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TEORIE E TECNICHE DEL COLLOQUIO

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TEORIE E TECNICHE DEL COLLOQUIO

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Creation Date: 2026/01/26

Category: Others

Number of questions: 38

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Nel modello del colloquio motivazionale di Miller e Rollnick, quale tra le seguenti NON è una delle quattro abilità fondamentali (OARS)?. Fare domande aperte (Open questions). Utilizzare affermazioni (Affirming). Interpretare i contenuti latenti (Interpreting). Riflettere (Reflecting).

Secondo Carl Rogers, quali sono le tre condizioni necessarie e sufficienti per il cambiamento terapeutico?. Interpretazione, confronto, chiarificazione. Congruenza, considerazione positiva incondizionata, comprensione empatica. Neutralità, astinenza, attenzione fluttuante. Alleanza terapeutica, motivazione al cambiamento, insight.

Durante un colloquio clinico, il paziente racconta un evento traumatico e improvvisamente si blocca in silenzio. Quale intervento è generalmente considerato più appropriato in questa fase iniziale?. Cambiare immediatamente argomento per ridurre l’ansia. Rispettare il silenzio e attendere, eventualmente verbalizzando l’emozione percepita. Fare una domanda diretta su dettagli specifici del trauma. Offrire subito una rassicurazione (“Andrà tutto bene”).

Nel colloquio di valutazione psicodiagnostica, l’esame dello stato mentale (Mental Status Examination) comprende tipicamente la valutazione di: Solo l’umore e l’affettività del paziente. Aspetto, comportamento, eloquio, umore, pensiero, percezione, cognizione e insight. Esclusivamente le funzioni cognitive superiori. Unicamente i sintomi psicotici manifesti.

Quale tra le seguenti definizioni secondo Lieberman (1976), descrive lo stile riflessivo di dialogo: Persona partecipante e distante che tende a risvegliare nel clinico sicurezza. Corrisponde alla persona d'azione, con messaggio verbale trasmesso per influire sulle decisioni dell'altro. Persona osservatrice e silenziosa. Si pone domande sui temi che emergono. Indipendenza, senza chiudere il discorso, con forte componente emotiva che si canalizza soprattutto con il codice paraverbale.

Quali dimensioni differenziano il colloquio dal questionario: motivazione, applicabilità, centratura, strutturazione. strutturazione, conduzione, materiale, setting, disegno. livello, risorse umane, ciclicità. centratura, polo, comunicazione, livello sociale.

Secondo Nicolini, quale rischio principale corre lo psicologo-psicoterapeuta, quando di fronte a pazienti con problematiche narcisistiche, adotta una modalità di ascolto puramente accogliente e non interrogativa?. Favorire un'eccessiva dipendenza del paziente dalla relazione clinica, compromettendo l'autonomia. Applicare in modo rigido le costruzioni teoriche, perdendo di vista la specificità del caso clinico. A trasformare il colloquio clinico in una routine rassicurante che esclude il paziente dalla prospettiva del clinico. Ridurre l'efficacia del trattamento a causa dell'assenza di un adeguato supporto.

Creazione spazio potenziale. Comunicazione silenziosa in cui si capisce oltre a quello che le parole hanno detto. Spazio di tempo tra una risposta e domanda (ritmo del colloquio). Comunicazione paraverbale.

Da che età il colloquio e lo strumento di diagnosi migliore: dai 3 anni. dai 7 anni. dai 5 anni. dall'adolescenza.

Qual'è la differenza fondamentale tra l'intervista strutturata e il colloquio clinico?. L'intervista ottiene informazioni standard su un oggetto d'indagine, il colloquio punta al processo di scambio e interazione tra i due soggetti. L'intervista è più lunga, il colloquio è più breve. L'Intervista si usa solo con gli adulti, il colloquio solo con i bambini. Non esiste alcuna differenza pratica, sono sinonimi.

