali e scritti. Testi brevi e lunghi. La tipologia di Sabatini si basa principalmente su: La lunghezza del testo. Il grado di vincolo interpretativo. La presenza di connettivi. La struttura sintattica. I testi molto vincolanti si caratterizzano per: Ampio uso di metafore. Libertà interpretativa. Specializzazione lessicale elevata. Struttura narrativa complessa. Tra i testi poco vincolanti rientrano tipicamente: Manuali di studio. Testi poetici. Verbali di riunioni. Articoli scientifici. Il genere testuale dipende da: Fattori biologici. Fattori storici, sociali e culturali. Strutture sintattiche innate. Regole universali. I generi testuali sono definiti come: Classi chiuse e statiche. Classi aperte, dinamiche e numerose. Categorie universali. Categorie prive di evoluzione storica. Il “tipo testuale” è considerato: Dipendente dalla tradizione culturale. Variabile nel tempo. Universale e fondato su principi cognitivi. Limitato a poche lingue. Il testo narrativo secondo Werlich riguarda: La percezione di oggetti nello spazio. La percezione di avvenimenti nel tempo. La valutazione di concetti astratti. La pianificazione di comportamenti. Il testo regolativo ha come obiettivo principale: Raccontare una storia. Trasmettere informazioni. Indicare norme, obblighi o divieti. Descrivere persone o luoghi. Qual è l’obiettivo principale del testo narrativo?. Descrivere dettagliatamente un luogo. Evocare uno o più eventi collegati. Argomentare una tesi. Spiegare un concetto astratto. Nel testo narrativo, come si definisce l’insieme di eventi, attanti e circostanze spazio-temporali?. Fabula. Intreccio. Mondo narrato. Scenario. L’opposizione tra discorso diretto e discorso indiretto corrisponde, rispettivamente, a: Mimesi e diegesi. Ellissi e analessi. Prolessi e analessi. Intreccio e fabula. Quale tempo verbale appartiene ai “tempi narrativi”?. Presente. Futuro semplice. Passato remoto. Passato prossimo. Quale tempo verbale appartiene ai “tempi commentativi”?. Imperfetto. Trapassato prossimo. Passato remoto. Presente. Nelle narrazioni giornalistiche contemporanee prevale spesso: Il passato remoto. Il passato prossimo. Il trapassato remoto. Il futuro anteriore. L’imperfetto, nel rilievo narrativo, tende a esprimere: Eventi puntuali in primo piano. Eventi di sfondo o descrizioni. Azioni concluse. Anticipazioni future. Il passato remoto, nel rilievo narrativo, tende a esprimere: Eventi ripetuti. Eventi di sfondo. Eventi principali in successione. Stati permanenti. Quale tra i seguenti NON è un indicatore esplicito di temporalità?. Più tardi. Nel frattempo. Due anni fa. Probabilmente. L’uso del discorso diretto all’interno della narrazione è un esempio di: Mimesi. Diegesi. Prolessi. Analessi. Qual è l’obiettivo fondamentale del testo espositivo?. Convincere il destinatario. Trasmettere un sapere accompagnato da spiegazione. Raccontare eventi in ordine cronologico. Suscitare emozioni nel lettore. Nel testo espositivo, la spiegazione è spesso introdotta da: Un inciso parentetico. Una metafora. Un’espressione cataforica con valore logico. Un esempio narrativo. Quale dei seguenti è un genere testuale espositivo orale?. Romanzo. Conferenza. Recensione. Fiaba. Quale connettivo segnala una motivazione?. Tuttavia. Infatti. Inoltre. Comunque. Nei testi espositivi, la riformulazione è introdotta da connettivi come: Tuttavia. Cioè. Dunque. Pertanto. La bassa densità informativa dei testi espositivi implica: Uso di molte informazioni nuove in ogni frase. Ripetizione e rielaborazione dei contenuti. Eliminazione di esempi e parafrasi. Uso di tecnicismi non spiegati. I testi espositivi analitici presentano spesso: Assenza di paratesto. Elementi paratestuali come tabelle e grafici. Solo testo continuo senza interruzioni. Prevalenza di dialoghi. La disposizione “a stella” è tipica di: Manuali scolastici. Enciclopedie. Testi giornalistici. Testi normativi. L’organizzazione globale dei testi espositivi si basa su: Sequenze casuali. Blocchi tematici indipendenti. Ordine cronologico rigido. Alternanza tra narrazione e descrizione. Il principio informativo tipico del testo espositivo è: Dal nuovo al dato. Dal focus al topic. Dal dato al nuovo. Dal particolare al generale. Qual è la finalità principale di un testo argomentativo?. Intrattenere il lettore. Dimostrare o persuadere circa la validità di una tesi. Riassumere informazioni. Descrivere