La caratteristica determinante del disegno di ricerca qualitativo è: ⁠ la numerosità del campione. ⁠ Il report finale. la ricorsività e la circolarità dei dati. il campione di controllo.

Secondo Ferradini (1988), quando i genitori chiedendo aiuto per un figlio con disagio, cercando soluzioni immediate, quale atteggiamento sarebbe più appropriato per il clinico?. ⁠ Sottolineare l'incapacità genitoriale nel gestire e chiedere il totale intervento del clinico. ⁠ concordare altri colloqui con i genitori per comprendere meglio, aiutare a comunicare la richiesta d'aiuto, favorendo la riflessione sui possibili significati della situazione. ⁠ Accogliere immediatamente la richiesta dei genitori e intervenire direttamente sul figlio, risolvere la situazione. fornire ai genitori consigli pratici e indicazioni comportamentali, senza entrare nella dinamica profonda.

Che cos'è lo "spazio potenziale" nel linguaggio del clinico citato da Winnicott?. ⁠ La stanza fisica dove avviene il colloquio. Uno spazio creato da una 'comunicazione silenziosa’ per comprendere al di là delle parole. ⁠ Il tempo di attesa tra un appuntamento e l'altro. L'intervallo di silenzio che il clinico deve mantenere per far parlare il paziente.

Secondo la letteratura clinica, quale caratteristica distingue in modo specifico la fase della preadolescenza rispetto all'infanzia e all'adolescenza (Nicolini, 2009)?. Un'intensa espressività emotiva che accompagna il cambiamento del mondo interno. Una posizione di attesa e un'apparente "tregua" con l'ambiente esterno, dietro cui si cela un inquietudine legata ai cambiamenti evolutivi in atto. Una piena appartenenza al mondo dei coetanei e un netto distacco dalla famiglia. L'assenza di conflitti interni grazie alla stabilità affettiva tipica di questa fase evolutiva.

Secondo Seini (1985), qual è la regole del linguaggio che il clinico dovrebbe seguire?. Parlare il meno possibile e lasciare che il paziente parli per la maggior parte del tempo. Correggere il linguaggio del paziente quando usa termini errati. Usare un linguaggio scientifico e tecnico per dimostrare competenza. Adottare il linguaggio del paziente evitando esibizioni intellettualistiche e usando parole semplici e quotidiane.

Secondo Calvo (2007), durante il colloquio, nell'economia della relazione, la riformulazione assolve quali funzioni: genera fiducia e sicurezza. ⁠ impoverisce il messaggio. ⁠ ha una funzione di convalidazione empatica. nessuna risposta.

De Benedetti e Gaddini (1988) descrivono come dovrebbe essere delineato un setting clinico di un colloquio d'infanzia ad hoc per i bambini affermando che: deve contenere un tavolino e delle piccole sedie, qualche giocattolo rappresentativo e materiale da disegno come fogli di carta e delle matite. deve essere un ambiente molto stimolante. deve avere l'esclusivo utilizzo di strumenti standardizzati per la valutazione diagnostica. ⁠deve essere strutturato per favorire il colloquio verbale, limitando l'uso del gioco per evitare distrazioni.

Quale tra le seguenti definizioni secondo Lieberman (1976), descrive lo stile riflessivo di dialogo: Persona osservatrice e silenziosa. Si pone domande sui temi che emergono. Persona partecipante e distante che tende a risvegliare nel clinico sicurezza. Indipendenza, senza chiudere il discorso, con forte componente emotiva che si canalizza soprattutto con il codice paraverbale. Corrisponde alla persona d'azione, con messaggio verbale trasmesso per influire sulle decisioni dell'altro.

Secondo Nicolini, il linguaggio del conduttore in ambito clinico dovrebbe: cercare di avere sempre una risposta a ciò che il paziente dice. utilizzare quanto più possibile termini tecnici e scientifici. cercare di interpretare sin dall'inizio le risposte del paziente. adeguarsi al linguaggio del paziente.