eventi in ordine cronologico. Quale dei seguenti è un genere testuale tipicamente argomentativo?. Fiaba. Ricetta. Editoriale giornalistico. Manuale scolastico. Un’argomentazione dimostrativa si basa su: Premesse probabili. Premesse certe. Opinioni soggettive. Esempi narrativi. L’argomentazione associativa si basa su: Contrasti tra elementi. Affinità tra elementi. Dati statistici. Deduzioni formali. Quale indicatore introduce tipicamente una fonte?. Probabilmente. A meno che. Secondo il parere di. Nonostante. La “riserva” ha la funzione di: Sostenere ulteriormente la tesi. Limitare gli argomenti a sostegno della tesi. Citare opinioni altrui. Concludere il testo. Il “rinforzo” si distingue dalla riserva perché: Propone una conclusione alternativa. Introduce un esempio narrativo. Ammette un contro-argomento ma rafforza la tesi. Contraddice la tesi. Quale connettivo è tipico dell’introduzione dell’opinione in posizione post-argomentale?. Poiché. Dunque. Visto che. Anche se. Quale verbo alla prima persona può introdurre un’opinione in posizione iniziale?. Mangio. Credo. Ricordo. Dichiaro. Quale connettivo è adatto a introdurre un argomento?. Pertanto. Infatti. Nonostante. Tuttavia. Qual è la caratteristica fondamentale del testo descrittivo?. La narrazione di eventi in ordine cronologico. La costruzione di un corrispondente linguistico statico e atemporale. L’argomentazione di una tesi. L’espressione di opinioni personali. Quale tra i seguenti oggetti può essere descritto in un testo descrittivo?. Un processo industriale. Un evento storico. Una persona. Una sequenza narrativa. In un testo descrittivo, le proprietà descritte sono presentate. In ordine cronologico. Come eventi successivi. Come valide simultaneamente. Come ipotesi future. La progressione tematica derivata in un testo descrittivo si basa su: La ripetizione del topic principale. La relazione tutto-parti. La sequenza causa-effetto. La contrapposizione tra temi. La progressione tematica costante consiste nel: Cambiare continuamente il topic. Mantenere lo stesso topic e variare i comment. Eliminare i referenti testuali. Usare solo frasi nominali. I tempi verbali tipici della descrizione sono: Passato remoto e trapassato. Futuro semplice. Imperfettivi e continui. Perfettivi e puntuali. L’uso del passato remoto in una descrizione risulta: Perfettamente accettabile. Accettabile solo nei testi tecnici. Accettabile solo se l’oggetto non esiste più. Inaccettabile come tempo dominante. La frase “in ogni ventricolo si notano delle formazioni muscolari” contiene: Un verbo di percezione. Un verbo perfettivo. Un verbo di moto. Un verbo comparativo. I predicati metaforici come “corre un portico” servono a: Rendere la descrizione più tecnica. Eliminare la prospettiva. Introdurre animazione metaforica e vivacità. Sostituire completamente i verbi stativi. Il verbo “ergersi” può essere usato solo per oggetti: Orizzontali. Concavi. Verticali e isolati. In movimento. Qual è la funzione principale del testo prescrittivo?. Descrivere fenomeni naturali. Regolare un comportamento. Raccontare eventi passati. Esporre concetti astratti. Quale caratteristica è fondamentale nei testi prescrittivi?. La presenza di metafore. L’ordine sequenziale delle istruzioni. L’uso di un registro colloquiale. La narrazione in prima persona. Quale tra questi è un genere appartenente ai testi prescrittivi?. Romanzo storico. Saggio filosofico. Foglietto illustrativo di medicinali. Recenzione cinematografica. Nelle ricette, quale posizione occupa spesso il predicato principale?. Finale. Mediana. Iniziale. Variabile. Quale tra questi è un tecnicismo specifico del linguaggio normativo?. Cucchiaio. Multa. Legge. Regolamento. “Fatto”, nel linguaggio normativo, significa: Evento naturale. Qualsiasi comportamento umano con rilevanza giuridica. Opinione personale. Azione compiuta in passato. Quale tra questi è un tecnicismo collaterale?. Mangiare. Siffatto. Abigeato. Tie-break. L’ordine sintattico preferito nei testi normativi è: VSO. SOV. SVO. OSV. Il soggetto postverbale nei testi normativi compare quando: Il soggetto è sconosciuto. Il soggetto è il focus informativo. Il verbo è all’infinito. Il testo è narrativo. La struttura gerarchica dei codici comprende: Capitoli, strofe, versi. Libri, titoli, capi, sezioni, articoli. Atti, scene, quadri. Prefazioni e appendici. |