Lebovici (1993), Inserisce due aree di approfondimento nel colloquio con la genitorialità che riguardano: filiazione e affiliazione. storia del percorso sanitario-clinico. ⁠relazione di coppia civile. cooperative love learning.

Secondo la visione dinamica, in ogni intervista esiste un vettore che sposta la situazione motivazionale, da una motivazione estrinseca a una intrinseca. Questo comporta. centratura nella relazione. direttività. attenzione al contenuto. utilizzo di materiali specifici.

Nel processo diagnostico con l'adolescente, quale rischio viene evidenziato dagli autori (Charmet, 1990) se ci si concentra eccessivamente sui sintomi osservati?. ⁠ Ignorare completamente il contesto familiare. Si consideri il significato simbolico o il contesto relazionale sottostante. Regalare all'adolescente un'identità negativa che ostacoli altre possibili forme di identificazione. Favorire un rapido sviluppo dell'identità dell'adolescente.

Nel corso del primo colloquio con l'adolescente il clinico dovrebbe: ⁠ Anticipare gli obiettivi del percorso. Trovare la sintomatologia completa. Cogliere il modello della realtà psichica dell’adolescente. Chiarire con linguaggio scientifico i contenuti.

In ambito clinico, la restituzione nel colloquio ha l'obiettivo di: ⁠ nessuna delle risposte. ⁠ fare una sintesi del lavoro che clinico e paziente hanno fatto insieme. chiudere a prospettive dell'immagine stereotipata che il paziente aveva su se stesso. ⁠ spostare la consapevolezza del paziente su alcuni aspetti di non cambiamento.

Secondo Nicolini, nel colloquio con il paziente narcisista il clinico dovrebbe: tollerare gli effetti dell'atteggiamento aggressivo e di insopportabilità della presenza dell'altro, provate dal paziente. creare le condizioni di evitamento e fuga per una presa in carico del paziente. proporre la tecnica dell"attacco' e distrazione. prevedere le dinamiche di passività per prevenire l'espressione dell'imprevisto.

Il colloquio di ricerca può essere strutturato con: tavole di contingenza. domande libere per costruire clinica. domande per costruire versioni differenti di somministrazioni. domande per indagare una serie di aree prefissate.

Secondo Nicolini il Setting: fa riferimento alla comunicazione para verbale. fa riferimento alle esclusive scelte cognitive del clinico. è costituito dagli elementi di essenza e qualità della relazione tra il clinico e il paziente. ⁠corrisponde esclusivamente all'ambiente esterno.

A partire da quale età secondo la letteratura il colloquio clinico diventa lo strumento principale per le consultazioni psicologiche?. ⁠ A partire dai 7 anni, quando il bambino sviluppa competenze verbali, cognitive e affettive sociali. Solo durante l'adolescenza, quando il pensiero astratto è pienamente consolidato. ⁠A partire dal 5 anni, con l'ingresso nella scuola primaria. A partire dai 3 anni, quando il linguaggio verbale è strutturato.

Secondo Nicolini, riprendendo il contributo di Sullivan, dove hanno luogo i processi e i mutamenti che diventano oggetto di studio nel colloquio psicologico?. Principalmente nel soggetto osservato, attraverso l'emergere delle sue tendenze spontanee. Nell'osservatore, grazie all'applicazione neutrale del propri strumenti di osservazione. Nella situazione che si crea tra osservatore e soggetto, come prodotto della loro relazione. Nel contesto teorico di riferimento, che organizza e interpreta i dati clinici.

Secondo Semi, quando nel soggetto adulto prevalgono in modo marcato le dinamiche narcisistiche su quelle libidico-oggettuali, ciò indica che: il soggetto è incapace di investimenti libidici sull'oggetto in modo definitivo. il soggetto ha raggiunto un equilibrio stabile che non richiede intervento clinico. il narcisismo è una condizione patologica solo permanente. l'equilibrio narcisistico della persona è a rischio o già compromesso.

Secondo la letteratura clinica, quale caratteristica distingue in modo specifico la fase della preadolescenza rispetto all'infanzia e all'adolescenza (Nicolini, 2009)?. Un'intensa espressività emotiva che accompagna il cambiamento del mondo interno. Una piena appartenenza al mondo dei coetanei e un netto distacco dalla famiglia. L'assenza di conflitti interni grazie alla stabilità affettiva tipica di questa fase evolutiva. Una posizione di attesa e un'apparente "tregua" con l'ambiente esterno, dietro cui si cela un'inquietudine legata ai cambiamenti evolutivi in atto.

Perché la stesura del colloquio avviene in modo più appropriato dopo l'uscita del paziente dalla stanza?. Per evitare interferenze con la memoria immediata dei contenuti verbali del paziente. Per garantire una maggiore oggettività scientifica grazie al distacco emotivo del clinico. Per consentire al clinico di riportare integralmente quanto detto durante il colloquio. Perché la scrittura, legata all'assenza, consente di trasformare l'esperienza relazionale in pensiero e parola.

Nei colloqui con gli adolescenti chi formula la richiesta d'aiuto?. è formulata unicamente dagli insegnanti, in quanto figure istituzionali di riferimento per l'adolescente. può giungere dai genitori, indirettamente da altri adulti o da parte dell'adolescente stesso. Può essere formulata esclusivamente dall'adolescente, senza il coinvolgimento di adulti di riferimento. viene sempre espressa dai servizi sociali o sanitari, indipendentemente dal contesto familiare.

Secondo Ferradini (1988), quando i genitori richiedono aiuto per un figlio con disagio, cercando soluzioni immediate, quale atteggiamento sarebbe più appropriato per il clinico?. Sottolineare l'incapacità genitoriale nel gestire e chiedere il totale intervento del clinico. ⁠ Accogliere immediatamente la richiesta dei genitori e intervenire direttamente sul figlio, risolvere la situazione. concordare altri colloqui con i genitori per comprendere meglio, aiutare a comunicare la richiesta d'aiuto, favorendo la riflessione sui possibili significati della situazione. fornire ai genitori consigli pratici e indicazioni comportamentali, senza entrare nella dinamica profonda.

Cosa fa riferimento Senise (1989) con il termine "processi di individuazione"?. Al periodo in cui in cui matura il pensiero autoriflessivo e autocosciente. All'acquisizione progressiva di competenze cognitive formali, come il pensiero logico-deduttivo, tipiche dell'adolescenza. Alla definizione dei ruoli sociali e normativi dell'individuo all'interno del gruppo di appartenenza. ⁠ A processi endopsichici che consentono la costruzione e la conservazione dell'identità e che sfociano nel possesso di un'immagine interna della propria persona compresa nella sua totalità.

Secondo Nicolini, riprendendo il contributo di Sullivan, dove hanno luogo i processi e i mutamenti che diventano oggetto di studio nel colloquio psicologico?. Principalmente nel soggetto osservato, attraverso l'emergere delle sue tendenze spontanee. Nell'osservatore, grazie all'applicazione neutrale dei propri strumenti di osservazione. Nel contesto teorico di riferimento, che organizza e interpreta i dati clinici. Nella situazione che si crea tra osservatore e soggetto, come prodotto della loro relazione.

Nella ricerca qualitativa, l'attendibilità e la validità sono espresse attraverso: coefficiente di correlazione. popolazione campione e controllo. contestualismo. contesto e comparazione campionaria.

⁠ Qual è l'obiettivo principale di un colloquio con la genitorialità?. Considerare interazioni familiari parcellizzando. Valutare esclusivamente la personalità individuale dei genitori indipendentemente dal figlio. Fornire indicazioni valide per la maggior parte dei genitori. Comprendere la costruzione e la qualità della funzione genitoriale focalizzandosi sulla qualità della relazione co-costruita con il bambino o adolescente.

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